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Riassunto dei capitoli 2 e 4 del libro per l'esame orale e scritto
Tipologia: Sbobinature
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3. Che cos’è l’improvvisazione? 3.1 Prodotto e processo Improvvisazione come: ● prodotto → un processo concluso
● processo → generatore del prodotto stesso La loro essenza è la processualità (Sawyer, 2000).
3.2 Differenza tra “improvvisare” nella vita quotidiana e improvvisazione autentica Il termine comune (“improvvisare una cena, una lezione”) non sempre coincide con l’improvvisazione complessa studiata nelle pratiche artistiche e formative.
4. Le definizioni degli esperti: un ventaglio di prospettive 4.1 Improvvisazione come processo formativo e autoespressivo È studio di sé, esplorazione interiore, divertimento, sensazione (D. Sbaiz). Può essere performance, ma non è solo palcoscenico (M. Zangirolami).
4.2 Linguaggio umano essenziale È forma espressiva irrinunciabile, paragonata al linguaggio stesso (M. Tonolo).
4.3 Esplorazione dell’inesplorato Entrare nello sconosciuto, superando la paura dell’ignoto (D. Sbaiz). Non basta fare ciò che si sa: altrimenti non è improvvisare veramente (F. Zagatti).
4.4 Fine in sé o metodo L’improvvisazione può essere: un fine , un atto che nasce e muore nel momento uno strumento didattico , per consolidare conoscenze, sviluppare creatività, verificare apprendimenti (K. Abbas) un metodo formativo per futuri professionisti (F. Zagatti)
4.5 Creazione sul momento Creatività non pre-pensata: nasce nel qui e ora in modo compiuto (F. Burroni). Non è “creazione razionale”, ma spontaneità dinamica (M. Zangirolami).
4.6 Tratti dell’atto improvvisativo L’improvvisazione:
È un’attitudine basata sulla capacità di stupirsi e meravigliarsi. 4.7 Necessità di senso e coerenza Pur essendo spontanea, richiede: un discorso coerente un filo conduttore un bagaglio tecnico-stilistico (M. Tonolo; M. Tamburini)
4.8 Dinamicità continua È in costante mutazione, impalpabile, mai completamente afferrabile (F. Stefanelli; D. Sbaiz).
4.9 Relazione e co-costruzione Improvvisare significa: mediare tra ciò che si vuole e ciò che accade creare insieme agli altri giocare in squadra (D. Sbaiz)
4.10 Condizione umana naturale Tutti improvvisiamo nella vita quotidiana (F. Stefanelli). Ma improvvisare professionalmente si impara : “l’improvvisazione non si improvvisa” (F. Burroni citando Schiaffini).
5. Le 10 costituenti dell’improvvisazione Secondo la mappa concettuale, l’improvvisazione emerge da 10 categorie invarianti: 1. Stadi, fasi, livelli 2. Consapevolezza, accorgersi
**3. Agire e pensare
Il rapporto tra costituenti e opportunità è attivo, dinamico, espresso tramite verbi in gerundio: scoprendo , esplorando , ricercando , divertendosi , osando
A questo si aggiungono i feedback (feel-back) : piacere godimento soddisfazione sorpresa
7. Improvvisazione e improvvisatore: una relazione a specchio 7.1 Perfetta specularità tra mappe Le categorie dell’atto improvvisativo corrispondono perfettamente ai tratti dell’improvvisatore. Le due mappe sono “a specchio” (M. Zangirolami)
7.2 Relazione profonda tra pratica e praticante Improvvisare è: fatto da , su , per la persona appagamento di un’esigenza personale possibilità di fidarsi del processo e di sé stessi Gli esperti riferiscono: sorpresa nel rendersi conto che “qualsiasi nota funziona” nel momento (M. Tonolo) forte senso di soddisfazione personale (K. Abbas)
7.3 Improvvisatori si diventa Nessuno nasce improvvisatore (M. Zangirolami) Alcuni tratti permangono anche fuori dal lavoro (F. Stefanelli) A momenti ci si percepisce o meno improvvisatori nella vita quotidiana (D. Sbaiz)
7.4 Interiorizzazione dei tratti L’improvvisatore: assimila e padroneggia le categorie spesso dà per scontata la propria attitudine riconosce che l’essere improvvisatore può diventare una scelta di libertà e ricerca (M. Zangirolami; M. Tonolo)
8. Limiti dell’analisi: l’improvvisazione come processo vivo Analizzare l’improvvisazione è come voler fotografare inspirazione ed espirazione: è impalpabile , incatturabile , un’esperienza da vivere, non da sezionare. Lo stesso vale per la descrizione dell’improvvisatore: tratti simultanei, dinamici, co-presenti che modificano il modo di essere e di relazionarsi, anche fuori dall’atto improvvisativo
2.2 Le costituenti dell’attività – 2.2.1 Stadi, fasi e livelli improvvisativi La categoria “ stadi, fasi, livelli ” permette di delineare la natura dell’improvvisazione così come emersa dalle interviste. Da queste emerge una apparente contraddizione : da un lato, l’improvvisazione è descritta come innata , quotidiana, naturale; dall’altro, viene descritta come non innata , ma acquisita attraverso tecnica, conoscenza e disciplina artistica.
La letteratura e gli intervistati suggeriscono che questa contraddizione si chiarisce distinguendo stadi o gradi dell’improvvisazione e il suo rapporto con la composizione.
F. Burroni (Teatro2) : l’interpretazione varia ogni sera a causa delle condizioni fisiche e emotive. F. Rossé (Musica1) : per andare oltre l’interpretazione occorre recuperare i meccanismi interiori della coreografia e ripensarli. Variazione È una forma di improvvisazione limitata dal modello precomposto (Benson 2003). Tamburini (Musica2) : varia la metrica, swing, blues, rhythm changes, ecc.
Citazione rilevante: Steve Lacy in Bailey (1992, p.54) distingue variazione da vera improvvisazione: solo la creatività che “butta giù i muri” rende improvvisazione autentica. Modelli diversi, stesso processo Si può improvvisare: su canovacci (forme più chiuse) su pochi elementi (“due note”) su strutture molto semplici e libere
Citazioni: Burroni (Teatro2) : “forme più chiuse” e “forme più aperte”, fino al “free”. Tamburini (Musica2) : si può improvvisare “anche su due note… o un accordo”.
LIVELLI: verso l’improvvisazione autentica Ogni categoria costituente dell’improvvisazione può apparire con vari livelli di qualità, determinati dalla padronanza dell’improvvisatore. L’improvvisazione tende per sua natura al superamento continuo. M. Zangirolami (Danza1) : il percorso è in continua crescita; ciò che si faceva prima “non è più così tanto improvvisare”.
L’improvvisatore mira ad andare oltre il già noto, come descritto da: Viram Jasani in Bailey (1992, p.5) : nel raga il musicista estende i limiti senza distruggere l’essenza del modello.
Improvvisazione vera o non-improvvisazione L’improvvisazione è tale solo se soddisfa tutte le condizioni. Un intervistato (non nominato nel passaggio finale) afferma: se mancano ricerca, attenzione al modello, stimolo e limite, non è improvvisazione ma solo “libertà” o tecniche strutturate.
2.2.2 Consapevolezza e accorgimento La consapevolezza è la seconda categoria costitutiva dell’improvvisazione e rappresenta il tratto che distingue l’ improvvisazione propriamente detta dai semplici processi improvvisativi estemporanei e non consapevoli. Consapevolezza significa “sapere di” ed “essere coscienti di”. Il testo distingue due forme:
1. Consapevolezza del fare (sapere che si sta improvvisando) È il primo requisito fondamentale. Un’improvvisazione è tale solo se l’improvvisatore sa che sta improvvisando. Citazione significativa: F. Zagatti (Danza3) : «…che si dica che stiamo improvvisando… che si dica improvvisiamo , e che quindi sappiamo che stiamo improvvisando… per me quello è improvvisare». Questa consapevolezza distingue l’improvvisazione dall’azione quotidiana automatica (Braida, 2006 ). Consapevolezza di poter scegliere Oltre a sapere di improvvisare, è necessario sapere di avere delle alternative : un repertorio, una “ cassetta degli attrezzi ”, un insieme di possibilità da cui attingere.
Citazione: F. Zagatti (Danza3) : «…tu riesci ad improvvisare se sai che puoi fare una cosa, un’altra, o un’altra ancora…». Queste sono consapevolezze “di fondo”.
2. Consapevolezza nel fare (accorgersi di ciò che succede nel flusso dell’azione) È una consapevolezza legata al qui ed ora , all’ accorgersi durante il processo. Si tratta di una conoscenza in azione , non di una conoscenza logico-razionale. Il testo distingue: sapere che cosa si sta facendo → conoscenza percepita nel mentre ( conoscenza in azione ) sapere che cosa si fa → computazione logica ( conoscenza rappresentazionale ) Il pensiero razionale è troppo lento per seguire i movimenti intuitivi e spontanei dell’improvvisazione (Alterhaug, 2010 ). Questa dinamica riguarda l’ instant judgment , cioè la rapidità decisionale: il tema verrà ripreso nella categoria successiva (“agire e pensare”). Il paradosso epistemico dell’improvvisazione Secondo Paolo Bertinetto (2016b) : l’improvvisatore sa e non sa cosa farà; l’atto è nuovo, ma non è mai totalmente incosciente. Citazioni che illustrano il paradosso:
M. Tamburini (Musica2) : «…riesci ad essere molto più incosciente mentre suoni…». A. Contartese (Teatro1) : «…non è un atto incosciente!».
La contraddizione si risolve riconoscendo che la consapevolezza non sta nel singolo atto, ma “a monte” , nella persona che improvvisa. A. Contartese (Teatro1) : «Probabilmente la consapevolezza sta a monte… sta nella mia persona». F. Stefanelli (Teatro3) : «…ti fidi che stai improvvisando con un bagaglio di esperienza…». Consapevolezza, esperienza e apprendimento La consapevolezza si collega alla coscienza nucleare ed estesa (Damasio, 2000 ): unisce il qui ed ora con il passato e con le potenzialità future. Citazione teorica importante: Blom & Chaplin (2000, p.18) : la consapevolezza aumenta con la ripetizione e permette un controllo più sottile del movimento. Accorgersi che si sta scoprendo Nel processo improvvisativo si sviluppa la capacità di notare momenti di novità e scoperta (Carmagnola, 2006 ), spesso connessi a interruzioni degli schemi abituali (breakdown, secondo Winograd & Flores, 1991 ). Citazioni: F. Zagatti (Danza3) : «…mi accorgo che funziona… lasciare che le cose accadano…». A. Contartese (Teatro1) : «…ti accorgi che stai scoprendo delle cose…». D. Sbaiz (Danza2) : «…io faccio una cosa e viene fuori tutta un’altra cosa… e ho imparato una cosa…». Da qui l’idea fondamentale: si impara improvvisando.
Sospensione del controllo razionale Gli improvvisatori descrivono l’esperienza come uno stato in cui si è dentro e fuori da sé allo stesso tempo. Citazione estesa: Barrett (1998, p.614) paragona improvvisazione e tiro con l’arco: è necessaria una preparazione rigorosa, ma nel momento dell’azione bisogna lasciar andare il controllo cosciente. Citazione ulteriore: De Spain (2003, p.27) : «Improvisation is a way of being present in the moment…». Cap. 2.2.3 Agire e pensare La categoria “ agire e pensare ” raccoglie le famiglie concettuali emerse dalle interviste e dalla letteratura: agire/azione , pensare , corpo/incorporare , velocità/immediatezza , giudizio , vuoto. L’obiettivo è comprendere cosa accade tra azione e pensiero , corpo e mente , durante l’improvvisazione.
1. L’improvvisazione come processo d’azione Secondo Sparti (2005) l’improvvisazione è un agire generativo , che “si brucia nella processualità”. È un rispondere nel qui ed ora , un pensiero che procede alla stessa velocità della sua realizzazione (Gladwell, 2005; Kahneman, 2013). Alterhaug (2010) descrive questo stato come readiness , un “allerta consapevole”. 2. Immediatezza: velocità e assenza di mediazione razionale L’improvvisazione richiede una riduzione progressiva del tempo tra impulso e reazione. F. Burroni (Teatro2) osserva l’immediatezza tra pensare e dire nell’improvvisazione verbale. Questa immediatezza è anche non-mediazione del pensiero razionale : le decisioni sono prese tramite meccanismi di selezione incorporati , non tramite calcoli logico-analitici (Berliner, 1994). Gli intervistati descrivono il pensiero razionale come ciò che frena la spontaneità. 3. Le testimonianze degli improvvisatori M. Zangirolami (Danza1) : improvvisare è impossibile se si filtra attraverso logica e convenienza; l’“atto decisionale” cosciente porta a clichés, strutture già note.
Negro (2006, p. 215) : durante l’improvvisazione si è in assenza di pensieri , “energia pura”. M. Tamburini (Musica2) : la mente sgombra è difficile, ma esistono “oasi”. F. Stefanelli (Teatro3) : più si pensa, più le soluzioni diventano prevedibili; l’istinto apre possibilità che la logica scarterebbe. F. Zagatti (Danza3) : durante l’improvvisazione “cervello e corpo vanno a mille”, aumentando presenza e attenzione.
4. Il ruolo dell’esperienza L’esperienza: assottiglia il tempo tra pensiero e azione (Cappa, 2006); permette l’allineamento quasi perfetto di pensiero e gesto (Sparti 2005; Contartese_Teatro1);
La categoria approccio e attitudine è centrale nell’improvvisazione e nel processo improvvisativo. Essa riguarda l’atteggiamento dell’improvvisatore, ma trascende la singola persona, includendo aspetti strutturali dell’essere e del fare improvvisazione. Questa categoria raccoglie diverse “famiglie concettuali” sviluppate attorno a quattro atteggiamenti indispensabili per improvvisare: apertura mentale, rispetto, fiducia, mettersi in gioco. L’attitudine all’improvvisazione ➔ L’improvvisazione non è solo una tecnica o una disciplina, ma una attitudine : influisce sul modo di reagire a ciò che accade. ➔ F. Rossé (Musica1) sottolinea: “Tu sais, pour moi l’improvisation, ce n’est pas une méthode, c’est une attitude…”. ➔ L’attitudine all’improvvisazione implica: mente aperta , pronta a cogliere ciò che accade; impegno e rispetto per il processo; fiducia in se stessi, negli altri e nel processo stesso; disponibilità a mettersi in gioco , con atteggiamento al rischio e alla sperimentazione (Bailey, 1992). Predisposizione e sviluppo L’atteggiamento improvvisativo può essere: innato , legato a caratteristiche caratteriali naturali; sviluppabile , attraverso pratica e allenamento. F. Zagatti (Danza3) evidenzia come insicurezza, auto-colpevolizzazione e tendenza ad anticipare gli altri ostacolino l’improvvisazione. K. Abbas (Musica4) descrive la difficoltà di modificare abitudini consolidate e la necessità di un percorso graduale per acquisire la nuova attitudine. Alterhaug (2010) conferma che la capacità di improvvisare dipende da predisposizione naturale e pratica : talento e allenamento vanno di pari passo. Apertura mentale È la prima forma di atteggiamento fondamentale, opposta a rigidità e chiusura. Barrett (2010) sottolinea l’importanza di un mindset positivo , che valorizzi le possibilità anziché gli ostacoli. L’apertura mentale è collegata a:
Sensibilità e emozione ➔ Sensibilità permette di percepire il contesto e gli altri partecipanti (A. Contartese_Teatro1; F. Burroni_Teatro2). ➔ Emozioni e sensazioni sono parte integrante dell’improvvisazione: il processo richiede di essere in contatto con il proprio vissuto emotivo, colorando l’esecuzione con gioia, dolore o altre emozioni (D. Sbaiz_Danza2; M. Tamburini_Musica2). ➔ L’improvvisazione coinvolge l’anima e richiede di accettare e canalizzare emozioni per sostenere le idee comunicate (Berliner, 1994; Bertinetto, 2019).
Concentrazione, presenza ed energia ➔ La concentrazione permette di stare presenti e reagire rapidamente agli stimoli, essenziale per un’improvvisazione di qualità (F. Stefanelli_Teatro3; M. Tonolo_Musica3). ➔ Essere presenti significa mantenere attenzione sul proprio fare, sulle emozioni proprie e altrui, sulle reazioni del gruppo. ➔ L’energia individuale e collettiva sostiene il processo improvvisativo; la sua gestione è fondamentale per creare alchimia e magia durante la performance (Berliner, 1994; F. Stefanelli_Teatro3).
Ascolto attivo e ricettività ● L’improvvisazione richiede un ascolto intenso e attivo , coinvolgendo tutti i sensi (Alterhaug, 2010; A. Contartese_Teatro1). ● La qualità dell’improvvisazione dipende dalla presenza di ascolto e apertura mentale: mancanza di ascolto → improvvisazione povera (F. Zagatti_Danza3). L’ascolto include: capacità di cogliere stimoli e dettagli; osservazione attenta di contesto, persone e ambienti; disponibilità a reagire in modo flessibile e creativo (Formenti, 2006; Sclavi, 2003; Cappa, 2006; Curtis, 2003).
Sintesi delle caratteristiche dell’approccio e attitudine ● Una mente aperta, sensibile, empatica, concentrata e presente; ● Fiducia nel processo, negli altri e in se stessi; ● Disponibilità a mettersi in gioco e assumere rischi; ● Capacità di ascolto attivo e ricettività agli stimoli; ● Gestione dell’energia e delle emozioni personali e collettive; ● Sviluppo continuo tramite pratica e allenamento, integrando predisposizione naturale e esperienza.
B) Rispetto nell’improvvisazione Il rispetto è la seconda forma di atteggiamento fondamentale per l’improvvisazione. Esso implica: ➔ Approcciarsi con rispetto e impegno a ciò che si fa. ➔ Dare dignità, valore e peso ai particolari e agli elementi messi in gioco. ➔ Non imporre pregiudizi o strutture predeterminate, ma rispettare la natura del materiale che si ha davanti (Jamie Muir, in Bailey, 1992, p. 96). ➔ Rispettare gli altri coinvolti e le loro proposte, riconoscendo che improvvisare richiede sforzo e impegno , anche per principianti (M. Tamburini_Musica2; M. Tonolo_Musica3; Formenti, 2006). Esempi dai praticanti:
➔ Tamburini sottolinea l’importanza di entrare nel processo con entusiasmo, anche se la preparazione tecnica è limitata, perché il rispetto permette comunque di generare momenti belli (M. Tamburini_Musica2). ➔ Tonolo evidenzia la necessità di rallentare o “fermare il tempo” per dare il giusto peso a ogni gesto (M. Tonolo_Musica3).
C) Fiducia nell’improvvisazione La fiducia è il terzo atteggiamento indispensabile per lo sviluppo dell’improvvisazione. Comprende: ➔ Fiducia nel processo improvvisativo , negli altri e in se stessi. ➔ Fiducia nelle proprie competenze tecniche e conoscenze (Paco Peña, in Bailey, 1992, p. 16). ➔ Fiducia come strumento per entrare nel non conosciuto , affrontando lo sconosciuto senza irrigidirsi (D. Sbaiz_Danza2; Alterhaug, 2010; Hamilton, 2006, p. 196). Aspetti pratici: ➔ L’improvvisazione richiede di accogliere ciò che accade , senza aspettative rigide e senza paura dell’errore (Braida, 2006; Berliner, 1994, p. 219; Cappa, 2006). ➔ Fiducia e accettazione permettono di lasciarsi influenzare da ciò che arriva , inclusi elementi fisici, emotivi e contestuali (D. Sbaiz_Danza2). ➔ Accettare i propri limiti e gli esiti meno riusciti è parte integrante del processo (F. Stefanelli_Teatro3; M. Tamburini_Musica2). La fiducia favorisce: ➔ Essere aperti e ricettivi. ➔ Collaborare con gli altri rispettando la regola del “yes, and” statunitense. ➔ Sperimentare libertà e spontaneità (Berlin, 1989; Bertinetto, 2016b; Matteucci, 2010; Paco Peña, in Bailey, 1992, p. 16). ➔ Incrementare confidenza, padronanza e padronanza dello strumento , che permettono di esplorare liberamente il processo improvvisativo.
D) Mettersi in gioco Il mettersi in gioco è la quarta forma di atteggiamento cruciale per l’improvvisazione. Significa: ➔ Scoprire se stessi e accogliere la possibilità di rischiare. ➔ Non difendersi, affidarsi agli altri e al contesto del processo (Demetrio, 2006; Bailey, 1992). ➔ Il rischio non è pericoloso: nasce dal confronto con lo sconosciuto e dall’ imprevedibilità , e va accettato come opportunità di crescita (A. Contartese_Teatro1; Gustavsen, 2010). ➔ L’ entusiasmo per il rischio favorisce la concentrazione e la massima performance durante l’improvvisazione. Aspetti pratici: ● Credere in ciò che si fa e nel processo è fondamentale: chi improvvisa convintamente non spreca energie e si sente libero di sperimentare (Whitmer in Bailey, 1992, p. 35; Serra, 2006, p. 81). ● ’improvvisazione è un gioco tra volontà e accadere , tra controllo e apertura al momento (Alterhaug, 2010; Braida, 2006, p. 209). ● La capacità di mettersi in gioco sviluppa la coesione tra partecipanti e la capacità di affrontare situazioni impreviste, analogamente a quanto avviene nella vita quotidiana (D. Sbaiz_Danza2; F. Stefanelli_Teatro3).
Sintesi dei tratti principali dell’improvvisatore
2.2.5 Possibilità e scelte Il concetto di possibilità è centrale nell’improvvisazione, anche se spesso implicito, in quanto costituisce la struttura stessa della pratica improvvisativa. Secondo Heidegger (1971, §31) , la possibilità permette all’essere umano di comprendere come muoversi nel mondo e rapportarsi agli altri. Nell’improvvisazione, il senso della possibilità è duplice:
2.2.6 Creatività e trasformazione La creatività è un altro concetto chiave per definire l’improvvisazione. Non è solo fantasia “mostruosa” o creazione dal nulla, ma un processo che trasforma ciò che già esiste, stimolato da regole, tecniche e materiali ( Munari, 1979; Bertinetto, 2012 ). Rapporto tra improvvisazione e creatività
Preparazione e conoscenze L’improvvisazione richiede preparazione e al contempo capacità di agire senza preavviso ( Alterhaug, 2010 ) Il bagaglio comprende conoscenza tecnica, linguaggi e materiali , acquisiti con esperienza di vita, formazione e pratica Il bagaglio serve anche nei momenti meno creativi, offrendo sicurezza e strumenti per esprimere le idee
Tecnica La tecnica è presupposto fondamentale , ma interiorizzata diventa uno strumento invisibile che permette libertà creativa Leigh Foster (2003) e Sparti (2005) sottolineano come rigore, disciplina e ripetizione siano essenziali Il bagaglio tecnico permette di sviluppare un impeto creativo unico ( Bailey, 1992 ) L’improvvisatore deve padroneggiare aspetti ritmici, melodici e armonici ( M. Tonolo, Musica3 )
Materiali Comprendono repertorio storico della disciplina e materiali originali generati dall’improvvisazione La conoscenza dei materiali permette citazioni, punti di riferimento comuni e facilita comunicazione ed espressione Il repertorio si amplia continuamente attraverso studio, esperienza e ricerca ( Bailey, 1992; Berliner, 1994 )
Sintesi Il bagaglio perfetto è dunque costituito da: Tecnica consolidata Conoscenze teoriche e materiali Esperienze di vita e sensibilità personale Questi elementi permettono all’improvvisatore di muoversi con sicurezza e libertà, trasformando l’improvvisazione in un processo creativo, consapevole e comunicativo.
2.2.9 Cambiamento e fissità Dinamicità dell’improvvisazione L’improvvisazione è caratterizzata da un continuo cambiamento : ogni evento improvvisativo è unico, mai uguale a se stesso , in costante evoluzione verso miglioramento e maturazione del processo ( Bertinetto, 2016b ). M. Zangirolami (Danza1) sottolinea che a differenza di un balletto coreografato, l’improvvisazione deve essere sempre diversa , nata e conclusa in una singola occasione. M. Tamburini (Musica2) evidenzia che l’improvvisazione non è mai ripetitiva: ogni giorno e ogni performance richiedono piena attenzione e freschezza. Adattamento e flessibilità Ogni stimolo o idea può trasformarsi lungo il percorso improvvisativo, in relazione all’ambiente e alle condizioni specifiche. Anche se la struttura resta la stessa, il risultato sarà sempre diverso ( Braida, 2006 ). D. Sbaiz (Danza2) paragona l’improvvisazione alla vita: i contesti e le persone cambiano continuamente, e l’improvvisatore deve riadattarsi. La fissità è vista come un sintomo negativo, fisico ed emotivo, che limita l’esplorazione e porta a un restringimento creativo. Fissità, routines e clichés Le routines e i clichés rappresentano forme di cristallizzazione: se l’improvvisazione si basa su abitudini e riflessi automatici, non è autentica ( Berliner, 1994 ). L’ abitudine rischia di generare ripetitività e noia; per mantenere autenticità e creatività, bisogna evitare pratiche routinarie e favorire flessibilità e cambiamento. L’improvvisazione autentica valorizza sperimentazione e imprevedibilità , producendo materiali freschi e risultati originali ( Berliner, 1994 ).
Possibilità e trasformazione Il cambiamento può essere: Causato da agenti esterni Ricercato attraverso spinte interne In entrambi i casi, si fonda sulla capacità di ogni evento o persona di essere diverso da sé stesso , e sull’abilità dell’improvvisatore di riconoscere e valorizzare queste possibilità. L’improvvisazione è dunque un cambiamento evolutivo , che esplora il non noto , cercando possibilità ancora inesplorate. Al contrario, la fissità blocca le possibilità, rendendo l’improvvisazione ripetitiva e cristallizzata. Automatismi e clichés vanno interrotti per mantenere il processo aperto e creativo.
2.2.10 Comunicazione ed espressione Aspetto relazionale La categoria comunicazione ed espressione rappresenta l’ aspetto relazionale del processo improvvisativo, non necessariamente rivolto a un destinatario, ma legato alla relazione tra l’ idea/concept che si vuole esprimere e la sua realizzazione concreta. La coerenza all’interno del processo improvvisativo e rispetto al contesto è centrale ( Bertinetto, 2018 ). Improvvisazione come messaggio culturale L’improvvisazione è una forma di comunicazione high-context ( Hall, 1992 ), in cui gran parte del significato non è esplicito o codificato, ma dipende da contesto, cultura e background dell’improvvisatore e, se presente, del ricevente. L’indeterminatezza intrinseca del messaggio aumenta le possibilità comunicative. F. Zagatti (Danza3) afferma che l’improvvisazione cambia le relazioni tra le persone e i messaggi inviati. M. Zangirolami (Danza1) osserva che chi osserva interpreta liberamente, filtrando la propria percezione: l’improvvisazione non è codificata e richiede uno sguardo libero. Comunicazione a sé stessi e agli altri
Secondo Becker (2000) , l’improvvisazione può essere rivolta principalmente a sé stessi , poiché siamo i primi destinatari dei nostri atti. K. Abbas (Musica4) sottolinea che anche se non si comunica al pubblico, ogni espressione è comunque comunicazione di sé: esprimersi significa comunicare, anche a sé stessi. M. Zangirolami (Danza1) ribadisce che il fare improvvisazione non deve necessariamente servire al pubblico, ma può generare emozioni in chi osserva. Comunicazione non intenzionale e non verbale La comunicazione può essere non intenzionale , veicolando più di quanto detto esplicitamente ( Grice, 1993 ). È coinvolta anche la comunicazione non verbale , attraverso corpo, viso e gesto. Influenza del bagaglio e della tecnica Il contenuto dell’espressione è condizionato da: Bagaglio, cultura e sensibilità dell’improvvisatore Padronanza tecnica dello strumento
Più l’improvvisatore conosce il proprio strumento, migliore è la realizzazione dell’idea; finalizzare le idee richiede concentrazione, esperienza e tempo. L’espressività potenzia la partecipazione personale e rende più percepibile l’emozione trasmessa ( K. Abbas, Musica4 ). Identità e indipendenza concettuale Bertinetto (2019) osserva che l’improvvisatore trova la propria identità attraverso l’ indipendenza concettuale , quando le decisioni prese nel processo sono coerenti con le idee che si vogliono esprimere. Tomasi (2010) sottolinea che solo così il prodotto improvvisativo diventa espressione di individualità e personalità. Qualità e coerenza La qualità dell’improvvisazione dipende: ● dalla qualità dell’idea ● dalla capacità di realizzarla con lo strumento ● dalla coerenza tra ciò che si vuole esprimere e ciò che si sta facendo Ogni improvvisazione deve avere senso e continuità , simile a una storia sviluppata dall’inizio alla fine ( Buster Williams, in Berliner, 1994 ). Se non c’è nulla da comunicare, è meglio astenersi. Sintesi: Gli elementi costituenti dell’improvvisazione – stadi, fasi e livelli; consapevolezza e accorgimento; agire e pensare; approccio e attitudine; possibilità e scelte; creatività e trasformazione; struttura e dinamicità; tecnica e repertorio; cambiamento e fissità; comunicazione ed espressione – compongono il profilo dell’improvvisatore e la complessità del processo improvvisativo in relazione a opportunità e stimoli , che verranno descritti nel paragrafo successivo.
4. Improvvisare è stare in relazione Il paragrafo si apre con una panoramica riflessiva che raccoglie i temi analizzati nel capitolo, prima di procedere verso le connessioni tra insegnamento e improvvisazione e la definizione di un possibile profilo dell’insegnante improvvisatore. Dal punto di vista procedurale-metodologico , viene individuato un concetto chiave , analogo a una core-category nella Grounded Theory — secondo il modello descritto da Tarozzi (2010) — che conferisce direzione e coerenza alla codifica teorica, evitando dispersioni e favorendo un senso unitario. Questo concetto-chiave, già anticipato nel capitolo e centrale sia nella descrizione fenomenologica dell’atto improvvisativo sia nella rappresentazione grafica delle mappe , è la relazione. La relazionalità costitutiva è ciò che caratterizza in profondità sia il processo improvvisativo sia l’ essere improvvisatore. Improvvisare come processo relazionale Ogni processo improvvisativo è una relazione complessa e particolare tra: 1. le categorie costituenti , 2. le opportunità , 3. e l’improvvisatore stesso, inteso come individuo che si pone e sta in relazione. L’improvvisatore crea ponti tra i propri aspetti costitutivi e gli stimoli che riconosce come tali. Per questo motivo, improvvisare è stare in relazione : una relazione che nasce e si sviluppa nel qui ed ora , ma che affonda le radici in ciò che viene prima e apre infinite possibilità a ciò che accadrà dopo. Stare in relazione significa: 1. andare incontro , 2. stare in contatto , 3. dialogare , 4. ma anche contrastare e respingere. La relazione si sviluppa nella libertà delle sue possibilità potenziali. Le modalità relazionali: i verbi d’azione Dalle voci dei protagonisti emergono diverse modalità relazionali, identificate attraverso verbi d’azione : 1. Esplorare ● La relazione può essere una relazione che esplora. ● L’improvvisazione è uno stato di esplorazione dell’inesplorato. ● L’improvvisatore rimane in contatto con ciò che esplora e prova piacere nel farlo. 2. Ricercare L’esplorazione può trasformarsi in ricerca : un continuare a esplorare e entrare dentro ciò che si sta facendo. L’improvvisazione diventa una ricerca continua. L’improvvisatore deve avere voglia di approfondire , deve possedere un settore di ricerca chiaro e desiderio di indagarlo. 3. Scoprire Stando in relazione si possono scoprire cose nuove. Si può accorgersene facendo oppure utilizzare l’improvvisazione per scoprirle. Se assimilate, le scoperte diventano bagaglio dell’improvvisatore.
4. Due considerazioni sull’uso dell’improvvisazione durante l’insegnamento 4.1. Adattamento e personalizzazione L’improvvisazione permette: adattamento continuo alle differenze e diversità della classe , personalizzazione e differenziazione dei percorsi educativi ( Tomlinson, McTighe, 2006 ); possibilità di modificare o sconvolgere la progettazione iniziale, grazie al bagaglio professionale dell’insegnante improvvisatore.
4.2. Apertura di possibilità e motivazione L’improvvisazione consente di rispondere: a necessità esterne (contesto, imprevisti), a desideri interni (voglia di cambiare, provare strade nuove). Mantiene alta la motivazione e il piacere di insegnare , aiuta a gestire la frustrazione per percorsi falliti perché si riconosce che esistono altre strade , da esplorare senza paura di sbagliare. L’insegnante che improvvisa è un insegnante capace di mettersi in relazione.
5. Considerazione conclusiva: apertura all’imprevisto Ci si interroga su quanto ogni insegnante permetta all’improvvisazione di entrare nella propria professione e nella propria vita, accettando: imprevisto, sconosciuto, ambiguità, frustrazione. L’improvvisazione è vista come processo dinamico di relazione, esplorazione, accoglienza , una prospettiva “diversa (disobbediente?)”, che offre curiosità, ricerca e apprendimento. 6. La proposta di una didattica dell’imperfetto Il lavoro invita a vedere l’ordinario dell’insegnamento come stra-ordinario , immaginando l’insegnante come improvvisatore che: accetta sfide educative, tollera ambiguità, continua a imparare dal proprio mestiere, diventa modello di apprendimento. Richiamo finale: Perticari (1996, p. 59) – “tutto come prima, solo leggermente diverso” – che riassume la prospettiva dell’autrice. 7. Limiti dell’improvvisazione come proposta educativa L’improvvisazione non è una ricetta , né può garantire risultati. È: una scelta personale , un’arte legata alle qualità di chi improvvisa, una pratica della non-indifferenza , che richiede di mettersi in gioco e confrontarsi con ciò che è imperfetto, ancora inedito. 8. Implicazioni professionali Si può essere buoni insegnanti anche senza improvvisare, ma l’improvvisazione: entra comunque nella quotidianità dell’insegnamento, richiede consapevolezza su come la si affronta.
Le caratteristiche dell’insegnante improvvisatore coincidono con molti tratti dell’ insegnante esperto ed efficace descritti dalla ricerca: Ericsson, Prietula, Cokely (2007) , Hattie (2012) , Livingston, Borko (1989) , Sawyer (2011). Nonostante i professionisti intervistati siano insegnanti esperti, la corrispondenza emersa suggerisce che tali tratti possano appartenere anche agli insegnanti novizi , purché formati e motivati a riconoscersi come improvvisatori. L’esperienza e la pratica deliberata restano fondamentali per la qualità dell’insegnamento, ma non determinano da sole la possibilità di adottare la modalità dell’insegnante improvvisatore.
4.2 Costruire una comunità improvvisante: verso studenti improvvisatori? Riassunto dettagliato e completo Il paragrafo esplora come l’ improvvisazione possa diventare un dispositivo per trasformare una classe in una comunità improvvisante. Uno dei concetti fondamentali del volume è che non si improvvisa “da soli” : ogni atto improvvisativo si fonda sulla relazione con qualcosa o qualcuno , persino con se stessi. Le improvvisazioni di gruppo o “di squadra” risultano le più complesse , perché mostrano la ricchezza delle dinamiche relazionali. L’ insegnante improvvisatore , quando improvvisa, coinvolge studenti (e talvolta anche colleghi), e tale coinvolgimento può diventare una modalità di lavoro condivisa e consapevole. In questo modo anche gli studenti partecipano con accorgimento al processo trasformandosi in improvvisatori , e la classe si trasforma progressivamente in una comunità improvvisante. Tuttavia, per raggiungere questo esito, occorre voler lavorare intenzionalmente per trasformare un gruppo in comunità : l’improvvisazione è dunque una delle pratiche virtuose che permettono questa trasformazione.
Classe come gruppo
All’inizio, una classe è un gruppo ¹, un’unità composta da tre o più persone con relazioni interdipendenti. Il gruppo può essere formale o informale e nascere per scopi impliciti o espliciti. È caratterizzato da: una struttura unitaria , una tensione costante tra spinte individuali e spinte comuni , un forte valore formativo , una rilevante funzione culturale , un radicamento nel contesto , una natura spontanea per l’apprendimento, poiché l’apprendimento è sociale (cfr. Di Nubila, 2008; Lewin, 1936 ). Il gruppo persegue scopi comuni: nella scuola, gli apprendimenti , che includono apprendere a conoscere, a fare, a vivere insieme, ad essere. Seguendo il paradigma socio-costruttivista , l’apprendimento è un’attività trasformativa e duratura , in cui le relazioni sociali sono fondamentali. Gli apprendimenti sociali precedono lo sviluppo , secondo la logica della zona di sviluppo prossimale : ciò che si impara con gli altri oggi , si saprà fare da soli domani. Le dinamiche di gruppo hanno forte valenza formativa: ● cognitiva (conflitti cognitivi, zone di sviluppo prossimo multiple, negoziazione, auto-consapevolezza), ● psico-sociale (relazioni, abilità sociali, comunicazione, gestione delle emozioni, gestione delle frustrazioni, negoziazione dei bisogni). Una didattica che rafforza intenzionalmente le dinamiche di gruppo favorisce la maturazione degli apprendimenti.
Dal gruppo alla comunità Una comunità , rispetto al gruppo, ha caratteristiche aggiuntive (Di Nubila, 2008), richiamate anche da Baumann (2000) e Bertagna, Triani (2013) : ● ciascuno percepisce di essere una risorsa positiva per gli altri, ● esiste un forte senso di identità collettiva , ● emerge un autentico senso di appartenenza , ● si percepisce un “ noi ” che garantisce protezione e sicurezza , ● vengono riconosciute e condivise regole, valori e culture create dai membri stessi, ● è presente consapevolezza dell’ influenza reciproca (positiva o negativa), ● si percepisce che la comunità può soddisfare bisogni di stima , supporto reciproco e feedback costruttivo. Costruire una comunità richiede focalizzazione su processi educativi più che sui prodotti finali.
Declinazioni della comunità Secondo Santi (2006b) , la “classe comunità” è un concetto pluridimensionale. Può essere: ● comunità di apprendimento (Brown, Campione, 1990; 1994 ), ● comunità di pratiche (Wenger, 2006 ), ● comunità di discorso (Fish, 1980 ; Pontecorvo, Ajello, Zucchermaglio, 2004 ), ● comunità di ricerca (Pierce, 1955 ; Lipman, 2005 ), ● comunità di improvvisazione (Zorzi, 2019 ). Queste non sono comunità differenti ma declinazioni di un’unica pentacomunità , che contiene tutte le dimensioni simultaneamente.
La comunità di improvvisazione Una comunità che lavora sul processo improvvisativo cresce attorno all’imprevisto, al cambiamento, alla variazione. È una comunità che si educa attraverso esercizi, attività, laboratori, pratiche a: ● essere preparata a non essere preparata , ● sostenersi reciprocamente nel “qui ed ora”, ● agire anche quando la struttura è minima, ● adattarsi quando le regole sono poco chiare o possono cambiare improvvisamente. La comunità improvvisante viene paragonata a una jazz band , fondata su valori che guidano l’agire estemporaneo.
I sette principi di Barrett (2012, p. xi) Barrett identifica sette principi che rispecchiano quelli dell’improvvisazione:
Riflessione finale e riferimento a Pievani Il testo si avvia alla chiusura richiamando Pievani (2019; p.85) : ● la natura non fa progetti ma trova espedienti , ● il “sapore di fondo” è quello dell’ improvvisazione , ● “ci sono più cose in cielo e in terra” di quante l’evoluzione abbia mai immaginato, ● il possibile è più vasto del reale , ● la natura è più grande delle nostre teorie. Da ciò deriva l’idea che anche l’ improvvisazione , che appartiene alla natura, nel suo darsi nell’ incontro educativo , sia molto più di quanto si possa raccontare. L’ultimo invito è a fare silenzio e viverla con la propria pelle.
fai riassunto dettagliato con tutte le cose presenti nel testo con i termini esatti anche (le persone, date e termini esatti):