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L' Italia nella Prima Guerra Mondiale, Appunti di Storia

L'Italia tra Interventismo e Neutralismo (1 guerra mondiale)

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 07/06/2021

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La guerra italiana
Tra neutralità ed interventismo
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Scarica L' Italia nella Prima Guerra Mondiale e più Appunti in PDF di Storia solo su Docsity!

La guerra italiana

Tra neutralità ed interventismo

Perchè mantenere la neutralità?

All’inizio della Prima Guerra Mondiale, il capo del governo Salandra, aveva

dichiarato la neutralità del nostro paese principalmente per due buone ragioni:

La Triplice alleanza era un patto difensivo che perciò la impegnava ad entrare in guerra solo se Austria e Germania fossero state attaccate (invece era l’Austria che aveva dichiarato guerra)

La consapevolezza dell’ impreparazione delle forze armate

In sintesi l’Italia non era tenuta ad intervenire, né pronta a farlo.

L ’opinione pubblica

Con il passare dei mesi in Italia vennero delineandosi due correnti di opinione:

OPINIONE PUBBLICA

INTERVENTISTI NEUTRALISTI

Socialisti rivoluzionari

Sindacalisti rivoluzionari

Socialisti Giolitti

Irredentisti

Cattolici

La scelta o meno di entrare in guerra fu estremamente influenzata dalle masse popolari.

Interventisti democratici

I neutralisti e Giolitti L’oppositore più risoluto e influente dell’intervento in guerra, Giovanni Giolitti (1842-1928), di certo non un pacifista, era convinto che la conferma della buona posizione internazionale dell’Italia coincidesse con il mantenimento della neutralità. Nelle sue Memorie (1922), Giolitti stesso chiariva quali erano le ragioni della scelta neutralista, condivisa dalla maggior parte dell’opinione pubblica moderata, tra cui molti imprenditori e proprietari fondiari.

● Giolitti sostenè le motivazioni per cui il governo Salandra avesse dichiarato la neutralità all’inizio

del conflitto; nonostante ciò non comprende il motivo per cui molti si risentissero delle sue dichiarazioni.

● aveva la convinzione che la guerra sarebbe stata lunghissima, ”A chi mi parlava di una guerra di

tre mesi rispondevo che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due Imperi militarmente più organizzati del mondo”

● Sostenne che il nostro fronte, sia verso il Carso, sia verso il Trentino, presentava difficoltà

formidabili.

● Giolitti ritiene che l'Italia è impreparata alla guerra e può ottenere da trattative con imperi centrali i territori irredenti

Interventisti, perché intervenire?

“I fautori della guerra sostenevano allora l’urgenza di prendervi parte, ritenendo che essa sarebbe stata di breve durata; temevano che, venendo a finire senza il nostro intervento, si perdesse una magnifica occasione per compiere l’unità nazionale; ed affermavano che l’intervento nostro, rompendo l’equilibrio delle forze, avrebbe fatto finire la guerra in tre o quattro mesi.” (da Memorie)

● Affermare il prestigio dell’Italia partecipando ad un grande conflitto

Europeo

● Completare in caso di vittoria, l’unità nazionale, grazie alle terre “irredente”

● Dare un impulso all’economia

L’entrata ufficiale in guerra

● Firmato il patto di Londra con l’Intesa (aprile 1915), all’insaputa del parlamento,

l’Italia si impegnava ad entrare in guerra nel giro di un mese, in cambio di

concessioni territoriali (Trentino, Trieste, Gorizia, Istria con l'eccezione di Fiume e

parti della Dalmazia)

● Giolitti abbandonò la “partita” e si ritirò in piemonte, preoccupato del clima di

violenza nel paese nei suoi confronti (fu il bersaglio di folle e discorsi infuocati

nati in piazza)

● Il 20 Maggio la camera approvò l’intervento

● L’Italia entrò ufficialmente in guerra il 24 Maggio 1915 , contro l’Austria-Ungheria.

Propaganda in cartolina

Vignette satiriche, metafore concettuali, persuasione. In una sola parola: propaganda. Come in ogni guerra, anche durante il primo conflitto mondiale si tentò di sfruttare al massimo le potenzialità dei mezzi di comunicazione in modo da divulgare messaggi che influenzassero l'opinione pubblica. Ma la vera novità della grande guerra, in questo ambito, sta nell'aver affiancato ai manifesti e alle locandine dei quotidiani, le cartoline postali con illustrazioni e moniti di ogni sorta. Frasi che incitavano all'arruolamento, figure che demonizzavano il nemico o esortavano le donne a un maggiore impegno nella famiglia e nella società civile. E così accadeva che insieme ai saluti, agli abbracci e a brevi pensieri da parte dei famigliari, venissero recapitati messaggi propagandistici più o meno espliciti.