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In modo dettagliato la storia del Risorgimento italiano
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Gli avvenimenti rivoluzionari in Francia e la precedente guerra d’indipendenza americana hanno portato a profondi mutamenti in America Latina. Nel 190 si ribella la colonia francese di Santo Domingo nei Caraibi e la popolazione nera prende il potere sotto la guida di un ex schiavo, Toussaint Louverture. Ma tutto sfuma facilmente poiché nel 1802 Napoleone ripristina la schiavitù che Robespierre ha abolito, e combatte duramente i ribelli. Santo Domingo proclama l’indipendenza, riprendendo il nome precolombiano di Haiti, sono raggiunti cambiamenti economici e sociali. In Europa, le potenze della Santa Alleanza cercando di ristabilire un solido equilibrio conservatore, le colonie spagnole e portoghesi dell’America Latina lottano per la loro indipendenza. Nei progetti degli iniziatori, la lotta avrebbe dovuto avere esiti simili a quella del Nord America, ovvero la formazione di una grande unione di Stati liberalmente associai da un vincolo federativo. La realtà è diversa perché diversi sono i fattori che hanno portato alla nascita degli Stati Uniti: la posizione geografica, la situazione sociale, la condizione economica lasciata in eredità dalle monarchie iberiche. L’America latina combatte per la propria autonomia, già divisa e con molti problemi che avrebbero reso lento lo sviluppo di unità; gli Stati Uniti iniziano ad imporsi come potenza egemone nel continente. Nel ‘700, le colonie latine svolgono un ruolo notevole importanza nell’economia mondiale, come fornitrici, non solo di metalli preziosi, di prodotti agricoli per soddisfare le richieste delle nuove abitudini di consumo della borghesia e aristocrazia europea. Le aziende di grandi dimensioni impegnano una manodopera indigena, in condizioni servile o semiservile, oppure si basano sul lavoro di schiavi neri importati dall’Africa. La stratificazione sociale è basata sulla divisione razziale: al vertice ci sono i creali, i bianchi di origine bianca, i discendenti delle prime generazioni di coloni; in basso, gli indios, che varia da servo a quello di salariato o contadino povero; i meticci occupano le fasce sociali medio-basse, lavorando nell’artigianato, nel piccolo commercio o nella conduzione delle aziende agricole, alle dipendenza dei creoli. La dipendenza viene, non dagli strati inferiori, dagli stessi creoli che hanno il desiderio di liberarsi dal controllo dei funzionari governativi inviati dall’Europa e insofferenti dei legami commerciali con la madrepatria. Nel ‘700, iniziano a diffondersi ideali illuministi e una fitta rete di società segrete. L’occasione arriva con l’invasione della Spagna da parte di Napoleone. Dal 1808, le colonie sono governate da giunte locali, diventando centri di rivendicazione indipendentista. Nel 1810, dopo la scacciata della dinastia borbonica in Spagna, le giunte depongono i rappresentanti della monarchia e assumono il potere. La giunta di Caracas proclama l’indipendenza della Repubblica del Venezuela. Comincia una lunga lotta d’indipendenza, combattuta dagli indipendentisti creoli, godendo dell’appoggio della Gran Bretagna con l’interesse di avere un ruolo principale come partner commerciale del Sud America. Due sono i principali centri del movimento liberale: nel Nord, i paesi della costa dei Caraibi- Venezuela e Nuova Granada, l’attuale Colombia- la guida è assunta da Simón Bolívar; nel sud, le province del Rio de la Plata, è attivo José de San Martín, un ufficiale spagnolo dalla parte dei ribelli. Nel 1816 i patrioti argentini proclamano l’indipendenza del loro paese, un anno dopo liberano il Cile. Nel 1819, Bolívar dà vita alla repubblica di Gran Colombia. La rivoluzione liberale del 1820 in Spagna permette una minor affluenza di truppe europee dando un respiro in più ai ribelli, hanno un appoggio continuo inglese e anche dagli Stati Uniti, che nel 1823 avrebbero proclamata, detto dal presidente Monroe, l’opposizione a ogni intervento armato europeo sul continente americano. Nella fase finale, si ha uno scontro in Perù, ultima roccaforte dei lealisti, che vengono attaccate dalle forze del colombiano da nord e da sud da quelle di San Martín. Nel 1824 gli spagnoli vengono sconfitti. L’intera America Latina è liberata dal dominio europeo. Il Messico si è costituito un impero nel 1821; nel mentre i paesi dell’America centrale si dichiarano indipendenti riunendosi nella
Federazione delle Province Unite dall’America centrale. Il Brasile portoghese, il più vasto dei possedimenti, diviene un impero autonomo nel 1822. Il progetto di Bolívar di unire le ex colonie spagnole, rette da regimi costituzionali, in una grande confederazione sul modello degli Stati Uniti, si scontra con rivalità politiche e i contrasti territoriali fra i nuovi stati. Tutto ciò comporta un processo di frammentazione. Risultano aggravati i rapporti gli squilibri sociali ereditati dall’età coloniale. L’indipendenza non migliora le condizioni della popolazione india. Però ci sono progressi sui diritti civili. Le discriminazioni razziali si attenuano, in un progressivo ricambio della classe dirigente. La schiavitù è abolita, almeno sulla carta, ma non termina lo sfruttamento dei contadini da parte dei grandi proprietari latifondisti, che si fanno ad accrescere a spese della borghesia urbana- la principale iniziatrice del moto indipendentista. L’arretratezza dei rapporti sociali incide negativamente sulle istituzioni rappresentative, che si ispirano ai regimi costituzionali europei e degli Stati Uniti. Emergono dai conflitti interni il ruolo dei capi militari, i caudillos, depositari di un potere reale acquistato durante le lotte e arbitri fra le fazioni in lotta. Si delineano i caratteri della lotta politica in America Latina che si perpetuano, con i cambiamenti economici e sociali, fino ai giorni nostri. All’inizio dell’800, gli Stati Uniti occupano una striscia della costa atlantica, fra l’Oceano e la catena degli Appalachi, con una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, dediti all’agricoltura. Ci sono 700mila schiavi di origine africana, impiegati nelle piantagioni del Sud, che producono riso, tabacco e cotone, destinati all’esportazione. Negli Stati del Nord, esistono centri commerciali e manifatturieri, con la crescita di nuclei di grande industria moderna; le comunicazioni interne sono difficili e affidate alle vie fluviali. Da questa società sorge un dinamismo e vitalità che hanno pochi nella storia dei popoli. Nella metà del secolo, gli Stati sono 31 con una popolazione di 23 mila abitanti. L’agricoltura è sviluppata con ritmi rapidissimi, soprattutto nei territori dell’Ovest. I centri più importanti sono collegati da una rete di strade e ferrovie che si vanno ad ampliare, la frontiera si sposta progressivamente verso ovest. Il carattere aperto e mobile della frontiera ha effetti sulla mentalità, costumi, inclinazioni politiche dei cittadini, favorisce uno spirito democratico, egualitario, insofferente di discipline anche ad ogni sorta di privilegi. La tendenza verso la democrazia è uno dei caratteri costituitivi della società nordamericana, la rivoluzione borghese avviene facilmente poiché non trova ostacoli derivanti da un passato feudatario o dalla presenza di potenti aristocrazie. La lotta politica si divide fra due partiti, legati ai principi liberali e democratici. La scena è denominata dal contrasto tra federalisti e repubblicani, subendo poi un profondo mutamento con la scomparsa dei federalisti. Il partito repubblicano si divide in due correnti: