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documento su RAFFAELLO, Dispense di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Raffaello vita e opere artistiche

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 30/03/2026

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VITA
Figlio del pittore Giovanni Santi, Raffaello nasce a Urbino il 28 marzo 1483. ha modo di
educarsi nella bottega paterna e, a contatto con le opere d'arte della corte dei Montefeltro. Nel
1504, accompagnato da una lettera di raccomandazione si reca a Firenze attratto dalla
presenza di Leonardo e Michelangelo rimane fino all'autunno 1508 quando, su invito di papa
Giulio II e con l'appoggio di Bramante, si trasferisce a Roma. Qui, stimolato dalla nuova
architettura bramantesca, dalla pittura di Michelangelo e dal confronto con le più elevate
manifestazioni dell'arte classica, si compie definitivamente la sua maturazione artistica. rimane
fino alla morte nel 1520 mentre era ancora intento alla realizzazione di un progetto finalizzato
all'esecuzione di una pianta della Roma imperiale.
IL DISEGNO
Le sue figure sono precisate da una linea di contorno inizialmente non continua, ma realizzata
con numerosi tratti che in parte si sovrappongono, mentre i volumi sono definiti da un tratteggio
ondulato, ad archetti, una caratteristica costante del disegno raffaellesco.
Raffaello disegnò modelli nudi per poi rivestirli nella traduzione pittorica e, quindi, al solo fine di
studiarne e comprenderne atteggiamenti, anatomia e senso del movimento.
Possiamo notare nel disegno * San Giorgio e il drago degli Uffizi* dove l’'ispirazione leonardiana
è evidente nel cavallo impennato, nella posizione scattante del cavaliere, nel lungo collo e nella
coda del drago. Anche il chiaroscuro a tratteggio incrociato o a brevi chiazze deriva da
Leonardo. Infine, un disegno per la Trasfigurazione con Studio di due teste di Apostoli e delle
loro mani introduce la tecnica del cartone ausiliario. Raffaello era solito ad utilizzare un cartone
ausiliario che non aveva la piena funzione del cartone, cioè di consentire il trasporto di un
disegno sulla superficie dell'opera definitiva, ma si otteneva da un altro analogo disegno, per
foratura, in modo da favorire lo studio di possibili varianti.
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VITA

Figlio del pittore Giovanni Santi, Raffaello nasce a Urbino il 28 marzo 1483. ha modo di educarsi nella bottega paterna e, a contatto con le opere d'arte della corte dei Montefeltro. Nel 1504, accompagnato da una lettera di raccomandazione si reca a Firenze attratto dalla presenza di Leonardo e Michelangelo rimane fino all'autunno 1508 quando, su invito di papa Giulio II e con l'appoggio di Bramante, si trasferisce a Roma. Qui, stimolato dalla nuova architettura bramantesca, dalla pittura di Michelangelo e dal confronto con le più elevate manifestazioni dell'arte classica, si compie definitivamente la sua maturazione artistica. rimane fino alla morte nel 1520 mentre era ancora intento alla realizzazione di un progetto finalizzato all'esecuzione di una pianta della Roma imperiale. IL DISEGNO Le sue figure sono precisate da una linea di contorno inizialmente non continua, ma realizzata con numerosi tratti che in parte si sovrappongono, mentre i volumi sono definiti da un tratteggio ondulato, ad archetti, una caratteristica costante del disegno raffaellesco. Raffaello disegnò modelli nudi per poi rivestirli nella traduzione pittorica e, quindi, al solo fine di studiarne e comprenderne atteggiamenti, anatomia e senso del movimento. Possiamo notare nel disegno * San Giorgio e il drago degli Uffizi* dove l’'ispirazione leonardiana è evidente nel cavallo impennato, nella posizione scattante del cavaliere, nel lungo collo e nella coda del drago. Anche il chiaroscuro a tratteggio incrociato o a brevi chiazze deriva da Leonardo. Infine, un disegno per la Trasfigurazione con Studio di due teste di Apostoli e delle loro mani introduce la tecnica del cartone ausiliario. Raffaello era solito ad utilizzare un cartone ausiliario che non aveva la piena funzione del cartone, cioè di consentire il trasporto di un disegno sulla superficie dell'opera definitiva, ma si otteneva da un altro analogo disegno, per foratura, in modo da favorire lo studio di possibili varianti.

LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE

Giorgio Vasari avvicina lo stile del primo Raffaello a quello di Pietro Perugino, ma nonostante ciò, Raffaello conquista presto una propria autonomia e lo fa con un'opera ancora legata al maestro, ovvero, lo Sposalizio della Vergine , un dipinto eseguito nel 1504 per la Chiesa di San Francesco a Città di Castello. Lo schema compositivo della tavola di Raffaello è ispirato alla Consegna delle chiavi di Perugino per la presenza di due gruppi di personaggi, per l'introduzione del tempio a pianta centrale e per la linea prospettica sottolineata dalla griglia della pavimentazione della piazza. Invece, la scelta del soggetto, la forma centinata della tavola, la porta aperta del tempio (che lascia intravedere il paesaggio al di là di essa), derivano sicuramente dal dipinto. Alcune differenze tra le due opere è che la tavola di Raffaello è più piccola di quella di Perugino, nell’opera di Perugino, i personaggi si affollano, mentre in quella di Raffaello sono disposti secondo una curva che lascia vuoto lo spazio dietro al sacerdote che nella tavola di Raffaello è sbilanciato verso destra, in quanto la sua testa e il busto sono piegati verso quella parte, e mentre nella tavola del Perugino è al centro in posizione eretta. Ritornando all’opera di Raffaello, a destra l’artista ha creato maggior movimento che si contrappone alla calma del lato opposto dove sono raffigurate delle figure femminili che accompagnano la Vergine. Ciò è anche accentuato da San Giuseppe , che sembra venire in avanti, e dal giovane in primo piano che spezza una verga con il ginocchio. La linea dell'orizzonte , più alta di quella di Perugino, contribuisce a dilatare lo spazio e conduce Raffaello a dare monumentalità ai personaggi tramite il variare delle loro pose. La vista dall'alto fa si che le figure sembrino più piccole e il tempio non è sovrastante come nel dipinto del Perugino, infatti occupando la parte superiore del dipinto, ne costituisce il centro visivo. Infine, le figure sotto il porticato sono state realizzate per far sì che l’osservatore, possa definire il tempio di dimensioni plausibili poiché, avendo sedici lati, è decisamente meno pesante e rigido di quello dipinto da Pietro (dopo il restauro il tempio ha recuperato un colore caldo ambrato su cui è presente anche la firma e la data di realizzazione).

STANZE VATICANE

Giunto a Roma, Raffaello è immediatamente impiegato per la decorazione delle Stanze del nuovo appartamento che Papa Giulio II aveva fatto realizzare. dopo le sue prime prove il Papa si convinse della grandezza del giovane e, allontanati gli altri, affidò a Raffaello la realizzazione degli affreschi Le stanze di cui Raffaello si occupò sono quattro e sono:

  • La stanza della Segnatura che prevede la visualizzazione dei concetti del Vero , del Bene e del Bello
  • la stanza di Eliodoro che prevede la rappresentazione degli episodi storici nei quali sia evidente la protezione accordata da Dio alla chiesa
  • la stanza dell’Incendio di Borgo che vede dipinti degli episodi riferiti alle vite di papi aventi in comune il nome “ Leone
  • e la stanza di Costantino che presenta degli episodi tratti dalla vita di Costantino. SCUOLA D’ATENE La Scuola di Atene è l’opera di Raffaello che più richiede un’osservazione attenta, in questo affresco, Raffaello rappresenta una delle due vite attraverso le quali si può arrivare a Dio , ovvero la filosofia. La scena viene presentata in questo grandioso edificio classico dove sono riuniti i più importanti filosofi dell’antichità, e l’edificio è preceduto da una scalinata e l’artista dispone vari personaggi secondo un andamento semicircolare attorno alle figure centrali di Platone e Aristotele. Dei due, il primo indica il cielo mentre il secondo con un braccio teso davanti a sé, indica che l’unica realtà possibile è quella concreta in cui viviamo, quella sensibile. Tra i due maggiori filosofi di tutti i tempi è posizionato il punto di fuga dell’impianto prospettico, la cui rigorosa costruzione determina un senso di equilibrio e anche le due figure apparentemente discordanti di Eraclito e Diogene contribuiscono a tale impressione. Infine, ad alcuni filosofi, Raffaello ha dato le fattezze di artisti suoi contemporanei, infatti, Bramante viene rappresentato da Euclide che, a destra, è chinato a tracciare dei disegni geometrici con il compasso, alcuni inoltre, ritengono che Platone abbia il volto di Leonardo , mentre Michelangelo è raffigurato in Eraclito , il filosofo pensoso e solitario che annota qualcosa su un foglio mentre, seduto, si appoggia contro un blocco marmoreo (inizialmente Eraclito non era stato previsto nel progetto originario, infatti manca anche nel cartone preparatorio, ma la sua inclusione è un omaggio a Michelangelo).

LIBERAZIONE DI SAN PIETRO DAL CARCERE

L’episodio della Liberazione di San Pietro dal carcere (1513-1514) si trova nella Stanza di Eliodoro ed è tratto dagli Atti degli Apostoli (12, 4-10), dove viene narrato l’episodio di Pietro, il primo papa, che venne imprigionato a Gerusalemme da re Erode Agrippa che intendeva processarlo. Una sera il re, credette di sognare che un angelo stesse liberando dalle catene Pietro, e quando si accorse di essere veramente libero e lontano dal carcere, si recò tra i suoi confratelli raccolti in preghiera. Raffaello svolge il racconto in tre episodi distinti, separati dalle mura della cella di Pietro, ma collegati dallo stesso spazio e dalla narrazione. Al centro, l'angelo luminosissimo, scuote San Pietro per svegliarlo, mentre a destra, i due si apprestano a scendere per una buia scalinata su cui dormono dei soldati, e infine a sinistra un milite che sta reggendo una torcia, sveglia i compagni addormentati, facendo notare che San Pietro era stato liberato e per questo li esorta a inseguirlo. Come già nel Sogno di Costantino di Piero della Francesca, anche qui, nell'affresco di Raffaello, i protagonisti della composizione sono l'oscurità e la luce e abbiamo 3 diverse fonti di luce: la luce naturale (della luna che fra le nubi si diffonde sulla città lontana), la luce artificiale (della torcia, al centro del capannello dei quattro soldati) e infine la luce soprannaturale e sfolgorante dell'angelo (riflette sulle armature dei due soldati che dormono), ma oltre a queste fonti di luce, un'altra fonte luminosa deve essere presa in considerazione, ovvero quella reale della finestra che è nella parete dell'affresco. INCENDIO DI BORGO L’incendio di Borgo venne affrescato nel 1514 e l’episodio raffigurato riguarda la cessazione dell’incendio scoppiato nell’anno 847 in Borgo (il quartiere adiacente alla Basilica Vaticana) con il semplice gesto di un segno della croce da parte di papa Leone IV. Il dipinto è ricco di movimento , e infatti presenta donne e uomini che fuggono dagli edifici in fiamme e che sono impegnati a spegnere il fuoco, alimentato dal vento che solleva anche le vesti e che scompiglia i capelli. Inoltre, Raffaello pone a confronto la vecchia basilica paleocristiana di San Pietro, in fondo a sinistra, con l'Antico (i due edifici colonna ti situati di fianco) e con un'architettura cinquecentesca, quindi «moderna», e inoltre, utilizza 4 ordini architettonici : il tuscanico e il corinzio della loggia papale (il primo al di sopra di un basamento e il secondo nell'edicola veduta di profilo), lo ionico con colonne di marmo a fusto liscio dell'edificio a destra e infine il composito.

Quest’opera venne prelevata dalla bottega di Raffaello, e venne collocata sul suo letto di morte e venne commissionata forse nel 1516 dal cardinale Giulio de' Medici per la cattedrale di Narbonne (Francia). Iniziata nel 1518 , la tavola riunisce due distinti racconti evangelici, dove nella porzione superiore, viene presentata la trasfigurazione di Cristo e dove in quella inferiore viene presentata la liberazione di un ragazzo indemoniato. Parlando della trasfigurazione, quest’ultima, è il mutamento, la trasformazione che Cristo subì sul monte Tábor quando si mostrò ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni nella sua natura divina, splendente di luce, mentre apparivano ai suoi fianchi i profeti Mosè ed Elia, in seguito, i Vangeli narrano che, poi, scendendo dal monte, Cristo abbia guarito un fanciullo posseduto dal demonio. Inoltre, Raffaello costruisce la composizione in base a una geometria rigorosa, attribuendo ai due episodi uno spazio identico dove la prima parte della composizione è calma e solare, ed è caratterizzata dalla luce che è in opposizione alle forti ombre della seconda parte dove vediamo raffigurati invece, gli Apostoli (a sinistra) e la famiglia dell'indemoniato (a destra) e dove i personaggi vengono rappresentati con molta agitazione e movimento che viene espresso dai gesti. Infine, Raffaello ambienta i due episodi all'alba e inoltre, Cristo è già un sole che illumina la vetta del monte e i suoi capelli si fondono con il chiarore abbagliante della nube che sta per avvolgerlo.