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MANUALE “INTRODUZIONE ALLE RELAZIONI INTERNAZIONALI”
Per Relazioni Internazionali si intendono tutte quelle relazioni politiche, economiche, sociali e culturali tra due o più paesi. Sono incluse anche le relazioni che i governi stringono con attori importanti quali multinazionali e oo.ii. Quelle che definiamo R.I. risalgono a 2500 anni fa. Nel V secolo a.C. l’unità politica di riferimento erano le città-stato che intrattenevano rapporti commerciali, diplomatici e stipulava alleanze tra di loro. Ad oggi il sistema internazionale è molto diverso da allora, l’unità di riferimento sono gli Stati-nazione che interagiscono in un sistema di scambi (materiali e non) a livello globale. Le Relazioni Internazionali influenzano profondamente la vita quotidiana di ciascuno di noi (l’acquisto di un iphone le cui componenti sono prodotti in parti diverse del mondo, l’essere parte di uno stato coinvolto in un conflitto armato, essere cittadino di uno stato che è parte di accordi economici favorevoli che garantiscono stabilità, prosperità e libertà di attraversa i confini nazionali). La società internazionale ad oggi è composta da 196 paesi (incluso Taiwan) che interagiscono l’uno con l’altro in ambito politico, economico, sociale e culturale. Gli stati intrattengono relazioni anche con enti non statali, come ad esempio organizzazioni governative internazionali, organizzazioni di cui gli stati vogliono prendere parte per favorire i propri interessi (ONU, OMS). ELEMENTI FONDAMENTAI DELLO STUDIO DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI I concetti chiave delle Relazioni Internazionali È importante identificare gli attori fondamentali , i quali possono essere suddivisi in tre grandi classi:
- Leader nazionali: individui
- Stati: entità politica che possiede due caratteristiche fondamentali, un territorio con dei confini definiti e un’autorità politica per esercitarne la sovranità (capacità effettiva e riconosciuta di governare sui cittadini che risiedono all’interno del territorio e la capacità di stabilire relazioni con i governi che amministrano altri Stati). Lo stato deve essere distinto dalla Nazione. Il primo è un’unità politica mentre la seconda è costituita da un gruppo di persone che condividono una cultura, storia o lingua comune. Il termine Stato-nazione si riferisce alla particolare unità politica abitata da persone che condividono una cultura, storia o lingua comune. Le nazioni possono trascendere i confini dei singoli stati e alcuni stati contengono più di una nazione.
- Attori non statali Quando si afferma che uno stato ha un particolare interesse , si intende che quello stato desidera mantenere o raggiungere una particolare condizione abbastanza importante da volerne sostenere i costi, talvolta ingenti. Gli stati difendono e promuovono un interesse tramite lo sviluppo e l’implementazione di una particolare strategia. Quest’ultima è definita come ciò che unisce i mezzi ai fini. Per raggiungere
un proprio obiettivo il governo dello Stato farà uso di particolari strumenti di policy (possono essere di varia natura, persuasivi o coercitivi). I livelli di analisi nelle relazioni internazionali Al fine di poter classificare adeguatamente i concetti è possibile fare riferimento ad uno strumento analitico: la struttura dei livelli di analisi. Tale strumento nasce dalle opere di due studiosi: Walts e Singer. Si basa sul concetto secondo cui un autore che si pone come obiettivo quello di proporre una teoria o una spiegazione delle Relazioni Internazionali deve scegliere quali attori e quali processi causali enfatizzare.
- Livello di analisi individuale: lavorare a questo livello significa concentrarsi sull’impatto che i decisori individuali hanno sulle relazioni internazionali e sulla politica estera (Capi di stato, ministri, consiglieri politici).
- Livello di analisi statale: include idee, ragionamenti e dibattiti che si concentrano su una particolare caratteristica, politica o economica, di determinati paesi o Stati. Un esempio è la teoria della pace democratica (Doyle, Russett), la quale sostiene che il comportamento in politica estera degli Stati è fortemente influenzato dalle istituzioni politiche interne. In accordo con tale teoria è difficile che stati retti da governi democratici entrino in un conflitto l’uno contro l’altro.
- Livello di analisi internazionale: gli stati non sono unità politiche isolate ma sono collegati da una stretta rete di relazioni e questa coesistenza e interazione, in qualsiasi momento storico, forma il cosiddetto sistema internazionale. Tale sistema possiede caratteristiche proprie che influenzano fortemente il comportamento dei singoli stati. importante in questo ambito è il concetto di anarchia che indica la mancanza di un’autorità centrale al di sopra degli Stati che funzioni da arbitro durante situazioni conflittuali e che protegga gli Stati più deboli da quelli più forti. Gli studiosi che lavorano basandosi sull’analisi del sistema internazionale ritengono ininfluente il comportamento individuale dei leader nazionali e che gli stati siano democratici o meno, ciò che conta è il contesto internazionale all’interno del quale operano gli stati. “cosa causa la guerra?” Nessuna di queste tre categorie analitiche è più giusta o sbagliata delle altre. I vari livelli non sono isolati l’uno dall’altro, a volte una spiegazione esauriente integra punti di vista appartenenti a livelli differenti. I confini imposti dai livelli di analisi sono puramente teorici. La struttura dei livelli di analisi costituisce un importante strumento analitico che non riesce a catturare la complessità dei fenomeni internazionali che si propone di analizzare ma riesce a semplificarmi e a delimitarne i confini. Riconoscere le domande fondamentali Le caratteristiche comuni alle domande fondamentali: ricorrenti , irrisolte , significative Un approccio basato sulle domande fondamentali è importante sia perché aiuta a non perdersi tracciando una guida rispetto al fitto numero di informazioni ed eventi distinguendo tra quelli rilevanti e non, sia perché concentrarsi sui problemi principali rende più chiaro ciò che sappiamo e che non sappiamo sulla materia. Unendo le domande fondamentali ai livelli di analisi in un’unica struttura organizzativa siamo in grado di districarci più agilmente nei problemi globali del giorno d’oggi.
livello internazionale e come questo comportamento sia influenzato dal modo in cui gli individui percepiscono l’arena internazionale e la loro posizione all’interno di essa. La prospettiva nazionale di un paese è influenzata da diversi fattori, tra cui spicca la propria esperienza storica. La prospettiva nazionale è anche influenzata dalle proprie caratteristiche etniche e religiose. La posizione geografica è un altro fattore importante. La percezione del sistema internazionale come pacifico o aggressivo dipende anche dal fatto che uno stato sia situato in mezzo a stati più grandi e o più potenti. È adesso importante analizzare due importanti caratteristiche delle relazioni Internazionali:
- Riconoscere la centralità delle grandi potenze: storicamente, le cosiddette grandi potenze sono sempre state al centro dello studio delle Relazioni Internazionali a causa dell’enorme influenza esercitata a livello mondiale. Date le eccezionali risorse militari ed economiche. Uno degli sbagli che si rischia di commettere è quello di partire dall’assunto che i valori, gli ideali e le istituzioni di un determinato paese siano universali e considerare quindi che il resto del mondo sia semplicemente una replica imperfetta.
- Riconoscere le differenze all’interno del sistema internazionale: Adottare prospettive diverse aiuta a riconoscere la presenza costante di elementi di divisione e di differenza all’interno di qualsiasi sistema internazionale. (per esempio, c’è una differenza sostanziale tra la prospettiva dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo per quanto riguarda le problematiche economiche a livello internazionale). Si possono trovare prospettive differenti anche all’interno dei vari paesi. L’esistenza di differenze e divisioni tra gli stati all’interno di qualsiasi sistema internazionale ci porta anche ad analizzare un altro problema costante all’interno delle Relazioni Internazionali, ovvero quello degli Stati insoddisfatti. Questi sono stati scontenti della propria posizione nel sistema internazionale che impiegano politiche, talvolta anche aggressive, per avere la possibilità di accrescere la propria posizione relativa. Uno stato insoddisfatto è potenzialmente pericoloso. – Dilemma della sicurezza (non è sempre facile distinguere tra stati insoddisfatti e stati difensivi). Una politica estera adeguata dipende anche da un’adeguata comprensione della prospettiva del paese che si vuole prendere in considerazione. LA NASCITA DI UN SISTEMA GLOBALE DI STATI, DAL 1500 A OGGI Nel 1500 la maggior parte dell’emisfero orientale non era composto da Stati ma da Imperi. Un impero è un’entità politica che include uno spazio geografico esteso, molte popolazioni diverse e l’accentramento dei poteri nelle mani di una sola persona. Come ad esempio accadeva in Cina, Giappone e India. In Europa vi era invece un sistema di Stati nascente. Dinastie come quella dei Valois, dei Tudor e degli Asburgo governavano questi primi stati europei che oggi chiamiamo Stati dinastici. Gli stati dinastici non si svilupparono tutti in questo periodo e
nemmeno in tutta l’Europa occidentale. Le citta-Stato italiane rimasero indipendenti e separate, come circa 300 ducati. Le popolazioni nelle Americhe nel 1500 erano governate principalmente da due imperi: quello Azteco, nella parte centrale del Messico, e l’impero Inca, distribuito lungo la catena montuosa delle Ande. Il mondo nel 1500 era dunque frammentato in diverse regioni governate da imperi o, in Europa, da un intreccio complesso di Stati dinastici, città-Stato e piccoli ducati. La formazione del sistema politico internazionale dal 1500 al 1900 Gli Stati europei diedero vita al processo che portò alla formazione dell’ordine internazionale in cui viviamo. Tra il 1400 e il 1700 un sistema di Stati (un gruppo di Stati in competizione tra di loro, fa la sua comparsa in Europa. Gli elementi principali di questa comparsa sono due:
- Il feudalesimo europeo
- La presenza di quella grande unione di attori costituita dal Sacro Romano Impero controllata dalla dinastia Asburgo e collocata nelle aree germanofone del centro Europa La formazione del sistema di Stati europeo fu anche la conseguenza involontaria di una serie di fallimenti, da parte dei leader europei nell’utilizzo della guerra per ottenere il controllo totale sul continente: i leader tentarono continuamente di creare un impero in Europa e tali ambizioni imperiali catalizzarono il processo storico attraverso il quale nacquero Stati indipendenti e interconnessi e in competizione tra loro. I leader degli altri Stati europei strinsero delle alleanze che riuscirono a respingere con successo ogni tentativo di dominio imperiale in Europa. I tentativi di costituire un impero videro protagonisti diversi attori della storia europea, tra cui gli Asburgo austriaci e spagnoli durante la Guerra dei trent’anni. Quest’ultima si conclusa con la Pace di Westfalia nel 1648 che stabilì un sistema di Stati sovrani all’interno del quale non esiste un’autorità superiore e per descrivere questo sistema gli studiosi di Relazioni Internazionali usano il termine sistema westfaliano di Stati. La pace di Westfalia fu un punto di svolta all’interno della storia degli Stati sovrani. Ma tale situazione non fermò la pretesa di altri: prima Luigi XIV poi Napoleone Tentarono di stabilire un’egemonia francese in Europa. Fu un’alleanza di Stati a reagire e a contrastare le pretese di Napoleone. Questa stessa alleanza insieme alla monarchia restaurata in Francia diedero vita al Concerto europeo. L’obiettivo era quello di riunirsi per discutere dei problemi politici che avrebbero potuto minacciare la pace in Europa e di creare un ordine internazionale, cioè un periodo di pace e cooperazione continua tra le grandi potenze. La cosiddetta “corsa alle colonie” trova le sue radici nel mercantilismo. In accordo con questa dottrina, uno Stato può diventare più ricco unicamente a spese del benessere e del potere degli altri Stati e il miglior modo per accrescere ricchezza e potenza è attraverso l’imperialismo. L’imperialismo è una strategia statale che prevede la conquista degli Stati terzi e la creazione di colonie, cioè aree sulle quali esercitare un controllo di tipo politico ed economico al fine di poter sfruttare le risorse e la popolazione.
accordarono a Versailles e fecero la Società delle Nazioni. L’obiettivo principale era quello di risolvere dispute internazionali evitando il conflitto armato. La Società delle Nazioni si rivelò molto debole e uno dei motivi fu che una potenza importante come gli Stati Uniti non ne prese parte. Gli accordi presi a Versailles e la Società delle Nazioni si dimostrarono inefficaci al mantenimento della stabilità e della pace globale. Il trattato di Versailles prevedeva ingenti costi di riparazione che misero in difficoltà l’economia tedesca che si ritrovò in una situazione di iperinflazione con conseguente innalzamento vertiginoso dei prezzi. Il Piano Dawes, del 1923 e gli accordi di Locarno del 1925 furono un tentativo di riconciliazione politica europea. Nel 1928 venne stipulato il patto Briand-Kellog che rappresentava la volontà di non ricorrere alla guerra come strumento di risoluzione per le controversie internazionali. Questi accordi internazionali fecero avere agli Stati la sensazione di stabilire un ordine internazionale pacifico. Nell’ottobre del 1929 la borsa statunitense subì un crollo vertiginoso al quale seguì il collasso delle banche e dell’economia. Questa crisi economica si diffuse anche in Europa e si fece sentire in tutta la sua forza. Questa situazione di crisi a livello economico non ebbe ripercussioni politiche in posti come l’Inghilterra o la Francia, ma in Italia, Spagna e Germania si affermarono dei regimi autoritari. Fu subito chiaro che la Società delle Nazioni non era in grado di provvedere alla sicurezza collettiva dei propri membri. Nel 1933 in Germania aAdolf Hitler divenne cancelliere e iniziò progressivamente ad espandere il suo potere. Inghilterra e Francia misero in atto la strategia dell’appeasement, ovvero concedere e accettare le richieste di Hitler in modo da ridurre le tensioni e scongiurare il rischio di conflitto. Presto questa strategia si rivelò fallimentare e dopo la conquista della porzione della Cecoslovacchia in cui vivevano i Sudeti, dell’annessione dell’Austria e del patto di non aggressione con la Russia, la Germania attaccò la Polonia e pochi giorni dopo Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. Il secondo conflitto mondiale fu più cruciale e sanguinoso del primo. Al termine del secondo conflitto mondiale un nuovo mondo e un nuovo ordine mondiale stavano per nascere. Ad un livello di analisi internazionale possiamo dire che le due guerre mondiali distrussero il sistema dell’equilibrio di potenza europeo che fu la base di un ordine internazionale che durò per 300 anni. Con l’avanzare della Guerra Fredda , la struttura bipolare del conflitto influenzò pesantemente la natura degli affari internazionali. La sfida globale della Guerra fredda 1945- La collaborazione tra URSS e USA iniziò a venire meno alla fine del secondo conflitto mondiale e i due Stati divennero nemici ma evitando il conflitto militare diretto. La Guerra Fredda durò da metà anni Quaranta fino alla fine degli anni Ottanta e fu un periodo di altissima tensione a causa del rischio onnipresente di guerra tra Stati Uniti e Unione Sovietica. All’indomani del 1945 il sentimento generale oscillava tra stanchezza e paura da una parte e rilassamento e ottimismo dall’altra. La Germania venne divisa dai vincitori in
quattro zone di occupazione. Le potenze europee avevano perso sia la capacità di governare sulle loro colonie, che la legittimità per farlo. Molti popoli iniziarono a pretendere l’indipendenza invocando il principio di autodeterminazione dei popoli. Nuove tecnologie militari, nello specifico quelle nucleari, minacciavano l’esistenza stessa della civiltà umana. Per comprendere il motivo per cui scoppiò la Guerra Fredda, è necessario fare un’analisi da diverse prospettive:
- La responsabilità dell’Unione Sovietica: la Guerra Fredda iniziò a causa della politica aggressiva dell’Unione Sovietica sotto la leadership di Stalin. Da questo punto di vista la Guerra fu una reazione euro-americana all’aggressività sovietica.
- La responsabilità degli Stati Uniti: alcuni storici sono d’accordo nell’affermare che sono gli USA ad aver dato il via alla Guerra Fredda. Gli Stati Uniti, insieme ad altri Stati capitalisti, sarebbero stati ostili all’Unione Sovietica sin dai suoi albori e quest’ostilità includeva gli interventi armati da parte di Stati Uniti, Inghilterra e Giappone tra il 1918 e il 1920 per impedire il consolidamento del potere bolscevico in Russia. L’URSS era in una posizione di vulnerabilità rispetto agli USA e anche per questo uno degli obiettivi principali della politica estera sovietica nel dopoguerra puntavano a mantenere un nemico storico in uno stato di debolezza e frammentazione e a creare una “zona cuscinetto” di Stati amici, cioè stati che condividevano il sistema politico ed economico sovietico in Europa orientale. Gli Stati Uniti rifiutarono questa pretesa di creare una zona di influenza in Europa da parte dell’URSS invocando il principio di autodeterminazione dei popoli.
- La Guerra Fredda come evento tanto tragico quanto evitabile. L’inizio della guerra fu dovuto al problema della sicurezza: ogni tentativo, da ambo le parti, di aumentare la propria sicurezza finì con il diminuirla drasticamente, a causa della reazione che provocava nell’altra. La dottrina Truman e il piano Marshall erano sintomi dell’insicurezza statunitense causata dal timore che i movimenti comunisti avrebbero potuto sfruttare l’instabilità del dopoguerra per prendere il potere.
- La Guerra fredda come uno scontro inevitabile tra due potenze continentali: la logica del bipolarismo, ovvero un sistema internazionale basato sull’esistenza e la competizione tra due superpotenze, incentivò ciascun paese a provare ad aumentare il numero dei propri alleati, in modo da isolare la controparte nella speranza che la sua influenza globale e quindi la capacità di minaccia potessero essere contenute. Le caratteristiche della guerra fredda in quanto particolare ordine internazionale La Guerra fredda fu caratterizzato da un alto livello di tensione e dal persistente rischio di conflitto tra le due superpotenze. Nonostante questo, era anche un periodo in cui vigeva un ordine che possedeva tre caratteristiche principali:
- Alleanze stabili: l’ordine mondiale era caratterizzato dall’esistenza di solide alleanze. Da un lato la NATO, patto difensivo formatosi nel 1949 tra USA, UK, e diversi altri Stati europei. Dall’altro il Patto di Varsavia, alleanza tra URSS e diverse potenze di medio livello in Europa. Il patto di Varsavia creò la sfera di influenza sovietica in antitesi a quella americana formata dalla NATO.
Uno degli sviluppi più importante dopo il 1945 fu la creazione di nuovi stati attraverso il processo di decolonizzazione , ovvero la conquista dell’indipendenza da parte di Stati che prima erano sotto il gioco di potenze coloniali. Tale processo iniziò già nel 1776 quando 13 colonie americane dichiararono la propria indipendenza dalla Gran Bretagna. Il processo di decolonizzazione si rianimò dopo la Prima guerra mondiale quando la comunità internazionale, sotto gli auspici della Società delle nazioni, iniziò un processo per preparare le ex colonie all’autogoverno. Il processo accelerò significativamente durante e dopo la Seconda guerra mondiale. La decolonizzazione fu tendenzialmente pacifica, ma talvolta vi furono degli episodi violenti che scatenarono guerre civili e interstatali. Le cause che portarono alla decolonizzazione furono molteplici. Il nazionalismo , cioè quel forte senso di comunità nazionale da parte di un particolare gruppo di persone all’interno di uno spazio geografico delimitato, crebbe significativamente nel corso delle due guerre mondiali e portò molte persone del sud del mondo a mettere in dubbio la legittimità di un ordine internazionale dove alcuni Stati erano effettivamente sotto il dominio di altri. L’idea di autodeterminazione , caldeggiata dagli Stati Uniti durante la conferenza di pace di Versailles, contribuì molto al richiamo generale del nazionalismo. La decolonizzazione trasformò il sistema internazionale. Nel 1880 un piccolo gruppo di potenze europee esercitava il proprio controllo sulla quasi totalità del mondo. Cento anni dopo, l’intera politica mondiale era costituita da due superpotenze, una serie di medie potenze europee e asiatiche e un centinaio di nuovi Stati che lottavano sia per determinare la propria identità nazionale che per costruirsi un ruolo a livello internazionale. Il movimento dei non allineati e la pressione del terzo Mondo per un nuovo ordine economico internazionale Secondo alcuni leader del Terzo Mondo, il ruolo dei nuovi paesi doveva essere “non allineato”, non avrebbero dovuto avere legami né col blocco orientale, né con quello occidentale ma avrebbero dovuto costituire un’entità politica a sé stante. Il Movimento dei non allineati viene fondato nel 1955 per creare una terzia via esterna alle logiche del confronto bipolare. Il primo vertice fu a Belgrado nel 1961, gli altri vertici vennero convocati circa ogni tre anni, il più recente fu nel 2016 in Venezuela. Oggi il movimento comprende più di 100 paesi e rappresenta circa due terzi dei paesi membri della Nazioni Unite e più di metà della popolazione mondiale. La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) fu creata per sottolineare i particolari problemi che gli Stati in via di sviluppo si trovavano ad affrontare all’interno dell’economia mondiale. UNCTAD diede vita anche al Gruppo dei 7, ovvero un’ampia coalizione arrivata a includere ben 130 paesi in via di sviluppo che vuole promuovere i propri interessi economici attraverso un’azione diplomatica collettiva all’interno delle Nazioni Unite. L’UNCTAD e il Gruppo dei 7 ebbero scarsa rilevanza politica fino a quando l’OPEC , un cartello formato da paesi produttori di petrolio, decise di appoggiare le richieste dei paesi in via di sviluppo per un Nuovo ordine economico internazionale. Le posizioni dei non allineati si divisero a causa dell’invasione russa dell’Afghanistan nel 1979 e in seguito la vitalità del movimento appassì con la fine della Guerra fredda.
Gli Stati del Sud dopo la Guerra fredda sono stati caratterizzati da un’eterogeneità politica ed economica , piuttosto che da un’unità. Alcuni paesi come Cina, India e Corea del Sud, rappresentano nuove e potenti economie emergenti. Altri paesi, come Somalia e Chad, presentano una situazione interna sia politica che economica così catastrofica che sono denominati Stati falliti, Stati il cui governo è così debole e diviso che non può provvedere all’applicazione della legge e all’ordine nazionale. L’idea di un Terzo Mondo come un terreno di contesa tra democrazie capitaliste e autoritarismi comunisti fu una creazione della Guerra fredda. Solo quando la Guerra fredda finì il sistema internazionale divenne un sistema significativamente globale. Il sistema internazionale è cambiato dopo il 1945 con la volontà del Terzo Mondo di autodeterminarsi, il che portò all’aumento significativo del numero di Stati nel sistema. La fine della Guerra fredda e la dissoluzione dell’Unione Sovietica Alcuni pensavano che il sistema bipolare costituito da Stati Uniti e Unione Sovietica sarebbe durato in modo indefinito. Altri ritenevano che la Guerra fredda sarebbe sicuramente finita in un conflitto. Per capire perché la Guerra fredda finì in modo pacifico e soprattutto favorevole all’Occidente, bisogna analizzare diverse prospettive:
- Le riforme economiche sovietiche e le loro conseguenze politiche: la fine pacifica della Guerra fredda si dovette a diversi processi politici, i quali scaturirono dal fallimento economico dell’Unione Sovietica. All’inizio degli anni Ottanta, la crescita dell’economia sovietica si era praticamente arrestata, così come i processi di innovazione. Nel 1985 Gorbacev salì al potere convinto che il sistema avrebbe dovuto essere riformato se l’URSS avesse voluto rimanere una superpotenza. Al centro del suo programma politico di riforma mise due concetti: il primo perestrojka, ovvero “ricostruzione”, stava a indicare una ristrutturazione economica, il secondo glasnost, ovvero “trasparenza”, indicava un’apertura politica. L’apertura politica diede modo agli “occidentali” nei paesi baltici e ai musulmani dell’Asia centrale e ai cristiani in Armenia e ai nazionalisti in Ucraina di esprimere il proprio risentimento nei confronti dell’élite russa che li opprimeva. Una volta che fu chiaro che la repressione sovietica non era più cosa cerca, leader comunisti in Europa centrale e orientale cominciarono a cadere uno dopo l’altro. Gorbacev tentò di bloccare questi movimenti indipendentisti minacciando l’uso della forza. La sua posizione politica però si inseriva all’interno di due fazioni: quella che voleva un ritorno al vecchio ordine e quella che voleva una riforma ancora più audace. Le forze che spingevano per le riforme radicali ebbero la meglio portando le repubbliche che costituivano l’URSS e la stessa Russia a dichiarare la propria indipendenza fino allo scioglimento dell’URSS alla fine del 1991.
- L’amministrazione Reagan: in questa seconda interpretazione viene enfatizzato il ruolo degli Stati Uniti come facilitatori del collasso sovietico. L’amministrazione Reagan investì 1,6 trilioni di dollari in un programma di difesa, il quale includeva anche un sistema di difesa antimissilistica. Il progetto rifletteva la vasta superiorità tecnologica dell’Occidente sull’Unione Sovietica. Reagan riuscì così a fare pressioni sull’URSS. Queste mosse così aggressive obbligarono i leader sovietici a fare i conti con la debolezza del loro sistema e della loro posizione geopolitica. Sarebbe stato difficile per un’economia in calo riuscire a soddisfare le varie esigenze di difesa, di consumo e di gestione
Dopo la Guerra fredda gli Stati Uniti sono oggi un paese caratterizzato da una predominanza per quanto riguarda le capacità materiale e da una capacità limitata di ingerenza negli affari internazionali. Non è infatti riuscita ad impedire lo sviluppo dell’arma nucleare in Pakistan, Corea del Nord e non è stata in grado di fermare l’Iran dall’avere dei programmi di ricerca e produzione nucleare. Stati europei: si sono uniti per formare l’UE con il tentativo di integrarsi in modo pacifico in un’unione politica che unisce diverse sovranità individuali. Giappone: dopo la Guerra fredda attraversò un periodo di lenta crescita economica ma riuscì poi a lanciarsi nel settore industriale e tecnologico Brasile, India e Cina: dopo la Guerra fredda sembravano sulla strada per diventare grandi potenze economiche e militari Russia: dopo la Guerra fredda si è leggermente arricchita traendo anche vantaggio dall’ingente domanda globale di petrolio e gas naturale Alla luce di questo è diventato chiaro che l’unipolarismo come termine di analisi non aiuta a capire l’ordine internazionale contemporaneo. Un’altra caratteristica distintiva dell’era contemporanea è la globalizzazione, un perdurante processo di integrazione economica e tecnologica. All’interno del processo di globalizzazione sono gli individui più istruiti che tendono a sfruttare al meglio gli effetti di questo processo traendo vantaggio dall’accesso alle informazioni e alla conoscenza migliorando il loro status materiale e sociale. Altri individui che non hanno gli strumenti per poter beneficiare dello stesso vantaggio potrebbero vedere la globalizzazione come una minaccia potenzialmente distruttiva oppure offensiva a livello culturale. TEORIE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI Al fine di comprendere le relazioni internazionali gli studiosi hanno sviluppato una serie di strumenti denominati “teorie”. Una teoria è un’immagine semplificata degli schemi di azioni e interazioni che hanno luogo all’interno di un determinato ambito d’interesse e una spiegazione del perché rileviamo tali schemi. La tradizione realista Il realismo vede le Relazioni Internazionali come una lotta per la potenza e la sicurezza fra Stati in competizione reciproca in un mondo caratterizzato dalla presenza perenne di pericolo. Secondo tale prospettiva, in un mondo anarchico, nel quale gli Stati devono provvedere da sé alla propria sicurezza, la rivalità e il conflitto sono inevitabili. Nella politica internazionale, la risoluzione dei conflitti fra Stati dipenderà dalla distribuzione della potenza. La storia delle Relazioni Internazionali è caratterizzata dalla competizione e dalla lotta per la potenza, la lotta per la sicurezza e la potenza è il tema ricorrente delle relazioni fra Stati. La pace e la cooperazione possono essere raggiunte ma non si tratta di una condizione permanente.
Gli assunti del realismo Il realismo considera la concorrenza per la potenza fra gruppi o Stati il tratto centrale e duraturo delle Relazioni Internazionali. La visione realista si basa su 5 assunti:
- I gruppi, e nello specifico di questo momento storico gli Stati, esistono in un mondo in cui nessuna autorità superiore può imporre regole o ordine. Gli Stati conducono la propria esistenza in un mondo caratterizzato dall’ anarchia , ovvero che è lasciato ai singoli stati provvedere alla propria difesa. Gli Stati ottengono sicurezza o soddisfano i propri interessi in misura proporzionale alla potenza di cui dispongono. In assenza di un’autorità di governo superiore che li protegga, gli Stati tendono ad avere timore dei loro omologhi e cercano di aumentare la loro potenza per proteggersi e ottenere ciò che vogliono.
- Gli Stati sono attori principali delle Relazioni Internazionali. Poiché l’anarchia crea insicurezza, gli uomini si sono sempre divisi in gruppi predisposti al conflitto. Oggi la forma più comune assunta da tali gruppi confliggenti è lo Stato. Ci sono altri attori internazionali ma sono secondari rispetto agli Stati che hanno un ruolo centrale.
- Gli Stati sono attori razionali in grado di riconoscere le condizioni circostanti e i rischi della sfera internazionale. Quando gli Stati intraprendono determinate azioni essi sono capaci di cogliere i futuri vantaggi e le future perdite e di adeguare il loro comportamento quando i costi di tali azioni superano i benefici. Sappiamo che a livello empirico ciò non accade, questa una delle sfide del quadro teorico realista.
- La sicurezza è il problema centrale della politica internazionale. Questa è una conseguenza dell’anarchia che fa si che gli Stati si muovano in un sistema internazionale in cui guerra e violenza sono sempre in agguato.
- I realisti sostengono che la ricerca di sicurezza è un’impresa concorrenziale , motivo per cui rivalità e conflitto sono ritenuti aspetti intrinsechi alla politica mondiale. Il potere ha una qualità relazionale : se uno stato si rafforza, gli altri necessariamente si indeboliscono. Le asserzioni realiste
- Un’asserzione primaria per i realisti è quella secondo la quale l’equilibrio di potenza è una dinamica basilare che gli Sati hanno perseguito per secoli. Si tratta di una strategia impiegata dagli Stati per proteggersi in un contesto mondiale anarchico e pericoloso. L’equilibrio di potenza è considerato da molti studiosi come un’importante condizione per la pace internazionale. Una delle tendenze storiche delle Relazioni Internazionali è quella per cui l’ascesa di uno Stato potente innesca la formazione di una coalizione di Stati che cercano di proteggersi come gruppo attraverso il contro-bilanciamento dello Stato in ascesa. Un esempio sono le coalizioni formate per fermare Napoleone e le sue pretese in materia di politica estera, anche durante la Guerra Fredda le due superpotenze crearono coalizioni di Stati per bilanciarsi a vicenda. La potenza viene usata per bilanciare la potenza stessa.
La scuola inglese delle relazioni internazionali In Gran Bretagna nel dopoguerra emerge una tradizione che conviene con l’idea realista per cui gli Stati operino all’interno di un contesto anarchico. Gli esponenti di questa scuola enfatizzano come gli Stati si siano organizzati in quella che essi chiamano una “società internazionale”. Il concetto di società internazionale si riferisce a una vasta gamma di norme, regole e istituzioni che riflettono e guidano le relazioni interstatali. Queste regole e norme sono necessarie per gestire il sistema internazionale e la sua natura anarchica. Lo studioso Bull ritiene in accordo con la teoria realista che gli Stati sono attori indipendenti e in competizione reciproca all’interno di un mondo dominato dalla politica di potenza. L’autore procede sostenendo che gli Stati hanno interessi condivisi nella gestione della loro condizione anarchica, gli Stati condividono un interesse a stabilire norme e regole soprattutto in tre ambiti:
- La limitazione dell’uso della forza
- L’inviolabilità degli accordi internazionali
- La sicurezza dei diritti di proprietà La Scuola inglese enfatizza l’importanza della diplomazia e del dialogo nelle Relazioni Internazionali. La tradizione della Scuola inglese fonde in vari modi gli assunti e le idee realiste con altre tradizioni internazionali, in particolare quella liberale e quella costruttivista. La tradizione liberale Questa tradizione di pensiero ha profonde radici storiche. La tradizione liberale si domanda come e perché avviene la cooperazione tra Stati in un sistema globale. La teoria liberale si dirama in tre direzioni:
- Il commercio e il suo impatto sulle Relazioni Internazionali. I liberali ritengono che la diffusione del capitalismo crei interdipendenza economica e interessi condivisi incentivando la cooperazione internazionale
- Gli Stati democratici e le loro interazioni. Questa teoria ritiene che i sistemi democratici tendano a cercare affiliazioni con altre democrazie e a tessere rapporti pacifici.
- Gli effetti di pacificazione del diritto e delle istituzioni. I liberali pensano che il diritto internazionale e le istituzioni siano il prodotto dell’intento delle società liberali di stabilire relazioni reciproche basate su regole. La teoria liberale prevede la diffusione e lo sviluppo della democrazia e dei rapporti di marcato i quali trasformano, senza eliminarla, la lotta per il potere. La teoria liberale si basa su 5 assunti primari :
- Il mondo è in un continuo processo di modernizzazione , il genere umano inventa, innova e migliora costantemente. Tale processo di modernizzazione ha molte conseguenze sul modo in cui vengono disposti potere, comunicazioni, relazioni, interessi e le possibilità politiche. I realisti concepiscono la storia in termini di ciclicità e ritengono che gli Stati compiano ripetutamente i medesimi errori. I liberali sono inclini a rilevare il progresso che si manifesta in condizioni politiche, economiche e sociali che migliorano nel tempo.
- I liberali pensano che i principali attori delle Relazioni Internazionali siano gli individui e i gruppi , non gli Stati. Individui, gruppi sociali, imprese, associazioni e altri tipi di raggruppamenti operano all’interno e trasversalmente rispetto agli Stati nazione. Es. Unione Europea che vuole dare vita ad una comunità politica che trascendesse il nazionalismo e la sovranità dei vecchi Stati europei
- Nella struttura profonda della società in cui gli individui vivono ci sono incentivi e impulsi al commercio , alla contrattazione, alla negoziazione e alla ricerca della cooperazione in vista di un guadagno congiunto.
- Modernizzazione e progresso hanno la tendenza a condurre le società lungo un percorso comune indirizzato verso la democrazia e la società di mercato. I liberali ritengono che il movimento della storia sia lineare e sia un percorso che indirizza le società in via di sviluppo e quelle avanzate verso la democrazia liverale e il capitalismo.
- Il progresso è qualcosa che esiste davvero , le condizioni umane possono migliorare e di sicuro miglioreranno. I liberali credono che gli individui e i gruppi effettivamente imparino e reagiscano agli incentivi che li inducono a rendere il loro un mondo migliore. I liberali rilevano empiricamente questa loro concezione: abolizione della schiavitù, il genocidio è crimine contro l’umanità. L’ordine liberale si distingue dagli altri tipi di ordine come l’equilibrio di potenza per il modo in cui il potere dello Stato è controllato, contenuto e indirizzato. I problemi dell’anarchia sono ridotti tramite le regole e le istituzioni che derivano dalla comune volontà degli Stati di vincolarsi. Accordi , scambi, reciprocità e cooperazione nell’ambito della sicurezza sono tutti aspetti delle Relazioni Internazionali colti dalla teoria liberale. La tradizione marxista Dopo la rivoluzione industriale gli studiosi si interrogarono sul possibile impatto dell’avvento del capitalismo sulla politica e l’economia dei paesi del mondo. I paesi europei accrebbero la propria ricchezza e le loro relazioni con il resto del mondo cambiarono. Non si avverrò però la previsione secondo la quali tutti avrebbero beneficiato dal commercio internazionale. Lo studioso di economia politica Karl Marx cercò di comprendere i meccanismi della rivoluzione industriale e dell’ascesa del capitalismo come sistema economico. Un concetto molto importante per la teoria marxista è il materialismo storico , cioè l’idea secondo cui gli uomini che vivono e producono in una data società si muovono all’interno di rapporti di produzione propri di una determinata fase dello sviluppo storico. In accordo con il materialismo storico, i mutamenti della società sono determinati dai mutamenti nei rapporti di produzione e quindi a livello economico, sono cambiamenti strutturali che determinano conseguenze a livello politico, religioso e filosofico (elementi che compongono la sovrastruttura). Il sistema capitalista è profondamente radicato e in costante mutamento e fornisce il contesto strutturale nel quale le classi operano. Per la teoria marxista è il proprietario delle forze produttive del capitalismo che detiene il controllo sostanziale della politica e della società. La teoria marxista delle Relazioni Internazionali parte da 5 assunti: 1) L’ economia modella la politica. La base economica plasma la sovrastruttura politica. Il modo di produzione , organizzato in epoca moderna secondo la
La tradizione costruttivista Questa prospettiva teorica si concentra sul ruolo delle idee e sui modi in cui queste idee plasmano le azioni di individui, gruppi e Stati. La teoria costruttivista ritiene che le idee e le credenze siano rilevanti rispetto al modo in cui gli attori definiscono e perseguono i propri interessi. La teoria costruttivista è costituita da 4 assunti:
- Gli interessi sono modellati dalle identità degli attori. Il modo in cui gli uomini percepiscono sé stessi (patrioti, scienziati, cristiani), darà forma al modo in cui essi pensano ai propri interessi e a ciò che vogliono ottenere dalla politica. Le tradizioni realista, liberale e marxista tendono a ritenere che gli interessi degli individui derivino da specifiche strutture sociali e politiche, come l’anarchia o la condizione di classe.
- Le identità sono forgiate da una quantità di fattori , come cultura, religione, e opinioni normative. I costruttivisti conferiscono comunque importanza al ruolo delle condizioni materiali degli individui nella formazione delle loro identità.
- I componenti delle élite all’interno della società e dello Stato sono gli attori più importanti. Le idee e le identità possedute da tali élite tendono a modellare il modo in cui i gruppi e gli Stati di cui essi sono alla guida agiscono all’interno del sistema internazionale.
- La comunicazione ha un ruolo significativo nella formazione e nel mutamento delle identità. L’interazione delle élite è importante nella creazione e nel rafforzamento delle idee e delle credenze. Ci sono 4 asserzione fondamentali che derivano da questa visione del mondo costruttivista:
- Il mondo è ciò che pensi che esso sia. L’anarchia è modellata dal modo in cui le persone pensano ad essa. l’anarchia può manifestarsi in diversi modi, un tipo di anarchia è il mondo ostile descritto dai realisti, ma c’è anche un tipo di anarchia in cui gli Stati si percepiscono come amici e non come nemici. Secondo i costruttivisti nessuno di questi tipi di anarchia è più naturale o invitabile degli altri, tramite l’apprendimento e la socializzazione che dipendono dall’interazione fra élite il mondo può passare da una forma di anarchia all’altra.
- “l’anarchia è ciò che gli Stati fanno di essa”
- Gli Stati operano all’interno di una società civile globale. La società civile globale è l’ambito delle attività private che svolgono al di fuori del sistema politico, è la sfera delle associazioni private. La società civile globale è la somma di queste associazioni private e le attività transnazionali. Per i costruttivisti la società civile globale è ciò che agevola i processi di apprendimento e socializzazione delle élite fornendo le reti di comunicazione attraverso le quali le élite sviluppano idee e identità che plasmano le politiche statali e danno forma alla particolare variante di anarchia vigente. Vi è una analogia con la tradizione liberale rispetto al fatto che le reti di comunicazione transnazionali sono meccanismi importanti per la diffusione di norme e idee e per la costruzione di fiducia e consenso (remind: liberali cosmpolitismo).
- Il mutamento normativo è una modalità fondamentale attraverso la quale la politica mondiale si è evoluta attraverso le epoche storiche. Il mutamento normativo è una nozione secondo cui tramite i fenomeni di apprendimento a
livello globale e socializzazione le idee su cosa è accettabile e cosa non lo è mutano nel tempo. Quando ha luogo tale mutamento, questo può influenzare le Relazioni Internazionali
- Le élite statali sono influenzate da culture strategiche. I costruttivisti sostengono che gli Stati hanno identità che contribuiscono a configurare il modo in cui i loro decisori politici intendono l’interesse della nazione. (identità – interesse tutelato). I responsabili della politica nazionale operano all’interno di una cultura strategica che modella le scelte di politica estera. Il concetto di cultura strategica si riferisce agli assunti sulla natura del sistema globale e alle strategie condivise dall’élite di governo. rispetto alle ragioni della fine della Guerra fredda, i costruttivisti danno molto peso al ruolo di Gorbacev e in particolare a come egli accolse un certo complesso di idee per trasformare la cultura strategica sovietica. Gorbacev riteneva che la guerra con l’occidente non fosse inevitabile e che ci fosse spazio per la collaborazione con i sistemi capitalistici. La tradizione femminista In anni più recenti si è sviluppata la tradizione teorica femminista che ha sfidato gli assunti e le concezioni tradizionali della politica mondiale. Il punto centrale di questa teoria è il ruolo del genere nella societò e negli affari internazionali. C. Enloe ha scritto un libro molto importante per comprendere questa tradizione teorica (Bananas, Beaches, Bases: making feminist sense of International politics). Questo libro fornisce una descrizione storica del modo in cui le donne sono state subordinate agli uomini in vari settori economici e istituzioni all’interno del sistema globale in espansione. Il ruolo delle donne all’interno dell’economia mondiale e del sistema geopolitico è sottovalutato e subordinato. Vi sono donne ovunque nell’ambito delle Relazioni Internazionali ma le lenti attraverso le quali siamo soliti osservare questa materia tendono a oscurare e a nascondere la loro presenza. Il femminismo è simile al marxismo nell’importanza attribuita alle ineguaglianze strutturali che pervadono i sistemi politici, economici e sociali. L’obiettivo della tradizione femminista è di rivelare il pregiudizio di genere che pervade le teorie tradizionali dello Stato e della politica di potenza e di offrire visioni alternative delle questioni globali partendo dal punto di vista dei deboli e di oloro che sono privi di potere. Le donne sono state sistematicamente sotto rappresentate sia nello studio che nella pratica delle Relazioni Internazionali. Assunti e preconcetti di genere si trovare a tutti i livelli della tradizione teorica realista. La lingua utilizzata ha un orientamento prettamente maschile. Il pensatore realista classico Morgenthau definisce il potere come “il controllo di un uomo sulle menti e le azioni di altri uomini. L’assunto presente in questa visione è che la “sfera pubblica” è un luogo maschile, mentre quella privata della famiglia e della vita domestica è un luogo femminile. Alla luce di questa visione la studiosa Elshtain in “Donne e guerra” sostiene che le opere sulla guerra da Tucidide a Machiavelli fino ai moderni realisti offrono un immagine delle high politics nella quale la sfera pubblica è popolata da uomini. La ricerca femminista aspira a scardinare e a scomporre le tradizionali concezioni viziate da preconcetti di genere sulle Relazioni Internazionali.