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Differenza tra psicologia di Jung e Freud: inconscio e rottura amicizia, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

Questo testo illustra la differenza tra la psicologia di carl gustav jung e sigmund freud, in particolare la loro concezione dell'inconscio e la causa della loro rottura amicizia. Jung, che inizialmente fu un seguace di freud, sviluppò una visione diverso dell'inconscio, che includeva tracce dell'esperienza umana passata e presente, e non solo rimosse pulsioni. Una panoramica della loro amicizia, delle loro differenze filosofiche e della struttura della personalità secondo jung.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 12/07/2022

azzurra-mazzasette
azzurra-mazzasette 🇮🇹

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JUNG
La lettura dell'Interpretazione dei sogni di Freud porta Jung ad optare definitivamente per una interpretazione psicodinamica della malattia
mentale ma ben presto la sua amicizia con Freud viene meno; il motivo della rottura è il pansessualismo freudiano, che Jung non condivide.
• In Trasformazioni e simboli della libido (1912), infatti, lo psicologo svizzero interpreta la libido come un'energia vitale generale di natura
psichica - che ha fatto pensare ora alla «volontà» di Schopenhauer, ora allo «slancio vitale» di Bergson -, presente in tutto ciò che è tendenza
verso», quindi anche nella pulsione sessuale, che dunque ne sarebbe soltanto una delle componenti.
1913 Jung si dimette dall’Associazione psicanalitica
Un altro punto che differenzia, fin dall'inizio, la «psicologia analitica» (così Jung definisce la propria concezione) dalla psicanalisi freudiana,
è la diversa concezione dell’inconscio. Il contenuto dell'inconscio freudiano, pur includendo un nucleo di pulsioni ereditarie, espressioni
immediate dell'organizzazione corporea, è prevalentemente costituito da pulsioni rimosse durante l'esperienza psichica individuale e, come
tale, rappresenta solo un residuo del passato, recuperabile attraverso l'anamnesi terapeutica.
L'inconscio junghiano, viceversa, da una parte non esaurisce i propri contenuti nel rimosso individuale, ma porta nel più profondo
di sé le tracce delle esperienze di tutte le generazioni passate; è ricco di potenzialità creative rivolte verso il futuro, ed esprime
energie teleologicamente orientate.
Per Jung l'uomo, sia come personalità singola sia come specie, è in via di sviluppo, e tende verso la piena «autoattualizzazione».
Mentre Freud spiega il presente dell'uomo con il passato, Jung lo spiega prima di tutto in funzione del futuro anche se questo non vuol dire
che per Jung l'uomo non sia anche un prodotto del passato ma solo che questo passato non ci condiziona in modo esclusivo.
L’idea che nell’inconscio siano presenti tracce del vissuto dell’intera umanità che ci ha preceduto, lo spingono a studiare i sintomi nevrotici,
le fantasie allucinate dei folli e i simboli che affollano i loro deliri, attraverso l'utilizzazione di un immenso materiale di conoscenze tratte
dalla mitologia, dalle religioni, dai riti, costumi e credenze dei popoli primitivi, dai simbolismi oscuri e complessi, dai segreti della magia e
dell'alchimia.
Di qui anche un linguaggio assai diverso da quello sobrio, scientifico, razionale con cui Freud aveva comunicato la sua esplorazione
dell'inconscio; Jung, erede dell'anima mistica della cultura romantica tedesca, ama il linguaggio dell'immaginario, le grandi figurazioni
metaforiche, l'uso frequente di aggettivi in qualche modo complici del notturno dell'inconscio, come «oscuro», «misterioso», «numinoso».
Struttura della personalità:
Secondo Jung nella psiche si possono distinguere tre livelli o sistemi, separati tra loro ma interagenti:
IO
composto di percezioni, ricordi, pensieri e
sentimenti consci, è la dimensione cosciente della
psiche, e ad esso dobbiamo il senso di continuità
e di identità per il quale ci riconosciamo oggi le
stesse persone di ieri.
Inconscio personale
costituito da quei contenuti d'esperienza che, per
i loro effetti ansiogeni perché conflittuali con la
coscienza, o per la loro scarsa congruenza con il
tipo di personalità, … vengono respinti, rimossi o
ignorati dall’Io; grosso modo, corrisponde
insieme al preconscio e all'inconscio della
topologia freudiana.
Inconscio collettivo
- istanza che svolge un ruolo di
primaria importanza nello sviluppo
della psiche, poiché è su di essa che
Io e inconscio personale si vengono
costituendo
- trascende la storia individuale della
persona; esso è infatti il «luogo» in
cui si depositano le «memorie» del
passato ancestrale dell'umanità
- psichicità universale, comune a tutti
gli individui e a tutti i popoli, che si
trasmette per via genetica
< somiglianza della struttura
cerebrale in tutte le razze umane e
evoluzione comune garanti di
universalità
L’idea di un inconscio «transpersonale» era nata
in Jung quando al Burghölzli aveva studiato il
comportamento dei malati mentali, e si era reso
conto dell'insufficienza del riferimento ai vissuti
personali del malato a dare spiegazione dei
contenuti dei suoi deliri e delle sue fantasie
allucinate. Nelle visioni dello schizofrenico, ma
Jung lo avrebbe constatato anche nei sogni delle
persone normali, compaiono immagini che
rinviano ad una esperienza sovrapersonale, mai
stata cosciente nella storia dell'individuo, eppure
da lui ereditata da sempre, e di cui sono
ripercorribili le tracce, per esempio, nella
mitologia.
I contenuti dell'inconscio collettivo vengono detti
da Jung «archetipi» o «immagini primordiali».
Le principali opere che dedica all’argomento sono:
• Simboli della trasformazione
• Psicologia dell'inconscio (1917)
• Archetipi dell'inconscio collettivo (1934)
• Riflessioni teoriche sull'essenza della psiche
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Scarica Differenza tra psicologia di Jung e Freud: inconscio e rottura amicizia e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Filosofia solo su Docsity!

JUNG

La lettura dell' Interpretazione dei sogni di Freud porta Jung ad optare definitivamente per una interpretazione psicodinamica della malattia

mentale ma ben presto la sua amicizia con Freud viene meno; il motivo della rottura è il pansessualismo freudiano, che Jung non condivide.

• In Trasformazioni e simboli della libido (1912), infatti, lo psicologo svizzero interpreta la libido come un'energia vitale generale di natura

psichica - che ha fatto pensare ora alla «volontà» di Schopenhauer, ora allo «slancio vitale» di Bergson -, presente in tutto ciò che è tendenza

verso», quindi anche nella pulsione sessuale, che dunque ne sarebbe soltanto una delle componenti.

1913 Jung si dimette dall’Associazione psicanalitica

Un altro punto che differenzia, fin dall'inizio, la «psicologia analitica» (così Jung definisce la propria concezione) dalla psicanalisi freudiana,

è la diversa concezione dell’inconscio. Il contenuto dell'inconscio freudiano, pur includendo un nucleo di pulsioni ereditarie, espressioni

immediate dell'organizzazione corporea, è prevalentemente costituito da pulsioni rimosse durante l'esperienza psichica individuale e, come

tale, rappresenta solo un residuo del passato, recuperabile attraverso l'anamnesi terapeutica.

L'inconscio junghiano, viceversa, da una parte non esaurisce i propri contenuti nel rimosso individuale, ma porta nel più profondo

di sé le tracce delle esperienze di tutte le generazioni passate; è ricco di potenzialità creative rivolte verso il futuro, ed esprime

energie teleologicamente orientate.

Per Jung l'uomo, sia come personalità singola sia come specie, è in via di sviluppo, e tende verso la piena «autoattualizzazione».

Mentre Freud spiega il presente dell'uomo con il passato, Jung lo spiega prima di tutto in funzione del futuro anche se questo non vuol dire

che per Jung l'uomo non sia anche un prodotto del passato ma solo che questo passato non ci condiziona in modo esclusivo.

L’idea che nell’inconscio siano presenti tracce del vissuto dell’intera umanità che ci ha preceduto, lo spingono a studiare i sintomi nevrotici,

le fantasie allucinate dei folli e i simboli che affollano i loro deliri, attraverso l'utilizzazione di un immenso materiale di conoscenze tratte

dalla mitologia, dalle religioni, dai riti, costumi e credenze dei popoli primitivi, dai simbolismi oscuri e complessi, dai segreti della magia e

dell'alchimia.

Di qui anche un linguaggio assai diverso da quello sobrio, scientifico, razionale con cui Freud aveva comunicato la sua esplorazione

dell'inconscio; Jung, erede dell'anima mistica della cultura romantica tedesca, ama il linguaggio dell'immaginario, le grandi figurazioni

metaforiche, l'uso frequente di aggettivi in qualche modo complici del notturno dell'inconscio, come «oscuro», «misterioso», «numinoso».

Struttura della personalità :

Secondo Jung nella psiche si possono distinguere tre livelli o sistemi, separati tra loro ma interagenti:

IO

composto di percezioni, ricordi, pensieri e sentimenti consci, è la dimensione cosciente della psiche, e ad esso dobbiamo il senso di continuità e di identità per il quale ci riconosciamo oggi le stesse persone di ieri. Inconscio personale costituito da quei contenuti d'esperienza che, per i loro effetti ansiogeni perché conflittuali con la coscienza, o per la loro scarsa congruenza con il tipo di personalità, … vengono respinti, rimossi o ignorati dall’Io; grosso modo, corrisponde insieme al preconscio e all'inconscio della topologia freudiana. Inconscio collettivo

  • istanza che svolge un ruolo di primaria importanza nello sviluppo della psiche, poiché è su di essa che Io e inconscio personale si vengono costituendo
  • trascende la storia individuale della persona; esso è infatti il «luogo» in cui si depositano le «memorie» del passato ancestrale dell'umanità
  • psichicità universale, comune a tutti gli individui e a tutti i popoli, che si trasmette per via genetica < somiglianza della struttura cerebrale in tutte le razze umane e evoluzione comune garanti di universalità L’idea di un inconscio «transpersonale» era nata in Jung quando al Burghölzli aveva studiato il comportamento dei malati mentali, e si era reso conto dell'insufficienza del riferimento ai vissuti personali del malato a dare spiegazione dei contenuti dei suoi deliri e delle sue fantasie allucinate. Nelle visioni dello schizofrenico, ma Jung lo avrebbe constatato anche nei sogni delle persone normali, compaiono immagini che rinviano ad una esperienza sovrapersonale, mai stata cosciente nella storia dell'individuo, eppure da lui ereditata da sempre, e di cui sono ripercorribili le tracce, per esempio, nella mitologia.

I contenuti dell'inconscio collettivo vengono detti

da Jung «archetipi» o «immagini primordiali».

Le principali opere che dedica all’argomento sono:

• Simboli della trasformazione

• Psicologia dell'inconscio (1917)

• Archetipi dell'inconscio collettivo (1934)

• Riflessioni teoriche sull'essenza della psiche

archetipi = forme universali «rappresentanti unicamente la possibilità di un certo tipo di percezione e di azione», destinate a ricevere un contenuto solo all'interno dell'esperienza concreta dell'individuo, ed a diventare così dei «simboli». Es: tra le immagini archetipiche vi è quella della madre; ciò significa che ogni individuo, per il fatto che gli uomini da sempre hanno avuto una madre, porta in sé dalla nascita un'immagine preformata di una madre generica, come potenzialità ereditaria a fare esperienza di quella madre concreta e particolare da cui ognuno viene partorito. In questa ogni uomo riconosce l'espressione, incarnata nella propria singolare esperienza, dell'archetipo materno che porta innato in se stesso. Le esperienze che il singolo individuo viene facendo del mondo, dalla paura del buio e dei serpenti all'idea dell'esistenza di un essere supremo, sono in gran parte riconducibili ad un'ancestrale esperienza archetipica, rinvenibili nei miti, nei sogni, nelle opere d'arte, negli antichi riti e visioni. Anche i «complessi» tendono a formarsi sotto l'azione di un archetipo, che spesso funge da nucleo, intorno al quale vengono aggregandosi gli elementi psichici della costellazione in cui il complesso consiste. Ed è per questo che l'intero apparato della psiche, l'Io cosciente come l'inconscio personale, debbono alle strutture archetipiche così tanto della loro storia e dei loro significati. complesso = raggruppamento di sentimenti, pensieri, ricordi, immagini, che avviene nell’inconscio e che ha la proprietà di attrarre intorno a sé altri elementi psichici, venendo a costituire una «costellazione» dotata di una propria, attiva esistenza autonoma. Si tratta di specie di micropersonalità separate dalla personalità totale dell'individuo che influenzano i suoi comportamenti e le sue idee, e in certi casi possono emergere anche ai livelli della coscienza. Quando queste formazioni, di per sé fisiologiche, acquistano una forza tale da impadronirsi della vita cosciente e dominarla, allora si manifesta la patologia delle nevrosi o, più grave ancora, quella dissociazione della mente che è la schizofrenia. ➢ Persona: diverse maschere con le quali l'individuo si presenta nella vita sociale per svolgervi le funzioni ivi assegnategli. Essa risale a quelle esperienze ancestrali dell'umanità con cui questa ha imparato ad esistere socialmente. La Persona non corrisponde quasi mai alla vera personalità di un individuo, ma piuttosto la nasconde, facendolo apparire agli altri quale gli altri si aspettano che egli sia; è la sua personalità «pubblica» sovrapposta a quella «privata». Quando accade che un individuo si identifichi con la propria apparenza sociale, questo comporta la rinuncia ad essere se stesso, e l'appiattimento in una vita apparente e superficiale. ➢ Animus Sono rispettivamente la componente psicologica femminile dell'uomo e la componente psicologica maschile della donna. Gli uomini e le donne hanno imparato fin dai tempi più antichi ad assumere atteggiamenti e comportamenti caratteristici dell'altro sesso, gli uni femminilizzandosi, le altre maschilizzandosi; il che consente loro ancor oggi di afferrare e comprendere le rispettive nature, ma anche di cadere vittime di fraintendimenti e delusioni come accade quando un uomo o una donna proiettano la loro immagine archetipica di Donna e di Uomo su di una donna ed un uomo reali aspettandosi da loro certi comportamenti, senza tener conto del carattere individuale che fa di un uomo e di una donna, 'questo' uomo, 'questa' donna. ➢ Anima ➢ Ombra: componente psicologica «animalesca» dell'uomo, e dunque i suoi istinti vitali che, quando appaiono nella coscienza nella forma di pensieri e sentimenti moralmente o socialmente riprovevoli, vengono rimossi nell'inconscio personale. Costituisce anche la riserva di energie fresche e genuine senza le quali l'uomo mancherebbe di creatività, e pertanto una sua eccessiva repressione renderebbe assai squallida e piatta l'esistenza umana, per non parlare del fatto che, quanto più repressa, tanto più l'Ombra diviene bestiale e destinata a prorompere in manifestazioni violente e crudeli cristianesimo : tra le religioni la più repressiva dell'Ombra, che esso «è lordo di sangue più di qualsiasi altra religione», e aggiunge che «il mondo non ha mai conosciuto guerre più cruente di quelle combattute tra le nazioni cristiane» Nell’opera Tipi psicologici (1921) Jung completa la sua teoria della personalità introducendo la distinzione tra i due atteggiamenti principali secondo cui si dirige la «libido» di un individuo: l'«estroversione» e l'«introversione» ➢ estroverso è colui la cui libido è orientata prevalentemente verso fatti, persone e situazioni del mondo esterno; ➢ introverso chi tende a raccogliersi nel proprio mondo interiore Pur non potendo coesistere simultaneamente nella coscienza, questi due atteggiamenti sono presenti ambedue in ogni individuo, che è più o meno introverso o estroverso, ma mai esclusivamente l’una o l'altra di queste due cose; generalmente, secondo Jung, colui che coscientemente è estroverso, nell'inconscio è introverso, e viceversa. «pensiero» e «sentimento» funzioni «razionali» < fondate su ragionamento e giudizio «sensazione» e «intuizione» funzioni «irrazionali» < dipendenti da stimoli esterni alla coscienza o addirittura ignoti Si potranno avere tanti tipi psicologici quante sono le combinazioni possibili tra i due atteggiamenti e le quattro funzioni: il tipo intellettuale introverso o estroverso, il tipo sentimentale introverso o estroverso, il sensitivo e l'intuitivo, a loro volta estroversi o introversi. l'uomo, sia come personalità singola sia come specie, è in via di sviluppo, e tende verso la piena autoattualizzazione ruolo fondamentale ha il percorso di individuazione la cui dinamica viene descritta ne L'Io e l'inconscio (1945): individuazione = processo attraverso il quale le strutture della personalità, dalla Persona all'inconscio collettivo, vengono progressivamente differenziandosi al proprio interno facendosi sempre più complesse, arricchendo così la gamma delle loro espressioni In questo processo tutti gli aspetti della personalità debbono potersi sviluppare adeguatamente, integrandosi e armonizzandosi reciprocamente il termine ad quem di questo cammino dell'individuazione è la realizzazione del «sé», ossia l'integrazione dei contenuti inconsci nella coscienza L'Io deve lasciarsi invadere dall'inconscio per estendere i confini della sua stessa realtà. Al posto del vecchio Io, scisso, parziale, immemore della dimensione archetipica del proprio passato, simile ad una pianta senza radici, subentra il «sé», nuovo centro della personalità, intorno a cui si unificano tutti gli altri sistemi, in un nuovo equilibrio tra di essi e con esso. L'età nella quale l'archetipo del «sé» si manifesta alla coscienza non può che essere quella della maturità; perché i vari aspetti della personalità siano giunti ad una individuazione adeguata, infatti, occorre aver raggiunto la metà della vita, quando il prevalere degli interessi spirituali su quelli «materiali» dell'adattamento alla realtà esterna mette in condizioni l'individuo di scoprire progressivamente l'essere umano universale che è in tutti, e di avviare l'assimilazione dell'Io ad una personalità più ampia