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riassunto dei primi cinque capitoli del saggio di Nicoletti su Foscolo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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1. Foscolo e il sentimento dei tempi nuovi In questa sezione, l’autore sottolinea come Ugo Foscolo abbia sempre rivendicato per le sue opere, siano esse versi, romanzi o scritti di tattica, una finalità politica e un’utilità per l’Italia. Nonostante le accuse di estetismo neoclassico, Foscolo manifesta fin dalle prime prove un profondo
Superamento del "chierico letterato": Foscolo rompe con la figura tradizionale del letterato isolato, rifiutando la separazione tra l'io lirico e la realtà storica e politica. Egli si immerge nel "pelago della storia" senza però rinunciare alla severa disciplina dell'arte poetica. L’inquietudine dell’esule: La sua personalità è segnata da una profonda "irrequietezza" , derivante dalla sua condizione di individuo sradicato ed esule, tipica di un intellettuale che vive in un’età di transizione tra due secoli. Identità e Patria: Seguendo le tracce di Alfieri e Parini, Foscolo ridiscute continuamente la propria identità di scrittore. Pur essendo debitore della cultura laica del Settecento, rifiuta il cosmopolitismo illuminista a favore di una visione moderna radicata nell’ idea di patria , vista come un legame profondo e non solo filosofico. Jacopo Ortis come simbolo: Il personaggio di Ortis viene definito il primo vero eroe dell'Ottocento, poiché interpreta i "tempi nuovi" e inaugura il secolo dell'idealismo patriottico e dell'agire eroico.
2. Un classicismo impegnato Il secondo paragrafo analizza il rapporto di Foscolo con la tradizione classica, che non è mai vissuta come un esercizio accademico, ma come uno strumento di identificazione culturale. Legittimazione biografica: Foscolo trae alimento per il suo classicismo dal proprio dato biografico, ovvero la nascita nelle isole Ionie, che gli permette di sentirsi un "greco" moderno. Influenza di Vico e dei "primitivi": Attraverso una rilettura dello storicismo vichiano , Foscolo concepisce una poesia lirica ispirata ai "poeti primitivi" di tutte le nazioni, i quali dettavano con i loro poemi la teologia, la politica e la storia ai popoli. Il valore del Mito: La "favola" (il mito) acquista un valore perenne di testimonianza etico-civile. Foscolo cerca di recuperare questa radice religiosa della poesia per superare l'astrattismo del cosmopolitismo giacobino e il rischio di una letteratura servile ai regimi. Poesia come persuasione: La poesia non deve procedere per logica, ma per "pitture sensibili" e "allegorie" capaci di persuadere il lettore. Essa nasce dall'accordo tra il "passionato" (il sentimento) e il "mirabile" (l'elemento mitico-simbolico). Verso una "Religione Civile": Questa teorizzazione, che trova massima
civile e militante. Tale modello di scrittura si fonda su valori sociali supremi come il "vero", il "bello", la "civiltà" e l' "indipendenza".
1.La formazione letteraria e il sogno rivoluzionario, da Zante a Venezia (1778-1797) La genesi di un esule: tra Zante e Spalato (1778-1792) La parabola biografica e intellettuale di Nicolò (Ugo) Foscolo inizia il 6 febbraio 1778 a Zante , isola greca allora sotto il dominio veneziano. Figlio di Andrea, un medico di origini veneziane, e di Diamantina Spathis, una donna greca, Foscolo incarna fin dalla nascita quell'unione tra cultura classica e identità italiana che segnerà tutta la sua opera. La sua infanzia è caratterizzata da continui spostamenti: nel 1785 la famiglia si trasferisce a Spalato , in Dalmazia, dove il padre assume l'incarico di protomedico dell'ospedale militare. Qui Ugo inizia i suoi primi studi presso il seminario locale, mostrandosi uno scolaro "irrequieto" , ma già proiettato verso lo studio delle lingue classiche sotto la guida del sacerdote Francesco Gianuizzi. Tuttavia, questo periodo di relativa stabilità si interrompe bruscamente nel 1788 con la morte improvvisa del padre, che lascia la famiglia in gravi difficoltà economiche, costringendo i figli a dividersi temporaneamente tra parenti a Zante e Corfù. Il difficile "noviziato" veneziano (1793-1796) Nei primi mesi del 1793 , all'età di quindici anni, Foscolo raggiunge definitivamente la madre a Venezia , stabilendosi in una casa a Campo delle Gatte. L'integrazione nella città lagunare non è semplice: il giovane deve fare i conti con la povertà della famiglia e con una formazione scolastica incerta che non gli permette ancora di padroneggiare la lingua italiana in modo adeguato alle sue precoci ambizioni letterarie. Foscolo vive questo periodo come un "disadattamento giovanile" , descrivendosi anni dopo come un ragazzo "caparbio" e "infermo spesso per malinconia", che fuggiva dalle scuole tradizionali per dedicarsi a un fervido autodidattismo. Nonostante ciò, frequenta la scuola di San Cipriano a Murano, dove incontra l'abate Angelo Dalmistro, e le "pubbliche scuole" degli ex gesuiti, avendo come insegnante di greco Giambattista Galliccioli. La vera svolta avviene a sedici anni, quando scatta in lui una volontà ferrea di studiare e di emergere nell'ambiente culturale veneziano, allora in una fase di decadenza ma ancora vivace dal punto di vista editoriale. L'ascesa nei salotti e la strategia culturale Spinto da un "irrefrenabile desiderio di emergere", Foscolo inizia a frequentare le grandi biblioteche, come la Marciana , e i più prestigiosi salotti letterari. Di particolare rilievo è l'incontro con Isabella Teotochi Albrizzi , nel cui salotto il giovane può confrontarsi con poeti affermati come Ippolito Pindemonte e Aurelio Bertòla. In questo contesto, Foscolo mette in atto una vera e propria "strategia di affermazione culturale", cercando la legittimazione di maestri come Melchiorre Cesarotti , che frequenta a Padova nell'estate del 1796.
già cosmopolita, capace di spaziare dai classici (Omero, Platone) ai moderni (Rousseau, Locke, Young, Gray). In questi anni avviene anche il suo esordio poetico con la "Raccolta Naranzi" , quarantuno componimenti dedicati a un amico d'infanzia che, pur risentendo ancora dei modelli arcadici e anacreontici, mostrano già i primi segni della sensibilità foscoliana e del tema della morte. Il sogno rivoluzionario e il "tradimento" di Campoformio
profondamente rielaborata solo tra il 1801 e il 1802, dopo il definitivo rientro a Milano. Questa seconda stesura è nutrita da esperienze biografiche cruciali: L'incontro a Firenze con Isabella Roncioni , musa ispiratrice della sensibilità ortisiana. L'intensa e complessa relazione con Antonietta Fagnani Arese a Milano. Il trauma del suicidio del fratello Gian Dionisio , avvenuto nel dicembre 1801.
3. Foscolo soldato: tra ferite e discorsi politici La militanza di Foscolo non è solo intellettuale ma anche fisica. Nel 1799 si arruola come volontario nella Guardia Nazionale di Bologna, partecipando a scontri dove viene ferito a una coscia (a Cento). Segue poi le truppe nel drammatico assedio di Genova (luglio 1799 - giugno 1800), un'esperienza di privazioni e pericoli descritta vividamente nelle sue lettere.
orgogliosa dedica a Napoleone, intesa come un monito al "conquistatore" affinché rispettasse la libertà italiana. Dopo la battaglia di Marengo, rientra a Milano con il grado di capitano aggiunto allo Stato Maggiore.
Tra il 1802 e il 1803, Foscolo porta a compimento la sua prima grande stagione poetica.
Destefanis e poi Agnello Nobile) raccoglie i celebri dodici sonetti e le
diventeranno il canone della sua lirica.
quest'opera mostra un Foscolo "cittadino" che denuncia con forza la corruzione della Repubblica Cisalpina e l'oppressione francese.
commento del carme di Catullus (da Callimaco), un'opera di vasta erudizione dove Foscolo inizia a teorizzare la funzione civile e mitica della
3.la composizione dei sepolcri, la cattedra di Pavia, le battaglie letterarie (1804-1812) esamina un periodo di grande mobilità per Foscolo, segnato da missioni militari all'estero, prestigiosi incarichi accademici e crescenti tensioni con l'ambiente letterario milanese. La missione in Francia e la nascita di Floriana (1804-1806) Dopo aver richiesto il rientro in servizio attivo, Foscolo viene nominato capitano di fanteria e destinato alla Divisione italiana impegnata nel nord della Francia (tra Valenciennes, Lille e Calais) per il fallito tentativo di invasione dell'Inghilterra. Durante questo biennio (1804-1806), pur impegnato nella vita di guarnigione, Foscolo prosegue la sua ricerca letteraria: lavora alla traduzione
sciolti. In questo periodo incontra la giovane inglese Fanny Hamilton , dalla cui
relazione nascerà l'unica figlia del poeta, Floriana , che lo assisterà con devozione durante gli anni dell'esilio londinese.
Nel marzo 1806, stanco della vita militare in Piccardia, Foscolo ottiene una licenza e rientra in Italia. Durante il viaggio di ritorno sosta a Parigi, dove incontra il giovane Alessandro Manzoni , che aveva da poco pubblicato il
ritrova gli amici di sempre: la Teotochi Albrizzi a Treviso, Cesarotti a Padova e Ippolito Pindemonte a Verona. Proprio dall'interlocuzione con Pindemonte,
L'esperienza accademica a Pavia (1808-1809) Nel marzo 1808, Foscolo ottiene la cattedra di Eloquenza presso l'Università di Pavia. Qui pronuncia, nel gennaio 1809, la celebre lezione
universitaria è brevissima: poco dopo la sua nomina, il governo abolisce le cattedre di eloquenza in tutto il Regno, costringendo Foscolo a concludere i suoi corsi dopo poche settimane di lezione.
Tornato a Milano nel 1810, Foscolo si trova in aperto conflitto con l'entourage intellettuale legato al potere napoleonico. La rottura con Monti: Gli attacchi polemici dei suoi avversari (tra cui Urbano Lampredi) e le tensioni sulla traduzione dell'Odissea di Pindemonte portano a una definitiva e insanabile rottura con Vincenzo Monti , fino ad allora considerato il suo principale punto di riferimento. L'insuccesso teatrale: Il 9 dicembre 1811 viene rappresentata alla
sperato e suscita sospetti politici: i critici intravedono nella figura di Agamemnone un'allusione a Napoleone e in quella di Aiace il generale Moreau. La censura: A causa di queste presunte allusioni anti-napoleoniche, il viceré vieta ogni ulteriore replica della tragedia, sospendendo i censori che l'avevano autorizzata. Sempre più isolato e sotto stretta sorveglianza, Foscolo decide di lasciare Milano nel 1812. Dopo brevi soggiorni a Venezia, Padova e Brescia, si stabilisce temporaneamente a Firenze , cercando rifugio in una nuova stagione di studi e creazione poetica. 4.da Firenze a Milano: le grazie e l’abbandono dell’Italia (1812-1815) descrive l'ultima stagione italiana di Foscolo, vissuta tra un'intensa creatività poetica e il definitivo tracollo politico del regime napoleonico.
1. Il soggiorno fiorentino e la "Donna Gentile" (1812-1813) Foscolo lascia Milano nell'agosto del 1812 e, dopo brevi soste in Emilia, si stabilisce a Firenze. Qui ritrova un'atmosfera serena e stimolante, frequentando il prestigioso salotto della contessa d'Albany (già compagna di Alfieri) e legandosi profondamente a Quirina Mocenni Magiotti. Definita dal poeta la "Donna Gentile", Quirina diventerà un punto di riferimento fondamentale, sostenendolo con affetto e aiuti finanziari anche durante i difficili anni dell'esilio.
romanzo. L'arrivo a Londra e il successo iniziale (1816-1817) Munito di un passaporto inglese, Foscolo lascia la Svizzera e, attraverso la Germania e il Belgio, sbarca in Inghilterra il 12 settembre 1816. L'accoglienza iniziale nella società londinese è straordinaria: viene introdotto nei circoli dell'aristocrazia liberale (come Holland House ) e stringe rapporti con influenti letterati e politici. Nel 1817, presso l'editore John Murray, pubblica l'edizione definitiva
editoriale in tutto l'Ottocento. In questi primi anni inglesi, Foscolo si dedica anche alla politica attiva, scrivendo in difesa delle isole Ionie (sua terra d'origine) contro il protettorato britannico. L'attività di critico e saggista Costretto a guadagnarsi da vivere a causa di uno stile di vita dispendioso e di investimenti poco oculati, Foscolo intensifica la sua collaborazione con prestigiose riviste come la «Edinburgh Review» e la «Quarterly Review». Questa attività forzata produce alcuni dei suoi contributi critici più importanti:
studio moderno del poeta.
dei classici. In questo periodo ritrova anche la figlia Floriana (nata dalla relazione con Fanny Hamilton in Francia), che lo assisterà con devozione fino alla fine. Il declino e la morte a Turnham Green (1821-1827) Gli ultimi anni sono segnati dal tracollo finanziario e da una salute sempre più precaria. Per sfuggire ai creditori, Foscolo è costretto a cambiare continuamente domicilio, vivendo in vari quartieri londinesi (Kensington, Saint John’s Wood) e costruendo la dispendiosa villa Digamma Cottage. Nonostante la miseria, prosegue il lavoro intellettuale, curando edizioni di
da Mazzini nel 1840. Malato di idropisia, Ugo Foscolo muore a Turnham Green il 10 settembre 1827, all'età di 49 anni. Inizialmente sepolto nel cimitero di Chiswick, le sue spoglie furono traslate nel 1871 nella basilica di Santa Croce a Firenze , consacrandolo definitivamente come uno dei "padri della patria".
1.i maestri e amici della prima formazione letteraria. Il piano di studi analizza il quinquennio veneziano di Ugo Foscolo (1793-1797), un periodo di straordinaria importanza per la sua maturazione culturale e politica prima della partenza per Milano.
. L’arrivo a Venezia e le difficoltà iniziali Foscolo giunge a Venezia da Zante nei primi mesi del 1793 , ancora adolescente. L’integrazione nella città lagunare è inizialmente difficile, segnata dalle precarie condizioni economiche della famiglia (guidata dalla madre Diamantina, rimasta vedova) e da una formazione scolastica incerta ricevuta tra la Grecia e Spalato. In particolare, il giovane fatica a
padroneggiare la lingua italiana in modo adeguato alle sue precoci e ambiziose aspirazioni letterarie. Tra istruzione formale e autodidattismo Sebbene le notizie sui suoi studi ufficiali siano scarse, le fonti citano la frequentazione del seminario di San Cipriano a Murano , sotto la guida dell’abate Angelo Dalmistro , e delle "pubbliche scuole" degli ex gesuiti, dove ha come insegnanti il giureconsulto Ubaldo Bregolini e il grecista Giambattista Galliccioli. Tuttavia, Foscolo stesso, in una lettera del 1808, descrive questo periodo come un momento di "disadattamento giovanile" superato grazie a un "produttivo autodidattismo". Egli dichiara che solo a sedici anni scoccò in lui la ferrea volontà di studiare, rompendola con i maestri e fuggendo dalle scuole per navigare "da me" nel sapere.
. La strategia di affermazione e i circoli intellettuali L’epistolario foscoliano, che si apre nel 1794, rivela una lucida strategia di affermazione culturale. Il giovane scrittore si muove con perizia tra diversi ambienti: Ambiente bresciano e cesarottiano: Stringe legami con allievi di Melchiorre Cesarotti, come Gaetano Fornasini e Luigi Scevola, che rappresentano la futura classe dirigente rivoluzionaria influenzata dal democraticismo francese. Salotti letterari: Fondamentale è l’ingresso nel salotto di Isabella Teotochi Albrizzi (probabilmente alla fine del 1794), dove Foscolo incontra i principali letterati del tempo, tra cui Ippolito Pindemonte e Aurelio de' Giorgi Bertòla. Biblioteche e dotti: Frequenta la Marciana , entrando in contatto con l’esperto bibliotecario Jacopo Morelli. . I grandi modelli: Cesarotti e Alfieri Foscolo identifica in Melchiorre Cesarotti un "uomo di genio" e un punto di riferimento fondamentale, frequentandone le lezioni a Padova nell'estate del 1796 con grande rispetto e gravità. Parallelamente, emerge il mito di Vittorio Alfieri , che per il giovane rappresenta non solo un esempio letterario, ma un simbolo politico e una forza d'urto contro il cosmopolitismo e l'ideologismo cesarottiano.
opere già eseguite o in corso. Questo scritto è rappresentativo di un'epoca di trapasso, bilanciata tra modernità e tradizione , classicismo e illuminismo preromantico.
Il romanzo: Menziona i modelli di Richardson, Rousseau e Goethe, oltre
strato primitivo (o proto-Ortis) del suo futuro capolavoro. La lirica classica e moderna: Include riferimenti a Saffo, Orazio, Anacreonte e contemporanei come Savioli. L'impegno civile: I titoli elencati suggeriscono già un'impostazione tematica orientata alla denuncia etico-politica, influenzata dalle recenti letture bibliche, dantesche e pariniane.
2. la “raccolta Naranzi” e la produzione poetica giovanile
Intertestualità: Dimostra un perfetto adeguamento ai modelli poetici più avanzati dei contemporanei, come Monti , Cesarotti e Bertòla. Pessimismo cosmico: Il componimento supera il semplice descrittivismo settecentesco per approdare a una riflessione cosmico- esistenziale. Attraverso la visione allegorica di una tempesta, Foscolo esprime una sensibilità quasi apocalittica e una visione del mondo fortemente pessimistica.
immagini (la morte precoce, la scelta autodistruttiva) che preannunciano
3.l’esordio teatrale: il Tieste ripercorre la genesi e il clamoroso successo della prima opera drammatica di Ugo Foscolo, sottolineandone le implicazioni letterarie e politiche.
. Composizione e successo della "prima"
dichiarando anni dopo di averlo scritto con la "foga e l'ardire della sua gioventù" al ritmo di "un atto al giorno". Il soggetto, tratto dal mito classico, era già stato affrontato da autori come Crébillon e Voltaire. La tragedia fu rappresentata per la prima volta il 4 gennaio 1797 al teatro San Angelo di Venezia dalla compagnia di Giuseppe Pellandi. Il successo fu straordinario: l'opera ottenne nove repliche consecutive , un risultato notevole per l'epoca, probabilmente favorito anche dal sostegno di una "claque" formata dai compagni di fede politica dell'autore.
. Il rapporto con Cesarotti e il modello alfieriano Sebbene Foscolo avesse cercato l'appoggio di Melchiorre Cesarotti durante la fase di composizione, al momento della messa in scena ignorò i consigli del maestro padovano, che riteneva ci fosse "molto da correggere". Solo dopo la recita, Foscolo inviò a Cesarotti una serie di osservazioni critiche sulla propria opera, quasi come un "aggravio di coscienza".
rigorosamente le unità aristoteliche e impiega soli quattro personaggi, ponendosi come una risposta coerente al decalogo tragico di Alfieri. Oltre alla matrice alfieriana, gli studiosi rintracciano nell'opera suggestioni derivanti dalla ferocia del teatro di Seneca e dai drammi francesi contemporanei.
. Trama e valenza politica La tragedia mette in scena lo scontro tra il tiranno Atreo e suo fratello Tieste, che torna ad Argo dopo un lungo esilio. La vicenda culmina nel delitto orroroso di Atreo, che spinge il fratello a bere il sangue del proprio figlioletto, portando Tieste al suicidio finale. Al di là del tema anti-tirannico astratto, l'opera possiede una forte carica militante : Allusioni contemporanee: Lo scontro tra il realismo spregiudicato di Atreo e il timido tentativo riformatore del "re-cittadino" Tieste rifletteva i dibattiti dei circoli filogiacobini veneziani del tempo. Denuncia politica: Il dramma conteneva un'implicita denuncia delle istituzioni della moribonda oligarchia dogale di Venezia.
Il paragrafo si conclude citando un altro titolo del teatro tragico foscoliano,
"recitabile ma da non istamparsi", la sua attribuzione a Foscolo rimane dibattuta tra gli studiosi. Il testo appare comunque fortemente legato alla stilistica alfieriana e caratterizzato da un intreccio mitico riletto in senso politico moderno.
analizza l'intensa parabola politica di Foscolo durante gli anni veneziani. Il contesto del quinquennio veneziano (1792-1797) Il soggiorno di Ugo Foscolo a Venezia, durato circa cinque anni, coincide con una delle fasi più drammatiche della storia della città: la crisi terminale della Repubblica dogale e la sua successiva caduta sotto la pressione delle armate napoleoniche. Fin dal suo arrivo, il giovane poeta manifestò un’indole irrequieta e indisciplinata , assumendo una posizione politica marcatamente anti-convenzionale. Ispirato dalle notizie rivoluzionarie d’oltrealpe, Foscolo non esitò a manifestare i propri sentimenti filofrancesi con tale veemenza da attirare l'attenzione degli inquisitori del governo veneziano. Proprio per sfuggire a questi sospetti, nel luglio del 1796, su consiglio di amici, si allontanò temporaneamente dalla città rifugiandosi a Ceriole , sui Colli Euganei. Questo "esilio" fu cruciale anche letterariamente, poiché vi ambientò
Il primo documento inequivocabile dell’impegno democratico di Foscolo è il
condanna aspramente la politica di neutralità adottata dalla Repubblica, interpretata come una forma di impotenza davanti al cambiamento storico. Il sonetto culmina in un’invocazione quasi profetica rivolta a Napoleone (il "Gallico"), esortandolo a giungere in Italia per strappare lo scettro ai "tiranni" veneziani e compiere una "alta vendetta" in nome della libertà. La parentesi bolognese e l'arruolamento militare Nell'aprile del 1797, con il precipitare degli eventi, Foscolo fuggì da Venezia per recarsi a Bologna , allora cuore della Repubblica Cispadana, dove si arruolò come volontario nei "Cacciatori a cavallo". Sebbene la sua esperienza militare attiva durò solo un mese, essa fu vissuta con un ardore quasi religioso: in una lettera al cittadino Giuseppe Rangoni, dichiarò di aver abbandonato la patria e le comodità familiari per farsi "campione della libertà", sacrificandovi tutto. Durante questo periodo bolognese compose due opere fondamentali:
intrisa di un "empito sacrificale" e del desiderio di immolarsi per la patria.
Emilia (la prima a inalberare il tricolore), quest'opera celebra Napoleone come una "divinità feroce" incaricata dal destino di abbattere l'antico regime e il potere temporale del Papa. L'ode utilizza un linguaggio neoclassico solenne per spronare gli italiani a restaurare la propria libertà e a non affidarsi passivamente a un liberatore straniero. Foscolo nella Municipalità democratica veneziana Rientrato a Venezia nel maggio 1797, una settimana dopo l'instaurazione della Municipalità Provvisoria , Foscolo si immerse totalmente nell'attività civile. Grazie alla sua partecipazione alla Società d'Istruzione pubblica , ottenne l'incarico di segretario verbalizzatore delle sedute municipali a partire dal luglio 1797. Questo ruolo fu una vera "palestra" politica e letteraria:
L'opposizione del giornale al Direttorio cisalpino, accusato di corruzione e di eccessiva subordinazione a Parigi, porta alla sua soppressione per censura nel giugno 1798. Il trasferimento a Bologna e le «Istruzioni Politico-Morali» Costretto a lasciare Milano, Foscolo si stabilisce a Bologna nel settembre 1798, dove fonda, insieme al fratello Giovanni Dionigi, il «Genio democratico» , che in seguito muterà il titolo in «Monitor bolognese». Il contributo più significativo di questo periodo sono le «Istruzioni Politico- Morali» , pubblicate a puntate tra settembre e ottobre 1798. Definite dagli storici come il "frutto più maturo" del suo pensiero politico giovanile, queste istruzioni presentano i seguenti caratteri: Ideologia: Sono incentrate sui temi della sovranità popolare , della libertà del cittadino e della necessità di una reale perequazione economica all'interno dello Stato. Metodo pedagogico: Attraverso l'esemplificazione di eventi storici greci e romani (letti tramite Erodoto e Plutarco), Foscolo svolge una dimostrazione appassionata con un linguaggio discorsivo e pratico , cercando di ridurre la complessità retorica per parlare direttamente al popolo. L'esercito di cittadini: Uno dei punti più innovativi riguarda la difesa nazionale: Foscolo sostiene che l'esercito debba essere costituito da cittadini-soldati e non da mercenari o professionisti, poiché solo chi difende la propria nazione è realmente idoneo a preservarne l'indipendenza. L'esperienza giornalistica bolognese si intreccia infine con l'avvio della carriera letteraria "professionale" di Foscolo, che proprio in quei mesi ottiene un impiego presso il Tribunale locale e avvia la stampa della prima, incompleta
2.le campagne militarti nell’Alta Italia e la seconda dedicatoria all’ode per Bonaparte descrive un periodo di estrema turbolenza e attivismo per Ugo Foscolo, in cui la sua vita di soldato si intreccia indissolubilmente con la sua produzione letteraria e politica tra il 1798 e il 1801.
Giunto a Bologna nel 1798, Foscolo cercò di stabilizzare la propria condizione economica ottenendo un impiego come "Aiutante del Cancelliere e Segretario per le lettere del Tribunale" presso la Sezione criminale del Dipartimento del Reno. Nonostante l'impegno burocratico, non abbandonò la
prima redazione del romanzo, evoluzione del precedente progetto
degli eventi bellici.
. Foscolo soldato: ferite, battaglie e l'assedio di Genova L'invasione dell'Italia settentrionale da parte della coalizione austro-russa costrinse Foscolo ad abbandonare l'impiego al tribunale per arruolarsi come volontario nella Guardia Nazionale di Bologna. La sua militanza fu tutt'altro che simbolica:
La ferita a Cento: Alla fine di aprile del 1799, partecipò alla riconquista di Cento, dove venne ferito a una gamba da un colpo di baionetta. La prigionia e la liberazione: Durante la convalescenza tra Calcara e Monteveglio, fu arrestato da un gruppo di "insorgenti" e consegnato agli austriaci a Modena, ma venne liberato poco dopo, il 12 giugno, dalle truppe del generale Macdonald. L’assedio di Genova: Foscolo raggiunse Genova, l'ultimo baluardo della resistenza democratica italiana, rimanendovi assediato dalle truppe russe fino alla capitolazione della città nel giugno 1800. In una lettera all'amico Luigi Bossi, descrisse con toni crudi le privazioni subite: fame, malattie, mancanza di denaro e la morte di centinaia di persone, definendo quell'esperienza una vera "sepoltura di viventi".
Proprio durante i mesi drammatici dell'assedio di Genova, Foscolo trovò la forza
questo scritto, il poeta esortava i liberatori francesi a guidare l'indipendenza della penisola raggruppando le diverse realtà istituzionali in un'unica Repubblica Italiana. La sua visione era pragmatica: sosteneva che la libertà e l'uguaglianza si potessero mantenere solo se "tutti i cittadini" fossero diventati "soldati" , rifiutando le legioni mercenarie o ausiliarie.
. La seconda dedica a Bonaparte: un monito al vincitore
a Bologna nel 1799, poco dopo il colpo di stato del 18 brumaio che aveva dato a Napoleone poteri personali assoluti. Foscolo accompagnò l'ode con una nuova dedica, breve ma potentissima, che si distingueva per la sua "dignità di cittadino e militante rivoluzionario". Invece di un "servo encomio", Foscolo rivolse a Bonaparte un vero e proprio monito : riconosceva la sua superiorità militare, ma lo invitava a non trasformarsi in un despota. Il poeta si presentava come una figura "brutiana" che vigilava su Cesare, ricordando a Napoleone che, sebbene gli italiani avessero bisogno del suo aiuto, la rivoluzione d'Italia doveva restare un'opera degli italiani stessi.
. Il ritorno a Milano e l'incontro con Isabella Roncioni Dopo la vittoria napoleonica di Marengo (giugno 1800), Foscolo rientrò a Milano con il grado di capitano aggiunto allo Stato Maggiore del generale Pino. Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1801, durante una missione in Toscana, conobbe a Firenze Isabella Roncioni , la "bella giovinetta" che divenne la musa ispiratrice
Foscolo iniziò un periodo di intenso lavoro letterario, riprendendo in mano il suo romanzo epistolare per portarlo finalmente a termine, nutrendolo delle sue recenti esperienze militari e amorose. In questa fase, pubblicò anche una
completata arbitrariamente da Angelo Sassoli), che egli bollò come un'operazione "prezzolata" e priva di valore artistico. 3.il ritorno a Milano e l’Orazione a Bonaparte per Congresso di Lione” descrive il rientro di Ugo Foscolo nella capitale cisalpina e la genesi di uno dei suoi scritti politici più significativi, composto in un momento di cruciale transizione istituzionale. Il rientro a Milano e l'attività nel Ministero della Guerra Alla fine di marzo del 1801 , conclusa la sua missione militare nell'Italia centrale, Foscolo rientra stabilmente a Milano. Qui, pur restando formalmente a
scrittore rivendicò sempre la validità storica dell'opera, considerandola una testimonianza fedele e appassionata delle speranze e dei dolori vissuti tra il 1796 e il 1801. 4.l’esperimento interrotto del Sesto tomo dell’io analizza un'opera incompiuta e frammentaria di Ugo Foscolo, di fondamentale importanza per comprendere l'evoluzione della sua scrittura autobiografica e l'emergere della sua futura maschera letteraria, Didimo Chierico.
. La natura e il titolo dell'opera
cui sopravvive solo una ventina di fogli autografi. Il titolo stesso è oggetto di dibattito filologico:
citazione interna all'autore: «Il libro che sta fra le mani del candido Lettore è il sesto tomo dell'Io». Altri studiosi, seguendo la tradizione di Giuseppe Chiarini, preferiscono
. Cronologia e modelli letterari Le poche pagine rimaste furono composte presumibilmente tra il maggio del 1799 e la fine del 1801. Cronologicamente, l'opera si colloca in quel vuoto
completa del 1802. Dal punto di vista dei modelli, Foscolo guarda al romanzo "odeporico-filosofico" del Settecento, citando esplicitamente autori come Barthélemy, Montesquieu, Swift e, soprattutto, Laurence Sterne.
3. Struttura e contenuti frammentari L'opera appare oggi come un insieme di brani narrativi di varia estensione, singole frasi o appunti brevissimi. Tra i passaggi più significativi si ricordano: La lettera "A Psiche": Il frammento più ampio in cui Foscolo rievoca una sorta di iniziazione erotica per opera della "celeste Temira", figura in cui la critica ha voluto riconoscere l'amica veneziana Isabella Teotochi Albrizzi. L’"Avvertimento": Segue la dedica e introduce l'argomento dell'opera, riportando un dialogo notturno tra l'io narrante e Diogene. La figura di Diogene: Descritto come un "vecchio scarno, e coperto di un saio sdrucito", Diogene ha il compito di confutare, con il disincantato argomentare del filosofo scettico, i sogni di gloria e l'ardore militante del suo giovane e appassionato interlocutore. . Il valore di "incunabolo" della coscienza didimea
foscoliana. Lo scrittore avverte l'esigenza di realizzare la propria inclinazione autobiografica in forme più distaccate e sdrammatizzate , discostandosi dalla passionalità esasperata di Jacopo Ortis. Grazie alla lezione sterniana, Foscolo matura una modalità espositiva caratterizzata da: Una prosa raffinata ma studiata per apparire colloquiale e disincantata. Un passaggio dalla passione amorosa o politica a un' arguta intelligenza del mondo e a un coinvolgente scettico umorismo. In definitiva, queste pagine sono considerate l' "incunabolo" di una scrittura sofisticata ed ermetica che prefigura la nascita di Didimo Chierico,
dimostrando una tensione a guadagnare una dimensione europea per la propria scrittura, radicata però profondamente nella sua formazione veneziana "iperletterata" della fine del Settecento.
analizza la genesi, la struttura e il significato profondo della prima grande raccolta lirica foscoliana, considerata il punto di approdo della sua maturità artistica.
. Storia editoriale e formazione del canone
di un'intensa attività di revisione e accrescimento avvenuta tra il 1802 e il
Il nucleo pisano (1802): Il primo nucleo apparve nell'ottobre 1802 sul «Nuovo Giornale dei Letterati» di Pisa. Conteneva otto sonetti (tra
Le edizioni milanesi (1803): Nel 1803, Foscolo riprese il testo per una nuova edizione a Milano (presso Destefanis), aggiungendo tre nuovi
del 1803, uscì l'edizione definitiva presso Agnello Nobile, che
. Cronologia e temi dei dodici sonetti Sebbene sia difficile stabilire date di composizione certe per tutti i sonetti, la critica propone alcune indicazioni orientative basate su prove stilistiche e biografiche:
un componimento giovanile del 1797. La maturità (1801-1803): Molti dei testi più celebri appartengono agli
primavera del 1803. I temi portanti: Nei sonetti si rintracciano i motivi tipici dell'immaginario foscoliano: l' esilio , la patria greca , le illusioni del cuore , gli affetti familiari e la premonizione del suicidio. La struttura della raccolta milanese è stata definita "regressiva e circolare", poiché scaturisce da un travaglio totale per proiettarsi verso un futuro che si chiude con la speranza sotto la specie della storia.
. Le due grandi Odi: celebrazione della bellezza e del mito Le odi rappresentano l'altra colonna portante della raccolta, modellate sulla lezione pariniana ma con un'intenzione più moderna e complessa.
1800 a Genova, trae origine da un incidente equestre occorso alla nobildonna ligure. L'ode si articola in quadri mitologici (Venere, Minerva, Diana) che celebrano la guarigione e il ristabilimento della bellezza fisica dell'amica.
dei classici, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni, come testimonia la dedica al giovane amico Giovanni Battista Niccolini.
. Struttura e contenuti dell'opera Il volume si presenta come un organismo complesso e stratificato:
Il testo latino di Catullus e il carme originale. La traduzione italiana in endecasillabi di Foscolo.
storiche e filologiche legate al testo.
. La teoria del "Sublime" e i "Poeti Primitivi" Attraverso questo commento, Foscolo stigmatizza le "critiche verbose dei commentatori" cortigiani e invita i letterati a suscitare generosi sentimenti civili nei cittadini. Egli definisce un modello di lirica tesa al "sublime" , capace di attivare alti ideali anche in epoche di stagnazione politica. Il fulcro di questa teoria risiede nell'identificazione dei "grandissimi e veri Poeti" con i "primitivi di tutte le nazioni" (come Omero, i Profeti Ebrei, Dante e Shakespeare). Questi autori sono tali perché, con i loro poemi, dettavano teologia, politica e storia ai popoli. Da Lucrezio, inoltre, Foscolo mutua una sensibilità "apocalittica" e il termine "ruggire", che si ritroverà poi
. Il "Mirabile" e l'influenza di Vico La proposta più originale contenuta nel commento è la definizione della poesia come accordo tra il "passionato" (il sentimento) e il "mirabile" (il sostrato mitico-simbolico).
una radice etico-civile: essi nacquero per "percuotere le menti col meraviglioso" e accendere gli animi al valore e alla civiltà. L'impronta vichiana: Questa teorizzazione riflette chiaramente lo storicismo di Giambattista Vico , di cui Foscolo riprende l'idea dei primitivi e della favola come "scrittura compendiosa della storia". Tuttavia, Foscolo depotenzia la carica provvidenzialistica di Vico, mediandola con la meditazione lucreziana sul destino di dissoluzione del mondo. In questa operazione intellettuale furono decisivi i contatti con l'intelligenza napoletana fuggita in Lombardia, in particolare con Francesco Lomonaco e Vincenzo Cuoco , che favorirono la diffusione del vichismo negli ambienti milanesi.
1. Romanzo di un romanzo. Preistoria ortisiana
come la sua storia editoriale sia stata un processo tormentato e duraturo, quasi ventennale. Di seguito un’analisi dettagliata dei punti principali emersi dalle fonti:
. Il successo e la "vigile" cura dell’autore Fin dalla sua prima apparizione, il romanzo riscosse un successo straordinario per tutto l’Ottocento, testimoniato dall'elevato numero di edizioni clandestine che circolarono in Italia subito dopo la prima stampa. Foscolo mantenne per quasi un ventennio un rapporto simbiotico con la sua
creatura, aggiornando la storia di Jacopo con tatticismi paratestuali , bilanci critici e dichiarazioni d’autore volti a controllare e orientare l’interpretazione dell'opera. Lo scrittore non riuscì mai a staccarsi completamente dal personaggio di Ortis, nemmeno quando tentò di affiancargli controfigure
Per ricostruire l’iter dell’opera, le fonti indicano la necessità di indagare uno strato "preistorico" al quale Foscolo avrebbe lavorato circa due anni prima della versione incompleta del 1798.
titolo "Laura. - Lettere". In tale documento, Foscolo annotava che il libro non era interamente compiuto, ma si sentiva costretto a dargli l'ultima mano. L’ipotesi di Vittorio Rossi: Nel 1917, lo studioso Vittorio Rossi identificò questo titolo come un vero e proprio "proto-Ortis" , ispirato da un amore veneziano e composto nell'estate del 1796 durante un soggiorno del poeta sui Colli Euganei. Secondo questa tesi, la "sostanza complessiva" di questo primo parto sarebbe poi rifluita, seppur sparsamente, nelle edizioni successive.
. Il dibattito critico sui "fantasmi" letterari La critica successiva ha assunto posizioni più cauti o scettiche riguardo all'esistenza di un romanzo pre-1798 finito e distinto: Cesare Federico Goffis ha negato valore a queste ipotesi ricostruttive,
studiosi sulla base di scarne informazioni d'autore. Giovanni Gambarin , pur accettando l'ipotesi di una fase embrionale, ha avvertito che non è facile stabilire con sicurezza i legami precisi tra questo primo abbozzo e l'opera definitiva. Pino Fasano ha rigettato la suggestiva ricostruzione di Rossi, ritenendo ammissibile l'esistenza di frammenti o abbozzi ma non di un elaborato romanzesco autonomo. Il vero punto di partenza: l’edizione bolognese del 1798 Al di là delle dispute sugli abbozzi precedenti, le fonti concordano nel fissare l'inizio della "vera storia" del romanzo con l' edizione bolognese del 1798. Foscolo ne avviò la stampa nell’ultimo trimestre di quell'anno presso l’officina di Jacopo Marsigli a Bologna, lo stesso tipografo presso cui il poeta
Questa edizione rappresenta il primo momento in cui il progetto ortisiano assume una forma editoriale concreta, pur destinata a rimanere inizialmente interrotta a causa degli eventi bellici. 2.l’edizione bolognese del 1798 analizza la prima forma editoriale concreta assunta dal capolavoro di Ugo Foscolo, evidenziandone le peculiarità strutturali, tematiche e la complessa vicenda della sua prosecuzione apocrifa.
. Struttura e orizzonte temporale della prima stesura Questa prima redazione del romanzo, avviata presso l'officina di Jacopo Marsigli, si compone di quarantacinque lettere (contrassegnate da numeri romani) inviate dal protagonista Jacopo all'amico Lorenzo F.. L'opera è