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I cavalieri (Aristofane), Slide di Greco

Commedia "I cavalieri" di Aristofane

Tipologia: Slide

2020/2021
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Caricato il 20/04/2021

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I CAVALIERI
I cavalieri (Ἱππεῖς) è una Ἱππεῖς) è una ) è una
commedia di Aristofane, andata
in scena per la prima volta ad
Atene, in occasione delle Lenee
del 424 a.C., nelle quali l'opera
vinse il primo premio.
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I CAVALIERI

I cavalieri (Ἱππεῖς) è una Ἱππεῖς) è una ) è una

commedia di Aristofane, andata

in scena per la prima volta ad

Atene, in occasione delle Lenee

del 424 a.C., nelle quali l'opera

vinse il primo premio.

PERSONAGGI

  • (^) I servo del popolo
  • (^) II servo del popolo
  • (^) Il salsicciaio Agoracrito
  • (^) Paflagone
  • (^) Coro dei cavalieri
  • (^) Popolo
  • (^) La Tregua La scena rappresenta la casa di Popolo, posta in fondo all’orchestra.

TRAMA: parodos

  • (^) Il servo intima a Simone e a Panezio di entrare in battaglia con il salsicciaio.
  • (^) Entra il coro, che anch’esso intima al salsicciaio e all’esercito di inseguire Paflagone, il

quale tenta invano di difendersi. Il coro replica dicendo che lui divora i beni dello

Stato. Paflagone risponde che stava per proporre di innalzare in città un monumento

di attestazione del valore. Il corifeo dice che è un imbroglione e che se vincerà lui la

battaglia lo applaudiranno, mentre se il salsicciaio lo supererà, la torta sarà loro.

  • (^) Inizia un battibecco tra i due con una serie di scontri verbali. Difendono il salsicciaio

dapprima uno dei servi e successivamente il coro, il quale dice al salsicciaio di

dimostrare che essere educati con saggezza non serve a nulla.

  • (^) Continua lo scontro verbale con una lettura di responsi oracolari e di preparazione di

prelibatezze culinarie, in cui i contendenti si rivelano sempre più turpi e vili. Il coro

incoraggia il salsicciaio ad attaccarlo.

  • (^) Il salsicciaio colpisce Paflagone, che sviene sotto i colpi. Il corifeo esprime la gioia per

l’accaduto. Paflagone, dopo essersi ripreso, afferma che ha deciso di andare

all’Assemblea a rivelare tutte le congiure. Il servo consiglia al salsicciaio di precipitarsi

all’Assemblea e gli porge un’ampolla di olio perché possa sfuggire di sotto alle sue

calunnie e gli dice di mangiare l’aglio per combattere più valorosamente.

TRAMA: prima parabasi (1)

  • (^) Il coro lo incoraggia affinché ritorni vittorioso con molte corone. Si rivolge poi al pubblico, dicendo loro che se qualche poeta antico avesse chiesto di recitare dei versi in pubblico, non era semplice da ottenere. Ora, invece, il poeta è degno, perché odia coloro che odiano pure loro ed è contro Cleone. Riteneva che il comporre una commedia sia la cosa più impegnativa di tutte.
  • (^) Nominano vari personaggi:
  • (^) Magnete: innalzò tanti trofei di vittoria sui cori degli avversari per le tonalità della voce. Giunto alla vecchiaia fu cacciato dalla scena perché gli era venuta meno l’arte del motteggio.
  • (^) Cratino: il coro lo vede svanito e, vecchio, se ne va come Conno con una corona secca in testa. Era solito dire che bisogna fare il rematore prima di metter mano al timone, e poi diventare timonieri per poi fare il capitano. Non si propone sulla scena come spacciatore di frottole.
  • (^) Il primo semicoro invoca Poseidone e afferma che intendono celebrare i loro antenati perché degni di Atene e delle Panatee. Il coraggio era la loro prima difesa e anche in battaglia trovavano sempre la forza per rialzarsi. Per loro la città e gli dei devono difendersi senza essere alle spese dello stato.
  • (^) Il secondo semicoro invoca Atena, la protettrice della città, affinché rechi con sé Vittoria, che si oppone ai loro nemici. Vengono elogiati i cavalli del coro dei Cavalieri e i Cavalieri stessi per le imprese svolte.
  • (^) Il coro vede il salsicciaio tornare e gli chiede di narrare la lotta. Allora egli risponde che è diventato Nicobulo, ovvero vincitore dell’Assemblea.

TRAMA: prima parabasi (3)

  • (^) Continua il battibecco fra i due. Paflagone offre il mantello a Popolo, che lo rifiuta a causa della puzza di cuoio. Il salsicciaio ricorda una scena in cui Paflagone fece in modo che venisse dato ai giudici i gambi di silfio.
  • (^) Popolo dice che Paflagone non sarà più custode dei suoi beni e che deve quindi restituire l’anello. Popolo nota che in quell’anello non c’è il suo sigillo (Ἱππεῖς) è una involtino arrosto di sugnaccio di bue).
  • (^) Paflagone chiede a Popolo di ascoltare gli oracoli. Quelli di Paflagone sono di Baktis e raccontano di Atene, Pilo, della lotta fra i due contendenti; quelli del salsicciaio sono di Glanis, il fratello più anziano di Baktis e parlano di Atene, di lenticchie, etc.
  • (^) Paflagone racconta di un oracolo che allude al fatto di prendersi cura di Paflagone da parte di Popolo. Il salsicciaio racconta invece di un oracolo che riguarda la flotta.
  • (^) Dopo i vari oracoli, entrambi escono dalla casa di Popolo con una cesta in mano. Ognuno di loro offre qualcosa a popolo (Ἱππεῖς) è una per esempio Paflagone offre un seggio, il salsicciaio il suo panchetto; poi passano alle offerte di cibo)
  • (^) Il salsicciaio riesce a convincere Popolo mostrando le due ceste alla fine dell’offerta: mentre lui aveva offerto tutto ciò che aveva, Paflagone aveva sempre tenuto da parte qualcosa per sé.
  • (^) Uno dei due servi dice al salsicciaio che il merito è stato anche suo, quindi gli chiede di diventare il suo Fanós, cioè il segretario dei processi.

TRAMA: seconda parabasi

  • (^) Parla solamente il coro.
  • (^) Dice che canzonare i malvagi non è un’azione negativa, è un omaggio reso ai buoni.
  • (^) Il coro nomina Arignoto (Ἱππεῖς) è una forse amico di Aristofane ed eccellente citaredo) e suo fratello Arifrade (Ἱππεῖς) è una famoso per le sue infamie; nominato anche nella Pace e nelle Vespe )

Una metafora della situazione politica

  • (^) Già nella parabasi degli Acarnesi, l'anno precedente, Aristofane aveva affermato

di voler attaccare Cleone tramite i cavalieri. Questi erano infatti una delle classi

sociali più importanti di Atene, ed erano decisamente ostili a Cleone (Ἱππεῖς) è una sostenuto

invece dagli strati più bassi della popolazione). Questo spiega perché il coro che

sostiene il salsicciaio sia costituito appunto da cavalieri.

  • (^) L'opera, in effetti, rappresenta un attacco fortemente critico nei confronti di

Cleone, l'uomo politico maggiormente in vista di quel periodo. L'intera trama si

configura come metafora di quella che, secondo l'autore, era la situazione

politica ateniese di quei tempi. Il personaggio di Popolo, infatti, rappresenta il

popolo stesso (Ἱππεῖς) è una che è il padrone di casa, essendo Atene un sistema democratico),

mentre i due servi simboleggiano Demostene e Nicia, generali e uomini politici

del tempo, messi in ombra da un ingombrante antagonista. Paflagone, infine,

rappresenta Cleone, il bersaglio principale della commedia. Nel momento in cui i

due servi si lamentano del modo in cui Paflagone si è ingraziato Popolo con

atteggiamenti ipocriti ed adulatori, viene in effetti descritta quella che, nella

visione di Aristofane, era la situazione politica di quei tempi.

I meccanismi assembleari

  • (^) L'opera rappresenta in maniera grottesca, ma non per questo meno acuta, il modo in cui si forma il consenso politico nella società (Ἱππεῖς) è una argomento, questo, divenuto di stretta attualità nell'età della società di massa e dei mass-media). I personaggi dell'opera tentano di ingraziarsi la stima e la benevolenza di Popolo (Ἱππεῖς) è una ossia del popolo), ma lo fanno cercando di manipolarlo, adulandolo con falsi elogi e promesse, e facendogli credere cose lontane dalla verità. Viene insomma presentata la parte deteriore della politica, quella dei sotterfugi e degli inganni, il cui unico scopo è quello di arrivare, costi quel che costi, a gestire il potere. Aristofane mette alla berlina questo modo di fare politica, e spiega chiaramente il motivo per cui lo fa: «Insultare la gentaglia non è una colpa, ma un servizio che si rende alla gente onesta.» (Ἱππεῖς) è una I cavalieri, vv. 1274-1279)

Le classi sociali ad Atene

  • (^) Ad Atene le classi sociali, esistenti già da epoca arcaica, erano state riformate da Solone

all'inizio del VI secolo a.C., e in quella forma erano ancora in vigore quasi due secoli dopo,

ai tempi di Aristofane. Mentre, però, nel passato esse avevano avuto una notevole

importanza politica e sociale, con la riforma di Pericle del 457 a.C., e l'apertura della

maggior parte delle cariche pubbliche anche alle classi minori, l'importanza delle classi

sociali si era ridimensionata.

  • (^) La cittadinanza era suddivisa in quattro classi in base al censo, ossia alla ricchezza

personale del singolo cittadino. Dalla più umile alla più alta, esse erano le seguenti:

o I teti, cittadini molto poveri o nullatenenti.

o Gli zeugiti, per lo più piccoli proprietari terrieri.

o I cavalieri, classe sociale agiata che poteva contare su cospicue proprietà terriere e di

generi alimentari.

o I pentacosiomedimni, le persone più ricche e benestanti.

  • (^) Cleone si era ingraziato la benevolenza dei teti e degli zeugiti grazie a provvedimenti in

loro favore (Ἱππεῖς) è una bollati da Aristofane come basso populismo), rendendosi però in questo

modo inviso alle due più importanti classi sociali, in particolare quella dei cavalieri.