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esemplare ideale in filologia, Appunti di Filologia italiana

esemplare ideale bibliografico vs filologico

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 23/01/2023

camilla-restelli
camilla-restelli 🇮🇹

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ESEMPLARE IDEALE.
In Bibliografia i libri non si considerano esemplari unici, anche se vengono stampati in serie di copie, in
apparenza sono identici. Sono i MANOSCRITTI ad essere unici per natura. Se si vogliono analizzare i dettagli
materiali di un manoscritto lo si può fare, se invece si ha a disposizione un’edizione, non si può descriverla
materialmente perché non si sa se la copia che si prende in considerazione sia identica a tutte le altre.
L’INSIEME DELLE COPIE CHE FORMA UN’EDIZIONE QUINDI NON PUO’ ESSERE RAPPRESENTATO DA
NESSUNO DEGLI ELEMENTI CHE LO COMPONE.
Per POLLARD E GREG: gli esemplari che formano un’edizione non sono identici.
1934 GREG parla per la prima volta di un esemplare idealmente perfetto.
Nel 1974 Bowers da una definizione di esemplare ideale che è quella comunemente accettata e
chiarisce i principi per ricercarlo: “forma che il libro assume, e che coincide da un pdv materiale a come era
stato concepito, LIBRO COMPLETO DI TUTTI I SUOI FOGLI, NELLA CONDIZIONE DI INTEGRITA’ CON CUI E’
USCITO DALLA TIPOGRAFIA, NELLO STATO DI COMPLETEZZA CHE SECONDO IL TIPOGRAFO DOVEVA AVERE.
STATO DEFINITIVO E PERFETTO DEL LIBRO” --- successivamente: esemplare ideale comprende anche i fogli
eliminati, sostituiti e quelli inseriti.
+ stato di completezza di un libro: comprende sia cancellanda che cancellantia, il bibliografo deve però
distinguere tra ciò che è avvenuto in tipografia dagli accidenti successivi: NON deve entrare nel merito
della VOLONTA’ AUTORIALE E NEMMENO DEL CONTENUTO TESTUALE. IL BIBLIOGRAFO, IN QUANTO
STORICO DEL LIBRO, rivolge attenzione alle caratteristiche delle copie nel momento in cui vengono messe
in circolazione: tiene conto di tutte le varianti che rappresentano tutti gli stati di un’emissione, della storia
delle singole copie che hanno lasciato la tipografia; NON tiene conto delle modificazioni subite dalla copia
DOPO la pubblicazione.
Si tengono in considerazione le peculiarità materiali, ordine e completezza dei fogli, non il contenuto.
Anche le correzioni e le revisioni entrano nel concetto di esemplare ideale: i fogli con errori non
impediscono alle copie che li contengono di non essere esemplari ideali una delle difficoltà è quella
dell’intenzionalità: non è ragionevole pensare che il tipografo o l’editore volesse commettere errori.
deve decidere quali varianti sono stati veri e propri e quali sono le modifiche che sono subentrate dopo il
processo che dalla copia >> libro. Deve distinguere tra ciò che è attribuibile a chi ha prodotto il libro e ciò
che è dovuto ai possessori successivi.
Esemplare ideale in bibliografia non ha alcuna relazione con problemi testuali, si riferisce alla
caratteristiche materiali di un libro, no correttezza testo. il bibliografo da conto dei dati storici di
un’edizione, non corregge gli errori del testo, non perfeziona il testo al di dello stadio a cui sono
pervenuti i responsabili di produzione.
IL MATERIALE SU CUI LAVORA IL BIBLOGRAFO E’ LA FORMA: è LA RICOSTRUZIONE STORICA DELLA FORMA
O DELLE FORME DELLE COPIE DI UN’IMPRESSIONE O DI UN’EMISSIONE, COMPRENDE TUTTI GLI STATI DI
UN’IMPRESSIONE O DI UN’EMISSIONE, sia che siano intenzionali, sia che siano dovuti al caso > esclude le
modifiche che sono verificate nelle copie non controllate dal tipografo o dall’editore.
Rapporto tra legatura ed esemplare ideale.
NORTON FACSIMILE. Partendo da 80 esemplari dell’in-folio shakespereano, nel 1968 Hinman ha cercato di
creare un esemplare ideale >> si era reso conto che ogni copia dell’in-folio presentava stati anteriori e
posteriori del testo. La riproduzione fotografica di qualsiasi copia avrebbe rappresentato quindi una
riproduzione casuale dei fogli di stampa di quella copia. Hinman fotografa l’ultimo stato del testo di ogni
pagina, quali che fossero le copie contententi di questi stati. Il NF quindi non è il facsimile di una copia
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ESEMPLARE IDEALE.

In Bibliografia  i libri non si considerano esemplari unici, anche se vengono stampati in serie di copie, in apparenza sono identici. Sono i MANOSCRITTI ad essere unici per natura. Se si vogliono analizzare i dettagli materiali di un manoscritto lo si può fare, se invece si ha a disposizione un’edizione, non si può descriverla materialmente perché non si sa se la copia che si prende in considerazione sia identica a tutte le altre. L’INSIEME DELLE COPIE CHE FORMA UN’EDIZIONE QUINDI NON PUO’ ESSERE RAPPRESENTATO DA NESSUNO DEGLI ELEMENTI CHE LO COMPONE. Per POLLARD E GREG: gli esemplari che formano un’edizione non sono identici. 1934  GREG parla per la prima volta di un esemplare idealmente perfetto. Nel 1974  Bowers da una definizione di esemplare ideale che è quella comunemente accettata e chiarisce i principi per ricercarlo: “forma che il libro assume, e che coincide da un pdv materiale a come era stato concepito, LIBRO COMPLETO DI TUTTI I SUOI FOGLI, NELLA CONDIZIONE DI INTEGRITA’ CON CUI E’ USCITO DALLA TIPOGRAFIA, NELLO STATO DI COMPLETEZZA CHE SECONDO IL TIPOGRAFO DOVEVA AVERE. STATO DEFINITIVO E PERFETTO DEL LIBRO” --- successivamente: esemplare ideale comprende anche i fogli eliminati, sostituiti e quelli inseriti.

  • stato di completezza di un libro: comprende sia cancellanda che cancellantia, il bibliografo deve però distinguere tra ciò che è avvenuto in tipografia dagli accidenti successivi: NON deve entrare nel merito della VOLONTA’ AUTORIALE E NEMMENO DEL CONTENUTO TESTUALE. IL BIBLIOGRAFO, IN QUANTO STORICO DEL LIBRO, rivolge attenzione alle caratteristiche delle copie nel momento in cui vengono messe in circolazione: tiene conto di tutte le varianti che rappresentano tutti gli stati di un’emissione, della storia delle singole copie che hanno lasciato la tipografia; NON tiene conto delle modificazioni subite dalla copia DOPO la pubblicazione. Si tengono in considerazione le peculiarità materiali, ordine e completezza dei fogli, non il contenuto. Anche le correzioni e le revisioni entrano nel concetto di esemplare ideale: i fogli con errori non impediscono alle copie che li contengono di non essere esemplari ideali  una delle difficoltà è quella dell’intenzionalità: non è ragionevole pensare che il tipografo o l’editore volesse commettere errori. deve decidere quali varianti sono stati veri e propri e quali sono le modifiche che sono subentrate dopo il processo che dalla copia >> libro. Deve distinguere tra ciò che è attribuibile a chi ha prodotto il libro e ciò che è dovuto ai possessori successivi. Esemplare ideale in bibliografia non ha alcuna relazione con problemi testuali, si riferisce alla caratteristiche materiali di un libro, no correttezza testo. il bibliografo da conto dei dati storici di un’edizione, non corregge gli errori del testo, non perfeziona il testo al di là dello stadio a cui sono pervenuti i responsabili di produzione. IL MATERIALE SU CUI LAVORA IL BIBLOGRAFO E’ LA FORMA: è LA RICOSTRUZIONE STORICA DELLA FORMA O DELLE FORME DELLE COPIE DI UN’IMPRESSIONE O DI UN’EMISSIONE, COMPRENDE TUTTI GLI STATI DI UN’IMPRESSIONE O DI UN’EMISSIONE, sia che siano intenzionali, sia che siano dovuti al caso > esclude le modifiche che sono verificate nelle copie non controllate dal tipografo o dall’editore. Rapporto tra legatura ed esemplare ideale. NORTON FACSIMILE. Partendo da 80 esemplari dell’in-folio shakespereano, nel 1968 Hinman ha cercato di creare un esemplare ideale >> si era reso conto che ogni copia dell’in-folio presentava stati anteriori e posteriori del testo. La riproduzione fotografica di qualsiasi copia avrebbe rappresentato quindi una riproduzione casuale dei fogli di stampa di quella copia. Hinman fotografa l’ultimo stato del testo di ogni pagina, quali che fossero le copie contententi di questi stati. Il NF quindi non è il facsimile di una copia

esistente ma un insieme di facsimili delle singole pagine. Non è un’edizione critica perché Hinman non ha apportato emendamenti editoriali al testo, egli ha esercitato il suo giudizio nel decidere quale dei testi di ciascuna pagina dell’in-folio dovesse rientrare nel suo facsimile. Ma è davvero un esemplare ideale come pensa Hinman? Definizione criticata: 1) il concetto bibliografico di esemplare ideale deve comprendere tutte le forme esistite; 2) perché si parli di esemplare ideale  è necessario che si presenti in una forma licenziata dal tipografo materialmente. Il facsimile di Hinman adempie al compito di individuare, tra le varie forme in cui il libro apparve, quella che ha più senso produrre ai fini della critica del testo. Bisogna ricordare però che gli studiosi e gli editori non si possono limitare alle forme corrette  devono avere completa conoscenza dei diversi stati del testo, fondamentali per una descrizione bibliografica. IN FILOLOGIA: in chiave ecdotica occorre andare oltre lo standard della descrizione bibliografica e procedere ad un’ulteriore astrazione: distinguere tra varianti anteriori e definitivi di stampa, valutare anche il contenuto testuale. Ai filologi interessa ricostruire il testo che corrisponde alle intenzioni autoriali, è necessario quindi cercare tutti gli stati definitivi della forma >> interessa sapere quali varianti di stato danno indicazioni su varianti d’autore e sulla loro cronologia. Come fare? Bisogna lavorare sulle FORME: studiare i diversi stati delle forme, riconoscere quali sono gli stati definitivi e quindi le lezioni definitive trasmesse dalle forme. Lavorare sulle forme significa capire come l’autore, se presente in tipografia, è intervenuto sulla forma e verificare se esistono varianti di stato che corrispondono a varianti autoriali. Dato un numero x di esemplari  studiando i fascicoli mediante collazione si individuano le varianti di stato che corrispondono alle lezioni definitive e quindi quali sono i fascicoli che portano le lezioni definitive. L’esemplare ideale è costituito proprio dai fascicoli che portano l’ultima lezione. Nel caso di varianti adiafore: bisogna distinguere tra varianti primitive e definitive, secondo valutazioni critiche che tengono conto dell’usus scribendi dell’autore. Esemplare ideale dell’edizione più autorevole costituisce testo-base dell’edizione critica, depurato però da errori  lezioni erronee ed errori tipografici che devono essere emendati.