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Il concetto dell'interlingua con le teorie di insegnamento e classi azionali .
Tipologia: Appunti
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L' interlingua è un concetto teorico fondamentale della glottodidattica e della linguistica acquisizionale, introdotto da Larry Selinker nel 1972. Essa definisce la lingua prodotta da chi sta apprendendo una seconda lingua (L2) come un sistema linguistico a sé stante , governato da regole proprie e indipendenti sia dalla lingua materna (L1) dell'apprendente sia dalla lingua d'arrivo (lingua target).
Origine e quadro teorico
Il concetto di interlingua nasce in opposizione alle teorie comportamentiste (Skinner, Bloomfield), che vedevano l'apprendimento come una semplice formazione di abitudini basata su stimolo, risposta e rinforzo, e l'errore come una mera interferenza negativa della L1 da eliminare tramite la pratica meccanica.
Sotto l'influenza del cognitivismo , l'interlingua viene invece vista come il risultato di un processo mentale attivo e creativo. L'apprendente è dotato di un dispositivo innato ( LAD - Language Acquisition Device ) che gli permette di formulare ipotesi sul funzionamento della L2. In questo contesto, l'interlingua rappresenta una competenza transitoria (Corder) o un sistema approssimativo (Nemser) che evolve attraverso stadi successivi.
Nello studio dell'interlingua, l'acquisizione di nuove strutture (come i verbi) non avviene in modo casuale, ma segue degli stadi di sviluppo precisi. In particolare, per l'italiano, la ricerca ha individuato una sequenza fissa per la temporalità: presente > (ausiliare) + participio passato > imperfetto > futuro > condizionale > congiuntivo.
L'interlingua non è una "lingua sbagliata", ma un sistema sistematico e dinamico. Le sue principali caratteristiche includono:
● Semplificazione: Nelle fasi iniziali, l'interlingua è una varietà semplificata (simile per certi versi ai pidgin) che privilegia l'efficacia comunicativa rispetto alla correttezza formale. ● Principi organizzativi: Lo sviluppo procede da un'organizzazione del discorso di tipo pragmatico (struttura topic/comment ) verso una di tipo semantico e, infine, sintattico.
● Strategie di apprendimento: Gli apprendenti utilizzano meccanismi come la sovraestensione (es. usare l'infinito per il presente), l' analogia (es. dire "respondato" invece di "risposto") e il principio "una forma-un significato". ● Marcatezza: Si apprendono solitamente prima gli elementi più "naturali" e trasparenti (meno marcati) rispetto a quelli più complessi o opachi (più marcati).
In questa prospettiva, l' errore è considerato una spia positiva dello sviluppo: indica che l'apprendente sta facendo ipotesi sui meccanismi della lingua. Corder distingue tre tipologie di errori:
● Pre-sistematici: casuali, tipici della fase iniziale; ● Sistematici: riflettono una regola errata che l'apprendente ha interiorizzato (es. "io andato" usato con regolarità); ● Post-sistematici: semplici lapsus o distrazioni su regole che l'apprendente già conosce.
Se lo sviluppo dell'interlingua si arresta permanentemente prima di aver raggiunto la competenza nativa, si parla di fossilizzazione.
Le classi azionali (o Aktionsart) si riferiscono ai tratti semantici intrinseci dei verbi e al modo in cui descrivono lo svolgimento di un evento. Possiamo distinguere principalmente tra:
● Verbi stativi: Sono incompatibili con la perifrasi progressiva ( stare + gerundio ). ● Verbi telici: Indicano eventi che hanno un punto finale naturale o un risultato. Il rivelatore di telicità è la compatibilità con l'avverbiale "in X tempo" (es. "ha scritto la lettera in dieci minuti"). ● Verbi atelici: Indicano processi senza un termine intrinseco. Sono compatibili con l'avverbiale "per X tempo" , che segnala continuità o durata (es. "ha camminato per un'ora").
Le fonti evidenziano che la costruzione "per X tempo" può accompagnare anche verbi risultativi (telici) per indicare la durata del processo necessario a