Il senso della storia – Anna Iuso A cura di Geenger
0. Premessa Cercare il senso della storia è una delle attività centrali dello
spirito umano: ogni comunità seleziona tappe dei propri trascorsi per
legittimare la propria identità attuale e proiettarsi nel futuro. Come se fosse
ontologicamente insopportabile/inammissibile ammettere che la nostra storia
(e quindi vita) non abbia senso. Gli stessi storici riconoscono la necessità di
dare un senso alla storia: il discorso storico ufficiale e professionale ha difficoltà
a padroneggiare il proliferare di discorsi storici legati all’affermarsi di un “uso
pubblico della storia”, connesso all’esigenza di memorie dal basso (→ vedi:
archivi autobiografici) che si sono imposte nell’ultimo trentennio. Il rapporto
della società occidentale con il tempo è mutato sul finire del XX secolo
(=cambiamento del regime di storicità): emerse le testimonianze della Shoah,
si è imposto il dovere della memoria che a sua volta ha condotto a un discorso
sul passato e a una riscrittura della storia da parte di “trasmettitori
autolegittimati”. In questo quadro variegato, l’autrice sceglie di concentrarsi su
uno specifico tipo di patrimonio: appunto, la storia.
0.1 Usi e disusi L’autrice riflette sulle ricadute sociali della pratica archeologica
attraverso un aneddoto sul campo allestito a Torremaggiore → la scoperta di
tracce del passato da un terreno che abitualmente era considerato sede d’una
storia lontana e vaga ha portato i giovani a riflettere sul passato del proprio
paese, usualmente considerato privo di prestigio. • Si sapeva che a
Torremaggiore era morto Federico II di Svevia, ma senza una traccia reale
dell’evento quest’ultimo restava avvolto in una nebbia che ne faceva quasi una
leggenda. o Lo scavo archeologico, riportando in superficie quel passato, l’ha
reso concreto e ha trasformato la leggenda in storia → i giovani sono diventati
“storici” dando vita al “Corteo storico di Federico II e Fiorentino” + iniziative
che in pochi decenni hanno cambiato la percezione/l’uso della storia a
Torremaggiore.
▪ Possiamo constatare l’effetto che la pratica archeologica – che ha il potere di
“dare le prove” del passato – ha prodotto sulla comunità locale, fin allora
convinta d’essere sprovvista di trascorsi da esibire e su cui fondare pretese
identitarie. Da quest’esperienza è nato il seminario “Patrimonializzare la
storia”, durante il quale sono state presentate e discusse numerose ricerche
che si ponevano la stessa domanda in contesti tra loro diversi e in campi molto
disparati → in quali casi e con quali modalità alcune collettività locali
partecipano a questo generale processo di valorizzazione del passato,
trasformando in patrimonio non un oggetto, né un bene immateriale, ma il
proprio passato (o meglio, la propria storia)? 0.2 Saperi diffusi e
patrimonializzazione (presenta brevemente i saggi). 2 Sezione 1 – Usi e disusi
1. Usi del passato e democratizzazione della memoria: il caso delle rievocazioni
storiche – Fabio Dei 1.1 Rievocare il passato Le rievocazioni storiche sono un
tipo di evento pubblico festivo che ha avuto grande sviluppo e diffusione negli
ultimi decenni, in tutta Europa. • In particolare, in Italia le rievocazioni hanno
impattato su un preesistente e ricco tessuto di feste storiche municipali ed
eventi folklorici → non solo affiancandosi ad essi, ma anche sostituendoli o
innestandosi al loro interno. o In questo saggio, Fabio Dei si concentra sul
contesto di
▪ forme di uso del passato,
▪ memora culturale,