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appunti sul pensiero filosofico di Agostino
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Con Agostino la stagione della filosofia greca viene ufficialmente traghettata all'interno del nuovo orizzonte cristiano. Il pensare di questo filosofo si mostra attraverso la sua autobiografia che sta all'interno della sua opera più celebre, le "Confessioni", questa costituisce un novum rispetto alla tradizione precedente. Qui Agostino ripercorre la vicenda del suo maturare come cristiano, a partire dalla prima iniziazione alla filosofia attraverso l'Ortensio Ciceroniano, passando per l'avvicinamento e poi allontanamento dal manicheismo, per la lettura dei libri neoplatonici di san Paolo fino all'incontro con il vescovo Ambrogio a Milano che ha determinato la sua conversione cristiana. Il senso del raccontarsi in prima persona sta nell'elevare la sua vicenda personale a testimonianza della instancabile ricerca della verità. L'atteggiamento della confessione è un attegiamento costante nelle opere di agostino, in quanto è l'atteggiamento tipico del pensatore e dell'uomo d'azione che ha come unico scopo quello di chiarire sè a se stesso e di essere quello che deve essere. Perciò Agostino dichiara di non voler conoscere altro che l'anima e Dio:
Il Cristo per Agostino è infatti maestro inteoriore, luce verità e vita, è artefice dell'umana capacità conoscitiva. Il presupposto filosofico della teoria agostiniana dell'illuminazione è la teroria platonica della conoscenza. Così come Platone, Agostino ritiene che nell'uomo esistano delle verità, ossia dei criteri di giudizio (es la giustizia, il bene, l'ugualianza ecc..) che non possono derivare dalla percezione dei sensi e dall'esperienza. Tuttavia mentre Platone, con la teoria della reminescenza, faceva derivare queste verità dal mondo delle idee, Agostino le fa provenire da Dio in base al principio secondo cui la verità immutabile non è la ragione, cioè l'uomo, ma è la legge della ragione. Da notare che l'illuminazione di cui parla Agostino appartiene all'ordine naturale e non va confusa con l'aiuto soprannaturale della grazia. DIO COME ESSERE VERITA' E AMORE (padre figlio e spirito santo) In Agostino possiamo trovare anche un abbozzo di ontologia intesa come classificazione dei vari aspetti della realtà. Agostino riconosce vari tipi di "essere" o meglio di "realtà":
Per Agostino Dio è l'autore non solo di ciò che esiste nel tempo ma del tempo stesso. Prima della creazione non c'era il tempo, che implica il mutamento delle cose create o il movimento degli astri, non c'era dunque un "prima" e non ha senso domandarsi cosa facesse dio "allora". L'eternità è al di sopra di ogni tempo: in Dio nulla è passato e nulla è futuro perchè il suo essere è immutabile, e l'immutabilità è un presente eterno in cui nulla trapassa. Il tempo, per quanto infinito nel passato e nel futuro, presuppone il mutamento e rimane estraneo all'immutabilità di Dio che è assenza di tempo o eternità. Bisogna perciò distinguere "eternità" e cioè realtà permanente, eterno presente senza passato e futuro, e "tempo" che implica il mutamento. A questo punto Agostino si chiede allora che cos'è il tempo. Esso certamente non è una realtà permanente. Allora vista la fuggevolezza del tempo, come facciamo a misurarlo? Agostino risponde: nell'anima. Il futuro non c'è ancora, ma c'è nell'anima l'attesa delle cose future; il passato non c'è più ma c'è nell'anima la memoria delle cose passate; il presente è privo di durata e trapassa in un istante ma nell'anima dura l'attenzione per le cose presenti. Il tempo, secondo Agostino, trova quindi nell'anima la propria realtà: nel distendersi della vita interiore dell'uomo attraverso la memoria, l'attenzione e l'attesa, nella continuità interiore della coscienza che conserva dentro di sè il passato e si protende verso il futuro. (ancora una volta il ripiegarsi della coscienza su se stessa appare come il metodo risolutivo di un problema fondamentale) Agostino riporta quindi la struttura del tempo alla coscienza definendolo "distensio o extensio animi". Intende dire che passato, presente e futuro esistono di per sè, ma soltanto in relazione all'anima, la quale intuisce il proprio presente, ricorda il proprio passato e attende il proprio futuro. IL PROBLEMA DEL MALE Agostino si approccia a questo problema inizialmente attraverso il manicheismo che però abbandona poichè questo faceva del male nono soltanto una realtà ma un principio sostanziale del mondo in quanto presupponeva uno scontro cosmico della divinità del bene con quella del male mettendo, in questo modo, in forse l'incorruttibilità di Dio. Agostino invece elabora la tesi opposta che nega totalmente la sostanzialità e la realtà del male mettondoci difronte una sorte di ottimismo teologico. Secondo il filosofo il male non ha una consistenza ontologica autonoma ma è semplice "privazione" di essere, ovvero di bene. Infatti, il male è sempre la corruzione di qualcosa che esiste e che pertanto è bene (visto che per il filosofo vale l'equazione essere=bene). Questo non toglie che nel mondo vi siano sia mali fisici che mali morali; secondo agostino i mali fisici fanno parte integrante di un ordine universale che nella sua globalità è bene, mentre il male morale risiede nel peccato ossia nella deficienza della volontà. Gli stessi mali fisici che affliggono l'uomo sono effetti del peccato originale e quindi anch'essi nell'economia della salvezza dell'umanità, hanno un significato positivo.