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Il pensiero filosofico di Agostino, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

appunti sul pensiero filosofico di Agostino

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 17/09/2021

alysia-d-amico
alysia-d-amico 🇮🇹

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AGOSTINO
Con Agostino la stagione della filosofia greca viene ufficialmente traghettata all'interno del nuovo
orizzonte cristiano. Il pensare di questo filosofo si mostra attraverso la sua autobiografia che sta
all'interno della sua opera più celebre, le "Confessioni", questa costituisce un novum rispetto alla
tradizione precedente. Qui Agostino ripercorre la vicenda del suo maturare come cristiano, a partire
dalla prima iniziazione alla filosofia attraverso l'Ortensio Ciceroniano, passando per l'avvicinamento e poi
allontanamento dal manicheismo, per la lettura dei libri neoplatonici di san Paolo fino all'incontro con il
vescovo Ambrogio a Milano che ha determinato la sua conversione cristiana. Il senso del raccontarsi in
prima persona sta nell'elevare la sua vicenda personale a testimonianza della instancabile ricerca della
verità. L'atteggiamento della confessione è un attegiamento costante nelle opere di agostino, in quanto è
l'atteggiamento tipico del pensatore e dell'uomo d'azione che ha come unico scopo quello di chiarire sè
a se stesso e di essere quello che deve essere. Perciò Agostino dichiara di non voler conoscere altro che
l'anima e Dio:
- l'anima è per lui "l'uomo interiore" ovvero l'io nella sua semplicità e nella verità della sua natura
- Dio è l'essere nella sua trascendenza e nella sua normatività, senza il quale non è possibile riconoscere
la verità dell'io.
Agostino ha dei predecessori in particolare Plotino ma, a differenza dei neoplatonici, per lui il ritorno a se
stesso e l'attegiamento di introspezione non è privilegio solo del sapiente ma può essere fatto da ogni
uomo. L'oggetto della ricerca di Agostino non è dunque il cosmo, ma l'uomo e cioè l'io, ossia la persona
nella sua singolarità e nella sua apertura a Dio.
RAGIONE E FEDE
Nella sua opera "Soliloqui" Agostino colloquia con la sua ragione ponendosi allo stesso tempo in qualità
di osservante e di osservato rispetto a se stesso e dichiara lo scopo della propria ricerca e scrive "io
desidero conoscere Dio e l'anima", ma questo per lui non richiede due indagini parallele o diverse perchè
per Agostino cercare l'anima significa cercare Dio. In questo continuo sforzo verso Dio che è l'esistenza
dell'uomo, ragione e fede sono strettamente connesse e in grado di collaborare. La teoria agostiniana a
riguardo si concretizza nelle sue celebri affermazioni "crede ut intelligas" (credi per capire) e "intellige ut
credas" (capisci per credere). Intende dire che per capire e quindi per fare filosofia in modo corretto e
per trovare la verità, è indispensabile credere, possedere la fede. Viceversa per avere una fede salda è
indispensabile comprendere ed esercitare l'intelletto e cioè filosofare.
CRITICA ALLO SCETTICISMO E TEORIA DELL'ILLUMINAZIONE
Agostino nelle sue opere porta avanti la sua ferma polemica contro lo scetticismo in quanto sostiene che
è impossibile dubitare di tutto perchè la nostra esistenza, ad esempio, non è dubitabile, anche se
dubitiamo dobbiamo per forza esistesre. Intende dire che per dubitare della verità bisogna in qualche
modo già essere nella verità, il fatto che dubitiamo è garanzia della nostra esistenza e quindi di una
verità. Pertanto questo apre la strada alla ricerca di Dio, che è Verità assoluta e che presuppone un
rapporto dell'uomo con la verità.
Dunque l'uomo non è verità ma ne accoglie una parte come dono, questo è possibile secondo Agostino
tramite la teoria dell'illuminazione, secondo la quale l'uomo non possedendo di per sè la verità, la riceve
da Dio che, simile ad una vivida luce, illumina la nostra mente permettendole di apprendere.
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AGOSTINO

Con Agostino la stagione della filosofia greca viene ufficialmente traghettata all'interno del nuovo orizzonte cristiano. Il pensare di questo filosofo si mostra attraverso la sua autobiografia che sta all'interno della sua opera più celebre, le "Confessioni", questa costituisce un novum rispetto alla tradizione precedente. Qui Agostino ripercorre la vicenda del suo maturare come cristiano, a partire dalla prima iniziazione alla filosofia attraverso l'Ortensio Ciceroniano, passando per l'avvicinamento e poi allontanamento dal manicheismo, per la lettura dei libri neoplatonici di san Paolo fino all'incontro con il vescovo Ambrogio a Milano che ha determinato la sua conversione cristiana. Il senso del raccontarsi in prima persona sta nell'elevare la sua vicenda personale a testimonianza della instancabile ricerca della verità. L'atteggiamento della confessione è un attegiamento costante nelle opere di agostino, in quanto è l'atteggiamento tipico del pensatore e dell'uomo d'azione che ha come unico scopo quello di chiarire sè a se stesso e di essere quello che deve essere. Perciò Agostino dichiara di non voler conoscere altro che l'anima e Dio:

  • l'anima è per lui "l'uomo interiore" ovvero l'io nella sua semplicità e nella verità della sua natura
  • Dio è l'essere nella sua trascendenza e nella sua normatività, senza il quale non è possibile riconoscere la verità dell'io. Agostino ha dei predecessori in particolare Plotino ma, a differenza dei neoplatonici, per lui il ritorno a se stesso e l'attegiamento di introspezione non è privilegio solo del sapiente ma può essere fatto da ogni uomo. L'oggetto della ricerca di Agostino non è dunque il cosmo, ma l'uomo e cioè l'io, ossia la persona nella sua singolarità e nella sua apertura a Dio. RAGIONE E FEDE Nella sua opera "Soliloqui" Agostino colloquia con la sua ragione ponendosi allo stesso tempo in qualità di osservante e di osservato rispetto a se stesso e dichiara lo scopo della propria ricerca e scrive "io desidero conoscere Dio e l'anima", ma questo per lui non richiede due indagini parallele o diverse perchè per Agostino cercare l'anima significa cercare Dio. In questo continuo sforzo verso Dio che è l'esistenza dell'uomo, ragione e fede sono strettamente connesse e in grado di collaborare. La teoria agostiniana a riguardo si concretizza nelle sue celebri affermazioni "crede ut intelligas" (credi per capire) e "intellige ut credas" (capisci per credere). Intende dire che per capire e quindi per fare filosofia in modo corretto e per trovare la verità, è indispensabile credere, possedere la fede. Viceversa per avere una fede salda è indispensabile comprendere ed esercitare l'intelletto e cioè filosofare. CRITICA ALLO SCETTICISMO E TEORIA DELL'ILLUMINAZIONE Agostino nelle sue opere porta avanti la sua ferma polemica contro lo scetticismo in quanto sostiene che è impossibile dubitare di tutto perchè la nostra esistenza, ad esempio, non è dubitabile, anche se dubitiamo dobbiamo per forza esistesre. Intende dire che per dubitare della verità bisogna in qualche modo già essere nella verità, il fatto che dubitiamo è garanzia della nostra esistenza e quindi di una verità. Pertanto questo apre la strada alla ricerca di Dio, che è Verità assoluta e che presuppone un rapporto dell'uomo con la verità. Dunque l'uomo non è verità ma ne accoglie una parte come dono, questo è possibile secondo Agostino tramite la teoria dell'illuminazione, secondo la quale l'uomo non possedendo di per sè la verità, la riceve da Dio che, simile ad una vivida luce, illumina la nostra mente permettendole di apprendere.

Il Cristo per Agostino è infatti maestro inteoriore, luce verità e vita, è artefice dell'umana capacità conoscitiva. Il presupposto filosofico della teoria agostiniana dell'illuminazione è la teroria platonica della conoscenza. Così come Platone, Agostino ritiene che nell'uomo esistano delle verità, ossia dei criteri di giudizio (es la giustizia, il bene, l'ugualianza ecc..) che non possono derivare dalla percezione dei sensi e dall'esperienza. Tuttavia mentre Platone, con la teoria della reminescenza, faceva derivare queste verità dal mondo delle idee, Agostino le fa provenire da Dio in base al principio secondo cui la verità immutabile non è la ragione, cioè l'uomo, ma è la legge della ragione. Da notare che l'illuminazione di cui parla Agostino appartiene all'ordine naturale e non va confusa con l'aiuto soprannaturale della grazia. DIO COME ESSERE VERITA' E AMORE (padre figlio e spirito santo) In Agostino possiamo trovare anche un abbozzo di ontologia intesa come classificazione dei vari aspetti della realtà. Agostino riconosce vari tipi di "essere" o meglio di "realtà":

  • ci sono i corpi, ovvero le entità fisiche poste nello spazio e nel tempo
  • c'è la natura che è l'insieme delle cose create e che comprende non solo i corpi fisici ma anche quelli spirituali Agostino usa spesso la generale nozione di sostanza per riferirsi sia agli enti corporei sia a quelli spiritu ali e utilizza anche il concetto di essenza per riferirsi alla sostanza autosufficente, quella che ha non ha bisogno di altro per reggersi. Riprendendo la dottrina platonica della gerarchia dell'essere afferma che le cose possiedono l'essere in misura differente in un crescendo che va dalla materia inorganica a Dio, in questo senso Dio è l'essere sommo, l'essere nella sua pienezza, immutabilità e bontà. L'identificazione di Dio con la verità è il principio fondamentale della teologia di Agostino ma, Dio è anche Essere al sommo grado. Per l'uomo, che ricerca Dio nell'interiorità della propria coscienza, Dio è Essere e Verità, Trscendenza e Rivelazione, Padre e Logos. Ciò vuol dire che Dio non è Essere se non in quanto è insieme manifestazione di sè, cioè Verità; non è trascendenza se non in quanto è insieme Rivelazione; non è Padre se non in quanto è insieme Figlio, o Logos, o Verbo, che muove dall'incontro con l'uomo per trarlo a sè. Se le prime due persone della Trinità si manifestano all'uomo che ricerca, lo stesso vale per la terza persona, cioè lo Spirito Santo che è Amore. Dio è dunque Amore, oltre che Essere e verità. Ma bisogna anche sottolineare come amore e verità vanno congiunti in quanto non ci può essere amore se non per la verità e nella verità. Amare Dio significa amare l'Amore, ma non si può amara l'Amore se non si ama. L'uomo perciò non può amare Dio, che è l'Amore, se non ama l'altro uomo. Detto in altre parole, così come Dio si rivela come verità solo a chi cerca la verità, allo stesso modo si offre come Amore solo a chi ama: la ricerca di Dio si concretizza perciò anche come bisogno di amore. Non è possibile cercare Dio se non attraverso l'attegiamento della confessione, cioè entrando nella propria interiorità e riconoscere il proprio sè autentico, ma questo riconoscimento è lo stesso riconoscimento di Dio come verità e trascendenza. Se l'uomo non cerca se stesso non può riconoscere Dio e l'intera esperienza della vita di Agostino si esprime proprio in questa formula. Dio è allo stesso tempo la condizione della ricerca da parte dell'uomo e la condizione dei rapporti

IL TEMPO E L'ETERNITA'

Per Agostino Dio è l'autore non solo di ciò che esiste nel tempo ma del tempo stesso. Prima della creazione non c'era il tempo, che implica il mutamento delle cose create o il movimento degli astri, non c'era dunque un "prima" e non ha senso domandarsi cosa facesse dio "allora". L'eternità è al di sopra di ogni tempo: in Dio nulla è passato e nulla è futuro perchè il suo essere è immutabile, e l'immutabilità è un presente eterno in cui nulla trapassa. Il tempo, per quanto infinito nel passato e nel futuro, presuppone il mutamento e rimane estraneo all'immutabilità di Dio che è assenza di tempo o eternità. Bisogna perciò distinguere "eternità" e cioè realtà permanente, eterno presente senza passato e futuro, e "tempo" che implica il mutamento. A questo punto Agostino si chiede allora che cos'è il tempo. Esso certamente non è una realtà permanente. Allora vista la fuggevolezza del tempo, come facciamo a misurarlo? Agostino risponde: nell'anima. Il futuro non c'è ancora, ma c'è nell'anima l'attesa delle cose future; il passato non c'è più ma c'è nell'anima la memoria delle cose passate; il presente è privo di durata e trapassa in un istante ma nell'anima dura l'attenzione per le cose presenti. Il tempo, secondo Agostino, trova quindi nell'anima la propria realtà: nel distendersi della vita interiore dell'uomo attraverso la memoria, l'attenzione e l'attesa, nella continuità interiore della coscienza che conserva dentro di sè il passato e si protende verso il futuro. (ancora una volta il ripiegarsi della coscienza su se stessa appare come il metodo risolutivo di un problema fondamentale) Agostino riporta quindi la struttura del tempo alla coscienza definendolo "distensio o extensio animi". Intende dire che passato, presente e futuro esistono di per sè, ma soltanto in relazione all'anima, la quale intuisce il proprio presente, ricorda il proprio passato e attende il proprio futuro. IL PROBLEMA DEL MALE Agostino si approccia a questo problema inizialmente attraverso il manicheismo che però abbandona poichè questo faceva del male nono soltanto una realtà ma un principio sostanziale del mondo in quanto presupponeva uno scontro cosmico della divinità del bene con quella del male mettendo, in questo modo, in forse l'incorruttibilità di Dio. Agostino invece elabora la tesi opposta che nega totalmente la sostanzialità e la realtà del male mettondoci difronte una sorte di ottimismo teologico. Secondo il filosofo il male non ha una consistenza ontologica autonoma ma è semplice "privazione" di essere, ovvero di bene. Infatti, il male è sempre la corruzione di qualcosa che esiste e che pertanto è bene (visto che per il filosofo vale l'equazione essere=bene). Questo non toglie che nel mondo vi siano sia mali fisici che mali morali; secondo agostino i mali fisici fanno parte integrante di un ordine universale che nella sua globalità è bene, mentre il male morale risiede nel peccato ossia nella deficienza della volontà. Gli stessi mali fisici che affliggono l'uomo sono effetti del peccato originale e quindi anch'essi nell'economia della salvezza dell'umanità, hanno un significato positivo.