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IL FAIR PLAY, STILE DI VITA CHE DOBBIAMO ADOTTARE NELLO SPORT
Tipologia: Appunti
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F E D E R I C A D E S C I S C I O | C L A S S E 3 B Il fair play, letteralmente “gioco corretto”, sta a significare rispettare le regole e l'avversario, accettare e riconoscere i propri limiti. Il fair play insegna a saper perdere e a considerare anche la sconfitta un insegnamento. Oltre che ad essere un modo di comportarsi, è anche un modo di pensare allo sport come un’occasione di partecipazione, di conoscere meglio se stessi, di interagire con altre persone e di divertirsi.
Molti, nella storia dello sport, sono stati esempi concreti del concetto di fair play. Nel 1964 , ad esempio, durante i giochi di Innsbruck, l’atleta italiano Eugenio Monti prestò agli avversari il suo bullone poiché la squadra britannica aveva riscontrato un problema che, se non risolto, le avrebbe impedito di gareggiare. In questo modo ha permesso di continuare la competizione agli avversari, che poi avrebbero vinto.
Questo, secondo me, è un gesto che rispecchia a pieno il vero significato del fair play e dello sport, cioè l’importanza di partecipare aiutando quanto più è possibile sia i propri compagni di squadra sia gli avversari. Braima Suncar Dabò alle Mondiali di Atletica di Doha si fermò a soccorrere un altro atleta percorrendo insieme a lui gli ultimi 250 metri, abbracciati. Alle Olimpiadi di Atene del 2004 il campione Michael Phelps decise di non partecipare alla gara per dare la possibilità ad un suo compagno di squadra di salire sul podio e provare quell’emozione di quando vinci una medaglia d’oro. Paolo Di Canio, nel dicembre 2000 , durante una partita un attimo prima di calciarlo in porta, fermò il pallone con le mani dopo aver visto il portiere avversario a terra, a causa di un infortunio. Tutti questi sono gesti di grande umanità. Ognuno degli atleti ha visto il proprio avversario come un amico e non qualcuno da superare, mancandogli di rispetto e mettendo da posto la lealtà pur di vincere.