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riassunto completo del testo induismo boccali e pieruccini
Tipologia: Prove d'esame
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Da parecchi punti di vista l’induismo sfugge a quasi tutti i requisiti che a occhi occidentali caratterizzano la religione:
Nei culti di questa civiltà, nata tra il 2500 e ili 1800 a.c., sembrano già presenti alcuni aspetti importanti dell’induismo. Preceduta da culture di epoca neolitica (dal 7000 a.c.), è la prima grande civiltà sorta su suolo indiano. Sono noti circa un migliaio di siti, dall’attuale Pakistan al bacino gangetico e dal Gujarat fino ai piedi dell’Himalaya. Si trattava di una civiltà urbana molto avanzata: vari centri di potere, vie ed edifici di mattoni cotti dalle misure regolari e standardizzate orientati secondi i punti cardinali e sistema fognario. Un ampio dibattito si è aperto sulla connessione fra questa civiltà e i successivi sviluppi culturali, spt in relazione ai cosiddetti Arya, i depositari della letteratura vedica. La scrittura della civiltà dell’Indo è documentata spt da sigilli, e solo la sua decifrazione potrà chiarire la questione. Tuttavia vari ritrovamenti alludono all’induismo: A Mohenjo Daro è stata trovata una struttura chiamata “Grande bagno” che era usata a scopo rituale, come lo saranno le vasche dei templi hindi; a Kalibangan “altari del fuoco” fanno pensare al sacrificio vedico; su vari sigilli è rappresentata una figura simile a Shiva (vedi p.13). L’esistenza della civiltà dell’Indo è stata scoperta solo nel 1921 quando John Marshall (direttore dell’Archeological Survey of India) inaugurò gli scavi nel sito di Harappa nel Punjab e pochi anni dopo a Mohenjo daro nel SInd. Questi luoghi svelarono i resti di una grande civiltà: Civiltà dell’Indo, o Valle dell’Indo o Valle di Harappa.
Alcuni sostengono che già la civiltà dell’Indo fosse di lingua indoeuropea e che non ci sia stata nessuna migrazione o invasione, bensì una trasformazione culturale.
BUDDHISMO Secondo la datazione tradizionale il Buddha visse tra il 566 e il 486 a.c.; tuttavia oggi molti studiosi datano la sua vita intorno alla metà del V sec. a.c. Siddharta Gautama, apparteneva al clan degli Shakya di Kapilavastu (Nepal mer.) e faceva parte della classe dei guerrieri. Rifiutando le pratiche ascetiche estreme, elabora un percorso spirituale ed etico che promette di sottrarre al dolore e all’impermanenza del mondo. Divenuto il Buddha, “il Risvegliato”, fonda una comunità di monaci e predica
Nelle dinastie hindu il potere del sovrano si fonda sull’appoggio sacerdotale e sull’assimilazione alla divinità. Chakravartin, alla lettera “colui che fa girare le ruote del carro da guerra”, “imperatore universale. L’india antica tuttavia è caratterizzata da frammentazione politica in molto regni antagonisti. L’Arthashastra è un trattato riguardante i compiti del sovrano e la scienza politica. Fin dalle documentazioni più antiche il re e il brhamano appaiono in stretta relazione: Il sovrano riceve dai brahmani la consacrazione con il solenne rito del Rajasuya, ha un cappellano personale e si circonda di ministri Brahmani. Il re è tenuto a proteggere e garantire il benessere della classe sacerdotale, anche attraverso la concessione di terre in usofrutto. Secondo la tradizione il sovrano perfetto è Rama, l’eroe del Ramayan, il quale è considerato una reincarnazione di Vishnu. Tuttavia nella concezione indiana il re non viene divinizzato, egli è piuttosto il depositario dei poteri divini, che mirano al mantenimento della sacra legge (dharma) su cu è retto il mondo. Intorno all’anno mille i sovrani dei vari regni costruiscono nelle capitali complessi templari (centri rituali) al fine di affermare la propria devozione, il proprio potere e quello della dinastia. In guerra la conquista del tempio rivale equivale alla vittoria assoluta.
Si è a lungo discusso se esista una filosofia indiana, sulla risposta ha pesato molto il giudizio negativo di Hegel. Tuttavia il pensiero indiano, nel corso della sua storia millenaria, ha affrontato tutti i grandi temi caratteristici della filosofia occidentale: metafisica, teologia, teoria della conoscenza, filosofia del linguaggio, la logica, l’epistemologia, l’estetica, la politica, la casualità, il tempo… La filosofia indiana è stata elaborata dal III sec. a.c. al VIII Sec. d.c.), ma anche in precedenza erano stati redatti testi con contenuti in parte filosofici come le Upanishad: le acquisizioni raggiunte ei problemi aperti sono poi confluiti nell’opera di sistemazione tra il 500 e l’800 d.c.
Nella penisola indocinese e in Indonesia l’induismo approda insieme con i modelli culturali indiani, e l’influsso sugli sviluppi storici di queste aree è decisivo. Nonostante gli abitanti di Giava siano a maggioranza mussulmana, i grandi poemi epici hindu (Mahabharata e Ramayana) continuano ad offrire trame e personaggi a varie forme di spettacolo. A partire dai primi secoli dopo Cristo la cultura indiana si diffonde nel Sud-est asiatico grzie a mercanti, brahmani, asceti, monaci, profughi e viaggiatori. Si tratta di un fenomeno di asismilazine pacifica non dovuto a guerre o mire espansioniste. Il sud-est asiatico adottò: come lingua dotta il sanscrito, che diventa una sorta di veicolo espressivo internazionale; Letteratura, importando le vicende tradizionali e i poemi colti ; Arte indiana; Buddhismo.
La tradizione del Maharashtra che venera il dio Vithoba (forma di Vishnu) si chiama Varkari-panth, “la via dei pellegrini”, perché vi ha tuttora un ruolo centra il pellegrinaggio al tempio del dio a Pandharpur. La tradizione del M. ha origine da alcuni santi-poeti che si esprimono in Marathi, lingua locale che acquisterà dignità letteraria. Questo movimento viene inaugurato, circa nel 1271, da Jnandev , autore della Jnaneshvari, un commento alla Bhagavadgita (circa 9000 versi). Il Bengala ha un ruolo centrale nella devozione Krishnaita: Jayadeva, autore del Gitagovinda (XII sec.), il mistico Chaitanya fonda il Sampradaya, cioè “tradizione religosa” o “scuola” del culto di Krishna. Rupa e Sanatana, suoi discepoli, su suo ordine fondano un grande centro devozionale per Krishna a Vrindavana, dove il mito vuole che abbia trascorso la sua giovinezza.
Indipendenza politica – senso di identità nazionale Indipendenza 1947: India confederazione di stati ( stati islamici Pakistan e Bangladesh). Governata dal Partito del Congresso (fondato nel 1885 e artefice della lotta per la liberazione) l’india si proclama stato laico e non confessionale. Nel processo che conduce all’Indipendenza Gandhi propone un messaggio di armonia tra le diverse componenti del territorio indiano (spt islam). Altri, come Bal Gangadhar Tilak, propongono un atteggiamento bellicoso: egli interpreta l’insegnamento della Bhagavadgita come un invito alla lotta per cacciare i britannici in termini di dovere religioso. L’idea unitaria di induismo (nata nel rinascimento) si intreccia a quella di nazionalismo: nascita del concetto di hindutva, “induità” (V.D. Savarkar, 1910) Secondo cui il subcontinente indiano è la patria degli hindu (luogo degli avi e terra sanat), musulmani, cristiani, colonialisti e comunisti sono nemici. Pur non essendo condiviso da tutti, questo concetto ispira fino ad oggi molti movimenti della destra hindu.
Oggi l’induismo conta circa 900 milioni di seguaci nel mondo; 82% della pop. India. Essere hindu significa: aver ricevuto dalla famiglia un educazione basata su certi principi, miti e nozioni che si traduce in norme di comportamento (sananta dharma, “retto agire”). Anche se prevale l’idea di induismo unitario, tuttavia nei fatti anche oggi la fede e la pratica si frammentano in senso locale. Oggi le fasce più basse della popolazione sono ancora molto legate alle tradizioni, mentre quelle più alte hanno subito l’influsso occidentale. Il matrimonio combinato o condizionato dalle caste è meno rigido; mentre l’urbanizzazione (treni, scuole, uffici) rende più difficile praticare le antiche norme di purezza. Il viaggio all’estero una volta considerato contaminante, ha oggi permesso di diffondere l’induismo nel mondo.
La cultura indiana da sempre privilegia tradizione orale a quella scritta. All’origine di ogni tradizione troviamo un testo-radice composto da sutra (“filo), cioè frasi sintetiche e concise di tono aforistico, spesso volutamente oscure, il cui significato senza una spiegazione rimane incomprensibile. Questi testi-radice sono composti da argomenti che il mastro (guru) ha trattato nel corso del suo insegnamento. Nel tempo (a volte anche dopo secoli di trad. orale) questi vengono affiancati da commenti e commenti di commenti, che fissano in forma scritta le informazioni necessarie a interpretare i sutra.
Tra gli Alvar (santi vishnuiti di lingua tamil, india sud) le composizioni più famose sono le 4 opeere di Nammalvar, "il nostro alvar", mistico e poeta nato tra il VII e l'VIII sec., il cui nome gli è stato dato da Vishnu in persona. il suo "Sacro discorso", Tiruvaymoli, è definito il Veda del sud. questo, composto da circa 1100 strofe, comprende un ampio repertorio di temi: rapp. personale con la divinità, le lodi del dio in ogni sua manifestazione, il rapimento estatico, i templi e la comunità. Nel X sec. gli inni devozionali degli Alvar vennero riordinati e raccolti nell'antologia "La divina composizione in 4000 strofe", dal brahmano Natamuni. Tra i Nayanar (santi shivaiti) solo alcuni hanno lasciato testimonianze scritte. Il loro capostipite Appar, "Padre", è anche l'autore di oltre 3000 strofe. le sue composizioni insieme a quelle di Sambandar e di Sundarar sono raccolte nell'antologia intitolata "Devaram". Pur non essendo considerato un Nayanar, il massimo poeta shivaita è Manikka Vashagar (IX sec. circa) "Colui le cui parole sono gemme".
Letteralmente "Il pastore del canto", ossia "Il pastore (Krishna) celebrato con il canto". Questo poemetto è stato composto da Jayadeva, uno dei grandi poeti alla corte del re Lakshmanasena del Bengale (1179-1205). Egli utilizza la poesia classica per sviluppare il tema del desiderio che l'anima umana prova per il Dio e della sofferenza della separaziane da lui. Dietro al racconto della storia d'amore il testo possiede un carattere fortemente religioso, in quanto narra la storia della relazione tra l'anima umana e Dio. Vi si narrano gli amori tra il Dio Krishna e la pastorella Radha, prediletta fra le fanciulle con le quali il giovane dio è cresciuto nella sacra foresta di Vrindavana, essa è tuttavia gelosa delle avventure del compagno. I due amanti così si separano, e pur desiderosi di riunirsi non riescono a muovere l'uno verso l'altra e si invitano usando come tramite una messaggera.
-KABIR E MIRABAI: Tra i più famosi santi-poeti medioevali ricordiamo Kabir (il tessitore di Varanasi) e Mirabai (principessa rajasthana); due figure anticonvenzionali. Entrambi (come altri santi-poeti medioevali) appartengono a una tradizione orale che si arricchisce fino ad oggi. La Bijak, "Germoglio", è il libro sacro dei seguaci di Kabir, dove egli canta del Dio impersonale, senza attributi, a cui assegna indistintamente il nome di Rama o Allah. I cantidi Mirabai si rivolgono invece a Krishna, il quale fin da bambina è l'oggetto del suo amore e che considera il suo vero sposo. Tra i Sant (cantori del "Dio senza attributo"), Nanak è considerato il fondatore della religione Sikh. Il loro libro sacro è l'Adi Granth, compilato nel 1604 da Arjun Dev, in questo testo accanto ai versi di Nanak troviamo anche quelli di Kabir, Mirabai, Surdas, Ravidas e Namdev.
-RAMCHARITMANAS, "il lago delle imprese di Rama": Poema in lingua Avadhi (variante orientale dell'Hindi). Tulsidas, l'autore è venerato come un santo della bhakti di Rama, e ha vissuto parte della sua vita a Varanasi, città vicino al Gange. Per la composizione del poema (7 libri) attinge come fonte al Ramayana e ad altre rielaborazioni sanscrite della storia di Rama. La scansione degli eventi si attengono alla struttura consacrata dalla tradizione, ma per T. Rama è una figura del tutto divinizzata, l'Essere supremo che conduce alla salvezza, e divinizza anche la sua sposa Sita. rispetto al Ramayana egli apporte varie modifiche alla vicenda. Tutti gli anni il Ramcharitmanas per un mese viene messo in scena a Varanasi; celebrazioni simili, chiamate Ramlila ("Gioco spettacolo di Rama) si tengono in vari altri luoghi dell'India.
Composi a partire dal 600 d.c., i Tantra sono considerati da seguaci Rivelazione divina. Con l'espressione "letteratura tantrica" si indica un vasto ed eterogeneo insieme di testi (Tantra, "telai" "strutture" "sistemi"). I Tantra shivaiti sono chiamati Agama (tradizioni), quelli vishnuiti Samhita (Raccolte). I Tantra sono i testi fondamentali della religione tantrica, sviluppata spt in Kashmir, Nepal, Bengala, Assam e poi nell'India del sud. L'intero induismo ne fu influenzato e si formò anche un tantrismo Buddhista, uno jaina e una sufico (cioè hindu-islamico). Non si tratta di una religione unica, ma di un insieme di correnti articolate in scuole. A seconda di queste le divinità supree possono essere Shiva, Vishnu, la Devi. La forma più commune dei tantra (non l'unica), è quella di un dialogo tra Shiva e la sua sposa (la Dea), dove il Dio risponde ai quesiti della sua sposa. i ruoli si capovolgono nei Tantra dove divinità suprema è la Devi. I contenuti delle opere sono molto vari, ma quasi tutte ne affrontano 4 principali: la Conoscenza, il Rito, lo Yog, la Condotta Corretta. Altre tematiche sono la Cosmologia, la Relazione tra uomo e donna, i poteri magici. L'obbiettivo dei Tantra è quello di mostrare gli strumenti dottrinali e filosofici e le discipline pratiche per conseguire la liberazine dal ciclo delle rinascite.
Gli dei vedici si dividono in Deva ("celesti") e Asura (di questi il signore è Varuna, più tardi asura ndicherà i demoni, i nemici degli dei).
La successione degli Avatara ripercorre una sorta di schema evolutivo. Vishnu è percepito come massimo signore dell'universo dalla maggior parte degli hindu. A lui o a uno dei suoi Avatara si indirizza la bhakti. Egli rappresenta la conservazione del mondo ed il suo ruolo è quello di mantenervi il dharma, la legge sacra su cui tutto si regge.
- KRISHNA "lo Scuro" Ha un potente potere seduttivo sullo spirito umano. 9° Avatara di V., tuttavia per varie tradizioni è egli Dio supremo. Nel Mahabharata egli è il capo della tribù degli Yadava (costa n-o). Cugino dei Pandava, i personaggi principali del poema. Nella Bhagavadgita espone il suo insegnamento, mentre la sua biografia completa è esposta nel Harivamsha (appendice M.), nel Vishnu e nella Bhagavata Purana. Krishna nasce a Mathura da Vasudeva e Devaki, ma lo zio Kamsa minaccia la sua esistenza in quanto una profezia ha predetto che verrà ucciso dall'8° figlio (K.) di Devaki. Per questo K. alla nascita viene affidato a una coppia di mandriani che vivono a Vrindavana. Qui K. cresce: bellissimo, affascinante e suonatore di flauto, con il quale ammalia le gopi. il mito racconta che K. ucciderà lo zio e fonderà la città di Dvaraka. I primi 6 fratelli vengono uccisi dallo zio, Balarama (il 7°) no perchè il suo embrione viene trasportato nel grembo dell'altra sposa di Vasudeva. Balarama accompagnera K. nelle vicende della sua giovinezza. B nasce da un capello chiaro di Vishnu, K. da uno scuro (da qui il nome).
"è il protettore di tutti gli esseri viventi, il custode del dharma.." (Ramayana). 7° Avatara ma per molti divinità suprema. Il nome Ram è spesso usato nell'India sett. per designare "Dio". Originariamente egli era un eroe regale che poi è stato divinizzato, per questo la sua figura è fortemente legata al concetto di sovranità. Egli possiede le virtù considerate fondamentali nell'induismo: Purezza, Forza d'animo, Equanimità, Rispetto verso i genitori e i vincoli familiari. Egli è l'individuo esemplare e l'emblema del re giusto, che incarna il dharma e opera per il suo mantenimento. In quanto kshatriya, il suo ruolo principale è la protezione dei Brahmani. L'espressione "Regno di Rama" è usata per evocare l'ideale di uno stato pacifico e ben amministrato.
Le sue origini sono molto remote, una figura simile sembra già presente nella civiltà dell'Indo. Shiva significa “il Benevolo”, ma è anche chiamato “il benefattore”, “Grande signore”, “Grande Dio”, “Signore degli animali domestici”, “Spaventoso”. È una divinità strana che ama frequentare luoghi selvaggi o quelli di cremazione, la sua personalità si compone di contrasti: da una parte è celebrato per la sua castità e la sua ascesi (supremo adepto dello yoga, dominio totale dei sensi); dall’altra seduce le mogli degli eremiti nel bosco dei pini, e l’unione con la moglie Parvati scuote il mondo. Il contrasto/opposizione può essere considerato solo apparente: l’asceta è colui che dispone delle tecniche per conservare e accrescere la forza erotica. Egli è anche perfetto padre di famiglia (Ganesha, Skanda).
Attraverso la sua danza il dio Shiva segna il ritma dell tempo guidando l’esistente nel ciclico processo di creazione, vita e dissoluzione. Shiva è dunque il “Re della danza”. Dal VI sec. viene raffigurato in diverse posizioni, ma intorno al IX sec., sotto la dinastia dei Chola, viene creata un immagine “standard”: questa rapp. la “Danza della beatitudine”. Il dio poggia il piede dx sul demone Oblio (Apasmara); lo slancio della gamba sinistra e le lunghe chiome sono espressione di forza generativa e manifestano la potenza del suo movimento. Nella mano dx scuote il tamburello a clessidra (rapp. il suono, primo atto di creazione); in una mano sx regge la fiamma che innesca la distruzione verso cui il mondo procede; con l’altra mano dx rassicura il devoto compiendo il gesto del non temere; mentre con l’altra mano sx indica il piede, mostrando al devoto la via della salvezza nella devozione a lui. La figura è circondata da un’aureola di fiamme, che può essere considerata o la luce della conoscenza o il fuoco purificante del rogo funebre.
G. è il dio, sempre benevolo, che rimuove gli impedimenti: egli viene invocato come protettore ( dei viaggi, degli esordi, dei passaggi) e come porta fortuna in varie occasioni. Egli è inoltre patrono degli scrittori (una sua immagine sempre sui testi indiani ), perché secondo la tradizione è stato lui a mettere per iscritto il Mahabarata, sotto dettatura del suo compositore, il veggente Vyasa, servendosi di una zanna come stilo. Alla nascita non aveva la testa d’elefante: Egli
nasce dalle impurità della pelle di Parvati, che lo crea per metterlo a guardia della sua stanza da bagno. Crescendo compie rigorosamente il suo compito ed un giorno impedisce per fino a Shiva di passare, al che Shiva sfocia in uno dei suoi caratteristici colpi d’ira e decapita il ragazzo. Parvati in collera ordina agli dei di andare verso nord e riportare la testa del primo essere vivente che incontrano. Altri nomi: “Signore dei gana”, cioè piccoli demoni deformi che fanno da corteggio a Shiva; “Signore degli ostacoli”; “Colui che rimuove”.
“la Nera”. Aspetto e comportamento terrificante, rapp. le forze oscure e crudeli del mondo. ornata di teschi e teste mozzate, Kali si aggira nei luoghi di cremazione e sui campi di battaglia; è la negazione di ogni bellezza e piacere, l’immagine dell’orrore e della morte. Nel Devi Mahatmya un mito racconta che Kali è nata dalla collera di Dura ed è stata subito pronta a sterminare gli eserciti dei demoni Chanda e Munda. Nello stesso teso Kali interverrà nel combattimento contro il demone Raktabija, “Seme di Sangue”, che duplica se stesso ogni volta che una goccia del suo sangue cade a terra; Kali succhia il suo sangue e divora le sue copie. In altre fonti essa si presenta come una dea luminosa e benevola che però poi si tramuta nell’ira. Un mito racconta che essa sfida Shiva in una danza senza freni, che minaccia di annientare il mondo, Shiva è l’unico a poterla placare ed infine vincerà. In alcuni testi Kali e le dee analoghe sono associate alla foresta e il culto cruento di tribù selvagge.
Lakshmi è una dea antica, che rapp. la buona sorte e il benessere, tipiche caratteristiche del sovrano per questo considerata sposa di Vishnu, il Dio che più di tutti incarna la regalità. Buh per lo stesso motivo è considerata l’altra compagna del Dio. Sita eroina del Ramayana è la sposa di Rama, ma la sua storia è spesso legata a quella dello sposo. Sati, 1^ compagna di Shiva, commette suicidio su una pira perché il padre ha offeso lo sposo. Si reincarna poi in Parvati, “quella della Montagna”, perché suo padre è Himavat cioè l’Himalaya. Secondo il mito Parvati conquista Shiva sottoponendosi ad una lunga ascesi Sarasvati sposa di Brahma, dea del linguaggio, delle lettere, della musica e della cultura. Radha, la favorita degli amori di Krishna, ma non sua sposa, bensì un amante adulterina (amore per il dio va oltre le convenzioni).
- GANGE E FIUMI SACRI:
migliaia di Jati e all’interno delle 4 principali ci sono varie suddivisioni. Non è possibile cambiare casta e in ognuna vigono rigorosamente principi di endogamia e commensalità: ci si sposa e ci si ciba solo con appartenenti alla propria casta.
- KARMAN E SAMSARA: Karman deriva dalla radice kri-, “fare”, lett. “atto” “azione”. Samsara lett. “passaggio” “trasmigrazione” “ciclo”. Ogni atto (comprese parole e pensieri) compiuto nell’esistenza attuale ha per l’induismo due ordini di conseguenze:
4° Stadio della vita, Samnyasa, "Gettare via" o "Abbandonare", e significa "completa rinunicia"; Il Samnyasin è il Rinunciante (si riferisce al metodo seguito), ma possono essere generalmete chiamati Sadhu, lett. "Buono". Rinunciare al mondo e allazione (dharma) è una delle vie più dirette ma ardue (per qst non consueta) per ragg. la L.C.R.(-scopo) Questa via prevede l'uscita dalla società dai suoi condizionamenti e dai suoi obblighi (dharma). Il rinunciant si priva di tutto (denaro, casa, beni, attività) e conduce una vita di solitudine affidandosi all'elemosina e alla natura per sopravvivere. Questa pratica nasce intorno al VI sec. a.c. in antagonismoalla rigida ritualità brahmanica: i Shramana sono coloro che "compiono uno sforzo", il cui fine è l'indagine interiore su se stesso. Essi si dedicano (eremiti o monasteri) a vie di sviluppo spirituale ascetiche (es. pratiche yogiche). Essi hanno un grande prestigio sociale. Connesso a questo stadio è il concetto di Tapas, "Calore" di cui si ritiene che l'ascesi carichi il pratcante rendendolo capace ardue imprese spirituali e dotandolo di poteri fuori dalla norma.
Nello stadio della rinuncia l'eros è visto come il principale ostacolo per la liberazione. Questa posizione non è però generale, la dottrina del Trivarga prevede infatti il Kama. L'opera Kamasutra di Vatsyayana (III sec. d.c.), è un trattato
completo che mostra agli sposi di alta classe come soddisfare pienamente questo dovere sacro. Tuttavia il piacere è destinao a essere sostituito dagli scopi relativi agli stadi seguenti della vita. Esistono però posizioni in cui l'eros è il mezzo più potente per la crescita spirituale, in quest'ottica l'atto sessuale risveglia energia profonde, capaci di infrangere i confini della conoscenz razionale e di favorire le esperienze più dirette di unione tra l'uomo e dio. La tipica iconografia erotica dei templi hindu è legata a questa concezione secondo cui l'eros è una possibile via di conoscenza e di realizzazione spirituale.
- BHAKTI, partecipazione: Via di salvezz aprta a tutti (no casta o genere), questa presuppone il rapporto con una divinità personale (suprea e unica), spt Vishnu, Krishna o Rama. testi di riferimento Bhagavadgita e Bhaktisutra. Nel Bhagavata Purana sono elencate le 9 caratteristiche della bhakti e i 9 doveri del devoto perfetto: 1. Shravana, l'"ascolto" dei nomi del Dio e del suo mito; 2. Kirtana, canto comunitario; 3. Smarana, "ricordo" cioè ripetizione mormorata o mentale del nome del divino; 4. Padasevanta, "il servizio ai piedi" della divinità (piedi simbolo dell'onnipresenza dei dio); 5. Archanta, il culto; 6.Vandana, saluto rverente; 7. Dasya, sottomissione a Dio come "schiavo"; 8.Sakhya, amicizia; 9. Atmanivedana, offerta totale a Dio di sè e di tutto ciò che si possiede. La Bhakti si configura come prapatti, "abbandono" al Signore, attidudine interpretata in 2 modi: come resa passiva alla volontà del divino, o come disciplina attiva. L'archetipo, modello e simbolo del perfetto Bhakta (devoto) è Hanuman, dio-scimmia figlio del dio del Vento e di una ninfa, devoto a Rama. - AHIMSA: è uno dei principi fondamentali del dharma universale (ordine s-c), è la norma/legge religiosa suprema. Il termine è derivato con a- privativo dalla radice verbale hims-, "nuocere/ danneggiare", lett. "in-nocenza", la traduzione più comune è "Non-violenza". Nell'ambito della pratica yogica, la non violenza rientra fra le 5 "astensioni" (yama) prescritte per intraprendere il percorso spirituale. Nata prob. in ambito Budd. e Jaina, si è poi diffusa nell'induismo ed implica la benevlenza, la compasione e l'amore verso tutti gli esseri viventi e il vegetarianismo. Questo principio sembra in contraddizione con il dharma del guerriero: La Bhag. risolve il questito affermando che il guerriero deve adempiere al compito della propria casta, tuttavia egli deve agire in stato di purezza, cioè non per pulsioni o fini propri.
Significato: "forza magica, illusione". Anticamente indicava il potere degli dei di apparire sotto forme (murti) diverse. A partire dalla Shvetashvatare Upanishad, Maya diventa il velo misterioso che avvolge l'Assoluto. A seconda delle correnti e dei pensatori, la maya è messa in opera da Dio (V. o S.)che, come un mago illusionista, la usa per dispiegarsi nella multiformità del mondo e al tempo stesso tenere celata la propria natura autentica. La maya crea l'illusione cosmica e riflette l'incapacità della mente umana di comprendere la relazione fra l'Uno-Tutto (cioè il Brhaman) e la molteplicità.
Detto popolare indiano: "Shiva senza la shakti è un cadavere", privo cioè di vita e di energia creatrice. Shakti è un sostantivo astratto femminile derivato dalla radice verbale shak-, "potere", significa perciò "potenza, energia". Lo spirito, ind. o uni (Atman o Brahman) è pura conoscenza già relalizzata e dunque immobile. Se lo spirto, e quindi anche Dio, è immoto la manifestazione della vita necessita una controparte analoga e complementare. Sul piano mitologico-religioso questa necessità si traduce del accostare ad ogni Dio una "Sposa", chiamata appunto la Shakti del Dio (S-P. / V-L), persino ogni altro Dio o avatara non può operare senza la prorpia shakti. Questa unione assicura il ciclico dispiegamento dell'universo e il ritorno al'unicità. La loro congiunzione è concepità come un unione sessuale, mentre il principio ttivo è quello femminile. Intorno al I millennio d.c. in India si sviluppa la concezione second cui la maternità divina non consiste più solo nella generazione ma la Grande De è condizione stessa dell'esistenza del mondo e della manifestazione della via.
" Nell'infanzia la donna deve stare sotto il controllo del padre, in giovinezza sotto quello del marito, e quando il marito è morto deve stare sotto il controllo dei figli.." (Le leggi di Manu). Nella società codificataa dal brahmanesimo la donna è subordinata all'uomo. Le è vietato l'accesso ai Veda, e nel rito sacrificale le è concesso spazio solo come sposa del sacrificante. Il pensiero sacerdotale più ortodosso la vede come una pericolosa tentatrice. Il suo ruolo è solo quello di moglie devotissima che serve lo sposo "come un dio"; Questa visione del dovere femminile resterà per sempre alla base dell'induismo, dove le donne sono spesso vittime spt nel caso d vedovanza (sati). Il diffondersi delle correnti devozionali della bhakti (che non distinguono genere e classe) offrono alle donne hindu una vta di conforto e salvazione.
-MITI SULL'ORIGINE DEL MONDO:
l'epoca degli Arya: qui il rituale e la figura del brahmano officiante vengono associati alla vacca: prodotti come ghi e latte sono indispensabili nel culto e la vacca viene considerata il dono più appropriato da offrire in forma di ricompensa e omaggio per l'opera prestata dal sacerdote. Vacca alter ego del brahmano: Uno dei crimini più gravi secondo l'induismo è l'uccisione di un brahmano e così pure quella della vacca. Inoltre essa è modello di amore per il suo tenero accudimento del vitello. I 5 prodotti: Latte, Ghi, Cagliata, Urina, Sterco.
Ogni divinità possiede un proprio animale caratteristico che rispecchia una sua qualità essenziale. Questi animali partecipano ai miti delle divinità e le accompagnano nelle loro raffigurazioni. Essi sono complessivamente chiamati Vahana, "veicoli o cavalcature", perchè le divinità sono spesso raff. sedute su di essi. Vishnu -> Garuda, grande uccello simile ad un'aquila o ad un avvoltoio: L'immagine rafforza la valenza solare di V. Shiva-> Toro Nandin (il Gioioso), questo animale unisce la sacralità dei bovini con la potenza erotica attribuita a Shiva. Brahma-> Hamsa, oca bianca simbolo del Brahman l'Assoluto. Skanda -> Pavone Ganesha-> Topolino, il quale supera ogni ostacolo, come promette di concedere G. Durga -> Tigre o leone, si addice al suo ruolo di indomita combattente. Il Cobra non è associato a nessuna divinità, bensì è considerato divino esso stesso.
- LOTO E PIANTE: Anche alcune piante sono considerate sacre e associate a certe divinità, la più importante è il Loto: Rappresenta la crescita vegetale, il rigoglio della vita organica, la fertilità delle acque e della terra da queste fecondata. La dea che incarna queste qualità è Lakshmi ("Segno di buon auspicio") chiamata anche Shri ("Fortuna"), nella cui iconografia è associata al loto. Poichè sviluppa nel suolo il suo rizoma, attraversa l'acqua con lo stelo e fiorisce all'aria e al sole, il loto percorre e unifica tutti gli elementi. A livello cosmico, evoca la creazione stessa, e perciò su di esso siede Brahma quando si tratta di dare l'avvio alla ciclica creazione del mondo. Altri concetti espressi dal loro sono la purezza e la trascendenza, dato che nonostante sorga dal fango non ne è contaminato, e nel suo slancio verso l'alto esso emerge sempre immacolato e turgido. Nell'arte indiana non solo Brhama ma anche altri dei e persino il Buddha sono raff. in piedi o seduti su un loto. Ficus religiosa-> Altra pianta sacra, albero dalle foglie a cuore. Baniano -> Albero dalle maestose radici ricadenti, è esaltato nella letteratura vedica. Tulsi (o Tulasi) -> Varietà di basilico, usata nel culto di Vishnu.
Yantra-> Lett. "strumento", è uno strumento di controllo delle energie psichiche: Diagrammi simbolici che servono da supporto alla mediazione e attrverso cui il praticante cerca il ritorno all'unità divina. Gli Yantra rapp. graficamente il corpo divino, quella che è considerata la sua autentica struttura, che è poi la struttura dell'universo. Ne esiste un vasto repertorio a seconda della divinità a cui si riferisce (spt femm.), ma tutti cmq si rifanno a uno schema stabilito: di solito presentano un perimetro costituito da un riquadro con porte a forma di T ai 4 punti cardinali; al centro si trova un disegno circolare smerlato d ipetali di loto, che a sua volta racchiude ltri tracciati geometrici. Negli spazi creati dalle linne sono scritti o sottintesi mantra (formule sacre) e figure divine. Il più celebre Yantra è lo Shriyantra, associato alla dea Rajarajeshvari (la "Signora imperiale") o Lalita Tripurasundari (la "Bella dea delle 3 città"), ipostasi della Dea suprema. Al centro ha una serie di triangoli che si intrecciano tra loro, 9 in tutto (4 con il vertice in alto, simbolo del polo maschile; 5 vertice in basso, potenza creativa femminile, shakti).
Una serie di caratteristiche negli abiti e nell'ornamento rendono esplicite la classe sociale e la tendenza religiosa. Il segno di connotazione più antico è i cordone sacro, imposto ai maschi delle prime 3 classi in particolari ai brahmani durante la cerimonia giovanile di iniziazione (upanayana), e che essi devono indossare per tutta la vita (allacciato tra la spalla sinistra e il fianco destro). Segni delle donne: Indicano spt lo status coniugale-> Striscia di polvere sulla riga dei capelli,segno di fertilità; Mangalasutra, collana matrimoniale; Braccialetti su entrambi i polsi; Sari rosso, simbolo di fertilità; La Vedova rasa i capelli, rinuncia agli ornamenti e indossa un sari bianco. Tilaka, Tilak o Tika-> In mezzo alla fronte si usa portare vari segni. Per le donne un piccolo cerchio rosso è un semplice ornamento; un poco di pasta di sandalo significa invece che la persona si è recata al tempio o che ha ricevuto una benedizione. Le polveri per i segni distintivi o ornamentali ed in particolare il sindur (il vermiglione)si trovano esibiti nei mercati indiani in grosse pile variopinte; per le donne questo è disponibile in forma di piccoli adesivi, di solito rossi, venduti in buste e fatti di panno o di altri materiali. Disegni particolari connotano gli uomini votati specialmente ad un dio, come le diverse categorie di ascesi: 3 linee orizzonatli parallele, shiva; 2 linee orizzontali congiunte alla base, Vishnu.
Il termine (m.) deriva dalla radice verbale drish- "vedere" e significa perciò "Visione". Tradzionalemente sono 6: 1.Mimamsa (filo del rituale); 2. Nyaya ("metodo, logica"); 3. Vaisheshika (filo della natura); 4. Samkhya ("enumerazione" dei principi che costituiscono la realtà); 5. Yoga (sistema filosofico e metodo di liberazione); 6. Vedanta (lett. "Fine dei veda", filo che s basa sui testi piùù tardi della letteratura vedica). Dopo una lunga elaborazione i Darshana hanno raggiunto il loro assetto definitivo tra il 500 e l'800 d.c. Ogn D. affronta in maniera sistematica vari problemi filosofici: quali sono le sostanze reali, come e con quali mezzi si conosce, qual'è la natura del linguaggio, tempo, causalità, validità di un enunciato.
- SAMKHYA La Visione del Samkhya è fondamentale nella cultura indiana e contempla due principi di realtà: lo Spirito, Purusha (anima) e la Materia, Prakriti (natura): proprio come nell filo di Cratesio (Res cogitas, Res extensa). I primi sono tutti identici, costituiti di pura conoscenza e inattivi; La seconda è priva di conoscenza, indifferenziata e attiva. Questa si divide in vari gradi generando l'intera manifestazione: 1. Buddhi (insieme di tutte le facoltà psichiche, intellettuali, volitive, affettive, intuitive); 2. Ahamkara (identità egogica, ciò che fare dire all'uomo "io" "mio"); 3. Manas (Coordina le sensazioni); 4. Sensi d'azione (cat. tip. indiana) e di conoscenza (5 sensi); 5. Elementi naturali (terra, acqua, fuoco, aria, etere..). differenze con dualismo Cartesiano: Secondo questa concezione anche le facoltà più elevate appartengono alla materia e non offrono conoscenza. L'essere umano solo staccandosi dalla materia e identificandosi nel Purusha può ottenere la liberazione dal Samsara.
-YOGA, "Giogo" o "Unione": Lo yoga, in quanto visione (Darshana) filo, è strettamente legato al Samkhya, del quale adotta l'impianto teorico. Unica differenza: l'elemento Citta comprende la Buddhi, l'ahamkara e il manas, cioè facoltà sensibili, affettive e intellettuali che nell'uomo sono in continuo movimento. Scopo dello Yoga è proporre un metodo che fermi i moti incessanti del Citta, favorendo l'esperienza del distacco dalla materia dallo spirito. Lo yoga classico è detto "Yoga delle 8 membra", in quanto propone 8 tecniche per raggiungere quetso fine: 1. Restrizioni (Yama, es. non-violenza, veridicità); 2. Discipine (Niyama, sobrietà o ascesi); 3. Posture (Asana); 4. Regolazione del respiro (Pranayama); 5. Ritrazione dei sensi dalla realtà esterna (Pratyahara); 6. Concentrazione (Dharana); 7. Meditazione (Dhyana); 8. Assorbimento mistico (Samadhi, cioè l'identificazione con il proprio Sè spirituale). Testo fondamentale: "Yogasutra", I sutra dello yoga, di Patanjali. Mentre il Samkhya è ateo nel senso che non crede in un sovrano dell'universo, lo Yoga invece sostiene l'esistenza di un "Signore", modello supremo sul quale meditare. Yoga= “Disciplina, Soggiogamento del corpo e della mente, Unione con il supremo signore”. Lo yoga è anche una particolare “visione” del mondo, della natura, di Dio e dell’uomo.
-SHANKARA: Da molti ritenuto il più grande pensatore dell'India antica, nato prob. nel Kerela intorno al 788, da una famiglia di Brahmani. A 8 anni idventa rinunciante, allievo del Guro Govinda, si trasferisce a nord, qui inizia il suo insegnamento e la sua opera di riforma dell'induismo fondando un ordine monastico (tuttora vivo). Scrive numerose opere, tra cui i commentari ai Brahmasutra e a diverse Upanishad. Egli elabora la dottrina dell'Assoluta non-dualità (advaita): per lui la molteplicità è solo maya, illusione dolorosamente fuorviante per l'uomo. Reale è solo l'unità-totalità che trascende ogni aspetto della manifestazione. Nell'essere umano è rapp. dal Sè (atman), il soggetto eterno e reale che oriental la personalità agente nella vita. L'Atman non può quindi non essere l'Uno-Tutto divino, cioè il Brahman. Secondo Shankara la manifestazione è utile a indirizzare verso la verità autentica, cioè l'identificazione di se stessi con l'Atman e perciò con il Brahman.
V. è una delle 3 divintà supreme venerate rispettivamente dall 3 principlai forme dell'Induismo. I diversi aspetti della sua religione sono il frutto della fusione di divinità e culti di diversa origine. V è rapp. come sovrano personale dell'universo (che egli crea, conserva e distrugge) e dalla dottrina degli avatara. Le più antiche correnti del Vishnuismo sono:
Altra principale corrente della religione di Vishnu, nata in Tamil Nadu. Questa unisce le idee dei pancharatra e la devozione dei canti in tamil degli alvar. I fedeli valorizzano la polarità femminile di V, la sua shakti, cioè Shri o Lakshmi (la "Madre dell'Universo"). Per raggiungere alla liberazione essi si affidano alla devozione d'amore (bhakti) e al servizio (seva) a V, e al suo libero intervento.
questo la via di salvezza privilegiata da questa corrente è l'azione rituale, che gradualmente distacca l'impurità ma che può essere perfezionata solo dalla grazia di Shiva. Con la liberazione le anime individuali diventano come Dio, ma non identiche a lui.
- LA RELIGIONE DELLA DEA: La Dea, in sanscrito Devi, insieme a V e S è una delle divinità supreme delle 3 principali forme di induismo. Il suo culto prende il nome di SHAKTISMO, e ha forse origini preistoriche. In esso convergono tradizioni molto diverse, socialmente e geograficamente, che nella 2^ metà del I mill. fondono figure locali di dee di villaggio con le protagoniste dei miti o con le spose degli dei. Come divinità autonoma la Devi appare con il nome di Durga, "l'Inaccessibile", che affronta e uccide il demone Bufalo liberando l'universo. è anche conosciuta come Kali, la "NERA", manifestazione dell'ira di Durga. Il culto di entrambe, ma spt della 2^, è associato al vino e al sangue, per questo le vengono spesso sacrificati capretti e a volte bufali. Non mancano però forme benevole e affascinanti della Dea: es. Lakshimi, sposa di V e dea della bellezza, della fortuna e della regalità. Altri nomi: Sarasvati, Chamunda. - TANTRISMO: Corrente nata intorno alla metà del I mill. d.c., proponendo vie più dirette alla liberazione dal samsara. Queste vie sono rischiose e quindi percorribili solo sotto la guida di un maestro (guru). Esitono numerose forme di tantrismo e testi di riferimento. Tutte però comprendono 4 apsetti: Conoscenza, Rito, Yoga, Condotta. Una componente importante del Tantrismo è la sessualità, a volte anche in forme trasgressive estreme; nel quadro del divino come unione della polarità maschile e femminile. La sessualità è una dei mezzi più adatti a dissolvere le barriere dell'ignoranza, per entrare in consonanza con l'energia divina. Shivaismo non-dualistico del Kashmir: La base della realtà è la conoscenza, cioè Shiva, il quale anima tutto. Egli pervade ogni cosa. Il Sè umano si deve aprire fino ad identificarsi con Shiva. Questo percorso inizia con l'iniziazione cui segue l'azione rituale (+ impo: recitazione dei mantra;l'uso dei mandala cioè diagrammi mistici; pratiche yogiche).
(1772-1833), Nato da una famiglia di Brahmani bengalesi, elaborò nel 1814 una riforma dell'induismo maturata grazie al confronto con l'islam e il cristianesimo. Fondamentali nella sua formazione sono gli studi presso un università islamica e i contatti con i missionai cristiani a Calcutta. Egli conosceva l'arabo, il persiano, il sanscrito, l'inglese, il greco e l'ebraico: questi gli furono utili er accostare i testi sacri delle diverse religioni. Egli sosteneva che l'induismo doveva tornare alla purezza delle Upanishad e della filosofia vedanta, coniugandola con un forte impegno etico e rifiutando l'irrazionalità e la superstizione. In quest'ottica egli si battè contro il culto delle immagini, il sistema castale, il matrimonio infatile e la pratica della sati (questa diventa illegale nel 1829 sotto il governo britannico grazie anche alle sue petizioni). Per diffondere il suo pensiero nel 1828 fondò a Calcutta un'associazione chiamata Brahmo Sabha, "Assemblea del brahman". Nel 1831 si reca in Inghilterra come ambasciatore di Akbar Shah (penultimo imperatore Mughal), ma qui contrae una malatti amortale. A Bristol lo celebra una statua (1997) e una mosrta cmmemorativa (2007).
- RAMAKRISHNA: Mistico di immenso carisma, Gadadhar Chatterji, detto Paramahamsa Ramakrishna, dove Paramahamsa ("Oca suprema") è il titolo onorifico attribuito ai più grandi maestri. Proveniva da una famiglia povera di brahmani del Bengala, e fin da ragazzo assunse il ruolo di Pujari, addetto alla pratiche del culto in un tempio vicino a Calcutta (ruolo poco prestigioso). In questo tempio trascorse la sua vita, dove face esperienza di varie visioni e stati di trance profondi. Fu istruito da alcuni maestri alle pratiche di controllo e meditazione, in quanto in lui vedevano un'attitudine mistica di starordinaria potenza. Grazie a ciò sperimentò l'unione con il divino in tutte le sue forme: entrò in contatto con la Dea, Krishna, Gesù e visse il messaggio dell'islam. Ciò lo condusse a sostenere che tutte le religioni sono portatrici di verità, perchè tutte conducono all'Uno, ognuna rivelandone un aspetto. Egli si liberò del cordone sacro di brahmano ed entrò in contatto con gli intoccabili. Intorno a 23 la famiglia gli fece sposare una ragazzine, Sharada Devi, che più tardi lo raggiunse al tempio. Egli venera la sua sposa come incarnazione della suprema Madre, e questa condivise le esperienze spirituali del marito dedicandosi a una vita di rinuncia e dopo la sua morte ne continuò l'insegnamento.
Nome monastico Swami Vivekananda (Swami, “Signore”, titolo onorifico attribuito agli asceti), nonostante morì prima dei 40 anni contribuì alla formazione di un’identità Hindu unitaria in India e al riconoscimento mondiale dell’induismo come una delle grandi religioni dell’umanità. Discepolo di Ramakrishna, diventa rinunciante e viaggia per l’India come asceta elaborando una filosofia (d’impronta vedanta non-dualista) chiusa secondo cui il Divino dimora nell’intimo di ciascuno e perciò ogni uomo è meritevole di amore e assistenza. Nel 1893 partecipa al World Parlament Of Religions di Chicago presentando l’Induismo come la religione della tolleranza e invitando i cristiani a non inviare missionari in India. Tornato in India nel 1897 fondò la Ramakrishna Mission e fondò diversi Ashram e centri d’assistenza.
“Associazione nobile” fondata a Bombay nel 1875 da Dayananda Sarasvati, un brahmano del Gujarat. Egli promuove una riforma che ebbe notevole successo (spt in Panjab) dove numerosi musulmani di bassa classe furono riconvertiti all’induismo. Egli promuove un ritorno ai Veda e un rifiuto delle tradizioni posteriori espresse dai Purana. Secondo D. le classi sociali dovevano riflettere soltanto il merito personale; occorreva abolire i matrimoni combinati e infantili; permettere alle vedove di risposarsi; buona educazione per entrambi i sessi. Nonostante l’apparente modernità delle sue riforme sociali egli di fatto apre la strada ai movimenti hindu più conservatori.
(1879-1950). Ramana, “Grande Veggente”, nasce in una famiglia di Ramani in un villaggio Tamil Nadu. A 17 anni scappa di casa e trascorrerà i resto della sua vita a Nord del Tamil Nadu dimorando prima in alcuni templi, poi sulle pendici della Montagna Rossa (manifestazione di Shiva) e infine in un ashram ai piedi del monte. Si circonda di discepoli e devoti conducendo una vita da rinunciante. Il suo insegnamento si fonda su una forma di filosofia Vedanta non-dualista: invita tutti a ricercare nel proprio intimo il Sé che dimora in ogni cuore, immortale, immutabile, onnipervadente distinguendolo dal corpo fisico. Questo messaggio è espresso nell’opera “Chi sono io?”. Trascritta da un devoto e pubblicata nel 1923. Episodio che segnò una svolta nella sua vita: da ragazzino simula la propria morte e mentre si trova in questo stato sente il suo corpo pervaso da una presenza viva (il suo spirito), la consapevolezza di questa presenza lo accompagnerà per sempre e da quel momento dedicgerà la sua vita alla ricerca spirituale.
- AUROBINDO: Nato in una ricca famiglia bengalese studia in Inghilterra e si laurea a Cambridge. Tornato in India si dedica ad un’intensa vita politica di impronta radicale e nazionalista estranea agli ideali di non violenza proposti da Gandhi. Condannato ad un anno di reclusione per attività sediziose, in carcere esperì forti esperienze di natura mista (vive lo stato di unione con l’Assoluto, si sente investito dal compito di radiare nel mondo l’eterna legge religiosa Sanatana Dharma). A Pondichery fonda un Ashram tutt’ora attivo. Il suo insegnamento è definito Yoga Integrale e riprende antiche concezioni risalenti alle Upanishad e alla Bhagavadgita fondendole con elementi del pensiero politico- filosofico europeo.
Mohandas Karamchand Gandhi chiamato il Mahatma, la “Grande Anima”. La sua vita e le sue opere propongono un particolare atteggiamento religioso: anteporre ad ogni costo lo sviluppo spirituale dell’individuo alle conquiste oggettive. Anche l’autonomia dell’India dal governo britannico è da lui considerata possibile solo come conseguenza del svaraj, lett. “Governo di sé stessi”. Egli sottolinea l’importanza della verità e della non violenza che egli utilizza anche come strumenti di lotta politica (Satyagraha, lett. “Afferrarsi alla verità”). Questo tipo di lotta consiste nel disobbedire a leggi ingiuste ( es.: sale) senza reagire con violenza ma spt. senza sottrarsi alla punizione previste. In questo modo il tutore della legge e il legislatore sono messi di fronte alla disumanità della legge. Gandhi e i fuoricasta: Harijan, “Figli di Hari” cioè K.
- MAESTRI CONTEMPORANEI: Bhaktivedanta Swami Prahupada, bengalese, fondatore del ISKCON (International Society for Krishna Consciousness) il Movimento Hare Krishna. Predica l’amore per Krishna e pubblicò edizioni commentate in inglese nel Bhagavata Purana e di altri testi classici. Nel 1965 diffonde il suo credo negli USA e in seguito fonda più di 90 centri in tutto il mondo. Nirmala Sundari,bengalese, per i fedeli un’incarnazione della Dea e riverita anche dalla famiglia di Nehru. Assai discusso è stato Osho Rajneesh il cui insegnamento proponeva forme di “meditazione attiva” basate anche su principi delle psicoterapie occidentali. Nel 1981 fonda una comunità in Oregon; travolto da polemiche e scandali nel 1986 torna a Pune.
Già nell’Antica Grecia l’India era vista come la patria della saggezza. A seguito della “scoperta” europea dell’antica letteraatura sanscrita filosofi come Hegel, Schopenauer, Nietzche e Jung esaltarono il pensiero hindu. L’interesse occidentale crebbe verso la fine dell’’800 grazie soprattutto alle grandi figure del rinascimento Hindu.
Accanto all’Induismo della tolleranza nella recente storia dell’India esistono anche movimenti fondamentalisti. Associazioni di questo tipo sono numerose e accomunate dallo scopo di promuovere l’ideale di un’India interamente Hindu. L’RSS (unione nazionale volontaria) fondato nel 1925 è un’organizzazione di tipo militare-culturale diffusa in tutto il Paese (4 MLN e mezzo di membri attivi sottoposti ad addestramenti fisici e dottrinali). VHP (associazione mondiale Hindu) 1964 come affiliazione dell’RSS propose molteplici programmi di riforma. In Maharashtra nel 1966 venne fondata la bellicosa Shiv Sena (esercito di Shiva). Il BJP (partito indiano del popolo) è il partito politico che rappresenta questi movimenti. Fondato nel 1980, nel 1998 viene democraticamente eletto al governo, in carica fino al