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Spiegazione esperimento thomas e chess, buss e plumin e la Rothbart ed il marshmellow task
Tipologia: Appunti
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Studio longitudinale Thomas e Chess Una delle più importanti teorie di riferimento per lo studio del temperamento è quella elaborata nel 1977 a New York da Thomas e Chess. Si tratta di uno studio longitudinale condotto su 38 bambini. I due studiosi hanno identificato 9 categorie del carattere, con lo scopo di comprendere in che modo tali aspetti si manifestassero nei bambini, definendone il temperamento. Le 9 dimensioni individuate sono: Livello di attività, ovvero quanto tempo il bambino passa in movimento Regolarità, quanto è prevedibile nei cicli di sonno e dei pasti Approccio-allontanamento, come risposta agli estranei Adattabilità al nuovo ambiente Soglia di sensibilità, minima per avere una risposta Intensità di reazione, con quanta energia risponde agli stimoli Qualità dell’umore Distraibilità Estensione dell’attenzione, per quanto tempo riesce a rimanere concentrato In base alla prevalenza di determinate categorie o di altre, i due studiosi individuano 3 tipologie di bambini: Bambini facili 40% manifestano comportamento stabile, alta adattabilità all’ambiente, regolarità nell’addormentamento e nell’alimentazione Bambini difficili 10% manifestano comportamento poco regolare, scarsa adattabilità all’ambiente, difficoltà nell’alimentazione e nel sonno, umore negativo Bambini a lenta attivazione 15% presentano inizialmente caratteristiche simili a quelle di un bambino difficile: si attivano lentamente, fino ad assumere un profilo simile a quello di un bambino facile Il restante gruppo di bambini, il 65%, non è classificabile in nessuna di queste categorie: ciò rappresenta la questione della variabilità individuale. Studio Buss e Plumin Una seconda teoria funzionale allo studio del temperamento è quella elaborata da Buss e Plumin nel
I due studiosi identificano tre dimensioni del temperamento strettamente correlate tra loro, dalle quali deriva l’acronimo EAS: -EMOTIVITA’ intesa come la risposta emotiva attivata dinanzi alle situazioni sociali che forma il nucleo centrale della personalità, ovvero il nevroticismo -ATTIVITA’ intesa come la quantità di tempo ed energia impiegati in movimento -SOCIEVOLEZZA intesa come la propensione dell’individuo a stare in compagnia con gli altri. Questa dimensione predice il successivo livello di introversione/estroversione che il bambino acquisirà in età adulta. Studio Rothbart e colleghi
Un'altra studiosa a dir poco fondamentale per la ricerca sul temperamento è sicuramente Mary Rothbart, che definisce il temperamento come relativamente stabile, basato primariamente su caratteristiche biologiche e su differenze individuali in reattività e autoregolazione. La reattività è un sistema involontario e passivo, e in esso rientrano item come il livello di affettività o dell’attività motoria agli stimoli esterni, ed è già osservabile nei primi mesi di vita del bambino. Il soggetto può rientrare in due diversi tipi di reattività: Overcontrol , che coincide ad un carattere piuttosto inibito che quindi presenterà una reazione controllata agli stimoli, una reactive inibition. Undercontrol , dove il soggetto appare piuttosto impulsivo e ha un approccio emotivo ai nuovi stimoli, anche detto reactive approach. L’autoregolazione o effortful control è caratterizzato da un insieme di processi mirati a regolare la reattività e a mantenerla sotto controllo. Questo è un processo tutt’altro che passivo, e in genere lo si può osservare nei bambini che vanno dai due anni di età in poi. Qui entra in gioco il controllo inibitorio, che è quell’abilità che ci permette di sopprimere una reazione dominante e impulsiva per permetterci di metterne in atto una più adatta alla situazione e al contesto sociale; Il controllo inibitorio insieme all’attenzione focalizzata rappresenta un processo fondamentale per l’autoregolazione. Lo sviluppo dell’autoregolazione non è sempre lineare e privo di difficoltà, poiché lo stile genitoriale può ostacolare il suo corretto sviluppo e avere diverse conseguenze. Ritardare una gratificazione: Marshmallow task L’esperimento messo in atto da Philipe Zimbardo è una rivisitazione dell’esperimento condotto da Walter Mischel sulla capacità di autoregolazione del bambino. Lo studio fu condotto su bambini di 4 anni ai quali veniva consegnato un marshmallow sul piatto. Se il bambino riusciva a resistere nel mangiarlo, ne poteva ricevere un altro in premio. Alcuni bambini agitano le braccia, lo annusano o si coprono gli occhi con le mani pur di resistere alla tentazione, mentre altri non riescono a resistere e lo mangiano. L’esperimento ha confermato l’ipotesi che l’età determina la capacità di differire la gratificazione.