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Appunti integrati con slides e riassunti dei libri, esame completo. Argomenti: Pedagogia dei ragazzi difficili, pedagogia della liberazione di Freire, coltivare la speranza, cap.1 Catarci (storia della pedagogia).
Tipologia: Dispense
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La Pedagogia Sociale si focalizza sul rapporto tra educazione e società. Le sue definizioni principali includono: Antonino Magnano: Analizza l'influenza della società sulla crescita umana. Esamina l'azione dell'educazione (formale, non formale, informale) sulla società. Marco Catarci: Sottolinea la responsabilità educativa di una pluralità di attori e agenzie sociali. In generale, la Pedagogia Sociale: Studia e supporta processi educativi e formativi in diversi contesti sociali. È caratterizzata da interdisciplinarietà e analisi critica delle dinamiche sociali. Propone interventi educativi per la cittadinanza, l'integrazione e il benessere individuale e collettivo.
Wilhelm Eduard Mager (1800): Introduce per la prima volta il termine "pedagogia sociale", distinguendola da quella individuale e collettiva. Friedrich Scheleiermacher: Sposta l'attenzione della pedagogia dall'individuo allo sviluppo comunitario e sociale attraverso l'educazione. Friedrich Adolph Wilhelm Diesterweg: Sottolinea l'importanza di "educare gli uomini per diventare esseri umani" prima dell'educazione professionale. La mancanza di educazione porta al degrado morale e spirituale. Distingue: Pedagogia Sociale : ciò che si apprende in base alla società in cui si vive. Pedagogia Individuale : ciò che si apprende singolarmente. Pedagogia Collettiva : ciò che si apprende in gruppo. Paul Gerhard Natorp: Influenzato dal socialismo utopistico, pone il senso di comunità al
centro delle preoccupazioni educative. Considera la comunità un ambiente educativo e che diventiamo umani solo attraverso le relazioni con gli altri.
Nel contesto italiano, la pedagogia sociale si è evoluta riconoscendo la molteplicità dei contesti educativi oltre quelli formali. Nel dopoguerra, l'attenzione pedagogica si è rivolta a specifici fenomeni sociali. Negli anni '50-'60, la mancanza di universalità dell'educazione scolastica e le lacune strutturali del sistema hanno portato, ad esempio, all'istituzione della scuola media unica. Scopi della Pedagogia Sociale: Emancipazione sociale e lotta all'esclusione. Rispondere ai bisogni educativi della società. Assumere un ruolo nei processi di cambiamento, conferendo valenza politica all'educazione e al cambiamento sociale.
Definizione: Conseguenza dei rapporti di classe dominanti in una struttura sociale, riflette la struttura economica e può derivare da uno svantaggio economico. È un fenomeno multidimensionale (non solo povertà, ma anche etnia, ecc.). Catelli: Marginalità : Status delle persone poste al di fuori del sistema sociale. Emarginazione : Processo di allontanamento dal sistema sociale.
Striano e Maltese: L'esclusione sociale è l'esito di processi che allontanano individui o comunità da diritti, opportunità e risorse condivise dal resto della società. Il pedagogista deve intervenire per modificare tali processi. Gallino: Gli emarginati sociali sono individui che, pur facendo parte di un sistema sociale, non partecipano al suo governo, non godono di risorse, garanzie o privilegi. Definire chi è emarginato e perché permette di analizzare come gli assetti sociali e i rapporti di forza strutturano e trasformano la marginalità di alcuni soggetti. La società è caratterizzata da disuguaglianze nell'accesso a risorse e ricompense, e nell'acquisizione di posizioni sociali. Una società può essere vista come un sistema sociale organizzato tra un centro e una periferia (confine tra sistema e ambiente esterno).
"Ragazzi difficili" si riferisce a ragazzi e ragazze i cui comportamenti sono percepiti come dissonanti rispetto a un modello condiviso di competenza sociale. I parametri di ciò che è culturalmente percepito come comportamento adeguato o condizione esistenziale auspicabile sono instabili e soggetti a fluttuazioni storiche e culturali. I modelli culturali guidano le decisioni e le pratiche nei confronti dei minori, stabilendo le soglie di accettabilità sociale. Il termine "difficile" indica la percezione di una difficoltà, cioè l'esistenza di ostacoli che rendono questi ragazzi difficili per gli altri. La pedagogia dei ragazzi difficili si situa nelle pratiche educative rivolte a minori il cui comportamento è considerato inadeguato sulla base di un accordo intersoggettivo. Un approccio pedagogico si focalizza sulle motivazioni che rendono un comportamento comprensibile dal punto di vista di chi lo ha prodotto, non solo sul comportamento manifesto. Il superamento della soglia di problematicità richiede uno specifico ambito di riflessione pedagogica e strategie di intervento. L'intervento pedagogico mira ad aiutare i ragazzi a diventare soggetti autonomi, consapevoli e attivi.
3.Ragazzi Delinquenti: Hanno subito l'arresto e l'iter giudiziario, con conseguenze socialmente degradanti. Spesso reagiscono in modo delinquenziale a esperienze di vita omologabili a quelle di altri ragazzi difficili; l'atto antisociale è indice di maggiore tensione o difficoltà nel processo di costruzione di sé. Le condizioni critiche del contesto e profonde carenze formative impediscono di soddisfare bisogni di partecipazione, indipendenza e sicurezza tipici dell'adolescenza. Minori coinvolti in attività di criminalità organizzata: l'atteggiamento deriva da un progressivo adeguamento a un modello culturale di gruppo che stabilisce norme e valori in opposizione alla società civile, offrendo protezione e solidarietà.
La "difficoltà esistenziale" è una categoria per indirizzare la ricerca del significato nelle azioni, atteggiamenti e stili di vita individuali. Lo studio del disadattamento minorile si è sviluppato all'interno di un paradigma eziologico (studio delle cause).
Lombroso (medico): ricerca di fattori eziologici di origine biologica e somatica. Ricerca su fattori neurologici e fisiopsicologici (es. Danno Minimo Cerebrale - DMC, discontrollo episodico) associati a comportamenti violenti. La componente biologica è mediata da processi personali e interpersonali di attribuzione di senso e non è una causa generalizzabile o predittiva. Paradigma Psicologico e Psichiatrico Tradizionale: attenzione ai tratti della personalità o del carattere. Utilizzo di test di personalità per individuare tratti specifici (immaturità, anaffettività, debole strutturazione dell'Io, aggressività) associati al comportamento deviante. Tuttavia, non è possibile individuare un legame causale e lineare tra tratti di personalità e comportamento deviante.
Le ricerche evidenziano una vasta gamma di fattori eziologici nel legame tra famiglia e delinquenza minorile. Anche se tali fattori (condizioni familiari) sono presenti in molti giovani delinquenti, non tutti coloro che vivono in situazioni analoghe compiono atti antisociali. Cruciale è l'individuazione e l'interpretazione del significato soggettivo che il ragazzo attribuisce a tali esperienze.
Analisi della devianza in termini di condizioni sociali criminogene. Schema mete-mezzi (Merton): il comportamento deviante è il risultato di pressioni anomiche e contraddittorie della società. Le società urbane e industriali non offrono uguale accesso ai mezzi approvati per raggiungere fini socialmente valorizzati (successo, ricchezza). La devianza diventa un mezzo alternativo per accedere a tali mete. L'individuo è destinatario di uno squilibrio sistemico.
Il ragazzo difficile è visto nella sua globalità per coglierne il senso del comportamento deviante/antisociale. È fondamentale considerare il senso soggettivo che il ragazzo attribuisce al suo comportamento. Postulato dell'adeguatezza: ogni diagnosi dell'osservatore deve essere compatibile con quella del produttore del comportamento. Ogni attività psichica umana ricalca la struttura fondamentale della coscienza. Tra coscienza e oggetto sussiste un processo di significazione attiva. La realtà è un'unità funzionale in cui soggetto e oggetto si costruiscono reciprocamente.
Prima forma di dipendenza: legame con il corpo, strumento d'incontro con il mondo. Il corpo vissuto e rappresentato (ciò che l'individuo pensa del proprio corpo e la rappresentazione culturale di esso) influenzano l'attività del corpo. Genesi della soggettività nel corpo: Genesi Passiva: ciò che del mondo si presenta al soggetto come costituito (vincoli). Genesi Attiva: costruzione di una personale visione del mondo entro i confini dati, investendo di senso e valore il mondo. La dimensione intersoggettiva (visioni del mondo altrui: famiglia, ambiente sociale, culturale, momento storico) costituisce limiti e propone regole implicite di interpretazione. L'intenzionalità dell'altro è un vincolo. Il soggetto inizia la sua attività entro un territorio dai confini già tracciati. L'ampiezza e le caratteristiche di questo campo influenzano i primi percorsi verso la propria visione del mondo.
Significare Attivo: ciò che del mondo è pertinente per il soggetto. L'attività della coscienza va oltre le connotazioni date. Per comprendere la genesi di una visione del mondo, bisogna capire il tipo di motivazione che relaziona soggetto e mondo.
L'attività intenzionale del soggetto non è una riproduzione, ma un superamento continuo della sua matrice intersoggettiva.
Ogni intervento pedagogico deve ripercorrere i momenti passivi della formazione della soggettività, interrogandosi sui vincoli e sul loro peso relativo. L'attenzione alla genesi passiva implica uno sguardo alla storia familiare e culturale del ragazzo. L'intervento educativo deve andare oltre la presa di coscienza del passato. Il Corpo: la comprensione dell'interpretazione che il ragazzo dà del proprio corpo (potenzialità, valori simbolici) è fondamentale. Bisogna dosare gli urti con la realtà oggettiva, cercando un equilibrio tra frustrazione e soddisfacimento dei bisogni fisici e psichici. Modelli di Intenzionalità (Genesi Passiva): l'educatore può proporre nuovi modelli di rapporto attivo tra coscienza e mondo, recuperando le potenzialità legate alle dipendenze dall'incontro con l'altro. Il Mondo Dato per Scontato (Genesi Passiva): l'intervento può interrompere l'assunzione ingenua del mondo, portando il soggetto a cogliere la parzialità di ogni punto di vista. Si promuove un "calibrato allontanamento dal pensare-come-il-solito", focalizzandosi sul contributo attivo e sulla responsabilità del soggetto. Lo sforzo educativo mira alla conquista della coscienza come coscienza intenzionale e all'adeguamento al livello di soggettività.
L'azione educativa deve essere sensibile alla libertà personale dell'educando e aperta a nuovi orizzonti, punti di vista e valori. Una relazione educativa autentica si fonda su una reale comunicazione. L'educazione è una premessa indispensabile all'analisi del problema dei ragazzi difficili e dei modi/fini della loro educazione.
Lo sviluppo individuale dipende non solo dalle situazioni esterne, ma soprattutto dall'attività intenzionale della coscienza individuale.
Entrambi sono orientati al futuro, vedendo il passato come punto di partenza. La rieducazione presenta maggiori difficoltà e richiede un diverso ritmo di intervento. Educare: scoperta e formazione di sé come soggetto graduale e progressiva; intervento procede dal passato al futuro. Rieducare: scoperta e formazione di sé immediate e drastiche, con profondo disorientamento; intervento procede dal futuro al passato. L'obiettivo finale è l'autoridefinizione della visione del mondo da parte del ragazzo.
Ambiente Sociale: l'intervento rieducativo educa alla critica responsabile, alla consapevolezza dei vincoli sociali e della propria autonomia. Si mira a costruire il proprio senso e a proporlo con apertura alla negoziazione. L'adattamento è una conseguenza dell'educazione. Il soggetto deve riconoscere la reciproca determinazione di autonomia e dipendenza e cogliere il valore del vincolo. L'autonomia si realizza trasformandosi in attribuzione di significato al mondo. L'educatore deve recuperare la sua autonomia personale e far leva sull'autonomia soggettiva del ragazzo per costruire una nuova visione del mondo.
Raggiungere una particolare forma di conoscenza attraverso specifiche strategie, superando ostacoli e senso di vulnerabilità del ragazzo. Il ragazzo si presenta con tecniche difensive a causa del disagio nel sentirsi vulnerabile e del possibile pregiudizio dell'educatore. L'educatore deve controllare i meccanismi che presiedono alla formazione delle presentazioni. Creare una funzione rituale per favorire confidenza e fiducia. L'educatore deve mostrare il suo scopo di comprendere.
La comprensione autentica implica la messa in prospettiva di molteplici sguardi. Il periodo diagnostico richiede convergenza di competenze e dialogo tra ottiche diverse. Il lavoro d'equipe è fondamentale quando la comprensione della visione del mondo del ragazzo è premessa di un intervento efficace. Implica la consapevolezza della parzialità di ogni punto di vista e la capacità di negoziare interpretazioni.
Partecipare ad esperienze o spaccati di vita autentici del ragazzo. Valutare l'educabilità. Costruire una mappa dei luoghi di resistenza e di quelli su cui fare leva nel percorso rieducativo.
La nuova realtà proposta deve avere una forza seduttiva tale da far maturare un desiderio iniziatico. L'educatore organizza spazi, tempi, attività e relazioni interpersonali.
vista su sé stessi e sul mondo. L'educatore segue evoluzioni e involuzioni, mantenendo uno sguardo vigile.
Il ragazzo difficile ha affrontato esperienze sproporzionate all'età, portando a un disorientamento della personalità responsabile del suo comportamento antisociale. La precocità e l'incongruenza età-esperienze spiegano la crescita in un certo modo.
Ampliare l'orizzonte qualitativo degli incontri del ragazzo con il mondo. Il confronto con esperienze diverse provoca a pensare che il mondo è o può essere significato in molti modi. Ogni pratica che allontana il ragazzo dalla sua vita senza accompagnarlo a nuove proposte rischia di non essere educativa. Centrare la rieducazione sulla dilatazione del campo di esperienze per provocare un ripensamento del mondo e della propria collocazione in esso, offrendo una visione meno deformata.
Limiti dell'attività intenzionale: Assenza di intenzionalità: eccesso del mondo. Distorsione di intenzionalità: eccesso dell'io. Entrambi provocano un'idea di nullità, impotenza di sé di fronte al mondo. Se il comportamento irregolare è prodotto da una visione del mondo centrata su una relazione io-mondo distorta, l'obiettivo della rieducazione è la costruzione di un ottimismo esistenziale: senso di appagamento derivante dal pensarsi all'origine di un progetto di investimento di senso nel mondo, realizzabile attraverso i vincoli della realtà e la negoziazione di senso con gli altri.
Pratiche di Restituzione: colmare le carenze (affettive, materiali, formative). Incontrare figure adulte capaci di colmare bisogni affettivi. Prevedere gratificazioni e valorizzare i successi personali.
Far compiere esperienze centrate sul bello. I ragazzi difficili hanno una "sordità al bello". Presentare situazioni in cui il bello appare all'educatore, ma non ancora al ragazzo, producendo indifferenza. Percorso graduale dal bello naturale al bello artistico, svolto con cautela (gioco, avventura). Sviluppare la capacità di riconoscere e giudicare il bello sul reale. Comprendere le ragioni per cui qualcosa è bello per alcuni e non per altri, sperimentando la costruzione intersoggettiva della conoscenza e la necessità di definizione condivisa dei significati. Le esperienze del bello hanno ricadute cognitive e di socializzazione.
Le nuove esperienze devono prevedere scambi, negoziazioni e accordi con l'altro. Collocare le esperienze in uno scenario intersoggettivo è funzionale alla ridefinizione dell'identità personale. L'identità è frutto di rappresentazioni del sé costruite in confronto e relazione con gli altri. Identità Diacronica: ciò che si è, possiede e conosce già. Identità Sincronica: modo di presentarsi all'altro momento per momento. L'esperienza dell'altro è un momento pedagogico fondamentale. Moltiplicare nuove relazioni è necessario per modificare il punto di vista su sé stessi e sull'altro. I ragazzi difficili non sono tabule rase; l'educatore valuta il modo strutturato di pensare il sé per costruire "esperienze dell'altro" commisurate alla biografia del ragazzo.
Costruire esperienze dell'altro è strategia adeguata per far maturare il senso di appartenenza (percezione di essere parte di un mondo intersoggettivo, in un rapporto di autonomia e dipendenza). L'educatore considera la dimensione del gruppo: Piccoli gruppi: rapporti faccia a faccia, confidenza, intimità; possono scivolare in rapporti diadici esclusivi, difficilmente producono un "noi". Grandi gruppi: gerarchie, distribuzione di ruoli/potere, annullamento della comunicazione reciproca. L'educatore fatica a controllarli. È indispensabile che l'educatore regoli la dimensione dei gruppi.
Esperienze sotto il segno dell'avventura come contesti formativi. Ricerca del nuovo, dello straordinario, di ciò che non è perseguibile nella quotidianità. Provocare disorientamento attraverso il cambiamento di contesto costringe il ragazzo a diventare consapevole di una nuova prospettiva sul mondo. L'eccezionalità produce destrutturazione e ristrutturazione degli schemi di percezione e azione.
Predisporre situazioni in cui il ragazzo sperimenti il valore dell'essere con gli altri. Il lavoro dell'educatore si esplica in un vivere con il ragazzo; la sua presenza è un'esperienza dell'altro. Il rapporto educatore-ragazzo è una relazione interpersonale. L'educatore controlla la sua implicazione personale affinché diventi un'esperienza dell'altro orientata alla rieducazione.
Capacità empatica. Conoscenza delle tecniche per costruire esperienze significative. Abilità di gestione dei gruppi.
intenzionalità dell'educatore tende ad essere assunto dal ragazzo. Il Transfer Pedagogico è il passaggio dalla rottura degli schemi abituali alla costruzione di un nuovo schema centrato sulla capacità intenzionale. Il ragazzo aderisce al modello dell'educatore in misura di stima, ammirazione e trasporto affettivo. L'erotizzazione della relazione provoca un tentativo di identificazione. L'educatore mantiene controllata questa dimensione in funzione della rieducazione. L'identità sessuale incide sulla comunicazione. La presenza di operatori di ambo i sessi permette una particolare esperienza pedagogica dell'altro.
Relazione sentimentale. Desiderio di compiacere l'educatore. L'educatore cede a manovre di seduzione, perdendo la distanza pedagogica.
Andata verso il futuro, apertura al possibile, senso di essere un soggetto che vuole e sa intenzionare il reale.
Le proposte dell'educatore vengono accolte con entusiasmo. L'affetto si trasforma in motivazione per superare ostacoli.
Pensare a una collettività a due: l'educatore si mette in gioco con gli atteggiamenti che adotta nel gruppo. Circoscrivere la dimensione affettiva entro limiti di tempo e intensità. Spendare l'affetto in un fare insieme (costruzione o trasformazione della realtà). Inserire il ragazzo in un gruppo per affiancare relazioni a quella con l'educatore, evitando i rischi del transfer. Discussione tra educatore e equipe medica (se presente) per monitorare il coinvolgimento personale.
Il ragazzo si presenta come portatore di una visione del mondo, più o meno stabile, che funge da griglia interpretativa e modello di realtà. L'obiettivo rieducativo è la costruzione di un nuovo modello per orientare il proprio comportamento. La relazione con l'educatore e la dilatazione del campo di esperienza sono vettori privilegiati di questo cambiamento.
Il ragazzo deve raggiungere un livello di consapevolezza dei suoi schemi, trasformando la visione del mondo in un testo suscettibile di riflessione critica. Questo distacco critico permette di acquisire un nuovo punto di vista sul mondo e su di sé. L'intervento rieducativo presenta un punto di vista alternativo per permettere al ragazzo di rielaborare le proprie strutture. La coesistenza di schemi antichi e nuovi, con la sperimentazione delle loro conseguenze, porta alla consolidazione di una nuova visione del mondo.
La rivisitazione del proprio passato è necessaria per un cambiamento stabile. L'educatore provoca il riconoscimento, l'elaborazione e il superamento di ciò che il passato ha significato e come ha influito nelle relazioni. Principio di appropriazione critica: il ragazzo costruisce una rappresentazione degli eventi vissuti che include la loro appartenenza alla sua storia. Su questa rappresentazione, il ragazzo applica la nuova struttura di significato maturata, mutando il punto di vista. La rielaborazione della storia di vita si articola in due direzioni: Consapevolezza dei significati attribuiti alle esperienze passate. Individuazione di nuovi significati possibili alla luce di una diversa interpretazione.
Il ragazzo deve essere costruttore attivo della sua visione del mondo e responsabile del suo comportamento. L'acquisizione di un nuovo sistema di significati, la consapevolezza e la presa di distanza dal vecchio devono derivare dall'attività autopoietica del ragazzo. L'educatore offre informazioni e provocazioni sui processi autogenerativi di rinnovamento.
I processi di cambiamento educativo si svolgono lungo un asse temporale orientato al futuro. Alcuni ragazzi mostrano incapacità di collocare il loro essere attuale in una dimensione prospettica, centrando la loro visione del mondo sull'idea di nullità del sé di fronte a una realtà di costrizioni insormontabili. Questa rappresentazione produce la paralisi di ogni capacità di collocarsi come attore protagonista del proprio futuro. L'educatore si trova di fronte all'incapacità di costruire progetti condivisibili e commisurati alla realtà. Il percorso rieducativo si considera concluso quando provoca nel ragazzo la propensione a individuare il senso della sua esistenza in una proiezione di sé nel futuro, condivisibile e commisurata alla realtà. L'educazione dei ragazzi difficili è orientata a un futuro aperto al possibile. La funzione dell'educatore è suscitare nel ragazzo un pensiero di sé stesso nel futuro e provocarlo a mediare istanze soggettive e vincoli reali. Il tempo del progetto rieducativo deve essere flessibile. Le attività proposte devono essere luoghi di costruzione di requisiti cognitivi, affettivi e relazionali per pensarsi nel futuro e scegliere come farlo. La vita quotidiana del ragazzo non si limita all'ambiente rieducativo; le prime esperienze lavorative o formative dovrebbero precedere la dimissione, e dopo la dimissione, il ragazzo deve poter contare su una relazione significativa con l'educatore.
Ricerca naturalistica in Sud America e scolarizzazione dei nativi. "Non è mai troppo tardi" (1960-1968): programma TV per il recupero dell'analfabetismo adulto; la TV come mezzo di diffusione dell'insegnamento. Rifiuto delle schede di valutazione (1981): sospensione dall'insegnamento per non etichettare gli alunni con voti ("fa quel che può, quel che non può non fa"). "Impariamo insieme" (1992): programma di alfabetizzazione per stranieri. Opere Letterarie: "La luna nelle baracche" (1974): denuncia sociale, importanza dell'istruzione, risveglio dell'individuo (pensiero autonomo, scelta, responsabilità). "El loco": critica alle condizioni socio-economiche latinoamericane, messa in discussione di certezze, solidarietà tra pari. "E venne il sabato": pacifismo, confronto non violento, principio "ogni altro sono io". Tipi di Intervento Educativo: Riabilitazione: soggetti o gruppi con disagio (carcerati, hikikomori, dipendenti); obiettivi: reinvestimento nella vita quotidiana, recupero capacità, autonomia, responsabilità, socializzazione, reinserimento, superamento situazioni critiche. Prevenzione: soggetti o gruppi potenzialmente portatori di disagio; obiettivi: evitarne l'insorgenza. Primaria: interviene sulle cause. Secondaria: individua precocemente i sintomi. Terziaria: ripara o riduce le conseguenze. Limiti: interpretazione lineare causa-effetto, non considera molteplicità delle cause. Promozione: intervento sull'insieme dei soggetti di un territorio per creare occasioni di apprendimento, promuovere comunità stabili e sane.
Comunità (Tonnies): società tradizionali, legami profondi, affettivi, sentimentali (volontà sociale naturale). Ha un significato valutativo positivo. Società (Tonnies): società moderne, legami contrattuali e legali (volontà sociale razionale). Comunità (Weber): significato descrittivo, presente in ogni società, soprattutto dimensionale locale. Comunità (Gallino): collettività i cui membri antepongono i valori, norme, interessi della collettività a quelli personali/di sottogruppi. Comunità (Tramma): Macro-analisi: forma pre-moderna di organizzazione sociale. Meta-analisi: fulcro delle politiche territoriali e promozione di aggregazioni sociali per il bene comune. Micro-analisi: possibile forma di servizi sociali ed educativi. Caratteristiche della Comunità: alto livello di socializzazione, relazione diretta con il territorio, capacità di incidere sul sistema sociale. Indicatori: ampiezza geografica, numero persone, interessi/attività comuni, autonomia decisionale, dipendenza funzionale dei membri, grado di autosufficienza, dinamiche di inserimento/socializzazione. Costruzione di Comunità: motivazione (distanza tra comunità esistenti e auspicabili), necessità (progettualità, pluralità di attori, metodi efficaci). Azioni: sviluppo di comunità, azione comunitaria, organizzazione comunitaria, pianificazione sociale, estensione dei servizi. Territorio (Tramma): categoria analitico-descrittiva con significati multipli. Spazio con confini riconoscibili (giurisdizione). Spazio privo di confini (attività illegali). Spazio in evoluzione a cui si attribuisce valore, ricordi, emozioni. Spazio vissuto: ambiente interpretato dai soggetti.
Spazio Omogeneo vs. Spazio Vissuto: Omogeneo: astratto, concettuale, definito dall'alto. Vissuto: concreto, soggettivo, affettivamente connotato, interpretato dai soggetti. Territorio e Lavoro Educativo: la conoscenza del territorio è essenziale come contesto per il lavoro educativo. Richiede aggiornamento costante. Studiare/Conoscere il Territorio: come sé stessi e gli altri lo rappresentano; acquisizione di conoscenza concreta (mappatura popolazione, ambiente, socio-economico, servizi, storia, ecc.).