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Gli italiani del piccolo schermo. Lingua e stili comunicativi nei generi televisivi G. Alfieri , I. Bonomi, Sintesi del corso di Linguistica

Libro utile alla preparazione esame linguistica dei media Università statale di Milano professoressa I. Bonomi

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 07/03/2018

rebecca.malla1
rebecca.malla1 🇮🇹

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GLI ITALIANI DEL PICCOLO
SCHERMO
INTRODUZIONE
Cè una storia della tv ancora tua
da scrivere e riguarda il suo spazio
sico tra di noi: prima come
oggeo, poi come mezzo e
linguaggio, e inne come
protagonista di uninnita
osservazione.
Va soolineata nel
mezzo tv
l’importanz
a della parola, che troppo spesso si tende a trascurare di fronte al supposto dell’immagine: parola che
proprio nell’unione con l’immagine acquista in questo medium la sua parcolare valenza.
L’individuazione e la denizione dei generi tv, meno problemache dell’epoca della paleotv, si presentano ai
giorni nostri dicile per la sempre crescente ibridazione e per la complessa e variegata panoramica dei
format. Il conceo di genere a cui siamo rifa riposa fondamentalmente sui contenu, più che non sugli
aspe produvo-formali o su quelli sociali. [Genere: categoria slisca mediante la quale si individuano e
si classicano in base a criteri contenusci e formali, le varie pologie dei programmi tv. Il genere può
innanzituo essere iden�ficato con il contenuto del programma: l’informazione, la con ecc. vengono
disnte e denite in rapporto ai temi traa e alla forma che tali temi assumono. Una seconda accezione
del termine privilegia il momento produvo e iden�fica le marce di genere con le procedure standardizzate
araverso cui l’emiente confeziona il suo programma. Tre accezioni al conceo di genere: genere come
proprietà produvo-formale, genere come proprietà del contenuto, genere come funzione sociale.]
Il potere modellizzante del medium tv, che procede a una grammacalizzazione del quodiano, in
conseguenza dell’eccessiva ducia che il pubblico e gli stessi operatori dei media ripongono nelle sue
potenzialità di rappresentare comportamen, sli di vita, e modi di stare al mondo degli speatori.
In vista dell’erogazione gratuita della testualità, la tv rimane il più democraco dei grandi media, e insieme il
più ricco di risorse e di prospeve in quanto non rimane schiacciato sul presente ma, se usato con
lungimiranza e accortezza, può lavorare su una doppia temporalità. In sincronia asseconderà con nuovi
format e prodo volali le più immediate e voraci richieste di contenu, ma in diacronia puù farsi museo
vivente di se stesso grazie alle possibilità di replicare materiali d’archivio, soprauo nei generi più
tesaurizzabili, come divulgazione e citon.
Oltre alla conclamata funzione modellizzante, la tv esercita infa una più procua e incisiva funzione
cogniva e di conformazione che, nei casi migliori, si può anche tradurre in azione autoindividuante e quindi
autorappresentava per i segmen di socialità più marginali ai quali è nalmente data la possibilità di
parlare di sé.
In quanto oggeo di analisi può congurarsi come megatesto onnicomprensivo dei palinses che da sempre
hanno araversato lo schermo; come usso di programmi trasmessi in una zona temporale predenita; e
inne come supertesto, singolo programma come materiali introduvi e intersziali (presentazione,
promozione, pubblicità, noziari). Taggi muovendo da una visione del mezzo tv come fenomenologia
organica di palinses, re, contes, protagonis, pubblico, programmi, formule, come di elemen correla,
inspiegabili se non nel loro rapporto.
La tv trasmee altri linguaggi, producendo un plurislismo in cui addiriura i vari pi di parlato
coniggerebbero rischiando la reciproca distruzione. La tv si congurerebbe come frullatore impazzito di usi
linguisci.
Alla molteplicità di soocodici e di registri va aggiunta la parcellizzazione struuale per cui l’apprendimento
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GLI ITALIANI DEL PICCOLO

SCHERMO

INTRODUZIONE

C’è una storia della tv ancora tu�a da scrivere e riguarda il suo spazio fisico tra di noi: prima come ogge�o, poi come mezzo e linguaggio, e infine come protagonista di un’infinita osservazione.

Va so�olineata nel mezzo tv l’importanz a della parola, che troppo spesso si tende a trascurare di fronte al supposto dell’immagine: parola che proprio nell’unione con l’immagine acquista in questo medium la sua par�colare valenza.

L’individuazione e la definizione dei generi tv, meno problema�che dell’epoca della paleotv, si presentano ai giorni nostri difficile per la sempre crescente ibridazione e per la complessa e variegata panoramica dei format. Il conce�o di genere a cui siamo rifa� riposa fondamentalmente sui contenu�, più che non sugli aspe� produ�vo-formali o su quelli sociali. [Genere: categoria s�lis�ca mediante la quale si individuano e si classificano in base a criteri contenu�s�ci e formali, le varie �pologie dei programmi tv. Il genere può innanzitu�o essere iden�ficato con il contenuto del programma: l’informazione, la fic�on ecc. vengono dis�nte e definite in rapporto ai temi tra�a� e alla forma che tali temi assumono. Una seconda accezione del termine privilegia il momento produ�vo e iden�fica le marce di genere con le procedure standardizzate a�raverso cui l’emi�ente confeziona il suo programma. Tre accezioni al conce�o di genere: genere come proprietà produ�vo-formale, genere come proprietà del contenuto, genere come funzione sociale.]

Il potere modellizzante del medium tv, che procede a una gramma�calizzazione del quo�diano, in conseguenza dell’eccessiva fiducia che il pubblico e gli stessi operatori dei media ripongono nelle sue potenzialità di rappresentare comportamen�, s�li di vita, e modi di stare al mondo degli spe�atori.

In vista dell’erogazione gratuita della testualità, la tv rimane il più democra�co dei grandi media, e insieme il più ricco di risorse e di prospe�ve in quanto non rimane schiacciato sul presente ma, se usato con lungimiranza e accortezza, può lavorare su una doppia temporalità. In sincronia asseconderà con nuovi format e prodo� vola�li le più immediate e voraci richieste di contenu�, ma in diacronia puù farsi museo vivente di se stesso grazie alle possibilità di replicare materiali d’archivio, soprau�o nei generi più tesaurizzabili, come divulgazione e ficiton.

Oltre alla conclamata funzione modellizzante, la tv esercita infa� una più proficua e incisiva funzione cogni�va e di conformazione che, nei casi migliori, si può anche tradurre in azione autoindividuante e quindi autorappresenta�va per i segmen� di socialità più marginali ai quali è finalmente data la possibilità di parlare di sé.

In quanto ogge�o di analisi può configurarsi come megatesto onnicomprensivo dei palinses� che da sempre hanno a�raversato lo schermo; come flusso di programmi trasmessi in una zona temporale predefinita; e infine come supertesto, singolo programma come materiali introdu�vi e inters�ziali (presentazione, promozione, pubblicità, no�ziari). Taggi muovendo da una visione del mezzo tv come fenomenologia organica di palinses�, re�, contes�, protagonis�, pubblico, programmi, formule, come di elemen� correla�, inspiegabili se non nel loro rapporto.

La tv trasme�e altri linguaggi, producendo un pluris�lismo in cui addiri�ura i vari �pi di parlato confliggerebbero rischiando la reciproca distruzione. La tv si configurerebbe come frullatore impazzito di usi linguis�ci. Alla molteplicità di so�ocodici e di registri va aggiunta la parcellizzazione stru�uale per cui l’apprendimento

linguis�co derivante dall’esposizione al linguaggio tv si limiterebbe all’acquisizione di serie di significa� e non di significa�.

  1. Le potenzialità educa�ve del emzzo audiovisivo si dispiegarono al massimo nel periodo della cosidde�a paleotv. Secondo l’ipotesi più diffusa, la comunicazione tv conosce tre fasi, di cui la PRIMA situata tra il 1950 e gli anni ’76-80, è de�a della scarsità, per la limitatezza dello spe�ro distribu�vo (tre soli canali) e dell’offerta di contenu�. Tra gli anni ’76-80 e il ’90 si colloca la SECONDA fase, quella della crescita dei canali di emi�enza e della redistribuzione mirata dell’audience che sfocerà nell’a�uale duopolio, laddove dal 1990 a tu�’oggi si conta l’era dell’abbondanza di canali, compresi i satellitari, e di sistemi di accesso alla fruizione. In questo quadro evolu�vo prevede una fase cumula�va e stra�ficata pluralizzazione e diversificazione del disponibile. Alla fase pedagogica, cara�erizzata da una strategia ar�gianale e universalis�ca con un ciclo produ�vo elargito dall’alto in cui i media si qualificano come strumen� di manipolazione e coesione sociale, seguiva la fase di mercato nella quale i media si connotano come dire� con�nuatori dell’intra�enimento popolare e, modellizzando forme e formule testuali straniere sulla tradizione nazionale e sulle a�ese del pubblico, danno vita a catene di consumo e a produzioni seriali.

La neotelevisione è dominata da logiche sociali e mediali radicalmente diverse, ma non per questo incomunicabili o incompa�bili. La paleotv riveste un ruolo essenziale nella modernizzazione e nell’unità reale del paese, le�eralmente appaltate al mezzo tv con conseguenze tu�ora da valutare con obie�vità e non riducibili alla docilità di un popolo che si lasciava plasmare e modernizzare senza colpo ferire.. INFORMARE, INTRATTENERE, EDUCARE; nella RAI si enfa�zza la terza componente: in pra�ca ad ogni istanza fu dedicata una �pologia di trasmissioni e una fascia oraria, ma elemen� pedagogici furono fa� rientrare persino nel varietà e furono prodo� programmi educa�vi con alto contenuto spe�acolare, con riscontri perce�vi nell’audience che percepiva come cultura anche l’intra�enimento. Tra paleo e neotv intercorrono differenze schema�zzabili, in ordine anzitu�o alla percezione del mezzo audiovisivo e del suo spazio simbolico (finestra sul mondo vs arena colle�va), e poi via via ai suoi codici e�coculturali; al fare tv; al ruolo dell’audience; alle modalità di consumo e alle finalità di programmazione.

Produzione e fruizione della testualità tv, che si standardizza nella serialità ma cerca nuovi affla� nel ritorno a forme e formule di programmi delle origini, sicché qualcuno ha parlato di post tv. Una funzione costanteva considerata quella iden�taria della tv, che adeguandosi ai valori di volta in volta ricevu� o negozia�dal pubblico, ha saputo col�vare un’ipotesi di coscienza nazionale costruiendo con pilastri e ma�oni di vario calibro una comunità simbolica italiana.

Va messa in rilievo l’efficacia del mezzo audiovisivo nell’educazione linguis�ca degli spe�atori rispe�o alla radio che, nonostante la lucida poli�ca aziendale che affidava a le�era� le trasmissioni sulla ltaliana scontava la scissione storia tra lingua scri�a e lingua parlata e fossilizzava i rappor� sociali preesisten�. Al contrario la tv, potendo contare sulle potenzialità cogni�va dell’immagine, avrebbe esercitato un’azione forma�va più immediatee d’impa�o sul pubblico estesamente diale�ofono e non integralmente alfabe�zzate dell’Italia ancora destabilizzata socialmente e culturalmente.

L’incidenza sociolinguis�ca dei mass media è �po come assorbimento di modalità comunica�ve più di fulminea interiorizzazione di modelli linguis�ci.

c Fic�on = italiano le�erario e teatrale.

d Tv dei ragazzi = italiano semiformale

e Sport = italiano tradizionale semiformale, con rare concessioni alla spontaneità

2 Neo TV e ibridazione dei generi :

a Trasmissione di informazioni e divulgazione poli�ca, culturale o scien�fica medio alta

b Trasmissioni di intra�enimento (talk impegna�) = parlato sciolto colloquiale; (reality) = parlato trascurato o scia�o

c Fic�on = parlato s�lizzato

La TV dei ragazzi ha rela�vo s�le. Cosi come lo sport: da un lato qui agisce il me�cciato di genere, con trasmissioni in cui la tradizionalità è priva di autonomia e vale solo come ingrediente della koinè; d’altro lato le telecronache per le quali si man�ene il paradosso di uno statuto che le vede insieme pura informazione e puro intra�enimento ma contemporaneamente si tende ad assolu�zzare in liturgia l’individualità degli s�li.

L’infotainement , il principale tra i generi ibrida�, mescola l’informazione con l’intra�enimento; L’edutainment rende più leggere e acca�van� le trasmissioni educa�ve e culturali; lo spor�nmente o l’infosportainment, che mescola lo sport con l’informzione e con l’intra�enimento spe�acolare. Si parla ance di docufic�on, che unisce la componente documentario-informa�va all’intra�enimento.

  1. Una delle finalità prime dell’analisi dle trasmesso tv consiste nella sua cara�erizzazione sul piano della variazione diamesica, quella appunto rela�va all’asse scri�o-parlato, rispe�o alla quale si dispiega la pluralità dei programmi, che spazia dal polo più vicino allo scri�o di tg o programmi culturali , al polo orientato al parlato spontaneo di mol� programmi di intra�enimento , passando a�raverso varie diamesie diverse e specifiche come quelle del parlato simulato della fic�on. Ugualmente presen� nel lavoro di analisi sono sta� gli altri parametri della variazione linguis�ca : il parametro diastra�co o della variazione socioculturale, quello diatopco variazione geografica, e quello diafasico della variazione di situazione e di formalità, il più legato alla variazione principale, quella diamesica , e non sempre dis�nguibile da essa. Il parametro diacronico , rela�vo al cambiamento della lingua nel tempo sarà evocato per la fic�on.

I L’INFORMAZIONE

1 I programmi di infomrazione

L’informazione rappresenta un pilastro fondamentale dei palinses� tv, fin dalla nascita della tv. Dopo i primissimi esordi in forma sperimentale, il 3 gennaio del ’54 va in onda il primo tg ufficiale.

Nel tempo l’informazione ha conquistato una prsesenza sempre più importante all’interno dell’offerta tv quo�diana [Importante la svolta del 1990, con l’approvazione della legge Mammì che consen�va la possibilità della dire�a e della cos�tuzione di tg anche per le re� private.]

La penetrazione dell’informazione tv nelle case degli italiani è tale da scandire persino i ritmi della vita domes�ca e da condizionare la percezione dei fa� di rileievo che ogni giorno accadono sul pianeta: [[grazie alla sua permissività, il mezzo tv assume sempre più il ruolo di mediatore principale della realtà per larghe fasce della popolazione. E poiché questo mezzo è intrinsecamente diverso dalla carta stampata, esso forgia un pubblico progressivamente sempre più ada�o a sé, e dunque sempre meno ada�o alla fruizione del medium stampa.]]

All’interno del sistema tv è a�ribuita per convenzione una promessa auten�ficazione, da cui deriva da parte del pubblico l’aspe�a�va di veridicità del racconto degli even�. Dall’implicita acce�azione di questo pa�o, discende il riconoscimento della funzione sociale dell’informazione: ovvero quella di consen�re al pubblico una relazione dire�a con gli even� del mondo.

La veridicità del contenuto trasmesso o, che creino il senso di immediatezza e verità che gli spe�atori si aspe�ano per convenzione.

Di fa�o la rappresentazione degli even� non avviene mai in modo immediato, ma a�raverso rimaneggian� che influiscono non solo sul livello formale e con�ngente dell’esecuzione, ma che intervengono addiri�ura a monte, in fase di scelta di ciò che diventerà no�zia, quando, dal mare infinito e variegato dei fa� del mondo, viene dis�llata una scale�a limitata di even�, che prome�e di esaurire tu�o quanto di rilevante è accaduto nella giornata. Questo meccanismo pone i media nella posizione di poter stabilire l’agenda quo�diana de temi all’ordine del giorno imponendo quali argomen� pensare e quali no, e manipolando il flusso dell’informazione alla sorgente.

Diversamente, la carta stampata fornirebbe strumen� cogni�vi adegua� per cogliere dinamiche più complesse e approfondire in modo più autonomo gli intrecci dell’a�ualità.

1.1 Galassia informazione: un micro cosmo di so�ogeneri.

L’inchiesta nasce negli anni ’60. E’ un resoconto filmato realizzato da uno o più giornalis� con cameraman al seguito, che si cara�erizza come collage di materiali di diversa natura (interviste, reportage, immagini di repertorio) assembla� e postoprodo� con tra�amen� di regia differen� a seconda delle finalità. Il criterio centrale per dis�nguere una vera inchiesta inves�ga�va da un servizio di approfondimento sono infa� l’alterità del tema sul campo alla ricerca di no�zie di prima mano, lo stringente impianto argomenta�vo della ricostruzione.

Nell’a�uale panorama tv esempi rappresenta�vi di puro giornalismo inves�ga�vo: Report. [ Il giornalismo privilegia l’intra�enimento e alimenta lo spe�acolo. Dalle anguste strategie degli editori e da un debordante flusso informa�vo che non lascia spazio al lavoro di scavo e di autonoma ricerca.]

Il rotocalco indica un programma periodico di approfondimento dell’a�ualità cara�erizzato da più servizi di taglio giornalis�co. Il primo esempio del genere è stato RT, fondato nel 1962 da Enzo Biagi, allora dire�ore del Tg di Rai 1. Lo s�le innova�vo si fondava sull’impiego dell’immagine a scopo documentale e sulla sua forza sugges�va. Dal punto di vista contenu�s�co, i servizi non nhanno cara�ere inves�ga�vo ma presentano una stre�a con�nuità con le no�zie del tg, di cui rappresentano, appunto, un ulteriore approfondimento. Semplicemente ripropone con ulteriore corredo di pun� di vista, raccon�, ricostruzioni. L’approfondimento offerto è un racconto nuovo di qualcosa di noto; esempio Terra!(Rete4) e Tg2 Dossier (Rai2). Un caso anomalo è rappresentato da Lucignolo. Il talk show informa�vo è senza dubbio il genere più eterodosso di giornalismo televisivo, derivando dalla contaminazione con macrogenere �pico dell’intra�enimento. E’ le�eralmente uno spe�acolo fa�o di parole, in cui le conversazioni sono consapevoli del loro ruolo in scena. Il talk show informa�vo è solitamente stru�urato come diba�to, cioè cara�erizzato da pubblico conversazioni su argomen� prestabili� in cui a ognuno è data la possibilità di esprimere la propria opinione.

1.2 Infotainment: ques�one di misura.

Oggi l’informazione trova realizzazioni televisive in cui si a�nge con disinvoltura a dinamiche e formule �piche dell’intra�enimento. Per queste commissioni è stato coniato il termine di infotainment. Esso è il risultato di un processo di spe�acolarizzazione dell’informazione che affonda le sue radici nell’incontro tra talk e tv verità. L’intento di diver�re e coinvolgere empa�camente il pubblico a�raverso lo s�molo di emozioni e tensioni, di per sé estranee alla funzione sociale insita nel genere.

§Il rischio è che il talk show possa essere iden�ficato come condizione necessaria e ideale per la fruizione delle insemplifica� e predigeri�, ma non necessariamente più chiari.

[[Se è proprio della tv offuscare il confine tra no�zia e spe�acolo, tra realtà e fic�on, fino a che punto si può spingere questa corruzione, prima che si esca totalmente dal campo delle no�zie e del giornalismo per entrare in quelli dello show e dell’intra�enimento?]]

L’impiego delle forme edulcorate dell’intra�enimento per veicolare l’informazione cos�tuisce di un processo di contaminazione e diventato macroscopico, per cui la stessa informazione, semplificata,

da una parte la linea programma�ca è quella del con�nuo s�molo alla chiarezza, dall’altra si riconosce piu�osto un’intenzione giustapposi�va tra macro pensieri. Porta a Porta appare dunque una vetrina di opinioni, in cui la funzione del condu�ore è quella di cooperare alla piena espressione delle posizioni degli ospi�, piu�osto che di esigere una chiarezza funzionale allo spe�atore.

Dal punto di vista linguis�co, i pochi interven� di Vespa si cara�erizzano per un parlato non sempre controllato, con esitazioni, concordanze a senso, anacolu�, che rivelano a monte una mancanza di proge�azione:

Negli interven� degli ospi� il linguaggio è spesso autoreferenziale, con ricorso a termini specialis�ci.

Il diba�to tra le par� in Porta a porta appare quindi funzionale a celebrare e perpetuare la rappresentazione di un eterno status quo, in cui le apar� avverse, convenute nel salo�o della poli�ca, ripropongono al pubblico l’ennesimo gioco delle par�.

Matrix

E’ un talk dedicato a temi di prima pagina, di stre�a a�ualità, con ospi� in studio e numerosi inser�. La direzione del programma era affidata ad Enrico Mentana, il cui ruolo di primo piano risulta evidente fin dalla collocazione dei pos� in studio, dispos� ad anfiteatro a�orno al condu�ore, fulcro della conversazione. Il condu�ore dirige la sua trasmissione da vero padrone di casa, non in funzione della par condicio tra gli ospi� o della massima chiarezza per lo spe�atore, ma con l’obie�vo di allargare la prospe�va sul tema di discussione, prendendo parte al diba�to da protagonista e inserendo il con�nuo pungolo della propria opinione.

Lo s�le linguis�co del condu�ore è nel complesso cara�erizzato da alternanza tra un parlato serio semplice ben costruito e spontaneità colloquiale, più accentuata negli interven� a braccio, con esitazioni, ripe�zioni e riproge�azioni sinta�che. Frequente anche l’uso di segnali discorsivi nella presa di turno e il ricorso a formule avversa�ve per so�olineare una contraddizione o una parziale presa di distanza.

O�o e mezzo.

Le Iene

E’ un programma di intra�enimento che si presenta come no�ziario sa�rico dal tono irriverente e trasgressivo. Alle par� live in studio si alternano i servizi degli invia�, che si dividono in due diverse �pologie: servizi di denuncia, abusi e di truffe ai danni dei più deboli, o di messa in ridicolo di poli�ci e vip. Talvolta, alcuni degli invia� più spregiudica� si concentrano su argomen� sco�an� e impegna�vi,

salvo poi sfiorarne solo gli aspe� macroscopici e superficiali, stemperandone i risvol� scabrosi all’interno dell’usuale cornice di intra�enimento e senza mai spingere fino in fondo l’indagine.

I temi dei servizi rimangono comunque merce da tabloid: s occupano di cronaca nera e si concentrano sempre su storie di singoli individui, ben lungi dall’affrontare tema�che sco�an� di portata pubblica e sociale.

(^2) La lingua dei telegiornali

2.1 Stru�ura e testualità.

Il momento di svolta del passaggio dalla paleo alla neo tv incide significa�vamente, nella direzione di un modo più sciolto di porgere le no�zie, di una responsabilizzazione maggiore dell’enunciatore-giornalista, di un progressivo coinvolgimento del telespe�atore. Lo speaker sos�tuito dal giornalista, cambiamento che avrò sulla lingua dei tg effe� eviden�ssimi, innanzitu�o con la sos�tuzione della pronuncia standard ar�ficiale degli speaker con la pronuncia reale e regionale dei giornalis�, che, confezionatori essi stessi delle no�zie, compongono ed espongono il messaggio imme�endo nel codice dell’informazione, per sua natura neutro e parzialmente standardizzato elemen� di s�le personale. Il primo tg interamente le�o a giornalis� è quello del 15 gennaio 68. Dopo la legge Mammì che ha concesso la dire�a alle re� nazionali abbligandole ad avere un proprio tg, tra il 91 e il 92, TG4, 5, e studio Aperto. Tale asse�o ha portato i tg della Rai ad essere influenza� da quelli delle re� private, verso un crescente coinvolgimento del pubblico e una maggiore spe�acolarizzazione della no�zia.

Target: determina il cara�ere generalista di un tg che ambisce a rivolgersi ad un pubblico il più ampio possibile, occupando generalmente l’orario centrale delle fasce e accogliendo no�zie appartenen� a diversi se�ori. Il target giovanile di Studio aperto ne determina il cara�ere più leggero e aperto all’a�ualità.

Il tg italiano può essere dis�nto in ogge�vo (anche narra�vo-ogge�vo), esplica�vo-interpreta�vo, di opinione. E’ molto difficile classificare in modo rigido i diversi tg. Possiamo notare come il TG3 tende al modello esplica�vo-interpreta�vo, dando grande rilievo agli spazi redazionali e alle figure giornalis�che, lasciando maggiore spazio di altri tg ed esper� che commentano, e, ma sempre meno, dnado ai servizi uno spazio più rido�o rispe�o al tg ogge�vo, al tg di opinione, verso il quale è decisamente spostato il TG4, per la forte personalizzazione impressa dal suo condu�ore-dire�ore, Emilio Fede.

L’impaginazione di un tg, cioè la disposizione delle no�zia, può avere delle conseguenze sul piano della testualità, sopra�u�o in direzione di una maggiore o minore coesione tra le no�zie: la tendenza a un maggioro collegamento, o�enuto con segnali discorsivi e formule di coesione, ma sopra�u�o a�raverso una gerarchizzazione delle no�zie basata anche sui nessi tema�ci, è �pica del giornalismo americano, dove il condu�ore personalizza la stru�ura del tg e tende a farne un racconto molto coeso. In Italia, soprau�o nella Rai, domina ancora il modello tradizionale che base l’impaginazione sulla divisione in sezione.

I tg Mediaset danno maggior spazio alla cronaca rispe�o ai tg Rai.

Il condu�ore, che generalmente scrive i tes� dei lanci e introduce i servizi, ha un ruolo molto importante del tg.

Il collegamento tra le no�zie è forte, realizzato con riprese lessicali, segnali discorsivi di collegamento, e modalità coesive diversive. Gli altri tg presentano una suddivisione ne�a tra le no�zie, con deboli forme di collegamento, più sensibili nello s�le di alcuni condu�ori, meno altri.

La progressiva tendenza alla scioltezza, appare evidente sia nella linea evolu�va delle diverse re�, che hanno abbandonato i tradizionali primo piano o piano medio per l’inquadratura più a distanza e una postura disinvolta, sia nello s�le di mol� condu�ori, che tendono ad una maggiore complicità con il telespe�atore. Un ruolo significa�vo in questa direzione ha ssunto, com’è noto, la conduzione femminile e lo s�le disinvolto di condu�rici come Lilli Gruber.

apporto individuale, ma sempre so�oposta alla revisione del capo reda�ore e del vice dire�ore, che sovrintendo, nella riunione di redazione, alla sua impaginazione.

Molto importante, nella comunicazione del giornalista, l’aspe�o rela�vo alla modalità intona�ve di le�ura/enunciazione. Nelle modalità intona�ve di le�ura mo� e svaria� fa�ori interagiscono: la fre�a, la posi�va ricerca di un ritmo; la volontà di creare a�esa e interesse e di colpire il telespe�atore; la volontà di creare per mol� giornalis� uno s�le personale.

Due �pi di intonazione nel parlato scri�o telegiornalis�co. Un’intonazione logico-sinta�ca-seman�ca, con pause intra e inter frasali mirate ad evidenziare i rappor� logici tra le parole con una chiara valenza informa�va. Un’intonazione di �po espressivo u�lizza pause non coinciden� con la stru�ura sinta�ca e con i rappor� logico seman�ci, ma collocate a separare segmen� di frasi o componen� di sintagmi.

Tale modalità intona�va, propria di una minoranza di giornalis� ma in progressivo aumento, appare poco funzionale all’efficacia informa�va dell’enunciato telegiornalis�co.

La7: buona resa informa�va, velocità elocu�va appare più elevata nelle no�zie meno important, collocate nella parte finale del tg. Se la mancanza di a�enzione da parte dell’ente verso la dizione e la prossemica dei giornalis� è da mol� lamentata, alcuni so�olineano come la le�ura faccia parte dello s�le personale del giornalista e come un eccessivo formalismo possa nuovere all’incisività del messaggio e all’immagine del giornalista, riducendo quella naturalezza che si considera ormai elemento indispensabile dell’enunciazione telegiornalis�ca.

Parlato-controllato sono le dichiarazioni dei poli�ci. Parlato serio semplice vicino allo scri�o per la sua stru�ura definita e regolare e per il lessico denotato e preciso, ma anche aperto ai fenomeni di immediatezza e spontaneità sopra�u�o sinta�ci e lessicali.

Parole e immagini

Nel medium tv il potere informa�vo è una sinergia tra testo e immagini. Tra le diverse possibilità a cui dà luogo la combinazione tra il testo e l’immagine, equilibrio, complementarità, squilibrio, contraddizione evidente, contraddizione nascosta, coerenza artefa�a, solo le prime due sono funzionali ad una corre�a informazione: nei nostri tg sono purtroppo rappresentate anche le altre possibilità, in par�colare la terza e la quarta.

Può essere u�le osservare come la tv italiaana faccia un uso ancora troppo scarso, pur se in crescita, della videografica, alla quale talvolta viene preferita la proiezione di immagini di repertorio poco calzan�.

2.2 Sintassi del Periodo

2.2.1 Complessità delle frasi in base al numero di parole e proposizioni

Per valutare il livello di stru�utrazione sinta�ca dei tg, dapprima analizziamo le frasi che compongono il corpus in base a due fa�ori diversi, ma correla�: la lunghezza sintagma�ca, rappresentata dal numero di parole per frase, e la complessità sinta�ca, rappresentata dal numero di proposizioni per frase.

Le frasi del campione considerato sono composte in media da poco meno di 21 parole. I tg di Studio aperto sono compos� da frasi più brevi, in media 19, e si cara�erizzano, so�o mol� aspe�, per una maggiore semplicità sinta�ca. L’edizione serale analizzata del TG5 è composta di frasi in media di 26 parole. Le frasi più brevi si concentrano in genere in apertura di giornale e nei lanci delle no�zie da parte del condu�ore, ce tendono comunque a contenere le coordinate essenziali della no�zia.

I tg che contengono le frasi più lunghe presentano anche valori più al� nel numero di proposizioni per frase. In generale le frasi non sono molto complesse e contengono mediamente 2,6 proposizioni; i valori delle edizioni RAI sono più omogenei, mentre i tg Mediaset si cara�erizzano per una complessità frasale inferiore, ad eccezione delle edizioni serali del TG 4 e 5.

Possiamo dunque definire la stru�ura delle frasi dei giornali come abbastanza complessa, più vicina sicuramente allo scri�o giornalis�co che al parlato.

2.2.2 Monoproposizionalità

La monoproposizionalità nei tg che compongono il corpus analizzato ha una rilevanza limitata: nel campione RAI le frasi composte da una sola proposizione sono poco meno di un quarto del totale; nel campione Mediaset sono più numerose, ma comunque meno di un terzo. La maggior parte delle frasi è bi-tri proposizionale e le fras che contengono fino a 4 proposizioni coprono quasi il 90% del totale. I tg RAI raggiungono anche 8-9 proposizioni per frase. I tg Mediaset accanto ad un’incidenza maggiore di monoproposizionalità, anche un numero più alto di frasi che contengono fino a 11-13 posizioni.

Le frasi monoproposizionali nei tg RAI si collocano in par�colare nei lanci dei servizi. Ugualmente in Mediaset le frasi monoproposizionali si concentrnao nei lanci del condu�ore e sopra�u�o in apertura dei tg.

La sintassi dei tg è di norma abbastanza ar�colata.

2.2.3 P aratassi

Le frasi pluri proposizionali composte da una principale e almeno una subordinata nel campione considerato sono mediamente circa l’80% e rappresentano il �po più comune. Le frasi in cui l’unico rapporto presente è la coordinazione, sono poco meno del 20%. La paratassi esclusiva dunque, cara�erizza il giornalismo tv, par�olarmente in Mediaset e nello specifico a Studio Aperto.

2.2.3.1 Asindeto e nessi coordina�

Le coordinate possono essere semplicemente giustapposte (asindeto) oppure essere collegate tramite nessi coordinan�. Nel campione RAI, asindeto e nessi coordinan� in media si equivalgono, ma l’asindeto prevale fra le principali mentre fra le subordinate prevalgono i nessi coordinan�. Nel campione Mediaset è invece leggermente superiore la presenza dei nessi coordinan�. L’asindeto consente un collegamento agile e immediato, lasciando però implici� i rappor� logici.

Nei radiogiornali le coordinate in serie raramente superano il numero massimo di due, invece nei tg la giustapposizione in serie anche lunghe, fino a 6-7 coordinate è una tecnica ricorrente. Si ritrova più spesso in Mediaset che nella Rai, nelle par� dedicate alla narrazione di fa� di cronaca italiana ed estera, sia nei servizi sia da parte del condu�ore in studio.

RAI congiunzioni più u�lizzate sono:

-e; - ma; - poi; né; invece; po; oppure; quindi; allora; per questo.

Copula�va: né Avversa�va: invece, e invece Disgiun�va: o, oppure Conclusiva: quindi, e quindi, allora, per questo

Nel campione Mediaset troviamo 17 �pi di nessi, più cooccorrenze. La congiunzione e è sempre la più presente; insieme alla congiunzione avversa�va ma rappresenta quasi l’80% dei casi. Il terzo nesso in ordine di frequenza è poi/ e poi. Ci sono poi congiunzioni conclusive: infa�, dunque, così; in cooccorrenze: e allora, e così, e difa�, e dunque;

congiunzione esplica�va: cioè, la locuzione verbale esplica�vo-conclusiva vale a dire che.

2.2.4. Ipotassi

Somma� i primi cinque �pi rappresentano l’80% delle subordinate. Tu� gli altri �pi non superano un’incidenza percentuale minima, nell’ordine: modali strumentali, causali, sogge�ve, scisse, ipote�che, interroga�ve indire�e, compara�ve, infini�ve, consecu�ve.

2.2.3.4 Nessi subordinan�

Le subordinate esplicite sono leggermente più numerose, in par�colare nel campione Mediaset: cos�tuiscono in media il 53% del totale, mentre le subordinate implicite risultano il 47%. Sono a�esta� 21 �pi diversi di nessi che introducono subordinate esplicite. I tre quar� di esse sono introdo�e dal che rela�vo. I restan� pronomi rela�vi in ordine di frequenza: cui, dove, chi, quale.

Perché è il più comune nesso causale e in un caso introduce un’interroga�va; se ha valore ipoteteico e interroga�vo; come si riscontra nelle compara�ve e, in alcuni casi, nelle interroga�ve e ogge�ve; quando nei tg ha il solo significato temporale e mentre, oltre al significato temporale, svolge una funzione avversa�va.

Altri �pi sono dispersi: pronomi e avverbi interroga�vi:

  • cosa, chi, quanto, che, dove;
  • nessi temporali: prima che , dopo che, fino a che;
  • nessi consecu�vi: al punto che, a tal punto che.

17 �pi differen� di nessi e verbi che introducono subordinate implicite. Il solo infinito rappresenta una percentuale rido�a di casi; è molto frequentemente introdo�o da preposizioni generiche che possono modificare sintagmi diversi: di, a, per, da.

Al secondo posto in ordine di frequenza abbiamo il par�cipio passato; la fusione predominante è la rela�va, ma è a�estato anche il significato temporale e causale, condizionale, modale. La massiccia presenza del par�cipio passato è da a�ribuire al genere giornalis�co, così come i pochissimi esempi di par�cipio presente.

2.2.4 S�le nominale

Le frasi verbali cos�tuiscono la grande maggioranza nei tg del campione sia Rai sia Mediaset, oltre i tre quar� delle frasi; le frasi esclusivamente nominali, non sono numerosissime e sono in genere monoproposizionali: rappresentano poco meno del 10% totale.

Le frasi nominali si concentrano nei lanci delle no�zie, in par�colare nei tg Rai , in cui spesso svolgono la funzione di �tolo.

I nodi nominali rappresentano i pun� di maggiore densità informa�va in quanto creano una concentrazione e una messa in rilieo dell’informazione. I nodi nominali svolgono anche una funzione narra�va-riassun�va, quando forniscono una visione sinte�ca e fortemente impressiva di sequenze narra�ve e descri�ve.

2.2.6 Frammentazione sinta�ca

Una certa frammentazione sinta�ca si nota nell par� in cui è presente una maggiore improvvisazione. Un approccio colloquiale, meno ingessato e più personale cara�erizza in generale i tg di Mediaset. La proge�azione limitata, la disposizione dialogica nei confron� del pubblico, la commis�one tra commento personale e no�zia creano uno s�le più vicino al parlato spontaneo in cui hanno luogo interruzioni di frasi, cambiamen� di programma, autocorrezioni, esitazioni. Esse si manifestano in ripe�zioni, pause piene, allungamen� di vocale finale, sono un fa�o piu�osto comune nel parlato telegiornalis�co, soprau�o Mediaset.

2.2.7 Interiezioni e segnali discorsivi

I segnali discorsivi servono sopra�u�o a so�olineare la stru�urazione del discorso, a conne�ere elemen� frasali e sopra�u�o a esplicitare la stru�ura intera�va della comunicazione. 9 casi nel campione RAI e 75 nel campione Mediaset.

I segnali discorsivi mostrano una certa varietà di �pi e funzioni. Fra le funzioni rela�ve all’interazione con l’interlocutore, abbiamo la presa di turno; i riempi�vi, che indicano difficoltà nella formulazione e il

La frase scissa e pseudoscissa appare, come nell’informazione della carta stampata, il fenomeno più frequente, per la sua spiccata valenza informa�va, soprau�o con la collocazione postposta del rema nel costru�o implicito, preferito e veramente frequenta�ssimo.

2.4 Il lessico

Lessico semplice, comprensibile, vicino al linguaggio comune della media dei telespe�atori. La Rai offre un quadro molto omogeneo, con differenze limitate tra i tre tg, mentre i tg di Mediaset sono notevolemtne diversi tra loro. Le differenze tra i tg RAI consistono essenzialmente in una lieve propensione del TG1 ad accogliere anche voci elevate, in una forse maggiore presenza di voci ad effe�o e di stereo�pi in TG2 , e in una tendenza più spiccata del TG3 verso un lessico neutro, referenziale, informa�vo. Sostanziale omogeneità tra le parole. Maggiore presenza di voci se�oriali e tecnicismi nella Rai rispe�o a Mediaset, in quanto TG4 e sopra�u�o Studio Aperto accolgono poco servizi di questo �po. Qui ricorrono in numero maggiore voci colloquiali e stranierismi di a�ualità e alla moda.

Il tono e l’impostazione di alcuni condu�ori Mediaset si cara�erizzano anche per una maggiore colloquialità.

Le voci colloquiali indicano la volontà da parte dei giornalis� di andare dalla parte della gente, di creare complicità con essa, e la volontà di rendere più vivace e acca�vante la lingua.

Alla realizzazione di uno s�le brillante contribuisce largamente il ricorso alle metafore e alle espressioni figurate.

Quando l’immagine metaforica è logora, si cade nello stereo�po, e si passa da uno s�le vivace e disinvolto ad una fissità per pepetua i luoghi comuni dell’espressione giornalis�ca. Questa categoria di voci ed espressioni appare ancora come una delle più nutrite dell’informazione telegiornalis�ca, mostrandone un cara�ere di conserva�vità e di fedeltà a certo linguaggio giornalis�co brillante.

Appaiono in decisa minoranza le parole difficili, rare o comunque non appartenen� al vocabolario comune. Più nutrito ma sempre minoritario, il con�ngente delle parole rare o non comuni, alcune delle quali possono essere di difficile comprensione da parte del telespe�atore di livello medio basso come nel caso di affiliazione, ambivago, discrezionale. Questa categoria di voci ed espressioni appare ancora