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induismo boccali e pieruccini, Prove d'esame di Storia dell'India

riassunto completo del testo induismo boccali e pieruccini

Tipologia: Prove d'esame

2016/2017

Caricato il 15/07/2017

Benedetta.Rossi
Benedetta.Rossi 🇮🇹

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Induismo
INTRODUZIONE:
Da parecchi punti di vista l’induismo sfugge a quasi tutti i requisiti che a occhi occidentali caratterizzano la religione:
Non vanta un fondatore
Non è retto da una gerarchia ecclesiastica centrale
Privilegia il comportamento quotidiano rispetto all’adesione a un “credo”
I testi sacri sono anonimi e soggetti ad un incessante lavoro di interpretazione e commento
L’induismo manca di ortodossia, è soprattutto un ortoprassi, cioè il conformarsi ad un retto agire.
Gli obblighi formali sono ridottissimi, ma la vita intera è scandita da momenti sacri, tutti legati a rituali specifici. Il
termine “hindu” (e il relativo “induismo”) deriva dal nome del fiume Indo, ed è stato coniato dai musulmani per
indicare coloro che non si erano convertiti all’islam e che non erano buddhisti.
Gli Hindu chiamano la loro religione “Sanatana dharma” (l’eterno dharma/ Ordine socio-cosmico): il termine è di
fatto intraducibile in quanto comprende gli aspetti che l’Occidente ha suddiviso in legge religiosa, diritto pubblico e
privato e legge naturale. Secondo i fedeli un unico ordine pervade e sostiene l’intera realtà, divina, umana e cosmica.
Questo ordine è retto da 4 principi, quali orientano la vita dei fedeli: Verità, Non violenza, Generosità, Signoria su se
stessi.
SUBCONTINENTE INDIANO
L’India storica rivela confini ben più vasti del moderno stato politico, nato nel 1947, ed è meglio definita con i termini
subcontinente indiano oppure Asia meridionale: comprendente infatti anche i moderni Pakistan, Afghanistan, Nepal e
Bangladesh. Varietà geografica: catene montuose più alte del mondo (Karaakorum e Himalaya), pianura indo-
gangetica, desero di Thar, delta bengalese, palme tropicali (a sud).
I contatti tra Europa e India (attratti da spezie e pietre preziose) si intensificarono a partire dal XVI sec, dopo lo sbarco
di Vasco da Gama sulle coste del Malabar (1948). All’epoca era comune credere che le terre lontane fossero popolate
da creature mostruose, per questo per secoli i viaggiatori europei interpretarono le sculture raffiguranti le divinità hindi
come testimonianza di culti inaccettabili.
Secondo la dottrina classica solo l’inda, o meglio il “paese dei Bharata” (discendenti di un mitico eroe, da cui Bharat,
il nome ufficiale della moderna confederazione indiana) è la terra dove sussistono il Karman, cioè l’azione che genera
un risultato, il ciclo delle esistenze (samsara) e la possibilità di ottenere la liberazione (Moksha, mukti) dall’eterno
divenire: le forze alla base della concezione hindi della vita umana e del mondo.
CIVILTA DELL’INDO
Nei culti di questa civiltà, nata tra il 2500 e ili 1800 a.c., sembrano già presenti alcuni aspetti importanti dell’induismo.
Preceduta da culture di epoca neolitica (dal 7000 a.c.), è la prima grande civiltà sorta su suolo indiano. Sono noti circa
un migliaio di siti, dall’attuale Pakistan al bacino gangetico e dal Gujarat fino ai piedi dell’Himalaya. Si trattava di una
civiltà urbana molto avanzata: vari centri di potere, vie ed edifici di mattoni cotti dalle misure regolari e standardizzate
orientati secondi i punti cardinali e sistema fognario.
Un ampio dibattito si è aperto sulla connessione fra questa civiltà e i successivi sviluppi culturali, spt in relazione ai
cosiddetti Arya, i depositari della letteratura vedica. La scrittura della civiltà dell’Indo è documentata spt da sigilli, e
solo la sua decifrazione potrà chiarire la questione. Tuttavia vari ritrovamenti alludono all’induismo: A Mohenjo Daro è
stata trovata una struttura chiamata “Grande bagno” che era usata a scopo rituale, come lo saranno le vasche dei templi hindi; a
Kalibangan “altari del fuoco” fanno pensare al sacrificio vedico; su vari sigilli è rappresentata una figura simile a Shiva (vedi p.13).
L’esistenza della civiltà dell’Indo è stata scoperta solo nel 1921 quando John Marshall (direttore dell’Archeological
Survey of India) inaugurò gli scavi nel sito di Harappa nel Punjab e pochi anni dopo a Mohenjo daro nel SInd. Questi
luoghi svelarono i resti di una grande civiltà: Civiltà dell’Indo, o Valle dell’Indo o Valle di Harappa.
ARYA
Questo termine significa “nobile”. Per datare questa civiltà è stata spesso chiamata in causa l’astrologia in quanto
nella loro letteratura sacra alcuni studiosi credono che ci siano allusioni a situazioni astrali verificatesi intorno al 3000
a.c. o anche in epoca anteriore. I Veda sono alla base della letteratura dell’Induismo, sebbene esprimano i valori di una
religione (chiamata vedica) diversa dall’induismo. Nel Rigveda sono glorificate divinità apparentabili con quelle
dell’Iran e dell’Europa antica, e gli Arya si presentano come guerrieri che con i loro carri da guerra combattono i
nemici.
Secondo un interpretazione essi vengono da lontano: Sarebbero arrivati in Indi attraverso i passi del nord-ovest in
varie ondate dal 1500 o il 1200 a.c. circa, dominando l’India settentrionale e sottomettendo gli abitanti originari di
stirpe dravidica, tra i quali anche alcuni eredi della decaduta civiltà dell’Indo.
In anni recenti questa interpretazione è stata messa in discussione:
La stessa datazione dei Veda sembra essere una mera ipotesi dell’indologo F. Max Muller, ma probabilmente le parti
più antiche dei Veda siano state scritte in un’epoca molto più remota . L’archeologia sembra indicare continuità
culturali.
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Induismo

• INTRODUZIONE:

Da parecchi punti di vista l’induismo sfugge a quasi tutti i requisiti che a occhi occidentali caratterizzano la religione:

  • Non vanta un fondatore
  • Non è retto da una gerarchia ecclesiastica centrale
  • Privilegia il comportamento quotidiano rispetto all’adesione a un “credo”
  • I testi sacri sono anonimi e soggetti ad un incessante lavoro di interpretazione e commento
  • L’induismo manca di ortodossia, è soprattutto un ortoprassi, cioè il conformarsi ad un retto agire. Gli obblighi formali sono ridottissimi, ma la vita intera è scandita da momenti sacri, tutti legati a rituali specifici. Il termine “hindu” (e il relativo “induismo”) deriva dal nome del fiume Indo, ed è stato coniato dai musulmani per indicare coloro che non si erano convertiti all’islam e che non erano buddhisti. Gli Hindu chiamano la loro religione “Sanatana dharma” (l’eterno dharma/ Ordine socio-cosmico): il termine è di fatto intraducibile in quanto comprende gli aspetti che l’Occidente ha suddiviso in legge religiosa, diritto pubblico e privato e legge naturale. Secondo i fedeli un unico ordine pervade e sostiene l’intera realtà, divina, umana e cosmica. Questo ordine è retto da 4 principi, quali orientano la vita dei fedeli: Verità, Non violenza, Generosità, Signoria su se stessi.
  • SUBCONTINENTE INDIANO L’India storica rivela confini ben più vasti del moderno stato politico, nato nel 1947, ed è meglio definita con i termini subcontinente indiano oppure Asia meridionale: comprendente infatti anche i moderni Pakistan, Afghanistan, Nepal e Bangladesh. Varietà geografica: catene montuose più alte del mondo (Karaakorum e Himalaya), pianura indo- gangetica, desero di Thar, delta bengalese, palme tropicali (a sud). I contatti tra Europa e India (attratti da spezie e pietre preziose) si intensificarono a partire dal XVI sec, dopo lo sbarco di Vasco da Gama sulle coste del Malabar (1948). All’epoca era comune credere che le terre lontane fossero popolate da creature mostruose, per questo per secoli i viaggiatori europei interpretarono le sculture raffiguranti le divinità hindi come testimonianza di culti inaccettabili. Secondo la dottrina classica solo l’inda, o meglio il “paese dei Bharata” (discendenti di un mitico eroe, da cui Bharat, il nome ufficiale della moderna confederazione indiana) è la terra dove sussistono il Karman, cioè l’azione che genera un risultato, il ciclo delle esistenze (samsara) e la possibilità di ottenere la liberazione (Moksha, mukti) dall’eterno divenire: le forze alla base della concezione hindi della vita umana e del mondo.

• CIVILTA’ DELL’INDO

Nei culti di questa civiltà, nata tra il 2500 e ili 1800 a.c., sembrano già presenti alcuni aspetti importanti dell’induismo. Preceduta da culture di epoca neolitica (dal 7000 a.c.), è la prima grande civiltà sorta su suolo indiano. Sono noti circa un migliaio di siti, dall’attuale Pakistan al bacino gangetico e dal Gujarat fino ai piedi dell’Himalaya. Si trattava di una civiltà urbana molto avanzata: vari centri di potere, vie ed edifici di mattoni cotti dalle misure regolari e standardizzate orientati secondi i punti cardinali e sistema fognario. Un ampio dibattito si è aperto sulla connessione fra questa civiltà e i successivi sviluppi culturali, spt in relazione ai cosiddetti Arya, i depositari della letteratura vedica. La scrittura della civiltà dell’Indo è documentata spt da sigilli, e solo la sua decifrazione potrà chiarire la questione. Tuttavia vari ritrovamenti alludono all’induismo: A Mohenjo Daro è stata trovata una struttura chiamata “Grande bagno” che era usata a scopo rituale, come lo saranno le vasche dei templi hindi; a Kalibangan “altari del fuoco” fanno pensare al sacrificio vedico; su vari sigilli è rappresentata una figura simile a Shiva (vedi p.13). L’esistenza della civiltà dell’Indo è stata scoperta solo nel 1921 quando John Marshall (direttore dell’Archeological Survey of India) inaugurò gli scavi nel sito di Harappa nel Punjab e pochi anni dopo a Mohenjo daro nel SInd. Questi luoghi svelarono i resti di una grande civiltà: Civiltà dell’Indo, o Valle dell’Indo o Valle di Harappa.

  • ARYA Questo termine significa “nobile”. Per datare questa civiltà è stata spesso chiamata in causa l’astrologia in quanto nella loro letteratura sacra alcuni studiosi credono che ci siano allusioni a situazioni astrali verificatesi intorno al 3000 a.c. o anche in epoca anteriore. I Veda sono alla base della letteratura dell’Induismo, sebbene esprimano i valori di una religione (chiamata vedica) diversa dall’induismo. Nel Rigveda sono glorificate divinità apparentabili con quelle dell’Iran e dell’Europa antica, e gli Arya si presentano come guerrieri che con i loro carri da guerra combattono i nemici. Secondo un interpretazione essi vengono da lontano: Sarebbero arrivati in Indi attraverso i passi del nord-ovest in varie ondate dal 1500 o il 1200 a.c. circa, dominando l’India settentrionale e sottomettendo gli abitanti originari di stirpe dravidica, tra i quali anche alcuni eredi della decaduta civiltà dell’Indo. In anni recenti questa interpretazione è stata messa in discussione: La stessa datazione dei Veda sembra essere una mera ipotesi dell’indologo F. Max Muller, ma probabilmente le parti più antiche dei Veda siano state scritte in un’epoca molto più remota. L’archeologia sembra indicare continuità culturali.

Alcuni sostengono che già la civiltà dell’Indo fosse di lingua indoeuropea e che non ci sia stata nessuna migrazione o invasione, bensì una trasformazione culturale.

  • BRAHMANESIMO Il termine deriva dalla classe sacerdotale dei Brahmani. Il confine storico e ideologico tra questo e l’induismo è molto sfumato, in quanto norme e concetti elaborati in ambito Brahmanico (I millennio a.c.) struttureranno per sempre la prassi hindu considerata più ortodossa. Gli Arya si insediarono come classe dominante nella pianura indo-gangetica. I testi vedici, noti come Brahmana (composti circa tra X e VII sec. a.c.) delineano un importante evoluzione culturale e sociale: Il sacrificio alle divinità diventa la base della religiosità vedica. Non sono più gli dei (opportunamente omaggiati dal rito) ma è il sacrificio stesso, per forza propria, a garantire l’ordine delle cose ( addirittura a far sorgere il sole ). Rito e cosmo sono strettamente legati: il Dharma è la legge sottesa all’universo come alla società e al singolo. Brahmana deriva dal termine Brahman, che originariamente indica proprio il potere del sacrificio, o forse dalla parola Brahmano, cioè il sacerdote che esegue il rito e detiene il brahman. In quest’epoca la società appare già divisa in classi dove i Brahmani ne sono all’apice, in realtà, essi si sono collocati da sé in questa posizione, in quanto compositori dei testi sacri dove viene esposta la teoria del potere e della centralità del sacrificio. Sebbene il prestigio del sacrificio e degli dei vedici sarà bene presto destinato a declinare, ciò non accadrà per i Brahmani.
  • LA SVOLTA SPIRITUALE Nelle ultime fasi della letteratura vedica si assiste a un profondo mutamento di valori. Secondo alcune Upanishad (non le più antiche) l’Assoluto rappresentato dal Brahman può assumere la forma personale di un Dio supremo, in questo contesto assume importanza la devozione (Bhakti) cioè una delle più importanti vie salvifiche hindu. Le Upanishad sono state redatte circa tra l’VIII e il III sec. a.c., ed in esse si trovano concezioni innovative. Gli dei e il sacrificio perdono importanza. L’essenza dell’esistenza viene identificato in un principio unificatore, chiamato Brahman, cui corrisponde, nel cuore umano, l’Atman (l’individuo giunge al riconoscimento di questa identità per un mistico atto di coscienza, vidya. Ora la vita non è più considerata, come negli inni vedici, gioiosa e irripetibile: l’uomo è dolorosamente incatenato dalle proprie azioni (Karman) nel ciclo delle esistenze (Samsara), da cui solo la conoscenza suprema permette la liberazione (Moksha, Mukti). È stato ipotizzato che l’elaborazione di queste nuove dottrine sia legato ad un influenza non-arya o non-brahmanica, assorbite e fatte proprie dalla classe sacerdotale (la quale ha scritto anche le Upanishad). Una simile concezione della vita umana la si ritrova anche nel Buddhismo e nel jainismo, nati anch’essi in questo periodo.
  • LE TENDENZE ASCETICHE Le nuove tendenze spirituale portano a una svalutazione della vita nel mondo, e a privilegiare una ricerca che si può compiere solo nella solitudine e nel rigore. Si pensa che i mutamenti ideologici avvenuti nel I millennio, siano legati allo sviluppo dell’urbanizzazione nella piana gangetica. Questa “svolta spirituale” è caratterizzata da una visione del mondo pessimistica. In questo contesto l’individuo rinuncia all’agire, ed in primis all’’azione sacrificale, nel tentativo di non accumulare karman e quindi non rinascere. Inoltre l’unione con il principio ultimo diventa lo scopo supremo, e per ottenerlo è necessario seguire un rigoroso percorso psico-fisico. Accenni a figure mistico-sciamaniche erano già presenti nel Rigveda, ma è nelle Upanishad che si afferma in modo decisivo l’ideale della Vita Ascetica, caratterizzata da: isolamento dalla società, mortificazione della carne (tapas), meditazione, allo yoga; e finalizzata alla liberazione. Queste concezioni della vita umana sono in contrasto con l’ideale, propugnata dal brahmanesimo, del capofamiglia che opera e sacrifica nel mondo. Per alcuni versi sembrano nascere come una reazione al ritualismo. Le Upanishad elaborano un’interiorizzazione del rito trasformandolo da una pratica materiale a pura meditazione.
  • BUDDHISMO E JAINISMO Queste due religioni sorgono contro il predominio del Brahmanesimo, ed entrambe propongono proprie vie di salvazione. Nel corso del I millennio (redazione Upanishad classiche) sorgono diversi movimenti che negano la sacralità dei Veda e della tradizione brahmanica: Molti di questi (come i materialisti o i fatalisti) saranno destinati a scomparire, ma non il B. e il J.

BUDDHISMO Secondo la datazione tradizionale il Buddha visse tra il 566 e il 486 a.c.; tuttavia oggi molti studiosi datano la sua vita intorno alla metà del V sec. a.c. Siddharta Gautama, apparteneva al clan degli Shakya di Kapilavastu (Nepal mer.) e faceva parte della classe dei guerrieri. Rifiutando le pratiche ascetiche estreme, elabora un percorso spirituale ed etico che promette di sottrarre al dolore e all’impermanenza del mondo. Divenuto il Buddha, “il Risvegliato”, fonda una comunità di monaci e predica

• LA LEGITTIMAZIONE DEL SOVRANO

Nelle dinastie hindu il potere del sovrano si fonda sull’appoggio sacerdotale e sull’assimilazione alla divinità. Chakravartin, alla lettera “colui che fa girare le ruote del carro da guerra”, “imperatore universale. L’india antica tuttavia è caratterizzata da frammentazione politica in molto regni antagonisti. L’Arthashastra è un trattato riguardante i compiti del sovrano e la scienza politica. Fin dalle documentazioni più antiche il re e il brhamano appaiono in stretta relazione: Il sovrano riceve dai brahmani la consacrazione con il solenne rito del Rajasuya, ha un cappellano personale e si circonda di ministri Brahmani. Il re è tenuto a proteggere e garantire il benessere della classe sacerdotale, anche attraverso la concessione di terre in usofrutto. Secondo la tradizione il sovrano perfetto è Rama, l’eroe del Ramayan, il quale è considerato una reincarnazione di Vishnu. Tuttavia nella concezione indiana il re non viene divinizzato, egli è piuttosto il depositario dei poteri divini, che mirano al mantenimento della sacra legge (dharma) su cu è retto il mondo. Intorno all’anno mille i sovrani dei vari regni costruiscono nelle capitali complessi templari (centri rituali) al fine di affermare la propria devozione, il proprio potere e quello della dinastia. In guerra la conquista del tempio rivale equivale alla vittoria assoluta.

- LE GRANDI FILOSOFIE

Si è a lungo discusso se esista una filosofia indiana, sulla risposta ha pesato molto il giudizio negativo di Hegel. Tuttavia il pensiero indiano, nel corso della sua storia millenaria, ha affrontato tutti i grandi temi caratteristici della filosofia occidentale: metafisica, teologia, teoria della conoscenza, filosofia del linguaggio, la logica, l’epistemologia, l’estetica, la politica, la casualità, il tempo… La filosofia indiana è stata elaborata dal III sec. a.c. al VIII Sec. d.c.), ma anche in precedenza erano stati redatti testi con contenuti in parte filosofici come le Upanishad: le acquisizioni raggiunte ei problemi aperti sono poi confluiti nell’opera di sistemazione tra il 500 e l’800 d.c.

• OLTRE ALL’INDIA

Nella penisola indocinese e in Indonesia l’induismo approda insieme con i modelli culturali indiani, e l’influsso sugli sviluppi storici di queste aree è decisivo. Nonostante gli abitanti di Giava siano a maggioranza mussulmana, i grandi poemi epici hindu (Mahabharata e Ramayana) continuano ad offrire trame e personaggi a varie forme di spettacolo. A partire dai primi secoli dopo Cristo la cultura indiana si diffonde nel Sud-est asiatico grzie a mercanti, brahmani, asceti, monaci, profughi e viaggiatori. Si tratta di un fenomeno di asismilazine pacifica non dovuto a guerre o mire espansioniste. Il sud-est asiatico adottò: come lingua dotta il sanscrito, che diventa una sorta di veicolo espressivo internazionale; Letteratura, importando le vicende tradizionali e i poemi colti ; Arte indiana; Buddhismo.

  • IMPATTO CON L’ISLAM L’avvento del potere islamico muta il quadro religiosi e la sovranità del subcontinente indiano. Dopo la conquista araba del Sind (711-712) e le devastanti scorrerie di Mahmud di Ghazna (1000-1030), nel 1192 una confederazione di re hindu è sconfitta definitivamente a Tarain dagli eserciti turco-afgani di Muhammad di Ghur. Gli invasori islamici dilagano nella piana del Gange: 1206 è l’inizio del sultanato di Delhi. Questo dura con fasi alterne fino al 1526, quando il turco-mongolo Babur cala a sua volta nell’India settentrionale inaugurando la poderoso dinastia degli imperatori Mughal, le cui città simbolo saranno Deli e Agra. Nel frattempo nel Deccan si formano stati retti da sovrani musulmani. L’Induismo e l’islam sono molto diversi: il primo (politeista, immagini, società gerarchica, non cerca nuovi adepti); il secondo (dottrine rigorose, monoteista, no immagini, società di eguali, promuove la conversione). L’islam si instaura nel subcontinente indiano come credo della classi dominanti, che possono assumere atteggiamenti molti diversi nei confronti dei sudditi. Tuttavia la conversione non viene imposta ma comporta maggiori opportunità spt nei centri urbani. Col tempo circa un quarto della popolazione si convertirà, spt persone provenienti le caste più basse e i fuori casta. L’india del sud è meno toccata da questo processo.
  • SANTI DEL NORD: Nei secoli in cui l’India si confronta con l’islam, a nord, si sviluppano le figure di santi-poeti (generalmente chiamati Bhakta, “devoti) che cantano la loro ricerca interiore ispirata alla bhakti. Essi si occupano infatti della ricerca del vero. Essi provengono da varie origini sociali e sono amati e conosciuti a livello popolare. Alcuni concepiscono Dio in modo impersonale senza alcun attributo, essi vengono chiamati Sant: il termine viene dal participio presente del verbo sanscrito che significa “essere”, “essere vero”, “buono”. Tra questi Nanak (1469-1539), il cui insegnamento sfocerà nella religione Sikh (sentita come una sintesi purificatrice di induiso e islam). Il loro Diounico è simile all’antico Brahman delle Upanishad, ma è evidente anche il contatto con l’islam e i mistici sufi. Per altri Dio è invece una figura con nome e mito: per Surdas (poeta cieco del XV-XVI sec.) questo Dio è Krishna; per il Brahmano Tulsidas (1532-1623) questo Dio è Rama.

• MAHARASHTRA E BENGALA

La tradizione del Maharashtra che venera il dio Vithoba (forma di Vishnu) si chiama Varkari-panth, “la via dei pellegrini”, perché vi ha tuttora un ruolo centra il pellegrinaggio al tempio del dio a Pandharpur. La tradizione del M. ha origine da alcuni santi-poeti che si esprimono in Marathi, lingua locale che acquisterà dignità letteraria. Questo movimento viene inaugurato, circa nel 1271, da Jnandev , autore della Jnaneshvari, un commento alla Bhagavadgita (circa 9000 versi). Il Bengala ha un ruolo centrale nella devozione Krishnaita: Jayadeva, autore del Gitagovinda (XII sec.), il mistico Chaitanya fonda il Sampradaya, cioè “tradizione religosa” o “scuola” del culto di Krishna. Rupa e Sanatana, suoi discepoli, su suo ordine fondano un grande centro devozionale per Krishna a Vrindavana, dove il mito vuole che abbia trascorso la sua giovinezza.

  • RINASCIMENTO HINDU Nei sec.i della presenza coloniale, la religiosità e la cultura hindi si riformulano nell’incontro/scontro con l’Occidente. La britannica East India Company, nata nel 1600 con intenti solo commerciali, acquista con il tempo poteri territoriali, e dovrà fronteggiare la concorrenza francese e portoghese. Eventi impo: Battaglia di Plassey (1757) a seguito della quale Robert Clive diventa primo governatore del Bengala; 1858 i domini indiani passarono sotto il governo della Corona Britannica. La scoperta della parentela fra le lingue indoeuropee, hanno dato inizio a una serie di studi sull’India, ma alcuni sostengano che ciò abbia portato a un “orientalismo creato dall’occidente”, il quale ho irrigidito i valori hindu più conservatori e ha creato la nozione di induismo come religione unitaria. I missionari hanno giocato un ruolo fondamentale nel processo di evangelizzazione.

• IL NOVECENTO

Indipendenza politica – senso di identità nazionale Indipendenza 1947: India confederazione di stati ( stati islamici Pakistan e Bangladesh). Governata dal Partito del Congresso (fondato nel 1885 e artefice della lotta per la liberazione) l’india si proclama stato laico e non confessionale. Nel processo che conduce all’Indipendenza Gandhi propone un messaggio di armonia tra le diverse componenti del territorio indiano (spt islam). Altri, come Bal Gangadhar Tilak, propongono un atteggiamento bellicoso: egli interpreta l’insegnamento della Bhagavadgita come un invito alla lotta per cacciare i britannici in termini di dovere religioso. L’idea unitaria di induismo (nata nel rinascimento) si intreccia a quella di nazionalismo: nascita del concetto di hindutva, “induità” (V.D. Savarkar, 1910) Secondo cui il subcontinente indiano è la patria degli hindu (luogo degli avi e terra sanat), musulmani, cristiani, colonialisti e comunisti sono nemici. Pur non essendo condiviso da tutti, questo concetto ispira fino ad oggi molti movimenti della destra hindu.

• L’INDUISMO OGGI

Oggi l’induismo conta circa 900 milioni di seguaci nel mondo; 82% della pop. India. Essere hindu significa: aver ricevuto dalla famiglia un educazione basata su certi principi, miti e nozioni che si traduce in norme di comportamento (sananta dharma, “retto agire”). Anche se prevale l’idea di induismo unitario, tuttavia nei fatti anche oggi la fede e la pratica si frammentano in senso locale. Oggi le fasce più basse della popolazione sono ancora molto legate alle tradizioni, mentre quelle più alte hanno subito l’influsso occidentale. Il matrimonio combinato o condizionato dalle caste è meno rigido; mentre l’urbanizzazione (treni, scuole, uffici) rende più difficile praticare le antiche norme di purezza. Il viaggio all’estero una volta considerato contaminante, ha oggi permesso di diffondere l’induismo nel mondo.

  • LETTERATURA VEDICA F.M. Muller, figura pionieristica per lo studio filologico della letteratura vedica e della religiosità in essa espressa. VEDA-> “il sapere” o “la scienza sacra rivelata”. Serie di testi redatti tra il XV e il V sec. a.c., tramandati nelle cerchie sacerdotali oralmente, impossibile precisare la loro codificazione definitiva e la loro redazione scritta. La lett. Vedica è anonima: la sua composizione è attribuita ad antichi veggenti,i cosiddetti rishi, che li avrebbero “uditi” e trasmessi agli uomini. Costituiscono la Shruti, “l’udizione”, cioè ciò che l’induismo considera la Rivelazione. La parte più antica è costituita dalle 4 Samhita, “Raccolte”: inni agli Dei, strofe laudative, preghiere, formule rituali, liturgiche e magiche, incantesimi, canti, descrizioni di cerimonie sacrificali (private e solenni), regole morali e sociali, speculazioni cosmologiche, filosofiche, astronomiche, geometriche, fonoetiche. Le prime 3 (le più nobili) costituiscono la triplice scienza sacerdotale (Trayi vidya), esse sono: Rigveda (Veda delle strofe) , il Samaveda (Veda dei canti) e lo Yajurveda (Veda delle formule). Questi sono inni e versetti che, recitati da sacerdoti, accompagnavano i sacrifici agli dei. La 4^ “Raccolta”, l’Atharvaveda (V. dei sacerdoti Atharvan) è un repertorio di incantesimi di magia bianca e nera. A queste opere le varie scuole sacerdotali aggiunsero altri tesi: i Brahmana (“testi dei sacerdoti” o del “Brahman”), Aranyaka (“Testi della foresta”, commenti al sacrificio), Upanishad (“Dottrine esotiche”).

• RIGVEDA

  • BHAGAVADGITA, “Il canto del signore/beato” Fa parte del M. e ne costituisce il centro spirituale. Temi impo affrontati da Krishna: Immanenza e trascendenza al tempo stesso di Dio, cioè il suo rapporto con la manifestazione; Tolleranza, Bhakti, sentimento di amore reciproco fra Dio e l’uomo. Formato da 18 canti (tot. 700 strofe). Dio stesso svela al guerriero Arjuna la struttura religiosa e morale dell’universo intero. A parlare è Krishna, una delle manifestazioni più venerate del Dio supremo Vishnu. Egli si è incarnato come auriga di un eroe che sta per iniziare una sanguinosa battaglia, ma il combattente è inquieto e tormentato, in quanto i suoi rivali sono parenti, amici e maestri. Arjuna si domande se sia meglio ritirarsi, la risposta di Krishna dissolve l’angoscia dell’eroe: L’essenza di ciascun essere esiste da sempre e durerà per l’eternità; A morire è solo la persona, il corpo fisica, i suoi sentimenti e il suo intelletto. Perciò il guerriero deve adempiere al compito della sua classe: combattendo ucciderà o perderà soltanto qualcosa che è già destinato a dissolversi. Ma l’atteggiamento in battaglia dovrà essere puro da ogni passionalità e finalità personale. Il guerriero deve combattere perché questo è il suo compito, ma non lo deve compiere per avidità di dominio, per sete di violenza o per paura. Chi agisce in questo stato d’animo non si macchia di nessuna colpa, avanzando sulla via della liberazione (moksha) dal ciclo delle rinascite (samsara).
  • BRAHMASUTRA, “I sutra sul brahman” Cioè gli aforismi, le massime, che hanno per oggetto l’Assoluto impersonale, il principio unificante (brahman), che non deve essere confuso con il Dio creatore, Brahma. Compilata da Bdarayana (datazione incerta, prob primi sec. d.c.), l’opera è formata da 555 aforismi (sutra) suddivisi in 4 capitoli: questi offrono un’esposizione sintetica e sistematica delle dottrine del vedanta risalenti alle Upanishad. Temi principali: Brahman supremo (sua natura e sua relazione con l’anima individuale, jiva, e con il mondo ); Confutazione di teorie antagoniste del vedanta; Disciplina spirituale (sadhana) per uscire dal samsara e le diverse forme di meditazione; La natura della liberazione definitiva (moksha). I brahmasutra sostengono un rigoroso monismo: L’unica realtà è il brahman, concepto al tempo stesso come coscienza indeterminata e come Signore personale determinato ( i sutra non spiegano come queste due concezioni si accordino). Altra relazione oscura è la relazione tra il brahman (immutabile ed eterno) e il mondo che ne è causato (mutevole e transitorio). Vie proposte per la liberazione dal ciclo delle rinascite: Via Ascetica della rinuncia e della conoscenza (Jnana-marga), Via dell’Azione (Karma-marga) compiuta come servizio a Dio, Via dell’abbandono amoroso a Dio (Bhakti-marga).

• L’OPERA COME COMMENTO

La cultura indiana da sempre privilegia tradizione orale a quella scritta. All’origine di ogni tradizione troviamo un testo-radice composto da sutra (“filo), cioè frasi sintetiche e concise di tono aforistico, spesso volutamente oscure, il cui significato senza una spiegazione rimane incomprensibile. Questi testi-radice sono composti da argomenti che il mastro (guru) ha trattato nel corso del suo insegnamento. Nel tempo (a volte anche dopo secoli di trad. orale) questi vengono affiancati da commenti e commenti di commenti, che fissano in forma scritta le informazioni necessarie a interpretare i sutra.

  • PURANA, “anticha [recitazione]” Se l’accesso alla Rivelazione vedica è riservato ai maschi delle prime 3 classi sociali, i Purana sono invece adatti alle categorie più basse, cioè donne e shutra, il che ne fa i testi per la maggioranza del popolo hindu. L’elaborazione di questo vasto insieme di opere inizia intorno al IV-V sec. d.c. , ed è il risultato di un lungo periodo di raccolta, sistematizzazione e aggiunte, continuato fino ad epoche non lontane. I Purana si occupano di mitologia, celebrazione di dei, dottrine, rituali, pellegrinaggi, esaltazione di luoghi sacri, ed inoltre forniscono dati preziosi sulla storia dell’India prima del IV sec. Attribuiti al mitico veggente Vyasa (“il grande compositore”) i Puranaa deriverebbero da un immenso testo di 400. strofe, che sarebbe poi stato suddiviso in 18 parti: Spesso i testi hanno un orientamento settario, esaltano cioè un particolare divinità (Brahma P., Shiva P., Vishnu P., Skanda P., Matsya P., Bhagavata P.).
  • DEVI MAHATMYA, “celebrazione della dea” Altro nome: Durgasaptashati, “le 700 strofe di Durga” (la Dea suprema). Databile intorno al V-VII sec, è un testo di contenuto indipendente contenuto all’interno del Markandeya Purana. Questo è il testo di riferimento per coloro che identificano l’Essere supremo in una divinità femminile. L’opera (concepita come il racconto del saggio Medhas al re Suratha e al popolano Samadhi, allo scopo di istruirli e sollevarli dallo smarrimento interiore) è composta da mitici episodi accompagnati da inni di esaltazione della Dea. Grazie al suo culto è possibile ottenere la perfetta relizzazione. 1° Episodio-> La Dea consente il risveglio di Vishnu affinché egli uccida i demoni Madhu e Kaitabha ( nati dal cerume di V.) 2° Ep.-> La Dea riceve dagli altri dei le armi per uccidere Mahisha, il demone Bufalo. Questo episodio è gloroficato per secoli dalle arti figurative. 3° Ep.-> La Dea prende forma in varie ipostasi, per annientare dopo una lunga battaglia l’esercito dei demoni Shumbha e Nishumbha.

- POESIA DEVOZIONALE TAMIL:

Tra gli Alvar (santi vishnuiti di lingua tamil, india sud) le composizioni più famose sono le 4 opeere di Nammalvar, "il nostro alvar", mistico e poeta nato tra il VII e l'VIII sec., il cui nome gli è stato dato da Vishnu in persona. il suo "Sacro discorso", Tiruvaymoli, è definito il Veda del sud. questo, composto da circa 1100 strofe, comprende un ampio repertorio di temi: rapp. personale con la divinità, le lodi del dio in ogni sua manifestazione, il rapimento estatico, i templi e la comunità. Nel X sec. gli inni devozionali degli Alvar vennero riordinati e raccolti nell'antologia "La divina composizione in 4000 strofe", dal brahmano Natamuni. Tra i Nayanar (santi shivaiti) solo alcuni hanno lasciato testimonianze scritte. Il loro capostipite Appar, "Padre", è anche l'autore di oltre 3000 strofe. le sue composizioni insieme a quelle di Sambandar e di Sundarar sono raccolte nell'antologia intitolata "Devaram". Pur non essendo considerato un Nayanar, il massimo poeta shivaita è Manikka Vashagar (IX sec. circa) "Colui le cui parole sono gemme".

- GITAGOVINDA:

Letteralmente "Il pastore del canto", ossia "Il pastore (Krishna) celebrato con il canto". Questo poemetto è stato composto da Jayadeva, uno dei grandi poeti alla corte del re Lakshmanasena del Bengale (1179-1205). Egli utilizza la poesia classica per sviluppare il tema del desiderio che l'anima umana prova per il Dio e della sofferenza della separaziane da lui. Dietro al racconto della storia d'amore il testo possiede un carattere fortemente religioso, in quanto narra la storia della relazione tra l'anima umana e Dio. Vi si narrano gli amori tra il Dio Krishna e la pastorella Radha, prediletta fra le fanciulle con le quali il giovane dio è cresciuto nella sacra foresta di Vrindavana, essa è tuttavia gelosa delle avventure del compagno. I due amanti così si separano, e pur desiderosi di riunirsi non riescono a muovere l'uno verso l'altra e si invitano usando come tramite una messaggera.

-KABIR E MIRABAI: Tra i più famosi santi-poeti medioevali ricordiamo Kabir (il tessitore di Varanasi) e Mirabai (principessa rajasthana); due figure anticonvenzionali. Entrambi (come altri santi-poeti medioevali) appartengono a una tradizione orale che si arricchisce fino ad oggi. La Bijak, "Germoglio", è il libro sacro dei seguaci di Kabir, dove egli canta del Dio impersonale, senza attributi, a cui assegna indistintamente il nome di Rama o Allah. I cantidi Mirabai si rivolgono invece a Krishna, il quale fin da bambina è l'oggetto del suo amore e che considera il suo vero sposo. Tra i Sant (cantori del "Dio senza attributo"), Nanak è considerato il fondatore della religione Sikh. Il loro libro sacro è l'Adi Granth, compilato nel 1604 da Arjun Dev, in questo testo accanto ai versi di Nanak troviamo anche quelli di Kabir, Mirabai, Surdas, Ravidas e Namdev.

-RAMCHARITMANAS, "il lago delle imprese di Rama": Poema in lingua Avadhi (variante orientale dell'Hindi). Tulsidas, l'autore è venerato come un santo della bhakti di Rama, e ha vissuto parte della sua vita a Varanasi, città vicino al Gange. Per la composizione del poema (7 libri) attinge come fonte al Ramayana e ad altre rielaborazioni sanscrite della storia di Rama. La scansione degli eventi si attengono alla struttura consacrata dalla tradizione, ma per T. Rama è una figura del tutto divinizzata, l'Essere supremo che conduce alla salvezza, e divinizza anche la sua sposa Sita. rispetto al Ramayana egli apporte varie modifiche alla vicenda. Tutti gli anni il Ramcharitmanas per un mese viene messo in scena a Varanasi; celebrazioni simili, chiamate Ramlila ("Gioco spettacolo di Rama) si tengono in vari altri luoghi dell'India.

- LETTERATURA TANTRICA:

Composi a partire dal 600 d.c., i Tantra sono considerati da seguaci Rivelazione divina. Con l'espressione "letteratura tantrica" si indica un vasto ed eterogeneo insieme di testi (Tantra, "telai" "strutture" "sistemi"). I Tantra shivaiti sono chiamati Agama (tradizioni), quelli vishnuiti Samhita (Raccolte). I Tantra sono i testi fondamentali della religione tantrica, sviluppata spt in Kashmir, Nepal, Bengala, Assam e poi nell'India del sud. L'intero induismo ne fu influenzato e si formò anche un tantrismo Buddhista, uno jaina e una sufico (cioè hindu-islamico). Non si tratta di una religione unica, ma di un insieme di correnti articolate in scuole. A seconda di queste le divinità supree possono essere Shiva, Vishnu, la Devi. La forma più commune dei tantra (non l'unica), è quella di un dialogo tra Shiva e la sua sposa (la Dea), dove il Dio risponde ai quesiti della sua sposa. i ruoli si capovolgono nei Tantra dove divinità suprema è la Devi. I contenuti delle opere sono molto vari, ma quasi tutte ne affrontano 4 principali: la Conoscenza, il Rito, lo Yog, la Condotta Corretta. Altre tematiche sono la Cosmologia, la Relazione tra uomo e donna, i poteri magici. L'obbiettivo dei Tantra è quello di mostrare gli strumenti dottrinali e filosofici e le discipline pratiche per conseguire la liberazine dal ciclo delle rinascite.

2. GLI DEI, GLI UOMINI E IL MONDO

- DEI VEDICI:

Gli dei vedici si dividono in Deva ("celesti") e Asura (di questi il signore è Varuna, più tardi asura ndicherà i demoni, i nemici degli dei).

La successione degli Avatara ripercorre una sorta di schema evolutivo. Vishnu è percepito come massimo signore dell'universo dalla maggior parte degli hindu. A lui o a uno dei suoi Avatara si indirizza la bhakti. Egli rappresenta la conservazione del mondo ed il suo ruolo è quello di mantenervi il dharma, la legge sacra su cui tutto si regge.

- KRISHNA "lo Scuro" Ha un potente potere seduttivo sullo spirito umano. 9° Avatara di V., tuttavia per varie tradizioni è egli Dio supremo. Nel Mahabharata egli è il capo della tribù degli Yadava (costa n-o). Cugino dei Pandava, i personaggi principali del poema. Nella Bhagavadgita espone il suo insegnamento, mentre la sua biografia completa è esposta nel Harivamsha (appendice M.), nel Vishnu e nella Bhagavata Purana. Krishna nasce a Mathura da Vasudeva e Devaki, ma lo zio Kamsa minaccia la sua esistenza in quanto una profezia ha predetto che verrà ucciso dall'8° figlio (K.) di Devaki. Per questo K. alla nascita viene affidato a una coppia di mandriani che vivono a Vrindavana. Qui K. cresce: bellissimo, affascinante e suonatore di flauto, con il quale ammalia le gopi. il mito racconta che K. ucciderà lo zio e fonderà la città di Dvaraka. I primi 6 fratelli vengono uccisi dallo zio, Balarama (il 7°) no perchè il suo embrione viene trasportato nel grembo dell'altra sposa di Vasudeva. Balarama accompagnera K. nelle vicende della sua giovinezza. B nasce da un capello chiaro di Vishnu, K. da uno scuro (da qui il nome).

- RAMA:

"è il protettore di tutti gli esseri viventi, il custode del dharma.." (Ramayana). 7° Avatara ma per molti divinità suprema. Il nome Ram è spesso usato nell'India sett. per designare "Dio". Originariamente egli era un eroe regale che poi è stato divinizzato, per questo la sua figura è fortemente legata al concetto di sovranità. Egli possiede le virtù considerate fondamentali nell'induismo: Purezza, Forza d'animo, Equanimità, Rispetto verso i genitori e i vincoli familiari. Egli è l'individuo esemplare e l'emblema del re giusto, che incarna il dharma e opera per il suo mantenimento. In quanto kshatriya, il suo ruolo principale è la protezione dei Brahmani. L'espressione "Regno di Rama" è usata per evocare l'ideale di uno stato pacifico e ben amministrato.

- SHIVA:

Le sue origini sono molto remote, una figura simile sembra già presente nella civiltà dell'Indo. Shiva significa “il Benevolo”, ma è anche chiamato “il benefattore”, “Grande signore”, “Grande Dio”, “Signore degli animali domestici”, “Spaventoso”. È una divinità strana che ama frequentare luoghi selvaggi o quelli di cremazione, la sua personalità si compone di contrasti: da una parte è celebrato per la sua castità e la sua ascesi (supremo adepto dello yoga, dominio totale dei sensi); dall’altra seduce le mogli degli eremiti nel bosco dei pini, e l’unione con la moglie Parvati scuote il mondo. Il contrasto/opposizione può essere considerato solo apparente: l’asceta è colui che dispone delle tecniche per conservare e accrescere la forza erotica. Egli è anche perfetto padre di famiglia (Ganesha, Skanda).

  • LINGA : In genere nei templi a lui dedicati non viene raffigurato in modo antropomorfo ma sotto forma di un simbolo, il Linga, “Segno”, “Genere”. Pietra di forma fallica che fuoriesce da un basamento considerato la vulva di Parvati, la quale è poi la sua potenza, l’energia su cui si fonda l’operato del dio. Il Linga non è infisso nella Yoni, ma se ne erge al di fuori: immagine di un erotismo non consumato, ma piuttosto preservato in tutta la sua integrità, come vogliono le pratiche ascetiche che consentono in questo modo di accumulare potere. Esistono Linga di ogni dimensione, inamovibili e movibili (come quelli portati sul corpo degli appartenenti alla setta shivaita dei lingayat) e di ogni materiale (metallo, pietre, burro, sabbia). Mito in cui Shiva si manifesta come un gigantesco “linga di luce”: Brahma si trasforma in oca bianca e vola per trovarne il culmine, Vishnu si muta in cinghiale e scende a cercare il fondo. Entrambi falliscono ed infine devono perciò ammettere la supremazia di Shiva.

- IL DIO DANZANTE:

Attraverso la sua danza il dio Shiva segna il ritma dell tempo guidando l’esistente nel ciclico processo di creazione, vita e dissoluzione. Shiva è dunque il “Re della danza”. Dal VI sec. viene raffigurato in diverse posizioni, ma intorno al IX sec., sotto la dinastia dei Chola, viene creata un immagine “standard”: questa rapp. la “Danza della beatitudine”. Il dio poggia il piede dx sul demone Oblio (Apasmara); lo slancio della gamba sinistra e le lunghe chiome sono espressione di forza generativa e manifestano la potenza del suo movimento. Nella mano dx scuote il tamburello a clessidra (rapp. il suono, primo atto di creazione); in una mano sx regge la fiamma che innesca la distruzione verso cui il mondo procede; con l’altra mano dx rassicura il devoto compiendo il gesto del non temere; mentre con l’altra mano sx indica il piede, mostrando al devoto la via della salvezza nella devozione a lui. La figura è circondata da un’aureola di fiamme, che può essere considerata o la luce della conoscenza o il fuoco purificante del rogo funebre.

- GANESHA :

G. è il dio, sempre benevolo, che rimuove gli impedimenti: egli viene invocato come protettore ( dei viaggi, degli esordi, dei passaggi) e come porta fortuna in varie occasioni. Egli è inoltre patrono degli scrittori (una sua immagine sempre sui testi indiani ), perché secondo la tradizione è stato lui a mettere per iscritto il Mahabarata, sotto dettatura del suo compositore, il veggente Vyasa, servendosi di una zanna come stilo. Alla nascita non aveva la testa d’elefante: Egli

nasce dalle impurità della pelle di Parvati, che lo crea per metterlo a guardia della sua stanza da bagno. Crescendo compie rigorosamente il suo compito ed un giorno impedisce per fino a Shiva di passare, al che Shiva sfocia in uno dei suoi caratteristici colpi d’ira e decapita il ragazzo. Parvati in collera ordina agli dei di andare verso nord e riportare la testa del primo essere vivente che incontrano. Altri nomi: “Signore dei gana”, cioè piccoli demoni deformi che fanno da corteggio a Shiva; “Signore degli ostacoli”; “Colui che rimuove”.

  • SKANDA : È fratello di Ganesha e il Dio della guerra, che nasce per salvare il mondo. Skanda significa “Effusione [di seme]”, egli è noto anche come Kumara, il “Giovane”. Secondo il mito la sua nascita è stata rischiesta dagli dei perché solo il figlio di Shiva e Parvati potrà vincere il potente demone Taraka, che minaccia l’universo. Gli dei decideranno poi di interrompere la lunghissima unione dei due amanti e il seme di Shiva (troppo rovente perché il mondo possa sopportarlo) viene deposto nella bocca di Agni, il fuoco. Tuttavia nemmeno Agni riesce a sopportare il suo calore e dunque lo consegna alla De Ganga. Skanda prende forma e nasce nel fiume Gange, e verrà poi allevato dalle 6 Krittika, cioè le stelle delle Pleiadi, per questo il Dio avrà 6 teste. A volte è raffigurato con 6 teste, a volte come un giovane armato, ma sempre accompagnato da un pavone. Oggi questo Dio è più popolare al sud che al nord, questo grazie alla sua antica identificazione con Murugan, Dio bellicoso e affascinante, da sempre figura centrale della religiosità tamil. - LA DEA SUPREMA: Nella letteratura vedica le dee rivestono un’importanza marginale, ma già nell’induismo più antico ne vengono venerate diverse. Nel Devi Maharmya emerge la figura di un’unica grande Dea Signora dell’universo: onnipresente, onnipotente, creatrice, conservatrice e dissolutrice del mondo. Essa viene chiamata Devi (dea), o Mahadevi (grande dea); tuttavia essa può mutare nome, iconografia e mito ed essere chiamata Durga, Parvati, Lakshimi o Kali. Tutte le dee panindiane e locali possono essere assimilate a lei ed essere considerate sue ipostasi. Solitamente è dotata di caratteri ambivalenti: materna generosità e sanguinaria ferocia. Ella incarna le grandi forze cosmiche: la potenza (shakti), la natura (prakti) e la maya (la grande illusione che nascondo all’uomo la realtà autentica delle cose. - DURGA: “Difficile da espugnare”. Durga è una dea guerriera che combatte i demoni. Il Devi Mahatmya contiene il mito più famoso della dea. Qui il demone Mahisha, il “Bufalo”, può essere sconfitto solo da una donna, così gli dei convogliano le loro energie per creare una figura femminile alla quale ciascuno dona la sua arma prediletta. Durga non è, come altre dee, l’energia (shakti) di un dio maschio: al contrario sono le divinità maschili a conferirle la potenza di cui dispone. Sebbene alcune credenze popolari la affiancano a Shiva, ella è una dea senza compagno, indipendente. I nemici sono sedotti dalla sua bellezza e la usa a sua vantaggio senza mai concedersi. Probabilmente l’origine di questa dea è legata a culti tribali, Durga è infatti associata alle regioni collinose dell’India centrale. A lei eroi mitici come Rama devono il successo.

- KALI E LE DEE TERRIBILI:

“la Nera”. Aspetto e comportamento terrificante, rapp. le forze oscure e crudeli del mondo. ornata di teschi e teste mozzate, Kali si aggira nei luoghi di cremazione e sui campi di battaglia; è la negazione di ogni bellezza e piacere, l’immagine dell’orrore e della morte. Nel Devi Mahatmya un mito racconta che Kali è nata dalla collera di Dura ed è stata subito pronta a sterminare gli eserciti dei demoni Chanda e Munda. Nello stesso teso Kali interverrà nel combattimento contro il demone Raktabija, “Seme di Sangue”, che duplica se stesso ogni volta che una goccia del suo sangue cade a terra; Kali succhia il suo sangue e divora le sue copie. In altre fonti essa si presenta come una dea luminosa e benevola che però poi si tramuta nell’ira. Un mito racconta che essa sfida Shiva in una danza senza freni, che minaccia di annientare il mondo, Shiva è l’unico a poterla placare ed infine vincerà. In alcuni testi Kali e le dee analoghe sono associate alla foresta e il culto cruento di tribù selvagge.

- SPOSE DIVINE:

Lakshmi è una dea antica, che rapp. la buona sorte e il benessere, tipiche caratteristiche del sovrano per questo considerata sposa di Vishnu, il Dio che più di tutti incarna la regalità. Buh per lo stesso motivo è considerata l’altra compagna del Dio. Sita eroina del Ramayana è la sposa di Rama, ma la sua storia è spesso legata a quella dello sposo. Sati, 1^ compagna di Shiva, commette suicidio su una pira perché il padre ha offeso lo sposo. Si reincarna poi in Parvati, “quella della Montagna”, perché suo padre è Himavat cioè l’Himalaya. Secondo il mito Parvati conquista Shiva sottoponendosi ad una lunga ascesi Sarasvati sposa di Brahma, dea del linguaggio, delle lettere, della musica e della cultura. Radha, la favorita degli amori di Krishna, ma non sua sposa, bensì un amante adulterina (amore per il dio va oltre le convenzioni).

- GANGE E FIUMI SACRI:

migliaia di Jati e all’interno delle 4 principali ci sono varie suddivisioni. Non è possibile cambiare casta e in ognuna vigono rigorosamente principi di endogamia e commensalità: ci si sposa e ci si ciba solo con appartenenti alla propria casta.

- KARMAN E SAMSARA: Karman deriva dalla radice kri-, “fare”, lett. “atto” “azione”. Samsara lett. “passaggio” “trasmigrazione” “ciclo”. Ogni atto (comprese parole e pensieri) compiuto nell’esistenza attuale ha per l’induismo due ordini di conseguenze:

  1. Fattuale: Eventi provocati dall’atto compiuto (il ladro può essere scoperto o farla franca).
  2. Etico: Valore morale dell’atto commesso ( l’atto lascia cade un seme). Secondo la Legge del Karman ogni atto compiuto produce un seme, ognuno dei quali germoglia generando una pianta e producendo un frutto, che sarà buono o cattivo a seconda della natura del seme. Questo processo non si esaurisce nella vita attuale, per questo è necessario che l’uomo ma anche l’animale, rinasca più volte: creando così il Samsara. La condizione di ogni rinascita dipende dalla vita precedente. Il Karman determina le condizioni generali della vita successiva, non le scelte o le azioni concrete che si compiranno. Questa catena continua finchè il karman non sarà dissolto, ossia non si riusciranno a compiere atti scevri da effetti karmici.
  • LIBERAZIONE : L’uscita definitiva dal giro delle rinascite è il fine supremo che la religione hindu pone agli esseri umani e rappresenta il compimento dello sviluppo spirituale. Tale fine è chiamato Moksha o Mukti (m-f), entrambi derivano dalla radice much- , “sciogliere” “liberare”. Un sinonimo è Nirvana, “estinzione” utilizzato spt dai Buddhisti ma anche dagli hindu. Il Samsara è ritenuto doloroso: Alcune di queste sofferenze sono certe (invecchiare, ammalarsi, morire ), altre sono inevitabili ( frustrazione dei desideri, perdita delle persone amate, conflitti ). Perciò il fine ultimo desiderabile è la liberazione dal ciclo: il Moksha rapp. la dimensione finale alla quale aspirare, è considerata una condizione di beatitudine senza ombre. La liberazione si può raggiungere solo attraverso l’inazione (nivritti), asceti o monaci, riducendo al minimo l’agire. Questa non è però l’unica via. VIE (marga) DELLA SALVEZZA:
  1. Jnana- Marga ->Rinuncia al mondo per perseguire un cammino di conoscenza della realtà autentica.
  2. Karma-Marga -> Via dell’azione, cioè adempiere senza interesse ai compiti che la propria casta di nascita prevede.
  3. Bhakti -> Via della devozione amorosa a Dio. - SCOPI E STADI DELLA VITA: Dottrina Trivarga (i 3 scopi) rivolta spt ai maschi delle prime 3 classi: Nel corso di un'esisteza eticamente e religiosamente conforme e completa, l'uomo ad ogni stadio della vita deve adempiere a 3 fini:
  4. Piacere, Kama -> A 16 anni si conclude il periodi di istruzione e di castità. Il Kame è il godimento sensuale (eortico e piaceri della vita) da raggiungere pref. con la sposa nella condizione di capofamiglia.
  5. Profitto, Artha -> Questa fase si sviluppa in età matura. L'Artha, "carriera", realizzazione dell'attività di lavoro (- casta) e raggiungimento del successo, benessere e ricchezza.
  6. Cura spirituale, Dharma -> Dopo la nascita del 1° nipote m. i coniugi si ritiran nella foresta, dove conducono una vita ritirata, semplice e dedicandosi alla lettura di testi sacri (tra cui "Libri delle selve). Qui il fine è il dharma, cioè la legge religiosa che prevede la cura dello spirito. Questo fine giustifica e riassorbe gli altri 2: è infatti sempre la legge religiosa a esigere la realizzazione dei 2 fini precedenti e a determinare le norme del loroo adempimento.
  7. Liberazione C.R. -> (Non obb.), Chaturvarga "i 4 scopi". Generalmente segue il dharma, ma può essere perseguito fin dalla giovinezza, senza attraversa gli altri 3 stadi.

-RINUNCIA:

4° Stadio della vita, Samnyasa, "Gettare via" o "Abbandonare", e significa "completa rinunicia"; Il Samnyasin è il Rinunciante (si riferisce al metodo seguito), ma possono essere generalmete chiamati Sadhu, lett. "Buono". Rinunciare al mondo e allazione (dharma) è una delle vie più dirette ma ardue (per qst non consueta) per ragg. la L.C.R.(-scopo) Questa via prevede l'uscita dalla società dai suoi condizionamenti e dai suoi obblighi (dharma). Il rinunciant si priva di tutto (denaro, casa, beni, attività) e conduce una vita di solitudine affidandosi all'elemosina e alla natura per sopravvivere. Questa pratica nasce intorno al VI sec. a.c. in antagonismoalla rigida ritualità brahmanica: i Shramana sono coloro che "compiono uno sforzo", il cui fine è l'indagine interiore su se stesso. Essi si dedicano (eremiti o monasteri) a vie di sviluppo spirituale ascetiche (es. pratiche yogiche). Essi hanno un grande prestigio sociale. Connesso a questo stadio è il concetto di Tapas, "Calore" di cui si ritiene che l'ascesi carichi il pratcante rendendolo capace ardue imprese spirituali e dotandolo di poteri fuori dalla norma.

- EROS E RELIGIOSITA':

Nello stadio della rinuncia l'eros è visto come il principale ostacolo per la liberazione. Questa posizione non è però generale, la dottrina del Trivarga prevede infatti il Kama. L'opera Kamasutra di Vatsyayana (III sec. d.c.), è un trattato

completo che mostra agli sposi di alta classe come soddisfare pienamente questo dovere sacro. Tuttavia il piacere è destinao a essere sostituito dagli scopi relativi agli stadi seguenti della vita. Esistono però posizioni in cui l'eros è il mezzo più potente per la crescita spirituale, in quest'ottica l'atto sessuale risveglia energia profonde, capaci di infrangere i confini della conoscenz razionale e di favorire le esperienze più dirette di unione tra l'uomo e dio. La tipica iconografia erotica dei templi hindu è legata a questa concezione secondo cui l'eros è una possibile via di conoscenza e di realizzazione spirituale.

- BHAKTI, partecipazione: Via di salvezz aprta a tutti (no casta o genere), questa presuppone il rapporto con una divinità personale (suprea e unica), spt Vishnu, Krishna o Rama. testi di riferimento Bhagavadgita e Bhaktisutra. Nel Bhagavata Purana sono elencate le 9 caratteristiche della bhakti e i 9 doveri del devoto perfetto: 1. Shravana, l'"ascolto" dei nomi del Dio e del suo mito; 2. Kirtana, canto comunitario; 3. Smarana, "ricordo" cioè ripetizione mormorata o mentale del nome del divino; 4. Padasevanta, "il servizio ai piedi" della divinità (piedi simbolo dell'onnipresenza dei dio); 5. Archanta, il culto; 6.Vandana, saluto rverente; 7. Dasya, sottomissione a Dio come "schiavo"; 8.Sakhya, amicizia; 9. Atmanivedana, offerta totale a Dio di sè e di tutto ciò che si possiede. La Bhakti si configura come prapatti, "abbandono" al Signore, attidudine interpretata in 2 modi: come resa passiva alla volontà del divino, o come disciplina attiva. L'archetipo, modello e simbolo del perfetto Bhakta (devoto) è Hanuman, dio-scimmia figlio del dio del Vento e di una ninfa, devoto a Rama. - AHIMSA: è uno dei principi fondamentali del dharma universale (ordine s-c), è la norma/legge religiosa suprema. Il termine è derivato con a- privativo dalla radice verbale hims-, "nuocere/ danneggiare", lett. "in-nocenza", la traduzione più comune è "Non-violenza". Nell'ambito della pratica yogica, la non violenza rientra fra le 5 "astensioni" (yama) prescritte per intraprendere il percorso spirituale. Nata prob. in ambito Budd. e Jaina, si è poi diffusa nell'induismo ed implica la benevlenza, la compasione e l'amore verso tutti gli esseri viventi e il vegetarianismo. Questo principio sembra in contraddizione con il dharma del guerriero: La Bhag. risolve il questito affermando che il guerriero deve adempiere al compito della propria casta, tuttavia egli deve agire in stato di purezza, cioè non per pulsioni o fini propri.

-MAYA:

Significato: "forza magica, illusione". Anticamente indicava il potere degli dei di apparire sotto forme (murti) diverse. A partire dalla Shvetashvatare Upanishad, Maya diventa il velo misterioso che avvolge l'Assoluto. A seconda delle correnti e dei pensatori, la maya è messa in opera da Dio (V. o S.)che, come un mago illusionista, la usa per dispiegarsi nella multiformità del mondo e al tempo stesso tenere celata la propria natura autentica. La maya crea l'illusione cosmica e riflette l'incapacità della mente umana di comprendere la relazione fra l'Uno-Tutto (cioè il Brhaman) e la molteplicità.

- SHAKTI:

Detto popolare indiano: "Shiva senza la shakti è un cadavere", privo cioè di vita e di energia creatrice. Shakti è un sostantivo astratto femminile derivato dalla radice verbale shak-, "potere", significa perciò "potenza, energia". Lo spirito, ind. o uni (Atman o Brahman) è pura conoscenza già relalizzata e dunque immobile. Se lo spirto, e quindi anche Dio, è immoto la manifestazione della vita necessita una controparte analoga e complementare. Sul piano mitologico-religioso questa necessità si traduce del accostare ad ogni Dio una "Sposa", chiamata appunto la Shakti del Dio (S-P. / V-L), persino ogni altro Dio o avatara non può operare senza la prorpia shakti. Questa unione assicura il ciclico dispiegamento dell'universo e il ritorno al'unicità. La loro congiunzione è concepità come un unione sessuale, mentre il principio ttivo è quello femminile. Intorno al I millennio d.c. in India si sviluppa la concezione second cui la maternità divina non consiste più solo nella generazione ma la Grande De è condizione stessa dell'esistenza del mondo e della manifestazione della via.

-RUOLO DELLE DONNE:

" Nell'infanzia la donna deve stare sotto il controllo del padre, in giovinezza sotto quello del marito, e quando il marito è morto deve stare sotto il controllo dei figli.." (Le leggi di Manu). Nella società codificataa dal brahmanesimo la donna è subordinata all'uomo. Le è vietato l'accesso ai Veda, e nel rito sacrificale le è concesso spazio solo come sposa del sacrificante. Il pensiero sacerdotale più ortodosso la vede come una pericolosa tentatrice. Il suo ruolo è solo quello di moglie devotissima che serve lo sposo "come un dio"; Questa visione del dovere femminile resterà per sempre alla base dell'induismo, dove le donne sono spesso vittime spt nel caso d vedovanza (sati). Il diffondersi delle correnti devozionali della bhakti (che non distinguono genere e classe) offrono alle donne hindu una vta di conforto e salvazione.

-MITI SULL'ORIGINE DEL MONDO:

l'epoca degli Arya: qui il rituale e la figura del brahmano officiante vengono associati alla vacca: prodotti come ghi e latte sono indispensabili nel culto e la vacca viene considerata il dono più appropriato da offrire in forma di ricompensa e omaggio per l'opera prestata dal sacerdote. Vacca alter ego del brahmano: Uno dei crimini più gravi secondo l'induismo è l'uccisione di un brahmano e così pure quella della vacca. Inoltre essa è modello di amore per il suo tenero accudimento del vitello. I 5 prodotti: Latte, Ghi, Cagliata, Urina, Sterco.

- ANIMALI DIVINI:

Ogni divinità possiede un proprio animale caratteristico che rispecchia una sua qualità essenziale. Questi animali partecipano ai miti delle divinità e le accompagnano nelle loro raffigurazioni. Essi sono complessivamente chiamati Vahana, "veicoli o cavalcature", perchè le divinità sono spesso raff. sedute su di essi. Vishnu -> Garuda, grande uccello simile ad un'aquila o ad un avvoltoio: L'immagine rafforza la valenza solare di V. Shiva-> Toro Nandin (il Gioioso), questo animale unisce la sacralità dei bovini con la potenza erotica attribuita a Shiva. Brahma-> Hamsa, oca bianca simbolo del Brahman l'Assoluto. Skanda -> Pavone Ganesha-> Topolino, il quale supera ogni ostacolo, come promette di concedere G. Durga -> Tigre o leone, si addice al suo ruolo di indomita combattente. Il Cobra non è associato a nessuna divinità, bensì è considerato divino esso stesso.

- LOTO E PIANTE: Anche alcune piante sono considerate sacre e associate a certe divinità, la più importante è il Loto: Rappresenta la crescita vegetale, il rigoglio della vita organica, la fertilità delle acque e della terra da queste fecondata. La dea che incarna queste qualità è Lakshmi ("Segno di buon auspicio") chiamata anche Shri ("Fortuna"), nella cui iconografia è associata al loto. Poichè sviluppa nel suolo il suo rizoma, attraversa l'acqua con lo stelo e fiorisce all'aria e al sole, il loto percorre e unifica tutti gli elementi. A livello cosmico, evoca la creazione stessa, e perciò su di esso siede Brahma quando si tratta di dare l'avvio alla ciclica creazione del mondo. Altri concetti espressi dal loro sono la purezza e la trascendenza, dato che nonostante sorga dal fango non ne è contaminato, e nel suo slancio verso l'alto esso emerge sempre immacolato e turgido. Nell'arte indiana non solo Brhama ma anche altri dei e persino il Buddha sono raff. in piedi o seduti su un loto. Ficus religiosa-> Altra pianta sacra, albero dalle foglie a cuore. Baniano -> Albero dalle maestose radici ricadenti, è esaltato nella letteratura vedica. Tulsi (o Tulasi) -> Varietà di basilico, usata nel culto di Vishnu.

- DIAGRAMMI SACRI:

Yantra-> Lett. "strumento", è uno strumento di controllo delle energie psichiche: Diagrammi simbolici che servono da supporto alla mediazione e attrverso cui il praticante cerca il ritorno all'unità divina. Gli Yantra rapp. graficamente il corpo divino, quella che è considerata la sua autentica struttura, che è poi la struttura dell'universo. Ne esiste un vasto repertorio a seconda della divinità a cui si riferisce (spt femm.), ma tutti cmq si rifanno a uno schema stabilito: di solito presentano un perimetro costituito da un riquadro con porte a forma di T ai 4 punti cardinali; al centro si trova un disegno circolare smerlato d ipetali di loto, che a sua volta racchiude ltri tracciati geometrici. Negli spazi creati dalle linne sono scritti o sottintesi mantra (formule sacre) e figure divine. Il più celebre Yantra è lo Shriyantra, associato alla dea Rajarajeshvari (la "Signora imperiale") o Lalita Tripurasundari (la "Bella dea delle 3 città"), ipostasi della Dea suprema. Al centro ha una serie di triangoli che si intrecciano tra loro, 9 in tutto (4 con il vertice in alto, simbolo del polo maschile; 5 vertice in basso, potenza creativa femminile, shakti).

- SEGNI DISTINTIVI:

Una serie di caratteristiche negli abiti e nell'ornamento rendono esplicite la classe sociale e la tendenza religiosa. Il segno di connotazione più antico è i cordone sacro, imposto ai maschi delle prime 3 classi in particolari ai brahmani durante la cerimonia giovanile di iniziazione (upanayana), e che essi devono indossare per tutta la vita (allacciato tra la spalla sinistra e il fianco destro). Segni delle donne: Indicano spt lo status coniugale-> Striscia di polvere sulla riga dei capelli,segno di fertilità; Mangalasutra, collana matrimoniale; Braccialetti su entrambi i polsi; Sari rosso, simbolo di fertilità; La Vedova rasa i capelli, rinuncia agli ornamenti e indossa un sari bianco. Tilaka, Tilak o Tika-> In mezzo alla fronte si usa portare vari segni. Per le donne un piccolo cerchio rosso è un semplice ornamento; un poco di pasta di sandalo significa invece che la persona si è recata al tempio o che ha ricevuto una benedizione. Le polveri per i segni distintivi o ornamentali ed in particolare il sindur (il vermiglione)si trovano esibiti nei mercati indiani in grosse pile variopinte; per le donne questo è disponibile in forma di piccoli adesivi, di solito rossi, venduti in buste e fatti di panno o di altri materiali. Disegni particolari connotano gli uomini votati specialmente ad un dio, come le diverse categorie di ascesi: 3 linee orizzonatli parallele, shiva; 2 linee orizzontali congiunte alla base, Vishnu.

3. Correnti teologiche e maestri.

- I 6 DARSHANA

Il termine (m.) deriva dalla radice verbale drish- "vedere" e significa perciò "Visione". Tradzionalemente sono 6: 1.Mimamsa (filo del rituale); 2. Nyaya ("metodo, logica"); 3. Vaisheshika (filo della natura); 4. Samkhya ("enumerazione" dei principi che costituiscono la realtà); 5. Yoga (sistema filosofico e metodo di liberazione); 6. Vedanta (lett. "Fine dei veda", filo che s basa sui testi piùù tardi della letteratura vedica). Dopo una lunga elaborazione i Darshana hanno raggiunto il loro assetto definitivo tra il 500 e l'800 d.c. Ogn D. affronta in maniera sistematica vari problemi filosofici: quali sono le sostanze reali, come e con quali mezzi si conosce, qual'è la natura del linguaggio, tempo, causalità, validità di un enunciato.

- SAMKHYA La Visione del Samkhya è fondamentale nella cultura indiana e contempla due principi di realtà: lo Spirito, Purusha (anima) e la Materia, Prakriti (natura): proprio come nell filo di Cratesio (Res cogitas, Res extensa). I primi sono tutti identici, costituiti di pura conoscenza e inattivi; La seconda è priva di conoscenza, indifferenziata e attiva. Questa si divide in vari gradi generando l'intera manifestazione: 1. Buddhi (insieme di tutte le facoltà psichiche, intellettuali, volitive, affettive, intuitive); 2. Ahamkara (identità egogica, ciò che fare dire all'uomo "io" "mio"); 3. Manas (Coordina le sensazioni); 4. Sensi d'azione (cat. tip. indiana) e di conoscenza (5 sensi); 5. Elementi naturali (terra, acqua, fuoco, aria, etere..). differenze con dualismo Cartesiano: Secondo questa concezione anche le facoltà più elevate appartengono alla materia e non offrono conoscenza. L'essere umano solo staccandosi dalla materia e identificandosi nel Purusha può ottenere la liberazione dal Samsara.

-YOGA, "Giogo" o "Unione": Lo yoga, in quanto visione (Darshana) filo, è strettamente legato al Samkhya, del quale adotta l'impianto teorico. Unica differenza: l'elemento Citta comprende la Buddhi, l'ahamkara e il manas, cioè facoltà sensibili, affettive e intellettuali che nell'uomo sono in continuo movimento. Scopo dello Yoga è proporre un metodo che fermi i moti incessanti del Citta, favorendo l'esperienza del distacco dalla materia dallo spirito. Lo yoga classico è detto "Yoga delle 8 membra", in quanto propone 8 tecniche per raggiungere quetso fine: 1. Restrizioni (Yama, es. non-violenza, veridicità); 2. Discipine (Niyama, sobrietà o ascesi); 3. Posture (Asana); 4. Regolazione del respiro (Pranayama); 5. Ritrazione dei sensi dalla realtà esterna (Pratyahara); 6. Concentrazione (Dharana); 7. Meditazione (Dhyana); 8. Assorbimento mistico (Samadhi, cioè l'identificazione con il proprio Sè spirituale). Testo fondamentale: "Yogasutra", I sutra dello yoga, di Patanjali. Mentre il Samkhya è ateo nel senso che non crede in un sovrano dell'universo, lo Yoga invece sostiene l'esistenza di un "Signore", modello supremo sul quale meditare. Yoga= “Disciplina, Soggiogamento del corpo e della mente, Unione con il supremo signore”. Lo yoga è anche una particolare “visione” del mondo, della natura, di Dio e dell’uomo.

-SHANKARA: Da molti ritenuto il più grande pensatore dell'India antica, nato prob. nel Kerela intorno al 788, da una famiglia di Brahmani. A 8 anni idventa rinunciante, allievo del Guro Govinda, si trasferisce a nord, qui inizia il suo insegnamento e la sua opera di riforma dell'induismo fondando un ordine monastico (tuttora vivo). Scrive numerose opere, tra cui i commentari ai Brahmasutra e a diverse Upanishad. Egli elabora la dottrina dell'Assoluta non-dualità (advaita): per lui la molteplicità è solo maya, illusione dolorosamente fuorviante per l'uomo. Reale è solo l'unità-totalità che trascende ogni aspetto della manifestazione. Nell'essere umano è rapp. dal Sè (atman), il soggetto eterno e reale che oriental la personalità agente nella vita. L'Atman non può quindi non essere l'Uno-Tutto divino, cioè il Brahman. Secondo Shankara la manifestazione è utile a indirizzare verso la verità autentica, cioè l'identificazione di se stessi con l'Atman e perciò con il Brahman.

- VISHNUISMO, LA REIGIONE DI VISHNU:

V. è una delle 3 divintà supreme venerate rispettivamente dall 3 principlai forme dell'Induismo. I diversi aspetti della sua religione sono il frutto della fusione di divinità e culti di diversa origine. V è rapp. come sovrano personale dell'universo (che egli crea, conserva e distrugge) e dalla dottrina degli avatara. Le più antiche correnti del Vishnuismo sono:

  1. Pancharatra, "5 notti", dal nome di un sacrificio ricordato nei sacri testi. Sua caratterstica è spiegare la relazione fra il V. e il cosmo.
  2. Vaikhanasa, dal nome del fondatore mitico. Privilegiano l'aspetto rituale e l'adorazione a Dio.
  3. Bhagavata, fondono nella loro fede V e K , seguendo come testo sacro la Bhagavadgita. Questa religiose conobbe grande diffusione durante l'impero Gupta.

- GLI SHRIVAISHNAVA:

Altra principale corrente della religione di Vishnu, nata in Tamil Nadu. Questa unisce le idee dei pancharatra e la devozione dei canti in tamil degli alvar. I fedeli valorizzano la polarità femminile di V, la sua shakti, cioè Shri o Lakshmi (la "Madre dell'Universo"). Per raggiungere alla liberazione essi si affidano alla devozione d'amore (bhakti) e al servizio (seva) a V, e al suo libero intervento.

questo la via di salvezza privilegiata da questa corrente è l'azione rituale, che gradualmente distacca l'impurità ma che può essere perfezionata solo dalla grazia di Shiva. Con la liberazione le anime individuali diventano come Dio, ma non identiche a lui.

- LA RELIGIONE DELLA DEA: La Dea, in sanscrito Devi, insieme a V e S è una delle divinità supreme delle 3 principali forme di induismo. Il suo culto prende il nome di SHAKTISMO, e ha forse origini preistoriche. In esso convergono tradizioni molto diverse, socialmente e geograficamente, che nella 2^ metà del I mill. fondono figure locali di dee di villaggio con le protagoniste dei miti o con le spose degli dei. Come divinità autonoma la Devi appare con il nome di Durga, "l'Inaccessibile", che affronta e uccide il demone Bufalo liberando l'universo. è anche conosciuta come Kali, la "NERA", manifestazione dell'ira di Durga. Il culto di entrambe, ma spt della 2^, è associato al vino e al sangue, per questo le vengono spesso sacrificati capretti e a volte bufali. Non mancano però forme benevole e affascinanti della Dea: es. Lakshimi, sposa di V e dea della bellezza, della fortuna e della regalità. Altri nomi: Sarasvati, Chamunda. - TANTRISMO: Corrente nata intorno alla metà del I mill. d.c., proponendo vie più dirette alla liberazione dal samsara. Queste vie sono rischiose e quindi percorribili solo sotto la guida di un maestro (guru). Esitono numerose forme di tantrismo e testi di riferimento. Tutte però comprendono 4 apsetti: Conoscenza, Rito, Yoga, Condotta. Una componente importante del Tantrismo è la sessualità, a volte anche in forme trasgressive estreme; nel quadro del divino come unione della polarità maschile e femminile. La sessualità è una dei mezzi più adatti a dissolvere le barriere dell'ignoranza, per entrare in consonanza con l'energia divina. Shivaismo non-dualistico del Kashmir: La base della realtà è la conoscenza, cioè Shiva, il quale anima tutto. Egli pervade ogni cosa. Il Sè umano si deve aprire fino ad identificarsi con Shiva. Questo percorso inizia con l'iniziazione cui segue l'azione rituale (+ impo: recitazione dei mantra;l'uso dei mandala cioè diagrammi mistici; pratiche yogiche).

- RAM MOHAN ROY:

(1772-1833), Nato da una famiglia di Brahmani bengalesi, elaborò nel 1814 una riforma dell'induismo maturata grazie al confronto con l'islam e il cristianesimo. Fondamentali nella sua formazione sono gli studi presso un università islamica e i contatti con i missionai cristiani a Calcutta. Egli conosceva l'arabo, il persiano, il sanscrito, l'inglese, il greco e l'ebraico: questi gli furono utili er accostare i testi sacri delle diverse religioni. Egli sosteneva che l'induismo doveva tornare alla purezza delle Upanishad e della filosofia vedanta, coniugandola con un forte impegno etico e rifiutando l'irrazionalità e la superstizione. In quest'ottica egli si battè contro il culto delle immagini, il sistema castale, il matrimonio infatile e la pratica della sati (questa diventa illegale nel 1829 sotto il governo britannico grazie anche alle sue petizioni). Per diffondere il suo pensiero nel 1828 fondò a Calcutta un'associazione chiamata Brahmo Sabha, "Assemblea del brahman". Nel 1831 si reca in Inghilterra come ambasciatore di Akbar Shah (penultimo imperatore Mughal), ma qui contrae una malatti amortale. A Bristol lo celebra una statua (1997) e una mosrta cmmemorativa (2007).

- RAMAKRISHNA: Mistico di immenso carisma, Gadadhar Chatterji, detto Paramahamsa Ramakrishna, dove Paramahamsa ("Oca suprema") è il titolo onorifico attribuito ai più grandi maestri. Proveniva da una famiglia povera di brahmani del Bengala, e fin da ragazzo assunse il ruolo di Pujari, addetto alla pratiche del culto in un tempio vicino a Calcutta (ruolo poco prestigioso). In questo tempio trascorse la sua vita, dove face esperienza di varie visioni e stati di trance profondi. Fu istruito da alcuni maestri alle pratiche di controllo e meditazione, in quanto in lui vedevano un'attitudine mistica di starordinaria potenza. Grazie a ciò sperimentò l'unione con il divino in tutte le sue forme: entrò in contatto con la Dea, Krishna, Gesù e visse il messaggio dell'islam. Ciò lo condusse a sostenere che tutte le religioni sono portatrici di verità, perchè tutte conducono all'Uno, ognuna rivelandone un aspetto. Egli si liberò del cordone sacro di brahmano ed entrò in contatto con gli intoccabili. Intorno a 23 la famiglia gli fece sposare una ragazzine, Sharada Devi, che più tardi lo raggiunse al tempio. Egli venera la sua sposa come incarnazione della suprema Madre, e questa condivise le esperienze spirituali del marito dedicandosi a una vita di rinuncia e dopo la sua morte ne continuò l'insegnamento.

- VIVEKANANDA:

Nome monastico Swami Vivekananda (Swami, “Signore”, titolo onorifico attribuito agli asceti), nonostante morì prima dei 40 anni contribuì alla formazione di un’identità Hindu unitaria in India e al riconoscimento mondiale dell’induismo come una delle grandi religioni dell’umanità. Discepolo di Ramakrishna, diventa rinunciante e viaggia per l’India come asceta elaborando una filosofia (d’impronta vedanta non-dualista) chiusa secondo cui il Divino dimora nell’intimo di ciascuno e perciò ogni uomo è meritevole di amore e assistenza. Nel 1893 partecipa al World Parlament Of Religions di Chicago presentando l’Induismo come la religione della tolleranza e invitando i cristiani a non inviare missionari in India. Tornato in India nel 1897 fondò la Ramakrishna Mission e fondò diversi Ashram e centri d’assistenza.

- ARYA SAMAJ:

“Associazione nobile” fondata a Bombay nel 1875 da Dayananda Sarasvati, un brahmano del Gujarat. Egli promuove una riforma che ebbe notevole successo (spt in Panjab) dove numerosi musulmani di bassa classe furono riconvertiti all’induismo. Egli promuove un ritorno ai Veda e un rifiuto delle tradizioni posteriori espresse dai Purana. Secondo D. le classi sociali dovevano riflettere soltanto il merito personale; occorreva abolire i matrimoni combinati e infantili; permettere alle vedove di risposarsi; buona educazione per entrambi i sessi. Nonostante l’apparente modernità delle sue riforme sociali egli di fatto apre la strada ai movimenti hindu più conservatori.

- RAMANA MAHARSHI :

(1879-1950). Ramana, “Grande Veggente”, nasce in una famiglia di Ramani in un villaggio Tamil Nadu. A 17 anni scappa di casa e trascorrerà i resto della sua vita a Nord del Tamil Nadu dimorando prima in alcuni templi, poi sulle pendici della Montagna Rossa (manifestazione di Shiva) e infine in un ashram ai piedi del monte. Si circonda di discepoli e devoti conducendo una vita da rinunciante. Il suo insegnamento si fonda su una forma di filosofia Vedanta non-dualista: invita tutti a ricercare nel proprio intimo il Sé che dimora in ogni cuore, immortale, immutabile, onnipervadente distinguendolo dal corpo fisico. Questo messaggio è espresso nell’opera “Chi sono io?”. Trascritta da un devoto e pubblicata nel 1923. Episodio che segnò una svolta nella sua vita: da ragazzino simula la propria morte e mentre si trova in questo stato sente il suo corpo pervaso da una presenza viva (il suo spirito), la consapevolezza di questa presenza lo accompagnerà per sempre e da quel momento dedicgerà la sua vita alla ricerca spirituale.

- AUROBINDO: Nato in una ricca famiglia bengalese studia in Inghilterra e si laurea a Cambridge. Tornato in India si dedica ad un’intensa vita politica di impronta radicale e nazionalista estranea agli ideali di non violenza proposti da Gandhi. Condannato ad un anno di reclusione per attività sediziose, in carcere esperì forti esperienze di natura mista (vive lo stato di unione con l’Assoluto, si sente investito dal compito di radiare nel mondo l’eterna legge religiosa Sanatana Dharma). A Pondichery fonda un Ashram tutt’ora attivo. Il suo insegnamento è definito Yoga Integrale e riprende antiche concezioni risalenti alle Upanishad e alla Bhagavadgita fondendole con elementi del pensiero politico- filosofico europeo.

- GANDHI:

Mohandas Karamchand Gandhi chiamato il Mahatma, la “Grande Anima”. La sua vita e le sue opere propongono un particolare atteggiamento religioso: anteporre ad ogni costo lo sviluppo spirituale dell’individuo alle conquiste oggettive. Anche l’autonomia dell’India dal governo britannico è da lui considerata possibile solo come conseguenza del svaraj, lett. “Governo di sé stessi”. Egli sottolinea l’importanza della verità e della non violenza che egli utilizza anche come strumenti di lotta politica (Satyagraha, lett. “Afferrarsi alla verità”). Questo tipo di lotta consiste nel disobbedire a leggi ingiuste ( es.: sale) senza reagire con violenza ma spt. senza sottrarsi alla punizione previste. In questo modo il tutore della legge e il legislatore sono messi di fronte alla disumanità della legge. Gandhi e i fuoricasta: Harijan, “Figli di Hari” cioè K.

- MAESTRI CONTEMPORANEI: Bhaktivedanta Swami Prahupada, bengalese, fondatore del ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) il Movimento Hare Krishna. Predica l’amore per Krishna e pubblicò edizioni commentate in inglese nel Bhagavata Purana e di altri testi classici. Nel 1965 diffonde il suo credo negli USA e in seguito fonda più di 90 centri in tutto il mondo. Nirmala Sundari,bengalese, per i fedeli un’incarnazione della Dea e riverita anche dalla famiglia di Nehru. Assai discusso è stato Osho Rajneesh il cui insegnamento proponeva forme di “meditazione attiva” basate anche su principi delle psicoterapie occidentali. Nel 1981 fonda una comunità in Oregon; travolto da polemiche e scandali nel 1986 torna a Pune.

-SUGGESTIONE IN OCCIDENTE:

Già nell’Antica Grecia l’India era vista come la patria della saggezza. A seguito della “scoperta” europea dell’antica letteraatura sanscrita filosofi come Hegel, Schopenauer, Nietzche e Jung esaltarono il pensiero hindu. L’interesse occidentale crebbe verso la fine dell’’800 grazie soprattutto alle grandi figure del rinascimento Hindu.

-MOVIMENTI MILITANTI:

Accanto all’Induismo della tolleranza nella recente storia dell’India esistono anche movimenti fondamentalisti. Associazioni di questo tipo sono numerose e accomunate dallo scopo di promuovere l’ideale di un’India interamente Hindu. L’RSS (unione nazionale volontaria) fondato nel 1925 è un’organizzazione di tipo militare-culturale diffusa in tutto il Paese (4 MLN e mezzo di membri attivi sottoposti ad addestramenti fisici e dottrinali). VHP (associazione mondiale Hindu) 1964 come affiliazione dell’RSS propose molteplici programmi di riforma. In Maharashtra nel 1966 venne fondata la bellicosa Shiv Sena (esercito di Shiva). Il BJP (partito indiano del popolo) è il partito politico che rappresenta questi movimenti. Fondato nel 1980, nel 1998 viene democraticamente eletto al governo, in carica fino al