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L’assistente sociale e il codice deontologico, Sintesi del corso di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale

Descrizione generale della professione dell’assistente sociale e del suo codice deontologico

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 30/10/2020

Adrianacosse
Adrianacosse 🇮🇹

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Scarica L’assistente sociale e il codice deontologico e più Sintesi del corso in PDF di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale solo su Docsity!

Indice Introduzione 1 Codice Deontologico Italiano e Codice Deontologico in altri paesi 1.1. Cenni storici 1.2. Struttura 1.3. Attività professionale dell'assistente sociale all'estero 1.4. Il codice deontologico dell'Oceania 1.5. Il codice deontologico Indiano 1.6. I codici deontologici europei 2 Deontologia 2.1. Deontologia professionale 2.2. Legge ordinaria e norma deontologica 3 Metodologia 3.1. Significato del termine 3.2 La metodologia del servizio sociale 4 Etica e morale 4.1. Etica 4.2. Morale 4.3. Relazione tra i due termini che hanno lo stesso significato 4.4. I termini nel servizio sociale 5 Valori 5.1. Cenni storici dell letteratura

lavoro, fino alle possibili sanzioni che potrebbe subire il professionista se non esercita il suo lavoro nel modo corretto. Questi temi verranno ampliati all'interno della relazione, per consentire al meglio di capire quali sono le basi su cui si fonda la professione dell'assistente sociale e a cosa si ispira il professionista per svolgere al meglio il suo operato.

Il codice deontologico in Italia e di altri paesi

1.1. Cenni storici

Il 18 aprile 1998, è stata conclusa l'emanazione del Codice deontologico dell'assistente sociale, si riteneva necessario dover rendere chiari i valori e i principi a cui i professionisti dovevano far riferimento per operare al meglio nella professione. Si crea così un senso di identità comune tra i professionisti, dando vota a un elemento unificante. Il codice è stato emesso per dare una qualifica effettiva al servizio sociale italiano, in modo di regolamentare e salvaguardare la professione, infatti oggi è considerata una professione a pieno titolo con tutti i diritti e doveri che ciò comporta. L'Ordine Nazionale ha ritenuto fondamentale aggiornare il codice nel 2002, anche se erano passati solo quattro anni dalla pubblicazione della prima edizione, per renderlo più aderente alla riforma del servizio sociale apportata dalla legge 328/00. Si è riusciti a sviluppare il codice grazie a secoli di esperienza di operatori di assistenza, beneficenza filantropia, ispirati al rispetto della dignità della persona e da ideali di giustizia. (Introduzione al servizio sociale, Gloria Pieroni e www.serviziosociale.com)

1.2. Struttura

Il codice deontologico non è un manuale, ma nonostante questo si richiede un impegno professionale, infatti nella premessa si dichiara che il professionista debba conoscerlo e farlo conoscere, e quindi applicarlo alle diverse forme di lavoro, è una raccolta di direttive di stampo etico-morale, quindi è fondamentale che le regole individuate siano esplicite, condivise e accettate da tutti, sia da parte della professione sia dai componenti della comunità nel suo insieme. Il codice è suddiviso in 7 articoli che a loro volta sono composti da 68 articoli. L'obiettivo è quello di tutelare non solo la professione ma anche l'utente con la garanzia dei suoi diritti

1.3. Attività professionale dell'assistente sociale all'estero

L’assistente sociale, all’estero, deve rispettare le leggi che impongono le attività professionali ed ed è obbligato a conoscere e rispettare le norme deontologiche imposti in quel paese estero in cui esercita il lavoro, in caso di assenza di lavoro, il professionista deve comunque rispettare quello che il codice deontologico impone, così come l'assistente sociale straniero deve conoscere ed adeguarsi al codice deontologico italiano. (www.ordineaslombardia.it- )

1.4. Il codice deontologico dell'Oceania

Il codice australiano presenta in copertina tratti aborigeni, la sua premessa dichiara che tutti gli assistenti sociali riconoscono gli aborigeni come se fossero i primi degli australiani, con cui condividono acqua, terra e vento, e ne rispettano i valori e la cultura, ponendone particolarmente attenzione al rispetto di esse, sostanzialmente fa riferimento a tutti i tratti del codice deontologico italiano, ad eccezione per la conoscenza della professione e alla personalizzazione dell'intervento.

1.5. Il codice deontologico Indiano

Questo codice è molto esteso e tratta di argomenti che solitamente sono presenti dei codici di condotta, la sua premessa spiega gli obiettivi del codice e ne spiega il significato, successivamente analizza i valori ed il rispetto per la dignità e il valore dell'individuo, a cui vengono aggiunti integrità, sostenibilità degli interventi, servizio all'umanità e importanza delle risorse umane, non vengono menzionati il danno e il rispetto per la diversità, ma sono inseriti indirettamente, le uniche differenze con il codice italiano è che quello indiano non tratta di argomenti come il dover segnalare il sovraccarico di lavoro e il mantenimento degli interventi entro limiti accettabili.

1.6. I codici deontologici europei

Si potrebbe supporre che i paesi europei, condividendo cornici legislative comuni, abbiano le maggiori somiglianze anche in termini di valori espressi nei propri codici. Ma così non è. (Etica e deontologia)

La deontologia

procedimento metodologico proprio; ci si serve di determinati strumenti e/o tecniche utilizzati con modalità diverse e in piena autonomia-momenti decisionali personali- a seconda degli obiettivi che, di volta in volta, il professionista vuole raggiungere, e della situazione operativa in cui si trova.

3.2. La metodologia del servizio sociale

La professionalità dell’assistente sociale è data dall’insieme di principi, conoscenze, metodi e tecniche in grado di prevenire e/o risolvere situazioni di bisogno. Le ragioni sociali della professione sono di solidarietà e di controllo: la società democratica ha necessità di sviluppare forme di aiuto per migliorare la qualità della vita in situazione complesse. Si può affermare che quando l’assistete sociale si accosta alla situazione di aiuto, porta in primo luogo e soprattutto se stesso. L’unico strumento in suo possesso per lavorare con gli altri e che è composto da:

  • l’interesse per gli altri
  • le conoscenze di base, sia teoriche che di esperienza
  • i valori, quelli della professione e quelli personali
  • la propensione al cambiamento
  • le abilità, sia cognitive che relazionali. (ww.cittastudi.org)

Etica e Morale

4.1. Etica

Il termine greco ethos ha un duplice significato: il primo concetto riguarda un complesso di costumi, usi, abitudini, virtù, luogo, pensiero, giudizio sull'azione. Il secondo concetto riguarda il comportamento inserito in una determinata società. L'etica riguarda le azioni che una società, ha maturato nel corso della sua esperienza, ha ritenuto che fossero positivi per la pace, l'ordine sociale, per l'evoluzione dei cittadini e per un maggiore aumento del benessere, questi comportamenti sono definiti eticamente onesti. Questo termine è più adeguato alla filosofia morale, è considerata una scienza che insegna in base alla ragione come si deve usare la libertà,

in quanto è entrato nell'uso quotidiano grazie ad Aristotele, che ha intitolato le sue trattazioni di filosofia con questo termine.

4.2. Morale

Si ritiene che questo termine sia proprio della teologia morale, definita come una scienza, che ha l'obiettivo di creare una norma per il corretto uso della libertà, si cerca di mostrare l'uso corretto che se ne deve fare se si vuole agire al meglio, la morale presuppone la libertà, solo le cose libere sono soggette alla morale, ciò che si toglie alla libertà viene tolto automaticamente anche alla moralità. La morale viene considerata una scienza normativa. La morale riguarda qualcosa di reale, che indica comportamenti, ad esempio "morale corrente", la "morale cristiana", la "morale islamica" ecc. La morale presuppone di svolgere un ideale di giustizia, di indicare attraverso categorie del giusto o ingiusto, del bene o del male, i mezzi per realizzarlo.

4.3. Relazione tra i due termini che hanno lo stesso significato

"Etica", la parola deriva dal greco ethos che significa "costume", "carattere") uguale è il termine di derivazione latina di "morale" che deriva da da mores che significa "costumi". In alcuni dizionari o enciclopedie, tra i due termini, si preferisce "l'etica", però viene inserito il termine "morale" come voce a sé. L'etica non ordina e non allontana, ma fa porre delle domande sul senso globale ultimo della vita umana. La morale invece ricorda l'idea dell'ordine, di principi ed ha l'obiettivo di ordinare i comportamenti delle persone, la morale si riferisce ad azioni ben definite, obblighi e regole, guidate da giudizi sul bene e sul male, questo termine quindi definisce le azioni che si possono fare oppure che sono proibite, ma comunque obbligatorie, è come se stabilisse una cultura di atti da compiere, che spinge ad agire, giudicare, solo per il rispetto delle regole, della legge.

4.5. I termini Etica e morale nel servizio sociale

Nella professione si ha la necessità di porli alla base delle azioni e del pensiero a cui fare sempre riferimento. Attualmente, nei paesi anglosassoni, il termine più usato è "etica", ma nei paesi di cultura occidentale, si preferisce il termine "morale". Le scelte dipendono dalle rispettive tradizioni religiose, dai linguaggi e dalle culture. Banks osserva che in altre lingue come ad esempio nei paesi dell'Africa, non esiste una parola che abbia lo stesso valore della parola "etica", facendoci capire che gli aspetti della vita dell'uomo siano concepiti in modo diverso dal nostro, ma non significa che in queste società non esistano principi con cui si riesca a giudicare se un comportamento è giusto oppure no, ovunque nel mondo si possono trovare

La persona è la principale preoccupazione della società; le persone nella società sono collegati avendo una loro reciproca responsabilità sociale. Ci sono dei precisi motivi per cui è fondamentale chiarire i valori della professione: per chiarire gli scopi ultimi e i criteri che guidano l’azione professionale affinchè sia il più possibile consapevole e responsabile, e nello stesso tempo offra spunti e strumenti per una riflessione etica. Nella pratica l'assistente sociale deve riconoscere questi valori: l’uomo è un valore; ogni persona ha diritto ad essere rispettata; le strutture e i servizi devono essere organizzati e gestiti con precise garanzie.

5.4. Valori trattati da più autori

I valori del servizio sociale è sempre stato un argomento molto discusso ed elaborato nel tempo, molti autori hanno dato delle proprie definizione di valori nel servizio sociale: Elisa Bianchi individua cinque punti: il valore della libertà; il valore della socialità; l’uguaglianza; la solidarietà; la partecipazione. Brigitte Bouquet propone una classificazione dei valori distinti in: valori umanistici verso la persona-utente; valori umanistici con qualità professionali; valori fondati sul diritto; valori democratici. Anche Silvia Fargion all’interno di un volume dedicato al metodo del servizio sociale, affronta in uno specifico paragrafo la questione dei valori privilegiando quelli che più direttamente influenzano le scelte metodologiche e pratiche dell’assistente sociale: la dignità della persona; la giustizia sociale. (Etica e Deontologia del Servizio sociale, Elisabetta Neve)

I principi

6.1. Dai valori ai principi

I principi derivano direttamente da valori, ma sono la versione operativa, infatti sarebbero a un livello maggiore di concretezza rispetto i valori, quindi è più facile che cambino nel corso del tempo a seconda dei contesti storici, culturali e politici.

6.2. I principi nel codice deontologico

Il presente codice è costituito di principi e dalle regole che gli assistenti sociali devono osservare. Tutti gli articoli del Codice richiamano i principi della Costituzione, della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Nel 2009 vennero introdotti diversi principi e concetti fondamentali per completare

il codice, ad esempio: i principi di giustizia ed eguaglianza sociale, il sostegno della persona nel processo di cambiamento, l favorire l’instaurarsi del rapporto fiduciario, in un costante processo di valutazione il riconoscimento della famiglia nelle sue diverse forme ed espressioni, il dissenso ad ogni tipo di discriminazione.

6.3 I principi dell'assistente sociale

Sono contenuti nel Titolo II del codice deontologico e sono il principio di autodeterminazione che sarebbe il principio che ad ogni persona debba essere garantita la possibilità i scegliere, senza condizionamenti. Il principio di centralità e unicità della persona, quindi la persona deve sempre essere riconosciuta come unica e distinta, questo principio si basa sull'ascolto della persona. Il principio di non discriminazione, il professionista deve agire allo stesso modo le situazioni simili, mentre le situazioni diverse devono essere approfondite in modo differente, la discriminazione si potrebbe dividere tra diretta e indiretta. (Commentario al codice deontologico dell'assistente sociale" di Nunca Mas, pagine 24-25.)

Il segreto professionale

7.1 Significato

Per segreto professionale si intende un qualsiasi argomento riservato di cui si è avuto la conoscenza attraverso la conoscenza altrui, il segreto è una relazione esclusiva che si frappone tra la conoscenza di una determinata cosa e un determinato soggetto, e ciò indica il divieto di rivelare, utilizzare abusivamente notizie riservate di cui si è venuti a conoscenza.

7.2. La storia del segreto professionale

Fin dal 2001 l'assistente sociale non era nelle professioni alle quali si estendeva il segreto professionale, ma successivamente con una legge avverrà l'inserimento degli assistenti sociali iscritti all'Albo professionale l'obbligo del segreto professionale, sia che si tratti di lavoro pubblico, privato, regime autonomo libero professionista. (Il nuovo dizionario di servizio sociale)

7.3. Nel codice deontologico

Il segreto professionale è un diritto primario dell'utente e un dovere dell'assistente sociale, quindi l'utente o cliente si affida completamente al professionista, avendo la sicurezza che tutto

La sanzione dell’amministrazione consiste in un richiamo scritto comunicato all’interessato sull’osservazione dei suoi doveri e in un invito a non ripetere quanto commesso. In caso di abuso o mancanza che possano dar luogo ad ammonizione, commessi nei confronti di utenti/clienti o di altro iscritto all’albo o di enti. Tre provvedimenti di ammonizione comportano la sanzione della censura.

8.5. Censura

La sanzione della censura consiste in una dichiarazione di biasimo resa pubblica. E’ inflitta nei casi di abusi o di mancanze. Tre provvedimenti di censura comportano d’ufficio la sospensione dell’esercizio della professione per un periodo di tempo non superiore ai 30 giorni.

8.6. Sospensione

La sospensione consiste nell’inabilitazione all’esercizio della professione. La sensazione della sospensione dell’esercizio della professione è inflitta fino al massimo di due anni: per violazione del codice deontologico; per morosità superiore ad una annualità nel pagamento dei contributi dovuti. Nei casi di maggiore gravità, la sanzione della sospensione può essere motivatamente inflitta in via cautelare provvisoria al momento dell’apertura del procedimento disciplinare.Tre provvedimenti di sospensione maturati nell’arco di cinque anni, comportano la radiazione dell’albo.

8.7. Radiazione

La redazione consiste nella cancellazione dell’albo. La sanzione della redazione dell’albo viene inflitta: in caso di tre sospensioni maturate nell’arco di cinque anni; nei casi di violazione del codice deontologico e/o di comportamento non conforme al decoro e alla dignità della professione di gravità tali da rendere incompatibile la permanenza nell’albo; nel caso di condanna con sentenza passata in giudicato a pena detentiva non inferiore a tre anni per fatti commessi nell’esercizio della professione; nei casi di morosità. Il professionista radiato può, non prima di cinque anni dalla data di efficacia del provvedimento di redazione, a domanda, essere di nuovo iscritto all’albo qualora siano venute meno le ragioni che hanno determinato la radiazione.

In ogni caso, può essere di nuovo iscritto dopo aver ottenuto la riabilitazione secondo le norme vigenti, purché in possesso dei requisiti prescritti al momento di presentazione della domanda di reiscrizione. (Codice deontologico)

Conclusioni

Con la presente relazione, abbiamo voluto presentare il lavoro dell’assistente sociale e descrivere nei dettagli il codice deontologico e le norme che lo tutelano. Possiamo considerare il codice deontologico come una guida da seguire, infatti ogni professione ne ha uno, da cui trarre i propri doveri morali e professionali per compiere al meglio il proprio lavoro. In caso di mancato rispetto del codice, come abbiamo già detto, si incombe in delle sanzioni. Inoltre, abbiamo voluto parlare anche dell’attività dell’assistente sociale all’estero, precisando l’importanza del rispettare le norme deontologiche del paese nel cui si esercita il proprio lavoro, così favorendo sia il confronto professionale nelle diverse società sia appunto l’interscambio culturale.