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Illusione della conoscenza, progresso o regresso?
Tipologia: Esercizi
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Il testo tratta da “L’illusione della conoscenza” di Steven Sloman e Philip Fernbach è volto ad illustrare l’antinomia che sta alla base del progresso condotto dall’essere umano: il continuo paradossale accostamento di ignoranza e genialità. Infatti, i due sottolineano come gli incredibili sviluppi e scoperte dell’uomo vadano di pari passo a dimostrazioni di arroganza, crudeltà ed indifferenza. Non vi è quindi, a loro parere, una conseguenza positiva o negativa in termine assoluto, ma una coesistenza di entrambe. La mia opinione a riguardo concorda con la loro e in particolar modo ritengo che vi sia da analizzare lo scopo di ogni studio, di ogni progresso: se quest’ultimo sia fine a se stesso o volto a una certa utilità per la società. Sono infatti del parere che il vero progresso sia quello che non sia causa di un regresso significativo, portatore di atteggiamenti che considero deleteri per una società, quali l'egoismo, l’indifferenza, la deumanizzazione. Però, a mio avviso, un mondo di soli progressi assoluti costituirebbe una realtà utopica, irrealizzabile. A prova di quanto affermato mi torna in mente la critica che sviluppò Leibniz nel diciassettesimo secolo contro la filosofia meccanicista che si era creata in seguito al progresso scientifico (determinato anche dalle leggi della dinamica di Isaac Newton), che vedeva l’universo come un composto di materia e leggi matematiche, visione a favore della scienza, ma non dell’autentica filosofia. Quest’ultima infatti aveva come obiettivo quello di capire quale fosse lo scopo del mondo e quale fosse il senso dell’esistenza umana, domande che l’essere umano è per natura incline a porsi e che la visione meccanicistica del mondo aveva eliminato. Questo avvenimento prova come il progresso, preso ed applicato universalmente, senza selezionare le aree che lo necessitano, possa inaridire la realtà e la visione di quest’ultima da parte dell’uomo. Altro esempio a favore del mio pensiero, ma più attuale, è l’utilizzo che oggi si fa dei social network. Sono infatti diventati parte integrante della vita sociale e comunicativa dell’essere umano, ma, sebbene si possano trovare molti miglioramenti e semplificazioni a cui hanno indotto, quali l’immediatezza della divulgazione di informazioni e messaggi, si deve anche constatare che hanno facilitato e causato enormemente un incremento della maleducazione e del bullismo. Si tratta quindi di un’incongruenza, di un avanzamento da un lato (comunicativo e divulgativo) e di un arretramento dall’altro. Infine, altro esempio di coesistenza di evoluzione e involuzione è data dell’inquinamento globale, che incrementa di anno in anno, simultaneamente allo sviluppo tecnologico, scientifico ed economico. Moltissime scoperte ed innovazioni in questi tre ambiti, infatti, implicano necessariamente la produzione e lo smaltimento di materiali tossici e altamente inquinanti, che stanno distruggendo il nostro pianeta. Riguardo ciò penso nasce spontaneo un dubbio fondamentale: è meglio rimanere in una condizione di stasi ed inerzia, quindi senza mai progredire, oppure evolvere i settori prima elencati, ma danneggiando il suolo su cui viviamo? Si tratta di un conflitto a mio parere senza risposta, perché, come ho precedentemente affermato,
non vi è una verità assoluta, ma solo un’infinità di varianti. La “soluzione” ritengo sarebbe quella di cercare di avere una visione complessiva e non selettiva del mondo. Quindi concludo affermando (e ripetendo) che a mio parere ogni progresso implica un regresso, si tratta di due trasformazioni che necessariamente esistono in uno stato di simbiosi. Penso inoltre non ci sia una soluzione a questa dicotomia (progredire e regredire, o non progredire affatto?), o più correttamente non ci sia una risposta olistica, ovvero credo che non si possa trovare una soluzione comune a tutti gli elementi che costituiscono il complesso sistema globale, ma solo piccole verità, piccole constatazioni che unite fanno solo il nulla.