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tesina codice deontologico, Tesine universitarie di Deontologia

In questa tesina, presentata in sede d'esame alla mia docente di Politiche, Principi e Fondamenti del Servizio Sociale ho analizzato il Codice Deontologico soffermandomi sul Titolo IV di tale Codice che tratta l'argomento sulla Responsabilità dell'assistente sociale nei confronti della società.

Tipologia: Tesine universitarie

2013/2014

Caricato il 09/02/2014

mariedda93
mariedda93 🇮🇹

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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI.
DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANISTICHE E SOCIALI-
FACOLTA’DI SERVIZIO SOCIALE AD INDIRIZZO EUROPEO .
POLITICHE, PRINCIPI E FONDAMENTI DEL SERVIZIO SOCIALE.
Docente: Maria Sedda Studentessa: Maria Vincenza Arcadu
Matricola: 30048828
Anno Accademico: 2012-2013
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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SASSARI.

DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANISTICHE E SOCIALI-

FACOLTA’DI SERVIZIO SOCIALE AD INDIRIZZO EUROPEO.

POLITICHE, PRINCIPI E FONDAMENTI DEL SERVIZIO SOCIALE.

Docente: Maria Sedda Studentessa: Maria Vincenza Arcadu

Matricola: 30048828 Anno Accademico: 2012-

PREMESSA.

L’ordine professionale degli assistenti sociali è stato istituito con la legge del 23 marzo 1993 n. 84, dopo il riconoscimento giuridico della professione, e dopo “oltre cinquant’anni di presenza della professione di assistente sociale in Italia ed è ispirato dalla quotidiana esperienza degli assistenti sociali, dalle loro costanti riflessioni sulle questioni etiche e deontologiche sviluppate nel tempo, dai codici deontologici e dalle tesi, prodotti nel nostro paese e in ambito internazionale, e dalle loro sperimentazioni” 1.

L’assistente sociale ha sviluppato nel tempo la sua identità, basandosi sempre su valori e principi costanti, e ha così raggiunto questo primo traguardo. La data del 23 marzo 1993 ha rappresentato perciò un momento di svolta, perché ha identificato il gruppo di appartenenza ad una determinata professione.

Un successivo traguardo, non meno importante, è stato raggiunto nel 1998, anno in cui è stato emanato il primo Codice Deontologico dell’assistente sociale, che ha ufficializzato i principi guida del servizio sociale, sostenendo la categoria professionale. Tale Codice è stato successivamente aggiornato il 17/7/2009.

Il Codice Deontologico è un documento vincolante, costituito da principi e regole ai quali gli assistenti sociali devono fare riferimento nel proprio lavoro e in particolare nel processo di aiuto indirizzato alle persone, ai gruppi, alle comunità.

Esso è uno strumento essenziale di garanzia per l’utente, per l’operatore e per l’ente in cui egli è collocato ed è attraverso di esso che il professionista si presenta alla società. L’assistente sociale, quindi, è tenuto alla conoscenza, alla comprensione e alla diffusione del codice stesso.

L'assistente sociale riconosce la centralità della persona portatrice di bisogno come unica e distinta dalle altre. Quindi è importante sottolineare che il valore fondamentale del servizio sociale è “l’essere umano nella sua essenza più fine senza fare distinzioni di età, sesso, etnia, razza, religione, condizione sociale”.

Nel Codice Deontologico sono racchiusi anche i valori ai quali si deve ispirare l'assistente sociale nell'esercitare il proprio lavoro: l’uguaglianza, la dignità, la libertà, il rispetto, la giustizia, la solidarietà sociale e la promozione del benessere umano.

(^1) Francesco Villa, Dimensioni del servizio sociale, Vita e Pensiero, Milano gennaio 2000.

sempre presente che la persona vive all’interno di una rete di relazioni tra diversi sistemi. Le azioni dell’assistente sociale quindi devono essere rivolte alla persona portatrice di un bisogno, integrando i diversi “pezzi del puzzle” che costituiscono il contesto di vita della persona, dai quali non si può assolutamente prescindere nel momento dell’intervento. Il compito principale dell’assistente sociale è quello di cercare di riunire tali “pezzi” per ricomporre prima di tutto l’unitarietà della persona potenziando le sue funzioni individuali. L’uomo, a questo punto, viene visto come unico e irripetibile con i suoi vari legami. Per riuscire nel suo scopo l’assistente sociale deve mettere in atto un intervento che permetta di costituire un rapporto fiduciario tra i due soggetti attivi del rapporto d’aiuto. Il principio di accettazione consiste appunto nell’ accettare la persona che si ha di fronte per quello che è. Nella prima fase di incontro tra l’utente e l’assistente sociale è necessario che quest’ultimo non esprima giudizi in merito alla situazione in cui l'utente si ritrova ad affrontare, perché potrebbe fargli vivere quel momento come fallimento, facendo anche diminuire la sua autostima. L’assistente sociale dev'essere disponibile all’ascolto e alla comprensione, creando la base per un possibile rapporto di fiducia, in modo che l’utente riesca ad acquisire una maggiore sicurezza, per poter compiere i primi passi verso un nuovo percorso di vita e diventare sempre più consapevole delle sue effettive potenzialità. E’ sempre compito dell’assistente sociale svolgere una funzione di coordinamento tra le varie risorse a sua disposizione. Anche il principio di autodeterminazione sta alla base del rapporto d’aiuto e identifica la libertà come risorsa fondamentale che deriva dal rispetto alla persona. Il principio di autodeterminazione deve essere presente in ogni momento del processo di aiuto e in ogni relazione instaurata tra assistente sociale e utente.

L’utente, uno dei soggetti attivi della relazione e principale attore, si dovrà impegnare attivamente utilizzando al meglio le proprie risorse, portando avanti il suo personale contributo per liberarsi dal suo bisogno. L’assistente sociale deve aiutare l’utente per raggiungere i suoi obiettivi, ma non si deve sostituire a lui, per permettergli di prendere le sue decisioni in libertà e con responsabilità.

E’ compito dell’assistente sociale portare l’utente ad avere consapevolezza della situazione in cui si trova, per poi poter realizzare ciascuna fase progettuale. Saranno anche necessarie delle fasi intermedie di rivisitazione degli obiettivi che possono variare in base sia ai passi compiuti dall’utente, che anche per cause esterne, e quindi in base ai rapporti che potrebbero instaurarsi nuovamente con l’esterno.

Una maggiore presa di coscienza aiuta l’utente a crescere, a raggiungere la propria autonomia, a riconoscere le proprie responsabilità, a prendersi carico delle proprie problematiche e affrontarle con calma e consapevolezza dei propri limiti.

L’assistente sociale, nella relazione di aiuto, deve promuovere le condizioni favorevoli per una riabilitazione dell’utente. Il processo di cambiamento non dipende solo dalla volontà della persona che vuole intraprenderlo ma dal percorso da cui si è partiti, dal suo sistema di valori, che permettono di individuare ed attivare tutte le risorse possibili nel processo di cambiamento. Questo è un processo lento che richiede enorme pazienza, e l’assistente sociale deve adattarsi possibilmente ai tempi degli utenti senza forzarli o affrettarli, riconoscendo i ritmi di ciascuno.

sul valore, sulla dignità, sul rispetto dei diritti universalmente riconosciuti agli uomini e alle loro qualità originarie, sulla unicità e l’uguaglianza di tutte le persone; uguaglianza sancita dall’art. 3 della nostra Costituzione, il quale recita: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. E’ compito dell’assistente sociale eliminare varie situazioni di disuguaglianza e contribuire allo sviluppo del singolo, della comunità, del gruppo, cercando di prevenire situazioni di disagio. L’assistente sociale deve considerare ogni persona portatrice di una domanda, di un bisogno, di un problema ed è unica e distinta, deve essere considerata entro il suo contesto di vita, di relazione e di ambiente; deve inoltre valorizzare l’autonomia del singolo, lo deve sostenere nel processo di cambiamento, nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio: insomma l’assistente sociale deve guidare la persona nel rispetto del suo interesse personale.

  • Titolo III- RESPONSABILITÀ DELL’ASSISTENTE SOCIALE NEI CONFRONTI DELLA PERSONA UTENTE E CLIENTE. Tale titolo è suddiviso in varie classi sottostanti chiamate capi. Il capo I è indirizzato al riconoscimento dei diritti degli utenti o dei clienti da parte dell’assistente sociale , che deve impegnare la propria competenza professionale in quanto soggetto attivo del progetto di aiuto, favorire l'instaurarsi del rapporto fiduciario. Ha il dovere di dare agli utenti le più ampie informazioni sui loro diritti, sui vantaggi, svantaggi, impegni, risorse, programmi e strumenti dell’intervento professionale, per il quale deve ricevere esplicito consenso da quest’ultimo. L’assistente sociale, che nell’esercizio delle proprie funzioni incorra in una omissione o in un errore che possano danneggiare l’utente o il cliente o la sua famiglia, deve informarne l’interessato ed esperire ogni tentativo per rimediare, deve avere il consenso degli utenti e dei clienti a che tirocinanti e terzi siano presenti durante l’intervento, o informati dello stesso, per motivi di studio, formazione, ricerca. - Il capo II indica le regole di comportamento che l’assistente sociale deve rispettare. Esso deve tenere un comportamento consono al decoro, non dovrà in nessun caso

abusare della sua professione, deve mettere al servizio degli utenti e dei clienti la propria competenza e abilità professionali, intrattenendo un rapporto professionale solo fino a quando la situazione problematica lo richieda. Nel caso in cui si verifichino dei casi complessi l’assistente sociale si consulta con altri professionisti, quando sussista un grave rischio per la sua incolumità egli stesso si attiva per trasferire, con consenso informato e con procedimento motivato, il caso ad altro collega, fornendo ogni elemento utile alla continuità del processo di aiuto. Nel rapporto professionale l’assistente sociale non deve utilizzare la relazione con utenti e clienti per interessi o vantaggi personali, non accetta oggetti di valore, non instaura relazioni personali affettive e sessuali.

  • Il capo III si interessa della riservatezza e del segreto professionale che costituiscono diritto primario dell’utente e del cliente e dovere dell’assistente sociale. L’assistente sociale è obbligato a trattare con riservatezza le informazioni e i dati riguardanti gli stessi, per il cui uso o trasmissione deve ricevere esplicito consenso degli interessati, o dei loro legali rappresentanti; deve adoperarsi perché sia curata la riservatezza della documentazione relativa agli utenti ed ai clienti; deve curare che non sia possibile l’identificazione degli utenti o dei clienti cui si fa riferimento. Inoltre ha la facoltà di astenersi dal rendere testimonianza e non può essere obbligato a deporre su quanto gli è stato confidato o ha conosciuto nell’esercizio della professione, salvo i casi previsti dalla legge.

Titolo IV- RESPONSABILITA’ DELL’ASSISTENTE SOCIALE NEI CONFRONTI DELLA SOCIETA’. Questo titolo si occupa della promozione del benessere sociale. Infatti è compito dell’assistente sociale promuovere la cultura della solidarietà che deve essere il primo passo per la costruzione di un tessuto sociale accogliente e rispettoso dei diritti di tutti, riconoscendo la famiglia nelle sue diverse forme e contrastando ogni forma di discriminazione; l’assistente sociale deve informare gli utenti di quelli che sono i loro diritti ed i loro doveri e favorire percorsi di crescita singoli e collettivi; deve contribuire alla promozione e allo sviluppo di determinate politiche sociali le quali devono essere favorevoli alla maturazione e all’emancipazione di comunità e gruppi marginali incentivando le pratiche di mediazione e di integrazione. Tale lavoro di mediazione ed integrazione richiede la partecipazione di soggetti attivi che operano nel campo del sociale, per questo motivo, l’assistente sociale, deve conoscere tali soggetti attivi e ne deve richiedere la partecipazione per il raggiungimento di azioni comuni che rispondano ai bisogni espressi e che contribuiscano alla realizzazione di un sistema di rete ben integrato. Sarà sempre l’assistente sociale a porre all’attenzione pubblica situazioni di grave disagio non opportunamente tutelate.

metodologici della professione impegnandosi nella ricerca e nella divulgazione della propria esperienza. L’assistente sociale è tenuto alla propria formazione continua per garantire prestazioni qualificate, adeguate al progresso scientifico e culturale, metodologico e tecnologico, tenendo conto delle indicazioni dell’Ordine professionale. inoltre deve adoperarsi, in ogni sede, per la promozione, il rispetto e la tutela dell’immagine della comunità professionale e dei suoi organismi rappresentativi.

  • Capo II onorari****. In questo capo si afferma che nel rispetto delle leggi che regolano l’esercizio professionale privato, vale il principio generale dell’intesa sull’onorario fra l’assistente sociale ed il cliente. L’assistente sociale è tenuto a far conoscere il suo onorario al momento dell’incarico o non appena sia chiara la richiesta e concordato il piano di intervento. L’assistente sociale, nella determinazione degli onorari deve attenersi alle indicazioni fornite in materia dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali; può tuttavia prestare la sua opera a titolo gratuito. L’assistente sociale, è tenuto a dare informazioni veritiere e corrette sulle sue competenze professionali e può pubblicizzarle con rispetto dei principi di verità, decoro e del prestigio della professione.
  • Capo III sanzioni****. In questo capo si afferma che l’attività professionale esercitata in mancanza di iscrizione all’Albo si configura come esercizio abusivo della professione ed è soggetta a denuncia secondo quanto previsto dai codici civile e penale. Può essere sanzionata in quanto è sanzionabile lo svolgimento di attività in periodo di sospensione dell’iscrizione all’albo; dell’infrazione risponde anche l’assistente sociale che abbia reso possibile direttamente o indirettamente l’attività irregolare. L’inosservanza dei precetti e degli obblighi fissati dal presente Codice deontologico e ogni azione od omissione comunque non consone al decoro o al corretto esercizio della professione, sono punibili con le procedure disciplinari e le relative sanzioni previste nell’apposito Regolamento emanato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine. Il Regolamento disciplinare è parte integrante del presente Codice. Il procedimento disciplinare è promosso d’ufficio nonché a seguito di denuncia o segnalazioni provenienti dall’autorità giudiziaria o da denunce o da segnalazioni sottoscritte provenienti da enti o da privati. Nel caso di studi associati è responsabile sotto il profilo disciplinare il singolo professionista a cui si riferiscono i fatti specifici.
  • Capo IV rapporti con il Consiglio dell’Ordine****. L’assistente sociale ha il dovere di collaborare con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza per l’attuazione delle finalità istituzionali. Deve fornire i propri dati essenziali aggiornati ed elementi utili alla

costruzione della banca dati dei professionisti. L’assistente sociale chiamato a far parte del Consiglio Nazionale, regionale o interregionale dell’Ordine deve adempiere l’incarico con impegno costante, correttezza, imparzialità e nell’interesse della comunità professionale ed essere parte attiva nelle politiche dei servizi. L’assistente sociale impegnato nel Consiglio dell’Ordine nazionale o degli Ordini regionali o interregionali deve rendere conto agli iscritti dell’operato del suo mandato.

  • Capo V attività professionale dell’assistente sociale all’estero e attività degli assistenti sociali stranieri in Italia****. Nel rispetto delle leggi che regolano le attività professionali all’estero, l’assistente sociale è tenuto al rispetto delle norme deontologiche del paese in cui esercita; ove assenti, è tenuto al rispetto delle norme del presente Codice. L’assistente sociale straniero che, in possesso dei requisiti di legge, eserciti in Italia, è tenuto all’obbligo di osservanza del presente Codice. Il Consiglio nazionale si adopera per mantenere rapporti con le Organizzazioni nazionali e internazionali di servizio sociale (social work), ponendosi in un confronto costruttivo sui principali aspetti dell'identità della professione e sulle problematiche etiche e sociali. Si adopera, per favorire l’interscambio culturale e la mobilità degli assistenti sociali a livello internazionale.
  • Capo VI aggiornamento del Codice****. Il Consiglio Nazionale, sulla scorta delle questioni problematiche che emergeranno dall’applicazione del Codice, provvederà alla sua revisione. A tal fine è istituito l’Osservatorio nazionale permanente, il cui funzionamento è disciplinato da apposito regolamento.

DISPOSIZIONI FINALI. Gli Ordini regionali e interregionali degli assistenti sociali sono tenuti ad inviare ai nuovi iscritti all’Albo il Codice Deontologico ed a promuovere periodicamente occasioni di aggiornamento e di approfondimento sui contenuti del Codice e sua applicazione.

Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della persona utente e cliente.

  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società.
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti dell’organizzazione di lavoro.
  • Responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della professione.

Ho voluto fare un’analisi dettagliata sul titolo IV del Codice Deontologico che affronta il tema della responsabilità dell’assistente sociale nei confronti della società. Tale titolo è composto da un unico capo, suddiviso in otto articoli (33-40) che affrontano il tema del benessere e della partecipazione. Il benessere sociale comprende il benessere degli individui, ma può essere definito come ha fatto Keyes nel 1998 “il benessere sociale è la valutazione delle proprie condizioni di vita e del proprio funzionamento nella società” 2.

La partecipazione si riferisce all’impegno e alla responsabilità del singolo nel raggiungimento di un obiettivo collettivamente determinato, con la partecipazione si rafforza il senso di comunità. E’ un processo che deve essere guidato dalla volontà e dalla finalità di operare scelte e azioni in modo integrato e cooperativo. L’assistente sociale con la sua responsabilità mira alla costruzione di un tessuto sociale basato sull’uguaglianza, sulla giustizia sociale, sullo sviluppo di politiche sociali integrate le quali hanno lo scopo di prevenire il disagio sociale. L’assistente sociale deve misurarsi con un’evoluzione culturale riguardante temi sociali aperti come: l’eutanasia, la fecondazione assistita, il concetto di famiglia. Questi temi hanno comportato delle modifiche al presente Codice da parte dell’Ordine professionale, per questo motivo in questo titolo sono state introdotte integrazioni relative al concetto di famiglia, all’esortazione di contrastare ogni tipo di discriminazione favorendo lo sviluppo di politiche sociali integrate per dar vita ad un sistema di rete integrato. All’ art. 33 viene evidenziato il dovere dell’assistente sociale di contribuire a promuovere un tessuto sociale solidale ed accogliente che rispetti i diritti di tutti; in particolare riconoscendo la famiglia nelle sue diverse forme. Bisogna ricordare che è compito dell’assistente sociale coordinare tutte le risorse individuali e collettive disponibili sul territorio per costruire una comunità, di cui le istituzioni dovrebbero farsi carico. La comunità “ è un insieme di soggetti che condizionano aspetti (^2) Keyes, Social Well-Being , in “Social Psychology Quarterly”, 1998.

della propria esistenza i quali possono intrattenere fra di loro un rapporto fiduciario” 3 (Martini- Torti). Attraverso la comunità il servizio sociale valorizza l’autonomia e la creatività della persona umana che occupa un ruolo attivo nel contesto sociale. Sempre in questo articolo si analizza il termine famiglia, che, come precedentemente detto, si presenta in diverse forme ed espressioni. Vi sono stati dei mutamenti sociali e culturali che hanno dato vita a molteplici forme di nuclei familiari che si basano su relazioni. Tali nuclei vanno riconosciuti, salvaguardati nelle loro funzioni. L’ art. 34 individua due ambiti di responsabilità:

contribuire a sviluppare nei clienti e negli utenti la conoscenza dei propri diritti e doveri.

  • favorire percorsi di crescita che sviluppino sinergie e aiutino i singoli o i gruppi, soprattutto in situazioni di svantaggio. Il presupposto di fondo è quello di sviluppare degli interventi con le persone più fragili e più povere di diritti, potenziandone il valore e la capacità di autodeterminazione. Lo sviluppo di processi che si pongono come obiettivo la promozione del benessere include come protagonisti i nuclei in condizioni svantaggiate che sono a rischio di esclusione. Il Codice Deontologico stesso incoraggia ad attivare processi di crescita attraverso la mobilitazione di tutte le energie di un territorio. Bisogna ricordare che tra i compiti del servizio sociale ritroviamo quello di facilitare l’inclusione delle persone marginalizzate, escluse socialmente, dei gruppi a rischio. Gli artt. 35-36-38 sono strettamente collegati: l’ art. 35 presuppone da parte dell’assistente sociale la conoscenza del territorio in cui opera e delle domande che esso esprime, è fondamentale per l’assistente sociale, saper riconoscere i cambiamenti del contesto in cui esso è coinvolto, si afferma appunto “una precisa conoscenza della realtà socio territoriale in cui opera e un’adeguata considerazione del contesto culturale.” All’ art. 36 si sottolineano dei compiti fondamentali svolti dall’assistente sociale: programmazione- progettazione-organizzazione-gestione dei servizi. Questi compiti possono essere svolti efficacemente solo se si è lavorato affondo su quello che abbiamo detto nell’art. 35. Ciò che consente un approccio alla comunità per la costruzione partecipativa del welfare è il piano di zona: (^3) Martini, Torti, Fare il lavoro di comunità, Carocci, Roma 2003.

Bibliografia.

Francesco Villa, Dimensione del Servizio Sociale, Vita e Pensiero- Milano gennaio 2000.

Dichiarazione Universale Diritti dell’Uomo, 10 dicembre 1948.

Costituzione della Repubblica Italiana, 1 gennaio 1948.

Simonetta Filippini ed Elisabetta Bianchi, Le responsabilità professionali dell’assistente sociale, Carocci Faber, marzo 2013.

Keyes, Social Well-Being , in “Social Psychology Quarterly”, 1998.

Martini, Torti, Fare il lavoro di comunità, Carocci, Roma 2003.

Sitografia.

assistentisociali.org