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Il mondo incantato - bruno bettelheim, Appunti di Letteratura Tedesca

riassunto completo del libro "il mondo incantato"

Tipologia: Appunti

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IL MONDO INCANTATO
Applicando il modello psicoanalitico della personalità umana: le fiabe recano messaggi importanti alla mente
conscia, preconscia, subconscia e agli altri livelli attivi in quel dato momento.
Queste storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto quelli che occupano la mente del
bambino, e quindi parlano al suo IO e ne incoraggiano lo sviluppo, placando nel contempo pressioni consce
e inconsce. Le storie, nel loro svolgimento, ammettono a livello conscio e manifesto le pressioni dell’Es, e
indicano dei modi per soddisfare quelle che sono in accordo con le esigenze dell’IO e del Super-io.
Le fiabe popolari interessano + delle altre il bambino perché iniziano dal punto in cui egli si trova realmente
nel suo essere psicologico ed emotivo: parlano delle sue gravi pressioni interiori in un modo che il bambino
inconsciamente comprende e offrono esempi di soluzioni sia permanenti sia temporanee a pressanti
difficoltà.
Per poter risolvere i problemi psicologici del processo di crescita un bambino deve comprendere quanto
avviene nella sua individualità cosciente in modo da poter affrontare anche quanto accade nel suo inconscio.
Egli può giungere a questa conoscenza, non attraverso la razionalità, ma intessendo sogni ad occhi aperti:
meditando, rielaborando intorno ad adeguati elementi narrativi in risposta a pressioni inconsce. Così il
bambino adegua un contenuto inconscio a fantasie consce, che poi gli permettono di prendere in
considerazione tale contenuto, così le fiabe offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino e lo
aiutano nei suoi sogni ad occhi aperti e con essi a dare una migliore direzione alla propria vita.
Nel bambino e nell’adulto, l’inconscio è un potente fattore determinante di comportamento. Quando
l’inconscio viene represso e al suo contenuto viene negato l’accesso alla coscienza, alla fine la mente conscia
della persona viene in parte sopraffatta da derivati di questi elementi inconsci, oppure è costretta a mantenere
su di essi un controllo così rigido e coattivo che la sua personalità può risultarne gravemente paralizzata. Ma
quando del materiale inconscio in certa misura viene lasciato entrare nella coscienza e rielaborato
dall’immaginazione, la sua potenziale dannosità è ridotta e parte delle sue energie servono a scopi positivi.
Il problema è che molti genitori credono che al bambino bisogna presentare soltanto la realtà conscia o
immagini piacevoli capaci di assecondare i suoi desideri. Ma questo nutre la mente unilateralmente e la vita
non è tutta rose e fiori, fingendo che non esista un lato oscuro in tutti noi e nel mondo.
Le fiabe invece comunicano proprio questo: che una lotta contro le difficoltà della vita è inevitabile, è
intrinseca nell’esistenza umana, che solo chi non si ritrae e affronta le avversità inaspettate può superare gli
ostacoli e uscire vittorioso.
Le storie moderne scritte x l’infanzia spesso evitano questi problemi esistenziali non ponendo il bambino di
fronte ai principali problemi umani: fiabe spesso iniziano con la morte del genitore, altre vedono il genitore
anziano che decide che è giunto il momento che la nuova generazione prenda il sopravvento ma prima il
successore deve dimostrarsi degno e capace (come nella fiaba le 3 piume).
È caratteristico delle fiabe esprimere un dilemma in modo chiaro e conciso così da favorire l’immediata
comprensione da parte del bambino. La fiaba semplifica tutte le situazioni. I suoi personaggi non sono
nettamente tratteggiati e i particolari spesso eliminati. Tutti i personaggi sono tipici anziché unici.
Il male è onnipresente come la virtù. È questo dualismo che pone il problema morale e richiede la lotta. Il
male non è privo delle sue attrattive – giganti, draghi streghe, regina di Biancaneve – e spesso ha
temporaneamente la meglio. Non è la punizione finale che porta alla purificazione , ma la convinzione che il
male non paga. Che è l’eroe a risultare + attraente x il bambino, che si identifica con lui nelle lotte. Grazie a
questa identificazione il bambino coglie la virtù con la vittoria dell’eroe. Le lotte dell’eroe istillano in lui il
senso morale.
I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti: o buoni o cattivi perché la polarizzazione domina la mente del
bambino. Il dato fantastico permette al bambino di cogliere + facilmente questa polarizzazione come non
potrebbe accadere con personaggi ispirati alla realtà, per loro natura ambigui. Allora il bambino ha una sua
base per comprendere che esistono diversi tipi di persone, e che quindi deve capire che tipo di persona vuole
essere: in ciò è aiutato dalla polarizzazione della fiaba.
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IL MONDO INCANTATO

Applicando il modello psicoanalitico della personalità umana: le fiabe recano messaggi importanti alla mente conscia, preconscia, subconscia e agli altri livelli attivi in quel dato momento. Queste storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto quelli che occupano la mente del bambino, e quindi parlano al suo IO e ne incoraggiano lo sviluppo, placando nel contempo pressioni consce e inconsce. Le storie, nel loro svolgimento, ammettono a livello conscio e manifesto le pressioni dell’Es, e indicano dei modi per soddisfare quelle che sono in accordo con le esigenze dell’IO e del Super-io.

Le fiabe popolari interessano + delle altre il bambino perché iniziano dal punto in cui egli si trova realmente nel suo essere psicologico ed emotivo: parlano delle sue gravi pressioni interiori in un modo che il bambino inconsciamente comprende e offrono esempi di soluzioni sia permanenti sia temporanee a pressanti difficoltà.

Per poter risolvere i problemi psicologici del processo di crescita un bambino deve comprendere quanto avviene nella sua individualità cosciente in modo da poter affrontare anche quanto accade nel suo inconscio. Egli può giungere a questa conoscenza, non attraverso la razionalità, ma intessendo sogni ad occhi aperti: meditando, rielaborando intorno ad adeguati elementi narrativi in risposta a pressioni inconsce. Così il bambino adegua un contenuto inconscio a fantasie consce, che poi gli permettono di prendere in considerazione tale contenuto, così le fiabe offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino e lo aiutano nei suoi sogni ad occhi aperti e con essi a dare una migliore direzione alla propria vita.

Nel bambino e nell’adulto, l’inconscio è un potente fattore determinante di comportamento. Quando l’inconscio viene represso e al suo contenuto viene negato l’accesso alla coscienza, alla fine la mente conscia della persona viene in parte sopraffatta da derivati di questi elementi inconsci, oppure è costretta a mantenere su di essi un controllo così rigido e coattivo che la sua personalità può risultarne gravemente paralizzata. Ma quando del materiale inconscio in certa misura viene lasciato entrare nella coscienza e rielaborato dall’immaginazione, la sua potenziale dannosità è ridotta e parte delle sue energie servono a scopi positivi. Il problema è che molti genitori credono che al bambino bisogna presentare soltanto la realtà conscia o immagini piacevoli capaci di assecondare i suoi desideri. Ma questo nutre la mente unilateralmente e la vita non è tutta rose e fiori, fingendo che non esista un lato oscuro in tutti noi e nel mondo. Le fiabe invece comunicano proprio questo: che una lotta contro le difficoltà della vita è inevitabile, è intrinseca nell’esistenza umana, che solo chi non si ritrae e affronta le avversità inaspettate può superare gli ostacoli e uscire vittorioso. Le storie moderne scritte x l’infanzia spesso evitano questi problemi esistenziali non ponendo il bambino di fronte ai principali problemi umani: fiabe spesso iniziano con la morte del genitore, altre vedono il genitore anziano che decide che è giunto il momento che la nuova generazione prenda il sopravvento ma prima il successore deve dimostrarsi degno e capace (come nella fiaba le 3 piume). È caratteristico delle fiabe esprimere un dilemma in modo chiaro e conciso così da favorire l’immediata comprensione da parte del bambino. La fiaba semplifica tutte le situazioni. I suoi personaggi non sono nettamente tratteggiati e i particolari spesso eliminati. Tutti i personaggi sono tipici anziché unici. Il male è onnipresente come la virtù. È questo dualismo che pone il problema morale e richiede la lotta. Il male non è privo delle sue attrattive – giganti, draghi streghe, regina di Biancaneve – e spesso ha temporaneamente la meglio. Non è la punizione finale che porta alla purificazione , ma la convinzione che il male non paga. Che è l’eroe a risultare + attraente x il bambino, che si identifica con lui nelle lotte. Grazie a questa identificazione il bambino coglie la virtù con la vittoria dell’eroe. Le lotte dell’eroe istillano in lui il senso morale. I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti: o buoni o cattivi perché la polarizzazione domina la mente del bambino. Il dato fantastico permette al bambino di cogliere + facilmente questa polarizzazione come non potrebbe accadere con personaggi ispirati alla realtà, per loro natura ambigui. Allora il bambino ha una sua base per comprendere che esistono diversi tipi di persone, e che quindi deve capire che tipo di persona vuole essere: in ciò è aiutato dalla polarizzazione della fiaba.

Le scelte del bambino non dipendono da una presa di posizione in favore del bene o del male, ma da chi gli suscita + simpatia. Il personaggio buono è + semplice, schietto, + facile x un bambino identificarsi in lui e respingere quello cattivo. L’interrogativo del bambino non è: voglio essere buono? Ma: come chi voglio essere? E proietta questo su un singolo personaggio: l’eroe. Le fiabe amorali non presentano polarizzazione xk hanno scopo totalmente diverso: gatto con gli stivali, Jack e il fagiolo magico, non costruiscono la storia sulla sfida tra bene e male ma pongono il lui la speranza che anche i + umili possono riuscire nella vita. Lo scopo di queste fiabe non è la morale, ma la fiducia di poter riuscire. Le storie moderne x l’infanzia non aiutano il bambino ad affrontare le sue paure interiori così le esterna in modo indiretto: paura del buio, animali, ansie circa il suo corpo. Le fiabe invece prendono molto sul serio le ansie del bambino e i suoi dilemmi esistenziali e s’ispirano direttamente ad essi: il lieto fine non fa credere al bambino alla vita eterna ma che l’unica cosa che può farci sopportare i limiti di questa terra è l’amore e un legame soddisfacente con una persona. Solo questo può farci superare la paura della morte: “ e vissero a lungo felici e contenti”. Altre fiabe dicono al bambino dell’angoscia che l’ossessiona: l’allontanamento dalla madre. Se non ci stacchiamo dai genitori, saremo crudelmente costretti a farlo come in Hansel e Gretel. Soltanto uscendo nel mondo l’eroe della fiaba può trovare se stesso. La fiaba è orientata verso il futuro e guida il bambino aiutandolo ad abbandonare i suoi desideri infantili di dipendenza e giungere alla + soddisfacente indipendenza.

La fiaba intrattiene il bambino e intanto gli permette di conoscersi e sviluppare la sua personalità. Questo processo giunte al termine quando il giovane ha trovato se stesso e la sua indipendenza psicologica, non vede

  • l’altro sesso come minaccioso, ma riesce a relazionarsi con esso. La fiaba non potrebbe esercitare un impatto sul bambino se non fosse in primo luogo un’opera d’arte. Opere d’arte immediatamente comprensibili al bambino come nessun’altra forma d’arte. Il bambino trae un significato diverso dalla stessa fiaba a seconda dei suoi interessi e bisogni del momento. Quando ritorna ad una stessa storia ed è pronto, elabora significati sempre nuovi. Gli studi sulla fiaba portano a scoperte diverse: alcuni rintracciano in cappuccetto rosso e nell’essere mangiata dal lupo il passaggio dalla luce al buio Le fiabe affondano anche, oltre motivi morali ed educativi, motivi religiosi: la maggior parte delle fiabe nacquero in periodi in cui la religione era importante parte della vita e quindi trattano temi religiosi come nelle mille e una notte, piena di riferimenti alla religione islamica. Molte le fiabe occidentali con motivi religiosi ma oggi trascurate dal pubblico. Es. La figlia della Madonna dei Grimm. Inizia come Hansel e Gretel: nella foresta vivono un taglialegna e la moglie e sono molto poveri e non riescono a sfamare né se stessi né la figlia di 3 anni. La Madonna, commossa, compare ai genitori e offre loro di prendersi cura della figlia portandola in cielo con sé. Lassù vive meravigliosamente la bimba fino ai 14 anni. A questo punto, come avviene in Barbablù, la Madonna affida alla ragazza le chiavi di 13 porte, ella potrà aprirle tutte tranne la tredicesima. La fanciulla non resiste alla tentazione, la apre e per punizione dovrà tornare muta sulla terra. Deve superare innumerevoli prove e desiderosa di confessare il misfatto, le ritorna la voce. Confessa il fallo e la Vergine le dona felicità per tutta la vita. La lezione è questa: una voce usata x dire bugie conduce solo alla perdizione, meglio allora esserne privati. Ma la voce usata per dire la verità e ammettere gli errori ci redime. Alcuni problemi preponderanti per il bambino appaiono evidenti in alcune fiabe. Es. Hansel e Gretel. In cui vi è la paura dell’abbandono, della fame, l’avidità orale. Queste paure non sono limitate all’infanzia e offrono incoraggiamento anche a ragazzi ed adulti che hanno difficoltà ad ammettere queste paure. Altri elementi della stessa storia possono offrire rassicurazione e guida a un bambino + grande. Nella prima adolescenza una ragazza era stata affascinata da Hansel e Gretel: da bambina era stata dominata da un fratello di poco + grande di lei. Egli le aveva mostrato il sentiero, come Hansel. Da grande questa ragazza continuò a dipendere da suo fratello. Senza rendersene conto la sua lotta x l’indipendenza ruotava intorno al personaggio di Hansel. La storia diceva al suo subconscio che affidarsi alla guida di Hansel la riportava indietro non avanti ed era significativo anche il fatto che, benché Hansel fosse il capo all’inizio della storia, alla fine fu Gretel a conquistare la liberta e l’indipendenza per entrambi, uccidendo la strega. Da grande la donna comprese che la fiaba l’aveva aiutata a liberarsi dalla dipendenza del fratello. Così una storia preziosa

I miti, vicini alle leggende religiose, offrono al bambino materiale sul quale costruire i suoi concetti di origine e scopo del mondo, ideali sociali sul cui modello plasmarsi. Es: Achille, Ercole, San Martino (mantello diviso in due), Freud col complesso di Edipo. Nella civiltà indù: storia di Rama e Sita (nel Ramayana) è il prototipo delle relazioni amorose e coniugali. Ogni sposa indù infatti è chiamata Sita e durante la cerimonia nuziale recita episodi del mito. In una fiaba i processi interiori sono esteriorizzati e diventano comprensibili così come sono rappresentati dai personaggi delle storie e dai suoi eventi. È per questo che nella medicina indù veniva assegnata a un individuo psichicamente disorientato una fiaba che interpretava il suo particolare problema. Egli doveva farne l’oggetto della sua meditazione, e ci si aspettava che in questo modo fosse indotto a visualizzare sia la natura delle sue difficoltà sia la possibilità di superarle, come aveva fatto l’eroe nella storia. Le fiabe non vogliono descrivere il mondo cosi com’è ne consigliano sul da farsi. Se lo facessero il paziente indù seguirebbe qualcosa di imposto e quindi antiterapeutica. La fiaba è terapeutica xk spinge il paziente a trovare le sue risposte, meditando su quanto la storia sembra implicare nei suoi riguardi e circa i suoi conflitti interiori in quel momento della sua vita.

Nella maggior parte delle culture non c’è una linea netta che separi il mito dalla novella popolare o dalla fiaba; esse costituiscono insieme la letteratura delle società preletterate. Lingue nordiche chiamano il tutto: Saga. La denominazione inglese e francese invece sottolineano il ruolo delle fate. Sia fiabe che miti acquisiscono una forma definita soltanto quando sono affidate alla scrittura e non sono + soggette a modificazioni. Nel tempo infatti le storie venivano modificate dal narratore, si fondevano con altre e certe fiabe e storie popolari si evolsero da miti o si inglobarono in essi. Entrambe le forme racchiusero l’esperienza globale di una società, perché gli uomini vollero ricordare la saggezza degli antichi a proprio beneficio e trasmetterla alle future generazioni. Miti e fiabe hanno molto in comune: eroe del mito presentato però come figura da emulare. Il mito presenta la vicenda in modo grandioso e il divino interviene sugli eroi, dando loro forza straordinaria ecc. e noi mortali saremo sempre inferiori a loro. La fiaba invece: proposta in modo familiare e senza richieste verso l’ascoltatore. Così che un bambino non si veda costretto ad agire in un determinato modo o si senta inferiore. La fiaba offre speranza e un lieto fine. X questo Lewis Carroll la chiamò: dono d’amore. Frase non applicabile al mito. Altri tipi di fiabe sono racconti di evasione, storie con morale o favole. Le favole: dicono quello che una persona dovrebbe fare. Impongono, minacciano o fungono da svago.

Come un bambino considera le fiabe? Es. fiabe in cui un bambino mette nel sacco un gigante che lo spaventa o vuole ucciderlo. I giganti x i bambini sono gli adulti, che lo intimoriscono ma la fiaba mostra che un ragazzo furbo può fregarli. X questo riluttanza dei genitori nel raccontare queste fiabe: paura che i figli vedano loro come giganti cattivi e nemmeno indurli a pensare che sia facile ingannarli.ma le fiabe assicurano che i bambini potranno avere la meglio sui giganti: cresceranno e li supereranno.

Il pescatore e il genio. Fiaba de le mille e una notte: motivo del gigante in conflitto con una persona comune. Motivo comune nelle fiabe di tutto il mondo: bambini hanno paura del potere che esercitano su di loro gli adulti. i bambini sa che per vincere la collera degli adulti devono usare l’astuzia. Trama: pescatore povero getta la rete in mare 4 volte. Prime 3: carcasse e cocci. La quarta: un vaso di rame. Lo apre ed esce il genio che minaccia di uccidere il pescatore. Il pescatore lo vince in astuzia: si fa beffa di lui dicendo che è impossibile che un così grande genio stia dentro un vaso così piccolo e il genio rientra nel vaso per dimostrargli che è vero. Il pescatore rimette il tappo e getta di nuovo il vaso in mare. Motivo della sfida per sconfiggerlo tipico di tante fiabe. Differenze in questa fiaba rispetto ad altre versioni: descrizione dei motivi che resero il genio così cattivo e 3 tentativi a vuoto e il quarto che riesce. Secondo la morale degli adulti: + lunga è la prigionia, + il prigioniero sarà grato alla persona che lo libera. Così fu per il genio, ma il tempo passava e nessuno lo liberava, fino a fargli dire: chiunque mi libererà lo ucciderò.

Così è per il bambino che si sente abbandonato: dapprima aspetta felice il ritorno della madre, poi inizia ad essere stizzito e pianifica la vendetta verso chi gli ha causato la privazione. Anche quando si ricongiunge con la madre, nonostante sia felice, vuole comunque punire chi gli ha inflitto quel disagio. Così il genio. il bambino non è conscio del sentimento di collera che può vivere in queste situazioni. Non accetta che la sua collera possa portarlo a voler distruggere qualcosa. Comprenderlo significherebbe che deve accettare il fatto che le sue emozioni possono essere così travolgenti da metterlo nell’impossibilità di controllarle e ciò per chiunque è spaventoso. Fino alla pubertà l’azione prende il posto della comprensione: pianto non associato alla tristezza, ma solo pianto, menare non rabbia, ma solo il gesto. I processi inconsci del bambino possono chiarirglisi solo attraverso immagini che parlano direttamente al suo inconscio: lo fanno le immagini evocate dalle fiabe perché gli conferiscono il giusto distacco dalla realtà (genio e non un essere umano dice chiunque mi libererà lo ucciderò). La fiaba lo aiuta a riconoscere i processi evocati in se stesso. L’imbottigliamento è un’esagerazione della percezione temporale dell’assenza da parte del bambino: anche mezz’ora lontano dalla madre al bambino può apparire un’eternità. Questa storia mostra l’importanza del raccontare la fiaba integralmente: togliendo i cambiamenti psicologici del genio diviene una semplice fiaba con un lieto fine. Private del loro significato + profondo, la fiaba diventa poco interessante per il bambino. Secondo elemento: i tre fischi del pescatore prima di pescare la bottiglia: mostrano al bambino che non ci si può aspettare di riuscire al primo tentativo e di non cedere nonostante gli iniziali insuccessi. Tutto senza diventare però moraleggiante. Altro elemento: quattro tentativi del pescatore e le 4 impennate di collera del genio: essere governati dalle nostre emozioni o dalla nostra razionalità. Il pescatore che scelse la razionalità ha la vittoria. Parallelismo con Ercole che deve scegliere tra virtù e forza bruta. Ovviamente sceglie la virtù. La differenza tra fiaba e mito è posta in luce dal fatto che esso ci dice esplicitamente che i personaggi sono la Voluttà e la Virtù ed è esplicito che tra le due bisogna scegliere la Virtù. Le fiabe non dicono mai in modo così esplicito quale dovrebbe essere la nostra scelta, stimola il bambino a riflettere e lo lascia libero di sviluppare il suo pensiero, conducendolo alla scelta migliore.

Fiaba e Mito. Platone suggeriva che i futuri cittadini della repubblica ideale iniziassero la loro educazione letteraria dall’apprendimento dei miti, piuttosto che dagli insegnamenti razionali. Aristotele: l’amico della saggezza è anche un amico del mito. Studiosi definiscono miti come modelli x il comportamento umano che per questo danno valore e significato alla vita. Antropologicamente fiabe e miti derivano dai riti di passaggio x questo sono latrici di un significato profondo. In fiabe e miti sono espressi in forma latente fenomeni psicologici interiori. Differenze tra fiaba e mito: nella narrazione degli eventi - mito: non potrebbero accadere a nessun altro e in nessun altro ambiente, eventi grandiosi che non potrebbero mai accadere ad un comune mortale. Fiabe: eventi improbabili ma presentati in modo ordinario, come se potessero capitare a chiunque. Finale nei miti è sempre tragico, nelle fiabe è sempre lieto Il mito è pessimistico, la fiaba ottimistica. Miti presentano un super-io accanto al quale sfiguriamo. Quando un mortale scontenta un dio senza aver fatto qualcosa di male, viene distrutto da queste supreme rappresentazioni del Super-io. Pessimismo del mito esemplificato nella tragedia di Edipo. Non c’è ammonimento nel mito, come nelle fiabe, Edipo è vittima di un destino già scritto. Conflitto edipico tipico del bambino. Bambino dai 5 anni può superarlo: reprimendolo, creando legami con altri bambini, sublimandolo. Ciò che meno serve a un bambino è che un conflitto come l’Edipo re possa attivare i suoi conflitti edipici. Il bambino non può controllare i suoi conflitti edipici e sentire questa storia attiverebbe in lui il pensiero che cose così orribili toccheranno in sorte anche a lui. Il bambino ha bisogno di fiabe che lo tranquillizzano e che lo rassicurano che c’è un lieto fine ai suoi problemi. Nei miti l’eroe, grazie alla sue imprese, compie una trasfigurazione dalla terra al cielo, nelle fiabe l’eroe rimane felice tra noi, sulla terra. Nonostante streghe, fate ecc, l’umanità dell’eroe è garantita dal fatto che dovrà morire come tutti noi.

bambino è vivo. Ecco perché accetta che nelle fiabe il vento o animali conducano l’eroe alla ricerca di qualcosa. Persino un sasso è vivo per il bambino, perciò essere trasformati in un sasso significa solo rimanere fermi e muti per un certo periodo di tempo. Perciò è anche credibile che oggetti si trasformino in persone o parlino con l’eroe. Tale virtù consente credibile che un uomo si trasformi in un animale o viceversa (la bella e la bestia, il re ranocchio). I bambini cercano di dare delle soluzioni ai primi interrogativi e la prima domanda è: chi sono? (immagine allo specchio). Le fiabe cercano di fornirgli delle risposte. Dal punto di vista dell’adulto le risposte offerte dalle fiabe al bambino sembrano scorrette al punto dal non volere che forniscano ai propri bambini queste false informazioni. Invece per i bambini le spiegazioni scientifiche sono incomprensibili e rischiano di creargli ulteriori dubbi, lasciandolo confuso e sconfitto. Inutile spiegargli la gravità e i pianeti. Lo rende sicuro sapere che la terra è ancorata al suolo perciò preferisce la spiegazione che la terra poggia ad es. sul dorso di una tartaruga. I bambini spesso ripetono a pappagallo le spiegazioni fornitegli dagli adulti, senza però capirle. Il bambino comprende a livello soggettivo, mentre le spiegazioni scientifiche richiedono una comprensione oggettiva. Ecco perché qualsiasi cosa associata al nutrimento, come la terra che nutre piante e animali, è vista come una madre. Il bambino sa che è stato creato dai suoi genitori, perciò gli sembra logico che tutto ciò che si trova sulla terra sia stato creato da qualcosa di sovraumano simile ai genitori: un dio. Ciò lo rende sicuro e le fiabe servono a dargli questa sicurezza. Es. bambino antipatico con cui fa amicizia, come l’eroe stringe amicizia con una persona che inizialmente non sopportava. Bambini che hanno dovuto presto riporre la fede nella magia hanno spesso problemi da adulti: uso di droghe per recuperare quella magia che potrebbe cambiare in meglio la loro vita. Ciò è dovuto al guardare con occhio realistico ed adulto troppo precocemente. Più una persona si sente sicura del mondo, meno ha bisogno di aggrapparsi a proiezioni infantili. Per questo motivo il bambino, non sicuro inizialmente, ha bisogno di aggrapparsi a forze superiori. Inizialmente a questo compito assurgeva la Bibbia, ma essa forniva solo un metodo di repressione degli impulsi e ciò non soddisfa il bambino. Si può riconoscere una grande somiglianza tra racconti biblici e fiabe: Giona e la balena. Giona finisce nel ventre di una balena. Là, in pericolo, scopre la sua superiorità morale, miracolosamente rinasce, ed è pronto a soddisfare le richieste del suo Super-io. Ma la rinascita non basta a fargli conseguire la vera umanità: giunge alla vera libertà quando si emancipa dall’es e dal principio di piacere sia dal super-io ed è in grado di riconoscere la saggezza di Dio.

Soddisfazione indiretta e riconoscimento cosciente. Spiegazioni scientifiche o eccessivamente realistiche, non utili per il bambino. La conoscenza basata sui fatti giova alla personalità totale soltanto quando è trasformata in conoscenza personale. C’è bisogno, per la crescita del bambino, sia di storie realistiche che di fiabe, così da parlare sia alla sua parte razionale sia a quella emotiva. Il bambino ha necessità di esteriorizzare i suoi processi interiori. Nel gioco, i giocattoli, sono usati per incorporare vari aspetti della personalità del bambino che sono troppo complessi, inaccettabili, xk egli possa affrontarli. Ciò permette all’Io del bambino di ottenere un certo controllo su questi elementi. Sfogo mediante il gioco di pressioni troppo violente o non socialmente accettate: come la sindrome d’abbandono del genio nella favola. Bambine e conflitto con la madre come causa di tutto il male: cenerentola aiuta a capire che la madre cattiva verrà sconfitta e una buona madre (fata) verrà in loro aiuto. Bambino: sfoga il complesso edipico di avere un figlio con la madre prendendosi cura di qualcosa. Così soddisfa esteriorizzandolo il suo desiderio. Spiegare questo al bambino gli creerebbe solo confusione. Bambine e ragazze con amore x cavalli: a livello psicanalitico può indicare il desiderio di controllo su un maschio o di controllo sulle sue pulsione intime e sessuali. Privare un bimbo delle fiabe, significa privarlo del suo sfogo. Benché le fiabe presentino somiglianze col mondo onirico, in esse vi è una coerenza narrativa, fino al lieto fine. Altra differenza col mondo onirico: il bambino può parlare tranquillamente dei suoi pensieri relativi alla fiaba, senza sentirsi in colpa x averli pensati o sentirsi intimamente scoperto. Corpi eroici degli eroi: fanno sentire in pace il bambino sul proprio corpo, facendogli sognare che anche lui un giorno ne possederà una in grado di fargli compiere eroiche gesta. Inoltre la fiaba, al contrario del mito,

mette il bambino di fronte alla realtà: finite le imprese, l’eroe torna mortale, privato dei poteri e lo accetta vivendo tra noi. La fiaba inizia nel punto in cui il bambino si trova in quel particolare periodo della sua vita e in cui, senza la storia, rimarrebbe bloccato, sentendosi trascurato e umiliato. Per far credere il bambino alla storia bisogna che la senta + volte e venga drammatizzata. Bambini devono ascoltare la fiaba + volte x identificarsi in personaggi del sesso opposto. Non bisogna raccontare subito altre fiabe o la stessa. Il bambino deve avere il tempo di meditare, come chiedevano ai pazienti i guaritori indù. Illustrazioni non aiutano il bambino: sviano la sua immaginazione.

L’importanza dell’esteriorizzazione. La fantasia colma le enormi lacune della conoscenza di un bambino. Il bambino normale inizia la propria produzione fantastica con alcuni frammenti di realtà osservati in modo

  • o – corretto che possono evocare in lui bisogni o ansie così violenti da coinvolgerlo totalmente. Spesso le cose diventano così confuse nella sua mente che non è in grado di separarle le une dalle altre. Ma un certo ordine è necessario xk il bambino possa tornare alla realtà né indebolito né sconfitto, ma rafforzato dalla sua escursione nella fantasia. Le fiabe, grazie al loro tipo di svolgimento, armonizzano con la mentalità infantile, aiutano il bambino mostrando come una maggiore chiarezza possa emergere da tutta questa produzione fantastica. Le storie, come le fantasie del bambino, iniziano in modo realistico: madre che dice alla figlia di andare a trovare a nonna, pescatore che non pesca un cazzo. Situazioni reali ma problematiche. Un bambino posto di fronte a sconcertanti problemi ed eventi quotidiani è stimolato da questo tipo di educazione a comprendere il come e il perché ti tali situazioni e a cercare le proprie soluzioni. Ma dato che la sua razionalità esercita un controllo ancora scarso sul suo inconscio, la sua immaginazione gli prende la mano sotto la pressione delle sue emozioni e dei suoi conflitti irrisolti. La nascente capacità di ragionamento del bambino è presto sopraffatta da ansie e avversioni che vanno a intrecciarsi con quelli che possono essere i primi pensieri di un bambino. La fiaba, anche se parte dalla condizione psicologica del bambino, non prende mai l’avvio dalla sua realtà fisica: nessun bambino è obbligato a sedere in mezzo alla cenere come Cenerentola, o viene abbandonato come Hansel e Gretel, xk una realtà fisica sarebbe allarmante x il bambino, mentre lo scopo della fiaba è confortare. Il bambino abituato alle fiabe sa che parlano per simboli e non attraverso la realtà. C’era una volta, in un certo paese ecc: non si riferiscono ad un’epoca che conosciamo. Questi inizi mostrano che stiamo x lasciare il mondo concreto di tutti i giorni. Fratelli Grimm, prima frase del loro primo racconto della raccolta (re ranocchio): ai tempi antichi, quando desiderare era ancora efficace, viveva un re che aveva delle figlie tutte bellissime; ma la + giovane era così bella he perfino il sole, che ne ha viste tante, andava in estasi ogni volta che splendeva sul suo volto. Questo inizio situa la storia in un’epoca irripetibile: quando desiderare ecc…il sole animista ecc. parla ad un nostro inconscio che ci riporta a tempi antichissimi. La fiaba si lancia da un evento semplice e banale verso eventi fantastici ma dopo aver fatto viaggiare il bambino lo riporta alla realtà in modo rassicurante. Ciò insegna al bambino la cosa + importante in questa fase: lasciarsi trasportare dalla fantasia, ma non rimanerne prigionieri. Alla fine l’eroe ritorna alla realtà: felice e senza magia. Storie troppo fantasiose che non partono dalla realtà allontanano il bambino dai genitori pensando che vivono due mondi interiori diversi. Storie troppo reale creano nel bambino la paura che la sua realtà interiore è inaccettabile x il bambino. Ciò li porta a rifugiarsi nel mondo interiore e rimanerci anche da grandi, distaccati totalmente dalla realtà o non sentirsi soddisfatti dalla vita che non presenta alcuna fantasia o piacere. Grazie alla fiabe riesce a catalizzare i suoi impulsi incontrollabili, trovando riscontro nei personaggi o rifugio in essi. Iniziato questo processo, viene a trovarsi sempre meno inghiottito da un incontrollabile caos.

moglie gli serve una minestra ed esclama: ancora minestra! Vorrei un budino, per cambiare. Il budino si materializza. La moglie vuole sapere cosa è accaduto. Il marito racconta. Moglie in collera xk il marito ha sprecato uno dei 3 desideri ed esclama: vorrei che il budino ti schiaffeggiasse. Così accade. Ecco che due desideri sono andati. Ora vorrei togliermi il budino dalla testa – afferma il marito. Il terzo desiderio viene così sprecato. Tutte queste storie ammoniscono il bambino sulle possibili conseguenze di desideri avventati, ma allo stesso tempo lo rassicurano che desideri del genere hanno scarse conseguenze. Nelle fiabe solo i desideri degli adulti creano problemi: gli adulti sono responsabili delle azioni compiute d’impeto, mente i bambini no.

La sostituzione dell’ordine al caos. Nel periodo pre-edipico e durante l’esperienza che il bambino ha del mondo è caotica, ma solo se considerata con gli occhi degli adulti. il bambino non ha coscienza di quel caos, x lui il caos è l’ordine naturale delle cose. L’unico modo per ordinare le cose, nella mente del bambino, è dividere tutto in due opposti. Nell’età post-edipica questa scissione si estende al bambino stesso. Il bambino è sopraffatto dalle ambivalenze interiori che gli adulti riescono a controllare. Le cose sono o completamente chiare o completamente scuse. E così i personaggi delle fiabe: o buoni o cattivi ecc. i personaggi sono unidimensionali, così da permettere al bambino di comprendere le proprie azioni e reazioni. Mediante immagini semplici e dirette la fiaba aiuta il bambino a separare i suoi complessi e ambivalenti sentimenti, che in modo confuso prima, cominciano a trovare il suo posto distinto. Mentre ascolta le fiabe, il bambino riceve delle idee sul modo di mettere in ordine quel caos che è la sua vita interiore. La fiaba lo aiuta separando gli opposti e proiettandoli su personaggi diversi: es, io e super-io. L’io: il figlio chiamato il sempliciotto all’inizio della storia – debolezza dell’io quando incomincia la sua lotta x affrontare il mondo interiore delle pulsioni e i difficili problemi posti dal mondo esterno. L’es: descritto sotto forma di qualche bestia, che rappresenta appunto la loro natura animale. Animali nelle fiabe di due tipi: distruttivi o salvifici entrambi incarnano le due nature dell’es. i cattivi: l’es che non è ancora sotto il controllo del super-io. Gli animali salvifici rappresentano la nostra energia globale al servizio dell’es. animali, come uccelli bianchi, simboleggiano il Super-io

L’ape regina. Fiaba dei Grimm, illustra la lotta fra l’integrazione della personalità e la disgregazione caotica. Ape immagini azzeccata xk per il bambino: produce dolce miele, ma può infliggere punture dolorose. E sa che lavora duro x produrre il miele. Trama: i due fratelli maggiori di un re partono in cerca di fortuna e vivono in modo così dissoluto che non fanno + ritorno a casa. Vivono dominati dall’Es, senza riguardo x la realtà o x le richieste del Super-io. Il terzo figlio, il + giovane, chiamato Sempliciotto, parte alla loro ricerca, e grazie alla sua costanza riesce a rintracciarli. Ma i fratelli lo prendono in giro xk il fratello pensa di potersela cavare nella vita, nonostante la sua stupidità, meglio di loro, che sono intelligenti. I due fratelli superficialmente hanno ragione: + avanti nella storia Sempliciotto si mostra incapace di affrontare la vita, rappresentata dai difficili compiti che tutti sono tenuti ad eseguire, esattamente come loro; però si rivela in grado di fare appello alle proprie risorse interiori, rappresentate dagli animali che intervengono in suo aiuto. Durante il loro viaggio intorno al mondo, i tre fratelli arrivano a un formicaio. I due maggiori vorrebbero distruggerlo x osservare divertiti le formiche nel panico. Sempliciotto si oppone. Il giorno dopo giungono a un luogo dove nuotano delle anitre. I fratelli maggiori, che badano solo ai loro piaceri e desideri orali, vogliono catturare un’anitra per arrostirla. Sempliciotto si oppone. Arrivano poi a un alveare. I due fratelli vogliono appiccare il fuoco all’albero che lo regge per appropriarsi del miele. Sempliciotto si oppone. I 3 arrivano a un castello dove tutto è stato tramutato in pietra o ridotto a un sonno simile alla morte, ad eccezione di un omino dai capelli grigi che li lascia entrare, li rifocilla e gli offre un letto x la notte. La mattina dopo l’omino sottopone al fratello maggiore 3 compiti, uno al giorno, x spezzare l’incantesimo che è stato gettato sul castello e sui suoi abitanti. Compito 1: raccogliere mille perle che sono sparpagliate e nascoste nel bosco. Ma se fallisse verrebbe tramutato in pietra. Tenta ma non riesce, idem il secondo fratello. Quando tocca a Sempliciotto, sente che è un’impresa troppo grande x lui. Sentendosi sconfitto si siede e scoppia in lacrime. A questo punto le formiche che egli aveva salvato arrivano in suo aiuto e raccolgono le perle per lui. Compito 2: recuperare dalle acque di un lago la chiave della camera da letto della figlia del re. Intervengono le anitre. 3: scegliere tra 3 principesse addormentate, di aspetto identico, la + giovane e + amabile. Salva la situazione la regina dell’alveare posandosi sulle labbra della principessa che Sempliciotto

dovrà scegliere. Rotto incantesimo, sortilegio finito. Tutti tornano umani e Sempliciotto sposa la principessa ed eredita il regno. I due fratelli che non si mostrarono sensibili alle esigenze dell’integrazione della personalità non riuscirono a mostrarsi all’altezza dei compiti imposti dalla realtà. Insensibili a tutto, tranne all’es, furono tramutati in pietra. Sempliciotto (l’io), nonostante le sue evidenti virtù e benché ubbidisca alle esigenze del super-io che lo avverte che non bisogna fare del male agli animali, è incapace di soddisfare le richieste della realtà (i tre desideri), come non sono riusciti nemmeno i fratelli. Soltanto quando la natura animale è stata accettata positivamente e messa in accordo con l’Io e il super-io, estende il suo potere all’intera personalità. Una volta che abbiamo così conquistato una personalità integrata, possiamo realizzare grandi imprese. La fiaba mostra che ogni elemento deve ricevere quanto gli compete: se Sempli non avesse aiutato gli animali queste rappresentazioni dell’es non sarebbero venute in suo aiuto. 3 animali, 3 elementi diversi: formiche – terra, anitre – acqua, api – aria. Soltanto la cooperazione dei 3 elementi, o aspetti della nostra natura, permette il successo. Giunto all’integrazione, Sempli diventa padrone del proprio destino, espresso nelle fiabe con la regalità.

Fratello e sorella. I protagonisti rappresentano le diverse nature di Es, Io e Super-io che devono essere integrate xk l’individuo possa raggiungere la felicità. In modo diverso rispetto all’ape regina: qui le arti malefiche di uno spirito malvagio trasformano un fratello in un animale e l’altro rimane umano. Natura animale vs natura umana. Finché non vengono integrati, questi due aspetti della psiche sono in lotta tra loro. Queste fiabe aiutano il bambino. Le fiabe così iniziano con un’originaria mancanza di differenziazione tra i due fratelli: vivono insieme e provano gli stessi sentimenti e sono quindi inseparabili. Ma poi, nel ciclo di crescita, uno inizia a vivere un processo animale e l’altro no. Alla fine della storia l’animale riprende la forma umana; i due fratelli si ricongiungono per non separarsi +. Stadi della mente del bambino: primo tempo la personalità del bambino è indifferenziata; poi si sviluppano l’es, l’io e il super-io e devono essere integrati. In questa storia il bambino prende x mano la sorella e le dice: usciamo nel vasto mondo, per uscire da una casa che era diventata fonte di privazioni. Camminarono a lungo e quando si mise a piovere la sorella disse: il cielo e i nostri cuori stanno piangendo assieme. Qui, come in molte fiabe, essere cacciato di casa rappresenta la necessità di diventare se stessi: lasciare la caca è l’unico modo, anche se presenta molti pericoli psicologici, ma questo processo è inevitabile. I rischi psicologici sono rappresentati dai pericoli che l’eroe incontra nei suoi viaggi. Il fratello rappresenta il pericolo dell’unita e la sorella, aspetto materno, la salvatrice. Il giorno dopo arrivano ad una fonte e il fratello vuole bene ma la sorella, che non si lascia dominare dal suo es (l’istinto) sente che la fonte mormora che chi berrà si trasformerà in una tigre. Grazie alle suppliche della sorella, e malgrado la sete, il fratello si astiene dal bere. La sorella che rappresenta le funzioni mentali superiori (l’io e il super-io), mette in guardia il fratello (dominato dall’es) che, lasciarsi trascinare dal suo desiderio di immediata gratificazione, lo condurrebbe a diventare una bestia. Arrivano a un’altra fonte che avverte di trasformare chi bene in un lupo. La sorella persuade il fratello a resistere alla sete. La terza fonte avverte che la punizione x chi si lascia sopraffare dall’es è trasformarsi in un servo, animale molto + mansueto. È questa la conseguenza del rinvio: parziale ubbidienza agli aspetti frenati della nostra mente. Ma le pressioni dell’es sopraffanno il fratello che non riesce + a controllare i freni dell’io e del super-io; gli ammonimenti della sorella perdono il loro potere di controllo e il fratello beve trasformandosi in un cerbiatto. La sorella promette di non abbandonare il fratello-cerbiatto. Lei ha resistito dal bere e simboleggia il controllo dell’io. Essa sfila la sua giarrettiera d’oro e la mette al collo del cerbiatto e crea un guinzaglio che assicura alla bestiola soltanto un legame personale e positivo – la giarrettiera d’oro – può farci rinunciare ai nostri desideri asociali e condurci a un superiore stadio di umanità. Sore e cerbiatto ripartono. Si inoltrano in un bosco e arrivano ad una casetta abbandonata (topos) e vi trovano riparo. Creano una casa e la sorella ogni giorno porta il cibo al cerbiatto l’io fornisce quello di cui la persona ha bisogno. La fiaba insegna che quando gli istinti animali vengono violentemente sollecitati, i controlli razionali perdono il loro potere frenante dopo che la sorella e il cerbiatto hanno vissuto felicemente x del tempo nel bosco, il re del paese organizza una grande caccia. Quando il cerbiatto ode i cani, i corni e i cacciatori vuole

accattivanti sia il marinaio che il facchino: a nessuna delle due parti della nostra personalità viene negata attrattività. I due aspetti, purché contrastanti e purché prendano il sopravvento in certi momenti, vanno integrati: i due Sindibad si separano ogni giorno, ma poi si ricongiungono.

La storia cardinale delle “Mille e una notte”. Sindibad rimane incompleta perché fa parte di un ciclo di storie la cui integrazione finale avviene solo alla fine degli Intrattenimenti delle notti arabe. La storia cardinale dell’intero ciclo, che lo inizia e lo conclude, è: il re Shahriyar è deluso dalle donne ed è adirato xk ha scoperto che la moglie l’ha tradito con i suoi schiavi neri e che la stessa cosa è successa a suo fratello e persino la stessa cosa è successa a uno scaltro genio. È stato il fratello ad aprirgli gli occhi sul tradimento della moglie. Lo spirito del re crolla, convinto che nessuna donna possa mai amarlo. Il re si promette che nessuna donna potrà mai tradirlo e di dedicarsi ad una vita di sola voluttà. Da allora in poi va a letto ogni notte con una vergine diversa, che viene uccisa la mattina dopo. Alla fine, in tutto il regno, non rimane che una vergine nubile: Sharazad, la figlia del visir del re. Il visir non vuol sacrificare la figlia che però insiste che sarà il mezzo di liberazione. Essa riesce nel suo intento raccontando ogni notte, x 1000 notti, una storia che avvince talmente il re che egli rinuncia ad ucciderla xk vuol sentire la continuazione della storia la notte successiva. Liberazione dalla morte grazie alle fiabe è il filo conduttore del ciclo. Alla fine il re riacquista la fiducia nelle donne, sposa Sharazad e vissero x sempre felici e contenti. I due protagonisti si incontrano nella grande crisi delle loro esistenze: uno pieno d’odio e una che rischia la vita ma vuole la sua liberazione e quella del re. Essa raggiunge il suo obiettivo raccontando molte fiabe; nessuna storia singola potrebbe conseguire questo risultato, xk i nostri problemi psicologici sono troppo complessi e di difficile soluzione. Soltanto una grande varietà di fiabe fornisce l’impulso x la catarsi. A un altro livello di significato, i due protagonisti rappresentano il re come la pare dominata dall’es, x le delusioni patite dal suo io, che perso il suo potere perde anche quello di governare le nostre vite. Sharazad rappresenta l’io. Così l’es incontrollato del re, ritorna civilizzato grazie all’impatto di un Io. Ma è un Io dominato dal super-io, al punto che Sharazad è decisa a rischiare la vita pur di ottenere la libertà. In sharazad un io che si è separato dall’es, nel re un es che si è separato dall’io. Le novelle rimandano solo la morte, per la liberazione serve altro: serve un io che ha imparato ad attingere alle energie positive dell’es per civilizzare un es incontrollato. Una persona del genere, insegna la fiaba, è in grado di sconfiggere il male, di ottenere la felicità x se stessa e per un suo simile infelice: l’odio omicida è trasformato in amore. X ottenere ciò però Sharazad ha bisogno dell’aiuto della sorella al quale dice: devi entrare e chiedermi di raccontarti una storia simula il nucleo familiare: padre (re), madre (sharazad) e la figlia (la sorella). Alla fine la sorella è sostituita dal vero figlio dei due. L’integrazione nel re è sancita dal fatto che egli diviene padre. Il fulcro della storia cardinale della raccolta è la difficoltà dell’integrazione e la sua necessità, nonostante le avversità.

Storia di due fratelli. In fratello e sorella due personalità diverse che devono integrarsi affrontando insieme un percorso. In questa un fratello rimane a casa e uno va in cerca di avventure e i due rimangono in contatto tramite la magia. Quando il fratello avventuroso si caccia nei guai perché non ha badato ai pericoli, l’altro va a salvarlo e i due vivono per sempre felici e contenti. Caratteristiche comuni in queste storie: un fratello cauto, uno sconsiderato, un oggetto magico, simbolo di vita, che si disintegra non appena uno dei due muore, o serve da segnale per il salvataggio. In fratello e sorella: integrazione tra es io e super-io. In fiabe con questo tema si aggiunge la lotta x l’indipendenza e la lotta opposta a rimanere a casa al sicuro coi genitori. Dalla versione + antica (egiziana) in poi viene mostrato che entrambi i desideri risiedono in noi, e che non possiamo sopravvivere senza uno dei due: il desiderio di rimanere vincolati al passato e l’impulso a tendere ad un nuovo futuro. la storia insegna che distaccarsi totalmente dal passato conduce alla catastrofe e restare ancorati al passato blocca lo sviluppo della personalità. Per essere felici occorre l’integrazione. Nella versione egiziana: suggerito il distaccamento dalla famiglia, al contrario della versione tradizionale dove è il fratello rimasto a casa che salva l’avventuroso. Storia egiziana: distaccarci dalla nostra infanzia e puntare all’indipendenza. Affinché ciò avvenga i due fratelli devono distaccarsi della gelosia edipica e fraterna e si assistano a vicenda. Fratello minore celibe

respinge le avance della moglie del fratello maggiore. Per paura che il piccolo possa dire tutto al fratello, essa lo diffama, dicendo che è stato il cognato a sedurla. Furibondo per la gelosia, il fratello maggiore tenta di uccidere il piccolo. Gli dei svelano la verità, ma intanto il minore è fuggito via. Egli muore e il fratello viene a saperlo quando le sue bevande vanno a male, allora questi parte x salvarlo, e riesce a resuscitarlo. Questa storia contiene l’elemento di una persona accusata di quello che l’accusante vorrebbe fare. La trama descrive la proiezione in un’altra persona di una tendenza inaccettabile x l’individuo e che tali proiezioni sono antiche nell’uomo. Dato che la storia è raccontata dal punto di vista dei fratelli è possibile che il fratello minore abbia proiettato i suoi desideri nella moglie del fratello maggiore, accusandola di quello che avrebbe voluto fare ma non osava fare. Il maggiore è il capo di una famiglia allargata nel quale vive anche il minore. Quindi la moglie è come una madre figura materna che cede ai conflitti edipici per un giovane che ha come figlio, o un figlio che accusa una madre dei propri desideri edipici nei suoi confronti. A ciò la storia suggerisce che è bene per il minore lasciare la famiglia per superare i suoi conflitti edipici. Versione egiziana ha carattere ammonitore. Nelle storie sul tipo dei due fratelli gli eroi sono presentati in età adolescenziale: il periodo in cui alla tranquillità emotiva del bambino prepubere subentrano gli sviluppi psicologici. Ciò suggerisce al bambino la necessità di passare da uno stadio di sviluppo a quello successivo. Bisogna superare i legami edipici prima di crearne di nuovi. Nella versione moderna dei fratelli Grimm: fratelli andarono assieme nel bosco, si consigliano e giungono ad un accordo. Dicono al padre adottivo: non mangeremo finché non esaudirai i nostri desideri, ovvero mettere alla prova noi stessi nel mondo, perciò permettici di andarcene e di viaggiare. Il bosco, dove essi vanno x decidere che vogliono una vita propria, simboleggia il luogo dove l’oscurità interiore viene affrontata e superata, dove iniziano a comprendere chi vogliono essere. Nelle storie dei due fratelli come i due Sindibad: uno avventuroso, uno facchino (resta a casa). Il fratello che si addentra nel bosco si sente sperduto xk ha rinunciato alla sua organizzazione di vita interna alla casa, senza avere ancora costituito le strutture interiori che si sviluppano soltanto sotto l’impatto di esperienze di vita che dobbiamo superare con le nostre forze. Usciti dalla foresta saremo in possesso di un’umanità + sviluppata di prima. Nella foresta, come nella versione dei Grimm, l’eroe incontra la creatura dei nostri desideri e ansie: la strega, simbolo di potere che chiunque vorrebbe avere x usarlo x soddisfare i desideri propri e per punire i nemici. Temuta anche, perché potrebbe usarli contro di noi. La strega è la reincarnazione della madre nella crisi edipica e come la madre buona: i due aspetti sono integrati e confusi nelle fiabe prima la strega e buona e soddisfa i desideri dell’eroe, ma poi lo trasforma in un animale o cosa. Lo priva dell’umanità. La madre da affetto al bambino, ma egli crescendo inizia la sua indipendenza, e i dinieghi aumentano. Il bambino che aveva riposto tutta la sua fiducia in lei prova ora delusione: ciò che gli aveva dato pane si è trasformato in pietra. Nelle storie dei due fratelli i due ad un certo punto si differenziano (uno va, uno rimane): necessità nella vita di caratterizzarsi. Ma succede una tragedia se i due aspetti, i due fratelli, non si integrano. La storia incomincia così: due fratelli, uno ricco e uno povero. Quello ricco era orefice e aveva cuore cattivo; quello povero fabbricava scope, ed era buono. Il povero aveva due figli gemelli identici. Il buono trova un uccello d’oro e i figli ne mangiano cuore e fegato e acquistano la facoltà di trovare ogni mattina un pezzo d’oro sotto il cuscino. Il fratello cattivo, invidioso, convince il buono che questa è opera del demonio e che x la propria salvezza deve liberarsi dei figli. Fuorviato il buono li caccia di casa, un cacciatore li trova e li adotta. Da grandi i due decidono che devono avventurarsi nel mondo. Il padre adottivo è d’accordo e gli dona un coltello, l’oggetto magico di questa storia. Il padre gli dice: se un giorno vi separerete, piantatelo in un albero a un crocevia; se uno di voi tornerà potrà vedere come vanno le cose x il fratello assente, xk il lato del coltello che indica la direzione da lui presa si arrugginisce se egli muore, se è vivo è lucente. I gemelli conficcano il coltello e si dividono e conducono vite diverse. Uno è tramutato in sasso da una strega. L’altro vede il coltello arrugginito, parte e salva il fratello. Riuniti i fratelli – integrazione raggiunta – i due vivono felici insieme. Storia parallela è quella del fratello buono e cattivo: se gli aspetti rimangono separati e contraddittori la conseguenza inevitabile è l’infelicità. Perde i figli xk non riesce a capire le conseguenze malvage della nostra natura – simboleggiata dal cattivo fratello.

Tema del bambino maltrattato dai fratelli: topos, esempio massimo è Cenerentola. Ma nelle 3 piume e 3 linguaggi, il fatto che l’eroe sia considerato tardo, non lo preoccupa. Queste storie iniziano quando la vita semplice del sempliciotto è interrotta da nuove esigente: conte manda fuori il figlio nei 3 linguaggi. Sempliciotto: più facile immedesimazione, prima ancora che si riveli un eroe. Il bambino si sente stupido e inadeguato di fronte al mondo che lo circonda. X questo il topos dell’eroe considerato stupido. Il periodo iniziale di felicita è dovuto al fatto che niente si aspettava nulla dall’eroe. Come avviene nei primi anni di vita del bambino. I conflitti nascono con la formazione del super-io e con la consapevolezza dei conflitti interiori. Il sempliciotto esteriorizza la lotta tra io es e super-io. L’eroe che poi giunge al successo dimostra al bambino che è possibile un passaggio da uno stato di stupidità e uno di consapevolezza e integrazione. Come nel brutto anatroccolo avviene la trasformazione. Nelle fiabe spesso l’eroe è il terzo figlio, non per simboleggiare la gelosia nei confronti dei fratelli, ma perché qualsiasi sia l’età il bambino si sente il più piccolo e il meno apprezzato. Il 3 numero strategico: 1: simboleggia se stessi, il 2: la coppia per il bambino i due genitori, mai i due fratelli, il 3: l’essere superati slealmente e il terzo si riferisce sempre a Sé stesso. Questo si raccontano fiabe allora il terzo fornisce subito l’identificazione del bambino xk è il terzo nella costellazione familiare: i due genitori e poi lui, sia il maggiore o il minore di fratelli. Il 2 simboleggia i genitori + che i fratelli xk è dai genitori che si sente trascurato e maltrattato, superarli significa divenire padrone di sé stesso e ciò vale + della rivalsa sul fratello. Ma nella fiaba, siccome è difficile da ammettere x il bambino questa voglia di superare i genitori, l’autorealizzazione viene camuffata con il superamento dei due fratelli che lo disprezzano. Il bambino può riuscire in questo se viene aiutato: nei 3 linguaggi sono i maestri, nelle 3 piume sé un vecchio rospo, assai simile a una nonna. La storia inizia così: un re aveva 3 figli. Due erano intelligenti, il terzo era ingenuo e x questo chiamato soltanto Sempliciotto. Re vecchio, deve decidere x la successione ma non sa farlo e dice: uscite nel mondo, chi mi porterà il tappeto + bello sarà il successore dopo la mia morte. Affinché non ci fossero dispute li accompagnò fuori dal castello, soffiò 3 piume e ognuno doveva seguire la direzione indicata dalla piuma. Una a destra, una a sinistra, una davanti e si posò subito. I due andarono a destra e sinistra ridendo di Sempliciotto che dovette rimanere lì e si sedette per terra. Poi notò che accanto alla piuma c’era una botola, la sollevò, trovò una scala e scese. Tappeto: sinonimo delle parche che intrecciano il destino xk tappeto era il nome dato ai + intricati lavori di tessitura. Addentrarsi nelle tenebre rappresenta una discesa negli inferi. sempliciotto intraprende un viaggio nell’interiorità, mentre i fratelli vagano sulla superfice. Arrivato entra in una porta e trova un rospo obeso, circondato da rospi piccoli. Il rospo chiede cosa vuole e lui risponde un tappeto. Animale da i doni: affidarsi alla nostra natura, agli istinti che sono in noi. Rospo: animale brutto, come in nostro istinto, ma quando questa natura è usata x scopi elevati si rivela superiore alla superficiale intelligenza dei suoi fratelli che prendono la via facile della superficie delle cose. I fratelli hanno stesse carattere xk simboleggiano lo stesso aspetto: un io svuotato dall’es e dal super-io e si accontentano di imboccare la via facile: xk darci da fare? Tanto quello non troverà nulla. E così presero degli stracci dalle mogli di alcuni pastori e li portarono al re. Quando Sempli torna col tappeto bello il re gli assegna il regno ma i fratelli chiedono un’altra prova. Il re acconsente: portare l’anello + bello. 3 piume. Stesse direzioni. I fratelli prendono un anello da una vecchia carrozza, deridendo Sempli, che va dal rospo e porta un anello bello. Altra prova: portare la donna + bella. Stessa storia si ripete. Ma il rospo gli dà una rapa gialla svuotata a cui sono attaccati con finimenti 6 topini. Sempli chiede che dovrebbe farsene. Il rospo gli dice di metterci dentro uno dei suoi rospini. Lo fa e il rospo si trasforma in una gnocca, la rapa in una carrozza e i topini diventano cavalli. I fratelli portano cesse e il re dà il trono a Sempli. Altra prova scelta dai fratelli: le 3 donne devono saltare attraverso un cerchio, convinte che la donna portata dal fratello sia troppo stupida per riuscirci. Le due dei fratelli si spaccano le ossa e quella di Sempli, che ha le doti dei rospi, ci riesce. Sempli da allora regnò a lungo e con saggezza. Fratelli intelligenti ma portano cose grossolane: intelletto non sostenuto dall’inconscio.

Conflitti edipici e risoluzioni. Nel periodo del conflitto edipico, un figlio può provare risentimento verso il padre che gli impedisce di ricevere l’attenzione esclusiva della madre. Vuole che la madre lo ammiri come suo grande eroe: deve togliere di mezzo il padre. Ciò genera ansia nel bambino. Certe fiabe gli suggeriscono di vivere con i suoi conflitti: suggerisce fantasie che non avrebbe mai potuto inventarsi da sé. Es. modello Sempliciotto. O storie con modello simile: eroe parte del mondo, combatte draghi ecc, libera la principessa e la sposa. Queste fiabe suggeriscono che non è il padre a tenerlo lontano dalla madre, ma un drago ed è il drago che deve sconfiggere. Fa capire al bambino che non è la madre che vuole per sé, ma la principessa da liberare, splendida, che non ha ancora incontrato ma certamente incontrerà. Inoltre dice che la fanciulla meravigliosa (la madre) sta controvoglia col drago e preferirebbe molto di più stare con l’eroe. Eroe ingenuo e innocente x favorire l’immedesimazione del bambino. Le fiabe non ci dicono mai del dopo congiungimento di eroe e principessa: niente matrimonio niente figli: creerebbe ansia nel bambino perché queste dinamiche impongono il lavoro (lontananza dalla madre), i figli (il bambino non pensa assolutamente al sesso). L’ideale del maschietto è che eroe e principessa (bimbo e madre) vivano x sempre votati l’uno all’altra. I problemi edipici di una bambina sono diversi: ciò che impedisce il congiungimento col padre è una donna

  • anziana e male intenzionata. Ma la bambina deve pure godere delle amorevoli cure della madre, così c’è anche una benevola donna del passato, il cui ricordo è sempre vivo. La bambina ama vedersi come bella e tenuta prigioniera da una malvagia figura femminile e quindi per questo non incontra l’amante maschio. Il padre è benevolo, ma impossibilitato a salvare la figlia. In Cenerentola e Biancaneve il padre è incapace di tenere testa alla matrigna. Differenze Maschio vs femmina: m: padre mostro \ f: gelosia verso la matrigna --- m: non vuole che altri bambini interferiscano nel rapporto con la madre \ f: vuole dare dei figli al padre (non far sesso col padre, in termini + vaghi) x questo nelle fiabe destinate alle femmine a volte compaiono i bambini dopo il lieto fine. Nella versione Grimm di Rapunzel ci viene detto che il principe arrivò nel deserto dove viveva Rap. Con i gemelli che aveva messo al mondo, benché in precedenza non fosse stata fatta menzione dei figli. Quando essa abbraccia il principe, due sue lacrimi gli bagnano gli occhi e lo guariscono dalla sua cecità. Lui la conduce al regno dove ebbe un’accoglienza festosa e vissero felici e contenti. Non si parla + dei figli: essi sono solo il simbolo del legame tra i due durante la separazione. I due non sono sposati: niente sesso, i bambini nelle fiabe nascono come forma d’amore. Patrigno cattivo raro nelle fiabe: solitamente il padre è assente x lavoro quindi è più facile immaginare una vita senza il padre che senza la madre. Genitori feticcio: se il bambino non riceve le attenzioni dalla madre può immaginare che troverà un principessa che gliele darà, all’opposto per la bambina. La collera intanto viene scaricata sul drago (padre) e sulla matrigna (madre), lasciando intatte le figure del vero padre e vera madre. La collera viene sfogata su loro: la matrigna di Biancaneve è costretta a mettersi le scarpe arroventate e a ballare fino a cascare morta. Ma Biancaneve non si sente in colpa xk l’amore x la vera madre è rimasto intatto. Il ragazzo ammazza il drago. Queste fantasie aiutano il bambino a superare l’angoscia edipica. Le fiabe mostrano anche ai bimbi che i genitori non possono approvare i loro desideri realisticamente, ma attraverso le fiabe li incoraggiano ad uccidere draghi e vendicarsi delle matrigne. Eventi fantastici in terre lontane: il bambino non li confonde con la realtà. Inoltre queste fiabe incoraggiano il bambino ad uscire dalle mura domestiche per formare la sua personalità. Ma in modo velato. Se il genitore glielo dicesse esplicitamente egli penserebbe che vogliono sbarazzarsi di lui. la fiaba non consiglia né ammonisce. mostra che uscire e possibile e lo avverte sulle possibili trappole lungo il cammino.

Paura della fantasia. Secondo alcuni genitori le fiabe non presentano quadri realistici e quindi non sono sane. Non pensano che la verità, per bambini e adulti, è diversa. Mentre non capiscono che il bambino è cosciente che non si tratti della realtà. L’inizio delle fiabe: in un regno lontano ecc, dicono già al bambino che tutto si svolge in una realtà fittizia. Tolkien spiega che è inutile chiedere sulla fiaba se è vera o falsa ma chi è stato buono e chi cattivo, chi ha ragione e chi torto. X vivere nella realtà, il bambino ha bisogno di strumenti x poterla giudicare. Tolkien continua: le fiabe non riguardano la possibilità, ma la desiderabilità. Il bambino se ne rende conto xk nulla è più vero di ciò che desidera. I bambini abbandoneranno la magia da grandi, naturalmente e senza bisogno che glielo dicano i genitori.

Così il regno che l’eroe conquista a fine fiaba: non ci viene mai detto niente di esso, neppure quello che fanno il re e la regina. Divenne re al solo scopo di comandare anziché essere comandato: indipendenza. Dopo aver superato le prove diventa una persona che ha dominato se stesso, che comanda su se stesso, non sugli altri. Nei miti la vittoria è sugli altri, nelle fiabe su sé stessi e sulla malvagità. Viene detto sul regno e il re che regnò saggiamente e visse felice a lungo: nessun bambino sogna di regnare su un regno diverso da quello della propria vita. Diventare re o regina: giungere all’età adulta. Il passaggio all’età adulta significa una soluzione positiva ai problemi edipici: Edipo ci riesce risolvendo l’enigma della sfinge sui 3 stadi dell’essere umano, poi sposa la madre. X il bambino il + grande enigma è il sesso: è il segreto degli adulti che desidera scoprire. Nelle fiabe la risoluzione dell’enigma porta al matrimonio e al regno. L’enigma posto da una donna rappresenta l’enigma della donna in generale. Risolto l’enigma c’è il matrimonio: la risoluzione dell’enigma è la scoperta del sesso; chiunque comprenda il segreto rappresentato dall’altro sesso giunge alla maturità. Mentre in Edipo la risoluzione porta alla distruzione, nelle fiabe alla felicità. Edipo sposa donna vecchia, nelle fiabe sempre coetanei: l’attaccamento edipico viene trasferito ad un adeguato partner non edipico. In alcune fiabe come la Bella e la bestia, è lo stesso padre che invita la figlia a superare l’attaccamento edipico spronandola a sposarsi. Un figlio non ruba mai il regno al padre. Il padre rinuncia xk troppo vecchio, come nelle 3 piume: metafora del raggiungimento della maturità anche sessuale: prime 2 prove di carattere mentale, la terza, in cui deve portare una fanciulla, maturità sessuale. Quando l’eroe riesce nell’impresa, il regno è suo. Non c’è gelosia né del figlio nei confronti del padre né viceversa, il padre è contento quando il figlio giunge alla piena maturità. Le fiabe moderne forniscono un eversione dalla realtà, le fiabe tradizionali aiutano i bambini a superare le paure o a sperare in un lieto fine, sapendo che forze magiche interverranno in suo aiuto.

La guardiana delle oche. Conseguimento dell’autonomia dai genitori. Molte varianti. Quella dei Grimm inizia così: c’era una vecchia regina il cui marito era morto anni addietro, ed essa aveva una bellissima figlia. Quando giunse x lei il momento di sposarsi e la fanciulla dovette recarsi nel paese straniero, la madre le diede preziosi gioielli e tesori. Le fu assegnata una cameriera con l’incarico di accompagnarla. Le due donne ebbero due cavalli, quello della principessa si chiamava Falada e sapeva parlare. Quando venne l’ora della partenza la madre andò nella camera da letto e prese un coltellino e si tagliuzzò le dita fino a sanguinare. Poi fece cadere 3 gocce di sangue su un fazzoletto bianco, lo diede alla figlia e disse: conservalo con cura, ti sarà utile durante il viaggio, figlia mia. Si misero in viaggio, la princi dopo un’ora aveva sete e chiese alla cameriera di portarle dell’acqua da un ruscello nel suo boccale d’oro. La cameriera si rifiutò, tolse alla princi il boccale, e le disse di andare a bere lei stessa dal ruscello: non sarebbe + stata la sua serva.

  • tardi si ripeté il fatto ma la princi, chinandosi x bere, lasciò cadere nel ruscello il fazzoletto della madre e la corrente se lo portò via; con questa perdita essa diventò debole e priva di forze. La cameriera ne approfittò e costrinse la princi a cambiare cavallo e indumenti, facendole giurare che non avrebbe rivelato lo scambio a nessuno della corte reale. Al loro arrivo la cameriera venne scambiata x la principessa e disse al vecchio re che quella era la sua cameriera e di assegnarle qualsiasi mansione, e la principessa fu incaricata di aiutare un ragazzo a badare alle oche. La cameriera-sposa chiese al principe di decapitare Falada. Fu fatto, ma la testa del cavallo, grazie alle suppliche della vera princi, fu inchiodata sopra un portone scuro da cui la fanciulla doveva passare ogni giorno quando usciva per portare al pascolo le oche. Ogni mattina, quando passavano lei e il ragazzo, essa salutava la testa di Falada che rispondeva: se lo sapesse tua madre, il suo dolore sarebbe tale da spezzarle il cuore. Al pascolo la princi si scioglieva i capelli. Erano oro puro e il ragazzo fu tentato di strappargliene qualcuno. Ella lo impedì chiamando in aiuto il vento che fece volare via il cappello del ragazzo che fu costretto a rincorrerlo. Accadde lo stesso nei due giorni successivi. Ciò irritò così tanto il ragazzo che se ne lamentò col vecchio re. Il giorno dopo il re si nascose dietro il portone e osservò gli avvenimenti. Alla sera chiese alla princi cosa significassero quegli avvenimenti. Ella disse che aveva giurato di non rivelarlo a nessun essere umano. Il sovrano gli consiglio di dirlo allora al focolare. Il re si nascose dietro il focolare in modo da sentire la storia della ragazza. Dopo ciò vennero dati vestiti regali alla vera princi e tutti furono invitati ad una grande festa, durante la quale il principe si trovò da un lato la vera sposa all’altro l’impostora. Alla fine del banchetto il vecchio re chiese alla simulatrici quale sarebbe stata la giusta punizione x una persona che si fosse comportata in un certo modo (e descrisse ciò che lei aveva fatto). La cameriera, ignorando di essere stata scoperta, rispose: si merita di essere completamente denudata e messa in un barile irto all’interno di chiodi aguzzi e due cavalli bianchi dovrebbero trascinare il barile avanti e indietro fino a

farla morire. Il re disse: sei stata tu e tu hai pronunciato la tua sentenza e così sarai giustiziata. Dopo l’esecuzione i due princi si sposarono e governarono il loro regno in pace e santità. Inizio storia: il genitore che sprona la figlia all’indipendenza. Nonostante le privazioni la princi promette di non dire a nessun umano dell’accaduto; ciò dimostra la sua fermezza morale, che alla viene ricompensato e porta al lieto fine. I pericoli da superare, in questa fiaba, sono interiori: resistere alla tentazione di raccontare il segreto. Ma il tema principale della storia è l’usurpazione dell’eroe da parte di un impostore. Una versione inglese presenta stessa trama ma personaggio maschile: Roswal e Lillian. Problema edipico sia x bambini che x bambine. In questa fiaba si passa ad uno sviluppo successivo del conflitto edipico (primo stadio: genitore dello stesso sesso usurpatore che vuole fregargli l’altro) quando al pensiero come appagamento di desiderio subentra una visione + corretta della reale situazione durante la fase edipica. Non è il genitore dello stesso sesso l’usurpatore e il bambino inizia a capirlo: è lui stesso l’usurpatore che vorrebbe prendere il posto del genitore dello stesso sesso e inizia a capirlo. La storia indica che è meglio accettare il proprio posto di figlio che volere quello del genitore. La storia mostra anche che, per quanto un genitore possa essere potente, come la vecchia regina, non ha il potere di assicurare lo sviluppo del proprio figlio fino alla maturità. Il bambino deve superare da solo le prove della vita, non può aspettarsi che il genitore lo salvi dalle conseguenze della propria debolezza. Tutti i doni della madre risultano inutili: i beni terreni che il genitore dà sono di scarso ausilio al figlio che non sa farne buon uso. La principessa, per negligenza, perde anche il dono + importante, il fazzoletto. Gocce di sangue: madre sta accompagnando la figlia a sposarsi, dalla verginità alla donna. Le gocce di sangue simboleggiano la maturità sessuale, un vincolo particolare stabilito da una madre che sta preparando sua figlia ad essere sessualmente attiva. Perderlo significa x la princi non essere ancora matura x diventare donna. Diventando guardiana torna allo stato di immaturità, sottolineato dal fatto che deve accompagnare un ragazzino nel pascolo delle oche. Ma la storia dice che chi non matura quando è giunta l’ora crea tragedie per sé e x chi gli è vicino: la morte del cavallo. Il distico che pronuncia Falada non esprime dolore x la princi ma esprime la disperazione della madre: x se stessa e per la madre la princi dovrebbe smetterla di accettare passivamente tutto ciò che succede. E anche che se non fosse stata così immatura, Falada sarebbe ancora vivo. Tutte le brutte cose accadono xk la ragazza non riesce a farsi valere. Ma la storia mostra che se si rimane fedeli ai propri valori, x quanto le cose possano sembrare spiacevoli x un certo tempo, si giungerà al lieto fine. In accordo con la risoluzione del conflitto edipico: usurpare un posto che non ci spetta conduce solo alla distruzione dell’usurpatore. Un posto bisogna guadagnarselo mediante il nostro operato. Gli adulti hanno paura che le punizione violente nelle fiabe turbano il bambino. Invece accade l’opposto: assicurano al bambino che il crimine viene punito. Il bambino si sente solo contro le ingiustizie che gli capitano. La sicurezza della punizione per i cattivi gli crea sicurezza e si sente protetto. L’usurpatrice pronuncia la sua stessa sentenza: chi fa del male rovina la sua stessa persona. La storia mette anche in luce i pericoli di una dipendenza infantile a cui ci si aggrappi troppo a lungo. La princi trasferisce la sua dipendenza dalla madre alla cameriera, senza riuscire a discernere. Questa è la sua rovina. Aggrappandosi alla dipendenza non conseguirà una superiore umanità. Uscita dal mondo deve raggiungere l’indipendenza, è questo ciò che impara badando alle oche. Il ragazzo come la cameriera le dà ordini, ma già si evince una maturazione: durante il viaggio ha lasciato che la cameriera le fregasse il boccale d’oro senza dire nulla, ora, quando il ragazzo vuole rubarle i capelli (profanare il suo corpo), reagisce. Capelli d’oro e boccale d’oro: suggerisce che le situazione sono analoghe (analogia tramite l’oro). La princi sa che non avrebbe dovuto promettere di non parlare, ma ugualmente mantiene la promessa (simbolo di maturità), ma si sente libera di dirlo ad un oggetto: come il bambino si sente libero di riversare le paure sui giocattoli. La cameriera ha provato ad essere qualcuno che non era. La princi ha imparato che è + difficile essere se stessi ma che soltanto così potrà trasformare il proprio destino.