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il codice deontologico, Schemi e mappe concettuali di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale

il codice deontologico servizio sociale

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 22/11/2025

Giuliana192001
Giuliana192001 🇮🇹

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Etica, i valori e i principi fondamentali del servizio sociale
L’etica del servizio sociale rappresenta l’insieme dei criteri morali, professionali e umani che guidano l’azione dell’assistente sociale nel
suo lavoro quotidiano con persone, famiglie, gruppi e comunità. Essa non si limita a definire ciò che è giusto o sbagliato, ma indica una
vera e propria visione della società e del ruolo che il professionista deve assumere al suo interno. Per comprendere pienamente l’etica pro-
fessionale è necessario partire dai valori etici, dai principi fondamentali e dal modo in cui essi si intrecciano nel costruire l’identità della
professione.
I valori etici sono le convinzioni profonde, le idee guida che orientano il comportamento dell’essere umano. Rappresentano concetti uni-
versali che definiscono ciò che riteniamo degno, desiderabile, moralmente corretto. Sono, in altre parole, le fondamenta morali su cui si
costruisce il senso della professione. Nel servizio sociale i valori etici non sono astratti, ma diventano criteri di orientamento per ogni scel-
ta e intervento. Essi derivano da un’idea di essere umano come soggetto portatore di dignità, diritti e potenzialità. I valori etici, dunque,
esprimono la visione del mondo che la professione intende promuovere: un mondo fondato sul rispetto delle persone, sull’inclusione, sulla
giustizia, sulla solidarietà e sulla responsabilità reciproca.
I principi fondamentali, invece, rappresentano la traduzione operativa dei valori. Se i valori mostrano “che cosa è importante”, i principi
stabiliscono “come bisogna agire” per rimanere fedeli a quei valori. Sono norme morali e professionali che guidano l’azione pratica, orien-
tano il comportamento dell’assistente sociale di fronte a dilemmi etici e indicano la condotta più appropriata. I principi diventano così
punti di riferimento per affrontare situazioni complesse, prendere decisioni difficili, gestire conflitti e garantire la qualità dell’intervento.
Nel Codice Deontologico, questi principi vengono formalizzati e resi vincolanti, così che non restino solo ideali astratti ma diventino re-
sponsabilità professionale.
Partendo da queste premesse, l’etica del servizio sociale si fonda su alcuni valori essenziali.
Il primo è la dignità umana, considerata il cuore pulsante della professione. L’assistente sociale riconosce ogni individuo come portatore
di un valore intrinseco che prescinde da condizioni socio-economiche, appartenenza culturale, orientamento, età o stato di salute. Agire
nel rispetto della dignità significa adottare un atteggiamento di ascolto autentico, riconoscere le sofferenze, valorizzare le potenzialità e
garantire un trattamento giusto e rispettoso. La centralità della persona è un valore radicato nella tradizione del servizio sociale e orienta
tutte le fasi del processo professionale.
Accanto alla dignità emerge il valore della giustizia sociale, che porta il servizio sociale a contrastare le disuguaglianze e le discrimina-
zioni. L’assistente sociale non interviene solo per aiutare il singolo, ma si impegna anche a modificare le condizioni sociali che generano
esclusione e vulnerabilità. Il suo ruolo non è soltanto tecnico, ma anche politico nel senso più elevato del termine: promuove diritti, sostie-
ne politiche inclusive, dà voce a chi non ce l’ha e opera per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di vivere pienamente.
Questo valore si traduce nel principio di equità, che orienta l’operatore a trattare ogni persona con giustizia, adeguando l’intervento ai suoi
bisogni e promuovendo pari opportunità.
Un altro valore centrale è quello dell’autonomia, che si intreccia con il principio di autodeterminazione. Il servizio sociale rifiuta una lo-
gica assistenzialistica o paternalistica. La professione non mira a fare al posto dell’utente, ma a metterlo nelle condizioni di fare, scegliere
e decidere per la propria vita. L’empowerment è una componente essenziale di questo valore: consiste nel sostenere la persona nell’acqui-
sizione di consapevolezza, competenze e capacità decisionali. L’assistente sociale, quindi, non modella la vita del soggetto, ma lo aiuta a
riconquistare o a potenziare il proprio potere personale.
L’etica della professione, inoltre, riconosce il valore della responsabilità e della competenza. Agire responsabilmente significa essere
consapevoli delle proprie scelte, assumersene le conseguenze e orientarle sempre al bene della persona e della comunità. La responsabilità
è strettamente legata all’idea di competenza: l’assistente sociale ha il dovere etico di aggiornarsi, studiare e valutare criticamente il pro-
prio operato. Nessuna decisione deve essere lasciata al caso o alla routine, perché ogni situazione richiede un’analisi attenta, un giudizio
ponderato e un approccio metodologicamente solido.
Un ulteriore valore riguarda l’integrità, intesa come coerenza tra ciò che si afferma e ciò che si fa. L’integrità si traduce nell’onestà, nella
trasparenza, nella lealtà professionale e nella capacità di evitare conflitti di interesse. Senza integrità verrebbe meno la fiducia, che è il
fondamento stesso della relazione d’aiuto.
Tra i principi fondamentali che discendono da questi valori, uno dei più importanti è la riservatezza. L’assistente sociale ha accesso a in-
formazioni estremamente sensibili. La protezione di tali informazioni non è solo un obbligo giuridico, ma un imperativo etico: salvaguar-
da la dignità, la sicurezza e la fiducia della persona. La riservatezza richiede prudenza, professionalità e un uso attento dei dati, soprattutto
nell’era digitale.
Un altro principio essenziale è quello della relazione professionale, concepita come uno spazio di fiducia, ascolto e corresponsabilità. La
relazione non è un rapporto informale, ma una relazione intenzionale e asimmetrica, che deve essere gestita con consapevolezza del potere
professionale. Ogni parola, gesto, informazione e decisione ha un peso e deve essere orientata al benessere della persona.
Infine, l’etica del servizio sociale attribuisce grande importanza al lavoro in rete e alla collaborazione interdisciplinare. La complessità
dei bisogni richiede coordinamento tra professionisti, istituzioni e comunità. L’assistente sociale ha quindi il dovere etico di collaborare,
confrontarsi e contribuire alla costruzione di interventi efficaci, evitando isolamento e autoreferenzialità.
In conclusione, l’etica del servizio sociale è un sistema organico di valori e principi che orienta la professione in ogni sua dimensione. I
valori etici rappresentano la visione del mondo e della persona che la professione intende promuovere; i principi fondamentali ne sono
la traduzione operativa, le norme morali che guidano l’azione concreta del professionista. Insieme costituiscono un quadro di riferimento
indispensabile per garantire interventi rispettosi, equi, competenti e finalizzati al benessere dell’individuo e della collettività. L’assistente
sociale, attraverso l’etica professionale, non solo aiuta, ma contribuisce attivamente a costruire una società più giusta, più inclusiva e più
attenta alla dignità umana.
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Etica, i valori e i principi fondamentali del servizio sociale

L’etica del servizio sociale rappresenta l’insieme dei criteri morali, professionali e umani che guidano l’azione dell’assistente sociale nel suo lavoro quotidiano con persone, famiglie, gruppi e comunità. Essa non si limita a definire ciò che è giusto o sbagliato, ma indica una vera e propria visione della società e del ruolo che il professionista deve assumere al suo interno. Per comprendere pienamente l’etica pro- fessionale è necessario partire dai valori etici , dai principi fondamentali e dal modo in cui essi si intrecciano nel costruire l’identità della professione. I valori etici sono le convinzioni profonde, le idee guida che orientano il comportamento dell’essere umano. Rappresentano concetti uni- versali che definiscono ciò che riteniamo degno, desiderabile, moralmente corretto. Sono, in altre parole, le fondamenta morali su cui si costruisce il senso della professione. Nel servizio sociale i valori etici non sono astratti, ma diventano criteri di orientamento per ogni scel- ta e intervento. Essi derivano da un’idea di essere umano come soggetto portatore di dignità, diritti e potenzialità. I valori etici, dunque, esprimono la visione del mondo che la professione intende promuovere: un mondo fondato sul rispetto delle persone, sull’inclusione, sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla responsabilità reciproca. I principi fondamentali , invece, rappresentano la traduzione operativa dei valori. Se i valori mostrano “che cosa è importante”, i principi stabiliscono “come bisogna agire” per rimanere fedeli a quei valori. Sono norme morali e professionali che guidano l’azione pratica, orien- tano il comportamento dell’assistente sociale di fronte a dilemmi etici e indicano la condotta più appropriata. I principi diventano così punti di riferimento per affrontare situazioni complesse, prendere decisioni difficili, gestire conflitti e garantire la qualità dell’intervento. Nel Codice Deontologico, questi principi vengono formalizzati e resi vincolanti, così che non restino solo ideali astratti ma diventino re- sponsabilità professionale. Partendo da queste premesse, l’etica del servizio sociale si fonda su alcuni valori essenziali. Il primo è la dignità umana , considerata il cuore pulsante della professione. L’assistente sociale riconosce ogni individuo come portatore di un valore intrinseco che prescinde da condizioni socio-economiche, appartenenza culturale, orientamento, età o stato di salute. Agire nel rispetto della dignità significa adottare un atteggiamento di ascolto autentico, riconoscere le sofferenze, valorizzare le potenzialità e garantire un trattamento giusto e rispettoso. La centralità della persona è un valore radicato nella tradizione del servizio sociale e orienta tutte le fasi del processo professionale. Accanto alla dignità emerge il valore della giustizia sociale , che porta il servizio sociale a contrastare le disuguaglianze e le discrimina- zioni. L’assistente sociale non interviene solo per aiutare il singolo, ma si impegna anche a modificare le condizioni sociali che generano esclusione e vulnerabilità. Il suo ruolo non è soltanto tecnico, ma anche politico nel senso più elevato del termine: promuove diritti, sostie- ne politiche inclusive, dà voce a chi non ce l’ha e opera per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di vivere pienamente. Questo valore si traduce nel principio di equità, che orienta l’operatore a trattare ogni persona con giustizia, adeguando l’intervento ai suoi bisogni e promuovendo pari opportunità. Un altro valore centrale è quello dell’ autonomia , che si intreccia con il principio di autodeterminazione. Il servizio sociale rifiuta una lo- gica assistenzialistica o paternalistica. La professione non mira a fare al posto dell’utente, ma a metterlo nelle condizioni di fare, scegliere e decidere per la propria vita. L’empowerment è una componente essenziale di questo valore: consiste nel sostenere la persona nell’acqui- sizione di consapevolezza, competenze e capacità decisionali. L’assistente sociale, quindi, non modella la vita del soggetto, ma lo aiuta a riconquistare o a potenziare il proprio potere personale. L’etica della professione, inoltre, riconosce il valore della responsabilità e della competenza. Agire responsabilmente significa essere consapevoli delle proprie scelte, assumersene le conseguenze e orientarle sempre al bene della persona e della comunità. La responsabilità è strettamente legata all’idea di competenza: l’assistente sociale ha il dovere etico di aggiornarsi, studiare e valutare criticamente il pro- prio operato. Nessuna decisione deve essere lasciata al caso o alla routine, perché ogni situazione richiede un’analisi attenta, un giudizio ponderato e un approccio metodologicamente solido. Un ulteriore valore riguarda l’ integrità , intesa come coerenza tra ciò che si afferma e ciò che si fa. L’integrità si traduce nell’onestà, nella trasparenza, nella lealtà professionale e nella capacità di evitare conflitti di interesse. Senza integrità verrebbe meno la fiducia, che è il fondamento stesso della relazione d’aiuto. Tra i principi fondamentali che discendono da questi valori, uno dei più importanti è la riservatezza. L’assistente sociale ha accesso a in- formazioni estremamente sensibili. La protezione di tali informazioni non è solo un obbligo giuridico, ma un imperativo etico: salvaguar- da la dignità, la sicurezza e la fiducia della persona. La riservatezza richiede prudenza, professionalità e un uso attento dei dati, soprattutto nell’era digitale. Un altro principio essenziale è quello della relazione professionale , concepita come uno spazio di fiducia, ascolto e corresponsabilità. La relazione non è un rapporto informale, ma una relazione intenzionale e asimmetrica, che deve essere gestita con consapevolezza del potere professionale. Ogni parola, gesto, informazione e decisione ha un peso e deve essere orientata al benessere della persona. Infine, l’etica del servizio sociale attribuisce grande importanza al lavoro in rete e alla collaborazione interdisciplinare. La complessità dei bisogni richiede coordinamento tra professionisti, istituzioni e comunità. L’assistente sociale ha quindi il dovere etico di collaborare, confrontarsi e contribuire alla costruzione di interventi efficaci, evitando isolamento e autoreferenzialità. In conclusione, l’etica del servizio sociale è un sistema organico di valori e principi che orienta la professione in ogni sua dimensione. I valori etici rappresentano la visione del mondo e della persona che la professione intende promuovere; i principi fondamentali ne sono la traduzione operativa, le norme morali che guidano l’azione concreta del professionista. Insieme costituiscono un quadro di riferimento indispensabile per garantire interventi rispettosi, equi, competenti e finalizzati al benessere dell’individuo e della collettività. L’assistente sociale, attraverso l’etica professionale, non solo aiuta, ma contribuisce attivamente a costruire una società più giusta, più inclusiva e più attenta alla dignità umana.

Il dilemma etico , nel servizio sociale, rappresenta una delle sfide più complesse e inevitabili della pratica professionale, perché mette l’as- sistente sociale davanti a situazioni in cui nessuna scelta è completamente giusta e nessuna soluzione permette di rispettare pienamente tutti i valori e i principi della professione. Un dilemma etico emerge quando due o più valori fondamentali entrano in conflitto, oppure quando un obbligo morale si scontra con un dovere istituzionale, o ancora quando ciò che appare rispettoso dei diritti della persona sem- bra contraddire le esigenze della collettività o le norme che regolano il servizio. A differenza di una semplice difficoltà professionale, il di- lemma etico è caratterizzato dal fatto che, qualunque decisione si prenda, si è inevitabilmente costretti a sacrificare qualcosa: un principio, un valore, un diritto o un interesse legittimo. Non esiste dunque una soluzione che soddisfi ogni dimensione coinvolta; esiste però la possi- bilità di assumere una decisione consapevole, ponderata e responsabilmente giustificata. Il servizio sociale, per la sua natura, opera in contesti caratterizzati da vulnerabilità, incertezza e complessità. Le persone che vi si rivolgo- no vivono spesso condizioni di fragilità, conflitti familiari, traumi, solitudine, povertà o marginalità, e queste situazioni richiedono inter- venti delicati, capaci di tenere insieme l’esigenza di protezione e quella di autonomia. A ciò si aggiungono vincoli istituzionali, leggi tal- volta rigide, risorse limitate e aspettative sociali o familiari che non sempre coincidono con il benessere della persona. Per questo motivo l’assistente sociale si trova frequentemente sospeso fra più responsabilità: quella verso l’utente, quella verso l’istituzione che rappresenta, quella verso la collettività, quella verso la legge e quella verso i propri stessi valori personali e professionali. I dilemmi etici nascono pro- prio in questa zona grigia, in cui i confini non sono netti e le decisioni devono essere prese con grande lucidità. Un esempio concreto può aiutare a comprendere meglio la profondità di queste situazioni. Si pensi al caso in cui una persona riveli infor- mazioni delicate ma chieda espressamente che non vengano condivise. L’assistente sociale deve valutare se rispettare la riservatezza, valo- re cardine della professione, oppure se violarla per proteggere la persona stessa o altri da un pericolo imminente. Qui riservatezza e tutela entrano in conflitto, e nessuna decisione è priva di conseguenze. Un altro esempio riguarda l’autodeterminazione: un utente può esprimere il desiderio di compiere una scelta che appare rischiosa o dannosa. È giusto rispettare fino in fondo la libertà di scelta, o è doveroso inter- venire per limitarla a favore della sua stessa sicurezza? Altri dilemmi nascono quando le risorse del servizio non bastano per tutti: come decidere a chi dare priorità senza creare ingiustizia o discriminazione? O ancora quando un regolamento istituzionale impone un’azione che l’assistente sociale ritiene non adeguata al caso specifico: seguire la norma o seguire ciò che appare più giusto per la persona? Di fronte a queste situazioni, l’assistente sociale non può affidarsi all’istinto, ma deve attivare un vero e proprio processo di riflessione eti- ca. È necessario analizzare in profondità il contesto, le norme, i bisogni e i rischi; identificare con chiarezza quali valori e principi sono in tensione; confrontarsi con colleghi e supervisori; esaminare le possibili conseguenze delle diverse alternative; e infine assumere una deci- sione motivata, coerente e documentata. Il Codice Deontologico, in questo percorso, rappresenta un punto di riferimento essenziale perché permette di capire quali principi devono essere tutelati con maggiore forza in specifiche circostanze, aiutando a orientarsi in situazioni do- ve l’incertezza morale è elevata. Il dilemma etico, per quanto gravoso, non è un elemento negativo della professione. Al contrario, è una componente strutturale e necessa- ria che costringe l’assistente sociale a riflettere criticamente, ad approfondire la propria consapevolezza professionale e ad agire con pru- denza, sensibilità ed equilibrio. È attraverso i dilemmi che la professione cresce, che si afferma l’importanza della responsabilità e che si costruisce un intervento realmente attento alla complessità dell’essere umano. In questo senso, il dilemma etico è uno spazio formativo: permette di mettere alla prova i valori, di chiarire i principi, di rendere più solida la capacità decisionale e di garantire che ogni scelta sia compiuta nel rispetto della persona, della comunità e dell’identità stessa del servizio sociale.

Viene inoltre valorizzata la supervisione professionale e la ricerca: l’assistente sociale dovrebbe contribuire alla costruzione

di evidenze scientifiche e pratiche riflessive.

6. Sostenibilità e responsabilità sociale

Il nuovo codice introduce riferimenti alla sostenibilità ecologica: l’assistente sociale è chiamato a “contribuire a modelli di

sviluppo rispettosi dell’ambiente, della sostenibilità ecologica e della sopravvivenza sociale”.

Questo tema non era così centrale nei codici più vecchi, che si concentravano più su responsabilità individuali e relazionali

piuttosto che su dimensioni ambientali e globali.

7. Ruolo politico e sociale della professione

Nel nuovo testo, l’assistente sociale è definito anche come figura con ruolo politico: non nel senso di partito, ma come agente

sociale che opera per il bene comunitario e la giustizia sociale.

Si sottolinea la responsabilità di promuovere modelli di giustizia, solidarietà e partecipazione.

8. Etica relazionale e decisionale

Il nuovo codice pone maggiore attenzione ai dilemmi etici e alla necessità di processi decisionali riflessivi, non solo basati su

regole fisse ma su una “pratica riflessiva” che aiuti l’assistente sociale a orientarsi nei casi difficili.

Questo approccio valorizza la complessità della pratica professionale e il contesto in cui l’assistente sociale opera.

Perché questi cambiamenti sono importanti?

Adeguamento al contesto contemporaneo: La professione di assistente sociale non è la stessa di 15-20 anni fa. Ci sono nuove

tecnologie, nuovi modi di interagire, nuovi rischi (privacy, social media), quindi è naturale che il codice deontologico evolva.

Centralità della persona: Spostare il linguaggio su “persona” non è solo retorica: significa riconoscere la dignità e l’autonomia

della persona più profondamente.

Responsabilità sistemica: L’assistente sociale viene visto non solo come un operatore individuale, ma come un attore sociale

che può influenzare e promuovere la giustizia sociale e sostenibile.

Professionalizzazione crescente: Con la formazione continua, la supervisione e la ricerca, la professione diventa sempre più

qualificata e riflessiva.

Etica digitale: Il richiamo esplicito al comportamento online è fondamentale oggi, perché gli assistenti sociali possono avere

una presenza pubblica (anche sui social) e devono gestire la riservatezza in un contesto diverso.

PREAMBOLO

Il Preambolo serve a dare una visione generale della professione e dei mandati dell’assistente sociale, nei

confronti della persona, dei gruppi, della comunità; l’assistente sociale garantisce i diritÝ umani e lo

sviluppo sociale e per questo la professione è normata dallo stato, a tutela della persona e delle comunità.

La professione implica pertanto doveri e responsabilità. Il rapporto con la persona si fonda sulla fiducia,

rispetto, reciprocità, trasparenza, rinforzo dell’autodeterminazione, per far sì che le persone raggiungano il

miglior livello possibile di benessere. L’assistente sociale è tenuto a formarsi e ad aggiornare le proprie

conoscenze, e deve mantenere la propria autonomia di giudizio tecnica e professionale, poiché è

responsabile del proprio operato e di quanto sottoscrive, dice, agisce. Il professionista è tenuto a rispettare

e conoscere il codice e a diffonderne i contenuti, e proprio il codice serve anche ad orientare l’agire del

professionista (anche nell’affrontare i dilemmi etici). Il codice non discrimina, ma accoglie e riconnosce la

dignità di tutÝ; per questo il termine utente è stato sostituito con quello di persona (tranne nei rapporti di

committenza con società multiprofessionale/ di professionisti e libera professione). Il codice accoglie i temi

connessi all’evoluzione socio economica e giuridica e recepisce le indicazioni internazionali sull’uso delle

nuove tecnologie e della comunicazione ed include differenti forme di esercizio della professione. Il Codice

è stato redatto con modalità partecipata.

TITOLO I: DEFINIZIONI GENERALI E AMBITO DI APPLICAZIONE

Il codice deontologico è formato da principi e regole che l’assistente sociale deve conoscere, pena provvedimenti disciplinari. Il codice orienta le scelte dei professionisti, anche negli interventi a distanza o con mezzo tecnologico di comunicazione. TITOLO II: PRINCIPI GENERALI DELLA PROFESSIONE La professione si basa su fondamenti etici e scientifici, sulla pratica, sulla autonomia tecnico-professionale, sull’indipendenza di giudizio, sui principi della Costituzione e sulle Convenzioni internazionali, sulla di- fesa del bene comune, della giustizia e dell’equità sociale. Esso promuove la sussidiarietà, la prevenzione, le relazioni di reciprocità tra le persone, nelle comunità a cui appartengono. L’assistente sociale riconosce il proprio ruolo sociale e politico, riconosce la centralità della persona e la sua unicità, e non applica discriminazioni di alcun tipo; l’assistente sociale pertanto riconosce la famiglia in tutte le sue forme e i rapporti elettivi di ciascuna persona, come luogo privilegiato di relazioni significative. L’assistente sociale promuove il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, gruppi, comunità, ne valorizza l’autonomia, la capacità di assumersi responsabilità e di affrontare si- tuazioni di bisogno/disagio/fragilità. L’assistente sociale previene e contrasta le forme di violenza e discriminazione e concorre a produrre modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente, della sostenibilità econogica e della sopravvivenza sociale. TITOLO III: DOVERI E RESPONSABILITA’ GENERALI DEI PROFESSIONISTI I dilemmi etici fanno parte della professione dell’as- sistente sociale e vanno pertanto esplicitati e affrontati evidenziandone i valori e principi in contrasto; dopodichè è necessario operare del- le valutazioni che si basano sulla conoscenza professionale, sull’esperienza, sulla ricerca e sulle norme del codice nonché sulle leggi, per cercare di conseguire il minor svantaggio per le persone coinvolte. Il professionista mette sempre a disposizione le proprie abilità e cono- scenze, sempre aggiornate, per conseguire la massima efficacia degli interventi. Egli ricerca anche la collaborazione coi colleghi e altri professionisti e percorsi di supervizione professionale; informa i soggetti coinvolti del proprio mandato e delle implicazioni che questo ha, soprattutto in contesti di controllo, su mandato dell’autorità giudiziaria. L’assistente sociale difende la propria autonomia di giudizio, tec- nica e intellettuale e la propria indipendenza da condizionamenti esterni. Deve altresì garantire che l’intervento venga svolto in tempi ido- nei a garantire la dignità e tutela dei diritti della persona; deve anche riconoscere i confini tra vita professionale e privata e non avere rap- porti sessuali o sentimentali con la persona destinataria dell’intervento professionale. Anche sui social network deve essere consapevole e responsabile e mantenere una certa integrità ed eticità (tenere alto l’onore della professione) e non deve ottenere vantaggi per la propria posizione di superiorità. L’assistente sociale non può esercitare in forma gratuita salvo forme di volontariato e tirocini riconosciuti. Egli deve formarsi e aggiornare continuamente la propria formazione e rendicontarla e deve contribuire alla ricerca e partecipare alla supervi- sione professionale. TITOLO IV: RESPONSABILITA’ DELL’ASSISTENTE SOCIALE VERSO LA PERSONA L’assitente sociale riconosce alla persona la capacità di autodeterminarsi e di agire attivamente e si impegna per fare in modo che ciò avvenga, nel rispetto dei diritti della persona; ri- conosce altresì che le capacità della persona possono essere ridotte, per alcune cause, e quindi promuove le condizioni per raggiungere la massima autodeterminazione anche di queste persone in queste situazioni. L’assistente sociale si adopera per contrastare situazioni di vio- lenza, trascuratezza, sfruttamento e oppressione nei confronti delle categorie più fragili (minori, disabili, anziani etc.), fermo restando gli obblighi di segnalazione e denuncia previsti per legge. La relazione con la persona deve essere fiduciaria e trasparente e vi è l’obbligo di segretezza e riservatezza di quando viene a conoscere nel rapporto professionale. Il progetto va condiviso e approvato dalla persona, salvo casi indifferibili per legge (provvedimenti dell’autorità giudiziaria e altri casi previsti). È previsto l’errore professionale e in questi casi il professionista deve metterne al corrente la persona e fare di tutto per rimediarvi. La riservatezza e il segreto professionale sono un diritto della persona e un obbligo per il professionista, sia nei rapporti vis a vis che in quelli telematici. I casi in cui si deroga a ciò sono per ri- schio di grave danno alla persona o a terzi, in particolare minorenni o incapaci di intedere e volere, per richiesta scritta e motivata dei lega- li rappresentanti del minorenne o dell’incapace, nel loro interesse, per espressione della volontà dell’interessato o del suo legale rappre- sentante, per rischio grave per l’incolumità del professionista, per esercizio del proprio diritto di difesa in sede di giudizio. Il professioni- sta informa coloro con cui collabora dell’obbligo di riservatezza e del segreto professionale e richiede il consenso dell’interessato per tra- smettere le informazioni che lo riguardano a terzi (anche t irocinanti). L’assistente sociale agevola la persona ad acquisire la documenta- zione professionale che lo riguarda (nei casi possibili). Egli può astenersi dal rendere testimonianza o deporre su quanto gli è stato confi- dato nell’esercizio della professiona, salvo disposizione dell’autorità giudiziaria; anche nei rapporti con i social network, i media, la stam- pa va mantenuta la riservatezza e il segreto professionale e viene assicurato l’anonimato per i minorenni. Gli obblighi di riservatezza e se- greto professionale rimangono anche quando il rapporto professionale si è concluso e anche se si è cancellati o sospesi dall’albo.