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Un'analisi approfondita del risorgimento italiano, esplorando il suo significato politico e culturale, a partire dal periodo napoleonico. vengono analizzati il processo di formazione dello stato-nazione italiano, le lotte politiche interne ed esterne, e il ruolo cruciale del mezzogiorno, in particolare del regno di napoli, nel contesto delle rivoluzioni e dei movimenti liberali. Il testo evidenzia la complessità del processo risorgimentale, le diverse interpretazioni del concetto di 'nazione' e le tensioni tra unità nazionale e autonomie regionali. si approfondisce inoltre l'influenza dell'illuminismo napoletano e il conflitto tra monarchia borbonica e movimenti liberali.
Tipologia: Appunti
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Il termine “risorgimento” è nato nella tradizione letteraria settecentesca, e rimandava alla sfera letteraria. È stato citato per la prima volta da un intellettuale illuminista che si riferisce ad un “risorgimento delle lettere italiane”, avvenuto per effetto della novità introdotta nella cultura italiana dal confronto con l'illuminismo europeo. Durante il ventennio napoleonico comincia ad acquisire anche un significato di valore politico, a cominciare dal 1797, quando l'impatto della rivoluzione pone il problema della libertà, della democrazia e dell'indipendenza della nazione italiana in forme e strutture istituzionali differenti. In questo periodo alcuni, seppur pochi, iniziano a pensare alla costruzione di uno stato unitario italiano, e si pongono anche il problema di quale forma istituzionale dare a questa realtà della comunità nazionale italiana.
Secondo Alberto Mario Banti si tratta di un processo culturale e politico che prende avvio alla fine del 700, che si precisa e si sviluppano nei primi decenni dell’800, e che porta ad identificare la penisola italiana come la comunità di riferimento che fonda il progetto di costruire uno stato nazionale Italiano (quindi la nazione è il punto centrale dal punto di vista ideologico, culturale e della progettualità politica). Si tratta di un movimento che individua in un prodotto della cultura l’idea di “nazione”, che si può concretizzare attraverso il progetto politico dello stato-nazione. Inoltre persegue tale obiettivo associando alla “nazione” l’idea di “libertà”, che è l’altro elemento chiave del linguaggio politico del risorgimento. Infatti nel corso dell’800 italiano “nazione” e “libertà” si integrano e vanno di pari passo. La nazione è la comunità politica di riferimento che fonda il progetto politico dello stato nazionale come strumento per il raggiungimento della libertà.
E dunque in quanto tale, cioè come processo storico e movimento politico, è un portato dell'età delle rivoluzioni atlantiche, della crisi dei sistemi imperiali atlantici e continentali e della ridefinizione dell'economia. È un portato di quella grande frattura storica che si sviluppa tra l'Almerica, l’Europa e il Mediterraneo tra la metà del 700 e la metà dell’800, che porta alla dissoluzione dei vecchi imperi, alla loro riorganizzazione e alla nascita di stati e regimi politici muovi.
In questo contesto il mezzogiorno, che era stato fino al seicento lo spazio periferico di un grande impero atlantico e mediterraneo, quello borbonico-spagnolo (prima asburgico sotto Carlo V e successori, poi borbonico), nel 700 è diventato un regno autonomo, il regno di Napoli e di Sicilia , unificato sotto Carlo III di Napoli (che poi diventa re di Spagna) ed era diventato una realtà statale formalmente indipendente dall'impero borbonico atlantico , ma legata da alleanze dinastiche alla grande dinastia borbonica transnazionale che guidava i regni di Francia e di Spagna. Quindi si tratta di uno spazio profondamente vincolato allo spazio imperiale borbonico – atlantico, che nel 1700 acquisisce un’identità statale propria (rinnovando una tradizione che risale al medioevo). E questo nuovo e unificato regno a partire dagli anni ’90 del 700 viene coinvolto nei grandi dibattiti dell’illuminismo Napoletano alla corte di Carlo III (Napoli appresenta una delle grandi esperienze dell’illuminismo europeo), e seguendo questo percorso di allineamento con la cultura europea è partecipe dei dibattiti che si sono sviluppati attorno alle rivoluzioni prima Americana e poi soprattutto Francese. L'esecuzione di Luigi XVI in Francia mostra al re di Napoli di quel momento, Ferdinando IV di Borbone, la pericolosità della rivoluzione. Ferdinando IV si schiera fin dal primo momento contro la rivoluzione, e diventa insieme al Papa il principale riferimento italiano della controrivoluzione. Questo schieramento della monarchia borbonica napoletana contro la rivoluzione si traduce nel 1794 in una prima ondata repressiva: viene scoperta una cospirazione organizzata da gruppi radicali legati all’illuminismo napoletano in contatto con il movimento giacobino francese, la cui repressione porta sul patibolo decine di individui. Nel 1793 Ferdinando IV di Borbone si è unito alla guerra delle potenze controrivoluzionarie contro la Francia rivoluzionario-repubblicana, Nel 1794 c’è un primo giro di vite contro l’opposizione interna che cerca invece di provocare una rivoluzione a Napoli per portarla in linea Con la politica rivoluzionaria francese. Questa fase 93 - 94 inaugura un conflitto politico pluridecennale interno alla società Meridionale, che da quel momento sarà spaccata trasversalmente fra i sostenitori della monarchia borbonica, legata al modello della monarchia assoluta, dell'alleanza tra trono e altare e della contro rivoluzione;
Nel 1848 il fallimento della rivoluzione Porterà gradualmente all'abbandono di questa prospettiva politica e all'affermarsi di una nazionalismo unitario che coinvolge anche i liberali meridionali, e in generale le varie anime del movimento liberal nazionale sparse per gli stati della penisola, che convergono su un progetto politico differente: la distruzione dei vecchi stati e regionali e la loro sostituzione con uno stato nazionale nuovo, unitario, monarchico ,costituzionale e liberale, quale uno strumento per la conquista della libertà e dell’indipendenza che per un cinquantennio non si era riuscita a raggiungere attraverso la rivoluzione costituzionale interna agli stati. 60: Il movimento liberale napoletano rappresenta per tuttol'800 italiano (prima del 1860) il principale motore del conflitto politico nella penisola. Napoli sarà, insieme allo stato pontificio, la realtà più conflittuale e instabile della penisola nell'età della rivoluzione, e poi nell'età della restaurazione, e il liberalismo diventerà un protagonista assoluto nel conflitto politico e nella costruzione di uno stato nazionale.
La morale è di come il regno di Napoli abbia avuto un ruolo cruciale durante tutti e 3 i cicli rivoluzionari del 1799, del 1820-21 e del 1848, rispettivamente con L'influenza della dominazione francese sul sistema delle istituzioni negli stati italiani Il triennio repubblicano (1796 - 1799), poi il ritorno di francesi (1800) e l’inizio del cosiddetto decennio francese (1805 – 1815) sono esperienze di grande impatto politico sulla realtà italiana, o non soltanto per il dibattito politico che suscitano o e per il confronto tra queste aspirazioni liberali-indipendentiste che si affermano con la rivoluzione francese e la successiva delusione provocata dalla dominazione napoleonica, o ma anche perché per la prima volta nella storia della penisola dalla fine dell'impero romano, lo spazio istituzionale della penisola diventa omogeneo. La penisola italiana alla fine del ‘700 è frammentata in almeno 12 stati di differente dimensione e importanza , e la nascita delle repubbliche prima e poi il dominio imperiale napoleonico poi non porta l'unificazione politica, (nonostante i sogni di molti patrioti, che vedono in napoleone il possibile costruttore di un'Italia unita e indipendente). La logica con cui i francesi entrano in Italia è una logica di dominio attraverso il dominio militare, quindi mantengono lo spazio italiano diviso in stati diversi. Ma in questi stati divedersi trapiantano nella penisola le istituzioni ereditate dalla rivoluzione e dall'impero. Quindi la penisola italiana rimane frammentata in stati differenti , ma c’è una riduzione del numero di stati (che viene confermata anche dopo il congresso di Vienna del 1815) e c'è una omogeneizzazione delle strutture politiche, istituzionali e giuridiche. Quindi per la prima volta nella storia dai tempi dell'impero romano l’Italia diventa uno spazio giuridicamente e politicamente omogeneo, non unito ma omogeneo. Infatti durante l’età francese per la prima volta da tempi immemori a Napoli e a Milano esistono leggi simili, esistono, esiste uno stesso diritto civile , esiste un unico sistema di tribunali che però si basano su principi identici, le logiche del potere sono le stesse le logiche del potere sono le ste , c’è un’amministrazione pubblico – burocratica dipendente da un potere pubblico e non da uno feudale. E questa esperienza condizionerà grandemente le realtà istituzionali post rivoluzionarie e napoleoniche.