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imprese e mercati domande aperte, Panieri di Teoria Dell'impresa

imprese e mercati domande aperte

Tipologia: Panieri

2023/2024

Caricato il 26/07/2024

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francesca-norcini-1 🇮🇹

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Impresa e mercati
1.2Concorrenza statica e dinamica
1. Illustrare i principali caratteri del mercato di concorrenza perfetta
I principali caratteri del mercato di concorrenza perfetta sono :
numero elevato di compratori e venditori
informazione perfetta (non esiste asimmetria informativa)
il fine dell'impresa è massimizzare i profitti
le imprese e i consumatori sono price taker
non ci sono barriere all'entrata e uscita dal mercato
2. Quali differenze si ritrovano fra analisi di breve e di lungo periodo per la concorrenza
perfetta?
In concorrenza perfetta nel breve periodo si realizza un extraprofitto oppure una perdita , mentre nel
lungo periodo si realizza un profitto normale.
3. Quali meccanismi si attivano nel breve periodo per portare all’equilibrio concorrenziale di
concorrenza perfetta?
Per arrivare ad un equilibrio nel breve periodo in concorrenza perfetta bisogna arrivare al punti nek
quale il prezzo è uguale al costo marginale.
4. Sintetizzare i caratteri della concorrenza monopolistica e dell’oligopolio
Concorrenza monopolistica:
operatori numerosi
differenziazione del prodotto
Oligopolio:
ridotto numero di imprese interdipendenti tra loro
5. Cosa sostengono i teorici della scuola austriaca?
I teorici della scuola Austriaca sostengono i profitti di monopolio sono essenziali nei processi di
crescita e di sviluppo, inoltre la concorrenza perfetta è un processo dinamico in cui l'imprenditore
svolge un ruolo idecisivo incrementanto la quantità e la qualità delle informazioni disponibili sul
mercato, lavorando ad un processo di avvicinamento continuo all'allocazione ottimale di risorse.
6. Che rapporto esiste tra crescita e forma di mercato?
Il profitto del monopolio, come sostenuto da Schumpeter e la scuola Austiaca, è essenziale nei
processi di crescita e sviluppo in quanto permette all'imprenditore di innescare innovazione e quindi
crescita perchè soggetto altamente creativo e innovativo.
7. Quali caratteri presenta l’imprenditore Schumpeteriano?
L'imprenditore Schupeteriano è creativo e innovativo quindi in grado di innescare innovazione e
crescita.
8. Quali sono le differenze concetto statico e dinamico di concorrenza?
Nella sua concezione statica la concorrenza si identifica con la struttura pluralistica di mercato,
invece a livello dinamico è un susseguirsi di innovazione.
1.3Il paradigma SCR (struttura-comportamenti-risultati)
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Impresa e mercati

1.2Concorrenza statica e dinamica

  1. Illustrare i principali caratteri del mercato di concorrenza perfetta I principali caratteri del mercato di concorrenza perfetta sono :
  • numero elevato di compratori e venditori
  • informazione perfetta (non esiste asimmetria informativa)
  • il fine dell'impresa è massimizzare i profitti
  • le imprese e i consumatori sono price taker
  • non ci sono barriere all'entrata e uscita dal mercato
  1. Quali differenze si ritrovano fra analisi di breve e di lungo periodo per la concorrenza perfetta? In concorrenza perfetta nel breve periodo si realizza un extraprofitto oppure una perdita , mentre nel lungo periodo si realizza un profitto normale.
  2. Quali meccanismi si attivano nel breve periodo per portare all’equilibrio concorrenziale di concorrenza perfetta? Per arrivare ad un equilibrio nel breve periodo in concorrenza perfetta bisogna arrivare al punti nek quale il prezzo è uguale al costo marginale.
  3. Sintetizzare i caratteri della concorrenza monopolistica e dell’oligopolio Concorrenza monopolistica:
  • operatori numerosi
  • differenziazione del prodotto Oligopolio:
  • ridotto numero di imprese interdipendenti tra loro
  1. Cosa sostengono i teorici della scuola austriaca? I teorici della scuola Austriaca sostengono i profitti di monopolio sono essenziali nei processi di crescita e di sviluppo, inoltre la concorrenza perfetta è un processo dinamico in cui l'imprenditore svolge un ruolo idecisivo incrementanto la quantità e la qualità delle informazioni disponibili sul mercato, lavorando ad un processo di avvicinamento continuo all'allocazione ottimale di risorse.
  2. Che rapporto esiste tra crescita e forma di mercato? Il profitto del monopolio, come sostenuto da Schumpeter e la scuola Austiaca, è essenziale nei processi di crescita e sviluppo in quanto permette all'imprenditore di innescare innovazione e quindi crescita perchè soggetto altamente creativo e innovativo.
  3. Quali caratteri presenta l’imprenditore Schumpeteriano? L'imprenditore Schupeteriano è creativo e innovativo quindi in grado di innescare innovazione e crescita.
  4. Quali sono le differenze concetto statico e dinamico di concorrenza? Nella sua concezione statica la concorrenza si identifica con la struttura pluralistica di mercato, invece a livello dinamico è un susseguirsi di innovazione.

1.3Il paradigma SCR (struttura-comportamenti-risultati)

  1. Quale interesse può prestare il policy maker per il paradigma SCR? Il policy maker se ha interesse a massimizzare il benessere sociale non deve agire sul comportamento dell'impresa quanto sulla struttura del settore di riferimento
  2. Quali sono i fondamenti del paradigma SCR? I fondamenti del Paradigma SCR sono la struttura del mercato i comportamenti o condotta e la performance o risultati.
  3. Quali sono le condizioni di base dal lato dell’offerta e dal lato della domanda presentate dal paradigma? Le condizioni di base dal lato dell'offerta sono:
  • materie prime
  • tecnologia
  • sindacalizzazione deperibilità del prodotto
  • valore
  • politiche pubbliche Le condizioni base dal lato della domanda sono:
  • elasticità del prezzo
  • sostituibilità dei prodotti
  • tasso di crescita
  • stagionalità
  • modalità di acquisto
  • tipo di commercializzazione
  1. Quali sono le principali critiche mosse all’approccio SCR? Le principali critiche mosse all'approccio SCR sono:
  • prende spunto dalla teoria neoclassica
  • non oggettiva individualità
  • difficile interpretazione del concetto di struttura del mercato
  • enfatizzazione dei modelli di mercato statici di equilibrio di breve periodo.
  1. Quale è la posizione della scuola di Chicago in ordine al paradigma? La scuola di Chicago sostieneche le aziende più sono profittevoli più saranno alti i profitti e anche la possibilità di crescita. La profittabilità non deriva dallo sffuttamento di posizioni di potere di mercato ma il potere di mercato derivante dallo sfruttamento di posizioni monoplolistiche è solo temporaneo.
  2. Quali comportamenti generano extra-profitti secondo la scuola di Chicago? Secondo la scuola di Chicago i comportamenti che generano extraprofitti sono un legame positivo tra efficienza, profittabilità e dimensione aziendale.
  3. cosa sostiene il modello Dasgupa-Stiglitz? Il modello Dasgupa-Stigliz sostiene la variabile principale è il comportamento e per questo il paradigma dovrebbe essere riletto come CRS ovvero comportamento- risultato- struttura.

2.1 teoria neoclassica dell'impresa

In concorrenza perfetta gli operatori sono definiti Price taker in quanto possono vendere al prezzo correte di mercato la quantità che desiderano.

  1. Se il prezzo di mercato è più̀ alto di quello di equilibrio quale quantità̀ massima può̀ vendere l’impresa? Se il prezzo di mercato è più alto di quello di equilibrio l'impresa realizzerebbe un volume di vendita pari a 0.
  2. Perché in concorrenza perfetta non ha senso praticare un prezzo inferiore a p? In concorrenza perfetta non ha senzo praticare un prezzo inferiore a p perchè già vendendo ad un prezzo più alto vende la quantità desiderata.
  3. Rappresentare la curva di domanda dell’impresa in concorrenza perfetta
  4. Illustrare gli aggiustamenti che intervengono al fine di giungere all’equilibrio di lungo periodo Nel lungo periodo in concorrenza perfetta si giungera all'equilibrio quando il coto medio coinciderà con il prezzo.
  5. Quale andamento assume la curva di ricavo totale in concorrenza perfetta? La curva di ricavo in concorrenza perfetta eugualglia la curva di dimanda dell'imoresa e del ricavo marginale dell'impresa stessa. In altri termini , in regime di concorrenza erfetta il prezzo di vendita di un bene è uguale al ricavo totale e al ricavo marginale dell'impresa.
  6. Definisci e Rappresentare la curva di offerta dell’impresa in concorrenza perfetta In concorrenza perfetta gli operatore sono price taker e al prezzo determinato dal mercato non esistono eccesso di offerta e di domanda. Per questo motivo l'impresa che opera in cocnorrenza perfetta si confronta con una domanada perfettamente elastica
  7. In concorrenza perfetta cosa provoca la disponibilità di un extraprofitto? La disponibilità di un extraprofitto farà entrare nuovi competitor all'interno dell mercato e sposteraa Curva di domanda p p

D= MR

MC

ATC

Il grafico mostra una situazione di concorrenza perfetta in un breve periodo dove il costo è maggiore al costo medio totale (ATC). La parte della linea del costo medio(MC) da dove si incontra il costo medio totale (ATC) ovvero quella evidenziata è la funzione di offerta dell'impresa.

MC

D=MR

E

p Il profitto positivo realizzato nel breve periodo porta all'entra di nuovi competitor realizza l'equilibrio di lungo periodo rappresentato nel punto dove MC incotra la D=MR e ATC

ATC

La curva del ricavo totale eguaglia la curva di domanda dell'impresa e del ricavo marginale dell'impresa stessa. In altri termini, in regime di concorrenza perfetta il prezzo di vendita di un bene è uguale al ricavo totale e al ricavo marginale dell'impresa

la funzione dell'offerta verso destra con una riduzione del prezzo e una diminuzione della quantità prodotta

2.2 Monopolio

  1. Definisci e rappresenta l'indice di Learner L'indice di Learner trova applicazione nel mercato del monopolio e misura il potere di mercato di un'impresa. I suoi indici sono uguali a 0 e 1. in particolare il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato attraverso la seguente formula: L = P-MC/P , dove p è il prezzo praticato di mercato praticato dall'impresa e MC e il costo marginle sostenuto da questa. Tanto maggiore è il valore dell'indice e tanto è maggiore è il potere esercitato dall'impresa.
  2. definisci il concetto di monopolio naturale. In che cosa differisce dal monopolio puro? della domanda. Si dice che un’industria è caratterizzata da monopolio naturale quando una sola impresa riesce a produrre il quantitativo di prodotto richiesto dal mercato a un costo inferiore a quello ottenibile qualora esso fosse realizzato da due o più imprese. Un monopolio naturale tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa quantità, da parte di una sola impresa, è inferiore alla somma dei costi che potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori. È chiaro che questo avviene quando il bene in parola presenta costi medi decrescenti per l’intero tratto rilevante alla domanda. Questi caratteri spesso si presentano nel caso di imprese mono prodotto caratterizzate da economie di scala. È vero anche che la presenza di un monopolio naturale può dipendere dal livello della domanda: tanto più questa è elevata, tanto più è probabile che il monopolio naturale cessi di esistere. La presenzadi un monopolio naturale rappresenta un caso in cui è auspicabile l’intervento del potere pubblico, per impedire l’ingresso di nuove imprese che lo renderebbe inefficiente, e per promuovere un adeguato livello di offerta. Il monopolio puro è un mercato in cui è presente un unico venditore e molti compratori: funzione di domanda dell’impresa e del mercato coincidono. Esistono notevoli barriere all’entrata e il bene fornito è unico e senza sostituti. Date queste condizioni, il monopolista può decidere il prezzo a cui vendere il prodotto o la quantità, realizzando un extraprofitto, cioè un profitto superiore a quello normale proprio del mercato di concorrenza perfetta.
  3. Il canditato esponga quali sono le differenze tra fondamentali tra monopolio e concorrenza perfetta avvalendosi anche di un grafico.
  • in cocnorrrenza perfetta il surplus del cosumatore è dato da A+B+C mentre quello del produttore è nullo
  • nel monopolio il surplus del consumatore è A il surplus del produttore è B mentre C è la perdita secca di benessere. pc LRATC=LRMC qm^ qc pm A B (^) C
  • in concorrenza perfetta il costo medio totale di lungo periodo (LRATC) e il costo marginale di lungo periodo (LRMC) coincidono, a questa coincide il prezzo (pc) e quasto porta l'extraprofitto ad annularsi.
  • nel monopolio il prezzo e la quantita che massimizza i costi sono ripsettivamaente pm e qm.
  • in questo grafico si vede come il prezzo praticato nel monopolio è più alto della concorrenza perfetta,mentre la quantità sia minore rispetto alla concorrenza perfetta, per questo il monopolio è peggiore in termini di benessere.
  1. Perchè la concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo? La concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo in quanto nel lungo periodo il prezzo è superiore al costo marginale, invece per avere efficena allocativa il prezzo deve essere uguale al prezzo marginale, anche se nel lungo periodo entrambe le forme di meracto producono solo un profitto normale.
  2. Definire il concetto di efficienza allocativa e produttiva L' efficienza allocativa è una condizione di efficienza che riguarda la distribuzione ottimale di beni e servizi all'interno dell'economia. In particolare, la condizione che garantisce l'efficienza allocativa è che tutti i beni siano venduti al loro costo marginale di produzione di modo che coloro i quali siano disposti a pagare almeno il costo di produzione di quell'unità di quel dato bene possano consumarlo. L' efficienza produttiva (detta anche Paretiana, in nome dell'economista e matematico) riguarda l'efficienza in termini economici. Se una cerca combinazione porta alla massim a produttività si ha efficienza produttiva, quindi lo sfruttamento in maniera ottimale degli input.
  3. quali sono le principali caratteristiche di un mercato di concorrenza monopolistica? Vedi domanda 2
  4. Commenta e rappresenta gtraficamente le condizioni di lungo periodo del mercato di concorrenza monopolistica

2.3 l'impresa marginale

  1. Quali sono i rischi tra una netta separazione tra proprietà e controllo? I rischi di una netta separazione tra proprietà e controllo sono che il menager potrebbero tendere anche ad una massimizzazione della crescita dell'impresa, anche a scapito della massimizzazione del valore attuale dei futuri flussi di profitto.
  2. Quali interessi possono esprimere i manager professionali? I menager professionisti possono esprimere interessi diversi dalla massimizzazione del profitto, come per esempio la massimizzazione del proprio redditto e il mantenimento della propria posizione a discapito. Potrebbero tendere anche ad una massimizzazione della crescita dell'impresa, anche a scapito della massimizzazione del valore attuale dei futuri flussi di profitto.
  3. Com'è possibile controllare l'operato dei manager nelle grandi imprese? La frammentazione del capitale favorisce la concentrazione del potere nelle mani del manager, che si trova ad avere un autonomia decisionale particolarmente elevata. lo strumento per esercitare il controllo dello stesso quindi risulta essere il market for corporate control ovvero una serie di regole, relazioni, processi e sistemi aziendali, tramite i quali l'autorità fiduciaria è esercitata e controllata. In questo modo, la struttura del governo societario esprime le regole e i processi con cui si prendono le

ATC

D

MR

MC

p q In un lungo periodo l'impresa è costretta ad abbassare i prezzi,in quanto l'extraprofitto che aveva fatto nel lungo periodo attrae nuovi entranti,di conseguenza produrrà un profitto normale. Anche se come in cocoorrenza perfetta nel lungo periodo l'azienda produce solo un profitto normale, si differenzia da essa perche il prezzo rimane sempre maggiore al costo marginale i quindi inefficiente dal punto di vista allocativo.

decisioni in una società e fornisce anche la struttura con cui vengono decisi gli obiettivi aziendali, nonché i mezzi per il raggiungimento e la misurazione dei risultati raggiunti.

  1. Per misurare la soddisfazione degli azionisti cosa si usa? Per misurare la soddisfazione degli azionisti si utilizza il rapporto di valutazione, ovvero il rapporto tra il valore di mercato del capitale azioniario dell'impresa e il valore di bilancio della sua attività. Il primo valore riassume la valutazionee le aspettative del mercato sulle performance presenti e future dell'impresa. Se gli investitori sono scontenti questo valore sarà più basso rispetto al valore di bilancio dell'attività , questo esporra l'impresa al take over.

2.4 cenni di teoria comportamentale dell'impresa

  1. In quali casi conviene realizzare le tranzazioni nel mercato? E quando ricorrere all'impresa? Per transizione si intendono i costi che devono essere sostenuti per realizzare uno scambio, un contratto o una transazione economica in genere. I rapporti che si instaurano sul mercato sarebbero a costo nullo soltanto nel caso in cui l'informazione fosse perfetta, completa, distribuita in modo simmetrico, non esistesse incertezza e i contraenti fossero perfettamente razionali. In genere, invece, gli agenti devono sostenere costi: per instaurare i rapporti (costi di ricerca del contraente e dei servizi di intermediazione), per le trattative, per la definizione e stesura dei contratti (i costi di consulenti e avvocati) e per il controllo del rispetto degli accordi (costi di monitoraggio dell'attività delle parti e di enforcement)
  2. Come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria? I meccanismi di compensazione finanziaria servono per la risoluzione del conflitto tra i gruppi o le persone che fanno parte dell'organizzazione dell'azienda, sono indicativi di debolezza da parte dell'azienda.
  3. Qual'è l'unico modo razionale di agire in condizioni di certezza? In un ambiente così complesso fatto da tante persone con idee diverse il menager si deve accontentare di un profitto soddisfacente e fare in modo che gli azinisti continuino a finnaziare l'impresa, mantenendo intatta la fiducia nel loro operato. Questo è l'unico modo di agire in condizione di incertezza.
  4. Come è possibile controllare l'operato dei manager nelle grandi imprese con capitale frammentato? Vedi domanda n 3 sopra
  5. Quali parametri possono utilizzarsi per misurare la soddisfazione degli azionisti in ordine all'operato dei manager? Vedi domanda n 4 sopra
  6. Quali sono le differenze che sussistono tra i membri attivi e quelli passivi di un'organizzazione? I membri attivi sono coloro che partecipano attivamente all'assunzione di decisioni in quanto finalizzate al raggiungimento degli obbiettivi, i membri passivi invece sono quelli che rinunciano al ruolo attivo in cambio di un beneficio monetario.
  7. In materia di teoria comportamentale dell'impresa cosa afferma Simon? Secondo l'assunto della razzionalità di Simon l'uomo nonè un soggetto perfettamente razionale. Egli decide sempre secondo limiti oggettivi di conoscenza, con l'impossibilità di prevedere tutte le conseguenze delle decisioni assunte e l'incapacità di considerare contemporaneamente tutte le

costo marginale legato alla transazione avvenuta all'interno è uguale al costo marginale legato alla transazione avvenuta nel mercato.

  1. Che differenza esiste tra adverse selection e moral Hazard? Le adverse selection (Selezione avversa ) sono informazioni nascoste mentre le moral hazard (azzardo morale) sono le azioni nascoste, si possono presentare entrambe. Esempio un titolare che assume una persona con produttività inferiore perché il salario è troppo basso (adverse selection), allo stesso tempo l'agente potrebbe non essere stimolato a lavorare al massimo visto che non gli viene riconosciuto economicamente una remunerazione adatta (moral hazard).
  2. Perche l'ipotesi di una remunerazione fissa può creare disincentivi di produttività? Una remunerazione fissa può creare disincentivi di produttivita in quanto l'agente potrebbe non essere stimolato a lavorare al massimo perchè il salario è indipendente dalla sua performance.

3.1 Oligopolio non cooperativo

  1. Cosa si intende per oligopolio non cooperativo L'oligopolio non cooperativo avviene quando le imprese tengono presente la reciproca ifluenza, ma prendono le decisioni indipendentemente l'una dall'altra.
  2. Illustrare le principali differenza tra modelli statici e dinamici di oligopolio I modelli statici di oligopolio o uniperidiali non considerano il futuro o il passato dell'impresa, analizzano l'interazione strategica tra imprese dotate di potere di mercato nel caso in cui ognuna desideri massimizzare il profitto tenendo conto dell'interdipendenza delle rivali. I modelli dinamici di oligopolio tengono presente degli eventi passati e dei possibili esiti futuri.
  3. Che cosa per interdipendenza strategica in caso di oligopolio L'interdipendenza strategia in oligopolio consiste nel fatto che ogni impresa deve prendere in considerazione le azioni dell avversario, per questo le imprese sono interdipendenti.
  4. quali sono le differenza tra oligopolio cooperativo e non cooperativo L'oligopolio non cooperatvo è quando le imprese pur tenendo conto della loro interdipendenza prendono decisioni una idipendentemente dall'altra, mentre l'oligopolio cooperativo è quando le imprese per superare l'instabilita del mercato sono portate a colludere ovvero ad accordarsi.
  5. illustrare le caratteristiche dell'oligopolio Le caratteristiche dell'oligopolio sono :
  • numero ridotto di imprese
  • bene omogeneo o differenziato
  • domanda di tipo atomistico
  • difficoltà a stabilire un equilibrio tra prezzo e quantità
  • possono esistere barriere all'entrata e all'uscita ma non insormontabili.

3.2 determinazione del livello di produzione : modello di Cournot e modello di

Stackelberg

  1. Descrivere il modello di Cournot Il modello di Cournot ci presenta due imprese dove il costo marginale è nullo, dove le imprese

decicdono di prendere le decisioni in maniera simultanea, si ipotizza una funzione di domanda lineare e un livello di prezzo definito dalla curva di domanda.

  1. Quali sono le principali critiche mosse al modello di Cournot? Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultane (scelta simultanea o le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot, anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio nobel nell'anno 1994 John Nash , le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. Il modello ha subito forti critiche perché si basa sull’ipotesi, assai remota, che i concorrenti non modifichino le proprie mosse in risposta alle azioni dell’incumbent. Inoltre il modello trascura completamente le decisioni inerenti il prezzo. Nonostante questi ‘difetti’ lo studio del modello è ancora attuale perché giunge alla realistica conclusione che il mercato oligopolistico può essere visto, in termini di benessere, come una soluzione intermedia tra monopolio e concorrenza perfetta.
  2. descrivere prima il modello di Cournot; in un secondo momento elencare le criticità che sono state mosse al modello Vedi domande sopra
  3. Illustrare l'equilibrio di Cournot-Nash Vedi domanda 7
  4. Come agiscono le imprese in relazione alle loro azioni nel modello di Cournot? La prima impresa (impresa A) agisce da monoplista fissa il prezzo e la quantità in corrispondenza di MR=MC , l'impresa B che entra nel mercato per soddisfare la parte di domanda che non soddisfa l'impresa A provocando una caduta del prezzo. Di conseguenza l'impresa A non massimizza più il suo profitto ed è quindi costretta a spostare la sua funzione di domanda e si va avanti finche non si arriva all' equilibrio Cournot-nash.Nel punto di equilibrio Cournot, anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio nobel nell'anno 1994 John Nash , le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L'equilibrio di Cournot, quindi, è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista.
  5. descrive l'equilibrio di Cournot-Nash Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due solo imprese che si confrontano con un costo marginale nullo, che decidono in modo simultaneo le proprie strategie. Nel punto di equilibrio Cournot, anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash in onore del matematico premio nobel nell'anno 1994 John Nash , le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L'equilibrio di Cournot, quindi, è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista.
  6. illustrare graficamente e spiegare l'equilibrio di Cournot
  7. descrivere il modello di Stackelberg Il modello di Stackelberg ipotizza che l'impresa A consideri le reazioni dell'impresa B mentre essa continui a scegliere la quantità da produrre scegliendo la massimizzazione del profitto. L'impresa A in questo caso dovrebbe selelzionare il livello di massimizazzione del profitto considerando la reazione di B , cosi facendo otterrà un profitto più alto rispetto all'equilibrio di Cournot-Nash
  1. Quali sono gli elementi di base del modello di Edgeworth? Gli elementi di base del modello di Edgeworth, sono l'introduzione al modello di Bertrand un vincolo produttivo alle imprese. Quando i prezzi sono relativamente bassi, il vincolo impedisce alle imprese di servire tutto il mercato attraverso un ulteriore riduzione dei costi. Questo porta a concludere che non esiste stabilità in un duopolio con capacità produttiva limitata in quanto il prezzo oscillerà tra il prezzo praticato in monopolio e quello praticato in concorrenza perfetta.
  2. Perché secondo l'assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione? Per superare l’instabilità dei mercati oligopolistici le imprese sono portate a colludere. Il cartello è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre. L’elemento interessante del modello Edgeworth, quindi, è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata. Nel modello di Edgeworth, infatti, si introduce un vincolo di capacità produttiva poiché prezzi particolarmente bassi con conseguente limitazione a poter soddisfare l’intero mercato. Una volta raggiunto l'equilibrio, pertanto, questo è particolarmente instabile vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo senza perdere tutti i clienti.
  3. Perché l'equilibrio con vincolo di capacita è instabile? L'equilibrio con vincolo di produttività è instabile in quanto avendo un vincolo di produzione una delle due imprese raggiunto l'equilibrio potrebbe tentare un aumento di prezzo sensa perdere completamente i clienti.
  4. Cosa implica l'analisi condotta dai modelli di Leasdership di prezzo? In questo modello vi è un impresa che domina tutto il mercato molto più efficacie delle altre e con una strategia particolarmente aggressiva(impresa leader), e molte altre piccole imprese (imprese follower). L'impresa leader fissa il prezzo le imprese follower si adeguano al prezzo dividendosi la fetta di mercato rimanente.

3.4 oligopolio cooperativo 3.5 la formazione del cartello

  1. Cosa si intende per collusione? Per collusione si intende lo strumento per superare l'istabilità dei mercati oligopolistici così le imprese sono poratte a trovare un accordo.
  2. Definire il concetto di cartello e i motivi della sua creazione Il cartello è la forma estrema di collusione esplicita ed è un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l'ingesso nel mercato ad altre imprese. Nasce nella maggioranza dei casi perchè le imprese si accordano sulla quantità massima da produrre. Esempio. Cartelli che controllano i prezzi o i margini di profitto o la capacità produttiva.
  3. Che rapporto esiste tra incertezza e formazione di un cartello? L'incertezza porta tra le aziende a colludere, in quanto essa è indirizzata al miglioiranento dell'informazione. Le aziende se riunite in cartello riescono ad ottenere più facilmente le informazioni di cui necessitano.
  4. Perché si presenta il fenomeno del free riding nel caso di imprese estranee al cartello? Il fenomeno di free riding si presenta perchè un impresa indipendente produce una quota maggiore di un impresa aderente al cartello ottenendo un profitto più alto. L'impresa aderente riduce il proprio livello di produzione per aumentare il prezzo ma allo stesso tempo l'impresa indipendente beneficia di ciò senza nessun onere in termini di rinuncia al profitto. In dottrina questa argomentazione si

contesta con il fatto che il confronto deve essere realizzato non tra i profitti correnti dell'impresa che ha intenzione di tradire il cartello e i profitti dell'impresa indipendente ma tra i profitti correnti e i profitti post definizione. Infatti nel caso in cui l'impresa decidesse di non prestare più fede all'accordo il prezzo si ridurrebbe con conseguente riduzione dei profitti per tutte le imprese.

  1. Quali criticità presenta il cartello in ordine al controllo e all'eventuale imposizione di sanzioni? Le operazioni di controllo sono difficoltose in quanto la “concorrenza sleale” può avvenire attraverso strumenti differenti dalle manovre di prezzo. Inoltre il cartello è illegale e quindi non regolato da sistemi tradizionali di tutela per stabilire delle sanzioni.
  2. Cosa si intende per switching costs? Per switching costs o costi di transizione si intendono le spese che occorre sostenere per cambiane tutti i componenti di un sistema che interagiscono fra loro e che ne assicurano il perfetto funzionamento. Se i costi di transizione sono alti, gli utenti di un sistema possono trovarsi in una situazione in cui il cambiamento è molto costoso, così da causare una totale chiusura o lock-in. Questo è dannoso per i consumatori, ma vantaggioso per i produttori, in quanto la domanda del consumatore chiuso dentro il sistema diventa molto inelastica e quindi il venditore può alzare i prezzi. I consumatori più attenti cercheranno di evitare di rimanere intrappolati econtratteranno con i venditori. Inoltre, la concorrenza tra i venditori dei sistemi farà diminuire i prezzi dell’acquisto iniziale, dato che il consumatore “chiuso dentro” fornirà poi al venditore un flusso stabile di ricavi.
  3. Quali sono i fattori che spingono alla collusione? Argomentare I fattori che spingono alla collusione sono l'instabilità e l'incertezza dei mercati oligopolistici. Possono colludere perchè hanno necessita di controllare i prezzi, le condizioni di vendita, i margine di profitto o la capacità produttiva. Le imprese attraverso la collusione cerccano di ottenere più facilmente informazioni. Le tensioni possono portare a colludere in quanto produce scarsa redditività, alti costi per difendere la propria posizione.
  4. Perché la realizzazione di un accordo sui profitti è molto difficile? La realizzazione di un accordo sui profitti è molto più difficile in quanto dovremmo chiedere ad alcune imprese di ridurre la produzione e aumentare quella di altre, in questo modo le prime si troverebbero degli assert non utilizzati, le seconde si troverebbero ad affrontare nuovi investimenti.
  5. quali sono i risultati delle indagini empiriche sui cartelli? I risultati delle indagini empiriche sui cartelli evidenzia come siano di breve durata e spesso poco profittevoli nel processo di massimizzazione del profitto visto che gli obbiettivi del gruppo non risultano così vantaggiosi per la singola impresa.
  6. In quali casi il cartello è particolarmente instabile? Il cartello si presenta particolarmente instabile quando esistono opportunità di sviluppare una concorrenza non di prezzo, sotto forma di aggressive campagne pubblicitarie.

3.6 determinazione del prezzo e della quantità nel carrello

  1. Come si ottiene la minimizzazione del costo totale nel cartello? La massimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione in modo tale che i costi marginale di ogni impresa siano uguali tra loro.

convenienza ad aumentare il prezzo di un 5/10% il bene non subisce la concorreza di altri quindi non ha sostituti. Se l'ipotesi non è verificata il mercato del bene dovrebbe comprendere anche i beni ritenuti sostituti.

4.2Misure di concentrazione dei venditori

  1. Cosa si intende per concentrazione aggregata? E per concentrazione settoriale? Concentrazione aggregata: quando si misura la concentrazione dei venditori di tutte le industrie che fanno parte di un economia localizzata in una determinata area geografica. Concetrazione settorale:quando si misura la concentrazione di tutte le imprese che fanno parte di una determinata industria localizzata all'interno di una determinata area geografica.
  2. In quale caso si dice che un settore A è più concentrato di un settore B? Un settore A è più concentrato di B quando la quita cumulativa delle imprese in ordine decrescente per dimensione è maggiore per A che per B.
  3. Illustrare il significato del rapporto di concentrazione Il Rapporto di concentrazione per le prime “n” imprese rappresenta la quota di mercato detenuta da “n” imprese in un industria.
  4. Illustrare l’indice HH L'indice HH si basa sulla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese del settore. Se abbiamo un unico monopolista l'idice HH = 1 se abbiamo imprese di egual dimensione HH=1/N(numero totale delle imprese).
  5. Illustrare il coefficiente di entropia l'indice di entropia è una ponderazione basata sulle quote di mercato delle imprese. L'indice assume un valore limitato nel caso di industrie altamente concentrate, in caso di monopolio invece E=. Il coefficiente di entropia è una ponderazione sulla base delle quote di mercato delle imprese. Con il termine entropia s'intende che l'economia aziendale senza un governo efficiente, tende inesorabilmente al caos ed alla disorganizzazione. Limitare l'entropia quindi, significa influenzare positivamente l'organizzazione aziendale nell'attuare il processo decisionale.
  6. Rappresentare e commentare la curva di Lorenz? Quale relazione sussiste con il coefficiente di Gini? La cura di lorenz mostra la variazione dimensionale della dimensione cumulativa delle “n” maggior imprese di un'industria. Da a 0 a D troviamo il totale delle imprese che compongono l'industria. Se le imprese hanno tutte la medesima dimensione la curva di lorenz coincide con una retta a 45 gradi che parte da 0. Questa curva viene utilizzata per rappresentare la misura di concentrazione definita dal coefficiente di Gini.

4.3Determinate della concentrazione

  1. Quali sono le determinanti della concentrazione? Le determinanti della concentrazione sono:
  • economie di scala
  • barriere all'entrata
  • regolamentazione
  • ciclo di vita dell'impresa
  1. Definire il concetto di economia di scala

L'economia di scala si ha quando all'aumentare della produzione si ha una diminuzione dei costi e possono essere reali, peculiari, interne e esterne.

  1. Cosa si intende per economie di scala reali? L'economia di scala reali è quando si ha una riduzione del costo medio attraverso una diminuzione degli input fiscali.
  2. Cosa si intende per economia di scala pecuniarie? L'economia di scala peculiare è quando la riduzione del costo medio è dovuta a variazioni di prezzo.
  3. Cosa si intende per economie di scala interne? L'economia di scala interne sono determinate direttamente dall'impresa aumentando l'output.
  4. Cosa si intende per economie di scala esterne? L'economia di scala esterne implicano il sostenimento di minor costi per effetto di decisioni collettive,prese da tutte le imprese appartenenti ad un settore.
  5. Per quali motivi emergono economie di scala? Le economie di scala si hanno in quanto si riduce il costo medio all'aumentare della produzione, questo può essere deciso da una sola impresa (interne) ma anche da un insieme di imprese(esterne) oppure può dipendere da una variazione del prezzo (pecuniarie) oppure dalla diminuzione degli imput fiscali (reali).
  6. Definire il concetto di monopolio naturale Si parla di monopolio naturale quando una sola impresa per ragioni di tipo strutturale o per la particolare tecnologia del settore, trova conveniente prioodurre solo a condizioni di soddisfare tutta la domanda. Un monopolio naturale tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa quantità, da parte di una sola impresa, è inferiore alla somma dei costi che potrebbe sopportare un impresa di dimensioni minori. E' chiaro che questo avviene quando il bene in parola presenta costi medi decrescenti per l'intero tratto rilevante della domanda. La presenza di un monopolio naturale può dipendere dal livello della domanda: tanto più questa è elevata tanto più probabile che il monopolionaturale cessi di esistere.
  7. Che ruolo hanno le barriere all’entrata nella determinazione del livello di concentrazione di un settore? Le barriere all'entrata sono fondamentali nella determinazione del livello di concentrazione dal lato dell'offerta : l'impresa con alti margini di redditività è maggiore l'incentivo all'ingresso e ciò riduce la concentrazione.
  8. Parlare del rapporto tra concentrazione e stadio di vita dell’industria Lo stadio di vita di un azienda è cosi articolato: avvio, crescita, maturità e declino. Nella fase di avvio l'impresa ha ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, in quanto un azienda che per prima riesce ad immettere nel mercato un innovazione riuscirà a determinare il prezzo e avrà un vantaggio competitivo. La concentrazione potrebbe essere bassa. In fase di crescita il mercato si espande e i produttori iniziano a realizzare economie di scala. In fase di maturità il livello di domanda si avvicina alla saturazione e le vendite si stabilizzano, le imprese in questa fase sono portate a concentrarsi su metodi di difesa della posizione, durante questo perdio la concentrazione sarà alta in quanto i tassi di entrata sono bassi e le aziende che decidono di entrare nel mercato trovano difficoltà a competere con le aziende già presenti. In fase di declino vendite e profitti iniziano a diminuire e si può arrivare alla collusione tra imprese dominanti, qui la concentrazione è piuttosto alta.

diffusa, con pregnante cultura del fare con attenzione all'innovazione e alla qualità della produzione che emergono spontaneamente e sono difficilmente protette a livello brevettuale.

  1. Come sono definiti i distretti secondo la normativa italiana? Dal punto di vista normativo i distretti industriali italiani ottengono una sorta di legittimazione formale con la legge n.317/1991 che rinvia agli ambiti regionali il compito di riconoscere questa entità. L'articolo 36 della citata legge individua i distretti come “aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonché alla specializzazione produttiva dell'insieme delle imprese”
  2. Definire il distretto rurale Il distretto rurale è quello in cui si ha una forte integrazione tra attività agricola e attività connesse.
  3. Definire il distretto agro-alimentare Il distretto Agro-alimentare è il sistema produttivo con elevata interdipendenza tra le imprese agricole presenti.
  4. Quali sono gli elementi distintivi del distretto? Gli elementi distintivi del distretto sono:
  • la prossimità spaziale delle imprese
  • l'elevata specializzazione produttiva
  • la formazione di un unico mercato del lavoro
  • una rete di fitti contratti tra imprese
  1. Illustrare gli elementi che caratterizzano il distretto Gli elementi che caratterizzano il distretto sono:
  • presenza di economie esterene locali
  • rendimenti di scala crescente
  • riduzione dei costi di transazione
  • riduzione dei costi di apprendimento
  • sviluppo tecnologico e innovativo grazie all'interazione tra imprese del medesimo settore.
  1. Qual è il ruolo delle istituzioni nel distretto? Il ruolo delle istituzioni è fondamentale in quanto devono essere organi di aggregazione delle istanze delle comunità locali, sia sociali sia imprenditoriali, in modo da svluppare e non frenare la crescita del distretto.
  2. Che rapporto esiste tra distretto e grande impresa? Dal punto di vista strettamente economico il distretto può essere visto come un alternativa alla grande imprese.
  3. Perché il distretto è visto come struttura intermedia tra impresa e mercato? Il distretto è visto come forma intermedia tra impresa e mercato in quanto raggiunge elevati livelli di produzione permettendo l'ottenimento di elevate economie di scala senza perdere la flessibilità e l'adattabilità proprie delle piccole imprese.
  4. Come definisce il distretto Becattini? Secondo Beccattini il distretto è un entita socio territoriale caratterizzata dalla competenzaattiva, in un'area territoriale circosritta, naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunita di persone e di una popolazione di imprese industriali.
  1. Illustrare l’importanza della componente sociale nel distretto. Nel distretto le componeneti sociali e culturali sono importani quanto quelle produttive in quanto rapporti d'affari,d'amicizia, di parentela che si creano all'interno del distretto contribuiscono ad abbattere i costi di transazione e a diffondere conoscenze e stabilità dei rapporti, limitando il rischio di comportamenti opportunistici.
  2. llustrare i quattro tipi di impresa presenti nel distretto(guida, trainata, specializzata, bloccata) Sulla base dell’autonomia strategica che possiedono possiamo distinguere le imprese del distretto in: Guidata: con elevata autonomia strategica e diffuso sviluppo delle competenze è un impresa che riesce a presenziare il mercato in modo autonomo,avendo sviluppato competenze in tutti i campi di interesse. Trainata: con forte autonomia strategica ma concentrato sviluppo delle competenze è un impresa che imita i concorrenti o al limite si adatta alle strategie che questi impostano. Specializzata: con ridotta autonomia strategica e un diffuso sviluppo di competenze è un impresa che presenta un forte knowhow ma con riferimento a poche attività. Bloccata: con ridotta autonomia strategica e concentrato sviluppo delle competenze sono imprese di subfornitura che sopravvivono seguendo i loro clienti.
  3. Cosa si intende per learning by doing? Il learning by doing fa riferimento al fatto che le conoscenze e copetetenze che nascono all'interno di un distretto si diffondono quasi per osmosi ad ogni soggetto che vi opera o/e vive.
  4. Come si classificano i distretti sulla base della loro evoluzione? Argomentare Le imprese sulla base della loro evoluzione possono essere classificate in : Dinamici: che garantiscono sviluppo e incremento dei profitti e delle quote di esportazioni. Si caratterizzano per la forte cooperazione fra imprese interdipendenti. L'impresa leader sviluppa ricerca e innovazione trascinando le altre imprese. Maturi: fortemente radicati sul territorio presentano sporadici episodi di collaborazione tra imprese. Queste ultime appaiono attente al marketig e all'innovazione. Vulnerabili: debolmente radicate sul territorio con una forte concorrenza tra imprese. Virtuali: che esistono solo alivello normativo ma rappresentano solo aree industriali più che veri distretti.
  5. Parlare del ruolo svolto dai centri di servizio, dai BIC, dalle Università e dalle CCIAA nello sviluppo dei distretti. I Bic previsti dagli anni 80 dalla CE hanno l'obbiettivo di favorire lo sviluppo dell'imprenditorialità giovnile; le università che operno come dipartimento di ricerca e sviluppo esterno a realta imprenditoriali; le associazioni imprenditoriali che hanno il compito di creare reti di relazioni durature tra imprese anche al fine di attuare iniziative d'interesse comunie; le CCIAA sono invece determinanti nello sviluppo.
  6. Quali sono gli elementi distintivi del distretto? Il cartello è una delle forme più conosciute di collusione, e rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese. Si possono avere cartelli che controllano le condizioni di vendita, che controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva. Nella maggioranza dei casi il cartello nasce perché le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità massima che ognuna deve produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo