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Il mondo incantato: Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe.B. Bettelheim, Dispense di Pedagogia dell'infanzia e pratiche narrative

riassunto completo del testo sopraindicato. Non sintetico, adatto al fine di superare brillantemente l'esame.

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 17/12/2022

Martinaferrazzano
Martinaferrazzano 🇮🇹

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Il mondo incantato; introduzione
Le fiabe interessano il bambino perché iniziano analizzando il momento in cui il bambino si trova a vivere il suo
essere psicologico ed emotivo: cioé la fiaba offre delle soluzioni alle crisi che quest’ultimo vive, ponendolo davanti
a delle situazioni ipotetiche in cui il protagonista della fiaba agisce come agirebbe lui, sbagliando, e poi si corregge,
fornendo inconsciamente al bambino una soluzione pratica ai suoi problemi.
Oltre a fornire delle soluzioni, la fiaba li aiuta a collocare/a capire ciò che accade nella sua individualità cosciente.
L’inconscio è un potente fattore determinante di comportamento. Quando l’inconscio non viene ascoltato, e gli viene
negato l’accesso alla coscienza, la mente della persona verrà sopraffatta da quest’ultimo, facendo sì che la sua
personalità possa anche rimanere paralizzata.
Il problema è che molti genitori credono che al bambino bisogna presentare soltanto la realtà conscia o immagini
piacevoli, capaci di assecondare i suoi desideri. Ma ciò nutre la mente unilateralmente, la vita non è tutta rose fiori
ed è sbagliato fingere che non esista un lato scuro in tutti noi e nel mondo.
Nella fiaba tutti i personaggi sono tipici anziché unici, il male è onnipresente così come le virtù. Per quanto riguarda
i personaggi, è importante dire che questi ultimi sono soggetti a polarizzazione: o sono buoni o sono cattivi, non
sono mai ambivalenti. Questo perché il bambino deve capire chi vuole essere, E perché deve capire che esistono vari
tipi di persone, allora la domanda che deve porsi è “chi voglio essere?”. Solo le fiabe amorali non presentano la
polarizzazione, ed è perché lo scopo non è la morale, ma avere fiducia in se stessi nei propri mezzi e di poter vincere
anche così. Per esempio in Jack e il fagiolo magico, non si costruisce la storia sulla sfida tra bene e male ma si
trasmette l’idea che anche i più umili possono riuscire a vincere nella vita.
Molte altre fiabe morali trattano di uno dei problemi fondamentali dell’infanzia: la paura dell’allontanamento dalla
madre. Se non ci si allontana dei genitori, si è crudelmente costretti a farlo, come in Hansel e Gretel. Altre volte le
fiabe affondano le loro radici in motivi religiosi, questo perché molte di queste sono state scritte in periodi in cui la
religione era parte integrante della vita quotidiana. P.e: le mille e una notte piena piena di riferimenti alla religione
islamica.
Un’altra tematica affrontata nel libro Hansel e Gretel quello dell’attaccamento tra fratelli: infatti Hansel è sempre
stata condizionata dalle azioni del fratello, ma non appena si accorge di questa sua condizione, la stessa prende il
controllo della situazione e uccide la strega, liberando se stesso e il fratello.
Se il genitore capisce perché il bambino si interessa ad una determinata storia piuttosto che ad un’altra è meglio
tenere le intuizioni perse: la trazione del bambino viene scatenata dall’inconscio e inconscia deve rimanere.
Spiegare al bambino perché gli piace una fiaba distrugge l’incanto della stessa che dipende in larga misura dal fatto
che il bambino non so perché gli piaccia tanto.
La vita divinata dall’intimo. Parte prima
Dickens, Sosteneva che il suo primo amore fu cappuccetto Rosso, questa affermazione lascia intendere che
quest’ultimo come innumerevoli migliaia di bambini di tutto il mondo fu estasiato dalle fiabe.
C.S, Lewis, capì che le fiabe sono “esplorazioni spirituali” . Perché l’importanza principale delle fiabe per
l’individuo in fase di crescita risiede in qualcosa di diverso da insegnamenti suoi modi corretti di comportarsi in
questo mondo: e le fiabe non pretendono di descrivere il mondo così com’è, ne consigliano sul da farsi. Il contenuto
della fiaba prescelta non ho a che fare con la vita esterna del paziente, ma molto con i suoi problemi interiori, che
sembrano incomprensibili e di conseguenza insolubili.il proposito della fiaba dunque non è quello di comunicare
utili informazioni circa il mondo esterno, ma di chiarire i processi interiori che hanno luogo in un individuo.
Nella maggior parte delle culture non c’è una linea netta che separa il mito dalla novella popolare o dalla fiaba, le
lingue nordiche hanno un’unica parola per entrambe: saga. Miti e fiabe hanno molto in comune. Ma nei miti, molto
più che nelle fiabe, l’eroe culturale è presentato all’ascoltatore come una figura che egli dovrebbe, il più possibile,
emulare nella propria vita.
La fiaba presentata in modo semplice, familiare; nessuna richiesta viene posta all’ascoltatore. Lungi dal porre
richieste, la fiaba rassicura, infonde speranza nel futuro e offre la promessa di un lieto fine.per questo Lewis Carroll
la chiamo “un dono d’amore”.
Per capire come un bambino considera le fiabe, prendiamo come esempio le molte storie dove un bambino mette nel
sacco un gigante che lo spaventa o addirittura minaccia la sua vita. Incoraggiata da una discussione sull’importanza
che le fiabe anno per i bambini, una madre Dalle sue conversazioni con il figlioletto, sì perché suo figlio aveva già
fantasia circa persone che mangiavano prove simili o ne venivano divorate. Allora gli raccontò la storia di “Jack
l’Ammazzagiganti”. La reazione del piccolo alla fine della storia fu questa: “ma essere come i giganti non esistono,
vero?” Ancor prima che la madre potesse smontare la fiaba letta fino a quel momento. Il bambino continuò dicendo
che i giganti erano come gli adulti, quindi banche gli adulti possano essere percepiti come paurosi giganti, un
ragazzino furbetto può fregarli. Fatto ancora più significativo, se noi genitori raccontiamo queste fiabe nostri
bambini possiamo dargli la rassicurazione più importante di tutte: noi approviamo che si accarezzino l’idea di avere
la meglio su quei giganti.
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Il mondo incantato; introduzione Le fiabe interessano il bambino perché iniziano analizzando il momento in cui il bambino si trova a vivere il suo essere psicologico ed emotivo: cioé la fiaba offre delle soluzioni alle crisi che quest’ultimo vive, ponendolo davanti a delle situazioni ipotetiche in cui il protagonista della fiaba agisce come agirebbe lui, sbagliando, e poi si corregge, fornendo inconsciamente al bambino una soluzione pratica ai suoi problemi. Oltre a fornire delle soluzioni, la fiaba li aiuta a collocare/a capire ciò che accade nella sua individualità cosciente. L’inconscio è un potente fattore determinante di comportamento. Quando l’inconscio non viene ascoltato, e gli viene negato l’accesso alla coscienza, la mente della persona verrà sopraffatta da quest’ultimo, facendo sì che la sua personalità possa anche rimanere paralizzata. Il problema è che molti genitori credono che al bambino bisogna presentare soltanto la realtà conscia o immagini piacevoli, capaci di assecondare i suoi desideri. Ma ciò nutre la mente unilateralmente, la vita non è tutta rose fiori ed è sbagliato fingere che non esista un lato scuro in tutti noi e nel mondo. Nella fiaba tutti i personaggi sono tipici anziché unici, il male è onnipresente così come le virtù. Per quanto riguarda i personaggi, è importante dire che questi ultimi sono soggetti a polarizzazione: o sono buoni o sono cattivi, non sono mai ambivalenti. Questo perché il bambino deve capire chi vuole essere, E perché deve capire che esistono vari tipi di persone, allora la domanda che deve porsi è “chi voglio essere?”. Solo le fiabe amorali non presentano la polarizzazione, ed è perché lo scopo non è la morale, ma avere fiducia in se stessi nei propri mezzi e di poter vincere anche così. Per esempio in Jack e il fagiolo magico , non si costruisce la storia sulla sfida tra bene e male ma si trasmette l’idea che anche i più umili possono riuscire a vincere nella vita. Molte altre fiabe morali trattano di uno dei problemi fondamentali dell’infanzia: la paura dell’allontanamento dalla madre. Se non ci si allontana dei genitori, si è crudelmente costretti a farlo, come in Hansel e Gretel. Altre volte le fiabe affondano le loro radici in motivi religiosi, questo perché molte di queste sono state scritte in periodi in cui la religione era parte integrante della vita quotidiana. P.e: le mille e una notte piena piena di riferimenti alla religione islamica. Un’altra tematica affrontata nel libro Hansel e Gretel quello dell’attaccamento tra fratelli: infatti Hansel è sempre stata condizionata dalle azioni del fratello, ma non appena si accorge di questa sua condizione, la stessa prende il controllo della situazione e uccide la strega, liberando se stesso e il fratello. Se il genitore capisce perché il bambino si interessa ad una determinata storia piuttosto che ad un’altra è meglio tenere le intuizioni perse: la trazione del bambino viene scatenata dall’inconscio e inconscia deve rimanere. Spiegare al bambino perché gli piace una fiaba distrugge l’incanto della stessa che dipende in larga misura dal fatto che il bambino non so perché gli piaccia tanto. La vita divinata dall’intimo. Parte prima Dickens, Sosteneva che il suo primo amore fu cappuccetto Rosso, questa affermazione lascia intendere che quest’ultimo come innumerevoli migliaia di bambini di tutto il mondo fu estasiato dalle fiabe. C.S, Lewis, capì che le fiabe sono “esplorazioni spirituali”. Perché l’importanza principale delle fiabe per l’individuo in fase di crescita risiede in qualcosa di diverso da insegnamenti suoi modi corretti di comportarsi in questo mondo: e le fiabe non pretendono di descrivere il mondo così com’è, ne consigliano sul da farsi. Il contenuto della fiaba prescelta non ho a che fare con la vita esterna del paziente, ma molto con i suoi problemi interiori, che sembrano incomprensibili e di conseguenza insolubili.il proposito della fiaba dunque non è quello di comunicare utili informazioni circa il mondo esterno, ma di chiarire i processi interiori che hanno luogo in un individuo. Nella maggior parte delle culture non c’è una linea netta che separa il mito dalla novella popolare o dalla fiaba, le lingue nordiche hanno un’unica parola per entrambe: saga. Miti e fiabe hanno molto in comune. Ma nei miti, molto più che nelle fiabe, l’eroe culturale è presentato all’ascoltatore come una figura che egli dovrebbe, il più possibile, emulare nella propria vita. La fiaba presentata in modo semplice, familiare; nessuna richiesta viene posta all’ascoltatore. Lungi dal porre richieste, la fiaba rassicura, infonde speranza nel futuro e offre la promessa di un lieto fine.per questo Lewis Carroll la chiamo “un dono d’amore”. Per capire come un bambino considera le fiabe, prendiamo come esempio le molte storie dove un bambino mette nel sacco un gigante che lo spaventa o addirittura minaccia la sua vita. Incoraggiata da una discussione sull’importanza che le fiabe anno per i bambini, una madre Dalle sue conversazioni con il figlioletto, sì perché suo figlio aveva già fantasia circa persone che mangiavano prove simili o ne venivano divorate. Allora gli raccontò la storia di “Jack l’Ammazzagiganti”. La reazione del piccolo alla fine della storia fu questa: “ma essere come i giganti non esistono, vero?” Ancor prima che la madre potesse smontare la fiaba letta fino a quel momento. Il bambino continuò dicendo che i giganti erano come gli adulti, quindi banche gli adulti possano essere percepiti come paurosi giganti, un ragazzino furbetto può fregarli. Fatto ancora più significativo, se noi genitori raccontiamo queste fiabe nostri bambini possiamo dargli la rassicurazione più importante di tutte: noi approviamo che si accarezzino l’idea di avere la meglio su quei giganti.

“Il pescatore e il genio” fiaba e favola a confronto : Un pescatore povero, getta la rete in mare quattro volte. Le prime tre volte pesca solamente carcasse e cocci, la quarta volta pesca un vaso di rame molto pesante. Pensando fosse vuoto, lo gettò sulla sabbia, A quel punto Da li uscì il genio, molto grande e potente che minacciava di uccidere il pescatore. A quel punto il pescatore, per difendersi gli domandò come era possibile che un genio così grande fosse uscito da una bottiglia così piccola, allora il genio per dimostrare lui che invece era possibile, rientra nella bottiglia e a quel punto il pescatore le rimetto il tappo e la getta di nuovo in mare. La morale degli adulti, vuole che più lunga e la prigionia più il genio dovrebbe essere grato alla persona che lo libera. Invece in questo caso il genio mostra la sua rabbia al pescatore dovuta alla lunga attesa: questo simboleggerebbe, L’abbandono vissuto dal bambino: dapprima aspetta felice il ritorno della madre, poi inizia ad essere stizzito e pianifica la vendetta verso chi gli ha causato la privazione. Il bambino non è conscio del sentimento di collera che può vivere in queste situazioni. Comprenderlo significherebbe accettare il fatto che le sue emozioni possano essere così travolgenti da metterlo nell’impossibilità di controllarle.fino alla pubertà l’azione prende il posto della comprensione. L’imbottigliamento rappresenta il fatto che L’assenza da parte della madre al bambino può apparire un’eternità. Altro elemento: questa storia ci mette di fronte ad una scelta, agire essendo governati dalle nostre emozioni o agire tramite la saggezza e la virtù. Realismo con Ercole Che deve scegliere tra virtù e forza bruta. La differenza tra fiabe mito è posta in luce dal fatto che esso ci dice esplicitamente quale scelta compiere. Fiaba e mito: ottimismo contro pessimismo Platone sapeva quale fosse il valore delle esperienze intellettuali per il conseguimento della vera umanità. Suggerì che i futuri cittadini della repubblica ideale iniziassero la loro educazione letteraria dallo studio dei miti. Molti studiosi definiscono i miti come dei modelli per il comportamento umano che danno valore significato alla vita. Antropologicamente fiabe miti derivano da riti di passaggio, per questo sono latrici di un significato profondo. Altri ricercatori sottolinenando le analogie tra fiabe, miti e ciò che ha luogo nei sogni e nelle fantasticherie degli adulti. Tuttavia nei sogni, il soddisfacimento dei bisogni è mascherato mentre nelle fiabe è espresso apertamente. Noi non possiamo controllare quello che succede nei nostri sogni ma nelle fiabe si. La differenze sostanziali tra fiabe e miti sono: Nella narrazione degli eventi, infatti il mito si presenta come un fatto che non potrebbe accadere a nessun altro e in nessun altro ambiente, mentre la fiaba presenta i fatti come eventi improbabili ma presentati in modo ordinario come se potessero capitare a chiunque. Il finale dei miti è sempre tragico, quello delle fiabe è sempre lieto. Il mito è pessimistico, la fiaba è ottimistica. * I miti Presentano una super io da emulare accanto al quale sfiguriamo. *il pessimismo dei miti viene esemplificato dalla tragedia di Edipo, che uccide il padre e sposa la madre. Nel mito non c’è ammonimento come invece accade nelle fiabe, infatti Edipo è vittima di un destino già scritto. Raccontare il mito di Edipo al bambino potrebbe attivare in lui i conflitti, appunto, edipici e poi potrebbe far credere lui che sará costretto allo stesso destino del protagonista. L’umanità dell’eroe nel mito è garantita dal fatto che dovrà morire come tutti noi. Nei miti le fattezze degli eroi sono sovrumani (unico modo per farle accettare al bambino che altrimenti si sentirebbe schiacciato dalle richieste implicite di emulare l’eroe nella vita) infatti il bambino sa di non poter mai raggiungere l’altezza dell’eroe ma può solo imitarlo. I tre porcellini: Il principio di piacere contro il principio di realtà. Il mito di Ercole si riferisce alla scelta fra l’adesione al principio di piacere o al principio di realtà nella vita. Alla stessa scelta si ispira la fiaba dei tre porcellini. Questa fiaba è destinata al bambino della scuola materna, vuole trasmettere l’idea che nella vita non bisogna essere lenti e prendersela comoda perché altrimenti potrebbe perire. I primi due porcellini, che erano anche i più piccoli, costruiscono la casa velocemente col minimo dispendio di energie, non a caso essendo i più piccoli cercano un’immediata gratificazione. Il più grande, il terzo, costruisce la casa in conformità col principio di realtà, è in grado di rimandare il proprio desiderio di gratificazione è il desiderato momento dei giochi. È perfino in grado di anticipare perfettamente il comportamento del lupo. Il lupo rappresenta tutte le forze asociali, inconsce e divoranti a cui l’uomo deve imparare a resistere, distruggendole mediante la forza del proprio io. Viene fatto un parallelismo tra la storia di Esopo, la cicala e la formica e la storia dei tre porcellini. In questa favola una ci cala, ridotta la fame in inverno, supplica una formica di darle un po’ del cibo da lei faticosamente raccolto E immagazzinato durante l’intera estate.la formica chiedo alla Cicala cosa fece durante l’estate. La cicala risponde che canto senza mai lavorare, e la formica respinge la sua richiesta d’aiuto dicendole: “visto che hai cantato per tutta l’estate, adesso che è inverno balla pure” Il parallelismo tra questi due racconti, fa pensare alla differenza fra una fiaba e una favola.La cicala similmente porcellini al bambino stesso, è decisa a trastullarsi, senza preoccuparsi molto del futuro. Il bambino che si identifica con la formica, votata al principio di piacere può abbandonare ogni speranza, in quanto viene presentato come un

ascolta nella propria esperienza nel mondo, è necessario che la senta molte volte. Questo può servire anche per far sì che il bimbo vada oltre le differenze biologiche del protagonista, potendosi identificate così sia con un personaggio maschile essendo femmina e viceversa, Sono migliori le fiabe non illustrate perché le illustrazioni distraggono dal processo di apprendimento, non stimolando l’immaginazione del bambino. Andate Tolkien sosteneva che per quanto possano essere apprezzabili le illustrazioni giovano poco alla lettura di un libro. L’importanza dell’esteriorizzazione La mente di un bambino piccolo contiene una collezione di informazioni spesso male assortite e/o solo parzialmente integrate. In questo contesto la fantasia ricopre un ruolo importante, infatti quest’ultima colma le enormi lacune della conoscenza di un bambino dovute all’immaturità del suo pensiero o/e alla mancanza di adeguate informazioni. Altre distorsioni sono le conseguenze di alcune pressioni interiori che conducono all’interpretazione errata della percezione del bambino. E si arriva ad un punto in cui le due cose diventano confuse tra di loro e si necessita dunque di un ordine affinché possa il bambino tornare alla realtà né indebolito né sconfitto, ma rafforzato. Un bambino posto davanti a problemi o a situazioni sconcertanti nella sua quotidianità, la sua mente lo porterà a ricercare un perché a questi eventi, allora la sua razionalità , che esercita ancora un controllo scarso sul suo inconscio, verrà sopraffatta da ansie paure e desideri e quindi il bambino darà una risposta fantasiosa ai suoi stessi quesiti. Le fiabe offrono dei personaggi in cui il bambino può proiettarsi e quindi esteriorizzare quanto avviene nella sua mente in modi controllabili. Solitamente la fiaba, E si lancia da un inizio semplice e banale verso le 20 fantastici e dopo aver fatto viaggiare il bambino in un mondo meraviglioso, la storia lo riconduce alla realtà in un modo rassicurante, cioè insegna al bambino che lasciarsi trasportare per un po’ dalla fantasia non è dannoso purché non si rimanga suoi prigionieri E questo lo rassicura. Infatti le fiabe iniziano con “c’era una volta” o “mille anni fa o forse di più” Proprio per sottolineare che quanto segue non si riferisce al luogo e all’epoca che noi conosciamo. I fratelli Grimm, non avrebbero potuto iniziare la loro raccolta di fiabe con una frase più eloquente di quella che apre il loro primo racconto, il ranocchio “ai tempi antichi, quando desiderare era ancora efficace, viveva un re che aveva delle figlie tutte bellissime: ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che ne ha viste tante, andava in estasi ogni volta che splendeva nel suo volto“ questo inizio situa la storia in un’epoca irripetibile: il periodo arcaico in cui tutti i nostri desideri potevano cambiare il nostro destino, in cui, secondo la nostra visione animistica del mondo, il sole si accorgeva di noi e reagiva gli eventi. Come noi ci risvegliavo ricaricati dei nostri sogni, meglio disposti ad affrontare i compiti della realtà, così la storia termina con le Roi che torna al mondo reale, molto più in grado di affrontare la vita. Chesterton , nell’ etica di Elflandia, Sottolinea la morale in crescita delle fiabe è: “C’è la lezione cavalleresca di Jack l’ammazzagiganti, che insegna che i giganti vanno uccisi proprio perché sono giganti, si tratta di una rivolta virile contro l’orgoglio come tale. C’è la lezione di Cenerentola, che innalzava gli uomini. Poi vi è l’interpretazione della bella e la bestia: una creatura deve essere amata ancora prima di essere amabile.” Chesterton parla delle fiabe come cose assolutamente ragionevoli e come specchi di un’esperienza interiore, non di una realtà, ed è come tali che il bambino le comprende. Quando tutto il fantasticare di desideri del bambino si incarnano in una fata buona, quando tutti i suoi desideri distruttivi si incarnano in una strega cattiva, tutte le sue paure in un lupo vorace, tutte le richieste della sua coscienza in uno stregone incontrato durante un’avventura e tutta la sua collera in un animale che strappa via col becco gli occhi dei suoi arcirivali, il bambino viene a trovarsi sempre i miei inghiottito dal incontrollabile caos. Le trasformazioni: la fantasia della matrigna cattiva. L’infanzia è il momento giusto per imparare a superare il solco tra le esperienze interiori e il mondo reale, servono proprio a questo le fiabe. È un adulto che non ha raggiunto una sufficiente integrazione dei due mondi della realtà e dell’immaginazione, non è in grado di recepire queste storie. Guardiamo per esempio in cappuccetto Rosso la repentina trasformazione della nonna in lupo. Questa può sembrare assurda per un adulto, ma con la sensibilità di un bambino non è in realtà più allarmante della trasformazione della sua cara nonna in qualcuno che lo umilia perché gli è capitato di bagnarsi i calzoncini. Le fiabe, dove figurano fate buone che compaiono all’improvviso, aiutano il bambino a ritrovare la felicità a dispetto di impostori e matrigna, e come se il bambino sapesse che qualche buono veglierà sempre su di lui. L’universalità di queste fantasie è suggerita da ciò che in psicoanalisi è noto come il romanzo familiare Del bambino prepubere.si incentra sull’idea che i propri genitori non siano veramente i propri genitori, a e che in seguito a infausta circostanza è stato ridotto a vivere con queste persone le quali sostengono di essere i tuoi genitori.il bambino si aspetta allora che un giorno il vero i genitori li compaia ed egli sia elevato e la nobile condizione che gli spetta. Questa condizione permette al bambino di provare un avere propria collera verso il “falso genitore” senza avere senso di colpa. La fiaba in questo caso insegnerebbe al bambino a controllare i suoi sentimenti contraddittori che altrimenti lo sopraffarebbero. Le fiabe si concentrano sul processo di trasformazione, le fiabe possono mostrare come il bambino potrà aggirare il

più intrinseco dei roveti: quale il periodo edipico. Per esempio, il libro ci fa un esempio quello di una bambina che è stata aspramente rimproverata al supermercato dalla mamma, la quale dalla bimba era sempre stata vista come è dolce e affettuosa. Allora la bimba per metabolizzare il fatto che la mamma potesse sgridarla si convinse che in realtà la persona che la sgridava in quei momenti non era la mamma ma era un marziano.questa convinzione andò avanti per due anni e fin quando la bambina fu assalita dai dubbi: allora chiese a sua madre e quelli fatti fossero avvenuti fra se stesso e il marziano, E a quel punto Le credenze sul marziano cessarono. Durante il periodo in cui la sicurezza della bambina aveva richiesto che sua madre fosse assolutamente buona la bambina aveva riordinato la realtà per procurarsi ciò di cui aveva bisogno. Quando quest’ultima diventò più grande più sicura di sé, la collera e le severe critiche di sua madre non parvero più così tremendamente sconvolgenti. Le fiabe insegnano al bambino “benché esistano le streghe, non dimenticare che ci sono anche le fate buone, che sono molto più potenti” Le fiabe oltre a indicare invariabilmente la via verso un futuro migliore si concentrano sul processo di trasformazione, invece di descrivere Particolareggiatamente La felicità che alla fine verrà conquistata. La sostituzione dell’ordine al caos Dai tre ai sette anni l’esperienza che il bambino a del mondo è caotica, perché non ho strumenti per imparare diversamente. Freud direbbe che esiste nei bambini in fase infantile un accavallamento tra es io e super io. Durante i conflitti edipici poi il mondo esterno acquista un maggior significato e il bambino comincia a dargli un senso successivamente si trova di fronte ad un marasma di sentimenti contraddittori ma non riesce ad integrarli come l’adulto, lui ne è sopraffatto. Non riesce il bambino a sentirsi allo stesso momento sia buono che cattivo ed è per questo che le fiabe riproducono personaggi tendenzialmente unidimensionali, così che il bambino possa comprendere al meglio le proprie azioni e le proprie reazioni. “L’ape regina” fratelli Grimm, la conquista dell’integrazione. È una fiaba che incarna il motivo dell’integrazione della personalità; già di per sé l’ape è l'immagine perfetta dei due aspetti opposti della nostra natura: produce dolcissimo miele ma può anche infliggere punture dolorose. La storia racconta di tre fratelli: i due maggiori partono in cerca di fortuna e vivono una vita turbolenta e dissoluta (dominata dall’Es), il terzo fratello, il più giovane, chiamato Sempliciotto parte alla loro ricerca. I maggiori lo scherniscono perché lo credono incapace di cavarsela nella vita. Lungo il viaggio Sempliciotto protegge dalle angherie dei fratelli un formicaio, delle anatre e un alveare: questi animali si riveleranno determinanti nel corso della storia. Giunti, infatti, ad un castello incantato un uomo sottopone i tre fratelli a 3 prove e, mentre i maggiori falliscono, Sempliciotto verrà aiutato da quegli stessi animali che aveva protetto (le formiche lo aiuteranno a trovare le 1000 perle nel bosco; le anatre recupereranno per lui la chiave della camera da letto della figlia del re nelle acque del lago; l’ape si poserà sulle labbra della principessa più giovane addormentata insieme alle altre due sorelle identiche a lei ). Gli animali nella storia rappresentano le forze interiori alle quali fa appello Sempliciotto che, solo dopo aver raggiunto la piena integrazione della sua personalità (espressa simbolicamente dalla riuscita delle sue imprese), diventa padrone del proprio destino è re di un regno, di proprietà della principessa. Simbolicamente i tre animali rappresentano elementi diversi: le formiche rappresentano la terra, le anatre l’acqua in cui nuotano, e le api l’aria in cui volano. Fratello e sorella, Fratelli Grimm. L’unificazione della nostra duplice natura. Il tema della fiaba è la necessita dell'unificazione della nostra duplice natura per il raggiungimento della felicità. All'inizio della storia i due fratelli vivono insieme e sono inseparabili ad un certo punto uno spirito malvagio trasforma un fratello in un animale mentre l'altro rimane umano. Alla fine della storia l'animale riprende la forma umana e i due fratelli si ricongiungono per non separarsi più. A livello simbolico questi passaggi rappresenterebbero le tappe essenziali dello sviluppo della personalità umana (inizialmente la personalità del bambino è indifferenziata poi si sviluppano l'Es l'Io e il Super-io che successivamente devono essere integrati). La sorellina nella storia è simbolo di cure materne, promette al fratello trasformato in cerbiatto di non abbandonarlo, rappresentando di fatto il controllo dell’Io sull’Es. Nella storia sono presenti due grossi traumi della vita: l'abbandono della casa parentale e la creazione di una nuova famiglia. Questi sono i due periodi della vita in cui siamo maggiormente esposti alla disintegrazione ed è necessario rinunciare ad un vecchio sistema di vita e abbracciarne uno nuovo. I due protagonisti, dopo tre ripetizioni della stessa prova (il cervo che partecipa a tre giorni di caccia rimanendone ferito e la sorella che da defunta fa visita al figlioletto per tre notti), possono finalmente ritrovarsi e vivere la loro nuova esistenza Sindibad il marinaio e Sindibad il facchino. Le Mille e una notte. Fantasia contro realtà. La fiaba mette in scena il tema della fantasia contrapposta alla realtà. La storia, come si comprende già dal titolo, riguarda gli aspetti opposti di una stessa persona che sono proiettati su figure diverse: il facchino povero e stanco e il marinaio coraggioso e ricco. I due sono in realtà la stessa persona. La fiaba si suddivide in 7 parti in ognuna delle quali viene raccontata una storia (il numero 7 nelle fiabe rappresenta sia i giorni della settimana, sia ogni singolo

bambino tende a identificarsi con il terzo componente della storia poiché anche lui è terzo: il terzo componente della famiglia dopo la mamma e il papà; oppure dopo la coppia genitoriale e il fratello maggiore o, ancora, è il terzo di tre fratelli. Conflitti edipici e risoluzioni. Il cavaliere dalla splendente armatura e la Damigella in pericolo Durante Durante il conflitto edipico il bambino può provare risentimento verso il padre che gli impedisce di ricevere l’attenzione esclusiva della madre; vorrebbe farlo fuori ma, nonostante tutto, questa idea genera in lui poiché ha paura di vivere senza il padre. Vuole innanzitutto che sua madre lo ammiri come il più grande degli eroi. La fiaba suggerisce al bambino come può vivere con questi conflitti. Non c'è bambino di sesso maschile che non si sia rivisto nelle storie il cui protagonista è generalmente un improbabile eroe che mette alla prova sé stesso uccidendo un drago o risolvendo enigmi e che alla fine libera la bella principessa, la sposa e va a vivere con lei. La storia lascia intendere che non è il padre ad impedire al bambino di avere la madre tutta per sé ma è un drago malvagio ed è quello che il bambino inconsciamente vorrebbe sconfiggere (non il padre). I problemi edipici delle bambine invece sono diversi ed altrettanto differente è lo schema delle fiabe. Nella fantasia edipica di una bambina la madre è scissa in due figure: la madre meravigliosa e buona e la matrigna cattiva. Generalmente è quest'ultima, nelle fiabe, ad impedire alla fanciulla di vivere con il principe o a tenerla lontana dal proprio padre. Dato che tutto questo avviene in un paese immaginario i bambini (sia maschi che femmine) non sono costretti a sentirsi in colpa o in ansia per aver posto il padre nel ruolo di drago o di un malvagio gigante o la madre nel ruolo di una miserabile matrigna o di una strega. Paura della fantasia. Perché le fiabe sono state messe al bando. Secondo alcuni genitori le fiabe non presenterebbero quadri veritieri della vita e di conseguenza non sarebbero sane per i bambini non soffermandosi sul fatto che il mondo di un bambino sia in realtà molto diverso da quello di un adulto e non rendendosi conto che le fiabe non puntano a descrivere il mondo reale ma quello dell'immaginario. Alcuni ritengono che le fiabe possano immettere nella testa dei figli delle bugie, altri ritengono che lasciandosi trasportare troppo dalla fantasia delle fiabe i bambini possano finire col credere nella magia; in realtà ogni bambino crede nella magia e smette di crederci solo quando è adulto. Alcuni hanno paura che la fiaba possa allontanare i propri figli dalla realtà ma è vero l'esatto contrario: la fantasia fornisce all’Io un’abbondanza di materiale con cui lavorare che permette un sano sviluppo della personalità. Se il bambino viene privato della fantasia non avrà le risorse necessarie per affrontare le avversità che la vita gli porrà davanti. Il superamento dell’infanzia con l’aiuto della fantasia. In pratica le fiabe e la fantasia aiutano il bambino a superare l'infanzia. Lo aiutano soprattutto durante i momenti di scoramento dovuti alle delusioni e di epiche. Non appena il bambino è in grado di immaginare (cioè di concepire con la fantasia) una soluzione positiva alla sua situazione attuale, gli scoppi d'ira scompaiono, poiché, una volta che si è stabilita la speranza nel futuro, la difficoltà presente non è più intollerabile: la fantasia offre al bambino la speranza di ristabilire il proprio equilibrio ed evitare arresti di sviluppo. Nelle fiabe la vittoria non è sugli altri (come nel caso dei miti) ma soltanto su sé stessi e sulla propria malvagità proiettata sotto forma dell’antagonista dell’eroe. La conquista del Regno da parte dell'eroe è vista dal bambino come il raggiungimento della propria maturità. Il bambino si identifica nell'eroe grazie al fatto che la fiaba si avvale di simboli universali che gli permettono di scegliere, selezionare, ignorare e interpretare la fiaba in modi conformi al suo stato di sviluppo intellettuale e psicologico. La guardiana delle oche. La conquista dell’autonomia. Fratelli Grimm. Il tema di base di questa fiaba è il raggiungimento dell’autonomia dai propri genitori. Si racconta dell’usurpazione del posto dell'eroe da parte di un impostore. L'eroe, in questo caso, è una principessa che parte per cercare marito insieme ad una serva che, con l'inganno, si sostituisce a lei facendola passare per una guardiana di oche. Alla fine, l'inganno verrà svelato e la serva avrà la punizione che si merita (la morte). Questa fiaba esprime in forma simbolica due aspetti opposti dello sviluppo edipico: nel primo stadio il bambino crede che il genitore dello stesso sesso sia un usurpatore che ha illecitamente rubato il suo posto nel l'affetto del genitore dell'altro sesso. Nel secondo stadio il bambino inizia a comprendere che la sua idea di un’usurpazione del posto che gli spetterebbe non rispecchi la realtà: avverte, infatti, che sia lui stesso l'usurpatore che vorrebbe prendere il posto del genitore dello stesso sesso. La fiaba aiuta il bambino nel passaggio dal primo al secondo stadio e nell’accettazione del proprio posto di figlio. La storia raccoglie anche un'altra importante lezione il genitore non ha potere di assicurare lo sviluppo del proprio figlio fino alla maturità ma, per diventare sé stesso, il bambino devo affrontare da solo le prove della vita senza aspettarsi che il genitore lo salvi dalle conseguenze delle proprie azioni. Il fazzoletto, sul quale la madre della principessa fa gocciare tre gocce del proprio sangue, che avrebbe dovuto proteggere la ragazza, viene da quest'ultima perduto ed ella dovrà cavarsela da sola. Le tre gocce di sangue rappresenterebbero la maturità sessuale che la principessa sta per raggiungere e quindi anche l'indipendenza e l'autorealizzazione.

Fantasia, recupero, fuga e consolazione. Secondo Tolkien i fattori necessari in una fiaba sarebbero: la fantasia, il recupero dalla disperazione più profonda, la fuga da qualche pericolo e la consolazione. Sempre Tolkien sottolinea che tutte le fiabe devono avere un lieto fine che è ciò che piace di più ai bambini che, infatti, preferiscono proprio per questo motivo le fiabe più vecchie (le fiabe moderne hanno finali tristi e spesso sono sprovviste del momento della fuga e della consolazione). Bettelheim aggiunge anche l'elemento della minaccia che mina l'esistenza fisica e morale dell'eroe. La psicoanalisi ha chiamato questa minaccia “angoscia da separazione” che viene superata per sempre quando si trova il partner ideale con cui stabilire il rapporto personale più soddisfacente. Come raccontare le fiabe. Affinché la fiaba riesca a comunicare appieno i suoi messaggi consolatori e i suoi significati simbolici ed interpersonali dovrebbe essere raccontata piuttosto che letta: la narrazione, infatti, è preferibile alla lettura poiché permette una maggiore flessibilità (ognuno aggiunge o elimina ciò che ritiene opportuno). La forma stampata di una storia la priva di gran parte del suo valore e non le permette di essere un'esperienza condivisa tra il bambino e l'adulto. Ascoltare una fiaba può essere paragonato ad uno spargimento di semi che solo in parte germogliano nella mente del bambino: alcuni hanno immediatamente effetto, altri stimolano processi nel suo inconscio. Il bambino mentre ascolta si sente compreso nei suoi più intimi sentimenti, nei suoi più ardenti desideri, nelle sue più gravose angosce e nelle sue più grandi speranze senza bisogno che l'adulto spieghi il significato della fiaba. È assolutamente necessario che il narratore comprenda il messaggio che la fiaba ha da offrire, così da selezionare quelle storie più appropriate allo stadio di sviluppo del bambino e alle difficoltà psicologiche che sta attraversando. Parte seconda; Nel regno delle fate. Hansel e Gretel, fratelli Grimm. Il racconto parte presentando la famiglia dei due; Una famiglia povera che non poteva più badare ai figli, ciò portò i genitori a prendere una grave decisione: quella di abbandonare i figli. I piccoli ascoltarono i genitori durante la notte mentre parlavano appunto, di abbandonarli. A quel punto Hansel, decise di raccogliere dei sassi per poter segnare così la strada per poter tornare a casa nel caso in cui genitori li avessero abbandonati. Grazie a questo metodo i fratelli riuscirono a tornare per la prima volta ma i genitori li abbandonarono nuovamente. Allora la seconda volta i fratelli lasciarono delle mollichine lungo la strada, ma vennero mangiate degli animali che abitavano il bosco. A quel punto nella ricerca della loro casa si imbatterono nella casa di marzapane e cominciarono a mangiarla. Dalla casa uscì un’anziana signora che li ospitò, ma poi tentò di mangiarli per punirli. Gretel alla prima occasione la spinse in un forno della casa mentre la donna vi si affacciava. L’anziana donna morì, e loro le rubarono tutto il tesoro. Usciti dalla casa con il bottino, trovarono i genitori che li stavano cercando in preda ai sensi di colpa, così i bimbi consegnarono il tesoro ai genitori e tornarono a casa. Simboli: La madre simboleggia l’attaccamento primordiale, Ho dettato anche dal fatto che è la prima fonte di cibo (infatti prima di abbandonarli per l’ultima volta gli porge un pezzo di pane per mangiare) La storia si concentra più sulla figura della madre e dell’attaccamento che i bimbi vivono con quest’ultima, E dunque per questo che il padre non compare quasi mai e che i bambini tentano ancora una volta di tornare a casa. La casa di marzapane rappresentava per loro un riparo, invece decisero di mangiarla, questo perché la casa può dare sfogo alla loro regressione orale più primitiva. Quindi perché i bambini mangiano ciò che avrebbe potuto salvarli? Perché sono ingannati dalla necessità di soddisfare un bisogno orale. Questo bisogno rappresenta in qualche modo ciò che non si riesce a controllare, che conduce sempre alla distruzione (infatti la strega cercherà di mangiarli per punirli) e questo simbolicamente significherebbe l’importanza di imparare a controllarsi. L’obiettivo è dunque quello di superare le proprie difficoltà edipiche. Alcuni passaggi all’interno della fiaba lasciano sotto intendere che ci sia stata un’evoluzione/ trasformazione: Infatti il ruscello simboleggia l’evoluzione da uno stato all’altro; e il fatto che i bambini escano dalla casa della strega con un bottino che viene poi donato ai genitori, rappresenterebbe una trasformazione da bambini dipendenti a indipendenti che riescono a mantenere se stessi e anche i genitori. Cappuccetto Rosso. (Perrault e poi fratelli Grimm) La versione più famosa è quella dei fratelli Grimm ma quella letteraria inizia con Perrault. Nella versione di Perrault Cappuccetto Rosso: Dà le indicazioni precise sull’abitazione della nonna; il lupo non indossa i vestiti della nonna; cappuccetto Rosso si mette nel letto nuda insieme al lupo; nessuno si raccomanda a cap. Rosso di non attardarsi con degli sconosciuti. Perrault, da un significato alle sue fiabe indirizzandole a bambini con un certo livello di maturità. Infatti l’età che viene presa in considerazione un cappuccetto Rosso, non è la stessa di Hansel e Gretel. Qui ci si riferisce all’età scolare, ci si addentra nella pubertà. Infatti quel problema non è più, come succedeva per Hansel e Gretel, quello di risolvere i propri nati desideri materni, ma di risolvere nel subconscio gli attaccamenti edipici, che portano con sé il

sconfitti da Jack tramite l’uso della sua mascolinità. Trasformazione da Jack immaturo a Jack maturo capace di dominare i propri istinti. In Jack e il fagiolo magico, ci viene detto che la buona mucca Bianchina, A smesso di dare latte che fino a quel momento aveva sfamato il bambino e sua madre. Inizia così l’espulsione da un paradiso infantile che continua con la madre che deride Jack perché crede nel potere magico dei suoi semi. Si decide che la mucca doveva essere venduta e questo rappresenterebbe la rinuncia alla dipendenza orale. La storia dice che Jack cerca di un lavoro, ma non è riuscito a trovarlo Perché non era ancora in grado di destreggiarsi in modo realistico nella vita. L’uomo che gli dai i fagioli magici si rende conto di questo, a differenza della madre.soltanto la fiducia che il suo corpo, o più specificatamente, la sua sessualità in boccio, gli può procurare permette al bambino di rinunciare al proprio attaccamento alla soddisfazione orale, ecco perché Jack è disposto a dare la mucca, che rappresenterebbe la madre, in cambio dei fagioli. La madre invece di approvare il primo atto di indipendenza e di iniziativa di Jack lo ridicolizzare per quello che ha fatto, si arrabbia con lui, lo picchia e, peggio ancora, torna alla pratica del suo potere di privazione orale: come punizione per aver Dato prova di spirito di iniziativa, Jack viene mandato a letto a stomaco vuoto. La storia dice che quando Jack si sveglia la stanzetta e semi oscurata dalla pianta di fagiolo sulla quale lui si arrampica fino al cielo per il gambo e incontra un orco. (Questi erano in realtà soltanto una sequela di sogni) Ecco quindi pericoloso incontro di Jack con l’orco, cioè col padre edipico.ogni volta che Jack si sente in pericolo compie una regressione all’oralità. Il fatto che lui non sia pronto a dar fiducia a questa virilità appena scoperta, è indicato dalla sua richiesta di cibo alla moglie dell’orco per placare la sua grande fame. Al suo primo viaggio Jack ruba una borsa piena d’oro e ciò darà a lui e a sua madre le risorse per comperare ciò di cui hanno bisogno, ma alla fine rimangono senza soldi. Al suo secondo viaggio Jack si procura la gallina che depone le uova d’oro, Imparando che si rimane senza determinate cose se non si possono produrre o farsele produrre. Stanco di accaparrarsi solo beni materiali, Jack ottiene in un secondo tempo l’arpa d’oro: simboleggia la bellezza l’arte e le cose più elevate della vita. Quando l’orco insegue Jack nella sua discesa dalla pianta, Chiama sua madre per farsi dare l’ascia e tagliare il gambo ma al vedere le ciclopiche gambe dell’orco, quest’ultima rimane impietrita.Jack afferra lascia Italia il gambo della pianta di fagiolo, facendo precipitare l’orco, che rimane ucciso dalla caduta. Così facendo già così libera del padre.alla fine della storia, Jack è pronto a rinunciare alle fantasie falliche Per cercare invece di vivere nella realtà, nella misura in cui può farlo un ragazzo della sua età. La Madre, che considerò suo figlio un autentico sciocco per lo scambio che aveva fatto, si rivela come la vera sciocca perché non riuscì a riconoscere che suo figlio si stava sviluppando, dal bambino che era, in un adolescente. se un bambino non riceve la sensazione che suo padre è lieto di trovarlo a casa, sarà terrorizzato dalle fantasie da lui concepite durante la sua assenza, perché non includevano il genitore. (Jack causa della povertà del padre) la moglie dell’orco nasconde Jack in un luogo sicuro, appartato, così come il grembo della madre aveva offerto sicurezza da tutti i pericoli. E anche se la borsa d’oro e, ancor di più, la gallina rappresentano idee anali di possesso, La storia assicura che il bambino non sia resterà allo stadio anale di sviluppo: egli si renderà ben presto conto che deve sublimare queste idee primitive e trovarle insoddisfacenti. Infatti nell’ultimo viaggio Jack porta con sé un’arpa d’oro. La Regina gelosa di “Biancaneve” e il mito di Edipo. Il tema della regina di Biancaneve è analoga a quella di Edipo. Biancaneve racconta di come un genitore venga distrutto dalla gelosia verso la figlia. Meno una persona nella propria infanzia è stata in grado di risolvere in modo costruttivo i propri sentimenti edipici e più c’è il pericolo che possa esserne nuovamente travagliata. La fiaba allora, avverte il bambino che anche il genitore può provare questi sentimenti e che non deve preoccuparsi perché egli riuscirà a sopravvivere nonostante le complicazioni create da questi sentimenti. Per quanto riguarda la regina di Biancaneve, deve esserci qualcosa nel suo passato che la resa vulnerabile, tanto da fargli odiare colei che dovrebbe amare. Trama del mito di Edipo: Edipo è figlio di Laio, re di Tebe, e della sua sposa Giocasta. L’oracolo di Delfi rivela a Laio che il figlio avuto da Giocasta, divenuto grande, lo ucciderà. Laio allora consegna Edipo a un pastore perché lo abbandoni sulla vetta del monte Citerone. Edipo è trovato e cresciuto da Polibo, re di Corinto, e da sua moglie Peribea. Divenuto adolescente, Edipo viene a sapere da un ospite della casa che lui non è l’erede al trono. Si rivolge all’oracolo di Delfi. Questi gli predice che ucciderà suo padre e sposerà la madre. Per non far avverare la profezia, Edipo abbandona Corinto e si dirige verso Tebe. Lungo la strada incontra un carro guidato da un uomo in età matura che gli ingiunge di lasciargli il passo. Ne nasce un violento litigio, al termine del quale Edipo uccide il vecchio, senza sapere che in realtà si tratta del padre Laio. Si è realizzata la prima parte della profezia. Mentre nei miti la distruzione avviene e poi vi è la punizione definitiva del genitore, nelle fiabe c’è la speranza che questi attaccamenti possono essere superati e ciò conduce alla felicità: cenerentola, belle la bestia, Biancaneve, Rapunzel.

Biancaneve, fratelli Grimm. Questa fiaba è stata narrata per secoli in varie forme in tutti i paesi e le lingue d’Europa. La storia comincia E con la madre di Biancaneve che si punge il dito e lascia cadere sulla neve tre gocce di sangue. Qui sono accennati i problemi che la storia si pone di risolvere: l’innocenza sessuale, infatti alla bianchezza della neve fa contrasto il desiderio sessuale del sangue Rosso. Le fiabe preparano i bambini ad accettare quello che altrimenti è un evento molto sconvolgente. Le tre gocce di sangue rappresentano un presupposto del concepimento, perché soltanto dopo questa e fusione il bambino può nascere. Senza spiegazioni particolareggiate il bambino impara che senza e fusione di sangue nessun bambino, neppure lui, avrebbe potuto nascere. L’atto della regina che consulta lo specchio per conoscere il proprio valore, Ripete l’antico tema di Narciso. Narciso ma va soltanto se stesso a tal punto che finì inghiottito dalla propria autoammirazione. Fintanto che il bambino è totalmente dipendente, rimane, per così dire, parte del genitore: non minaccia il narcisismo del genitore. Per la bambina il suo amore per il padre è la cosa più naturale del mondo, e altrettanto naturale è l’amore di tuo padre per lei. La bambina, se da una parte vuole che suo padre l’ami più di quanto ama sua madre, dall’altra parte non può accettare che questo possa rendere sua madre gelosa di lei. La bambina, non può permetterti di essere gelosa di un genitore (cosa che rappresenta una grave minaccia alla sua sicurezza) in tal caso proietta i suoi sentimenti su questo genitore e la gelosia verso la madre si trasforma Nel pensiero dettato dal desiderio “la mia mamma è gelosa di me”. Il senso di inferiorità viene difensivamente tramutato in senso di superiorità. La storia antica di Biancaneve suggerisce chi è la competizione fra un genitore suo figlio rende la vita intollerabile sia all’uno che all’altro. In Biancaneve, come cappuccetto Rosso, compare un uomo che può essere visto come rappresentazione inconscia del padre: il cacciatore. La figura del cacciatore e nelle fiabe così frequente perché: la caccia è una pratica tipicamente maschile ed era inoltre un privilegio aristocratico, ecco dunque un buon motivo per vedere il cacciatore come una figura di prestigio. Sotto questa luce dobbiamo considerare le zoo fobie da cui nessun bambino è del tutto libero.nei suoi sogni e nelle sue fantasticherie il bambino è minacciato e perseguitato da animali feroci, creazioni della sua paura e del suo senso di colpa.Tuttavia in Biancaneve, il padre-cacciatore manca di assumere una posizione energica e ben definita. Non lo uccide con le proprie mani ma l’abbandonò nel bosco, dove pensa che verrà divorata dalle fiere. Il cacciatore cerca di placare sia la madre, apparentemente seguendo negli ordini, sia la figlia, limitandosi a non ucciderla.l’odio e la gelosia della madre sono la conseguenza dell’ambivalenza paterna, un padre debole non serve molto a Biancaneve, così come servi poco ad Hansel e Gretel. Sei una ragazza non può formare una positiva identificazione con sua madre, non solo rimane fissato i confini tipici, ma instaura la regressione, questo accade quando non si riesce a raggiungere il successivo e superiore stadio di sviluppo per cui è cronologicamente pronta. La regina è bloccata allo stadio orale in corporativo, infatti essa ordina al cacciatore non solo di uccidere Biancaneve ma anche di Tornare con i suoi polmoni e il suo fegato per mangiarli. Secondo il pensiero le costumanze dei primitivi, l’individuo acquisisce poteri e le caratteristiche di ciò che mangia. Lo specchio magico sembra parlare con la voce di una figlia anziché con quella di una madre. Il fatto che Biancaneve continui a cedere alle tentazioni che la matrigna le tende, sta significare che i nani sono incapaci di proteggerla e che sua madre continua ad avere su di lei un potere: non è possibile liberarsi dell’impatto con i propri genitori e con i propri sentimenti nei loro confronti fuggendo da casa.ancor prima di imbattersi nei nani, Biancaneve dimostra di poter controllare i suoi desideri orali: benché molto affamata, mangia soltanto un boccone da ciascuno dei sette piatti, e beve soltanto una goccia da ciascuno dei sette bicchieri, così da non privare Troppo troppo nessuno di loro. Il nome Biancaneve sembra derivare remota mente dal sole: il suo nome suggerisce la bianchezza e la purezza della luce splendente.secondo gli antichi, il sole circondato da sette pianeti: da qui i sette nani. I nani estraggono metalli, di cui in passato se ne conoscevano comunemente soltanto sette. Dunque i nani sono eminentemente maschi, ma maschi che non hanno avuto uno sviluppo completo. Il loro sistema di vita, il loro interesse per i beni materiali con esclusione dell’amore fanno pensare ad un’esistenza pre edipica. La prontezza con cui Biancaneve si lascia ripetutamente tentare dalla matrigna, suggerisce quanto le tentazioni della matrigna si avvicinino agli ultimi desideri di Biancaneve. La terza volta, Biancaneve cede alla tentazione e addenta la mela fatale che la regina le ha porto. La simbologia della mela è molto particolare: quest’ultimo rappresenta l’amore e il sesso, sia nel suo aspetto benigno che in quello pericoloso. Una mela offerta da Afrodite, la dea dell’amore, dimostrò che essa era preferita Ale dei costi, e ciò condusse alla guerra di Troia. Fu con la mela biblica che l’uomo fu indotto a rinunciare alla sua innocenza per ottenere la conoscenza e la sessualità. La mela nell’iconografia rappresenta il seno materno. Biancaneve mangia la parte rossa della mela e questo rappresenta la fine della sua innocenza. Quando mangio la parte rossa della mela, la bambina che è Biancaneve muore, e viene sepolta in una bara di vetro trasparente. Essa riposa allungo, visitata non solo dei nani ma anche da altri uccelli: prima un gufo, simbolo di saggezza, poi un corvo, simbolo di consapevolezza matura, poi una colomba che rappresenta Tradizionalmente l’amore.soltanto allora la persona è pronta per un partner dell’altro sesso: per Biancaneve lo è il principe, che la portata via dalla sua bara facendole sputare la mela avvelenata riportandola in vita, pronta per il matrimonio. E questo sancisce la sua definitiva liberazione dall’oralità primitiva. Molti eroi di fiabe, a un punto cruciale dell’oro sviluppo, piombano in un sonno profondo o rinascono. Ogni risveglio simboleggia il raggiungimento di uno stadio superiore di maturità e di conoscenza, una sorta di rinascita.coloro che rimangono

Un giorno il ritorno da lei, e la trovo con i bimbi e sveglia… La moglie del re scoprì il suo segreto e mando a prendere di nascosto i due bambini. Ordinò poi che fossero cucinati E serviti a suo marito. Il cuoco nascosti i bambini in casa e cucino due capretti.un giorno la moglie manda a chiamare anche Talia, Per gettarla nel fuoco, ma il re gettò la regina e i due vissero felici e contenti con i due figlioletti ancora vivi. La storia termina dicendo: “la gente fortunata, così ha detto, incontra la fortuna pure a letto.” La bella addormentata nel bosco è oggi nota principalmente in due diverse versioni: quella di Perrault e quella dei fratelli Grimm. Nella storia di Basile a re padre subentra il re amante. Perrault l’accedemico, raddoppia le distanze fra la sua storia e quella di Basile, infatti i due re sono trasformati in un re e in un principe, e quest’ultimo è ovviamente un giovane non è ancora sposato e senza figli. Nella storia di Perrault, la regina non è follemente gelosa per il tradimento di suo marito, ma appare come la madre edipica, così gelosa della ragazza di cui suo figlio, il principe, si è innamorato da cercare di distruggerla. Questa versione della fiaba non è fornita una spiegazione per l’audio che hanno i balistico della regina, ma ci viene detto di punto in bianco che la madre del principe azzurro è in realtà un’orchestra divoratrice di bambini che vuol mangiare i propri nipoti. È facile comprendere come l’autore non giudicasse opportuno raccontare alla corte di Francia, una storia in cui un re sposato stupra una fanciulla addormentata, la mette incinta, se ne dimentica completamente si ricorda di lei dopo un certo tempo soltanto per caso.con queste due parti così incongrue, è comprensibile come la storia termini nell’esposizione orale.E questa versione che i fratelli Grimm ascoltarono il registrarono: la versione più nota allora come oggi.nella versione dei fratelli Grimm viene presentata una situazione in cui un re e una regina aspettano il figlio da molti anni il quale però stenta ad arrivare. Venne loro profetizzata la nascita della figlia da una rana, che poi arriverà effettivamente. In questa versione ci sono inoltre 13 fate, il cui ruolo non è di fondamentale importanza per la trama ma è utile per introdurre l’elemento di contrasto, la fata che si sente trascurata che manda la maledizione. Le 13 fate ricordano i 13 mesi lunari in cui anticamente era suddiviso l’anno. Il re, maschio, non comprende la necessità delle mestruazioni e cerca di impedire a sua figlia di avere la fatale e fusione di sangue ma, malgrado tutte le precauzioni che un padre può prendere, quando la figlia è abbastanza matura raggiungerà comunque la pubertà.quando diventa un adolescente, la ragazza esplora le zone di esistenza in precedenza in accessibili, rappresentate dalla camera nascosta dove una vecchia sta filando. Ma quando la bella addormentata a finalmente raggiunto la maturità fisica ed emotiva ed è pronta per l’amore, e con esso per il sesso del matrimonio, ciò che era sembrato impenetrabile diventa accessibile. Infatti quando la principessa è pronta, il muro di Robbie si trasforma in un muro di fiori grandi e splendidi che lasciano entrare il principe. Nella più antica versione della fiaba sì da un’altra interpretazione, non è nella mestruazione né il matrimonio a rendere completa la donna, ma nutrire un bimbo al proprio seno. Cenerentola. La fiaba probabilmente più famosa, che piace ad adulti e bambini è Cenerentola. In essa sono affrontati alcuni argomenti importanti a livello psicologico: la morte della madre, il secondo matrimonio del padre e il rapporto con la matrigna, la rivalità con le sorellastre, la parzialità delle attenzioni verso i figli e, infine, la rivalità al femminile tipica dell’adolescenza. Lo psicologo Bruno BETTELHEIM, ritiene che cenerentola riveli le angosce e le umiliazioni che si esasperano nell’inconscio dei bambini nell’ambito dei rapporti familiari.questa fiaba piace sia ai maschietti che alle femmine, perché permette loro di identificarsi con la sensazione di rivalsa che trasmette. La fiaba tende a mostrare personaggi come vere e proprie caricature di qualità e di comportamenti. Il male il bene sono sempre ben distinti. Rilevante è il personaggio della matrigna cattiva, che umilia e maltratta la povera cenerentola. La figura della matrigna permette, ad una lettura più profonda, di vedere che la madre non è solo “buona” ma si presenta anche con il suo lato negativo, un po’ streghe scopo, che è però necessario alla crescita e ad abbandonare le fantasie di simbiosi con la madre buona. Nella mente del bambino, tramite la lettura della fiaba, quando si prova rabbia nei confronti della mamma, Quest’ultimo compie mentalmente una divisione che gli permette di odiare la parte cattiva della madre, ossia quella della matrigna, mantenendo intatto i sentimenti verso la madre e buona. Questo proteggerebbe in consciamente il bambino dalla paura di essere distrutto dai suoi sentimenti negativi E dai sensi di colpa. In questa fiaba è implicita anche la delusione di un padre assente, che obbliga la ragazza ad appoggiarsi interamente alla madre per identificarsi con una figura genitoriale ma anche per accogliere dentro di sé la femminilità adulta. La sicurezza e la consapevolezza che la ragazza acquisisce, sta nella percezione che la madre sia buona che cattiva e sa che quest’ultima non offrirà più l’amore incondizionato dell’infanzia : Cenerentola comprende che la madre e pretende da lei un comportamento adulto e responsabile. La fiaba di cenerentola tratta anche un altro tema molto comune nell’infanzia e nell’adolescenza: la gelosia tra fratelli o sorelle. Il tema della rivalità fraterna non conosce “ere“ Infatti è presente in molte storie già ai tempi di Romolo e Remo. Ma la fiaba parla di sorellastre, un espediente usato dall’autore per rendere accettabile a livello psicologico una conflittualità che non si vorrebbe vivere tra fratelli biologici.tale gelosia, infatti, comporta un senso di esclusione di rabbia difficili da tollerare senza vivere una serie di sentimenti negativi, quali sensi di colpa, vergogna e percezione

di essere cattivi. I fratelli e le sorelle vengono percepiti come intrusi, che rubano le attenzioni all’affetto dei genitori. Cenerentola rimane per tanto tempo nella cenere perché probabilmente merita di essere punita e maltrattata: nonostante il senso di colpa, cerca di rivalersi dalle sue stesse pulsioni nel considerarsi superiore ai propri fratelli e sorelle e al genitore di sesso opposto. Infatti nella mente del figlio maltrattato si crea un senso di esclusione da un lato ed una presunzione di superiorità dell’altro. Questa è una sorta di difesa psicologica per cui la consapevolezza dell’inferiorità si trasforma in pretesa di superiorità. Il bambino che legge cenerentola riesce facilmente ad immedesimarsi nei panni di quest’ultima, ma riescono anche a ricondurre facilmente la colpa ai genitori. Infatti la rivalità fraterna trae la sua vera origine dei sentimenti del bambino nei confronti dei genitori, per cui i bambini si sentono minacciati quando i loro genitori danno attenzione agli altri figli e perché temono di non poter conquistare il loro amore. Così quando ascoltano le cattiverie che le sorellastre fanno a cenerentola, i bambini si sentono giustificati riguardo tutti i pensieri cattivi che possono rivolgere ai propri fratelli. Al contempo, però, egli sa di dover ubbidire, mentre invece prova sentimenti di collera nei confronti dei genitori, così dopo l’odio sopraggiunge il senso di colpa. Altro aspetto importante della fiaba è la rivalità con la matrigna, che rimanda la competizione della bambina con la madre tipica della fase edipica, in cui la bambina desidera “eliminare“ la madre per contendersi l’amore del padre. Ma per quanto un bambino possa soffrire a causa della rivalità fraterna, o del desiderio di attenzione dei genitori, la fiaba di cenerentola gli mostra che il suo essere comunque buono, lo solleverà dalla miseria della sofferenza. Il bambino capirà che può comunque sistemare le cose e raggiungere la felicità: nella fiaba è rappresentato dall’avanzamento di livello dallo stadio povero a quello di principe o principessa. Secondo BETTELHEIM, la fiaba maschera una proiezione della rabbia e delle fantasie distruttive della ragazza sulla matrigna, che le pone dei limiti e ne ostacola l’autonomia e l’indipendenza. Per l’adolescente, è un miscuglio di sentimenti complessi, perché da un lato c’è la paura di staccarsi dalla madre, mentre dall’altro la ragazza sente che per diventare una donna deve mettersi alla prova, ribellandosi a certe regole che la madre ha dato. Quindi a livello emotivo la ragazza si sente come se stesse tradendo la madre, ma questo tradimento è indispensabile per scoprire la sua femminilità, ma comporta l’insorgere di sensi di colpa. Un’altra interpretazione potrebbe essere quella che riconduce questo modo di agire della madre ad una sessualità non vissuta di quest’ultima. Infatti la madre sembra non viversi la sua parte erotica, altrimenti non si sentirebbe sfidato dalla bellezza della sessualità nascente della figlia. Cenerentola si avvale di poteri magici: la fata che produce il vestito, la carrozza che la conduce fino al palazzo del re indicano che le sue risorse interne sono rimaste intatte, unitamente alla sua voglia di riscatto che la porta a reagire e a non diventare succube degli ostacoli. Questa fiaba ci pone di fronte al concetto della possibile trasformazione di energie negative in positive: lei infatti non si arrende alla sua condizione e continua a sperare e ad avere fiducia nel futuro, sa che può contare su valori profondi che trova dentro di te.e cenerentola ci parla anche di una tipica dinamica familiare ed è la possibilità che ognuno ha di poterne uscire fuori, senza restare vittima del destino che qualcun altro ha scelto per noi. Cenerentola viveva tra la cenere, simbolo di degradazione e di rivalità fraterna, ma anche il timore di non poter conquistare l’amore e la stima dei genitori. Dietro l’umiltà di cenerentola si nasconderà convinzioni di superiorità sulla madre e le sorelle. E alla fine del periodo edipico, il desiderio dell’amore, viene represso come cattivo. Tuttavia le sensazioni sessuali il bambino continua a provarle e per questo si sente sporco indegno.Il ballo rappresenta l’imperniarsi sessualmente e anche la paura di farlo. La scarpetta rappresenta l’organo sessuale femminile Il ciclo fiabesco dello sposo animale. La lotta per la maturità. Fanno Parte del ciclo fiabesco: “la fiaba dell’uomo che andò in cerca della paura”, “Biancaneve è Rossarosa”, “il re ranocchio”, “cupido e psiche”, “il maiale fatato”, “barbablu” e “la bella e la bestia”. Queste storie suggeriscono che l’innamoramento dell’eroina è una faccenda molto più complicata del fatto che venga svegliata o scelta da qualche principe. I salvatori si innamorano di queste eroine per via della loro bellezza, che simboleggia la loro perfezione.come a voler dire che l’innamorarsi a qualcosa che succede: essere innamorati richiede molto di più. Tutte le storie finora prese in considerazione indicano che se si vuole acquisire una propria personalità, raggiungere l’integrità e assicurarsi la propria identità, è necessario attraversare difficili sviluppi. Questo sviluppo autogeno, non è ancora sufficiente per la felicità, perché per raggiungerla è necessario superare il proprio isolamento e creare un legame con un’altra persona, abbandonare l’io a favore di un noi. Il messaggio è che dobbiamo rinunciare gli atteggiamenti infantili e assumerne altri, maturi, se vogliamo stabilire quel rapporto di intimità con un’altra persona che promette felicità duratura per entrambi.le fiabe preparano a quest’operazione in modi che permettono al bambino di conseguire una comprensione pre conscia su argomenti che lo turberebbero troppo se fossero sottoposti senza tatto alla sua attenzione. Se la vogliamo mettere in termini psicoanalitici, bisogna annullare la repressione del sesso.in molte fiabe l’intrepido eroe uccide draghi, si batte con giganti e mostri, streghe e maghi.alla fine il bambino intelligente comincia a chiedersi cos’è che questi eroi cercano di dimostrare. Se non si danno minimamente pensiero della propria sicurezza, come possono offrire sicurezza la donzella da loro salvata? Ciò che appare come un’assenza di sentimenti in realtà il vuoto lasciato dalla repressione, e questa repressione deve essere eliminata perché la felicità matrimoniale, che

Cupido e psiche. Apuleio La tradizione dello sposo animale, inizia con cupido e psiche di Apuleio, nelle Metamorfosi. Cupido benché sia un Dio, rimane invisibile psiche perché sei stata ingannata dalle sorelle maggiori, e crede che cupido sia un serpente dalle 1000 spire. Sì che è la sorella minore, così bella da suscitare la gelosia di Afrodite, la quale ordina al figlio Eros di farla innamorare del più ripugnante degli uomini. I genitori di psiche preoccupati che la figlia non abbia ancora trovato marito, consultano l’ora quello di Apollo, il quale gli dice che la figlia deve essere lasciata su uno scoglio per essere preda di un mostro terrificante. La fanciulla viene accompagnata in loco con un corteo funebre, dopo essersi poggiata sullo scoglio, un vento leggero fa discendere psiche dallo scoglio e la trasporta in un palazzo dove vengono soddisfatti tutti i suoi desideri: qui è rosso, andando contro gli ordini della madre, tiene nascosta l’amata psiche.nella notte, Eros, sotto sembianze di un essere misterioso si congiunge nel letto con psiche come suo sposo. Le sorelle di psiche, invidiose, le consigliano di mozzare la testa del mostro con un coltello.quando però la luce illumina Eros, psiche scopre che è un giovane bellissimo e fa un movimento falso con la mano che sconterà Eros. Disperata tenta di uccidersi. Perseguitata dalla gelosia di Afrodite, psiche dovrà superare prove difficilissime, come scendere nell’oltretomba. Eros, guarito dalle ferite e commosso dall’amore di psiche convince Zeus a farla diventare una dea.i due si sposano sull’Olimpo e loro figlio si chiamerà Piacere. Il corteo funebre rappresenterebbe la morte della sua verginità. In questo racconto ci imbattiamo per la prima volta nel motivo delle sorelle gelose della sorella minore, un altro elemento che appare per la prima volta e lo sposo assente durante il giorno è presente solo nell’oscurità: si pensa che sia mostro di giorno è umano a letto, Come se volesse tenere separate la vita e la sessualità. Il maiale fatato. Questa è una fiaba rumena E parla di un re che ha tre figlie. Il re deve partire per la guerra e quindi raccomanda alle figlie di comportarsi bene di accudire la casa e lei avverte di non entrare in una stanza di servizio se non vogliono subire gravi conseguenze.e alla figlia maggiore piacerebbe tanto entrare in quella stanza quindi propone alle sorelle di entrare insieme. I ragazzi entrano e trovano soltanto un ampio tavolo con sopra un libro aperto. La figlia maggiore legge che dovrò sposare un uomo venuto dall’oriente, la seconda un uomo venuto dall’Occidente e la figlia minore apprende che sposerà un maiale proveniente dal Nord. È un enorme maiale arriva dal nord e chiede di sposare la figlia minore, il re deve cedere ai voleri del maiale e consiglia sua figlia di accettare quanto è stato ordinato: mentre si dirigono verso casa, il maiale esigiate in un acquitrino e si copre di fango.passano la notte insieme ed essa si accorge che ho letto il maiale si trasforma in un uomo, per diventare un maiale la mattina dopo.la ragazza chiede una strega come fare per non far tornare il marito nelle sembianze del maiale e quest’ultima le consiglia di legarlo ad un filo intorno alla gamba durante la notte. Io sto segue questa raccomandazione ma suo marito si sveglia e le dice che deve lasciarla perché lei ha tentato di affrettare le cose, egli scompare. La ragazza, nelle sue interminabili peregrinazioni in cerca del marito, va sulla luna, sul sole e nel vento. Alla fine dopo aver consumato tre paia di calzari di ferro e perfino la punta del suo bastone da acciaio, io sto arriva davanti a un monte, dove trova suo marito. Durante il suo viaggio alla ricerca del marito gli vengono date delle ossa di gallina che lei userà per arrampicarsi sul monte e raggiungere l’uomo, ma arrivata quasi in vetta si rende conto che le manca un ultimo piolo. Decise di prendere un coltello e tagliarsi via il mignolo che le permetterà di raggiungere suo marito. I due regneranno come regnano soltanto due re che hanno sofferto molte avversità. Alcuni elementi importanti: la curiosità della moglie nell’affrettare la trasformazione del marito. La figura della strega rappresenta le anziane donne che mettono nella testa delle ragazzine l’idea che gli uomini siano delle bestie. Lo sposo animale e simbolo delle angosce sessuali della ragazza, che si tratti di angosce create da lei stessa oppure conseguenza nelle parole di donne più anziane.quello che sembrava mobile di notte appare diverso di giorno, soprattutto quando il mondo, con il suo atteggiamento critico verso il piacere sessuale riprende il sopravvento.per superare le angosce sessuali è necessario crescere come persona E purtroppo gran parte di questo sviluppo può essere conseguito soltanto mediante la sofferenza e soltanto con pazienza senza avere fretta. Barbablù. Perrault. Barba blu è il più mostruoso e bestiale di tutti i mariti delle fiabe. O è una storia inventata da Perrault. Questo uomo dalla barba blu cercava una moglie, ma gli risultava difficile vista la sua stranezza. Quando finalmente la trovo la porto a vivere nella sua fortezza, e quando egli dovette partire per la guerra lascio le chiavi alla principessa e si raccomanda di non aprire una specifica porta. La donna invito le sorelle a casa ehi fratelli che sarebbero arrivati poco dopo, ma il suo unico pensiero era quello di aprire con la stanza. Alla fine la principessa cadde nella tentazione apri la stanza trovando le principesse con le quali era stato sposato il marito, morte con un taglio sulla gola appese per i piedi. La stanza era piena di sangue così che anche la chiave con la quale aveva aperto la porta si sporcò di sangue. Quando uscì dalla stanza il re era già tornato e cerco di uccidere la anche la nuova moglie fin quando non arrivarono i fratelli di quest’ultima e uccisero barbablù. Questa storia da corpo a due emozioni non necessariamente collegate fra loro: l’amore geloso, quando qualcuno desidera a tal punto di tenere per sempre le persone amate essere addirittura disposta a distruggerle. In secondo

luogo anche i sentimenti sessuali possono essere tremendamente affascinanti e tentatori, ma anche molto pericolosi.l’infedeltà matrimoniale, simbolicamente espressa dal sangue sull’uovo della chiave, è una cosa che deve essere perdonata.se il partner non se ne rende conto, sarà lui a doverne patire le conseguenze. La persona che cerca di vendicarsi crudelmente di un’infedeltà viene meritatamente distrutta.è facile capire che questa è una storia dei tempi andati: non esistono più mariti tanto terribili da chiedere l’impossibile.la morale di questa storia avverte le donne a non cedere alla loro curiosità sessuale e consiglia gli uomini di non lasciarsi trascinare dalla collera se si è stati traditi sessualmente.soprattutto, non viene proiettato nessuno sviluppo verso una superiore umanità.i protagonisti, sia barbablù sia sua moglie, sono Totalmente le stesse persone sia l’inizio che alla fine del racconto. La Bella e la Bestia. La bella e la bestia si apre con una visione immatura basata sul presupposto che l’uomo abbia una duplice esistenza: come animale e come mente, simboleggiata dalla bella. Durante il processo di maturazione, questi aspetti artificialmente isolati dalla nostra umanità devono diventare unificati: è soltanto così che possiamo raggiungere una completa realizzazione umana. L’essenza della storia non è semplicemente il fiorire dell’amore della bella per la bestia, o anche il suo trasferimento del proprio amore per il padre alla bestia, ma la sua crescita durante il processo. Il matrimonio, È il punto terminale di un’evoluzione da una sessualità egocentrica, immatura ad una che trova il suo appagamento in una relazione umana di profonda devozione: la bestia rischia di morire per la sua separazione dalla bella, che sia la donna amata sia psiche cioè la nostra anima. È un’evoluzione da una sessualità primitiva egoistico aggressiva a una che trova il suo soddisfacimento nel contesto di un rapporto d’amore liberatamente stabilito. La fiaba a differenza del mito, non deve necessariamente manifestare i benefici dell’unione dei due protagonisti.essa si avvale di un’immagine più suggestiva: quella di un mondo dove i buoni vivono felici e i cattivi, possono ancora redimersi. La rosa rossa rappresenta il simbolo dell’amore paterno