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insegnante di sostegno, Sintesi del corso di Pedagogia

docente sostegno pedagogia e didattica speciale

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 30/04/2026

lilly-panarelli
lilly-panarelli 🇮🇹

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Riflettere sulla figura dell'insegnante di sostegno nella scuola dell'autonomia significa interrogarsi
non soltanto su un profilo professionale definito da norme e decreti, ma su una presenza educativa
che incarna, forse più di ogni altra, la tensione costitutiva tra l'universale e il particolare, tra il diritto
all'istruzione di tutti e la cura del singolo nella sua irripetibile specificità. Con l'avvento
dell'autonomia scolastica, sancita dal D.P.R. 275/19991, la scuola italiana ha conosciuto una
profonda ridefinizione dei propri assetti organizzativi e didattici, all'interno della quale la figura del
docente specializzato per le attività di sostegno ha progressivamente assunto contorni più complessi
e articolati, superando definitivamente la logica dell'intervento compensativo o meramente
assistenziale per collocarsi al centro di una progettualità inclusiva condivisa². Il quadro normativo
di riferimento — che affonda le radici nella Legge 517/1977³, trova la propria architrave nella
Legge 104/1992⁴ e si arricchisce successivamente con il D.Lgs. 96/2019⁵ — restituisce l'immagine
di un professionista chiamato a svolgere una funzione di mediazione pedagogica ad ampio raggio:
non più e non solo "insegnante dell'alunno con disabilità", ma risorsa dell'intera comunità
scolastica, agente di trasformazione culturale e promotore di ambienti di apprendimento accessibili
a tutti⁶. In questa prospettiva, le competenze richieste al docente di sostegno si configurano come un
sistema integrato e dinamico, che abbraccia simultaneamente la dimensione disciplinare e
psicopedagogica, quella relazionale e comunicativa, quella progettuale e valutativa. Sul piano
tecnico-professionale, la padronanza degli strumenti di osservazione e valutazione funzionale — a
partire dalla redazione del Profilo di Funzionamento secondo il modello bio-psico-sociale dell'ICF⁷
— costituisce il fondamento su cui costruire un Piano Educativo Individualizzato (PEI) che sia
davvero rispondente ai bisogni, alle potenzialità e agli obiettivi di vita dell'alunno⁸. Ma accanto a
questa competenza tecnica, è la competenza relazionale a rivelarsi decisiva: la capacità di instaurare
un'alleanza educativa con la famiglia, di lavorare in modo sinergico con il consiglio di classe, con i
servizi sociosanitari e con le figure di supporto che gravitano attorno all'alunno, rappresenta la
condizione sine qua non affinché il progetto inclusivo non rimanga un adempimento burocratico ma
diventi una pratica vitale e trasformativa⁹. Come osserva Dario Ianes, uno dei più autorevoli
studiosi italiani di pedagogia speciale, l'insegnante di sostegno efficace è colui che sa rendersi
gradualmente "meno necessario", non perché si eclissi, bensì perché lavora per diffondere
competenze inclusive nell'intero corpo docente, contribuendo a costruire quella "speciale normalità"
in cui ogni differenza trova spazio legittimo e valorizzante¹⁰. In quest'ottica, la formazione continua
non è un optional ma una responsabilità etica: aggiornarsi sulle metodologie evidence-based — dal
Cooperative Learning all'Universal Design for Learning (UDL)¹¹, dal Peer Tutoring alle tecnologie
assistive — significa assumere concretamente quell'habitus riflessivo che il grande pedagogista
Donald Schön indicava come tratto distintivo del professionista che apprende dall'esperienza e
trasforma la pratica in sapere¹². Essere insegnante di sostegno nella scuola dell'autonomia significa,
in ultima analisi, abitare consapevolmente una professione plurale e situata, capace di tenere
insieme la rigoria scientifica e la cura umana, la norma e la relazione, il progetto e l'imprevisto: una
professione che, nel suo quotidiano esercizio, testimonia che l'inclusione non è una concessione, ma
la misura civile e pedagogica di una scuola che si vuole davvero per tutti.
Note a piè di pagina
¹ D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, Regolamento recante norme in materia di autonomia delle
istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59.
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Riflettere sulla figura dell'insegnante di sostegno nella scuola dell'autonomia significa interrogarsi non soltanto su un profilo professionale definito da norme e decreti, ma su una presenza educativa che incarna, forse più di ogni altra, la tensione costitutiva tra l'universale e il particolare, tra il diritto all'istruzione di tutti e la cura del singolo nella sua irripetibile specificità. Con l'avvento dell'autonomia scolastica, sancita dal D.P.R. 275/1999^1 , la scuola italiana ha conosciuto una profonda ridefinizione dei propri assetti organizzativi e didattici, all'interno della quale la figura del docente specializzato per le attività di sostegno ha progressivamente assunto contorni più complessi e articolati, superando definitivamente la logica dell'intervento compensativo o meramente assistenziale per collocarsi al centro di una progettualità inclusiva condivisa². Il quadro normativo di riferimento — che affonda le radici nella Legge 517/1977³, trova la propria architrave nella Legge 104/1992⁴ e si arricchisce successivamente con il D.Lgs. 96/2019⁵ — restituisce l'immagine di un professionista chiamato a svolgere una funzione di mediazione pedagogica ad ampio raggio: non più e non solo "insegnante dell'alunno con disabilità", ma risorsa dell'intera comunità scolastica, agente di trasformazione culturale e promotore di ambienti di apprendimento accessibili a tutti⁶. In questa prospettiva, le competenze richieste al docente di sostegno si configurano come un sistema integrato e dinamico, che abbraccia simultaneamente la dimensione disciplinare e psicopedagogica, quella relazionale e comunicativa, quella progettuale e valutativa. Sul piano tecnico-professionale, la padronanza degli strumenti di osservazione e valutazione funzionale — a partire dalla redazione del Profilo di Funzionamento secondo il modello bio-psico-sociale dell'ICF⁷ — costituisce il fondamento su cui costruire un Piano Educativo Individualizzato (PEI) che sia davvero rispondente ai bisogni, alle potenzialità e agli obiettivi di vita dell'alunno⁸. Ma accanto a questa competenza tecnica, è la competenza relazionale a rivelarsi decisiva: la capacità di instaurare un'alleanza educativa con la famiglia, di lavorare in modo sinergico con il consiglio di classe, con i servizi sociosanitari e con le figure di supporto che gravitano attorno all'alunno, rappresenta la condizione sine qua non affinché il progetto inclusivo non rimanga un adempimento burocratico ma diventi una pratica vitale e trasformativa⁹. Come osserva Dario Ianes, uno dei più autorevoli studiosi italiani di pedagogia speciale, l'insegnante di sostegno efficace è colui che sa rendersi gradualmente "meno necessario", non perché si eclissi, bensì perché lavora per diffondere competenze inclusive nell'intero corpo docente, contribuendo a costruire quella "speciale normalità" in cui ogni differenza trova spazio legittimo e valorizzante¹⁰. In quest'ottica, la formazione continua non è un optional ma una responsabilità etica: aggiornarsi sulle metodologie evidence-based — dal Cooperative Learning all'Universal Design for Learning (UDL)¹¹, dal Peer Tutoring alle tecnologie assistive — significa assumere concretamente quell'habitus riflessivo che il grande pedagogista Donald Schön indicava come tratto distintivo del professionista che apprende dall'esperienza e trasforma la pratica in sapere¹². Essere insegnante di sostegno nella scuola dell'autonomia significa, in ultima analisi, abitare consapevolmente una professione plurale e situata, capace di tenere insieme la rigoria scientifica e la cura umana, la norma e la relazione, il progetto e l'imprevisto: una professione che, nel suo quotidiano esercizio, testimonia che l'inclusione non è una concessione, ma la misura civile e pedagogica di una scuola che si vuole davvero per tutti.

Note a piè di pagina

¹ D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche , ai sensi dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59. 1

² Cfr. Canevaro, A. (2006). Le logiche del confine e del sentiero. Una pedagogia dell'inclusione (per tutti, disabili inclusi). Trento: Erickson, pp. 34–47. ³ Legge 4 agosto 1977, n. 517, Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico , che ha sancito per la prima volta l'inserimento degli alunni con disabilità nelle classi ordinarie. ⁴ Legge 5 febbraio 1992, n. 104, Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate , pietra miliare del sistema italiano di integrazione scolastica. ⁵ D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 66, come modificato dal D.Lgs. 14 maggio 2019, n. 96, Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità , che ha riformato in profondità la normativa su PEI, Profilo di Funzionamento e ruolo del docente di sostegno. ⁶ Booth, T., & Ainscow, M. (2014). Nuovo Index per l'inclusione. Percorsi di apprendimento e partecipazione a scuola (trad. it. a cura di F. Dovigo). Roma: Carocci, p. 21. ⁷ L'ICF ( International Classification of Functioning, Disability and Health ) è lo strumento classificatorio dell'OMS (2001) adottato dalla normativa italiana come riferimento per la redazione del Profilo di Funzionamento. Cfr. OMS (2002). ICF. Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. Trento: Erickson. ⁸ Cfr. Demo, H. (2015). Didattica aperta e inclusione. Principi, metodologie e strumenti per insegnanti della scuola primaria e secondaria. Trento: Erickson, pp. 56–72. ⁹ Ianes, D., & Cramerotti, S. (a cura di) (2013). Il Piano Educativo Individualizzato. Progetto di vita (3ª ed.). Trento: Erickson, vol. I, p. 18. ¹⁰ Ianes, D. (2006). La speciale normalità. Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i Bisogni Educativi Speciali. Trento: Erickson, p. 9. ¹¹ Il modello UDL ( Universal Design for Learning ) è stato elaborato dal CAST (Center for Applied Special Technology): cfr. Rose, D. H., & Meyer, A. (2002). Teaching Every Student in the Digital Age: Universal Design for Learning. Alexandria: ASCD. ¹² Schön, D. A. (1993). Il professionista riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale (trad. it.). Bari: Dedalo, pp. 68–85.

Riferimenti bibliografici

Booth, T., & Ainscow, M. (2014). Nuovo Index per l'inclusione. Percorsi di apprendimento e partecipazione a scuola (trad. it. a cura di F. Dovigo). Roma: Carocci.  Canevaro, A. (2006). Le logiche del confine e del sentiero. Una pedagogia dell'inclusione (per tutti, disabili inclusi). Trento: Erickson.  Demo, H. (2015). Didattica aperta e inclusione. Principi, metodologie e strumenti per insegnanti della scuola primaria e secondaria. Trento: Erickson.