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appunti grammatica completive
Tipologia: Appunti
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Si definiscono ‘ dichiarative ’ le completive introdotte da quod (che, il fatto che) in dipendenza epesegetica da un pronome neutro, un sostantivo, un avverbio, e da alcune espressioni verbali quali ‘bene, recte, male, gratum … facio’ (faccio bene, male, cose gradite); ‘bene, male…fit, accidit, evenit’ (accade a proposito, opportunatamente, miseramente); ‘huc, eo, ad haec accedit’ (a questo si aggiunge). In principio di periodo il quod può introdurre una nuova informazione, e può essere tradotto con ‘quanto al fatto che’. Il modo è di solito l’indicativo, ma se lo scrittore riporta il punto di vista altrui o del soggetto della proposizione reggente, di norma viene impiegato il congiuntivo. Nel senso di: ‘il fatto che…’ ‘quanto al fatto che…’ (in principio di frase) ‘faccio bene, male, cose gradite’ ‘accadete a proposito, opportunatamente, miseramente’ ‘a questo si aggiunge’ Traduzione: CHE + IND/CONG DI/DA + INF … LE COMPLETIVE CON UT/UT NON Si definiscono di tipo dichiarativo-fattuale le completive introdotte da ut/ut non che completano con funzione di soggetto l’azione della reggente determinandola con una circostanza obiettiva: infatti dipendono da locuzioni che esprimono una realtà di fatto, quali fit, accidit, evenit, contingit (succede, accade, capita che…); efficitur, sequitur (risulta, consegue che…); relinquitur, reliquum est, restat (resta, rimane che), o da espressioni impersonali quali ‘mos, consuetudo est’ (è costume, usuale che), ‘tempus est’ (è ora di …), ‘aequum, rectum, falsum, verum, facile est’ (è giusto, doveroso, falso, vero, facile che). Il modo è il congiuntivo e i tempi sono in consecutio. Traduzione: CHE/CHE NON + IND. O CON. DI/DI NON + INFINITO LE COMPLETIVE CON UT/NE Sono di tipo volitivo le completive introdotte da ut/ne che completano il significato di verbi in cui è implicito un atto di volontà da parte del soggetto, che può esprimersi, tra i molti modi, nell’idea di consigliare, persuadere, esortare, indurre, ordinare (hortor, (per)suadeo, moveo, induco, impello, impero, cogo); di chiedere, pregare (peto, oro, rogo, posco, postulo, obsecro); di ‘cercare di’, ‘provvedere a’ (curo, consulo, operam do, nitor, facio, efficio, provideo); stabilire, prescrivere, permettere (decerno, statuo, constituo, praecipio, concedo, permetto); meritare, ottenere (impetro, consequor, adipiscor, mereo). Il modo è il congiuntivo, e i tempi sono in consecutio ma sempre in un rapporto di contemporaneità, dovuto alla concomitanza avvertita tra la volitiva e la circostanza voluta, a prescindere dal momento della sua realizzazione.
Traduzione: forma esplicita > che + congiuntivo forma implicita (soggetto della reggente uguale al soggetto della principale) > ‘di’ ‘a’ + infinito GLI INTERROGATIVI I pronomi e aggettivi interrogativi introducono una proposizione interrogativa diretta o indiretta. I più comuni sono quis? quid? (pron.) ‘chi? che cosa?’, qui? quae? quod? (agg.) ‘che? quale?’, uter? utra? utrum? (chi/quale dei due? Quale delle due cose?). Quis, quid (chi? che cosa?) Singolare quis quid cuius cuius (rei) cui cui (rei) quem quid quo quo (qua re) plurale qui quae quorum quorum (quarum rerum) quibus quibus (rebus) quos quae quibus quibus (rebus) 1.Il pronome interrogativo dispone di un’unica forma per il maschile e per il femminile: quis. Il neutro quid è impiegato spesso con funzione avverbiale con il significato di ‘perché?’ ‘e che?’; e nei casi obliqui del neutro, il latino classico ricorre spesso a perifrasi costituire dall’aggettivo interrogativo seguito dal sostantivo res: cuius rei ‘di che cosa? qua re ‘a causa di che cosa?’. 2.L’aggettivo interrogativo qui quae quod si declina come il pronome relativo.
nonne per le interrogazioni retoriche da cui ci si attende risposta affermativa (forse non…?). Oltre all’indicativo, si può trovare anche il congiuntivo indipendente del tipo eventuale. Nelle interrogative dirette disgiuntive, il primo membro è introdotto da utrum o da -ne (talora non è accompagnato da nessuna particella) mentre il secondo e gli eventuali successivi sempre da an, secondo il seguente schema: utrum…an -ne…an …an Si noti che an può anche introdurre una proposizione interrogativa diretta semplice con il valore retorico di num (prevendo cioè risposta negativa) o (meno spesso) nonne. PROPOSIZIONI INTERROGATIVE INDIRETTE Le proposizioni interrogative indirette hanno il predicato al congiuntivo secondo consecutio: l’unica eccezione riguarda le interrogative di tipo dubitativo nel passato che conservano inalterato l’imperfetto (impiegato con valore proprio) anche in dipendenza da tempo principale. Le interrogative indirette semplici sono introdotte da aggettivi, pronomi e avverbi interrogativi e con lieve differenza rispetto alle interrogative dirette, dalle particelle -ne, -num per esprimere incertezza (num anche per suggerire risposta negativa) , nonne (per lo più in dipendenza da quaero) per suggerire una risposta affermativa. Le interrogative dirette disgiuntive si costruiscono secondo lo schema delle interrogative dirette: talvolta, se il primo membro non è accompagnato da alcuna particella, il secondo può essere introdotto anche da -ne. Quando dipende da verbi e locuzioni che esprimono dubbio quali nescio, haud scio, dubito, dubium est, incertum est, ecc., an non ha valore disgiuntivo ma, nel dubbio, attenua un’affermazione (haud scio an “non so se non, probabilmente, forse”), an non attenua una negazione (haud scio an + neg. “non so se” “forse non”).