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gestire la classe e resilienza, Dispense di Pedagogia

Power point sugli argomenti in oggetto

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 09/06/2018

Teacher.ma
Teacher.ma 🇮🇹

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Gestione della classe e delle
problematiche relazionali
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Gestione della classe e delle

problematiche relazionali

  • (^) Teorie relazionali con riferimento alla gestione della classe:
    • (^) le relazioni a scuola
      • (^) relazione insegnante/alunno
      • (^) relazione alunno/alunno
      • (^) relazione insegnante/famiglia
      • (^) relazioni insegnante/insegnante
    • (^) complessità relazionale
    • (^) nuovi modelli relazionali
  • (^) Confronto tra pratiche didattiche
  • (^) Vademecum di buone prassi

La scuola è il contesto formativo in cui la relazione educativa si presenta in tutta la sua complessità. In ambito scolastico si perseguono finalità di formazione e di istruzione , che rendono indispensabili relazioni (dirigente, insegnanti- alunni-famiglia, personale ATA, psicopedagogista, Enti Locali, esperti esterni) che devono convergere e armonizzarsi. Nella scuola-comunità si presta attenzione non solo ai risultati ottenuti, all’efficacia e all’efficienza, ma principalmente alla qualità delle relazioni e pertanto si praticano collaborazione, corresponsabilità, dialogo e rispetto reciproco.

LA RELAZIONE INSEGNANTE-ALUNNO

La dominanza : Sicurezza Autorevolezza Determinazione senza prevaricazione Favorire la relazione interpersonale La cooperazione : Apprendimento cooperativo

Ogni classe ha una propria fisionomia, non statica, ma continuamente in divenire. A determinarla concorrono molti elementi interdipendenti che influiscono sulla qualità del clima relazionale. La coesione del gruppo, la positività delle relazioni all'interno della classe non sono un punto di partenza, ma un obiettivo al quale continuamente tendere. La coesione del gruppo-classe, la positiva relazionalità che s'instaura al suo interno non è perciò frutto del 'caso', certamente incidono alcune variabili costitutive (rapporto maschi/femmine, scolarizzazione pregressa, maturità dei singoli...), ma il contributo determinante lo danno gli insegnanti con il loro modo d'intendere e di vivere l'esperienza scolastica.

La Scuola ha lo scopo di promuovere oltre al sapere anche la dimensione affettiva, emotiva e socio-relazionale degli allievi. L’ educazione socio-affettiva trae i suoi presupposti teorici dalla psicologia umanistica di Rogers e Maslow e dalle metodologie di Gordon. Il sentirsi un individuo unico, facente parte di un gruppo che insieme a lui si evolve, permette di soddisfare i bisogni di sicurezza , di appartenenza e di fiducia che sono fondamentali per soddisfare il bisogno di conoscenza. L’ educazione socio-affettiva trasmette agli alunni alcune competenze e capacità psicologiche in modo da affrontare meglio i problemi legati alla vita scolastica e familiare, andando più a fondo nella conoscenza e comprensione di se stessi e delle proprie interazioni con gli altri.

La relazione educativa si compie come relazione di aiuto , cioè come un rapporto in cui una persona si attiva per facilitare la crescita e la maturità dell’altro che non si configura come soggetto da manipolare, ma come persona capace di autocompimento e di autorealizzazione. La relazione di aiuto poggia su tre condizioni fondamentali: la congruenza , l’ accettazione positiva incondizionata e l’ empatia.

La congruenza consiste nella consapevolezza del facilitatore dei propri sentimenti e vissuti, come emergono nella relazione con il soggetto, senza negarli o distorcerli. L’accettazione positiva incondizionata poggia sul rispetto per la persona riconosciuta come unica e originale, nella sua totalità, con difetti e qualità, senza critiche o valutazioni. L’ empatia è la dimensione che più specificatamente deve connotare un’autentica relazione di aiuto, indica la capacità di mettersi nei panni dell’altro , di coglierne con sincerità e rispetto mondo interiore e contenuti emozionali e cognitivi, per avviare una comprensione autentica. L’empatia è la via maestra perché l’educando giunga alla coscienza delle sue emozioni e degli aspetti di sé sconosciuti o rimossi per avviare un processo di autovalutazione e di cambiamento.

La prima parola chiave per conciliare i conflitti è tolleranza , cioè capacità di accettare e rispettare le diversità. Ognuno ha le proprie idee e i propri modelli di comportamento. Ilsegreto per instaurare buone relazioni e superare i conflitti sta nella capacità di concepirli in termini di relatività. Comprendere le regole e i modelli degli altri permette di comprenderli e evitare inutili sprechi di tempo e di energia. Relazionarsi solo secondo i propri modelli, senza conoscere e rispettare quelli degli altri, rende inevitabile il conflitto.

La seconda parola chiave è creare un'atmosfera di confronto e di dialogo, di reciproca fiducia e condivisione. Quando l'atmosfera è serena e le finalità chiare, ognuno è più aperto e disposto a dare il meglio di sé. E' vero che alle volte basta la presenza di uno o due colleghi disfattisti o polemici per guastare l'esito di una riunione. Tuttavia è anche vero che sono sufficienti uno o due colleghi positivi e decisi per neutralizzarne l'impatto e riportare l'armonia. Spesso i disfattisti e i polemici non sono realmente negativi, ma sono prigionieri di abitudini e paure che si esprimono in modo più forte e deciso delle istanze positive di altri membri del gruppo. Se si comprende che il loro attacco è un grido di dolore personale e una implicita richiesta di attenzione, si può o trasformarlo in uno stimolo positivo per la discussione oppure emarginarlo senza che inquini il clima del gruppo.

La scuola e gli insegnanti hanno un ruolo

essenziale nella formazione delle future

generazioni: si creano pertanto inevitabili

aspettative della famiglia nei confronti della

scuola e viceversa degli insegnanti nei

confronti di alunni e famiglie.

Molto spesso le due ottiche sono molto

differenti e genitori e insegnanti non

riescono a trovare forme di “alleanza

educativa”.

Nell’incontro tra i due sistemi educativi, rispettivamente rappresentati dalla scuola e dalla famiglia, diventa possibile delineare le reciproche aspettative. L’ insegnante può conoscere meglio gli alunni soprattutto se ha la possibilità di confrontarsi con i loro genitori. Gli alunni non possono essere educati a settori ma in modo globale, così da poter crescere come persone capaci di compiere delle scelte in un mondo che si apre ai loro occhi con una vastissima gamma di proposte e di possibilità. Quindi tra insegnanti e genitori deve potersi sviluppare un vero patto che consenta ad entrambi di conoscere i percorsi a scuola e a casa dei ragazzi, tanto da poter costruire insieme il loro futuro.

Eventuali disaccordi tra i due microsistemi

(team docente – famiglia) determinano piccole

questioni irrisolte. Le incomprensioni sul piano

educativo, quando ci sono, possono essere

legate alla pretesa di entrambe le parti di essere

nel giusto a tutti i costi, pena il dover

ammettere di aver commesso qualche errore.

In sostanza, ognuno dei due sistemi sembra

voler lottare per non modificarsi.

Nel sistema complesso di persone che interagiscono all’interno della scuola l’elaborazione del proprio sé riguarda tutti i componenti che a loro volta si misurano con un contesto sfaccettato, dinamico e fluido, che può incidere in maniera significativa sulla loro persona e non solo in riferimento all’attività professionale. Essere consapevoli di tutti questi aspetti della relazione in classe aiuta il docente a costruire un ambiente emotivo favorevole all’apprendimento e alla conoscenza e ad affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà relazionali e motivazionali che caratterizzano spesso il lavoro scolastico.