Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


elementi dell'interumano, Sintesi del corso di Etica

Saggio che chiarisce la distinzione tra sociale e interumano

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 08/06/2025

giovannilicciardi
giovannilicciardi 🇮🇹

3.8

(4)

22 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Elementi dell’interumano (1954)
Il sociale e l’interumano
Il sociale” e “interumano” sono due tipi di relazione su cui la società si fonda, molto diversi tra loro.
Il sociale nasce dalla convivenza di una moltitudine di uomini e dalle conseguenti esperienze e
reazioni comuni, è il raggruppamento delle singole esistenze in gruppo. Tuttavia, ciò non significa
che all’interno del gruppo ci siano relazioni personali, anzi, oggi si preferisce reprimere tale
elemento a favore di quello collettivo: l’uomo si sente sorretto dalla collettività e l’interumano, il
rapporto personale, si annulla sempre di più davanti al collettivo.
L’interumano nasce nel momento in cui ciascuno dei due si comporti nei confronti dell’altro
riconoscendolo come tale, non come un oggetto, ma come un compagno in una vicenda della vita.
Questa è la cosa fondamentale dell’interumano: essere-non-oggetto, percepire l’altro come “totalità
esistente”1. Sociale e interumano, quindi, intendono in modo diverso la parola “relazione”: la sfera
dell’interumano è la sfera della reciprocità. Per questo è errato considerare psichici (dell’individuo
singolo) tali fenomeni interumani.
Essere e apparire
La duplicità di essere e apparire è la problematica propria dell’interumano. Si distinguono due tipi
di esistenza umana: 1. uno descritto come vita determinata a partire dall’essere, da ciò che uno è;
2. l’altro, a partire dall’immagine, da ciò che si vuole sembrare; si tratta di un ribaltamento
dell’interumano, che nasce dalla reciproca dipendenza, e dal bisogno di essere riconosciuti e
apprezzati nel proprio essere da parte degli altri uomini (cosa non facile).
Generalmente questi due tipi si presentano mescolati nelle persone, ma si può distinguere tra uomini
in cui predomina il primo comportamento e uomini in cui predomina il secondo. Il tipo più diffuso è
però il secondo. La verità, nell’interumano, significa che gli uomini comunicano tra loro
proponendosi così come sono in realtà; e non è importante che uno si lasci andare e dica tutto ciò
che gli passa per la mente, ma è importante che permetta all’uomo con cui comunica di partecipare
al suo essere. Nel rapporto dell’interumano le persone comunicano per come sono, nella loro
autenticità, e non nella menzogna dell’apparire.
Il farsi presenza della persona
Affronta la differenza tra chiacchiera e conversazione: la prima è quella in cui una persona è rivolta
all’altra, ma parla in realtà a un’entità fittizia, la cui esistenza si esaurisce nell’ascoltarlo; la seconda
è quella in cui ognuno intuisce l’altro. Intuire l’altro significa percepirlo e comprenderlo come
totalità e unicità, nella sua alterità, cercare di entrare in relazione reciproca con lui, riconoscendolo
come presenza e “chiedendogli” di riconoscermi, dialogando con lui. Forse, a proposito dell’oggetto
della nostra conversazione, dovrò opporre il mio punto di vista, ma senza impormi, accettando
questa persona con le sue convinzioni, e di volta in volta mostrare, a mio parere, cosa non quadra.
Al contrario, ciò che vediamo oggi tra uomo e uomo è uno sguardo analitico e riduttivo, volto a
ridurre la molteplicità della persona a strutture schematiche e determinabili, ripetibili. In questo
modo si sta andando incontro a una soppressione del mistero, della caratteristica originale e
imprevedibile dell’altro. È necessaria una viva compartecipazione per realizzare la reciprocità e,
quindi, l’”interumano” autentico.
Imposizione e apertura
L’apparenza e l’insufficienza della percezione ostacolano l’”interumano”, ma vi è un terzo
momento, più potente e pericoloso, e nasce dalla differenza tra due modi di influire sugli uomini,
sulle loro emozioni e sulle loro forme di vita: nel primo si vuole solo imporre all’altro se stessi e le
1 Il termine “totalità” sta ad indicare l’essere un’entità compiuta e completa in sé, non ina parte di qualcos’altro (in
questo caso, del gruppo).
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica elementi dell'interumano e più Sintesi del corso in PDF di Etica solo su Docsity!

Elementi dell’interumano (1954)

Il sociale e l’interumano Il sociale” e “interumano” sono due tipi di relazione su cui la società si fonda, molto diversi tra loro. Il sociale nasce dalla convivenza di una moltitudine di uomini e dalle conseguenti esperienze e reazioni comuni, è il raggruppamento delle singole esistenze in gruppo. Tuttavia, ciò non significa che all’interno del gruppo ci siano relazioni personali, anzi, oggi si preferisce reprimere tale elemento a favore di quello collettivo: l’uomo si sente sorretto dalla collettività e l’interumano, il rapporto personale, si annulla sempre di più davanti al collettivo. L’interumano nasce nel momento in cui ciascuno dei due si comporti nei confronti dell’altro riconoscendolo come tale, non come un oggetto, ma come un compagno in una vicenda della vita. Questa è la cosa fondamentale dell’interumano: essere-non-oggetto, percepire l’altro come “totalità esistente”^1. Sociale e interumano, quindi, intendono in modo diverso la parola “relazione”: la sfera dell’interumano è la sfera della reciprocità. Per questo è errato considerare psichici (dell’individuo singolo) tali fenomeni interumani.

Essere e apparire La duplicità di essere e apparire è la problematica propria dell’interumano. Si distinguono due tipi di esistenza umana: 1. uno descritto come vita determinata a partire dall’essere, da ciò che uno è;

  1. l’altro, a partire dall’immagine, da ciò che si vuole sembrare; si tratta di un ribaltamento dell’interumano, che nasce dalla reciproca dipendenza, e dal bisogno di essere riconosciuti e apprezzati nel proprio essere da parte degli altri uomini (cosa non facile). Generalmente questi due tipi si presentano mescolati nelle persone, ma si può distinguere tra uomini in cui predomina il primo comportamento e uomini in cui predomina il secondo. Il tipo più diffuso è però il secondo. La verità, nell’interumano, significa che gli uomini comunicano tra loro proponendosi così come sono in realtà; e non è importante che uno si lasci andare e dica tutto ciò che gli passa per la mente, ma è importante che permetta all’uomo con cui comunica di partecipare al suo essere. Nel rapporto dell’interumano le persone comunicano per come sono, nella loro autenticità, e non nella menzogna dell’apparire.

Il farsi presenza della persona Affronta la differenza tra chiacchiera e conversazione: la prima è quella in cui una persona è rivolta all’altra, ma parla in realtà a un’entità fittizia, la cui esistenza si esaurisce nell’ascoltarlo; la seconda è quella in cui ognuno intuisce l’altro. Intuire l’altro significa percepirlo e comprenderlo come totalità e unicità, nella sua alterità, cercare di entrare in relazione reciproca con lui, riconoscendolo come presenza e “chiedendogli” di riconoscermi, dialogando con lui. Forse, a proposito dell’oggetto della nostra conversazione, dovrò opporre il mio punto di vista, ma senza impormi, accettando questa persona con le sue convinzioni, e di volta in volta mostrare, a mio parere, cosa non quadra. Al contrario, ciò che vediamo oggi tra uomo e uomo è uno sguardo analitico e riduttivo, volto a ridurre la molteplicità della persona a strutture schematiche e determinabili, ripetibili. In questo modo si sta andando incontro a una soppressione del mistero, della caratteristica originale e imprevedibile dell’altro. È necessaria una viva compartecipazione per realizzare la reciprocità e, quindi, l’”interumano” autentico.

Imposizione e apertura L’apparenza e l’insufficienza della percezione ostacolano l’”interumano”, ma vi è un terzo momento, più potente e pericoloso, e nasce dalla differenza tra due modi di influire sugli uomini, sulle loro emozioni e sulle loro forme di vita: nel primo si vuole solo imporre all’altro se stessi e le

(^1) Il termine “totalità” sta ad indicare l’essere un’entità compiuta e completa in sé, non ina parte di qualcos’altro (in

questo caso, del gruppo).

proprie opinioni; nel secondo si vuole trasmettere all’altro quanto già si è riconosciuto giusto e vero in sé stessi. Il primo è il modo dell’ambito della propaganda, perché il propagandista si impone, e non gli interessa dell’altro in quanto uomo e presenza; il secondo è il modo dell’ambito dell’educazione, perché l’educatore riconosce ognuno come persona unica, non s’impone, ma si apre e si diffonde in ognuno. Questi due modi spesso convivono nella stessa persona, ma, per realizzare l’interumano, è necessario che nessuno si imponga al compagno, che si preferisca l’essere all’apparire, riconoscere l’altro come presenza.

La conversazione autentica Riassume i caratteri della conversazione autentica: 1. il rivolgersi al compagno e all’essere avviene in tutta verità, al fine di rendere l’altro presenza come totalità e individualità; 2. ognuno deve partecipare alla conversazione, apportando se stesso, cioè dire quanto ha in mente, dando un contributo, perché, se la relazione è autentica, ciò che devo dire non può essere trattenuto. Anche il silenzio è necessario e ha valore, ma non bisogna tirarsi indietro quando si deve dire la propria.