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Esercizi di preparazione al primo esonero di Matematica (parte 2), Esercizi di Matematica Generale

Esercizi di Matematica con soluzioni

Tipologia: Esercizi

2018/2019

Caricato il 17/10/2019

Giorgia260296
Giorgia260296 🇮🇹

3.5

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bg1
Esercizi di preparazione al primo esonero di Matematica (parte 2)
1. a. Data f: R
R definita da


2x1xse3
)2,1()1,(xse
2xx
2x
),2(xse
2xx
2x
)x(f 2
2
,
dire se è continua e derivabile nel suo dominio.
b. Data f: R
R definita da
3x0x2
3x0xxe2
)x(f
x
,
dire se è continua e derivabile nel suo dominio.
2. Calcolare, se esistono, i seguenti limiti:
a.
x5,0
xπx
xexln
πx)earctan(
lim

b.
x38
xx2
xexxln
ee
lim

c.
2
54
0x xcos1
x2)x1ln(
lim
d.
2
32x3
0x xsin
1xxarctan2e
lim
2
e.
x
3x
0x 1xlim
f.
g.
xlnxlim
0x
h.
xsin
0x xlim
3. Calcolare i seguenti limiti, applicando il teorema di De L’Hôpital:
a.
1x
2x3e
lim 2x2
1x
2
b.
3
0x x
x2sinx2
lim
c.
)5x3ln(
1xxπcos
lim 4
2x
d.
x2
xe5xlim

4. a. Calcolare l’equazione della retta tangente al grafico della funzione f(x) =
3x2ln
nel suo punto di ascissa 2.
b. Determinare in quale punto la retta tangente al grafico della funzione
x5
e1)x(f
ha coefficiente angolare uguale a 10.
c. Mostrare che la retta tangente nell’origine al grafico di
xarctan)x(f
è la bisettrice
dei quadranti primo e terzo.
5. a. Determinare gli intervalli nei quali la funzione
1x
2x8x2
)x(f 2
2
è monotona.
b. Determinare il massimo e il minimo assoluto della funzione
7x3x)x(f 23
nell’intervallo [−2, 3].
c. Data la funzione f: [0, 3] → R definita da
2
x
e1x2)x(f
, determinare gli
intervalli di monotonia, gli estremi relativi (massimi e minimi relativi) e gli estremi
assoluti (massimo e minimo assoluto).
d. Determinare, se esistono, il massimo e il minimo assoluti della funzione f(x) = ln2x
nell’intervallo (0, e].
Attenzione: non è uno
dei limiti notevoli,
poiché x tende a 0+
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

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Esercizi di preparazione al primo esonero di Matematica (parte 2)

  1. a. Data f: R R definita da

3 se x 1 x 2

se x ( , 1 ) ( 1 , 2 ) x x 2

x 2

se x ( 2 , ) x x 2

x 2

f (x) 2

2

dire se è continua e derivabile nel suo dominio.

b. Data f: R R definita da 

2 x 0 x 3

2 e x x 0 x 3 f(x)

x

,

dire se è continua e derivabile nel suo dominio.

  1. Calcolare, se esistono, i seguenti limiti:

a.

0 , 5 x

x π x

x (^) lnx e

arctan(e ) x π lim 

 

b.

8 3 x

2 x x

x (^) lnx x e

e e lim  



c.

2

4 5

x (^01) cosx

ln( 1 x ) 2 x lim 

d.

2

3 x 2 3

x (^0) sinx

e 2 arctanx x 1 lim

2    

e.   x

x 3

x 0

lim x 1

 f.

x

x (^0) x

lim (^1)  

g. limxlnx x  0 

h.

sinx x 0

lim x 

  1. Calcolare i seguenti limiti, applicando il teorema di De L’Hôpital:

a. x 1

e 3 x 2 lim

2 x 2

x 1

2

 

b. 3 x (^0) x

2 x sin 2 x lim

c.

ln( 3 x 5 )

cos πx x 1 lim

4

x (^2) 

d.  

2 x x

lim x 5 e  

4. a. Calcolare l’equazione della retta tangente al grafico della funzione f(x) =ln  2 x 3 

nel suo punto di ascissa 2.

b. Determinare in quale punto la retta tangente al grafico della funzione

5 x f (x) 1 e

  

ha coefficiente angolare uguale a 10. c. Mostrare che la retta tangente nell’origine al grafico di f (x)arctanx è la bisettrice

dei quadranti primo e terzo.

  1. a. Determinare gli intervalli nei quali la funzione x 1

2 x 8 x 2 f (x) 2

2

 è monotona.

b. Determinare il massimo e il minimo assoluto della funzione f (x) x 3 x 7 3 2   

nell’intervallo [−2, 3].

c. Data la funzione f: [0, 3] → R definita da  

x^2 f (x) 2 x 1 e    , determinare gli

intervalli di monotonia, gli estremi relativi (massimi e minimi relativi) e gli estremi assoluti (massimo e minimo assoluto). d. Determinare, se esistono, il massimo e il minimo assoluti della funzione f(x) = ln

2 x nell’intervallo (0, e].

Attenzione: non è uno dei limiti notevoli, poiché x tende a 0

Suggerimenti e soluzioni

  1. a. Osserviamo, scomponendo il denominatore, che la funzione si può scrivere come

3 se x 1 x 2

se x ( , 1 ) ( 1 , 2 ) x 1

x 1 x 2

x 2

x x 2

x 2

se x ( 2 , ) x 1

x 1 x 2

x 2

x x 2

x 2

f (x) 2

2

Se x è diverso da – 1 e da 2, la funzione è ovviamente continua. I punti singolari sono, pertanto, – 1 e 2. Studio la continuità in tali punti.

   

lim f(x ) x 1

 

lim f(x ) x 1

, quindi x = – 1 è per f punto di discontinuità di

seconda specie.

limf(x) x 2



limf(x) x 2



, dunque x = 2 è per f punto di discontinuità di prima

specie.

La derivata di f è

se x ( , 1 ) ( 1 , 2 ) x 1

se x ( 2 , ) x 1

f'(x)

2

2 .

Essendo f discontinua in – 1 e in 2, in tali punti sarà anche non derivabile. Negli altri punti f è derivabile.

b. Se x è diverso da 0 e da 3, la funzione è ovviamente continua. I punti singolari sono, pertanto, 0 e 3. Esamino la continuità in tali punti. limf(x) 2 x 0



, lim f(x) 2 x 0

 

, f(0) = 2, quindi in 0 f è continua.

lim f(x) 2 e 3 3 x 3

  

, lim f(x) 2 e 3 3 x 3

  

, f(3) = 2, dunque x = 3 è per f punto di

discontinuità di terza specie (eliminabile).

Studio ora la derivabilità. La derivata è f '(x) 2 e 1

x   

 , per x ≠0 e x ≠ 3.

Essendo f discontinua in 3, in tale punto sarà anche non derivabile. limf'(x) 3 x 0

 ^ 

, limf'(x) 3 x 0

 ^ 

. Poiché questi due limiti vengono finiti e

uguali, f è derivabile anche in 0. Pertanto la derivata è: f '(x) 2 e 1 x     , per x ≠ 3.

  1. a. Il limite si presenta sotto la forma indeterminata 

, quindi lo risolviamo tramite il

confronto asintotico, considerando solo i termini che tendono più velocemente a

infinito: x

x

x (^) e

lim

 

 

x

x (^) e

lim , poiché 1 e

b. Il limite è della forma 

; lo risolviamo tramite il confronto asintotico:

e

lim e

e lim (^) x 3 x x

2 x

x

 

  1. a. Il limite si presenta sotto la forma indeterminata 0

. Applichiamo il teorema di De

L’Hôpital (le ipotesi sono verificate).

2 x

4 xe 3 lim

2 x 2

x 1

2  

 

b. Il limite è della forma 0

. Applicando tre volte il teorema di De L’Hôpital (le ipotesi

sono soddisfatte), il risultato è 3

c. Il limite è della forma 0

. Applicando il teorema di De L’Hôpital (le ipotesi sono

soddisfatte), si ottiene

3 x 5

4 cos πx sinπx π 1 lim

3

x 2

d. Il limite è della forma ^0. Come è noto, per poter applicare il teorema di De

L’Hôpital, la forma indeterminata deve essere 0

o 

, quindi dobbiamo trasformare

il limite in una di queste due forme.

Possiamo scrivere   2 x

x

2 x x (^) e

x 5 lim x 5 e lim   

 . Ora il limite è 

. Applicando il

teorema di De L’Hôpital, otteniamo:^0 2 e

lim (^2) x x

  1. a. y = 2x – 4. b. ln 2 5

x 0 

c. Essendo f(0) = 0 e f’(0) = 1, la retta tangente è y – 0 = 1 (x – 0), ossia y = x.

  1. a. La derivata è

2 2

2

x 1

81 x f '(x) 

. Essa è positiva se −1<x<1, negativa se x<−1 v x>1,

nulla se x = −1 v x = 1. Pertanto f è strettamente crescente nell’intervallo (−1, 1), strettamente decrescente nell’intervallo (−∞, −1) e nell’intervallo (1, +∞); in −1 è presente un punto di minimo relativo, in 1 è presente un punto di massimo relativo.

b. La funzione è continua in tutti i punti x reali. La derivata f '(x) 3 x 6 x 2   è definita

per ogni x, quindi non esistono punti di non derivabilità. I punti stazionari, ossia quelli che annullano la derivata, sono x = 0, x = 2, entrambi interni all’intervallo di studio [−2, 3]. Per determinare il massimo e il minimo, calcoliamo il valore della funzione  nei punti stazionari: f(0) = 7, f(2) = 3,  agli estremi dell’intervallo di studio: f(−2) = −13, f(3) = 7  nei punti di non derivabilità (che stavolta non esistono). Pertanto il massimo è 7 (assunto in 0 e in 3), il minimo è −13 (assunto in −2).

c. La funzione è continua in ogni punto appartenente all’intervallo di studio [0, 3].

La derivata  

2 x^2 f '(x) 4 x 2 x 2 e

    è definita e continua in ogni x [0, 3], pertanto non ci sono punti di non derivabilità. Per determinare gli intervalli di monotonia, studiamo il segno della derivata. Considerando l’intervallo di studio [0, 3], f’(x) risulta positiva per x [0, 1), negativa per x (1, 3]; l’unico punto stazionario è x = 1 (l’altro valore che annulla la derivata, ossia x = −1/2, non è interno all’intervallo di studio). Dunque, f è strettamente crescente in [0, 1), strettamente decrescente in (1, 3]. x = 1 è punto di massimo relativo; non esistono minimi relativi interni a [0, 3]. Per stabilire il minimo e il massimo assoluto, valutiamo f  nell’unico punto stazionario f(1) = e

 agli estremi dell’intervallo f(0) = −1, f(3) = 5e −

 nei punti di non derivabilità (questa funzione non ne ha). Pertanto il massimo assoluto della funzione è e

− , il minimo assoluto è −1.

d. La funzione è continua in ogni x (0, e]. La derivata è x

2 lnx f^ '(x).

L’unico punto stazionario è x = 1. Non esistono punti di non derivabilità. Per determinare l’eventuale massimo e minimo assoluti, valutiamo f: nel punto stazionario f(1) = 0

agli estremi dell’intervallo f(e) = 1,   

lim ln x 2 x 0 nei punti di non derivabilità (non ci sono). Pertanto il minimo della funzione è 0 (viene assunto in 1); non esiste il massimo assoluto, poiché sup(f) = +∞.