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Immigrati digitali e nativi digitali, Appunti di Psicologia della Comunicazione

differenze tra le generazioni pre e post diffusione dei compouters

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 04/06/2015

MarikaDeGennaro
MarikaDeGennaro 🇮🇹

4.5

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IMMIGRATI DIGITALI E NATIVI DIGITALI.
I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica nel
1985 e dei sistemi operativi a finestre nel 1996. Il nativo digitale cresce in una società
multischermo, e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio
nel manipolarle e interagire con esse.
Per contro l'espressione immigrato digitale (digital immigrant) si applica ad una persona che è
cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo. Una terza figura è
invece quella del tardivo digitale, una persona cresciuta senza tecnologia e che la guarda tutt'oggi
con diffidenza.*1
I nativi sono una vera popolazione di un luogo, quello della Tecnologia e della Rete. Il “luogo” è
metafora dell’”uso” della tecnologia digitale intesa sia nello “stare fisicamente” in luogo reale e sia
nello “stare psicologicamente”, ovvero vivere in quella dimensione che generalmente si intende
come “virtuale”. In definitiva, intendiamo definire con il termine “luogo” lo spazio “cybernetico”.
Il “Nativo Digitale” è quindi colui che è capace di abitare il cyberspazio; considera come naturale
testi a lettura ipertestuale (web, nuovi libri con molti box, ebook, ecc), ama il podcast, e l’mp3,
superando vecchie problematiche, come ad esempio la vendita su supporto e favorendo invece la
vendita con download.
Secondo Marc Prensky in antitesi ai Nativi troviamo i “Digital Immigrant” (Immigranti Digitali)
che invece hanno approcciato alle tecnologie digitali solo in età adulta: abituati a lavorare
preferibilmente con carta e con strumenti concreti che li tengono allacciati a quel mondo reale al
quale sono fortemente legati. Questi sono inconsapevoli del fatto che non c’è una realtà che tende
alla sostituzione totale dell’altra ma è lo sviluppo di tecnologie che stanno trovando un equilibrio
per una compresenza. Secondo Prensky, gli “emigranti digitali” «sono protagonisti di un processo
di socializzazione differente da quello che sta investendo i loro figli; stanno imparando una nuova
lingua. E un linguaggio appreso più tardi nella vita ce lo dice la scienza investe una parte
differente del cervello» (Prensky, 2000: 2)
Quali sono, ad esempio, le differenze nel modo di apprendere dei “nativi” rispetto a quello degli
“immigrati”? Secondo Paolo Ferri (2008), questi ultimi sono abituati a un apprendimento per
assorbimento, che avviene attraverso il libro di testo, considerato il principale supporto per accedere
al sapere; leggendo un libro si esercita una intelligenza logico-linguistica, cioè si interpreta una
catena di significanti secondo l’ordine del prima e del poi, in maniera lineare. Al contrario, i “nativi
digitali” hanno una modalità di apprendimento per ricerca ed è la Rete che diventa il punto di
riferimento principale per conoscere; navigando in un ipertesto ma anche giocando a un
videogioco, il “nativo digitale” esercita quella che Paolo Ferri chiama “opzione click”, ovvero la
capacità che i nativi acquisiscono, fin dalla tenera età, di definire delle opzioni pragmatiche,
attraverso le quali scegliere la storia cui parteciperanno nel video gioco, oppure scegliere il
contenuto che fruiranno su Internet.
Appartengono a questa nuova generazione i ragazzi che stanno per diventare studenti universitari
che non hanno dovuto re imparare nulla per vivere dentro il digitale: il mondo digitale è l’unico che
conosce. A differenza degli immigrati digitali, i nativi trascorrono le loro giornate su Internet senza
distinguere tra le realtà on e offline. Anziché percepire la propria identità digitale come qualcosa di
distinto da quella reale, essi si limitano ad avere una identità rappresentata in dimensioni differenti.
Per i nativi le nuove tecnologie digitali rappresentano mediatori essenziali dei rapporti
interpersonali. Hanno creato una rete costantemente attiva che fonde l’uomo con la macchina ad un
livello mai raggiunto prima e che sta trasformando radicalmente le relazioni umane; spesso si tratta
di legami con persone che neanche incontreranno mai nella vita reale.
Tuttavia nel corso di questa connessione ininterrotta, la natura dei rapporti, e persino il significato
stesso del termine amicizia 20
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, sta mutando. Se molti dei pilastri su cui si fonda l amicizia online
sono gli stessi di quelle tradizionali (interessi comuni, frequenti interazioni, ecc…) esse hanno un
tenore molto diverso: spesso si tratta di amicizie fugaci, facili da stringere e da interrompere, senza
nemmeno un saluto. Basti pensare al fatto che attraverso un semplice click del mouse su siti come
Facebook si può aggiungere (o eliminare) una persona qualsiasi dalla propria lista di amici.
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IMMIGRATI DIGITALI E NATIVI DIGITALI.

I nativi digitali nascono parallelamente alla diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica nel 1985 e dei sistemi operativi a finestre nel 1996. Il nativo digitale cresce in una società multischermo, e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio nel manipolarle e interagire con esse. Per contro l'espressione immigrato digitale (digital immigrant) si applica ad una persona che è cresciuta prima delle tecnologie digitali e le ha adottate in un secondo tempo. Una terza figura è invece quella del tardivo digitale, una persona cresciuta senza tecnologia e che la guarda tutt'oggi con diffidenza.* I nativi sono una vera popolazione di un luogo, quello della Tecnologia e della Rete. Il “luogo” è metafora dell’”uso” della tecnologia digitale intesa sia nello “stare fisicamente” in luogo reale e sia nello “stare psicologicamente”, ovvero vivere in quella dimensione che generalmente si intende come “virtuale”. In definitiva, intendiamo definire con il termine “luogo” lo spazio “cybernetico”. Il “Nativo Digitale” è quindi colui che è capace di abitare il cyberspazio; considera come naturale testi a lettura ipertestuale (web, nuovi libri con molti box, ebook, ecc), ama il podcast , e l’mp3, superando vecchie problematiche, come ad esempio la vendita su supporto e favorendo invece la vendita con download. Secondo Marc Prensky in antitesi ai Nativi troviamo i “Digital Immigrant” (Immigranti Digitali) che invece hanno approcciato alle tecnologie digitali solo in età adulta: abituati a lavorare preferibilmente con carta e con strumenti concreti che li tengono allacciati a quel mondo reale al quale sono fortemente legati. Questi sono inconsapevoli del fatto che non c’è una realtà che tende alla sostituzione totale dell’altra ma è lo sviluppo di tecnologie che stanno trovando un equilibrio per una compresenza. Secondo Prensky, gli “emigranti digitali” «sono protagonisti di un processo di socializzazione differente da quello che sta investendo i loro figli; stanno imparando una nuova lingua. E un linguaggio appreso più tardi nella vita – ce lo dice la scienza – investe una parte differente del cervello» (Prensky, 2000: 2) Quali sono, ad esempio, le differenze nel modo di apprendere dei “nativi” rispetto a quello degli “immigrati”? Secondo Paolo Ferri (2008), questi ultimi sono abituati a un apprendimento per assorbimento, che avviene attraverso il libro di testo, considerato il principale supporto per accedere al sapere; leggendo un libro si esercita una intelligenza logico-linguistica, cioè si interpreta una catena di significanti secondo l’ordine del prima e del poi, in maniera lineare. Al contrario, i “nativi digitali” hanno una modalità di apprendimento per ricerca ed è la Rete che diventa il punto di riferimento principale per conoscere; navigando in un ipertesto ma anche giocando a un videogioco, il “nativo digitale” esercita quella che Paolo Ferri chiama “opzione click”, ovvero la capacità che i nativi acquisiscono, fin dalla tenera età, di definire delle opzioni pragmatiche, attraverso le quali scegliere la storia cui parteciperanno nel video gioco, oppure scegliere il contenuto che fruiranno su Internet. Appartengono a questa nuova generazione i ragazzi che stanno per diventare studenti universitari che non hanno dovuto re imparare nulla per vivere dentro il digitale: il mondo digitale è l’unico che conosce. A differenza degli immigrati digitali, i nativi trascorrono le loro giornate su Internet senza distinguere tra le realtà on e offline. Anziché percepire la propria identità digitale come qualcosa di distinto da quella reale, essi si limitano ad avere una identità rappresentata in dimensioni differenti. Per i nativi le nuove tecnologie digitali rappresentano mediatori essenziali dei rapporti interpersonali. Hanno creato una rete costantemente attiva che fonde l’uomo con la macchina ad un livello mai raggiunto prima e che sta trasformando radicalmente le relazioni umane; spesso si tratta di legami con persone che neanche incontreranno mai nella vita reale. Tuttavia nel corso di questa connessione ininterrotta, la natura dei rapporti, e persino il significato stesso del termine amicizia , sta mutando. Se molti dei pilastri su cui si fonda l 2 01 Famicizia online sono gli stessi di quelle tradizionali (interessi comuni, frequenti interazioni, ecc…) esse hanno un tenore molto diverso: spesso si tratta di amicizie fugaci, facili da stringere e da interrompere, senza nemmeno un saluto. Basti pensare al fatto che attraverso un semplice click del mouse su siti come Facebook si può aggiungere (o eliminare) una persona qualsiasi dalla propria lista di amici.

I nativi digitali sono estremamente creativi. È impossibile stabilire se siano più o meno creativi rispetto alle generazioni precedenti ma una cosa è certa: essi esprimono la propria creatività in modo radicalmente diverso rispetto a chi li ha preceduti, infatti percepiscono l’informazione come qualcosa di estremamente malleabile da gestire e plasmare in maniera nuova. Questi muoveranno i mercati e trasformeranno le industrie, l’istruzione e la politica; hanno tutte le potenzialità e capacità necessarie per dare una spinta in avanti alla società.