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Induismo, Boccali e Pieruccini, Sintesi del corso di Storia dell'India

pagina 1-60 del libro induismo di giuliano boccali e cinzia pieruccini

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 05/01/2021

achasmaa
achasmaa 🇮🇹

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Induismo
Subcontinente Indiano: in india esiste un pensiero di vita, un’ortoprassi: l’induismo, che non è solo una
religione, il sanatana dharma è una caratteristica indiana che ricopre più aspetti della vita. Chi nasce in india
fa parte du una casta e automaticamente viene ritenuto hindu a meno che non decida di professare altre
religioni. Il subcontinente indiano (o Asia meridionale) era in passato ancora più vasto di adesso.
Civiltà dell’indo: E’ la prima civiltà sorta in India, era una civiltà molto avanzata, costituita da una acropoli
(probabilmente centro del potere dove risiedevano i sacerdoti) eifici e vie costruiti con mattoni cotti, c’era
anche un sistema fognario, a livello religioso sono stati ritrovati degli altari che possono essere ricollegati al
vedismo . Si suppone che questa civiltà sia stata distrutta definitivamente dagli Arya. L’unica cosa che ci è
sconosciuta è la lingua dei vallindi dato che ancora non è stata decifrata, che ci viene riportata da una Serie
di Sigilli. Della civiltà vallinda abbiamo altri reperti archeologici, come ad esempio l’immagine di un Dio che
potrebbe sembrare un proto-shiva, lo vediamo nella tipica posizione dello yogin, ha delle corna ed è
accompagnato da degli animali, shiva infatti è anche pashupati, ovvero il signore degli animali. Inoltre la
figura è itifallica.
Arya: Gli Arya “nobili” sono colore che hanno dato la nascita alla letteratura indiana, per mezzo dei Veda,
testi sacri tramandati prima oralmente e poi trascritti. L’autorità dei Veda viene dal fatto che sono “uditi”
(sruti) appunto non partoriti da esseri umani. Gli Arya sarebbero arrivati in India da lontano, passando da
Nord Ovest in più ondate tra il 1500 0 il 1200 a.C. sottomettendo la stirpe dravidiche che era poi costituita
dalla civiltà vallinda, anche se questa teoria non è accettata al 100% da tutti. Si suppone che già i Vallindi
fossero di lingua indoeuropea. Gli Arya sono un popolo di guerrieri, dotati anche loro di attrezzature
moderne come i carri da traino con cui potevano passare attraverso le montagne. Si dice che siano stati
guidati da Agni, dio del fuoco, raffigurato con serpeggianti lingue di fuoco che lo attorniano. Quando
subentrerà l’induismo gli dei vedici saranno posti sui templi come punti cardinali.
Brahmanesimo: Un testo vedico sono i brahmana che tratta del sacrificio, è il sacrificio infatti che garantisce
l’ordine delle cose (e non più l’approvazione degli dei successiva al sacrificio), tra rito e l’universo infatti si
stabilisce una regola importantissima, una norma che non deve essere infranta il dharma, che controlla
appunto l’universo, l’uomo singolo e la comunità. Brahmana deriva da brahman che ha più significati (5 o
più), uno di questi è brahmano, che altro non è che il sacerdote, che si trova al culmine della scala sociale,
anche se i brahamani esistono durante il periodo vedico, se questo viene soppiantato dall’induismo la
figura del brahmano continua ad essere e anzi diventa importantissima, ovviamente questa importanza
deriva dal fatto che hanno attribuito al potere sacrificale così tanto potere e solo loro ne sono i detentori.
C’è una differenziazione tra la religione alta dei brahmani e quella bassa del popolo (oppure semplicemente
diversa). Un importante sacrificio Vedico è quello dedicato ad Agni (Agnistoma), infatti è importante la
presenza del fuoco sacro, oppure un altro importante sacrificio è quello del soma che è un succo
proveniente da una pianta, o anche il dio che incarna proprio questa pianta, purtroppo oggi non è possibile
utilizzare il soma che è sostituito da un’altra pianta.
La svolta spirituale: Durante il passaggio tra periodo vedico e indù si assiste ad un mutamento dei valori.
Nelle Upanshad (la fine dei veda) si abbandona il ritualismo, non si crede più che esso sia un beneficio ma
anzi che sia dannoso. Viene introdotto il concetto di brahman e atman, l’assoluto e l’io, dove l’io deve
ricongiungersi al brahman attraverso la conoscenza di esso. Viene inoltre introdotto il ciclo del karman e
samsara, moksha. La visione del mondo, al contrario che per gli Arya, diventa pessimistica.
Le tendenze ascetiche: L’uomo seguendo un percorso ascetico rinuncia all’azione, l’azione fa accomulare
karman, quindi ci costringe nel ciclo del samsara, per questo è necessario il rigore psico-fisico, per superare
il samsara e raggiungere l’assoluto. Nelle upanishad questo stile di vita diventa preponderante,
introducendo una vita isolata, la mortificazione della carne(tapas), praticando yoga e meditazione. L’asceta
itinerante rinuncia a tutti i beni, alla famiglia, alla società per una vita senza dimora fissa, elemosinando e
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Induismo Subcontinente Indiano: in india esiste un pensiero di vita, un’ortoprassi: l’induismo, che non è solo una religione, il sanatana dharma è una caratteristica indiana che ricopre più aspetti della vita. Chi nasce in india fa parte du una casta e automaticamente viene ritenuto hindu a meno che non decida di professare altre religioni. Il subcontinente indiano (o Asia meridionale) era in passato ancora più vasto di adesso. Civiltà dell’indo: E’ la prima civiltà sorta in India, era una civiltà molto avanzata, costituita da una acropoli (probabilmente centro del potere dove risiedevano i sacerdoti) eifici e vie costruiti con mattoni cotti, c’era anche un sistema fognario, a livello religioso sono stati ritrovati degli altari che possono essere ricollegati al vedismo. Si suppone che questa civiltà sia stata distrutta definitivamente dagli Arya. L’unica cosa che ci è sconosciuta è la lingua dei vallindi dato che ancora non è stata decifrata, che ci viene riportata da una Serie di Sigilli. Della civiltà vallinda abbiamo altri reperti archeologici, come ad esempio l’immagine di un Dio che potrebbe sembrare un proto-shiva, lo vediamo nella tipica posizione dello yogin, ha delle corna ed è accompagnato da degli animali, shiva infatti è anche pashupati, ovvero il signore degli animali. Inoltre la figura è itifallica. Arya: Gli Arya “nobili” sono colore che hanno dato la nascita alla letteratura indiana, per mezzo dei Veda, testi sacri tramandati prima oralmente e poi trascritti. L’autorità dei Veda viene dal fatto che sono “uditi” (sruti) appunto non partoriti da esseri umani. Gli Arya sarebbero arrivati in India da lontano, passando da Nord Ovest in più ondate tra il 1500 0 il 1200 a.C. sottomettendo la stirpe dravidiche che era poi costituita dalla civiltà vallinda, anche se questa teoria non è accettata al 100% da tutti. Si suppone che già i Vallindi fossero di lingua indoeuropea. Gli Arya sono un popolo di guerrieri, dotati anche loro di attrezzature moderne come i carri da traino con cui potevano passare attraverso le montagne. Si dice che siano stati guidati da Agni, dio del fuoco, raffigurato con serpeggianti lingue di fuoco che lo attorniano. Quando subentrerà l’induismo gli dei vedici saranno posti sui templi come punti cardinali. Brahmanesimo: Un testo vedico sono i brahmana che tratta del sacrificio, è il sacrificio infatti che garantisce l’ordine delle cose (e non più l’approvazione degli dei successiva al sacrificio), tra rito e l’universo infatti si stabilisce una regola importantissima, una norma che non deve essere infranta il dharma, che controlla appunto l’universo, l’uomo singolo e la comunità. Brahmana deriva da brahman che ha più significati (5 o più), uno di questi è brahmano, che altro non è che il sacerdote, che si trova al culmine della scala sociale, anche se i brahamani esistono durante il periodo vedico, se questo viene soppiantato dall’induismo la figura del brahmano continua ad essere e anzi diventa importantissima, ovviamente questa importanza deriva dal fatto che hanno attribuito al potere sacrificale così tanto potere e solo loro ne sono i detentori. C’è una differenziazione tra la religione alta dei brahmani e quella bassa del popolo (oppure semplicemente diversa). Un importante sacrificio Vedico è quello dedicato ad Agni (Agnistoma), infatti è importante la presenza del fuoco sacro, oppure un altro importante sacrificio è quello del soma che è un succo proveniente da una pianta, o anche il dio che incarna proprio questa pianta, purtroppo oggi non è possibile utilizzare il soma che è sostituito da un’altra pianta. La svolta spirituale: Durante il passaggio tra periodo vedico e indù si assiste ad un mutamento dei valori. Nelle Upanshad (la fine dei veda) si abbandona il ritualismo, non si crede più che esso sia un beneficio ma anzi che sia dannoso. Viene introdotto il concetto di brahman e atman, l’assoluto e l’io, dove l’io deve ricongiungersi al brahman attraverso la conoscenza di esso. Viene inoltre introdotto il ciclo del karman e samsara, moksha. La visione del mondo, al contrario che per gli Arya, diventa pessimistica. Le tendenze ascetiche: L’uomo seguendo un percorso ascetico rinuncia all’azione, l’azione fa accomulare karman, quindi ci costringe nel ciclo del samsara, per questo è necessario il rigore psico-fisico, per superare il samsara e raggiungere l’assoluto. Nelle upanishad questo stile di vita diventa preponderante, introducendo una vita isolata, la mortificazione della carne(tapas), praticando yoga e meditazione. L’asceta itinerante rinuncia a tutti i beni, alla famiglia, alla società per una vita senza dimora fissa, elemosinando e

dedicandosi alla mediazione. Con gli asrama viene prestabilito un percorso di vita per i maschi arya, i cui ultimi due (di quattro) presentano il ritiro nella foresta e il percorso ascetico, si suppone quindi che il percorso degli asrama sia dedicato solo ai brahmini. Nell’univero hindu ci sono 3 zone: terra, atmosfera (abitato da figure semidivine come le ninfe) e cielo. Le grandi divinità: Quando il vedismo viene soppiantato dall’induismo le vecchie figure divine vengono sostituite da delle nuove, che fanno parte di una nuova mitologia e che ritroviamo nei famosi poemi epici ramayana e mahabharata. A seconda dell’orientamento del fedele ogni Dio può essere ritenuto il più grande e le altre solo una sua emanazione, la figura divina più importante non è altro anch’essa che la rappresentazione del brahman, l’assoluto. Gli dei hanno una iconografia, e gli viene rivolta la puja. Le caratterisitiche di alcune divinità sembrano comunque provenire da ambienti extra-indoiranici e estrenei al contesto brahamanico (vedi shiva e kali). Viene definita sancritizzazione il processo per cui dei e loro culti vengono assorbiti dal brahmanesimo che riconosce l’autorità dei veda, tale tradizione data la sua importanza è andata poi a riplasmare anche i culti locali minori, quindi anche le divinità meno popolari diventano di rilevanza panindiana. Correnti devozionali: La bhakti è una corrente devozionale aperta a tutti senza distinzione di genere o casta, tutti sono uguali davanti a dio e quindi attira grandi masse. Il testo cardine è la bhagavadgita e significativa soprattutto nell’ambito del visnuismo. Anche i purana hanno un approccio bhaktico. Legittimazione del sovrano: Esiste un trattato che parla dei doveri del signori e della scienza politica arthashtra. Il re e il sovrano si trovano in stretta simbiosi, infatti il re da terre e protezione al brahamano e alla sua casta nel momento in cui esso lo loda davanti al popolo e gli da benedizioni, raccontando le sue gesta eroiche che spesso sono mitizzate. Il re ad un certo punto decise di portare nel palazzo brahamnani. Il sovrano perfetto è rama, protagonista del ramayana (incarnazione di visnu). Il re in india comunque non viene divinizzato di solito, egli più che altro deve mantenere in vigore il dharma, la sacra legge (santana dharma). I sovrani mostrano la loro potenza attraverso il numero d terre che possedevano e anche innalzando tempi, simboli della loro potenza e dinastia, che dovevano essere dedicati alla divinità da loro preferita, durante una battaglia l’appropriazione del tempio decretava la vittoria assoluta. Le grandi filosofie: Per Hegel non esiste una filosofia, indiana, su questo si è molto discusso, In realtà l’india ha ripercorso nel corso dei secoli gli stessi grandi temi della filosofia occidentale, la metafisica, la teologia, la logica, l’epistemologia, il linguaggio, l’estetica( soprattutto dagli shivaiti), la politica. La filosifia indiana si colloca nel III sec a.C fino al VIII sec d.C, anche se anche in periodi entecedenti erano stati concepiti pensieri di particolare rilevanza, vedi il contenuto delle upanishad. Tutta la filosofia è stata sistemata nel periodo classico, ovvero dal 500 all’’800 d.C. Una scuola filosofica molto importante è stata l’advaita, scuola non- dualista. Oltre l’india: Nei primi secoli d.C la cultura indina si diffonde nel sud-est asiatico per via di un processo di assimiliazione da parte di persone provenienti dall’india, è un fenome pacifico, si adotta come lingua dotta il sanscrito che diventa di uso internazionale per capirsi (un po’ come il latino). Vi sono influenze nella letteratura, nell’arte. In quest’area dominerà più che altro il buddhismo. Impatto con l’islam: islam e induismo possono considerarsi opposti. L’islam si instaura in india tra le classi dominanti che usano approcci diversi nei confronti della popolazione, data la grande quantità di hindu ovviamente non vien imposta la fede islamica. Si sviluppa il misticismo sufi, che sottrae i fuoricasta o le persone di bassa casta di scappare dalle loro condizioni misere portando 1/4 della popolazione a cambiare religione. Il sovrano più importante islamico è Akbar, fecente parte della dinastia mughal, si distinse per la

  • BRAHMANA (testi dei sacerdoti)
  • ARANYAKA (testi della foresta)
  • UPANISHAD (dottrine esoteriche) vengono anche chimate vedanta ovvero fine dei veda, con esse il pensiero vedico giunge ad un definitivo compimento, i testi più antichi delle upanishad sono la brihadaranyaka e la chandogya scritte in prosa, la katha, la svetha, svethashvatara e la mundaka in versi. Le upanishad sono fra i testi fondamentali che danno vita al vedanta I tre scopi: l’uomo brahmanico nella sua vita terrena ha tre scopi, dharma, artha, kama, numeri testi ci illustrano la realizzazione dei tre scopi, ad esempio, il codice di Manu del Dharma o manusmirti (tradizione di manu), importissimo trattato, se non il primo da noi ritrovato, che tratta di questo argomento, si può dire che è un vero e proprio trattato sugli stadi della vita, dove è centrale la figura del capofamiglia. Manu è una sorta di padre dell’umanità nella sua versione mitologica, il primo uomo sulla terra. Il più importante trattato per l’artha è l’arthasastra attribuita al ministro del Re Naurya, che difatti tratta proprio della figura del sovrano, in un paese dove il poetere è così centralizzato del re è garantire il benessere a tutta la sua popolazione. Sul Karma è importante il kamasutra che rilase probabilmente al III sec, appare rivolto più direttamente ad un pubblico femminile, comprende sessantaquattro arti tutte finalizzate alla seduzione, ad esempio la danza, praticata nei templi anche a scopo di culto, si collegava con l’istituzione delle devadasi le “schiave di dio”, ragazze che venivano fatte letterlamente sposare con le divnità, adette al suo servizio come sacre prostitute, nel periodo coloniale si vide la decadenza e il degrado di questa pratica. Ramayana: Una delle opere più importanti della letteratura indiana, parla della vita del principe Rama, che non è altro che un avatara di Visnu. Rama deve affrontare un esilio nella foresta, questo perché il padre di Rama, Dasharata ha tre mogli, una di queste vuole far salire al trono il proprio figlio, durante il quale la sua sposa sita, che aveva ricevuto come sposa dopo aver vinto una gara con l’arco, viene rapito da Ravana, un demone, con l’aiuto del fratello, delle scimmie e di Hanuman, la salverà e riuscirà anche a salire al trono. Il poema ha 7 parti, attribuito a Valmiki, quello del formicaio, chiamato così perché si pensa che sia diventato tale durante la pratica ascetica, è anche un personaggio del poema.