Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Gli italiani del piccolo schermo, Schemi e mappe concettuali di Linguistica

Riassunto del libro di Gabriella Alfieri, Ilaria Bonomi "Gli italiani del piccolo schermo"

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 02/02/2017

crlnlc
crlnlc 🇮🇹

4.4

(63)

29 documenti

1 / 37

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
GLI ITALIANI DEL PICCOLO SCHERMO
INTRODUZIONE
C’è una storia della tv ancora tutta da scrivere e riguarda il suo spazio fisico tra di noi: prima come oggetto,
poi come mezzo e linguaggio, e infine come protagonista di un’infinita osservazione.
Va sottolineata nel mezzo tv l’importanza della parola, che troppo spesso si tende a trascurare di fronte al
supposto dell’immagine: parola che proprio nell’unione con l’immagine acquista in questo medium la sua
particolare valenza.
L’individuazione e la definizione dei generi tv, meno problematiche dell’epoca della paleotv, si presentano ai
giorni nostri difficile per la sempre crescente ibridazione e per la complessa e variegata panoramica dei
format. Il concetto di genere a cui siamo rifatti riposa fondamentalmente sui contenuti, più che non sugli
aspetti produttivo-formali o su quelli sociali. [Genere: categoria stilistica mediante la quale si individuano e
si classificano in base a criteri contenutistici e formali, le varie tipologie dei programmi tv. Il genere può
innanzitutto essere identificato con il contenuto del programma: l’informazione, la fiction ecc. vengono
distinte e definite in rapporto ai temi trattati e alla forma che tali temi assumono. Una seconda accezione del
termine privilegia il momento produttivo e identifica le marce di genere con le procedure standardizzate
attraverso cui l’emittente confeziona il suo programma. Tre accezioni al concetto di genere: genere come
proprietà produttivo-formale, genere come proprietà del contenuto, genere come funzione sociale.]
Il potere modellizzante del medium tv, che procede a una grammaticalizzazione del quotidiano, in
conseguenza dell’eccessiva fiducia che il pubblico e gli stessi operatori dei media ripongono nelle sue
potenzialità di rappresentare comportamenti, stili di vita, e modi di stare al mondo degli spettatori.
In vista dell’erogazione gratuita della testualità, la tv rimane il più democratico dei grandi media, e insieme il
più ricco di risorse e di prospettive in quanto non rimane schiacciato sul presente ma, se usato con
lungimiranza e accortezza, può lavorare su una doppia temporalità. In sincronia asseconderà con nuovi
format e prodotti volatili le più immediate e voraci richieste di contenuti, ma in diacronia puù farsi museo
vivente di se stesso grazie alle possibilità di replicare materiali d’archivio, soprautto nei generi più
tesaurizzabili, come divulgazione e ficiton.
Oltre alla conclamata funzione modellizzante, la tv esercita infatti una più proficua e incisiva funzione
cognitiva e di conformazione che, nei casi migliori, si può anche tradurre in azione autoindividuante e quindi
autorappresentativa per i segmenti di socialità più marginali ai quali è finalmente data la possibilità di parlare
di sé.
In quanto oggetto di analisi può configurarsi come megatesto onnicomprensivo dei palinsesti che da sempre
hanno attraversato lo schermo; come flusso di programmi trasmessi in una zona temporale predefinita; e
infine come supertesto, singolo programma come materiali introduttivi e interstiziali (presentazione,
promozione, pubblicità, notiziari). Taggi muovendo da una visione del mezzo tv come fenomenologia
organica di palinsesti, reti, contesti, protagonisti, pubblico, programmi, formule, come di elementi correlati,
inspiegabili se non nel loro rapporto.
La tv trasmette altri linguaggi, producendo un pluristilismo in cui addirittura i vari tipi di parlato
confliggerebbero rischiando la reciproca distruzione. La tv si configurerebbe come frullatore impazzito di usi
linguistici.
Alla molteplicità di sottocodici e di registri va aggiunta la parcellizzazione struttuale per cui l’apprendimento
linguistico derivante dall’esposizione al linguaggio tv si limiterebbe all’acquisizione di serie di significati e
non di significati.
3. Le potenzialità educative del emzzo audiovisivo si dispiegarono al massimo nel periodo della cosiddetta
paleotv. Secondo l’ipotesi più diffusa, la comunicazione tv conosce tre fasi, di cui la PRIMA situata tra il
1950 e gli anni ’76-80, è detta della scarsità, per la limitatezza dello spettro distributivo (tre soli canali) e
dell’offerta di contenuti. Tra gli anni ’76-80 e il ’90 si colloca la SECONDA fase, quella della crescita dei
canali di emittenza e della redistribuzione mirata dell’audience che sfocerà nell’attuale duopolio, laddove dal
1990 a tutt’oggi si conta l’era dell’abbondanza di canali, compresi i satellitari, e di sistemi di accesso alla
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25

Anteprima parziale del testo

Scarica Gli italiani del piccolo schermo e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Linguistica solo su Docsity!

GLI ITALIANI DEL PICCOLO SCHERMO

INTRODUZIONE

C’è una storia della tv ancora tutta da scrivere e riguarda il suo spazio fisico tra di noi: prima come oggetto, poi come mezzo e linguaggio, e infine come protagonista di un’infinita osservazione.

Va sottolineata nel mezzo tv l’importanza della parola, che troppo spesso si tende a trascurare di fronte al supposto dell’immagine: parola che proprio nell’unione con l’immagine acquista in questo medium la sua particolare valenza.

L’individuazione e la definizione dei generi tv, meno problematiche dell’epoca della paleotv, si presentano ai giorni nostri difficile per la sempre crescente ibridazione e per la complessa e variegata panoramica dei format. Il concetto di genere a cui siamo rifatti riposa fondamentalmente sui contenuti, più che non sugli aspetti produttivo-formali o su quelli sociali. [Genere: categoria stilistica mediante la quale si individuano e si classificano in base a criteri contenutistici e formali, le varie tipologie dei programmi tv. Il genere può innanzitutto essere identificato con il contenuto del programma: l’informazione, la fiction ecc. vengono distinte e definite in rapporto ai temi trattati e alla forma che tali temi assumono. Una seconda accezione del termine privilegia il momento produttivo e identifica le marce di genere con le procedure standardizzate attraverso cui l’emittente confeziona il suo programma. Tre accezioni al concetto di genere: genere come proprietà produttivo-formale, genere come proprietà del contenuto, genere come funzione sociale.]

Il potere modellizzante del medium tv, che procede a una grammaticalizzazione del quotidiano, in conseguenza dell’eccessiva fiducia che il pubblico e gli stessi operatori dei media ripongono nelle sue potenzialità di rappresentare comportamenti, stili di vita, e modi di stare al mondo degli spettatori.

In vista dell’erogazione gratuita della testualità, la tv rimane il più democratico dei grandi media, e insieme il più ricco di risorse e di prospettive in quanto non rimane schiacciato sul presente ma, se usato con lungimiranza e accortezza, può lavorare su una doppia temporalità. In sincronia asseconderà con nuovi format e prodotti volatili le più immediate e voraci richieste di contenuti, ma in diacronia puù farsi museo vivente di se stesso grazie alle possibilità di replicare materiali d’archivio, soprautto nei generi più tesaurizzabili, come divulgazione e ficiton.

Oltre alla conclamata funzione modellizzante, la tv esercita infatti una più proficua e incisiva funzione cognitiva e di conformazione che, nei casi migliori, si può anche tradurre in azione autoindividuante e quindi autorappresentativa per i segmenti di socialità più marginali ai quali è finalmente data la possibilità di parlare di sé.

In quanto oggetto di analisi può configurarsi come megatesto onnicomprensivo dei palinsesti che da sempre hanno attraversato lo schermo; come flusso di programmi trasmessi in una zona temporale predefinita; e infine come supertesto, singolo programma come materiali introduttivi e interstiziali (presentazione, promozione, pubblicità, notiziari). Taggi muovendo da una visione del mezzo tv come fenomenologia organica di palinsesti, reti, contesti, protagonisti, pubblico, programmi, formule, come di elementi correlati, inspiegabili se non nel loro rapporto.

La tv trasmette altri linguaggi, producendo un pluristilismo in cui addirittura i vari tipi di parlato confliggerebbero rischiando la reciproca distruzione. La tv si configurerebbe come frullatore impazzito di usi linguistici. Alla molteplicità di sottocodici e di registri va aggiunta la parcellizzazione struttuale per cui l’apprendimento linguistico derivante dall’esposizione al linguaggio tv si limiterebbe all’acquisizione di serie di significati e non di significati.

  1. Le potenzialità educative del emzzo audiovisivo si dispiegarono al massimo nel periodo della cosiddetta paleotv. Secondo l’ipotesi più diffusa, la comunicazione tv conosce tre fasi, di cui la PRIMA situata tra il 1950 e gli anni ’76-80, è detta della scarsità, per la limitatezza dello spettro distributivo (tre soli canali) e dell’offerta di contenuti. Tra gli anni ’76-80 e il ’90 si colloca la SECONDA fase, quella della crescita dei canali di emittenza e della redistribuzione mirata dell’audience che sfocerà nell’attuale duopolio, laddove dal 1990 a tutt’oggi si conta l’era dell’abbondanza di canali, compresi i satellitari, e di sistemi di accesso alla

fruizione. In questo quadro evolutivo prevede una fase cumulativa e stratificata pluralizzazione e diversificazione del disponibile. Alla fase pedagogica, caratterizzata da una strategia artigianale e universalistica con un ciclo produttivo elargito dall’alto in cui i media si qualificano come strumenti di manipolazione e coesione sociale, seguiva la fase di mercato nella quale i media si connotano come diretti continuatori dell’intrattenimento popolare e, modellizzando forme e formule testuali straniere sulla tradizione nazionale e sulle attese del pubblico, danno vita a catene di consumo e a produzioni seriali.

La neotelevisione è dominata da logiche sociali e mediali radicalmente diverse, ma non per questo incomunicabili o incompatibili. La paleotv riveste un ruolo essenziale nella modernizzazione e nell’unità reale del paese, letteralmente appaltate al mezzo tv con conseguenze tuttora da valutare con obiettività e non riducibili alla docilità di un popolo che si lasciava plasmare e modernizzare senza colpo ferire.. INFORMARE, INTRATTENERE, EDUCARE; nella RAI si enfatizza la terza componente: in pratica ad ogni istanza fu dedicata una tipologia di trasmissioni e una fascia oraria, ma elementi pedagogici furono fatti rientrare persino nel varietà e furono prodotti programmi educativi con alto contenuto spettacolare, con riscontri percettivi nell’audience che percepiva come cultura anche l’intrattenimento. Tra paleo e neotv intercorrono differenze schematizzabili, in ordine anzitutto alla percezione del mezzo audiovisivo e del suo spazio simbolico (finestra sul mondo vs arena collettiva), e poi via via ai suoi codici eticoculturali; al fare tv; al ruolo dell’audience; alle modalità di consumo e alle finalità di programmazione.

Produzione e fruizione della testualità tv, che si standardizza nella serialità ma cerca nuovi afflati nel ritorno a forme e formule di programmi delle origini, sicché qualcuno ha parlato di post tv. Una funzione costanteva considerata quella identitaria della tv, che adeguandosi ai valori di volta in volta ricevuti o negoziatidal pubblico, ha saputo coltivare un’ipotesi di coscienza nazionale costruiendo con pilastri e mattoni di vario calibro una comunità simbolica italiana.

Va messa in rilievo l’efficacia del mezzo audiovisivo nell’educazione linguistica degli spettatori rispetto alla radio che, nonostante la lucida politica aziendale che affidava a letterati le trasmissioni sulla ltaliana scontava la scissione storia tra lingua scritta e lingua parlata e fossilizzava i rapporti sociali preesistenti. Al contrario la tv, potendo contare sulle potenzialità cognitiva dell’immagine, avrebbe esercitato un’azione formativa più immediatee d’impatto sul pubblico estesamente dialettofono e non integralmente alfabetizzate dell’Italia ancora destabilizzata socialmente e culturalmente.

L’incidenza sociolinguistica dei mass media è tipo come assorbimento di modalità comunicative più di fulminea interiorizzazione di modelli linguistici.

  1. La lingua trasmessa condivide di fatto tratti dell’oralità spontanea (compresenza e interattività istantanea degli interlocutori;, estemporaneità di enunciazione con conseguente progettazione sintattica frammentata o a breve gittata; registro stilistico verso il basso; simultaneità di componenti sonore o visive non verbali) e della scrittura (distanza spazio temporale di emittente e ricevente; codificazione riflessa e pianificazione testuale a lunga gittatacon possibilità di correzione e registro stilistico medio alto o alto; riassorbimento ed esplicitazione descrittiva di elementi non verbali; deissi introversa ecc.) Sul piano concreto della veicolazione testuale inoltre la lingua trasmessa prevede, come quella scritta, un supporto materiale tecnologicamente predisposto. (parete, carta, video pc vs citofono, telefono, pellicola.)

La lingua dei mezzi di comunicazione di massa comprende la comunicazione autdiovisiva di radio, tv e cinema, ma incorpora anche la canzone, l’editoria e la pubblicità, tutti possibili generi di lingua trasmessa, sia scritta che parlata. La lingua trasmessa è un terzo tipo di comunicazione linguistica che potenzia le modalità di trasmissione orale e scritta del linguaggio e si fonda su caratteri esclusivi.

La lingua trasmessa, e quella teletrasmessa in particolare, presenta poi essenziali differenze dai suoi archetipi. Diversamente dalla conversazione parlata faccia a faccia non consente una totale condivisione ambientale tra emittente e ricevente, separati comunque fisicanete dall’etere e percettivamente dalla mediazione selettiva della telecamera: la ricezione è comunque modulato dall’emittente, anche nei casi di telefonate in studio degli spettatori. Dal punto di vista sociologico e semiotico invece si distinguerà per la riproduzione di massa del messaggio e l’asimmetria di ruoli tra emittente e destinatario. In linea teorica scritto e trasmesso avrebbero allora in comune numerosi tratti pragmatico-testuali (sfera pubblica; estraneità

l’infosportainment, che mescola lo sport con l’informzione e con l’intrattenimento spettacolare. Si parla ance di docufiction, che unisce la componente documentario-informativa all’intrattenimento.

  1. Una delle finalità prime dell’analisi dle trasmesso tv consiste nella sua caratterizzazione sul piano della variazione diamesica, quella appunto relativa all’asse scritto-parlato, rispetto alla quale si dispiega la pluralità dei programmi, che spazia dal polo più vicino allo scritto di tg o programmi culturali , al polo orientato al parlato spontaneo di molti programmi di intrattenimento , passando attraverso varie diamesie diverse e specifiche come quelle del parlato simulato della fiction. Ugualmente presenti nel lavoro di analisi sono stati gli altri parametri della variazione linguistica : il parametro diastratico o della variazione socioculturale, quello diatopco variazione geografica, e quello diafasico della variazione di situazione e di formalità, il più legato alla variazione principale, quella diamesica , e non sempre distinguibile da essa. Il parametro diacronico , relativo al cambiamento della lingua nel tempo sarà evocato per la fiction.

I L’INFORMAZIONE

  1. I programmi di infomrazione

L’informazione rappresenta un pilastro fondamentale dei palinsesti tv, fin dalla nascita della tv. Dopo i primissimi esordi in forma sperimentale, il 3 gennaio del ’54 va in onda il primo tg ufficiale.

Nel tempo l’informazione ha conquistato una prsesenza sempre più importante all’interno dell’offerta tv quotidiana [Importante la svolta del 1990, con l’approvazione della legge Mammì che consentiva la possibilità della diretta e della costituzione di tg anche per le reti private.]

La penetrazione dell’informazione tv nelle case degli italiani è tale da scandire persino i ritmi della vita domestica e da condizionare la percezione dei fatti di rileievo che ogni giorno accadono sul pianeta: [[grazie alla sua permissività, il mezzo tv assume sempre più il ruolo di mediatore principale della realtà per larghe fasce della popolazione. E poiché questo mezzo è intrinsecamente diverso dalla carta stampata, esso forgia un pubblico progressivamente sempre più adatto a sé, e dunque sempre meno adatto alla fruizione del medium stampa.]]

All’interno del sistema tv è attribuita per convenzione una promessa autentificazione, da cui deriva da parte del pubblico l’aspettativa di veridicità del racconto degli eventi. Dall’implicita accettazione di questo patto, discende il riconoscimento della funzione sociale dell’informazione: ovvero quella di consentire al pubblico una relazione diretta con gli eventi del mondo.

La veridicità del contenuto trasmesso o, che creino il senso di immediatezza e verità che gli spettatori si aspettano per convenzione.

Di fatto la rappresentazione degli eventi non avviene mai in modo immediato, ma attraverso rimaneggianti che influiscono non solo sul livello formale e contingente dell’esecuzione, ma che intervengono addirittura a monte, in fase di scelta di ciò che diventerà notizia, quando, dal mare infinito e variegato dei fatti del mondo, viene distillata una scaletta limitata di eventi, che promette di esaurire tutto quanto di rilevante è accaduto nella giornata. Questo meccanismo pone i media nella posizione di poter stabilire l’agenda quotidiana de temi all’ordine del giorno imponendo quali argomenti pensare e quali no, e manipolando il flusso dell’informazione alla sorgente.

Diversamente, la carta stampata fornirebbe strumenti cognitivi adeguati per cogliere dinamiche più complesse e approfondire in modo più autonomo gli intrecci dell’attualità.

1.1. Galassia informazione: un micro cosmo di sottogeneri.

L’inchiesta nasce negli anni ’60. E’ un resoconto filmato realizzato da uno o più giornalisti con cameraman al seguito, che si caratterizza come collage di materiali di diversa natura (interviste, reportage, immagini di repertorio) assemblati e postoprodotti con trattamenti di regia differenti a seconda delle finalità. Il criterio centrale per distinguere una vera inchiesta investigativa da un servizio di

approfondimento sono infatti l’alterità del tema sul campo alla ricerca di notizie di prima mano, lo stringente impianto argomentativo della ricostruzione.

Nell’attuale panorama tv esempi rappresentativi di puro giornalismo investigativo: Report. [ Il giornalismo privilegia l’intrattenimento e alimenta lo spettacolo. Dalle anguste strategie degli editori e da un debordante flusso informativo che non lascia spazio al lavoro di scavo e di autonoma ricerca.]

Il rotocalco indica un programma periodico di approfondimento dell’attualità caratterizzato da più servizi di taglio giornalistico. Il primo esempio del genere è stato RT, fondato nel 1962 da Enzo Biagi, allora direttore del Tg di Rai 1. Lo stile innovativo si fondava sull’impiego dell’immagine a scopo documentale e sulla sua forza suggestiva. Dal punto di vista contenutistico, i servizi non nhanno carattere investigativo ma presentano una stretta continuità con le notizie del tg, di cui rappresentano, appunto, un ulteriore approfondimento. Semplicemente ripropone con ulteriore corredo di punti di vista, racconti, ricostruzioni. L’approfondimento offerto è un racconto nuovo di qualcosa di noto; esempio Terra!(Rete4) e Tg2 Dossier (Rai2). Un caso anomalo è rappresentato da Lucignolo. Il talk show informativo è senza dubbio il genere più eterodosso di giornalismo televisivo, derivando dalla contaminazione con macrogenere tipico dell’intrattenimento. E’ letteralmente uno spettacolo fatto di parole, in cui le conversazioni sono consapevoli del loro ruolo in scena. Il talk show informativo è solitamente strutturato come dibattito, cioè caratterizzato da pubblico conversazioni su argomenti prestabiliti in cui a ognuno è data la possibilità di esprimere la propria opinione.

1.2 Infotainment: questione di misura.

Oggi l’informazione trova realizzazioni televisive in cui si attinge con disinvoltura a dinamiche e formule tipiche dell’intrattenimento. Per queste commissioni è stato coniato il termine di infotainment. Esso è il risultato di un processo di spettacolarizzazione dell’informazione che affonda le sue radici nell’incontro tra talk e tv verità. L’intento di divertire e coinvolgere empaticamente il pubblico attraverso lo stimolo di emozioni e tensioni, di per sé estranee alla funzione sociale insita nel genere.

§Il rischio è che il talk show possa essere identificato come condizione necessaria e ideale per la fruizione delle insemplificati e predigeriti, ma non necessariamente più chiari.

[[Se è proprio della tv offuscare il confine tra notizia e spettacolo, tra realtà e fiction, fino a che punto si può spingere questa corruzione, prima che si esca totalmente dal campo delle notizie e del giornalismo per entrare in quelli dello show e dell’intrattenimento?]]

L’impiego delle forme edulcorate dell’intrattenimento per veicolare l’informazione costituisce di un processo di contaminazione e diventato macroscopico, per cui la stessa informazione, semplificata, perde progressivamente ed inevitabilmente spessore contenutistico. Si assiste perciò ad un inevitabile svuotamento valoriale del concetto stesso di informazione: diviene quindi del tutto naturale che un programma di costume e gossip giovanilistico come Lucignolo si autodefinisca come approfondimento del tg e possa concorrere a riconoscimenti come miglior programma di informazione.

Definire l’infotainment come una semplice spettacolarizzazione dell’informazione è quindi insufficiente a comprendere le complesse dinamiche messe in atto dalla deriva di questo fenomeno, che si puù considerare piuttosto una sorta di metagenere ce include trasversalmente sia l’informazione che l’intrattenimento, con il risultato di un sottile e complesso intreccio in cui intenzioni e funzioni si scambiano e si confondono.

1.3 Forme dell’informazione

Report: genere dell’inchiesta

[…]

Ballarò

Come accade per tutti i talk show, la conduzione dà l’impronta al programma: lo stile direttivo di Floris è molto forte, spesso provocatorio, caratterizzato da personalità e vis polemica, competenza e tempismo

Negli interventi degli ospiti il linguaggio è spesso autoreferenziale, con ricorso a termini specialistici.

Il dibattito tra le parti in Porta a porta appare quindi funzionale a celebrare e perpetuare la rappresentazione di un eterno status quo, in cui le aparti avverse, convenute nel salotto della politica, ripropongono al pubblico l’ennesimo gioco delle parti.

Matrix

E’ un talk dedicato a temi di prima pagina, di stretta attualità, con ospiti in studio e numerosi inserti. La direzione del programma era affidata ad Enrico Mentana, il cui ruolo di primo piano risulta evidente fin dalla collocazione dei posti in studio, disposti ad anfiteatro attorno al conduttore, fulcro della

conversazione. Il conduttore dirige la sua trasmissione da vero padrone di casa, non in funzione della par condicio tra gli ospiti o della massima chiarezza per lo spettatore, ma con l’obiettivo di allargare la prospettiva sul tema di discussione, prendendo parte al dibattito da protagonista e inserendo il continuo pungolo della propria opinione.

Lo stile linguistico del conduttore è nel complesso caratterizzato da alternanza tra un parlato serio semplice ben costruito e spontaneità colloquiale, più accentuata negli interventi a braccio, con esitazioni, ripetizioni e riprogettazioni sintattiche. Frequente anche l’uso di segnali discorsivi nella presa di turno e il ricorso a formule avversative per sottolineare una contraddizione o una parziale presa di distanza.

Otto e mezzo.

Le Iene

E’ un programma di intrattenimento che si presenta come notiziario satirico dal tono irriverente e trasgressivo. Alle parti live in studio si alternano i servizi degli inviati, che si dividono in due diverse tipologie: servizi di denuncia, abusi e di truffe ai danni dei più deboli, o di messa in ridicolo di politici e vip. Talvolta, alcuni degli inviati più spregiudicati si concentrano su argomenti scottanti e impegnativi, salvo poi sfiorarne solo gli aspetti macroscopici e superficiali, stemperandone i risvolti scabrosi all’interno dell’usuale cornice di intrattenimento e senza mai spingere fino in fondo l’indagine.

I temi dei servizi rimangono comunque merce da tabloid: s occupano di cronaca nera e si concentrano sempre su storie di singoli individui, ben lungi dall’affrontare tematiche scottanti di portata pubblica e sociale.

  1. La lingua dei telegiornali

2.1.Struttura e testualità.

Il momento di svolta del passaggio dalla paleo alla neo tv incide significativamente, nella direzione di un modo più sciolto di porgere le notizie, di una responsabilizzazione maggiore dell’enunciatore-giornalista, di un progressivo coinvolgimento del telespettatore. Lo speaker sostituito dal giornalista, cambiamento che avrò sulla lingua dei tg effetti evidentissimi, innanzitutto con la sostituzione della pronuncia standard artificiale degli speaker con la pronuncia reale e regionale dei giornalisti, che, confezionatori essi stessi delle notizie, compongono ed espongono il messaggio immettendo nel codice dell’informazione, per sua natura neutro e parzialmente standardizzato elementi di stile personale. Il primo tg interamente letto a giornalisti è quello del 15 gennaio 68. Dopo la legge Mammì che ha concesso la diretta alle reti nazionali abbligandole ad avere un proprio tg, tra il 91 e il 92, TG4, 5, e studio Aperto. Tale assetto ha portato i tg della Rai ad essere influenzati da quelli delle reti private, verso un crescente coinvolgimento del pubblico e una maggiore spettacolarizzazione della notizia.

Target: determina il carattere generalista di un tg che ambisce a rivolgersi ad un pubblico il più ampio possibile, occupando generalmente l’orario centrale delle fasce e accogliendo notizie appartenenti a diversi settori. Il target giovanile di Studio aperto ne determina il carattere più leggero e aperto all’attualità.

Il tg italiano può essere distinto in oggettivo (anche narrativo-oggettivo), esplicativo-interpretativo, di opinione. E’ molto difficile classificare in modo rigido i diversi tg. Possiamo notare come il TG3 tende al modello esplicativo-interpretativo, dando grande rilievo agli spazi redazionali e alle figure giornalistiche, lasciando maggiore spazio di altri tg ed esperti che commentano, e, ma sempre meno, dnado ai servizi uno spazio più ridotto rispetto al tg oggettivo, al tg di opinione, verso il quale è decisamente spostato il TG4, per la forte personalizzazione impressa dal suo conduttore-direttore, Emilio Fede.

L’impaginazione di un tg, cioè la disposizione delle notizia, può avere delle conseguenze sul piano della testualità, soprattutto in direzione di una maggiore o minore coesione tra le notizie: la tendenza a un maggioro collegamento, ottenuto con segnali discorsivi e formule di coesione, ma soprattutto attraverso una gerarchizzazione delle notizie basata anche sui nessi tematici, è tipica del giornalismo americano, dove il conduttore personalizza la struttura del tg e tende a farne un racconto molto coeso. In Italia, soprautto nella Rai, domina ancora il modello tradizionale che base l’impaginazione sulla divisione in sezione.

I tg Mediaset danno maggior spazio alla cronaca rispetto ai tg Rai.

Il conduttore, che generalmente scrive i testi dei lanci e introduce i servizi, ha un ruolo molto importante del tg.

Il collegamento tra le notizie è forte, realizzato con riprese lessicali, segnali discorsivi di collegamento, e modalità coesive diversive. Gli altri tg presentano una suddivisione netta tra le notizie, con deboli forme di collegamento, più sensibili nello stile di alcuni conduttori, meno altri.

La progressiva tendenza alla scioltezza, appare evidente sia nella linea evolutiva delle diverse reti, che hanno abbandonato i tradizionali primo piano o piano medio per l’inquadratura più a distanza e una postura disinvolta, sia nello stile di molti conduttori, che tendono ad una maggiore complicità con il telespettatore. Un ruolo significativo in questa direzione ha ssunto, com’è noto, la conduzione femminile e lo stile disinvolto di conduttrici come Lilli Gruber.

Il TG 2 delle 20.30 oltre all’aggiunta della striscia scritta sul fondo dello schermo, presenta una divisione in una prima parte, di notizie, e una seconda parte di approfondimento e commento.

Molto importante, nella comunicazione del giornalista, l’aspetto relativo alla modalità intonative di lettura/enunciazione. Nelle modalità intonative di lettura moti e svariati fattori interagiscono: la fretta, la positiva ricerca di un ritmo; la volontà di creare attesa e interesse e di colpire il telespettatore; la volontà di creare per molti giornalisti uno stile personale.

Due tipi di intonazione nel parlato scritto telegiornalistico. Un’intonazione logico-sintattica-semantica, con pause intra e inter frasali mirate ad evidenziare i rapporti logici tra le parole con una chiara valenza informativa. Un’intonazione di tipo espressivo utilizza pause non coincidenti con la struttura sintattica e con i rapporti logico semantici, ma collocate a separare segmenti di frasi o componenti di sintagmi.

Tale modalità intonativa, propria di una minoranza di giornalisti ma in progressivo aumento, appare poco funzionale all’efficacia informativa dell’enunciato telegiornalistico.

La7: buona resa informativa, velocità elocutiva appare più elevata nelle notizie meno important, collocate nella parte finale del tg. Se la mancanza di attenzione da parte dell’ente verso la dizione e la prossemica dei giornalisti è da molti lamentata, alcuni sottolineano come la lettura faccia parte dello stile personale del giornalista e come un eccessivo formalismo possa nuovere all’incisività del messaggio e all’immagine del giornalista, riducendo quella naturalezza che si considera ormai elemento indispensabile dell’enunciazione telegiornalistica.

Parlato-controllato sono le dichiarazioni dei politici. Parlato serio semplice vicino allo scritto per la sua struttura definita e regolare e per il lessico denotato e preciso, ma anche aperto ai fenomeni di immediatezza e spontaneità soprattutto sintattici e lessicali.

Parole e immagini

Nel medium tv il potere informativo è una sinergia tra testo e immagini. Tra le diverse possibilità a cui dà luogo la combinazione tra il testo e l’immagine, equilibrio, complementarità, squilibrio, contraddizione evidente, contraddizione nascosta, coerenza artefatta, solo le prime due sono funzionali ad una corretta informazione: nei nostri tg sono purtroppo rappresentate anche le altre possibilità, in particolare la terza e la quarta.

Può essere utile osservare come la tv italiaana faccia un uso ancora troppo scarso, pur se in crescita, della videografica, alla quale talvolta viene preferita la proiezione di immagini di repertorio poco calzanti.

2.2. Sintassi del Periodo

2.1. Complessità delle frasi in base al numero di parole e proposizioni

Per valutare il livello di struttutrazione sintattica dei tg, dapprima analizziamo le frasi che compongono il corpus in base a due fattori diversi, ma correlati: la lunghezza sintagmatica, rappresentata dal numero di parole per frase, e la complessità sintattica, rappresentata dal numero di proposizioni per frase.

Le frasi del campione considerato sono composte in media da poco meno di 21 parole. I tg di Studio aperto sono composti da frasi più brevi, in media 19, e si caratterizzano, sotto molti aspetti, per una maggiore semplicità sintattica. L’edizione serale analizzata del TG5 è composta di frasi in media di 26 parole. Le frasi più brevi si concentrano in genere in apertura di giornale e nei lanci delle notizie da parte del conduttore, ce tendono comunque a contenere le coordinate essenziali della notizia.

I tg che contengono le frasi più lunghe presentano anche valori più alti nel numero di proposizioni per frase. In generale le frasi non sono molto complesse e contengono mediamente 2,6 proposizioni; i valori delle edizioni RAI sono più omogenei, mentre i tg Mediaset si caratterizzano per una complessità frasale inferiore, ad eccezione delle edizioni serali del TG 4 e 5.

Possiamo dunque definire la struttura delle frasi dei giornali come abbastanza complessa, più vicina sicuramente allo scritto giornalistico che al parlato.

2.2. Monoproposizionalità

La monoproposizionalità nei tg che compongono il corpus analizzato ha una rilevanza limitata: nel campione RAI le frasi composte da una sola proposizione sono poco meno di un quarto del totale; nel campione Mediaset sono più numerose, ma comunque meno di un terzo. La maggior parte delle frasi è bi-tri proposizionale e le fras che contengono fino a 4 proposizioni coprono quasi il 90% del totale. I tg RAI raggiungono anche 8-9 proposizioni per frase. I tg Mediaset accanto ad un’incidenza maggiore di monoproposizionalità, anche un numero più alto di frasi che contengono fino a 11-13 posizioni.

Le frasi monoproposizionali nei tg RAI si collocano in particolare nei lanci dei servizi. Ugualmente in Mediaset le frasi monoproposizionali si concentrnao nei lanci del conduttore e soprattutto in apertura dei tg.

La sintassi dei tg è di norma abbastanza articolata.

2.3. P aratassi

Le frasi pluri proposizionali composte da una principale e almeno una subordinata nel campione considerato sono mediamente circa l’80% e rappresentano il tipo più comune. Le frasi in cui l’unico rapporto presente è la coordinazione, sono poco meno del 20%. La paratassi esclusiva dunque, caratterizza il giornalismo tv, partiolarmente in Mediaset e nello specifico a Studio Aperto.

2.1. Asindeto e nessi coordinati

Le coordinate possono essere semplicemente giustapposte (asindeto) oppure essere collegate tramite nessi coordinanti. Nel campione RAI, asindeto e nessi coordinanti in media si equivalgono, ma l’asindeto prevale fra le principali mentre fra le subordinate prevalgono i nessi coordinanti. Nel campione Mediaset è invece leggermente superiore la presenza dei nessi coordinanti. L’asindeto consente un collegamento agile e immediato, lasciando però impliciti i rapporti logici.

Nei radiogiornali le coordinate in serie raramente superano il numero massimo di due, invece nei tg la giustapposizione in serie anche lunghe, fino a 6-7 coordinate è una tecnica ricorrente. Si ritrova più spesso in Mediaset che nella Rai, nelle parti dedicate alla narrazione di fatti di cronaca italiana ed estera, sia nei servizi sia da parte del conduttore in studio.

RAI congiunzioni più utilizzate sono:

-e; - ma; - poi; né; invece; po; oppure; quindi; allora; per questo.

Copulativa: né Avversativa: invece, e invece Disgiuntiva: o, oppure Conclusiva: quindi, e quindi, allora, per questo

Nel campione Mediaset troviamo 17 tipi di nessi, più cooccorrenze. La congiunzione e è sempre la più presente; insieme alla congiunzione avversativa ma rappresenta quasi l’80% dei casi. Il terzo nesso in ordine di frequenza è poi/ e poi. Ci sono poi congiunzioni conclusive: infatti, dunque, così; in cooccorrenze: e allora, e così, e difatti, e dunque;

congiunzione esplicativa: cioè, la locuzione verbale esplicativo-conclusiva vale a dire che.

2.2.4. Ipotassi

Il rapporto tra frasi ipotattiche e proposizioni subordinate nel corpus considerato è in media 1,8, cioè ogni frase ipotattica comprende quasi due subordinate. Il valore minimo si riscontra nell’edizione del giorno di Studio Aperto, il valore massimo nell’edizione serale del TG5.

Rispetto al parlato, i tg si situano in una posizione intermedia fra i due poli informale/formale e si mostrano leggermentepiù vicini al parlato informale che a quello formale.

Sommati i primi cinque tipi rappresentano l’80% delle subordinate. Tutti gli altri tipi non superano un’incidenza percentuale minima, nell’ordine: modali strumentali, causali, soggettive, scisse, ipotetiche, interrogative indirette, comparative, infinitive, consecutive.

2.2.3.4 Nessi subordinanti

Le subordinate esplicite sono leggermente più numerose, in particolare nel campione Mediaset: costituiscono in media il 53% del totale, mentre le subordinate implicite risultano il 47%. Sono attestati 21 tipi diversi di nessi che introducono subordinate esplicite. I tre quarti di esse sono introdotte dal che relativo. I restanti pronomi relativi in ordine di frequenza: cui, dove, chi, quale.

Perché è il più comune nesso causale e in un caso introduce un’interrogativa; se ha valore ipoteteico e interrogativo; come si riscontra nelle comparative e, in alcuni casi, nelle interrogative e oggettive; quando nei tg ha il solo significato temporale e mentre, oltre al significato temporale, svolge una funzione avversativa.

Altri tipi sono dispersi: pronomi e avverbi interrogativi:

  • cosa, chi, quanto, che, dove;
  • nessi temporali: prima che , dopo che, fino a che;
  • nessi consecutivi: al punto che, a tal punto che.

17 tipi differenti di nessi e verbi che introducono subordinate implicite. Il solo infinito rappresenta una percentuale ridotta di casi; è molto frequentemente introdotto da preposizioni generiche che possono modificare sintagmi diversi: di, a, per, da.

Al secondo posto in ordine di frequenza abbiamo il participio passato; la fusione predominante è la relativa, ma è attestato anche il significato temporale e causale, condizionale, modale. La massiccia presenza del participio passato è da attribuire al genere giornalistico, così come i pochissimi esempi di participio presente.

2.4. Stile nominale

Le frasi verbali costituiscono la grande maggioranza nei tg del campione sia Rai sia Mediaset, oltre i tre quarti delle frasi; le frasi esclusivamente nominali, non sono numerosissime e sono in genere monoproposizionali: rappresentano poco meno del 10% totale.

Le frasi nominali si concentrano nei lanci delle notizie, in particolare nei tg Rai , in cui spesso svolgono la funzione di titolo.

I nodi nominali rappresentano i punti di maggiore densità informativa in quanto creano una concentrazione e una messa in rilieo dell’informazione. I nodi nominali svolgono anche una funzione narrativa-riassuntiva, quando forniscono una visione sintetica e fortemente impressiva di sequenze narrative e descrittive.

2.2.6 Frammentazione sintattica

Una certa frammentazione sintattica si nota nell parti in cui è presente una maggiore improvvisazione. Un approccio colloquiale, meno ingessato e più personale caratterizza in generale i tg di Mediaset. La progettazione limitata, la disposizione dialogica nei confronti del pubblico, la commistione tra commento personale e notizia creano uno stile più vicino al parlato spontaneo in cui hanno luogo interruzioni di frasi, cambiamenti di programma, autocorrezioni, esitazioni. Esse si manifestano in ripetizioni, pause piene, allungamenti di vocale finale, sono un fatto piuttosto comune nel parlato telegiornalistico, soprautto Mediaset.

2.2.7 Interiezioni e segnali discorsivi

I segnali discorsivi servono soprattutto a sottolineare la strutturazione del discorso, a connettere elementi frasali e soprattutto a esplicitare la struttura interattiva della comunicazione. 9 casi nel campione RAI e 75 nel campione Mediaset.

I segnali discorsivi mostrano una certa varietà di tipi e funzioni. Fra le funzioni relative all’interazione con l’interlocutore, abbiamo la presa di turno; i riempitivi, che indicano difficoltà nella formulazione e il tentativo di prendere tempo (bene, diciamo, voglio dire, come dire, direi di); la richiesta di attenzione, la richiesta di attenzione.

Tra le funzioni metatestuali troviamo i demarcativi d’apertura (allora, ecco) e di chiusura (insomma, appunto).

2.3. Morfosintassi

propensione del TG1 ad accogliere anche voci elevate, in una forse maggiore presenza di voci ad effetto e di stereotipi in TG2 , e in una tendenza più spiccata del TG3 verso un lessico neutro, referenziale, informativo. Sostanziale omogeneità tra le parole. Maggiore presenza di voci settoriali e tecnicismi nella Rai rispetto a Mediaset, in quanto TG4 e soprattutto Studio Aperto accolgono poco servizi di questo tipo. Qui ricorrono in numero maggiore voci colloquiali e stranierismi di attualità e alla moda.

Il tono e l’impostazione di alcuni conduttori Mediaset si caratterizzano anche per una maggiore colloquialità.

Le voci colloquiali indicano la volontà da parte dei giornalisti di andare dalla parte della gente, di creare complicità con essa, e la volontà di rendere più vivace e accattivante la lingua.

Alla realizzazione di uno stile brillante contribuisce largamente il ricorso alle metafore e alle espressioni figurate.

Quando l’immagine metaforica è logora, si cade nello stereotipo, e si passa da uno stile vivace e disinvolto ad una fissità per pepetua i luoghi comuni dell’espressione giornalistica. Questa categoria di voci ed espressioni appare ancora come una delle più nutrite dell’informazione telegiornalistica, mostrandone un carattere di conservatività e di fedeltà a certo linguaggio giornalistico brillante.

Appaiono in decisa minoranza le parole difficili, rare o comunque non appartenenti al vocabolario comune. Più nutrito ma sempre minoritario, il contingente delle parole rare o non comuni, alcune delle quali possono essere di difficile comprensione da parte del telespettatore di livello medio basso come nel caso di affiliazione, ambivago, discrezionale. Questa categoria di voci ed espressioni appare ancora come una delle più nutrite nell’informazione telegiornalistica, mostrandone un carattere di conservatività e di fedeltà a certo linguaggio giornalistico brillante.

Appaiono in decisa minoranza le parole difficili, rare o comunque non appartenenti vocabolario comune. Tra queste figurano i sinonimi del linguaggio figurato. Più nutrito, ma sempre minoritario, il contingente delle parole rare non comuni, alcune delle quali possono essere di difficile comprensione da parte del telespettatore di livello medio basso. Di tutt’altro genere, nell’ambito delle parole non comuni, sono i tecnicismi e le voci settoriali, appartenenti ad ambiti specifici come l’economia.

L’INTRATTENIMENTO

  1. L’intrattenimento: la nuova liturgia della parola

Nell’intrattenimento il medium audiovisivo poteva sfruttare la sua natura polimorfica e sincretica, creando prodotti testuali via via più complessi e spettacolare nei quali mescidava i propri modelli comunicativi di base: quello narrativo e conversazionale. Il costituire storie e il parlare direttamtne al pubblico sono i dispositivi sui quali si sono innestati, nel contesto paleotelevisivo prima e in quello neotelevisivo poi, temi, situazioni, oggetti saperi che riguardano la sfera ludica e passionale.

Nella paleotv il presentatore sacerdote metteva in scena una liturgia con la quale intratteneva un pubblico di fedeli e li guidava nella decodifica di narrazioni testuali note. Nella neotv invece cioò che sembra caratterizzare l’intrattenimento è l’assoluto predominio dell’elemento talk show che si configura come metagenere pervasivo.

1.1.Dal varietà al reality show: archetipi ed epigoni

Nella fase paleotelevisiva com’è noto, il divertire era considerato dopo l’insegnare e l’educare il terzo obiettivo del servizio pubblico. Il primo grande varietà della tv italiana è Studio Uno di Antonella Falqui. L’atmosfera era ludica, ma prestigiosa, e il arlato come quello di tutti gli altri programmi di varietà della paleotv, si configura come un italiano medio-alto rispettoso della norma, basato sull’esecuzione di battute prestabilite. Il Muischiere e il Festival di Sanremo possono essere considerati programmi esemplari per illustrare i caratteri tipici dell’intrattenimento musicale. Dal punto di vista linguistico il Musichiere offre uno spaccato di varietà regionali che vengono irradiate in tutto il Paese contribuendo così a far diminuire il divario fra l’italiano formale e stereotipato.

Il festivale di Sanremo è diventato il completamento essenziale di tutta la strategia dello spettacolo leggero; punto di incontro tra fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. A partire dagli anni ’90 la televisione ha fagocitato la manifestazione canora e trasformandola in un media event, che ammantandosi di una tensione simbolica, riesce a mobilitare la coscienza critica di un paese diventato una sorta di archetipo della comunicazione di massa. Il registro stilistico dominante della lingua del media event è quello brillante che riproduce il plurilinguismo tipico dell’evoluzione socio stilistica della nostra lingua, usando le risorse dei linguaggi settoriali e dei registri diastratici e diafasici più vari.

Grazie a Lascia o Raddoppia la v trova una legittimiazione sociale inserendosi nel tessuto socioculturale del Paese e creando forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici per la fruizione collettiva del programma.

Per tutte queste dinamiche Lascia o Raddoppia è il primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell’italiano e del processo di avvicinamento tra scritto e parlato.

1.2.Il talk show.