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Storia degli Indiani d'America: Un'analisi critica del cinema e della realtà, Schemi e mappe concettuali di Storia Contemporanea

libro di studio per il corso di scienze della formazione primaria (BO) nella materia Storia della società contemporanea

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 03/06/2017

alice1810
alice1810 🇮🇹

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I sentieri delle lacrime
Il primo approccio che si ha per conoscere la storia degli Indiani d’America è attraverso i film, per far sì che
si comprenda meglio la realtà dei fatti su un tema così interessante.
Gli indiani si esprimevano attraverso la pittografia, disegnando su pelli di daino o sulla scorza delle betulle o
su rotoli di corteccia d’albero; dove venivano raffigurati racconti di caccia o di guerra o preghiere.
Gli indiani erano eccellenti botanici, le donne erano impegnate nell’agricoltura e gli uomini dediti alla
guerra, alla caccia e alla pesca.
Gli indiani avevano anche costumi sessuali molto liberi, facilità a sposarsi e a divorziare, mentre diffusa e
accettata era l’omosessualità. Lo sposo viveva con la famiglia della sposa. Il divorzio era ottenuto col
consenso dei congiunti; le mogli erano le padrone assolute della tenda e dell’alloggio.
Sin dal 500 iniziarono a sbarcare individui proveniente dall’Europa, i quali portarono malattie e epidemie a
cui gli indiani erano impreparati, non possedendone gli anticorpi: gli Irochesi morivano come mosche per il
vaiolo, mentre invece quando gli Europei prendevano lo scorbuto (malattia trasmessa dagli indiani)
riuscivano a salvarsi bevendo un infuso di cedro banco che gli offrivano gli indiani stessi.
Nel 1620 circa, duecento coloni inglesi che stavano per morire di fame e di malattie, furono salvati da un
indiano straordinario chiamato Squanto, che insegnò loro come seminare il mais, a pescare, a conservare i
cibi e a preparare decotti e bevande medicinali.
Gli indiani rispettavano molto gli ambienti naturali. Il loro primo calendario fu la corazza della tartaruga che
portava impressi i tredici mesi lunari all’interno del cosiddetto cerchio sacro.
Gli animali più ricercati erano il caribù, il daino, ma soprattutto il bisonte, tanto importante per loro da essere
considerato sacro, una manna dal cielo per la vita e la prosperità del popolo indiano. I bisonti venivano uccisi
per nutrirsi, ma anche per ricavarne le pelli necessarie per la costruzione delle tende, per gli indumenti, ossa
e corna per funzioni ornamentali, e persino lo sterco era utile per accendere il fuoco.
Nel periodo della costruzione della rete ferroviaria, i bianchi attuarono lo sterminio di massa dei bisonti.
Forse non furono tanto gli accordi violati, la diffusione delle bevande alcoliche, l’utilizzo e le distribuzioni di
armi sempre più moderne e micidiali a stroncare i nativi, quanto piuttosto il massacro sistematico dei bisonti,
che erano stati da sempre i “fratelli” degli Indiani.
Gli indiani attribuivano molto significato al simbolismo dei sogni e a quello dei colori: l’azzurro
rappresentava l’aria e l’acqua, il bianco la purezza e la pace ecc..
Per gli indiani la via della purificazione spirituale passava attraverso la danza del sole e amavano il silenzio.
Ecco che alcuni fra i grandi capi indiani, come ad esempio cavallo pazzo, praticavano il silenzio come
meditazione, introspezione, incubazione e ascolto ed anche per questi motivi la sua tribù lo aveva in grande
considerazione.
I trafficanti di pellicce, i trappers, frequentavano assiduamente gli Indiani mutando persino le proprie
abitudini, facendosi tatuare, adottando usanze e tecniche di combattimento tipiche di quelle tribù, scalpo
compreso.
Mentre un soldato guadagnava 50 centesimi al giorno, un cacciatore di Indiani per uno scalpo ne guadagnava
100 dollari.
Terminata la guerra di secessione, gli Americani ebbero la certezza che nei territori indiani vi fossero grandi
quantitativi d’oro, nonché enormi risorse per l’agricoltura, quanto per la caccia e la pesca.
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I sentieri delle lacrime

Il primo approccio che si ha per conoscere la storia degli Indiani d’America è attraverso i film, per far sì che si comprenda meglio la realtà dei fatti su un tema così interessante.

Gli indiani si esprimevano attraverso la pittografia, disegnando su pelli di daino o sulla scorza delle betulle o su rotoli di corteccia d’albero; dove venivano raffigurati racconti di caccia o di guerra o preghiere.

Gli indiani erano eccellenti botanici, le donne erano impegnate nell’agricoltura e gli uomini dediti alla guerra, alla caccia e alla pesca.

Gli indiani avevano anche costumi sessuali molto liberi, facilità a sposarsi e a divorziare, mentre diffusa e accettata era l’omosessualità. Lo sposo viveva con la famiglia della sposa. Il divorzio era ottenuto col consenso dei congiunti; le mogli erano le padrone assolute della tenda e dell’alloggio.

Sin dal 500 iniziarono a sbarcare individui proveniente dall’Europa, i quali portarono malattie e epidemie a cui gli indiani erano impreparati, non possedendone gli anticorpi: gli Irochesi morivano come mosche per il vaiolo, mentre invece quando gli Europei prendevano lo scorbuto (malattia trasmessa dagli indiani) riuscivano a salvarsi bevendo un infuso di cedro banco che gli offrivano gli indiani stessi.

Nel 1620 circa, duecento coloni inglesi che stavano per morire di fame e di malattie, furono salvati da un indiano straordinario chiamato Squanto, che insegnò loro come seminare il mais, a pescare, a conservare i cibi e a preparare decotti e bevande medicinali.

Gli indiani rispettavano molto gli ambienti naturali. Il loro primo calendario fu la corazza della tartaruga che portava impressi i tredici mesi lunari all’interno del cosiddetto cerchio sacro.

Gli animali più ricercati erano il caribù, il daino, ma soprattutto il bisonte, tanto importante per loro da essere considerato sacro, una manna dal cielo per la vita e la prosperità del popolo indiano. I bisonti venivano uccisi per nutrirsi, ma anche per ricavarne le pelli necessarie per la costruzione delle tende, per gli indumenti, ossa e corna per funzioni ornamentali, e persino lo sterco era utile per accendere il fuoco.

Nel periodo della costruzione della rete ferroviaria, i bianchi attuarono lo sterminio di massa dei bisonti. Forse non furono tanto gli accordi violati, la diffusione delle bevande alcoliche, l’utilizzo e le distribuzioni di armi sempre più moderne e micidiali a stroncare i nativi, quanto piuttosto il massacro sistematico dei bisonti, che erano stati da sempre i “fratelli” degli Indiani.

Gli indiani attribuivano molto significato al simbolismo dei sogni e a quello dei colori: l’azzurro rappresentava l’aria e l’acqua, il bianco la purezza e la pace ecc..

Per gli indiani la via della purificazione spirituale passava attraverso la danza del sole e amavano il silenzio.

Ecco che alcuni fra i grandi capi indiani, come ad esempio cavallo pazzo, praticavano il silenzio come meditazione, introspezione, incubazione e ascolto ed anche per questi motivi la sua tribù lo aveva in grande considerazione.

I trafficanti di pellicce, i trappers, frequentavano assiduamente gli Indiani mutando persino le proprie abitudini, facendosi tatuare, adottando usanze e tecniche di combattimento tipiche di quelle tribù, scalpo compreso.

Mentre un soldato guadagnava 50 centesimi al giorno, un cacciatore di Indiani per uno scalpo ne guadagnava 100 dollari.

Terminata la guerra di secessione, gli Americani ebbero la certezza che nei territori indiani vi fossero grandi quantitativi d’oro, nonché enormi risorse per l’agricoltura, quanto per la caccia e la pesca.

Per gli Irochesi la morte in battaglia era il peggior destino, il loro spirito non potendo essere ammesso al “villaggio dei morti”, sarebbe stato condannato a vagare nella speranza di essere vendicato.

Gli Indiani avevano il culto di prendere lo scalpo del nemico perché credevano che attraverso esso si potesse prendere la forza del nemico.

Gli Americani erano arrivati addirittura a regalare abiti impregnati di colera agli indiani o gli offrivano liquori avvelenati per farli morire.

In quel periodo valse la teoria del capro espiatorio: gli Indiani sono selvaggi, scalpano le persone, diffondono malattie, posseggono terre che non hanno saputo valorizzare, hanno sistemi e tradizioni incivili, perciò meritano la morte.

Ciononostante le dicerie che vie erano, gli indiani hanno svolto un ruolo molto importante per le istituzioni americane, per esempio durante il tormentato periodo delle guerre mondiali: nella prima furono circa diecimila gli Indiani che vi parteciparono, mentre nella seconda furono oltre trentamila. In quest’ultimo conflitto contribuirono alla creazione di un sistema di comunicazione che non sarebbe mai stato decrittato dai tedeschi (i Navajo sarebbero stati in grado di escogitare una maniera di comunicare incomprensibile per chiunque altro).

Fu così che i “Navajo Code Talkers” rappresentarono un importante fattore della vittoria degli americani nella seconda guerra mondiale. Si trattava di marines di etnia Navajo, che crearono un codice segreto di comunicazione che si rivelò indecifrabile per i Giapponesi in particolare, proprio grazie all’estrema complessità della lingua del loro popolo.

Sul cosiddetto olocausto degli indiani (Mauro Conti)

Le tappe principali che hanno segnato la conquista del suolo americano:

1° tappa caratterizzata dalle imprese di avventurieri e indipendenti pionieri i quali, lontano dall’Europa, cercavano, per lo più di rifarsi una vita in terra americana.

2° tappa vede i conflitti delle potenze europee per il sopravvento su un territorio ricco di risorse naturali come quello americano. Gli Indiani erano guerrieri molto fedeli e anche se non erano capaci di sottostare alle regole europee della disciplina militare, fecero la differenza nel definire le sorti del conflitto.

In questo periodo si può constatare come la vera debolezza dei pellerossa fosse nella mancanza di unione. Gli americani se ne approfittarono tantissimo degli indiani e li misero gli uni contro gli altri.

3° tappa vede la formazione degli Stati Uniti e l’apertura della frontiera occidentale per una massa enorme di colonizzatori i quali, tra alterne fortune, scacciano gli Indiani dalle loro terre ed impongono loro umilianti condizioni.

4° tappa si tratta di un periodo di grande espansione al grido di “free soil, free speech, free labor, free men” che vide la conclusione della conquista dell’Ovest con la cosiddetta “rush gold” la corsa per la ricerca dell’oro.

5° tappa il popolamento delle terre contese riceve un colpo mortale con l’Homestead Act del 1863. Con esso ogni settler poteva diventare proprietario di un appezzamento di terreno se vi risiedeva per almeno 5 anni. La grande prateria americana divenne terreno per l’agricoltura e l’allevamento del bestiame.

Fu allora che nacque la figura del cow boy nel suo ranch. Riunire gli indiani nelle riserve significava imprigionarli.

Oltre a ciò si aggiunse anche il massacro dei bisonti, i magnifici animali delle Grandi Pianure da cui gli indigeni avevano tratto per secoli la loro principale fonte di sostentamento.

La deportazione incominciò nel ’38. Gli indiani venivano prelevati nelle loro abitazioni poi trasferiti in campi militari, avamposti da cui sarebbero partiti.

All’inizio gli indiani cercarono di scapare ma poi si arresero.

I Cherokee furono trasferiti a Ovest in un territorio corrispondente all’attuale Oklahoma. Nella lingua Cherokee, il viaggio in occidente prese il nome di Nua-da-ut-sun’y, ossia “la pista dove piansero” ed anche oggi quella strada è denominata, come si è detto, Trail of Tears, il sentiero della lacrime.

Il massacro di Send Creek (1864) spezzò definitivamente ogni legame tra bianchi e Indiani delle pianure; costò la vita a circa trecento pellerossa, tra Cheyenne ed Arapaho.

Il flusso migratorio dei cercatori e dei settlers dava enorme fastidio alle tribù indiane, le quali non erano per niente arrendevoli di fronte a quella avanzata folle e avidda e perciò, con la consueta tecnica della guerriglia, cercavano di vendicarsi attaccando le diligenze e le stazioni di posta o incendiando i ranches.

Il fine dei colonizzatori era l’annientamento dei nemici.

Il più feroce sostenitore di questa strategia era il colonnello Chivington, che era solito salire sul pulpito per la predica armato di un revolver. Era un implacabile cacciatore di indiani.

Dopo anni di guerriglia i Cheyenne di Black Kettle si erano decisi a trattare con i rappresentanti governativi e ne avevano ricevuto, anche l’autorizzazione ad alzare 100 tepee vicino a Fort Lyon, in un ansa del fiume Sand Creek.

Uno squadrone di 750 uomini agli ordini del colonnello Chivington e del maggiore Antony si precipitarono armati di cannoni sull’insediamento di Black Kettle per compiere un massacro.

Persero la vita 300 pellerossa, quando al villaggio si seppe di tale misfatto un’ondata di indignazione si sollevò contro Chivington il quale, se in un primo tempo aveva sperato di poter ricevere le stellette da generale, si trovò costretto da una Commissione di inchiesta a rassegnare le dimissioni.

A conclusione di un conflitto secolare troviamo il massacro di Wounded Knee.

In quel tempo prese corpo la predicazione di Wovoka. Egli era stato mandato sulla terra per insegnare agli Indiani ad amarsi e a celebrare la Ghost Dance, la danza degli spettri.

La Ghost Dance era una variante della Danza del Sole. Dopo un rito purificatorio che consisteva nell’entrare nella Capanna del Sudore, gli uomini e le donne, tenendosi per mano, ruotavano danzando intorno ad un albero sacro.

Fu la mattina del 29 dicembre che il 7° cavallereggi del maggiore Forsyth, con l’intento di perquisire i tepee dei Sioux, che si erano radunati nella zona, e disarmarli, innescò la scintilla.

Dal fucile di un giovane indiano, insofferente per essere stato brutalmente disarmato, partì un colpo di carabina. L’esercito rispose a cannonate. I fucili ed i cannoni facevano fuoco indiscriminatamente sull’accampamento, dove erano donne e bambini.

I Sioux superstiti si difendevano valorosamente con coltelli, tomahawk, archi e frecce, ma era tutto inutile.

In complesso furono trecento i pellerossa uccisi a Wounded Knee.

Il massacro di Wounded Knee rappresenta dunque l’atto conclusivo di secoli di guerre con gli Indiani delle pianure. Si era creata, una generale sollevazione nelle riserve, ma poi le acque si calmarono e anche wovoka, il profeta della rinascita, andò in giro a vaticinare che era giunto il tempo di seguire la vita tracciata dall’uomo bianco

Un recente articolo del “New York Times” notava come, nelle zone un tempo riserve, il numero delle famiglie con problemi di droga e dipendenze varie è ancora molto alto.

La questione indiana fra assimilazione e consenso

La serie di massacri e la politica di sterminio avevano comportato costi pesantissimi da ambo le parti. Ogni indiano morto era costato circa un milione di dollari ad governo federale.

Ad aggravare la situazione contribuisce la diffusa convinzione dell’inferiorità culturale, sociale oltre che economica del popolo indiano; degli indiani si parla di mancanza ed inadeguatezza rispetto al vincente modello di riferimento rappresentato dagli usa.

Nei secoli la vicinanza dell’uomo bianco aveva già contribuito a cambiare i tratti dei nativi in modo irreversibile, basti pensare allo sconvolgimento della vita artigianale indiana causata dall’introduzione dei più efficaci utensili dei bianchi che avevano soppiantato quelli di fabbricazione propria e anche al crollo della produzione artigianale che aveva comportato alla modificazione delle tecniche di caccia in funzione delle nuove armi e di procurarsi la selvaggina per gli scambi con i bianchi. Oppure si può parlare dello shock biologico provocato dalle malattie sconosciute.

DALLO SBARCO DI COLOMBO LA VITA DEGLI INDIANI NON E’ PIU’ STATA LA STESSA.

Si battono lo stesso nonostante l’inferiorità tecnologica e organizzativa, per loro fortuna gli Americani capiscono che diventa molto dispendioso continuare queste guerre con gli indiani, perciò devono trovare un altro modo SI PASSA DAL GENOCIDIO ALL’ETNOCIDIO.

Questa risoluzione si fonda sulla tribù. Si basavano sulla legge Dawes che prevedeva il frazionamento della residenza tribale in lotti di terreno da redistribuire agli indiani in proprietà privata. Gli appezzamenti ottenuti dalla suddivisione venivano assegnati nella misura di 160 acri ai capofamiglia e di 80 acri ai maschi adulti non coniugati.

Il governo manteneva un forte controllo sui lotti assegnati: per i 25 anni successivi all’assegnazione un attento regime di controllo della gestione e della produttività del terreno.

La legge prevedeva che nel caso in cui i nativi avessero opposto resistenza, si procedesse forzatamente con la ripartizione.

INDIAN RIGHTS ACTIONS (I.R.A.) nata nel 1882

SOCIETY OF AMERICAN INDIANS (S.A.I.) nata nel 1911

Sono organizzazioni che si occupavano della questione Indiana e propugnavano interventi a favore dei nativi e del rispetto delle tradizioni per cui si trovavano spesso in contrasto con l’operato dell’O.I.A (Office of Indian Affairs).

O.I.A. viene affidato a Leupp che era considerato un vero e proprio esperto di questioni indiane in forza della sua diretta esperienza delle condizioni di vita delle riserve, ed era convinto che per il nativo si aprissero le possibilità di una reale civilizzazione e perseguita con un intervento mirato ed adeguato.

La centralità che ‘istruzione scolastica assume in questi anni non è limitata alla politica indiana. Ancor di più agli indiani, una politica finalizzata all’istruzione e alla formazione professionale avrebbe accelerato il processo di acquisizione di un’identità libera dai vincoli tribali e conforme al modello di civilizzazione dei bianchi.

Il primo intento dell’istruzione educativa era stato quello di sradicare i ragazzi indiani dalla vita e dalle abitudini della loro realtà d’origine.

All’inizio del 700 gli Indiani impiegarono IL CAVALLO per scopi di guerra e in breve seppero allestire una cavalleria formidabile.

IMPARARONO A SCAGLIARE FRECCE IN PIENA CORSA E SUCCESSIVAMENTE A SPARARE CON ALTRETTANTA PRECISIONE. (pare che la scoperta del cavallo abbia notevolmente migliorato la resa della caccia).

Un’altra cosa a favore degli indiani era il fatto che sapevano compiere distanze impensabili camminando giorno e notte e nutrendosi durante il viaggio.

La consegna delle armi da fuoco segnò un momento di svolta tra le popolazioni indiane in pieno 800 l’avidità non conobbe confini 3 pallottole per 1 pelliccia.

Nella seconda metà dell’800 l’esercito americano impose la propria supremazia, sfruttando i cannoni le carabine e le revolver.

(L’esercito americano per difendersi dai pellerossa era solito costruire fortificazioni)

Tecniche e procedure di fabbricazione delle armi indiane

La principale arma impiegata dai pellerossa era l’ARCO.

La grande innovazione nella fabbricazione di esso fu: IL TENDINE ANIMALE, che aveva una forte proprietà elastica.

Le colle per le frecce, erano ottenute dagli scarti di cuoio e dai residui del trattamento di battitura del tendine.

Le frecce erano di due qualità: quelle per la caccia con punta allungata, quelle da guerra invece era assicurata al legno debolmente questo favoriva il distacco della punta nella ferita

Archi composti da tendine legno e corno furono tanto efficaci.

Questi archi potevano trovare impiego solo nelle operazioni a terra.

Nelle differenti aree regionali i fabbricanti indiani si differenziarono non soltanto per l’impiego di tecniche differenti, ma anche per l’esecuzione di prodotti particolarmente curati sotto il profilo estetico.

Es: gli indiani delle pianure rivestivano i loro archi con pelle di serpente.

Un’altra arma adottata dagli indiani (importata probabilmente dagli americani) fu il tomahawka, si trattava di una mazza o ascia da guerra, costruita in pietra corno o legno, che portava all’estremità una lama di metallo.

Il ruolo delle Donne tra i nativi del nord america

1- l'organizzazione sociale

→ I concetti di “capo”, “autorità”, e “potere” fra i nativi americani avevano un significato molto diverso rispetto a quello ad essi attribuito presso le società occidentali.

→ Furono gli inglesi e gli spagnoli che trovandosi nella necessità di aver un leader nella controparte con cui interloquire, designavano una figura importante o di rilevanza significativa all'interno della comunità tribale.

→ il capo per gli indiani veniva visto come l'”anziano” o il “saggio” il quale non dava ordini ma piuttosto dispensava consigli e suggerimenti, erano tutti ottimi persuasori ed oratori.

°Sarah Winnemucca, una donna della tribù dei paiutes, parlando nella sua autobiografia della tribù in cui viveva, afferma che i capi non governano come tiranni, ma discutono ogni cosa con la gente, come un padre farebbe con la sua famiglia. °

→ nella maggioranza dei casi gli indiani avevano istituito una democrazia alla base della quale c'era la famiglia che seguiva l'asse ereditario della madre. : famiglia come nucleo essenziale, rappresentava il tassello fondamentale della società indiana.

→ le abitazioni venivano chiamate tepee che erano le tipiche tende conice delle popolazioni nomadi.

→ la natura era l'unica cosa del loro popolo, la sola che servisse. Il metodo educativo usato era basato sulla tradizione orale e sull'esempio degli adulti. Mai picchiare i bambini, sgridarli o dare loro dei rimproveri. Bisognava rispettare i tempi del bambino, lo si abituava alla sua futura vita da adulto.

→ l'educazione delle bambine era affidata alla madre e quella dei maschietti allo zio materno. Ma uomini e donne ricoprivano essenzialmente ruoli paritari.

Le donne partecipavano attivamente alla vita sociale e politica della tribù, contribuendo alla scelta o alla destituzione dei capi qualora essi non fossero più degni dell'incarico. Il ruolo delle donnne era molto importante, anche nella sfera del divino. Ce lo testimonia James Walker il quale racconta della storia della Sacra Pipa, che fu diffusa fra tutti gli altri attraverso una sua messaggera, Donna Bisonte Bianco, detta Whope. Le sue storie sono infinite e di varia ispirazione.

→ anche se le donne indiane avevano il diritto di voto non si può parlare di femminismo ante litteram presso gli indiani del Nord America.

2- Il lavoro quotidiano

Tutti i compiti di cui le donne indiane si facevano comunemente carico seguivano l'alternarsi delle stagioni ed erano determinanti per il mantenimento della famiglia. In autunno → dovevano preparare la carne da essiccare ed affumicare per l'inverno, lavoravano la pelle per farne vestiti, borse ecc – raccoglievano grandi quantità di legname da usare come combustibile per l'inverno Le donne si davano da fare per smontare il Tepee e formare il travois tipico carretto solitamente usato per trasportare “i bagagli” durante i traslochi.

In inverno → preparavano i vestiti e li ricamavano con aculei di porcospino. Riparavano i tepee eventualmente lacerati.

Le donne Cherokee : erano solite praticare la caccia e si distinguevavno nel corso di operazioni di guerra, tanto che potevano diventare membri del Consiglio di guerra. Le donne erano anche attive nella coltivazione dei campi. Le donne degli Hidatsa: coltivavano le terre lungo il Missouri e producevano mais molto pregiato, tutt'ora coltivato, mentre gli uomini cacciavano e combattevano.

Le donne Uroni: coltivavano e aravano il campo, si occupavano delle verdure e del mais.

Il cinema e gli indiani

Non esiste un cinema indiano fatto dagli indiani ma esiste un cinema che esprime un punto di vista sugli indiani fatto da coloro che sono i figli degli sterminatori degli indiani stessi. Non esiste un film storico sugli indiani, ma spesso li vediamo nei film western. Con la crisi del genere western non è tramontato solo un tipo di cinema, è finito tutto un mondo, un sistema ed un modo di vedere e di concepire gli Stati Uniti. La fine del mito ha di conseguenza coinciso con la fine della visibilità degli indiani sul grande schermo. Uno tra i registi che ricordiamo per quanto riguardano i film western è John Ford, il quale realizzò nella sua lunga carriera ben 182 pellicole. Il capostipite del genere western è quindi dovuto a lui e al film Ombre rosse e Furore i quali risultano essere pellicole western alla ricerca di un popolo sradicato che ritorna sui suoi passi, sulla strada di casa. Nel film ombre rosse gli indiani sono vere e proprie ombre che compaiono e scompaiono per opera del “deux ex machina” che è la carica della cavalleria.

Un altro film di cui ricordiamo un punto di passaggio e di svolta nel genere è Sentieri. Il film narra la vicenda di un reduce della guerra civile che tornato dal fratello va a caccia con un ragazzo metà indiano per il quale prova un odio ferocemente razzista. Tornati a casa la trovano distrutta e i familiari massacrati dagli indiani eccetto una bambina che è stata rapita. Per 5 anni la cercano ma ormai è tornata indiana tanto che il protagonista vorrebbe ucciderla. E' caratterizzato da una prima breve e divertente parte e da una seconda, intermedia e lunga, impegnata da una ricerca senza sosta. Nel finale vi è l'orrore e l'assurdità del razzismo, con una presenza indiana nascosta, ma sempre viva nella figura del giovane.

Conoscere gli indiani attraverso il cinema significa attraversare altri significati e linguaggi che non sono quelli degli indiani ma quelli di coloro che nel migliore dei casi li hanno osservati o sentiti parlare. Il regista che ha capito meglio di altri questo complesso aspetto della cultura americana è stato Sergio Leone che ha dedicato al mito del West buona parte della sua produzione cinematografica. (il buono il brutto il cattivo)

E' con questo contesto che si sviluppa il genere western e con esso la visibilità degli indiani al cinema e sarà così fino alla fine degli anni 60. Ora la figura dell'indiano viene vista e valutata nella sua integrità e in maniera indipendente da quella dell'uomo bianco.

Piccolo grande uomo e Ucciderò Willie Kid Nel primo la vicenda è strutturata sotto forma di una lunga intervista in cui Jack Crebb racconta la sua storia di un bianco adottato in tenerissima età dagli indiani dopo che la sua famiglia era stata massacrata. Nella sua lunga vicenda finirà per ritrovarsi protagonista della battaglia di Little Big Horn. Così si mostra la violenza, la tenerezza, la brutalità del popolo indiano nel tentativo di veder riconosciuta la propria dignità dall'uomo bianco.

[revisionismo storico-cerca di restituire la realtà dei fatti- filtro dei ricordi]

Nel secondo si tratta della storia realmente accaduta di un indiano che dopo aver rapito la ragazza che ama viene inseguito da uno sceriffo e nel finale preferirà farsi uccidere piuttosto che farsi prigioniero. Questo inseguimento a due è forse il bimbolo di una storia, quella del popolo americano, che ha perseguitato gli indiani fino all'ultimo uomo per farli sparire dalla faccia della terra.

Obiettivo: far separare il genere western dal mito, revisionismo per gli Indiani mostrandone solo i lati positivi e facendone dei palliri e sciatti antesignani dei figli dei fiori → che sembra proprio una sorta di seconda morte per gli Indiani da coloro che sono i discendenti dei bianchi.

Il cinema e popoli nativi americani

La cornice tipica del film western è un territorio faticosamente strappato alla natura più che alle popolazion autoctone, un genere agli albori degli anni '30 del Novecento che trova affermazione negli anni '40 e '50. Il genere western è lo specchio delle componenti basilari della cultura americana, dei suoi ideali che rendono l'esistenza umana una sorta di ricerca di un luogo dove realizzare la propria individualità.

La cinematogradia western è il cinema del bianco colonizzatore e della sua peculiare e personale visione del mondo.

Gli indiani vedono il colonizzatore come: un “altro” una personificazione della diversità non solo di nemici ma anche di amici.

La cinematografia ha portato la presenza indiana all'interno degli stati nordamericani, una presenza quasi del tutto rimossa fino alla metà del 20° secolo.

Verso gli anni '60 si tenta di invertire il senso di marcia dei normali film western per concentrare l'attenzione sui nativi americani, mettendo in luce la visione del mondo non tanto dei pellerossa quanto del colonizzatore che non li considera più solo come ostacolo. Si cerca quindi di analizzare il possibile rapporto di integrazione con l'alterità.

Si può concludere che i processi e cambiamenti avvenuti nel cinema western vanno sempre analizzati secondo la visione del mondo che si è voluta proporre.

  • Non possiamo considerare Western un film che presenta gli indiani a partire solo da un certo periodo di tempo e che tenta di assumere la loro visione del mondo
  • Il risultato va interpreato secondo i valori e le assunzioni che caratterizzano la cultura occidentale.
  • L'oggettivizazione nella produzione dei film è stato un processo lento e graduale e non ancora completato.

L'annus mirabilis della cinematografia americana (1970) non altro che pellicole che presentano il punto di vista degli indiani (con spesso un individuo bianco che viene rapito o allevato)

  • Usi e costumi degli indiani
  • storie vere

Si inizia a pensare su come gli indiani avessero vissuto la colonizzazione da parte dei bianchi, concentrando alcuni film anche sullo sterminio dei bisonti, unica e vera fonte di vita degli indiani. Uno di questi film viene considerato il primo vero film dalla parte degli indiani : “L'ultima caccia” di Hunt.

Da qui nascono pellicole che vogliono sottolineare il tragico destino degli indiani di fronte a forze soperchianti, come la politica nazionale e internazionale, con gli obblighi e le guerre di sopravvivenza.

Si sottolinea nelle nuove pellicole come per fondare una nuova nazione, ovvero quella americana, si sia distrutta una vecchissima cultura e popolazione. Si sottolinea inoltre come un sentimento comune possa legare due persone anche se di cultura o razza diverse.

La storia de “il nuovo mondo” è tanto famosa e radicata che viene ripresentata anche dalla Disney con Pocahontas e Pocahontas II

Il cinema dedicato agli indiani non è quindi completamente libero dagli influssi di una visione occidentale ma si è comunque generato un nuovo modo di guardare al problema.

La Medicina tradizionale dei pellerossa. La medicina per i pellerossa aveva un significato molto diverso rispetto a quello occidentale. Essi infatti indicavano la medicina come un insieme di idee e concetti misteriosi che andavano oltre la loro capacità di comprensione. Gli indiani d'America facevano rientrare nel concetto di medicina la chiaroveggenza, la proezia, la negromanzia ecc.

La malattia aveva origini sovrannaturali e le cause della malattia venivano attribuite alla magia nera, alla violazione di tabù (uccidere animali o piante sacre ecc) o all'intrusione di uno spirito.

Quando si trovava il colpevole della stregoneria veniva salvato soltanto se ammetteva le sue colpe.

La possessione da parte degli Indiani era un fenomeno assai conosciuto e credevano che un corpo estraneo potesse andarsene grazie a canti, colpi di tambur, pozioni ecc. Il compito dello stregone infatti era proprio quello di determinare quale spirito fosse coinvolto per poi riuscire a debellarlo.

Lo sciamano Era colui che doveva ristabilire le condizioni di benessere. Non era soltanto uno stregone ma anche un veggente, un educatore e sacerdote. In alcune tribù come le Ojibwa vi erano ben 3 distinzioni di Sciamani: i Veggenti e profeti – chi praticava la magia curativa e propiziavano alla caccia – gli erboristi

Ogni sciamano utilizzava inoltre strumenti e vesti specifiche, e ogni procedimento terapeutico si effettuava secondo schemi ben consolidati.

Per prima cosa si appendevano dei doni nella tenda dell'ammalato per lo stregone. Successivamente lo stregne interrogava il malato per capire che malattia avesse. Preparava le pozioni mentre suonava e cantava, affermando che gli spiriti gli avevano indicato la malattia. Una volta data la medicina, lo stregone controllava di tanto in tanto come stesse procedendo il paziente. Se la pratica terminava con successo lo sciamano lavava il paziente e prendeva gli oggetti che gli avevano dato in dono.

Pratiche igenico sanitarie: La dieta delle popolazioni indiane era meglio bilanciata rispetto a quelle delle popolazioni europee anche se spesso gli indigeni erano costretti ad alternare periodi di cibo con lunghi periodi di digiuno. (causando spesso disturbi gastroenterici di origine tossinfettiva)

La gotta fu del tutto sconosciuta sino all'introduzione di alcol nelle popolazioni indiane. I Pellerossa avevano probabilmente compreso quali sostanze animali e vegetali assumere per evitare malattie da carenze nutrizionali: si nutrivano di ghiandole surrenali dell'alce, o mangiavano l'argilla per rimediare alla scarsa quantità di pesce.

Estremamente curata era la pulizia del corpo: Si bagnavano nelle acque dei fiumi o dei laghi, tonificando il corpo si dalla più tenera infanzia ed evitando malattie per i cambiamenti climatici.

La conoscenza del corpo era assai scarsa dato che non praticavano autopsie, ma erano riusciti comunque a individuare le funzioni vitali degli organi.

Le erbe: venivano utilizzate da tutte le tribù in quasi ugual modo. Per i disturbi gastroenterici venivano utilizzate erbe a proprietà emetica associate ad una dieta a base di pollo e uova, con latte e acqua con race. Altre erbe erano impiegate per la dissenteria sotto forma di decotti o tisane. Il colera era invece curato con bagni di vapore ed assunzione di catartici.

Erano inoltre presenti numerose malattie reumatiche che venivano curate con i fiori dissecati di Thermpsis Rhombifolia per le fumiginazioni.

Pratiche chirurgiche: vi era tra le più comuni la scarificazione effettuata con i denti del serpente a sonagli. L'amputazione non era molto frequente ma si potevano ricostruire orecchie lacerate e trapianti di pelle. Per curare le ferite da arma da fuoco si aspettava che il proiettile fuoriuscisse o si applicavano delle incisioni per poterlo togliere, curando la ferita con impacchi di erbe e corteccie di olmo.

Gli indiani erano inoltre considerati i migliori guaritori dei morsi di serpente.

Malattie cutanee e veneree Per curare le dermatiti usavano unguenti. Numerose saranno le malattie portate dai bianchi che tentarono di curare sempre con l'utilizzo di erbe.

Il parto Massaggi e manipolazioni per l'espulsione del feto. In fase di travaglio erano somministrati decotti per rendere l'atto meno doloroso e favorire le contrazioni. Anche i bambini era difficile che si ammalassero grazie allo svezzamento completo e al regime di vita all'aria aperta. La donna mestruata viveva in una piccola tenda per tutto il periodo delle mestruazioni.

I pellerossa in guerra

La guerra era vissuta come un autentico rito. Prevedeva lo svolgimento di preparativi, si portavano con sé gli abiti migliori. → volevano avere l'aspetto migliore possibile. A volte alcuni guerrieri potevano anche combattere nudi, ma solo se si erano adeguatamente preparati con preghiere ed esercizi. Le done avevano il compito di cucire le vesti del guerriero. Per gli indiani poter toccare a mani nude il nemico vivo era ritenuto un atto di coraggio. Venivano anche assegnati dei punti a seconda di come o chi si colpiva.