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Riassunto del libro IL MONDO INCANTATO di Bettelheim
Tipologia: Sintesi del corso
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Il mondo incantato Bettelheim INTRO Oltre a fornire delle soluzioni, la fiaba li cita a collocare e a capire ciò che accade nella sua individualità cosciente. L’inconscio non Vine ascoltato, e gli viene negato l’accesso alla coscienza, la mente della persona verrà sopraffatta da quest’ultimo, facendo si che la sua personalità possa anche rimanere paralizzata. Nella fiaba tutti i personaggi sono tipici anziché unici, il male è onnipresente così come le virtù. Solo le fiabe amorali non presentano la polarizzazione, ed è perché lo scopo non è la morale, ma avere fiducia in se stessi nei propri mezzi e di poter vincere anche così. Per esempio in JACK E IL FAGIOLO MAGICO, non si costruisce la storia sulla sfida tra bene e male ma si trasmette l’idea che anche i più umili possono riuscire a vincere nella vita. Se non ci si allontana dai genitori, si è crudelmente costretti a farlo, come in HANSEL E GRETEL. Altre volte le fiabe affondano le radici in motivi religiosi, questo perché oltre di queste sono state scritte in periodi in cui la religione era parte integrante della vita quotidiana. Spiegare al bambino perché gli piace una fiaba distrugge l’incanto della stessa che dipende in larga misura dal fatto che il bambino non so perché gli piaccia tanto. PARTE PRIMA DICKENS sosteneva che il suo primo amore fu CAPPUCCETTO ROSSO, questa affermazione lascia intendere che quest'ultimo come innumerevoli migliaia di bambini di tutto il mondo fu estasiato dalle fiabe. LEWIS, capì che le fiabe sono “esplorazioni spirituali”. Il contenuto della fiaba prescelta non ha a che fare con la vita esterna del paziente, ma molto con i suoi problemi interiori, che sembrano incomprensibili e di conseguenza insolubili. Miti e fiabe hanno molto in comune. Ma nei miti, molto più che nelle fiabe, l’eroe culturale è presentato all’ascoltatore come una figura che egli dovrebbe emulare nella propria vita. Lungi dal porre richieste, la fiaba rassicura, infonde speranza nel futuro e offre la promessa di un lieto fine. Per capire come un bambino mette nel sacco un gigante che lo spaventa addirittura minaccia la sua vita. Incoraggiata da una discussione sull’importanza che le fiabe hanno per i bambini, una madre dalle sue conversazioni con il figli, si perché suo figlio aveva già fantasia circa persone che mangiavano cose simili. Il bambino continuò dicendo che i giganti erano come gli adulti, quindi anche gli adulti possono essere percepiti come paurosi giganti e un bambino furbetto può fregarli. IL PESCATORE E IL GENIO (fiaba e favola a confronto) Un pescatore gettò in mare 4 volte la rete da pesca. Le prime 3 volte pesca carcasse e cocci, mentre la quarta volta pesca un vaso di rame. Convinto che dentro non ci fosse nulla, lo gettò sulla sabbia. Da dentro usci un genio che voleva uccidere il pescatore. Così il pescatore inizia a domandargli come faceva ad entrare in quel vaso dato che era un grande genio, alche il genio, per fargli vedere come entrava bene all’interno, entra nel vaso, a quel punto il pescatore mette il tappo al vaso e lo getta in mare di nuovo. La morale degli adulti vuole che più lunga è la prigionia, più il genio dovrebbe essere grato alla persona che lo libera. Comprenderlo significherebbe accettare il fatto che le sue emozioni possano essere così travolgenti da metterlo nell’impossibilità di controllare. Fino alla pubertà l’azione prende il posto della comprensione. L’imbottigliamento rappresenta il fatti che l’assenza da parte della madre al bambino può apparire un’eternità. Realismo con Ercole che deve scegliere tra virtù e forza bruta. FIABA E MITO Le differenze sostanziali tra fiabe e miti sono: il finale dei miti è sempre tragico, quello delle fiabe è sempre lieto. I miti presentano un Super IO da emulare accanto al quale sfiguriamo. Il pessimismo dei miti viene illustrato dalla tragedia di Edipo, che uccide il padre sposa la madre. Nel mito non c’è ammonimento come invece accade nelle fiabe, infatti Edipo è vittima di un destino già scritto. Nei miti le fattezze degli eroi sono sovrumani infatti il bambino non sa di non poter mai raggiungere l’altezza dell’eroe, ma può solo imitarlo.
Il mito di Ercole si riferisce alla scelta fra l’adesione al principio di piacere o al principio di realtà nella vita. Alla stessa scelta si ispira la fiaba dei tre porcellini. Questa fiaba è destinata al bambino della scuola materna, vuole trasmettere l’idea che nella vita non bisogna essere lenti e prendersela comoda perché altrimenti potrebbe perire. È perfino in grado di anticipare il comportamento del lupo. Il lupo rappresenta tutte le forze asociali, inconsce e divoranti a cui l’uomo deve imparare a resistere, distruggendo con la forza forza del proprio IO. Viene fatto un parallelismo tra la storia di Esopo, la cicala e la formica e la storia dei porcellini. Il parallelismo tra questi 2 racconti, fa pensare alla differenza tra fiaba e favola. La cicala, simile ai porcellini e al bambino stesso, è decisa a trastullarsi, senza preoccuparsi del futuro. Il bambino che si identifica come la formica, viene presentato come un insetto cattivo perché non prova compassione per la cicala, invece nei tre porcellini troviamo uno sviluppo: progressi dal principio di piacere al principio della realtà. BISOGNO DI MAGIA Una fiaba lascia il bambino lavorare con la propria mente e decidere se e come applicare quanto viene rivelato dalla storia circa la vota e la natura umana. Si può riconoscere una grande somiglianza tra alcune fiabe e le storie della Bibbia. Esplicitamente e implicitamente la Bibbia parla delle richieste che Dio avanza all’uomo. Come mostra la storia di Caino e di Abele, nella Bibbia non c’è comprensione per le angosce della rivalità fraterna. Il fatto è che le fiabe vogliono insegnarci una lezione esattamente come la religione, in maniera particolare troviamo una somiglianza nella storia di Giona e la balena, per esempio, Giona cerca di sottrarsi al compito che gli è stato imposto dalla sua coscienza, cioè quello di lottare contro la Protervia del popolo di Ninive. Nel suo viaggio Giona finisce nel ventre di un enorme pesce. La dentro, gravemente in pericolo, egli scopre la sua moralità, la sua individualità e la sua rinascita. SODDISFAZIONE INDIRETTA E RICONOSCIMENTO COSCIENTE Le fiabe divertono ed insieme istruiscono, lo fanno in termini che parlano direttamente ai bambini in cui il problema principale è fare un pò di ordine nel caos interiore della sua mente. Molte ragazze di un’età successiva provano attrazione per giochi che rappresentano cavalli. Il bambino deve rimanere inconsapevole delle pressioni inconsce facendo proprio le soluzioni offerte dalle fiabe. Per far si che il bambino integri la storia che legge o che ascolta nella propria esperienza nel mondo, è necessario che la senta molte volte. Questo può servire anche per far si che il bambino vada oltre le differenze biologiche del protagonista, potendosi identificare con un personaggio maschile essendo femmine e viceversa. Sono migliori le fiabe non illustrate perché le illustrazioni distraggono dal processo di apprendimento, non stimolano l’immaginazione del bambino. IMPORTANZA ESTERIORIZZAZIONE Un bambino posto davanti a problemi o a situazioni sconcertanti nella sua quotidianità, la sua mente lo porterà a ricercare un perché a questi eventi, allora la sua razionalità, che esercita ancora un controllo scarso sul suo inconscio, verrà sopraffatta da ansie, paure e desideri e quindi il bambino darà una risposta fantasiosa ai suoi stessi quesiti. Le fiabe offrono dei personaggi in cui il bambino può proiettarsi e quindi esteriorizzare quanto avviene nella sua mente in modi controllabili. Solitamente la fiaba, si lancia da un inizio semplice e banale verso eventi fantastici e dopo aver fatto viaggiare il bambino in un mondo meraviglioso, la storia lo riconduce alla realtà in un modo rassicurante, cioè insegna al bambino che lasciarsi trasportare per un po dalla fantasia non è dannoso purché non si rimanga suoi prigionieri e questo lo rassicura. Infatti le fiabe iniziano con “c’era una volta” o “mille anni fa o forse di più” proprio per sottolineare che quanto segue non si riferisce al luogo e all’epoca che noi conosciamo. LA FANTASIA DELLA MATRIGNA CATTIVA L’infanzia è il momento giusto per imparare a superare il solco tra le esperienze interiori e il mondo reale, servono proprio a questo le fiabe. È un adulto che non ha raggiunto una sufficiente integrazione dei due mondi della realtà e dell’immaginazione, non è in grado di recepire queste storie. Le fiabe, dove figurano fate buone che compaiono all’improvviso, aiutano il bambino a
Esistono oltre 770 versioni diverse di questa fiaba. I due fratelli rappresentano aspetti opposti della nostra natura e incarnano concretamente quel dialogo interiore che facciamo quando cerchiamo di prendere una decisione; oltre a questo c’è un’altra dicotomia ovvero la lotta per l’indipendenza e la tendenza opposta a rimanere al sicuro in casa assieme ai genitori. Il più delle volte la storia insegna che distaccarsi dal proprio passato può condurre ad una catastrofe, ma anche guardare costantemente ad esso può bloccare lo sviluppo della personalità: solo l’integrazione di queste due tendenze consente un’esistenza riuscita. In altre storie, ad avere la peggio è il fratello rimasto a casa. In molte storie compare l’elemento della foresta che simboleggia l’oscuro e impenetrabile mondo dell’inconscio in cui avviene l’incontro con la strega, la proiezione dei nostri desideri e delle nostre ansie. I TRE LINGUAGGI (fratelli Grimm) Il tema di questa fiaba è il lungo processo per l’integrazione dei vari aspetti della personalità che si fondono per il raggiungimento della piena indipendenza. Il giovane è alla ricerca di sé stesso e per raggiungere la completa autorealizzazione compirà un lungo percorso in cui imparerà ciò di cui ha bisogno: i tre linguaggi appunti. Il cane rappresenta i valori della lealtà e dell’amicizia; gli uccelli simboleggiano la libertà dell’anima; le rane simboleggiano la trasformazione dell’uomo e il sesso. Il raggiungimento di questa integrazione rende il ragazzo adeguato per il più alto compito a cui un uomo può aspirare: diventare Papà. LE TRE PIUME (fratelli Grimm) La storia racconta di un terzo fratello, il più piccolo, considerato il più stupido, il sempliciotto, che risulterà invece vittorioso sui suoi fratelli. Ma, mentre due piume si dirigono lontano ad Oriente e Occidente, la terza, quella del fratello più piccolo, si ferma a poca distanza generando lo scherno di tutti. La storia insegna ai bambini che la scarsa autostima è spesso ingiustificata e che colui che talvolta viene considerato il meno capace avrà invece la meglio. Il terzo fratello, infatti, con l’aiuto di un rospo trovato nella caverna riuscirà ad ottenere gli oggetti richiesti dal padre e a trionfare sui fratelli. IL CAVALIERE SPLENDENTE E LA DAMIGELLA Durante il conflitto edipico il bambino può provare risentimento verso il padre che gli impedisce di ricevere l’attenzione esclusiva della madre; vorrebbe farlo fuori ma, nonostante tutto, questa idea genera in lui poiché ha paura di vivere senza il padre. Non c’è bambino di sesso che non si sia rivisto nelle storie il sui protagonista è generalmente un improbabile eroe che mette alla prova sé stesso uccidendo un drago o risolvendo enigmi e che alla fine libera la bella principessa, la sposa e va a vivere con lei. Nella fantasia edipica di una bambina la made è scissa in due figure: la made meravigliosa e buona e la matrigna è cattiva. Generalmente è quest’ultima, nelle fiabe, ad impedire alla fanciulla di vivere con il principe o a tenerla lontana dal proprio padre. PAURA DELLA FANTASIA Secondo alcuni genitori le fiabe non presenterebbero quadri veritieri della vita e di conseguenza non sarebbero sane per i bambini non soffermandosi sul fatto che il mondo di un bambino sia in realtà molto diverso da sullo di un adulto e non rendendosi conto che le fiabe non puntano a descrivere il mondo reale ma quello dell’immaginario. Se il bambino viene privato della fantasia non avrà le risorse necessarie per affrontare le avversità che la vita gli porrà davanti. SUPERAMENTO INFANZIA GRAZIE A FANTASIA In pratica le fiabe e la fantasia aiutano il bambino a superare l’infanzia. Non appena il bambino è in grado di immaginare una soluzione positiva alla sua situazione attuale, gli scoppi d’ira scompaiono, poiché, una volta che si è stabilita la speranza nel futuro, la difficoltà presente non è più intollerabile: la fantasia offre al bambino la speranza di ristabilire il proprio equilibrio ed evitare arresti di sviluppo. La conquista del regno da parte dell’eroe è vista dal bambino come il raggiungimento della propria maturità.
LA GUARDIANA DELLE OCHE (fratelli Grimm) Il tema base di questa fiaba è il raggiungimento dell’autonomia dai propri genitori. Si racconta dell’usurpazione del posto dell’eroe da parte di un impostore. Alla fine, l’inganno verrà svelato e la serva avrà la punizione che si merita. Questa fiaba esprime in forma simbolica due aspetti opposti dello sviluppo edipico: nel primo stadio il bambino crede che il genitore dello stesso sesso sia un usurpatore che ha illecitamente rubato il suo posto nell’affetto del genitore dell’altro sesso. La fiaba aiuta il bambino nel passaggio dal primo al secondo stadio e nell’accettazione del proprio posto di figlio. La storia raccoglie anche un’altra importante lezione, il genitore non ha potere di assicurare lo sviluppo del proprio figlio fino alla maturità, ma il bambino deve affrontare da solo le prove della vita senza aspettarsi che il genitore lo salvi dalle conseguenze delle proprie azioni. Il fazzoletto, sul quale la madre della principessa fa gocciare tre gocce del proprio sangue, che avrebbe dovuto proteggere la ragazza, viene da quest’ultima perduto ed ella dovrà cavarsela da sola. FANTASIA, RECUPERO, FUGA E CONSOLAZIONE Secondo TOLKIEN i fattori necessari in una fiaba sarebbero: la fantasia, il recupero dalla disperazione più profonda, la fuga da qualche pericolo e la consolazione. Bettelheim aggiunge anche l’elemento della minaccia che mina l’esistenza fisica e morale dell’eroe. COME RACCONTARE LE FIABE Affinché la fiaba riesca a comunicare appieno i suoi messaggi consolatori e i suoi significati simbolici ed interpersonali dovrebbe essere raccontata piuttosto che letta: la narrazione, infatti, è preferibile alla lettura poiché permette una maggiore flessibilità. Ascoltare una fiaba può essere paragonato ad uno spargimento di semi che solo in parte germogliano nella mente del bambino: alcuni hanno immediatamente affetto, altri stimolano processi nel suo inconscio. È assolutamente necessario che il narratore comprenda il messaggio che la fiaba ha da offrire, così da selezionare quelle storie più appropriate allo stadio dello sviluppo del bambino e alle difficoltà psicologiche che sta attraversando. PARTE SECONDA HASEL E GRETEL (fratelli Grimm) Il racconto parte presentando la famiglia dei due. Una famiglia povera che non poteva più badare ai figli, ciò portò i genitori a prendere una grave decisione: quella di abbandonare i figli. I piccoli ascoltarono i genitori durante la notte mentre parlavano appunto, di abbandonarli. A quel punto Hansel, decise di raccogliere dei sassi per poter segnare così la strada per poter tornare a casa nel caso in cui genitori li avessero abbandonati. Grazie a questo metodo i fratelli riuscirono a tornare per la prima volta ma i genitori li abbandonarono nuovamente. Allora la seconda volta i fratelli lasciarono delle mollichine lungo la strada, ma vennero mangiate degli animali che abitavano il bosco. A quel punto nella ricerca della loro casa si imbatterono nella casa di marzapane e cominciarono a mangiarla. Dalla casa uscì un’anziana signora che li ospitò, ma poi tentò di mangiarli per punirli. Gretel alla prima occasione la spinse in un forno della casa mentre la donna vi si affacciava. L’anziana donna morì, e loro le rubarono tutto il tesoro. Usciti dalla casa con il bottino, trovarono i genitori che li stavano cercando in preda ai sensi di colpa, così i bimbi consegnarono il tesoro ai genitori e tornarono a casa. Simboli: La madre simboleggia l’attaccamento primordiale, dettato dal fatto che è la prima fonte di cibo. La storia si concentra più sulla figura materna e dell’attaccamento che i bimbi vivono con quest’ultima, per questo che il padre non compare quasi mai e che i bambini tentano ancora una volta di tornare a casa. La casa di marzapane rappresentava per loro un riparo, invece decisero di mangiarla, questo perché la casa può dare sfogo alla loro regressione orale più primitiva.
Il tema della regina di Biancaneve è analoga a quella di Edipo. Biancaneve racconta di come un genitore venga distrutto dalla gelosia verso la figlia. Nemmeno una persona è stata in grado di risolvere i propri sentimenti edipici e più c’è il pericolo che esserne nuovamente travagliata. Per quanto riguarda la regina di Biancaneve, deve esserci qualcosa nel suo passato che l’ha resa vulnerabile, tanto da fargli odiare colei che dovrebbe amare. BIANCANEVE (fratelli Grimm) La storia comincia con la madre di Biancaneve che si punge il dito e lascia cadere tre gocce di sangue. Le fiabe preparano i bambini ad accettare quello che altrimenti è un evento molto sconvolgente. Le tre gocce di sangue rappresentano un presupposto del concepimento, perché soltanto dopo questa fusione il bambino può nascere. Senza spiegazioni particolari il bambino impara che senza fusione di sangue nessun bambino sarebbe potuto nascere. L’atto della regina che consulta lo specchio per conoscere il proprio valore, ripete il tema di narciso. Narciso amava soltanto se stesso, al punto che finì inghiottito dalla proprio autoammirazione. Per la bambina il suo amore per il padre è la cosa più naturale del mondo, e altrettanto naturale è l’amore del padre per lei. La bambina, se da una parte vuole che suo padre l’ami più di quanto ama sua madre, dall’altra parte non può accettare che questa possa rendere sua madre gelosa di lei. Il senso di inferiorità viene difensivamente tramutato in senso di superiorità. La storia antica di Biancaneve suggerisce chi è la competizione fra un genitore e suo figlio che rende la vita intollerabile all’uno che all’altro. Nei suoi sogni e nelle sue fantasticherie il bambino è minacciato e perseguitato da animali feroci, creazioni della sua paura e del suo senso di colpa. Tuttavia in Biancaneve, il padre-cacciatore manca di assumere una posizione energica e ben definita. Il cacciatore cerca di placare sia la madre, apparentemente seguendo degli ordini, sia la figlia, limitandosi a non ucciderla. L’odio e la gelosia della madre sono la conseguenza dell’ambivalenza paterna, un padre debole non serve molto a Biancaneve, così come servì poco ad Hansel e Gretel. La regina è bloccata allo stadio orale, infatti essa ordina al cacciatore non solo di uccidere Biancaneve, ma anche di tornare con i suoi polmoni e il suo fegato per mangiarli. Lo specchio magico sembra parlare con la voce di una figlia anziché quella di una madre. I nani estraggono i metalli, di cui in passato se ne conoscevano solamente sette. Quindi i nani sono maschi, ma maschi che non hanno avuto uno sviluppo completo. Il loro sistema di vita, il loro interesse per i beni materiali con esclusione dell’amore fanno pensare ad un’esistenza pre edipica. La prontezza cin cui Biancaneve si lascia ripetutamente tentare dalla matrigna, suggerisce quanto le tentazioni della matrigna si avvicinino agli ultimi desideri di Biancaneve. La terza volta Biancaneve cede alla tentazione e addenta la mela fatale che la regina le ha portato. Una mela offerta da Afrodite, la dea dell’amore. Fu con la mela biblica che l’uomo fu indotto a rinunciare alla sua innocenza per ottenere la conoscenza e la sessualità. La mela rappresenta quindi il seno materno. Biancaneve mangia la parte rossa della mela e questo rappresenta fin da subito la fine della sua innocenza. Quando mangia la parte rossa della mela, la bambina che si trova in Biancaneve muore, e viene sepolta in una bara di vetro trasparente. Molti eroi di fiabe piombano in un sonno profondo o rinascono. Ogni risveglio simboleggia il raggiungimento di uno stadio superiore di maturità e di conoscenza, una sorta di rinascita. Coloro che rimangono fissati allo stadio edipico dello sviluppo, come i nani, non conoscevano mai le gioie dell’amore e del matrimonio. In Biancaneve, la regina è costretta a metterci un paio di scarpe roventi e a portarlo ballando fino alla morte. BOCCOLI D’ORO E I TRE ORSI Questa storia è priva di alcune caratteristiche importanti delle vere fiabe: alla fine non offre né il recupero, né la consolazione, non c’è risoluzione del conflitto, quindi manca il lieto fine. I temi trattati sono la lotta con le difficoltà edipiche, la ricerca dell’identità e la rivalità fraterna. Secondo l’opinione degli studiosi, la fonte originale di boccoli d’oro è un’antica leggenda scozzese che parla di tre orsi il cui territorio viene violato da una volte femmina. Gli orsi divorano l’intrusa: la storia ci ammonisce a rispettare la proprietà e la vita privata degli altri. L’interazione successiva fu introdotta da JOSEPH CUNDALL; in questa variante l’intrusa è una bambina di nome Capelli D’argento, che diventò nel 1904 Boccoli D’Oro. Così fin dal suo inizio boccoli d’oro svolle interrogativi che rimangono senza
risposta. Nell’immaginario comune siamo indotti a provare simpatia per gli orsi, la cui privacy è stata violata, e proviamo simpatia per la povera boccoli d’oro che viene da chissà dove e non sa dove andare. Nella storia non ci sono i cattivi, anche se all’orsetto viene rubato il suo cibo e viene rotta la sua sedia. In questa famiglia ognuno dei tre orsi ha la propria individualità, e nello stesso tempo agiscono come una sorte di trinità. Ciò dimostra quanto sia importante nella storia il numero tre: tre piatti, tre letti, tre orsi e boccoli d’oro bussa tre volte alla porta prima di entrare. Il tre è un numero mistico e spesso sacro: nell’inconscio il numero tre rappresenta il sesso e rappresenta la dottrina cristiana della Santa trinità. Ma come narra la storia, sceglie il piatto del babbo, ma quasi subito scoprì che la pappa del padre è troppo calda e la sedia è troppo dura. Questo rappresenta il desiderio di essere di sesso maschile oppure di dormire nel letto del padre, questo bisogno però non può essere soddisfatto, quindi torna a rivolgersi all’originario rapporto con la madre, la cui sedia è troppo morbida e rappresenterebbe una regressione per boccoli d’oro e quindi non ci vuole ritornare. Quindi l’unico ruolo rimasto per lei sembra essere quello del piccolo, ma ci viene detto che non è ne troppo dura ne troppo morbida, ma comunque appena ci si siede, questa si rompe. Evidentemente è diventata troppo grande per la sedia del piccolo. Per boccoli d’oro non c’è un lieto fine: dopo non essere riuscita a trovare quello che fa per lei, si risveglia, come da un brutto sogno e fugge via. LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO La bella addormentata nel bosco è oggi nota in due versioni: quella di Perrault e quella dei fratelli Grimm. Nella storia di Basile al re padre subentra il re amante. Perrault raddoppia le distanze tra la sua storia e quella di Basile, infatti i due re diventano un re e un principe, e quest’ultimo è un giovane non sposato e senza figli. Questa versione della fiaba non è fornita una spiegazione sulla regina, ma ci viene detto di punto in bianco che la madre del principe azzurro è un’orchessa divoratrice di bambini che vuole mangiare i propri nipoti. È facile comprendere come l’autore non giudicasse opportuno raccontare alla corte di Francia, una storia in cui un re sposato stupra una fanciulla addormentata, la mette incinta, se ne dimentica completamente e si ricorda di lei dopo un certo tempo soltanto per caso. Con queste parti così incongrue è comprensibile come la storia termini nell’esposizione orale. E questa versione dei fratelli Grimm è più congrua al racconto: in questa versione viene rappresentata una situazione in cui un re e una regina aspettano il figlio da molti anni il quale però stenta ad arrivare. Le 13 fate ricordano i 13 mesi lunari in cui era anticamente diviso l’anno. Il re, maschio, non comprende la necessità delle mestruazioni e cerca di impedire a sua figlia di avere la fatale fusione di sangue ma, malgrado tutte le precauzioni che un padre può prendere, quando la figlia è abbastanza matura raggiungerà comunque la pubertà. Quando diventa un adolescente la ragazza esplora le zone di esistenza in precedenza inaccessibili, rappresentate dalla camera nascosta dove una vecchia sta filando. CENERENTOLA La fiaba più famosa che piace ad adulti e bambini è Cenerentola. In essa sono affrontati alcuni argomenti importanti a livello psicologico: la morte della madre, il secondo matrimonio del padre e il rapporto con la matrigna, la rivalità con le sorellastre, la parzialità delle attenzioni verso i figli e la rivalità al femminile tipica dell’adolescenza. Lo psicologo Bettelheim ritiene che Cenerentola riveli le angosce e le umiliazioni che si esagerano nell’inconscio dei bambini nell’ambito dei rapporti familiari questa fiaba piace sia a maschietti che alle femmine, perché perette loro di identificarsi con la sensazione di rivalsa che trasmette. La fiaba tende a mostrare personaggi come vere e proprio caricature di qualità e di comportamenti. Il male e il bene sono sempre ben distinti. Rilevante è il personaggio della matrigna cattiva, che umilia e maltratta la povera Cenerentola. La figura della matrigna permette di vedere che la madre non è solo “buona” ma si presenta anche con il suo lato negativo, un po necessario ala crescita per abbandonare le fantasie di simbiosi con la madre buona. Il tema della rivalità fraterna non conosce “ere” infatti è presente in molte storie già ai tempi di Romolo e Remo. Ma la fiaba presenta delle sorellastre, un’espediente usato dall’autore per rendere accettabile a livello psicologico una conflittualità che non si vorrebbe vivere tra fratelli biologici. Tale gelosia, infatti, comporta un senso di esclusione di rabbia difficili da tollerare senza vivere una serie di sentimenti negativi, quali sensi di colpa, vergogna e percezione di essere cattivi. I fratelli e le sorelle
soddisfacimento nel contesto di un rapporto d’amore liberamente stabilito. La Rosa rossa rappresenta il simbolo dell’amore paterno.