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Il file contiene dispensa completa del corso tenuto dal Professore Claudio Mario Grossi, Laurea Triennale, EMIF. Votazione 28/30.
Tipologia: Dispense
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Programmazione e Controllo Parte 1, imprese industriali, commerciali e di servizi Il controllo di gestione si rivela utile: nel controllo dei costi che un’impresa sostiene lungo il suo arco operativo e nella presa di decisioni. Dal controllo di gestione è altresì possibile ricavare il prezzo di vendita in quanto parte anch’esso dai costi sostenuti dall’impresa. Il sistema informativo deve avere la capacità di racimolare e gestire informazioni utili all’azienda nello svolgimento di attività di carattere contabile e no, come: attività previsionali e di tesoreria.
Noi analizzeremo per lo più il lato contabile ed il sistema cui fa capo; esso può infatti esser suddiviso in: a. Contabilità generale: Essa è obbligatoria per legge e per questo ogni imprenditore deve tenere la contabilità della propria impresa al fine di fornire ai soggetti interessati il prospetto di bilancio capace di fornire informazioni circa l’andamento del sistema operativo, caratteristico e no. b. Contabilità Direzionale: Serve per prendere decisioni sulla base dell’analisi dei costi: permette di calcolare i prezzi necessari per avere un profitto. Questa contabilità deve essere affidabile sistema strategico in quanto in non ha delle norme che la regolano ed è utile per creare un quanto la performance ottenute valuta il lavoro e. Il Budget in tal senso definisce alcuni scenari limite possibili in cui la forchetta del bilancio d’esercizio può muoversi nel bene, best case, e nel male, worst case.
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CO GNENTAEBRIALLITEA’ (financial accounting)
Introduzione
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Altri scopi
D^ COIRNETZAIOBNILAITLÀE (managerial accounting)
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Uso Co F.^ a D c i o re lt z a i t o iv n a a le^ C O o b.^ b G li e g n a e to ra ri l a e Finalità Inf (omrmanaatigveam^ inetnetr)n a Informativa esterna Fonte principi Vari, soprattutto dalla dottrina N proirnmciep^ id ci^ olengtagbei^ lei Documenti principali^ Bu Adngaelti,s^ iA cn soeaszltiiis (^) oein^ s racelodisdtaitmiveitnàti, Bilancio Prospettiva temporale Storica e Prospettica Storica Precisione informazioni Meno importante Più importante T Oegmgeptetsot irveiptào rretipnogr ting (^) CentriI mdip roerstpaonntesa (^) bilità MIennteor iam impoprrteasnate Responsabilità Bassa Molto elevata
Contabilità C (^) OdNirTeAzBioILnITaAl’e DIRE C Z O IO N N F A R L O E N E T O CO T N RA TABILITA’ GENERALE
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I diversi scopi della contabilità dei costi possono essere così sintetizzati:
I centri di responsabilità decisioni prese, in ciascun ambito sono, ovvero i centri direzionali responsabili dell’andamento aziendale e delle:
COSTO produttivi, determinato a dati scopi: Valore espressivo dell’impiego delle risorse comportato dal; in sintesi esso è un valore rappresentante l’insieme dellela realizzazione di processi risorse spese per la produzione di beni. CONTABILITA’ DEI COSTI: L’insieme delle determinazioni quantitative tramite le quali si procede a misurare i costi elementari e, successivamente, alla loro elaborazione finalizzata ad ottenere sintesi di costo. Essa identifica il flusso di costo necessario alla produzione di un bene. SCOPI DELLA CONTABILITÀ DEI COSTI 1. supporto alle decisioni
i costi diretti ed indiretti non centrano con i costi fissi e variabili – non sono la medesima cosa – ad esempio → gli interessi passivi variabili non sono costi variabili, è un costo fisso di natura volatile – sono sicura di dover pagare gli interessi, è l’importo che può variare →il canone di leasing è un costo fisso rigido – perché vi è un contratto da rispettare Sulla base della configurazione di costo rilevante possiamo avere analisi:
Nell’imputazione dei costi indiretti: La BASE DI IMPUTAZIONE (DRIVER) è una grandezza quantitativa idonea ad esprimere l’utilità che i differenti oggetti hanno sui costi indiretti da imputare. Possono essere basi di imputazione (tra l’altro): - le ore di mano d’opera
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PRO^ CODSOTTIT^ DOI RAE T=T 1 I 00 PRO^ CODSOTTIT^ DOIR BE T=T 2 I 00 PR^ COODSOTTI^ TDOIR CE T=T 3 I 00
COSTI IN PDRIORDETOTTI (^) TIOM APUTATI A 300 COSTO PIENO PROD 6 O 50 TTO C
COSTI IN PDRIOREDTOTTI (^) TIMO PCUTATI A 350
COSTI A IN PDRIORDETOTTIT IOM PBUTATI 350
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Contabilità costi e analitica
Esistono tre tecniche principali di imputazione dei costi indiretti:
→ → per centri di costoper attività (activity-based costing): Èun sistema di imputazione d ei costi indiretti che però va ad individuare un insieme di attività, attribuendo a quella categoria i costi inerenti calcolati.
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Totale bas (e 1 i 0 m. 0 p 0 u 0 t)azione (A)
i^ Dnedfirineitztiio dnae idmepi^ uctoasrtei Totale cos ( 3 ti 2 i 0 n)diretti (B) Calcolo coef (fCic =ie Bnt/eA (^) )d (i 0 im, 03 p 2 u)tazione
Quota di ( cEo=sDt ox dCi)r e( 1 tt 6 o 0 i)mputato
Parte della base i (^) nddi (^) iirmetptui (tDaz) i(o 5 n. 0 e 0 u 0 t)ilizzata dai costi
Def iimnizpiuotnaez (^) iboansee di
❑ IMPUTAZIONE SU BASE UNICA AZIENDALE (Schema di riferimento)
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Per passare dai costi ai risultati è – quasi – sufficiente introdurre i ricavi; l’unico aspetto che deve essere valutato con estrema attenzione è la necessità di garantire l’omogeneità tra la grandezza costi e la grandezza ricavi. I costi sono costi di produzione cioè si riferiscono alle quantità prodotte, mentre i ricavi si riferiscono alle quantità vendute. I risultati, pertanto, in relazione all’applicazione del principio di competenza economica, devono essere calcolati con riferimento alle quantità vendute. Per conseguenza, i costi da considerare non possono essere inerenti alla produzione ottenuta ma debbono riferirsi alla produzione venduta si parla quindi di costi del venduto – ovvero: acquisti + o - variazioni scorte Per passare dai costi di produzione ai costi del venduto è necessario tenere conto della variazione delle rimanenze dei prodotti.
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IL COSTO DEL VENDUTO Quantità prodotte^ I n+^ tQerumanintii^ tdài Q in U r A im N a T n IT e À n^ zvaa lein^ liazi^ asleeg u=e Qntuea^ rnetliatàzi ovneen:dute + Quantità in rimanenza finale cioè Q Quuaannttiittàà vperonddouttete = + + - QQuuaannttiittàà rriimmaanneennzzee ifninizaialili Costo delle quantità vendu^ Itne^ t=ermini^ di^ VALORI^ abbiamo^ che: Costo delle + (^) qVuaalonrteit àd (^) eplrleo driomttaen +enze iniziali
- Valore delle rimanenze finali L m’uansisciom par, osbel eiml asi (^) s(pteemraalt rèo am oclotsot (^) is epmiepnlii,c ele) èr (^) icmomanee (^) nvazelo rviezznagroen loe rvimaloarniezznaztee. Ianl l C in O ea ST d O i (PIENO) DI FABBRICAZIONE UNITARIO. 18
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LA DETERMINAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI NEL SISTEMA FULL COSTING V PAROLODRUIZZZIOANZIEO N(QEU RAIMNTAITNÀE)N ZE PRODOTTO X 1. 000 C COOSSTTOO DFAI (^) BFABRBBICRAIZCIAOZNIOE N(EU (^) N(RITIFAERRIOIT)O ( (^) IANL LEEU QRUOA) NTITÀ PRODOTTE) (IN EURO) 20200. 0000 R RIIMMAANNEENNZZEE IFNINIZAIALIL I( (^) Q(QUUAANNTTITIÀTÀ) ) (^115000) V VAARLOIARZEIO DNEEL (^) LDAE VLLAER (^) IRAIMZIOANNEE NDZEEL (^) L(EQ URIAMNATNITEÀN) (^) Z(ER I-RF) (^105). 0000
( CINO (^) SETUOR ODI/ 1 FA (^0) B (^0) B (^0) R)IC (^) AZIONE 20 A 0 12 B 0 15 C 0 4 T 7 O 0 T V CAORS.T (^) ORI MDEALN VEENNZDE (^) U(T ROI - RF) 21100 1 - (^2000 11655 )
2. IL CALCOLO DEL COSTO DEL VENDUTO
1. LA VALORIZZAZIONE DELLE RIMANENZE
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La contabilità a costi pieni attribuisce all’oggetto di riferimento: costi variabili diretti costi fissi diretti – o specifici. costi fissi indiretti costi variabili indiretti La contabilità a costi variabili attribuisce all’oggetto di riferimento solo: costi variabili indiretti costi variabili diretti La contabilità a costi specifici attribuisce all’oggetto: costi variabili diretti costi variabili indiretti costi fissi diretti o specifici
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A B C TOTALE RICAVI DI VENDITA 500 300 350 1. 150 COSTO DEL VENDUTO 210 100 165 475 RIS. LORDO INDUSTRIALE 290 200 185 675 COSTI AMMINISTRATIVI 100 80 60 240 COSTI COMMERCIALI 60 40 20 120 COSTI GENERALI 30 15 10 55 RISULTATO OPERATIVO LORDO 100 65 95 260
3. LO SCHEMA DEL CONTO ECONOMICO
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Il s istpeimù ao (^) gag ceottsitvi (^) ov ainri aqbuialin èto: riduce i problemi di imputazione anche se non li elimina ^ tinoctaolmmpelnetteo; perché non attribuisce all’oggetto di riferimento una parte dei costi ^ auztiielen pdealri ;le decisioni d’azienda che coinvolgono il breve periodo (perché i costi fissi non si modificano e dunque non sono costi ‘incrementali’). Il s ist emmean (^) oa ocoggstei (^) tptiiveon ii (^) nè :quanto è soggetto al problema dell’imputazione dei costi fciossmi^ cpolemtou npie;rché attribuisce all’oggetto di riferimento tutti i costi aziendali; u i ctiolest pi efirs (^) slei sdi epcoissisoonnio d m’azoidenifdicaa (^) rceh ee dcouinnqvouelg osonnoo i lc mosetdi iino/clruenmgeon ptealrii)o.do (perché
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Contabilità costi e analitica
L’analisi costi-volumi e risultati mette in relazione: costi fissi e variabili volumi di vendita ricavi di vendita risultati ottenibili Essa serve a fare delle analisi di sensibilità – what-if - e valutare l’attuale situazione aziendale in capo alla redditività e al rischio di carattere operativo – si va quindi a calcolare la volatilità che si ha sul mercato. La rappresentazione analitica: il Reddito Operativo della nostra azienda dipende dal margine che vi è tra: (prezzo-costo var.) * Q
I costi variabili sono spesso collegati ai fornitori, alle provigioni, alla lavorazione esterna – per diminuire cv bisogna andare a cercare quello che mi serve al minor prezzo/ al prezzo che mi serve per calcolare Q. Calcolo cv e ricalcolo Q con cv= Q*.
A: Il punto di pareggio nella società A si trova a 50.000 prodotti venduti.
B: Il BEP è a 40.000 prodotti venduti L’impresa B ha un basso br perché ha bassi costi fissi, ma haeakeven una bassa redditività – ha poco margine per coprire i costi variabili.
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AN SAOLISICIE (^) TDIA (^) 'BRE "A"AK EVEN POINT Cos^ Ctios Variti^ fabissilii^ ==^ €60%^40.^000 P UrezzoNITA di‘ V vEenNDditUaT (^) Eun itario (^) FATTU=R (^) ATO € 2. (^000) CO caSdTauI VAnoR. COSTI TOTALI PROFITTO 200 € 40. 0 € 0 00 € 24. 0 € 0 00 €€^4604 ..^000000 - -€€^4204 ..^000000 (^4060) €€ 1 8200 .. 000000 €€ 4782 .. (^000000) €€ 1 8182 .. 000000 - €€ 88 .. (^000000) 10080 €€^126000 ..^000000 €€ 1 9260 ..^000000 €€^113660 ..^000000 €€^2440 ..^000000 120 € 240. (^000) SOCIETA' "B"€ 144. 000 € 184. 000 € 56. 000 Cos^ Ctios Variti^ fabissilii^ ==^20 75%.^000 P UrezzoNITA di‘ V vEenNDditUaT (^) Eun itario (^) FATTU=R (^) ATO € 2. (^000) CO caSdTauI VAnoR. COSTI TOTALI PROFITTO 200 € 40. 0 € 0 00 € 30. 0 € 0 00 €€^2500 ..^000000 - -€€^2100 ..^000000 4060 €€ 8 102. 00. 00000 € (^6) € 09. 00. 00000 €€ 8 1010. (^0). 00000 € 10 .€ 00 00 10080 €€^126000 ..^000000 €€^112500 ..^000000 €€^114700 ..^000000 €€^2300 ..^000000 120 € 240. (^000) SOCIETA' "C"€ 180. 000 € 200. 000 € 40. 000 Cos^ Ctio Vstiari^ fabissilii^ ==^60 50%.^000 Prezzo U diN vITenA’dit a unitario (^) FATTU=R (^) ATO € 2. (^000) CO caSdTauI VAnoR. COSTI TOTALI PROFITTO 200 € 40. 0 € 0 00 € 20. 0 € 0 00 €€^6800 ..^000000 - -€€^6040 ..^000000 6040 € 1 € 2 080. 0.^00000 € € 6 040. 0.^00000 € 1 €^21000. 0.^00000 - €^20.^00 € 00 10080 €€^126000 ..^000000 €€ 1 8000 ..^000000 €€^114600 ..^000000 €€^2400 ..^000000 120 € 240. 000 € 120. 000 € 180. 000 € 33 60. 000
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€ 0 , 00
€ 40. 000 , 00
€ 80. 000 , 00
€ 120. 000 , 00
€ 160. 000 , 00
€ 200. 000 , 00
€ 240. 000 , 00
(^0 20 40) UNITA' V (^60) E (^) NDUTE 80 100 120
SOCIETA' "A" - grafico di break-even
FATTURATO COSTI FISSI COSTI TOTALI COSTI VAR.
€ 100. 000 , 00
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Analisi costi/volumi/risultati Leva operativa e Break-Even Point
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€ 0 , 00
€ 40. 000 , 00
€ 80. 000 , 00
€ 120. 000 , 00
€ 160. 000 , 00
€ 200. 000 , 00
€ 240. 000 , 00
(^0 20 40) UNITA' V (^60) E (^) NDUTE 80 100 120
SOCIETA' "B" - grafico di break-even
FATTURATO COSTI FISSI COSTI TOTALI COSTI VAR.
Analisi costi/volumi/risultati Leva operativa e Break-Even Point
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Un’ipotetica impresa C ha un livello alto sul breakeven point perché ha, si, alti costi fissi, redditività dopo il punto di pareggio ma ha anche alta , quindi guadagna tanto perché ha un grosso margine.
È cui se si va ad aumentare i costi variabili edifficile ridurre i costi fissi, per farlo bisognerebbe rivedere l’organizzazione della produzione, per diminuire i costi fissi la curva dei costi fissi si va ad abbassare e la cura dei costi variabili va ad aumentare la pendenza. Abbassando i costi fissi il punto di breakeven diminuisce ma, aumentando i costi variabili il punto di pareggio si alza,
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L R’a =n a(lpis-ic (^) vp)a Qrt e- sCeFm =p r m e (^) c d Qal l-a C rFe laz(iodnoeve f omncd a=m Meanrtgailnee di Contribuzione unitario) S D eR l a= v(apl-uctva)z D ioQne = v mienc e D fQa tta(d ionv tee rDm =in Di (^) ealstsao, lcuiotiè a bVbariaiamzioone) Se vogliamo conoscere la variazione percentuale dei profitti in seguito ad una variazione percentuale dei volumi dobbiamo calcolare il rapporto D = Rm/Rc Q= (^) /m(mc (^) cD QQ /-( CmFc) QD (^) Q- (^) /CQF) = Semplificando abbiamo che D DRov/Re = LO DQ/Q L èO d =e (^) t m ta c L QEV/A(m OcP QE (^) R- (^) ACTFI)V = A mc Q/R = MC/R
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Analisi costi/volumi/risultati
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€ 0 , 00
€ 40. 000 , 00
€ 80. 000 , 00
€ 120. 000 , 00
€ 160. 000 , 00
€ 200. 000 , 00
€ 240. 000 , 00
(^0 20 40) UNITA' V (^60) E (^) NDUTE 80 100 120
SOCIETA' "C" - grafico di break-even
FATTURATO COSTI FISSI COSTI TOTALI COSTI VAR.
Analisi costi/volumi/risultati Leva operativa e Break-Even Point
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Il Capitale Circolante Netto È analista esterpossibile superare il problema della conoscenza delle quantità vendute, ad esempio per unno, e utilizzare concretamente, nella realtà, la break-even point analiysis?
La risposta è affermativa, ma prima di aff aspetto specifico: il ciclo del capitale circolante.rontare la soluzione è necessario l’approfondimento di un
Il concetto di capitale circolante è notoriamente riferito all’analisi di bilancio ed in particolare allo stato patrimoniale opportunamente riclassificato.
Esso è una grandezza che contiene tutte le poste di bilancio il cui orizzonte temporale è di breve termine, lì dove per orizzonte temporale si intendono due cose distinte, a seconda che si tratti di poste dell’attivo o del passivo di stato patrimoniale. a. poste dell’attivo: l’arco di tempo in cui si trasformano in moneta. b. poste del passivo: l’arco di tempo in ci si trasformeranno in uscite di moneta al fine di adempiere all’obbligazione che rappresentano. Per breve termine, si intende infine l’esecuzione entro il termine dell’esercizio, o anno amministrativo, successivo. Quindi sono poste del Capitale Circolante:
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Il Capitale Circolante - grafico
MEZZI PROPRI IMPIEGHI^ FON 860 TI PA PASSSSIIVVIITTA'A' M.B.TL (^). 2.8. (^494598) I RMIMANMOBILIENZEZZA ZIONI 1.2. (^987224) D LIIQSPONIBIUIDITA'LI TA' 7. 26715
26
7.7 15
2 .22 4
8 .59 8
C o 860 m p o s z^ i o^ i n e
Stato Patrimoniale riclassificato
RIM DISPAONENZENIBILI (^) TA’ ++ L (C IQ a U pita ID l I e T A’ Ci (^) rc = o (^) l CCL ante Lordo)
CCL CCN – PASSIVITA’ B.T. = (Capitale Circolante Netto)
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Il CCC e l’analisi storica Le attività d’impresa che generano le poste di Capitale Circolante sono tipicamente: Acquisti, Produzione, Vendita, Incassi e Pagamenti.
La performance aziendali, e impatta soprattutto sulla dimensione finanziaria dell’impresa. velocità con sui si muovono queste operazioni è un elemento fondamentale dell’analisi Infatti, è delle facile immaginare la situazione finanziaria di un’impresa i cui pagamenti dei debiti (per acquisti diì merce e di servizi, per salari, ecc …) avvenissero contestualmente agli pronti”), e invece gli incassi delle vendite avvenissero dopo sessanta giorni dalla vendita stessa. acquisti (pagamento “a
Ne consegue che la grandezza “Capitale Circolante” è forse più interessante analizzarla e misurarla non tanto in euro quanto in giorni di rotazione. Ne deriva pertanto il concetto di Ciclo del Capitale Circolante (CCC), che esprime in giorni la velocità del processo “acquisti/produzione/vendite/incassi/pagamenti”, se non vi equilibrio tra questi fattori ci sarà uno squilibrio sia dal punto di vista economico che finanziariamente intenderci, esempio: Chi ha un ciclo di incasso lungo dovrà chiedere un prestito perché non , per ha liquidità nell’immediato. Si tratta di una grandezza non solo indispensabile nell’analisi storica delle performance di un’impresa ma anche nell’analisi previsionale e nella programmazione economico-finanziaria dei risultati attesi. Si osservi il grafico successivo, che rappresenta un po’ il “volto” del CCC.
I 90 giorni del ciclo del circolante netto sono giorni di scoperto finanziario.
Il TMP ci fa capire in quanto tempo riusciamo a pagare i miei fornitori; nei debiti commerciali vi sono sia i debiti che ho nei confronti dei fornitori ma anche i debiti che si hanno con le controllate/controllanti.
Ricordiamo che il TAEG è il tasso annuo effettivo globale – tasso di costo dei finanziamenti. Gli ONERI FINANZIARI della formula precedente sono quelli che dovrebbero derivare dai finanziamenti a breve termine che l’Azienda è chiamata a negoziare con le banche, poiché il FABBISOGNO finanziamento causate dal GAP di giorni di CCC, che impone di finanziare i COSTI FINANZIARIO di cui alla formula, deriva da necessità di MONETARI ricorrendo a indebitamento per pari giorni. È noto che a fabbisogni di natura e durata “a breve”, debbono cor finanziamenti consone, e quindi di durata breve. rispondere fonti di
Ecco perché gli OF di cui alla formula suddetta, li chiameremo “oneri finanziari derivanti dai finanziamenti a breve termine”.
le aziende pagano imposte su un reddito fiscale imponibile, l’utile fiscale è presso che sempre maggiore dell’utile civilistico. Nel BEP non vengono considerate, qui si.
In analisi storica si potrebbe calcolare quale sia stato il fabbisogno finanziario medio/annuo dell’azienda attraverso il calcolo dei costi monetari: CM= 985 + 70 + 35 + 20 = 1100 Il fabbisogno finanziario sarà pari a: 1100/365 *115 gg = 349.72 = 350. Arrotondiamolo. Nell’analisi storica, anche gli Oneri Finanziari derivanti dai Finanziamenti a Breve termin sono costi monetari e quindi vanno ricompresi nel calcolo dei fabbisogni, poiché generanoe a loro volta fabbisogno. Come si vede, in effetti, al tasso del 10% il FFMA ha poi generato gli oneri finanziari che ci sono nel bilancio (35). Nell‘analisi previsionale, cioè nell’equazione di BEP, questa formula è utilissima per prevedere gli oneri finanziari da finanziamenti a breve, che si avrebbero al livello di fatturato di BEP. Ovviamente, in tal caso, gli OF storici a Breve termine non vengono considerati poiché saranno una delle risultanti dell’equazione di BEP.
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Esempi semplici
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Si ha il seguente bilancio di un’impresa AL 31 / 12 /T: F COATTSTIURA MONETTO (^) ARI (acquisti, lavorazioni esterne, salari, = 1. 100 COSTI NON MONET^ sARIpese (ammortamenti^ generali,^ canoni, ac^ leasicantonamng,^ eccenti^ …)^ =^985 ai fondi rischi, ecc …) = 50 ONERI FINANZIARI DA MUTUI = 70 ONERI FINANZIARI da Finanziamenti a Breve Termine = 35 IMPOSTE SUL REDDITO = 20 UTILE NETTO ( perdita ) = - 60 e si hanno anche i seguenti dati: CCC = 115 gg; TAEG = 10 %
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Esempi semplici
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Per capirci meglio: