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il fair play appunti, Appunti di Educazione fisica

Il fair play nello sport implica il rispetto delle regole, degli avversari e degli arbitri, nonché l'accettazione delle sconfitte e delle vittorie con sportività.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 16/12/2023

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IL FAIR PLAY
Il fair play, letteralmente gioco leale”, è un concetto che nasce in
Inghilterra nell’Ottocento e viene concepito inizialmente per le
competizioni sportive.
Con il tempo si fa spazio in altri ambiti e si diffonde anche nei rapporti
sociali e nella politica, perché il fair play, ormai, non rappresenta solo
un modo di comportarsi, ma anche un modo di pensare. Definirlo come
il semplice rispetto delle regole nel gioco sarebbe riduttivo, poiché si
tratta di un concetto che si collega e ne presuppone altri, di grande
rilevanza, quali l’amicizia, il rispetto degli altri e dell’avversario, lo
spirito sportivo. Il riconoscimento del fair play da parte della politica e
delle istituzioni è avvenuto gradualmente, man mano che il concetto si
radicava sempre di più nella mentalità degli organismi di governo dello
sport.
Ed è così che nel 1992, durante la Conferenza di Rodi, il Consiglio
d’Europa, costituito per l’occasione dai ministri dello sport, approva il
Codice Europeo di etica Sportiva. Si tratta di un documento che, pur
non fissando regolamenti precisi, prevede un quadro etico di
riferimento con l’obiettivo di diffondere una mentalità sportiva, che sia
condivisa in ogni attività. In questo contesto, il fair play, come sintesi
delle considerazioni etiche, si trova al centro di tutto il codice, come
elemento necessario e non accessorio: !deve guidare l’approccio allo
sport che vede come principi cardine lotta ai brogli, al doping, alla
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IL FAIR PLAY

Il fair play, letteralmente “gioco leale”, è un concetto che nasce in Inghilterra nell’Ottocento e viene concepito inizialmente per le competizioni sportive. Con il tempo si fa spazio in altri ambiti e si diffonde anche nei rapporti sociali e nella politica, perché il fair play, ormai, non rappresenta solo un modo di comportarsi, ma anche un modo di pensare. Definirlo come il semplice rispetto delle regole nel gioco sarebbe riduttivo, poiché si tratta di un concetto che si collega e ne presuppone altri, di grande rilevanza, quali l’amicizia, il rispetto degli altri e dell’avversario, lo spirito sportivo. Il riconoscimento del fair play da parte della politica e delle istituzioni è avvenuto gradualmente, man mano che il concetto si radicava sempre di più nella mentalità degli organismi di governo dello sport. Ed è così che nel 1992, durante la Conferenza di Rodi, il Consiglio d’Europa, costituito per l’occasione dai ministri dello sport, approva il Codice Europeo di etica Sportiva. Si tratta di un documento che, pur non fissando regolamenti precisi, prevede un quadro etico di riferimento con l’obiettivo di diffondere una mentalità sportiva, che sia condivisa in ogni attività. In questo contesto, il fair play, come sintesi delle considerazioni etiche, si trova al centro di tutto il codice, come elemento necessario e non accessorio: deve guidare l’approccio allo sport che vede come principi cardine lotta ai brogli, al doping, alla

violenza verbale e fisica, alle discriminazioni. Un criterio guida, quindi, a cui tutti coloro che promuovono esperienze sportive per giovani e bambini devono attribuire la massima priorità. Praticare uno sport con fair play significa avere l’opportunità di conoscersi più a fondo, di fissare e raggiungere obiettivi attraverso l’impegno e la costanza, di integrarsi con gli altri ed interagire, di divertirsi e dimostrare le proprie abilità tecniche. Quando lo sport non viene contaminato da interessi politici ed economici, dall’ignoranza e prepotenza, è una delle attività maggiormente formative ed educative. Tra le principali caratteristiche dell’attività sportiva c’è sicuramente l’immediatezza del suo linguaggio, che la rende comprensibile da tutti e capace di trasmettere valori fondamentali e universalmente condivisi, quali la capacità di assumersi responsabilità, l’interazione sociale, l’acquisizione di abilità tecniche e una conoscenza più profonda di sé stessi. In particolare, quando si parla di sport e di fair play, che si tratti di atleti o di tifosi, è importante attenersi ai seguenti principi:

  • Giocare per divertirsi
  • Giocare con lealtà
  • Rispettare le regole del gioco
  • Rispettare i compagni di squadra, gli avversari, gli arbitri e gli spettatori
  • Accettare la sconfitta con dignità
  • Rifiutare il doping, il razzismo, la violenza e la corruzione
  • Essere generosi verso il prossimo e soprattutto verso i più bisognosi
  • Aiutare gli altri a resistere nelle difficoltà
  • Denunciare coloro che tentano di screditare lo sport
  • Onorare coloro che difendono lo spirito olimpico dello sport Il regolamento del fair play comincia con queste parole esatte: Lo sport è un' attività che mette sempre in competizione con altri. Quando ci si oppone agli altri, tale competizione non può essere separata da una certa attitudine morale. Si deve operare in un clima di

progressivo miglioramento dell’indebitamento dei club, che si è tradotto con un risultato economico di segno positivo. Tutto ciò si è potuto ottenere grazie all’introduzione di alcuni nuovi obblighi di carattere economico-finanziario, che ogni club si è impegnato a rispettare:

  • Pareggio di bilancio;
  • Assenza di debiti da trasferimento di calciatori scaduti;
  • Diffusione di informazioni economico-finanziarie previsionali;
  • Regolarità nel pagamento degli emolumenti ai dipendenti e versamento ritenute e contributi;
  • Deposito del bilancio relativo all’ultimo anno precedente la data di presentazione della domanda di rilascio della licenza, sottoposto a revisione da parte di una società di revisione contabile. In particolare, il pareggio di bilancio rappresenta l’elemento centrale di tutta la disciplina alla base del fair play finanziario e, si considera raggiunto quando ricorrono tutta una serie di indicatori, quali il patrimonio netto positivo, il risultato di pareggio, la sostenibilità del debito, l’equilibrio nella bilancia dei trasferimenti dei calciatori e la sussistenza della continuità aziendale. Nel maggio del 2018 il Comitato Esecutivo dell’UEFA approva una nuova edizione dei regolamenti sulle licenze per club e sul fair play finanziario, comprendente dei correttivi sul tema della trasparenza e di indicatori del pareggio di bilancio, che ha ridefinito anche i parametri relativi al debito sostenibile e al cosiddetto player transfer balance. Dirigente sportivo, pedagogista e storico francese, conosciuto per essere stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici, Pierre de Coubertin amava ripetere che “l’importante non è vincere, ma partecipare”. Un concetto semplice, ma colmo di saggezza, che nella pratica è stato messo in atto attraverso incredibili esempi di fair play.
  1. Era il 1964, durante l’edizione dei giochi di Innsbruck, quando l’atleta italiano Eugenio Monti venne sommerso di applausi per il suo gran cuore. Nel corso della finale della gara a squadre di bob,

la squadra britannica riscontrò un problema tecnico che, se non risolto, le avrebbe impedito di gareggiare. Proprio in quell’occasione, Monti prestò agli avversari il suo bullone per permettergli di continuare la competizione, che poi avrebbero vinto. Ciò che colpì di quell’episodio, non fu soltanto il gesto di grande sportività del campione, ma il modo in cui l’azzurro commentò la sconfitta: “hanno vinto perché sono andati più veloci, non perché gli ho prestato il mio bullone”.

  1. Un altro esempio concreto di fair play proviene dal calcio, un mondo che spesso è stato messo sotto accusa, ma che in questa circostanza ha mostrato il suo lato migliore. Il protagonista di questo memorabile episodio è Paolo Di Canio che, nel dicembre 2000, durante una partita con indosso maglia del West Ham, entrò nella storia del calcio inglese. Il giocatore italiano, infatti, un attimo prima di calciarlo in porta, fermò il pallone con le mani dopo aver visto il portiere avversario a terra, a causa di un infortunio.
  2. Olimpiadi di Atene del 2004: stavolta è il campione Michael Phelps a conquistarsi le prime pagine di tutti i giornali per un gesto da vero numero uno. Dopo essersi conquistato sei medaglie d’oro per
  1. Il gesto di Braima Suncar Dabò, invece, risale allo scorso settembre in occasione dei Mondiali di Atletica di Doha. Il ventisettenne guineano si guadagnò gli applausi e l’ovazione di tutto il pubblico per essersi fermato a soccorrere un altro atleta. Il suo gesto insieme ai restanti 250 metri, percorsi abbracciato al suo avversario, continuano a commuovere e resteranno impressi nella mente di tutti coloro che amano lo sport.