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Insegnante improvvisatore, Appunti di Pedagogia

riassunto dei capitoli 3 e 4 di "Insegnante Improvvisatore"

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 27/07/2021

Pippakao
Pippakao 🇮🇹

4.6

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CAP. 3 - INSEGNANTE IMPROVVISATORE
IMPROVVISARE A SCUOLA: UN PROFILO EMERGENTE PER L’INSEGNANTE
3.1. INSEGNAMENTO E IMPROVVISAZIONE
- La lezione non è uno spettacolo
- La lezione ha obiettivi ed intenti che devono essere determinati in modo chiaro per progettazione,
conduzione e valutazione del percorso educativo e didattico:
a) insegnare, passare qualcosa agli allievi (Busnelli: due componenti fondamentali dell’attività
didattica: competenza sui contenuti e capacità di trasmetterli) insegnare: comunicare, mettersi
in relazione cosa trasmettere? La missione dell’insegnamento non è trasmettere del puro sapere,
ma trasmettere una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione aiutandoci a pensare
in modo aperto e libero;
b) allievi soddisfatti: alla fine percepiscono di aver imparato qualcosa, di sentirsi più ricchi e bravi
in quello che fanno percezione di una trasformazione, di un processo che non lascia gli studenti
uguali a prima, ma li cambia e li arricchisce.
- Insegnamento come performance:
a) insegnante capace di intrattenere e animare studenti più attenti
b) insegnante parla chiaramente e usa bene la voce gli studenti sentono meglio
c) prove, copioni di progettazione, coordinazione dei tempi, presenza scenica
- Importante la materia che si insegna: ogni insegnamento ha un programma che si progetta e si
sviluppa per raggiungere gli obiettivi di apprendimento previsti. Ci sono contenuti strutturati e
definiti che vanno affrontati, ma ci sono infiniti approcci per affrontarli didattica come continua
invenzione, continua elaborazione di approcci, materiali, obiettivi insegnamento come lavoro
creativo. La differenza fra la didattica generale e la didattica alternativa è nel metodo che si sceglie
per approcciarsi ai contenuti e agli obiettivi da raggiungere e nell’approccio che l’insegnante ha nei
confronti di questi metodi.
- L’insegnante deve essere per gli alunni un “esserci”, un’accoglienza, deve instaurare con loro un
rapporto di supporto e sostegno, deve essere in grado di ascoltare, deve essere empatico. Ascoltare
è fondamentale: è attraverso la comunicazione verbale e non verbale degli alunni che è possibile
cogliere aspirazioni, difficoltà, paure, motivazioni, intenzioni che guidano le loro azioni, emozioni e
sentimenti.
- L’insegnante deve sentirsi a proprio agio nell’insegnare, sentirsi spontaneo in quello che propone,
deve crearsi un safe creativity environment altrimenti sarà più concentrato su di sé che sugli allievi,
deve sviluppare atmosfera e clima nella classe (risorsa per serenità ed equilibrio) in modo che sia
esperienza positiva e interessante per gli allievi.
- I ruoli vanno sempre rispettati: l’insegnante deve essere consapevole di chi è e di cosa fa, altrimenti
per gli allievi sarebbe difficile affidarsi e fidarsi di quello che propone. Deve saper intervenire nelle
situazioni, quando necessario, con presenza calma, rassicurante, sostenendo gli allievi nella capacità
di gestire sé stessi in modo responsabile, rendendosi sempre meno indispensabile.
- Ogni esperienza può influenzare il modo di insegnare, anche quelle della vita di tutti i giorni
esperienza richiede esercizio ed esige un soggetto attivo capace di connettere elementi distanti.
- L’insegnamento porta a cambiare prospettiva: ci si rende conto di cose a cui prima non si aveva
pensato, si va più a fondo del proprio sapere e della propria cultura.
- Spiegare le cose a qualcun altro porta a razionalizzarle, a metterle in ordine e ciò aiuta ad essere
più chiaro, più comprensibile e ad approfondire aspetti della pratica o del contenuto che si sta
insegnando che possono risultare nuovi.
- Si impara insegnando (non si finisce mai di studiare ed è un continuo apprendimento) imparare
ad insegnare e imparare finché si insegna.
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CAP. 3 - INSEGNANTE IMPROVVISATORE

IMPROVVISARE A SCUOLA: UN PROFILO EMERGENTE PER L’INSEGNANTE

3.1. INSEGNAMENTO E IMPROVVISAZIONE

  • La lezione non è uno spettacolo
  • La lezione ha obiettivi ed intenti che devono essere determinati in modo chiaro per progettazione, conduzione e valutazione del percorso educativo e didattico: a) insegnare, passare qualcosa agli allievi (Busnelli: due componenti fondamentali dell’attività didattica: competenza sui contenuti e capacità di trasmetterli)  insegnare: comunicare, mettersi in relazione  cosa trasmettere? La missione dell’insegnamento non è trasmettere del puro sapere, ma trasmettere una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione aiutandoci a pensare in modo aperto e libero; b) allievi soddisfatti: alla fine percepiscono di aver imparato qualcosa, di sentirsi più ricchi e bravi in quello che fanno  percezione di una trasformazione, di un processo che non lascia gli studenti uguali a prima, ma li cambia e li arricchisce.
  • Insegnamento come performance: a) insegnante capace di intrattenere e animare  studenti più attenti b) insegnante parla chiaramente e usa bene la voce  gli studenti sentono meglio c) prove, copioni di progettazione, coordinazione dei tempi, presenza scenica
  • Importante la materia che si insegna: ogni insegnamento ha un programma che si progetta e si sviluppa per raggiungere gli obiettivi di apprendimento previsti. Ci sono contenuti strutturati e definiti che vanno affrontati, ma ci sono infiniti approcci per affrontarli  didattica come continua invenzione, continua elaborazione di approcci, materiali, obiettivi  insegnamento come lavoro creativo. La differenza fra la didattica generale e la didattica alternativa è nel metodo che si sceglie per approcciarsi ai contenuti e agli obiettivi da raggiungere e nell’approccio che l’insegnante ha nei confronti di questi metodi.
  • L’insegnante deve essere per gli alunni un “esserci”, un’accoglienza, deve instaurare con loro un rapporto di supporto e sostegno, deve essere in grado di ascoltare, deve essere empatico. Ascoltare è fondamentale: è attraverso la comunicazione verbale e non verbale degli alunni che è possibile cogliere aspirazioni, difficoltà, paure, motivazioni, intenzioni che guidano le loro azioni, emozioni e sentimenti.
  • L’insegnante deve sentirsi a proprio agio nell’insegnare, sentirsi spontaneo in quello che propone, deve crearsi un safe creativity environment altrimenti sarà più concentrato su di sé che sugli allievi, deve sviluppare atmosfera e clima nella classe (risorsa per serenità ed equilibrio) in modo che sia esperienza positiva e interessante per gli allievi.
  • I ruoli vanno sempre rispettati: l’insegnante deve essere consapevole di chi è e di cosa fa, altrimenti per gli allievi sarebbe difficile affidarsi e fidarsi di quello che propone. Deve saper intervenire nelle situazioni, quando necessario, con presenza calma, rassicurante, sostenendo gli allievi nella capacità di gestire sé stessi in modo responsabile, rendendosi sempre meno indispensabile.
  • Ogni esperienza può influenzare il modo di insegnare, anche quelle della vita di tutti i giorni  esperienza richiede esercizio ed esige un soggetto attivo capace di connettere elementi distanti.
  • L’insegnamento porta a cambiare prospettiva: ci si rende conto di cose a cui prima non si aveva pensato, si va più a fondo del proprio sapere e della propria cultura.
  • Spiegare le cose a qualcun altro porta a razionalizzarle, a metterle in ordine e ciò aiuta ad essere più chiaro, più comprensibile e ad approfondire aspetti della pratica o del contenuto che si sta insegnando che possono risultare nuovi.
  • Si impara insegnando (non si finisce mai di studiare ed è un continuo apprendimento)  imparare ad insegnare e imparare finché si insegna.
  • Una lezione improvvisata non è una lezione tanto per fare ed è proprio avere un programma ciò che permette di improvvisare. Il bravo insegnante “improvvisa” sempre e solo così può rinnovare il piacere dell’incontro, della relazione, della ricerca.
  • Insegnare = esporre e spiegare in modo progressivo, pensato e ragionevolmente organizzato una disciplina o un insieme di contenuti culturali a qualcuno perché l’apprenda.
  • Di fronte all’insegnante c’è un altro, “ignoto” non conosciuto, che è lì per apprendere, per chiarirsi e comprendersi, per gettare altra luce sul mondo esterno ed interno. 3.2. SI INSEGNA AD IMPROVVISARE: L’IMPROVVISAZIONE COME CONTENUTO DI INSEGNAMENTO Qual è l’oggetto reale del nostro insegnamento?
  • Bisogna essere consapevoli di stare improvvisando altrimenti non si sta realmente improvvisando
  • Insegnare improvvisazione significa lavorare in primis sulla persona (sulle sue emozioni, sulla sua spontaneità, tenendo conto delle diversità di ciascuno, personalizzando i percorsi proposti) e poi sulla tecnica
  • L’ambiente ideale per insegnare l’improvvisazione è un ambiente accogliente che favorisce il movimento e non è dispersivo
  • L’improvvisazione è una pratica attiva, nasce e si sviluppa nel presente della relazione e l’insegnante deve farsene modello, deve continuare ad improvvisare, ad essere improvvisatore per poterla insegnare
  • All’insegnante a scuola è chiesto di essere modello e promotore di buone pratiche, di educare chi ha di fronte affinché sviluppi delle capacità chiave (imparare a conoscere, a fare, a vivere insieme, ad essere) per confrontarsi e relazionarsi con la complessità del reale, della società. L’insegnante deve quindi chiedersi quali sono le pratiche attive che vuole promuovere, di quali pratiche si rende modello, di quale modellizzazione è consapevole e di quale no.
  • Improvvisazione come momento e/o pratica possibile della e nella didattica
  • Intreccio di discipline artistiche (musica, danza, teatro) per sviluppare attività che favoriscano l’intesa e la collaborazione nella classe e che sviluppino capacità come l’ascolto, la concentrazione, l’empatia, la consapevolezza, l’autoefficacia, la fiducia, la comunicazione verbale e non verbale, le capacità di problem solving critico e creativo. 3.3. IMPROVVISARE INSEGNANDO: L’IMPROVVISAZIONE COME MOMENTO E PRATICA DIDATTICA
  • L’improvvisazione può essere usata come strumento per agevolare la nascita di ciò che è creativo, come strumento di verifica e completamento di un percorso didattico, come mezzo di esplorazione nel contesto educativo.
  • All’improvvisazione si può dedicare un momento della lezione o sfruttarla come opportunità di confronto e riflessione su processi che avvengono in aula.
  • Non annoiarsi, divertirsi, cogliere situazioni inattese.
  • Improvvisare insegnando significa essere capaci di adattarsi alle condizioni in cui ci si trova, essere capaci di cambiare in corsa durante la lezione, cambiare in corsa gli obiettivi programmati fino a stravolgere il programma, essere capaci di richiamare a sé le proprie capacità, le proprie conoscenze, i contenuti padroneggiati e scegliere come manifestarli, proporli in quel momento lì.
  • Quando si improvvisa insegnando? Quando si incontrano o subentrano variabili che invitano o costringono a cambiare in corsa quello che si stava facendo.
  • Un insegnante si trova ad improvvisare o perché attivamente lo sceglie perché ha voglia di cambiare o perché ne ha la necessità per rispondere a variabili inattese.

tempo; si deve sempre mettere in gioco rischiando: in questo modo si diverte e si entusiasma; deve conquistare la fiducia degli allievi. 3.5.5. MOLTEPLICITÁ E AGENCY

  • Consapevole che le possibilità nell’improvvisazione sono molte: prepara possibili proposte per gli allievi, propone delle possibilità su come poteva essere fatto un esercizio durante il momento del feedback.
  • Sviluppa una pluralità di strade e di opportunità per insegnare ciò che viene identificato come importante nella propria disciplina. Organizza opportunità in cui, non rinunciando al proprio ruolo, rinuncia però a sapere tutto rimanendo sempre aperto alla possibilità di imparare qualcosa di nuovo, da e con gli allievi.
  • Comprende le potenziali implicazioni che ogni opportunità porta con sé; comprende che ogni incontro, contesto, proposta, azione racchiude in sé una molteplicità di scelte e che gli individui hanno la libertà di coglierle ed esplicitarle, in quanto ogni individuo possiede l’agency di scoprire e perseguire ciò che per sé è importante e degno di valore. Cogliere le molteplicità in ciò che accade e che ci circonda può aiutare a rimuovere le barriere che impediscono o compromettono la percezione della propria capacità di azione. 3.5.6. CREATIVITÁ ED INVENZIONE
  • Sa trasformare le info per farle diventare importanti in situazioni di insegnamento o nelle correzioni e nelle risposte che dà agli allievi
  • Inventa molti esercizi nuovi in aula, anche grazie ai feedback e agli stimoli della classe
  • Inventa sé stesso come insegnante, non segue un modello proposto o imposto da altri
  • Prova a stimolare negli altri la creatività che poi lui aiuterà a riorganizzare, avendo una visione di insieme maggiore e avendo a disposizione una varietà di tecniche ed esercizi per farlo
  • Ruba stimoli e idee da altre discipline, sa sfruttare la possibilità degli eventi per sviluppare idee creative. 3.5.7. PROGETTAZIONE E RITMO
  • Sawyer: “teacher paradox”: equilibrio fra struttura e improvvisazione
  • L’insegnante deve trovare il proprio groove per rapportarsi con la classe
  • Ritmo: variazione dei momenti, dei toni, delle posizioni, degli sguardi; accelerare, rallentare, stare in silenzio
  • Progettazione: determinare cosa può essere parte dell’improvvisazione 3.5.8. STRATEGIE E REPERTORIO
  • Strategia più semplice: cosa fare e cosa non fare con gli allievi
  • Anche nella correzione deve avere in mente qual è la priorità, si interroga su quale sia il modo migliore per correggere l’allievo affinché il feedback non sia solo costruttivo ma soprattutto efficace e trasformativo (valutazione per l’apprendimento e non dell’apprendimento)
  • Nel richiamare l’attenzione e nella comunicazione in generale: non alza mai la voce e non crea distanze tra sé e gli allievi 3.5.9. EVOLUZIONE E NOIA
  • Il cambiamento dell’insegnante improvvisatore è un’evoluzione, una crescita emersa dagli errori, dalle crisi, dalle improvvisazioni precedenti, che lo hanno sfidato e dalla quali è emerso maneggiando e rimaneggiando il materiale a disposizione trasformandolo con fantasia
  • Park: “insegnamento di ritorno” (teach-back): modificare il proprio ruolo di insegnare grazie agli stimoli e alle proposte degli allievi
  • La percezione della noia, della routine che non stimola, sprona la creatività
  • L’entusiasmo rappresenta il godimento e l’eccitazione che gli individui provano quando sono direttamente coinvolti. 3.5.10. MANIFESTAZIONE E CONNESSIONE
  • Farsi capire dagli allievi, insegna anche perché gli piace l’idea di poter comunicare
  • Condivide con gli allievi anche l’idea di aver sbagliato: facilita così il loro rapporto con l’errore stesso ma anche con l’improvvisazione
  • Quando si improvvisa si è invitati ad essere completamente sé stessi, ad essere connessi con sé stessi e gli altri, con il mondo che ci circonda, prendersi cura della propria dimensione interiore (corpo, mente, cuore), manifestandola e comunicandola. 3.6. IMPROVVISARE PER STARE NELLA RELAZIONE EDUCATIVA Insegnante come:
  • modeling/modello: modello di quello che dice per i suoi allievi ma non vuole che gli allievi improvvisino come lui perciò lavora molto sulla personalizzazione dei percorsi e della didattica; improvvisa anche affinché l’allievo possa improvvisare sempre meglio; deve essere il migliore esempio possibile per l’allievo, a partire dall’atteggiamento con cui si pone a lezione  credibilità dell’educatore.
  • coaching/guida: educa a capire cos’è quello che si sta facendo, come si può procedere, fornisce tutti gli strumenti/materiali/presupposti necessari per poter imparare; ordina e organizza quello che spontaneamente fanno gli allievi.
  • scaffolding/supporto: supporta e sostiene gli allievi, li invita a provare e osare, propone dei limiti e degli argini affinché possano esplorarli. Lo scaffolding è un processo che rende un bambino in grado di approcciarsi e risolvere un problema, portando avanti dei compiti o raggiungendo obiettivi che sarebbero oltre le sue capacità se non fosse assistito. L’adulto/insegnante deve permettere all’allievo di realizzare i compiti che sono fuori dal suo raggio di competenza, rendendosi però conto di ciò che l’allievo non è ancora in grado di fare autonomamente.
  • facilitatore e modulatore: attiva e promuove l’ascolto, rielabora e restituisce al gruppo ciò che vede e che viene proposto dal singolo/dal gruppo; IMPROMPTU (l’adesso) della pedagojazz: la meraviglia è il fine di ogni improvvisazione, meravigliarsi di ciò che accade nel mondo nel suo darsi, di ciò che nel processo si sta cercando di raggiungere, creando e inventando un mondo possibile;
  • modulatore: articola le diverse fasi del processo improvvisativo, sostenendo la coesione delle idee emergenti e guidando il pensare e l’agire di insieme in una direzione generativa; PRINCIPIO FUSION del jazz: implica l’abbandono di ogni desiderio di “purezza” e l’apertura alla contaminazione e alla promiscuità del pensiero, lasciando la comfort zone per abitare un melting pot.
  • ogni insegnante improvvisatore è care giver: permette di fidarsi e affidarsi a lui, sprona all’autonomia, si prende cura dell’ambiente perché sia percepita l’accoglienza; ELEMENTO SOUL del jazz: agire, giocare, apprendere insieme, volontà comune di condividere autenticità
  • liberatore: aiuta ad essere liberi e spontanei, a riconoscere l’errore, l’ostacolo, aiuta a superarlo, a togliere le barriere, ricorda che l’importante non è l’errore in sé ma come lo si affronta. Invita ad accogliere il non fare, il muto, il silenzio (non come assenza ma come potenzialità)  l’allievo diventa libero di osare e di sbagliare;