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IL MONDO INCANTATO pt2, Appunti di Pedagogia

appunti IL MONDO INCANTATO pt2

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 27/11/2020

Alessiam1510
Alessiam1510 🇮🇹

4.4

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59 documenti

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IL MONDO INCANTATO pt.2
L’importanza dell’esteriorizzazione
La mente di un bambino piccolo contiene una collezione di impressione spesso male assortite e solo
parzialmente integrate. La fantasia colma le enormi lacune della conoscenza di un bambino che sono
dovute all’immaturità del suo pensiero e alla mancanza di adeguata informazione. Altre distorsioni sono le
conseguenze di pressioni interiori che conducono a interpretazioni erronee delle percezioni del bambino. Il
bambino inizia la propria produzione fantastica con alcuni frammenti di realtà osservati in modo più o
meno corretto che possono evocare in lui bisogni o ansie così violenti da coinvolgerlo totalmente. Spesso le
cose diventano così confuse da non riuscire più a separarle. Ad un certo punto però il bambino necessita di
un ordine affinché possa tornare alla realtà né indebolito né sconfitto, ma rafforzato. Le fiabe grazie al loro
tipo di svolgimento si armonizzano con la mente infantile e aiutano il bambino mostrandogli come una
maggiore chiarezza possa emergere da tutta questa produzione fantastica. Queste storie, come le fantasie
del bambino, iniziano di solito in modo realistico. Un bambino posto di fronte a sconcertanti problemi ed
eventi quotidiani è stimolato da questo tipo di educazione a comprendere il come e il perché di tali
situazioni, e a cercare delle soluzioni. Ma la sua razionalità esercita ancora un controllo scarso sul suo
inconscio così la capacità di ragionamento viene sopraffatta da ansie, paure, desideri, avversioni che vanno
a intrecciarsi con quelli che possono essere i primi pensieri del bambino. La fiaba anche se prende avvio
dallo stato d’animo di un bambino, non parte mai dalla sua realtà fisica, essa parla nel linguaggio dei
simboli e comunica fin dall’inizio che le vicende narrate non sono fatti tangibili in mondi esistenti e con
persone reali. Quello di selezionare le varie sfaccettature della sua esperienza esterna è un compito molto
arduo per un bambino e le fiabe offrono appunto dei personaggi in cui il bambino può esteriorizzare quanto
avviene nella sua mente in modi controllabili. La fiaba si lancia da un inizio semplice e banale verso eventi
fantastici, dopo aver fatto viaggiare il bambino in un mondo meraviglioso, la storia lo riconduce alla realtà
in un modo rassicurante, ciò insegna al bambino che lasciarsi trasportare per un po’ dalla fantasia non è
dannoso purchè non si rimanga suoi prigionieri e questo lo rassicura. Una volta che le pressioni interiori del
bambino prendono il sopravvento l’unico modo in cui egli può sperare di ottenere un certo controllo su di
esse è quello di esteriorizzarle. Le fiabe mostrano al bambino come può dar corpo ai suoi desideri e ai suoi
bisogni del momento.
Le trasformazioni L’infanzia è il momento giusto per imparare a superare il solco tra le esperienze interiori e
il mondo reale. Le fiabe possono sembrare assurde, fantastiche, paurose e incredibili per l’adulto che è
stato privato della fantasia di tipo fiabesco durante la propria infanzia. Un adulto che non ha raggiunto una
sufficiente integrazione dei due mondi della realtà e dell’immaginazione non è in grado di recepire queste
storie. Le fiabe rivelano delle verità circa l’umanità e su noi stessi. Guardiamo per esempio in Cappuccetto
Rosso la repentina trasformazione della nonna in lupo, questa può sembrare assurda per un adulto, ma se
la si osserva con la sensibilità di un bambino non è in realtà più allarmante della trasformazione della sua
cara nonna in una figura che per esempio minaccia la sua identità umiliandolo perché gli è capitato di
bagnarsi i calzoncini. Tutti i bambini piccoli hanno bisogno di scindere l’immagine del loro genitore nei suoi
aspetti benevoli ed in quelli minacciosi per sentirsi completamente protetti dai primi, ma la maggior parte
di loro non sa farlo coscientemente. Le fiabe, dove figurano fate buone che compaiono all’improvviso e
aiutano il bambino a ritrovare la felicità a dispetto di impostori e matrigne, consentono al bambino di non
essere distrutto dal nemico, è come se il bambino sapesse che qualche buono veglierà sempre su di lui.
L’universalità di queste fantasie è suggerita da ciò che in psicanalisi è noto come il “romanzo familiare” del
bambino prepubere. Si tratta di fantasie o di sogni ad occhi aperti che il bambino riconosce come tali, ma a
cui tuttavia in parte crede. Si incentra sull’idea che i propri genitori non siano veramente i propri genitori, e
che il bambino è figlio di qualche augusto personaggio e, in seguito a infauste circostanze è stato ridotto a
vivere con queste persone le quali sostengono di essere i suoi genitori. Il bambino si aspetta allora che un
giorno il vero genitore ricompaia ed egli sia elevato alla nobile condizione che gli spetta. Queste fantasie
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IL MONDO INCANTATO pt. L’importanza dell’esteriorizzazione La mente di un bambino piccolo contiene una collezione di impressione spesso male assortite e solo parzialmente integrate. La fantasia colma le enormi lacune della conoscenza di un bambino che sono dovute all’immaturità del suo pensiero e alla mancanza di adeguata informazione. Altre distorsioni sono le conseguenze di pressioni interiori che conducono a interpretazioni erronee delle percezioni del bambino. Il bambino inizia la propria produzione fantastica con alcuni frammenti di realtà osservati in modo più o meno corretto che possono evocare in lui bisogni o ansie così violenti da coinvolgerlo totalmente. Spesso le cose diventano così confuse da non riuscire più a separarle. Ad un certo punto però il bambino necessita di un ordine affinché possa tornare alla realtà né indebolito né sconfitto, ma rafforzato. Le fiabe grazie al loro tipo di svolgimento si armonizzano con la mente infantile e aiutano il bambino mostrandogli come una maggiore chiarezza possa emergere da tutta questa produzione fantastica. Queste storie, come le fantasie del bambino, iniziano di solito in modo realistico. Un bambino posto di fronte a sconcertanti problemi ed eventi quotidiani è stimolato da questo tipo di educazione a comprendere il come e il perché di tali situazioni, e a cercare delle soluzioni. Ma la sua razionalità esercita ancora un controllo scarso sul suo inconscio così la capacità di ragionamento viene sopraffatta da ansie, paure, desideri, avversioni che vanno a intrecciarsi con quelli che possono essere i primi pensieri del bambino. La fiaba anche se prende avvio dallo stato d’animo di un bambino, non parte mai dalla sua realtà fisica, essa parla nel linguaggio dei simboli e comunica fin dall’inizio che le vicende narrate non sono fatti tangibili in mondi esistenti e con persone reali. Quello di selezionare le varie sfaccettature della sua esperienza esterna è un compito molto arduo per un bambino e le fiabe offrono appunto dei personaggi in cui il bambino può esteriorizzare quanto avviene nella sua mente in modi controllabili. La fiaba si lancia da un inizio semplice e banale verso eventi fantastici, dopo aver fatto viaggiare il bambino in un mondo meraviglioso, la storia lo riconduce alla realtà in un modo rassicurante, ciò insegna al bambino che lasciarsi trasportare per un po’ dalla fantasia non è dannoso purchè non si rimanga suoi prigionieri e questo lo rassicura. Una volta che le pressioni interiori del bambino prendono il sopravvento l’unico modo in cui egli può sperare di ottenere un certo controllo su di esse è quello di esteriorizzarle. Le fiabe mostrano al bambino come può dar corpo ai suoi desideri e ai suoi bisogni del momento. Le trasformazioni L’infanzia è il momento giusto per imparare a superare il solco tra le esperienze interiori e il mondo reale. Le fiabe possono sembrare assurde, fantastiche, paurose e incredibili per l’adulto che è stato privato della fantasia di tipo fiabesco durante la propria infanzia. Un adulto che non ha raggiunto una sufficiente integrazione dei due mondi della realtà e dell’immaginazione non è in grado di recepire queste storie. Le fiabe rivelano delle verità circa l’umanità e su noi stessi. Guardiamo per esempio in Cappuccetto Rosso la repentina trasformazione della nonna in lupo, questa può sembrare assurda per un adulto, ma se la si osserva con la sensibilità di un bambino non è in realtà più allarmante della trasformazione della sua cara nonna in una figura che per esempio minaccia la sua identità umiliandolo perché gli è capitato di bagnarsi i calzoncini. Tutti i bambini piccoli hanno bisogno di scindere l’immagine del loro genitore nei suoi aspetti benevoli ed in quelli minacciosi per sentirsi completamente protetti dai primi, ma la maggior parte di loro non sa farlo coscientemente. Le fiabe, dove figurano fate buone che compaiono all’improvviso e aiutano il bambino a ritrovare la felicità a dispetto di impostori e matrigne, consentono al bambino di non essere distrutto dal nemico, è come se il bambino sapesse che qualche buono veglierà sempre su di lui. L’universalità di queste fantasie è suggerita da ciò che in psicanalisi è noto come il “romanzo familiare” del bambino prepubere. Si tratta di fantasie o di sogni ad occhi aperti che il bambino riconosce come tali, ma a cui tuttavia in parte crede. Si incentra sull’idea che i propri genitori non siano veramente i propri genitori, e che il bambino è figlio di qualche augusto personaggio e, in seguito a infauste circostanze è stato ridotto a vivere con queste persone le quali sostengono di essere i suoi genitori. Il bambino si aspetta allora che un giorno il vero genitore ricompaia ed egli sia elevato alla nobile condizione che gli spetta. Queste fantasie

sono utili; permettono al bambino di provare un’autentica collera verso il “falso genitore” senza avvertire senso di colpa. Esse cominciano a comparire in modo tipico quando i sensi di colpa del bambino fanno già parte del complesso della sua personalità, e quando il fatto di essere arrabbiato con un genitore o di disprezzarlo, comporterebbe un intollerabile senso di colpa. Esso non è soltanto un sistema per conservare una madre interiore dall’infinita bontà quando la vera madre non è infinitamente buona, ma permette anche di avercela con questa cattiva “matrigna” senza rischiare di alienarsi le buone grazie della vera madre, che è vista come una persona diversa. In questo modo la fiaba suggerisce come il bambino può controllare i suoi sentimenti contraddittori che altrimenti lo sopraffarebbero. Quando avverte il bisogno emotivo di farlo il bambino non solo scinde il genitore in due personaggi ma può anche sdoppiarsi in due persone che non hanno niente in comune fra loro. Le fiabe oltre ad indicare al bambino la via verso un futuro migliore, si concentrano sul processo di trasformazione, le fiabe possono mostrare come il bambino potrà aggirare il più intrinseco dei roveti: quale il periodo edipico. La sostituzione dell’ordine al caos Dai 3 ai 7 anni l’esperienza che il bambino ha del mondo è caotica, se la si osserva da un punto di vista adulto. Anche perché se la si osserva da un punto di vista infantile non può che essere così dato che conosce solo questo modo “caotico” di percepire le cose. Durante i conflitti edipici poi, e a causa di essi, il mondo esterno acquista u maggior significato e il bambino comincia a dargli un senso. Successivamente si trova di fronte ad un marasma di sentimenti contraddittori, ma non riesce ad integrarli come l’adulto, lui ne è sopraffatto. Non riesce a sentirsi nello stesso momento buono e cattivo. La fiaba descrive così il mondo, i personaggi incarnano sia la ferocia che la bontà, ogni personaggio è essenzialmente unidimensionale cosi che il bambino possa comprendere al meglio le proprie azioni e reazioni. Mentre la ascolta il bambino riceve delle idee sul modo di mettere in ordine quel caos che è la sua vita interiore Conflitti edipici e risoluzioni Nel travaglio di un conflitto edipico il bambino può provare del risentimento verso il padre che gli impedisce di ricevere l’attenzione esclusiva della madre. Il piccolo vuole che sua madre ammiri lui come il più grande degli eroi e ciò significa che perché succeda deve in qualche modo togliere di mezzo il padre, ma allo stesso tempo quest’idea gli genera ansia perché si chiede come possa fare la famiglia senza l’aiuto del padre. La fiaba offre la storia del ragazzino ignorato da tutti che si avventura nel mondo ed ha successo. La trama è sempre più o meno la stessa: l’improbabile eroe che sconfiggendo draghi e risolvendo enigmi alla fine salva la principessa (la madre) la sposa e vivono per sempre felici e contenti. Non c’è bambino di sesso maschile che non si sia rivisto nel protagonista di questo tipo di storie, che lasciano intendere questo: non è il padre che impedisce al ragazzo di avere la madre tutta per sé, ma un drago malvagio, ed è proprio questo drago che il bambino vuole sconfiggere e non il padre. I problemi edipici di una bambina sono diversi e quindi lo schema di queste fiabe è diverso. Ciò che impedisce la beata esistenza edipica col padre è una donna più anziana e male intenzionata (la madre). Ma dato che la bambina desidera anche continuare a godere delle amorevoli cure della madre c’è anche una donna benevola nel suo passato il cui felice ricordo è mantenuto intatto per quanto essa sia inoperante. Il vero padre della principessa in queste fiabe è tenuto prigioniero e non può accorrere in salvo della figlia. Il questo modo sia le bambine, sia i bambini edipici, grazie alla fiaba, possono avere il meglio dei due mondi: possono godere pienamente di soddisfazioni edipiche a livello fantastico e mantenere buoni rapporti con entrambi i genitori nella realtà. Mediante le fiabe il genitore può unirsi in tutti i viaggi fantastici del bambino, pur mantenendo la sua importantissima funzione di svolgere i compiti parentali nella realtà. Così un bambino può avere la meglio da entrambi i mondi, ed è questo che gli serve per maturarsi in un adulto sicuro. Le storie basate sui conflitti edipici sono tipiche di un’ampia categoria di fiabe che estendono gli interessi del bambino oltre la cerchia familiare. Per compiere la sua trasformazione verso un individuo maturo, il bambino deve cominciare a volgere la propria attenzione al più vasto mondo. Nella fiaba tutto è detto in modo implicito e in forma simbolica ed avverte il bambino di alcune trappole che può aspettarsi e magari evitare, promettendo sempre un esito favorevole. Paura della fantasia Secondo certuni le fiabe non presentano quadri “veritieri” della vita, e quindi non sono sane. Non pensano che la verità nel mondo di un bambino

solo con la mente, e permette proprio il tipo di trionfo che il bambino desidera, ed è convincente come nessuna storia realistica può essere. La fiaba si avvale di simboli universali che gli permettono di scegliere, selezionare, ignorare e interpretare la fiaba in modi conformi al suo stato di sviluppo intellettuale e psicologico. La fiaba suggerisce in che modo può superarlo, e che cosa potrebbe implicare il raggiungimento dello stadio successivo nel suo progresso verso un’integrazione matura. Fantasia, recupero, fuga e consolazione Fantasia, recupero, fuga e consolazione: recupero della profonda disperazione, fuga da qualche grave pericolo, ma, soprattutto consolazione. Parlando del lieto fine, Tolkien sottolinea che tutte le fiabe complete devono averlo, poiché costituisce un’improvvisa e felice svolta. Nelle fiabe tradizionali l’eroe viene premiato e la persona cattiva incontra il meritato destino, che spesso è proprio quello che avrebbe voluto far accadere all’eroe, si veda ad esempio Hansel e Gretel. La consolazione richiede che il giusto ordine del mondo venga ristabilito; ciò significa la punizione del malfattore che equivale all’eliminazione del male dal mondo dell’eroe, dopo di che nulla può impedire all’eroe di vivere felice per sempre. Per Bettelheim sarebbe opportuno aggiungere anche un altro elemento ai 4 di Tolkien, ovvero la minaccia. La minaccia all’esistenza fisica dell’eroe o alla sua esistenza morale. Al bambino sembra che la sua vita sia una sequela di periodi tranquilli che viene improvvisamente interrotta quando egli viene a trovarsi davanti ad un immenso pericolo. Ciò avviene quando un genitore si presenta con richieste irragionevoli e terrificanti minacce. Allora il bambino o cede alla sua disperazione o tenta di liberarsene cercando di sfuggire. La psicanalisi ha chiamato questa minaccia: angoscia di separazione, e, più siamo giovani più è maggiore la nostra angoscia. La felicità e la realizzazione che costituiscono la consolazione terminale delle fiabe sono significative a due livelli. L’unione permanente di un principe e di una principessa, per esempio, simboleggia l’integrazione dei diversi aspetti della personalità e dell’integrazione armonica delle tendenze discordanti del principio maschile e di quello femminile. Dal punto di vista etico, tale unione simboleggia la punizione e l’eliminazione del male l’unità morale al livello più elevato. Tale angoscia di separazione viene superata per sempre quando è stato trovato il partner ideale con cui stabilire il rapporto personale più soddisfacente. La consolazione è il massimo servigio che la fiaba possa rendere al bambino, la fiducia che nonostante tutte le tribolazioni che deve patire egli non solo riuscirà ma le forze del male verranno tolte di mezzo e non minacceranno più la pace della sua mente. Il bambino non è cosciente dei propri processi interiori, ed è per questo che se essi sono esteriorizzati nella fiaba indicano lotte esterne ed interne simbolicamente rappresentate da eroi che stanno ad indicare lotte interne ed esterne. Ma per la crescita personale è necessaria anche una profonda concentrazione. Come raccontare le fiabe Perché possa comunicare appieno i suoi messaggi consolatori, i suoi significati simbolici ed interpersonali, una fiaba dovrebbe essere raccontata piuttosto che letta, altrimenti chi la legge dovrebbe davvero essere coinvolto emotivamente. La narrazione è preferibile alla lettura perché permette una maggiore flessibilità. L’attenersi ad una forma stampata di una storia la priva di gran parte del suo valore. La narrazione per ottenere la massima efficacia dev’essere un fatto interpersonale, plasmato da coloro che vi partecipano. Lo scopo della narrazione di una fiaba dovrebbe essere quello di un’esperienza condivisa di godimento della fiaba, anche se esso non può avere gli stessi motivi per il bambino e per l’adulto. Mentre il bambino trova dilettevole la fantasia, l’adulto può facilmente maturare il proprio piacere da quello del fanciullo. Una fiaba è soprattutto un’opera d’arte. Ascoltare una fiaba e recepire le immagini che essa presenta può essere paragonato a uno spargimento di semi, che solo in parte germogliano nella mente del bambino. Alcuni di essi hanno immediatamente effetto nella sua mente, altri stimolano processi nel suo inconscio, altri ancora, hanno bisogno di riposare a lungo fino a che la mente del bambino abbia raggiunto uno stadio idoneo alla loro germinazione, e molti non metteranno mai radici. Se il genitore racconta le fiabe al proprio figlioletto nel proprio spirito, il bambino, mentre lo ascolta, si sente compreso nei suoi più ardenti desideri, nelle sue più gravi ansie e angosce, nonché nelle sue più fervide speranze. Egli avverte grazie alla fiaba che la condizione dell’essere umano comporta l’accettazione di ardue prove, ma anche l’incontro di meravigliose avventure. Non bisogna mai spiegare al bambino il significato delle fiabe. Ma, il narratore deve comprendere il messaggio che la fiaba ha da offrire per selezionare quelle storie più appropriate allo stadio di sviluppo del bambino, e delle particolari difficoltà psicologiche a cui si trova di fronte al momento.