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Riassunto del libro i learning del prof Margottini
Tipologia: Appunti
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La relazione è al centro di ogni percorso di apprendimento.
Nelle istituzioni del nostro paese non si è abituati a progettare la didattica con la relazione al primo posto. È necessario, dunque, una trasformazione delle pratiche didattiche. L’essenziale, per il soggetto che apprende, è costruire in maniera condivisa, all’interno del suo
contesto sociale, gli elementi del sapere, e non subire un discorso su tali elementi. Infatti la concezione classica dell’apprendimento scolastico parte dall’idea che esiste un sapere precostituito che dev’essere trasmesso agli allievi.
Nelle pratiche formative tradizionali, però, la motivazione è prevalentemente collegata a un generico senso del dovere e all’obiettivo (certo importante, ma non esclusivo) di conseguire esiti positivi nelle prove di valutazione: perché non collegarla anche alle sensazioni di complicità operativa, di responsabilità condivisa e di benessere creativo che si vive nelle esperienze di
costruzione collaborativa della conoscenza? La possibilità di realizzare in tutti i contesti educativi – scuole, università, organizzazioni del lavoro
I- learning e la Rete sia fruita come contesto relazionale ( e non come tecnologia da giustapporre a prassi didattiche che evocano il consunto modello della “trasmissione del sapere” ), illumina scenari di cambiamento sostenibile, proiettati nella direzione di percorsi di apprendimento ecologicamente
ed eticamente responsabili, costruiti intorno alla centralità della relazione e alla valorizzazione della narrazione come prassi educativa.
Il professor Quagliata definisce “I-learning” il vero e-learning: si tratta di un confronto tra differenti
interpretazioni epistemologiche dell’apprendimento. Nell’I-learning l’attenzione si focalizza sulla responsabilità individuale del processo di apprendimento – oltre che a Internet, la “I” di I-learning rimanda infatti al soggetto che apprende – e sulla centralità della dimensione relazionale: l’io (I) esce dall’anonimato e dalla condizione di
prevalente solitudine dell’apprendimento tradizionale e si fa protagonista consapevole, motivato e creativo dell’intelligenza collettiva della Rete. Il modello dell’I-learning descrive una comunità di apprendimento costituita da persone che condividono un obiettivo comune, un sistema che apprende fondato sull’integrazione ricorsiva tra responsabilità individuale e dimensione relazionale; l’I-learning delinea un processo in cui gli elementi di comportamentismo, determinismo e trasmissione del sapere che caratterizzano l’e- learning tradizionale lasciano progressivamente il posto alle pratiche del costruttivismo sociale, alle scelte responsabili di chi apprende, alla costruzione condivisa della conoscenza.
Bruner ci parla dell’importanza delle storie (p. 17). Riflessione di Madonna (p.17).
La pratica del Digital Storytelling, risorsa importante per trasformare le prassi didattiche tradizionali in processi di apprendimento fondati sulla centralità della relazione. Anche gli studi recenti sulle neuroscienze confermano l’importanza che le forme di narrazione hanno nei processi di costruzione dell’apprendimento. La proposta del professor Quagliata: pensare alla didattica come a un flusso narrativo e dialogico di storie che raccontano la nostra cultura in una cornice di senso condivisa ed evidenziano gli elementi
cruciali delle discipline oggetto di apprendimento; propone altresì di pensare ai docenti come a educatori-narratori delle storie che delineano la nostra cultura. Un’azione didattica ben progettata – e quindi aperta al cambiamento, disponibile all’ascolto e attenta alla relazione – può contribuire a far nascere in chi apprende nuove attitudini, interesse e passione, profondi cambiamenti, progressi sorprendenti.
Lauren Resnick evidenzia l’incapacità della Scuola di trasformare la proposta formativa in modo che risulti adeguata alle esigente in rapida e continua trasformazione della società. Si giudica il ragazzo solo individualmente e la scuola non abitua a gestire il cambiamento.
Scienza del ‘900: “Teorema di incompletezza” di Godel ( nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza ) e il “Principio di indeterminazione” di Heisemberg ( l’osservazione stessa determina una trasformazione del sistema osservato ). In altre parole Godel afferma che noi esseri umani non siamo in grado di elaborare modelli perfetti , appare dunque necessario rinunciare a qualunque pretesa di certezza razionale. Gran parte della pedagogia opera seguendo il senso comune. Nella convizione che il cambiamento è possibile – e che quindi si può andare oltre la logica del senso comune e ragionare in termini di cura della relazione, costruzione del sapere, passione.
Patch vede 4 dita, ma Arthur lo invita a vedere oltre, a non soffermarsi sul problema, dice di guardare lui non la mano, e P. ne vede 8. P. inizia a prestare attenzione a A. che lo guida alla comprensione. P. vede quello che tutti gli altri scelgono di non vedere. Tutto ciò ha a che fare con la relazione.
Cambiamento e centralità della relazione: Bateson ci parla della relazione tra le dita, che sono 4. Concetti chiave del pensiero di Bateson: Relazione – Contesto – Tempo. L’ecologia della mente di Bateson: bisogna superare la vera iattura del genere umano, ossia l’abitudine a pensare in maniera dicotomica e a separare dunque le ragioni del cuore da quelle dell’intelletto, l’io dagli altri, l’uomo dalla natura. Alla base dell’ecologia della mente vi è la nozione che le idee sono interdipendenti e che interagiscono tra loro, le idee nascono, vivono e muoiono. Nascono dalla combinazione di altre idee. L’aiuto che l’ecologia della mente ci dà per correggere l’abitudine a pensare in maniera riduttiva e dicotomica è quello di consentirci di considerare la percezione insieme alla cognizione, il pensiero insieme alle emozioni, il cambiamento insieme alla stabilità, l’apprendimento insieme al cambiamento, il pensiero insieme all’azione , la relazione insieme contesto e al tempo… Danza di parti interagenti: descrive il modello dell’I-learning, in cui prevale la centralità della relazione educativa e viene agita una particolare attenzione al linguaggio.
Bateson descrive la centralità della relazione nei processi di apprendimento. P. 61
Manghi: i processi di apprendimento devono essere pensati non come fatto interno del singolo individuo, ma come il risultato in continua ridefinizione delle relazioni ricorsive tra più persone. B: per comprendere davvero una qualsiasi situazione problematica è necessario ragionare sulla dinamica interattiva presa in considerazione nel suo complesso: prive di contesto, le parole e le azioni non hanno alcun significato. In ambito educativo il costrutto batesoniano “la relazione viene prima, precede” è molto importante: la centralità della relazione educativa costituisce l’obiettivo principale di qualsiasi ipotesi di trasformazione della didattica. MANGHI P. 63.
Nell’induzione lo studio dell’ipotesi suggerisce gli esperimenti che portano alla luce i fatti autentici a cui l’ipotesi mirava. (schema p. 114-115)
Dialogo tra Gardner e Robinson: G: i grandi cambiamenti che stiamo vivendo nella nostra contemporaneità richiedono nuovi sistemi educativi. R: afferma che la creatività in educazione è importante quanto l’alfabetizzazione, e le dovrebbero trattare alla pari. Poi ragiona sull’inadeguatezza dei sistemi educativi: i bambini non hanno paura di sbagliare, si buttano, se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. Abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalle capacità creative. G: l’educatore deve tener vive l’intelligenza e la sensibilità del bambino. Picasso: “mi è occorsa tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino”.