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Saggio che chiarisce la distinzione tra sociale e interumano
Tipologia: Sintesi del corso
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Il sociale e l’interumano Il sociale” e “interumano” sono due tipi di relazione su cui la società si fonda, molto diversi tra loro. Il sociale nasce dalla convivenza di una moltitudine di uomini e dalle conseguenti esperienze e reazioni comuni, è il raggruppamento delle singole esistenze in gruppo. Tuttavia, ciò non significa che all’interno del gruppo ci siano relazioni personali, anzi, oggi si preferisce reprimere tale elemento a favore di quello collettivo: l’uomo si sente sorretto dalla collettività e l’interumano, il rapporto personale, si annulla sempre di più davanti al collettivo. L’interumano nasce nel momento in cui ciascuno dei due si comporti nei confronti dell’altro riconoscendolo come tale, non come un oggetto, ma come un compagno in una vicenda della vita. Questa è la cosa fondamentale dell’interumano: essere-non-oggetto, percepire l’altro come “totalità esistente”^1. Sociale e interumano, quindi, intendono in modo diverso la parola “relazione”: la sfera dell’interumano è la sfera della reciprocità. Per questo è errato considerare psichici (dell’individuo singolo) tali fenomeni interumani.
Essere e apparire La duplicità di essere e apparire è la problematica propria dell’interumano. Si distinguono due tipi di esistenza umana: 1. uno descritto come vita determinata a partire dall’essere, da ciò che uno è;
Il farsi presenza della persona Affronta la differenza tra chiacchiera e conversazione: la prima è quella in cui una persona è rivolta all’altra, ma parla in realtà a un’entità fittizia, la cui esistenza si esaurisce nell’ascoltarlo; la seconda è quella in cui ognuno intuisce l’altro. Intuire l’altro significa percepirlo e comprenderlo come totalità e unicità, nella sua alterità, cercare di entrare in relazione reciproca con lui, riconoscendolo come presenza e “chiedendogli” di riconoscermi, dialogando con lui. Forse, a proposito dell’oggetto della nostra conversazione, dovrò opporre il mio punto di vista, ma senza impormi, accettando questa persona con le sue convinzioni, e di volta in volta mostrare, a mio parere, cosa non quadra. Al contrario, ciò che vediamo oggi tra uomo e uomo è uno sguardo analitico e riduttivo, volto a ridurre la molteplicità della persona a strutture schematiche e determinabili, ripetibili. In questo modo si sta andando incontro a una soppressione del mistero, della caratteristica originale e imprevedibile dell’altro. È necessaria una viva compartecipazione per realizzare la reciprocità e, quindi, l’”interumano” autentico.
Imposizione e apertura L’apparenza e l’insufficienza della percezione ostacolano l’”interumano”, ma vi è un terzo momento, più potente e pericoloso, e nasce dalla differenza tra due modi di influire sugli uomini, sulle loro emozioni e sulle loro forme di vita: nel primo si vuole solo imporre all’altro se stessi e le
(^1) Il termine “totalità” sta ad indicare l’essere un’entità compiuta e completa in sé, non ina parte di qualcos’altro (in
questo caso, del gruppo).
proprie opinioni; nel secondo si vuole trasmettere all’altro quanto già si è riconosciuto giusto e vero in sé stessi. Il primo è il modo dell’ambito della propaganda, perché il propagandista si impone, e non gli interessa dell’altro in quanto uomo e presenza; il secondo è il modo dell’ambito dell’educazione, perché l’educatore riconosce ognuno come persona unica, non s’impone, ma si apre e si diffonde in ognuno. Questi due modi spesso convivono nella stessa persona, ma, per realizzare l’interumano, è necessario che nessuno si imponga al compagno, che si preferisca l’essere all’apparire, riconoscere l’altro come presenza.
La conversazione autentica Riassume i caratteri della conversazione autentica: 1. il rivolgersi al compagno e all’essere avviene in tutta verità, al fine di rendere l’altro presenza come totalità e individualità; 2. ognuno deve partecipare alla conversazione, apportando se stesso, cioè dire quanto ha in mente, dando un contributo, perché, se la relazione è autentica, ciò che devo dire non può essere trattenuto. Anche il silenzio è necessario e ha valore, ma non bisogna tirarsi indietro quando si deve dire la propria.