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La Satira: Persio e Giovenale., Appunti di Latino

Appunti di letteratura latina sulla Satira, con approfondimento su Persio e Giovenale.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 10/03/2025

GiorgiaCucina
GiorgiaCucina 🇮🇹

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LA SATIRA
Persio e Giovenale dichiarano di ricollegarsi alla poesia satirica di Lucilio e di Orazio, e imprimono a questo
genere letterario un cambiamento piuttosto marcato.
Le innovazioni sono vistose sia rispetto alla destinazione sociale, sia riguardo alla forma del discorso. Le
satire di Lucilio e Orazio assumevano come verosimile riferimento la cerchia degli amici; quelle di Persio e
Giovenale nonostante siano rivolte a un destinatario singolo, sono in realtà dirette a un pubblico generico
di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si atteggia a censore del vizio e dei costumi.
La forma del discorso non è più quella oraziana della conversazione "costruttiva" che si dispone a sorridere
e a far sorridere: nasceva nella satira oraziana una sorta di complicità fra autore e ascoltatore. L'autore
poteva figurare egli stesso come destinatario implicito del proprio discorso.
Adesso se all'ascoltatore è negata ogni vicinanza e ogni possibile identificazione, la parola del poeta satirico
si pone marcato da un netto distacco. La forma dell'invettiva prende il posto del modo confidenziale e
garbato, del sorriso autoironico. Il poeta si erge a correggere gli uomini, fa sue quelle forme di moralismo
che la satira oraziana aveva rifiutato.
Accanto a questo mutamento di posizione e di ruolo del poeta satirico si notano i segni vistosi di un nuovo
gusto letterario; sono le spinte anticlassiche di quel manierismo che nasce in relazione con il classicismo
dell’età augustea.
La trasformazione dei caratteri formali si deve alle mutate modalità della sua fruizione: prima che alla
lettura individuale, la satira di Persio e Giovenale era destinata all’oralità.
PERSIO
Caratterizzato da una straordinaria tensione etica che seppe riversare nella sua opera, appassionato della
filosofia morale da cui trasse le basi teoriche per condurre una critica al vizio e alla corruzione della sua
epoca.
Vita:
Nacque a Volterra da una ricca famiglia nel 34 d.c.
Fu inviato a Roma intorno ai 12 anni
Il filosofo Anneo Cornuto influenzò profondamente Persio.
Iniziò a frequentare gli ambienti della capitale in cui cresceva l’opposizione al regime neroniano,
grazie a Cornuto
Persio entrò in contatto con figure di grande rilievo (Lucano e Seneca)
Morì giovane nel 62
Opere:
Della sua non copiosa produzione Persio non pubblicò nulla in vita: fu il suo amico Cesio Basso, dopo la
revisione di Cornuto, che pubblicò. Cornuto sconsigliò la pubblicazione delle prime prove poetiche, ma
approvò quella delle Satire dopo lievi ritocchi. Ottenne successo.
Le Satire sono precedute da un componimento con funzione di prologo in cui l’autore polemizza
aspramente contro le mode letterarie del tempo. Secondo altri si tratterebbe dell’epilogo, perché alcuni
manoscritti trasmettono questi versi alla fine della raccolta.
Il forte spirito polemico e l’entusiastica aspirazione alla verità trovano nella satira lo strumento più idoneo a
esprimere il sarcasmo e l’invettiva. La sua poesia è mossa dalla necessità di combattere la corruzione e il
vizio.
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LA SATIRA

Persio e Giovenale dichiarano di ricollegarsi alla poesia satirica di Lucilio e di Orazio, e imprimono a questo genere letterario un cambiamento piuttosto marcato. Le innovazioni sono vistose sia rispetto alla destinazione sociale, sia riguardo alla forma del discorso. Le satire di Lucilio e Orazio assumevano come verosimile riferimento la cerchia degli amici; quelle di Persio e Giovenale nonostante siano rivolte a un destinatario singolo, sono in realtà dirette a un pubblico generico di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si atteggia a censore del vizio e dei costumi. La forma del discorso non è più quella oraziana della conversazione "costruttiva" che si dispone a sorridere e a far sorridere: nasceva nella satira oraziana una sorta di complicità fra autore e ascoltatore. L'autore poteva figurare egli stesso come destinatario implicito del proprio discorso. Adesso se all'ascoltatore è negata ogni vicinanza e ogni possibile identificazione, la parola del poeta satirico si pone marcato da un netto distacco. La forma dell'invettiva prende il posto del modo confidenziale e garbato, del sorriso autoironico. Il poeta si erge a correggere gli uomini, fa sue quelle forme di moralismo che la satira oraziana aveva rifiutato. Accanto a questo mutamento di posizione e di ruolo del poeta satirico si notano i segni vistosi di un nuovo gusto letterario; sono le spinte anticlassiche di quel manierismo che nasce in relazione con il classicismo dell’età augustea. La trasformazione dei caratteri formali si deve alle mutate modalità della sua fruizione: prima che alla lettura individuale, la satira di Persio e Giovenale era destinata all’oralità. PERSIO Caratterizzato da una straordinaria tensione etica che seppe riversare nella sua opera, appassionato della filosofia morale da cui trasse le basi teoriche per condurre una critica al vizio e alla corruzione della sua epoca. Vita:  Nacque a Volterra da una ricca famiglia nel 34 d.c.  Fu inviato a Roma intorno ai 12 anni  Il filosofo Anneo Cornuto influenzò profondamente Persio.  Iniziò a frequentare gli ambienti della capitale in cui cresceva l’opposizione al regime neroniano, grazie a Cornuto  Persio entrò in contatto con figure di grande rilievo (Lucano e Seneca)  Morì giovane nel 62 Opere: Della sua non copiosa produzione Persio non pubblicò nulla in vita: fu il suo amico Cesio Basso, dopo la revisione di Cornuto, che pubblicò. Cornuto sconsigliò la pubblicazione delle prime prove poetiche, ma approvò quella delle Satire dopo lievi ritocchi. Ottenne successo. Le Satire sono precedute da un componimento con funzione di prologo in cui l’autore polemizza aspramente contro le mode letterarie del tempo. Secondo altri si tratterebbe dell’epilogo, perché alcuni manoscritti trasmettono questi versi alla fine della raccolta. Il forte spirito polemico e l’entusiastica aspirazione alla verità trovano nella satira lo strumento più idoneo a esprimere il sarcasmo e l’invettiva. La sua poesia è mossa dalla necessità di combattere la corruzione e il vizio.

Orazio aveva unito alla forma della familiare conversazione satirica la lettera filosofica assumendo il ruolo di maestro vicino ai suoi discepoli; questo atteggiamento prima satirico poi epistolare non trova riscontro in Persio: il saggio che vorrebbe insegnare non trova mai una situazione amichevole di equilibrio con chi lo ascolta. La figura del maestro nelle Satire di Persio deriva dal predicatore della diatriba; si trattava di quel moralista arrabbiato, spesso volgare, che le satire oraziane avevano respinto in quanto distante dall’intenzione educativa. Nelle Satire di Persio sembra che il maestro non possieda l’autorevolezza che pretenderebbe. Spesso lo si vede deriso. Destituito a priori di ogni efficacia didascalica, il discorso educativo non si concede, in Persio, prospettive di successo, si nega la possibilità di una risposta positiva in chi lo dovrebbe ascoltare e finisce per deprimersi nella monotonia che non manca di impressionare sfavorevolmente i lettori moderni. Dal tono aggressivo e aspro delle satire di Persio, di ottiene un esame di coscienza, infatti, perso il destinatario a cui dirigere i propri insegnamenti, è come se la satira si riferisse a se stessa. Nell’insegnamento “inutile” svolto dalle Satire si intravede lo schema di un itinerario personale verso la filosofia: l’intenzione di insegnare non è rivolta agli altri, ma a Persio stesso. Persio utilizza la scrittura satirico per sé. È per questo che alla fine del libro cambiano un poco tutti i contorni della sceneggiatura. Nella quinta satira compare all’improvviso il maestro Cornuto (è il destinatario della satira, scritta in forma di lettera). Rivolgendosi a lui Persio rievoca il loro rapporto affettuoso, descrivendo la figura del maestro, ma dicendo molto anche di sé, della sua vocazione alla saggezza stoica. Nella sesta satira, rivolta in forma di lettera all’amico Cesio Basso, si capisce che Persio ha finalmente compiuto questo suo cammino di saggezza ed è pronto a raggiungere una meta di serena solitudine (un luogo appartato che prende i tratti dell’angulus oraziano). Stile: L’opera di Persio si contrappone polemicamente alla letteratura mercenaria e vana dell’epoca. Agli occhi del moralista Persio la poesia contemporanea è viziata da una degenerazione del gusto che è anche segno di indegnità morale: egli non esita a opporsi alla fatua ricchezza, ai soggetti mitologici della poesia alla moda. Nella descrizione delle molteplici forme in cui il vizio e la corruzione dell’uomo si manifestano, Persio ricorre con frequenza a un particolare campo lessicale, quello del corpo e del sesso, sfruttandone il ricco patrimonio metaforico. Proprio in quest’ambito Persio ci dà alcuni dei suoi quadri più celebri, in cui meglio risalta quel gusto della deformazione macabra del reale che è tipico dello sguardo allucinato del moralista (poeta calvo dal ventre disfatto, il giovane riccone abbruttito dal sonno e dai bagordi, il gaudente depravato disteso al sole). Il ricorrere a questo tipo di immagini mostra come nei versi delle Satire l’esigenza realistica si coniughi con una deformazione surreale, “baroccheggiante” ed espressionista. L’esigenza di realismo è all’origine della scelta linguistica spesso ordinaria, comune. Ma lo stile di Persio è tutt’altro che semplice: nessi contorti, metafore difficili, associazione di idee spesso volutamente sgradevoli. La lingua è quella quotidiana, ma lo stile si incarica di deformarla. Nella stessa direzione si muove un altro tipico procedimento di Persio, cioè l’uso della metafora, teso ad esplorare rapporti nuovi tra le cose e capace di effetti di straordinaria densità e potenza espressiva. GIOVENALE Si rifà a Lucilio e a Persio, ma con la sua rabbiosa intransigenza riesce a infondere nella satira una nuova vitalità. Esprime i violenti attacchi a una società ai suoi occhi degradata attraverso una poesia dai tratti originali, in cui satira e tragedia vengono a contatto. Questo genere di satira ottenne un grande successo, soprattutto per il carattere impietoso della sua denuncia morale e la cupa grandiosità dello stile. Vita:

violenta ripulsa dell’indignatio e assume un atteggiamento più distaccato, mirante all’apàtheia degli stoici. In questo modo sembra riavvicinarsi alla tradizione diatribica dalla quale si era mostrato distaccato al principio. Questo nuovo atteggiamento ha fatto parlare di un Giovenale “democriteo” a causa proprio dell’atteggiamento più conciliante con il suo tempo. Tuttavia si tratta solo di un tratto superficiale e instabile, poiché sotto si nasconde sempre l’atteggiamento rabbioso: l’atteggiamento pacato lascia riaffiorare la rabbia di sempre, il pessimismo, e il prevalere della perversione morale non trova rimedio neanche nell’indifferenza filosofica. L’avere come oggetto la realtà quotidiana aveva portato la satira ad adottare un linguaggio e uno stile umile, un tono familiare. Tuttavia adesso il vizio ha popolato la realtà di monstra, cioè di fatti eccezionali che potrebbero costruire argomento di tragedia. Di conseguenza la satira dovrà adottare toni nuovi. Lo stile si mostrerà più vicino all’epica e alla tragedia , per poter rendere adeguata l’indignatio. Giovenale trasforma il codice formale del genere satirico, recidendo il legame tradizionale con la commedia e accostando la satira alla tragedia. Un procedimento consueto è il ricorso alle solenni movenze epico- tragiche proprio in coincidenza con i contenuti più bassi e volgari per far risaltare la materia trattata in contrapposizione all’altezza delle forme espressive. L’espressione è densa e pregante; nella sua enfasi declamatoria, in questo tono sempre teso nella denuncia e nell’invettiva, nei bersagli polemici e nella ripetitività dei topoi moralistici, si sono ravvisati gli influssi delle scuole di retorica e delle declamazioni che Giovenale avrebbe lungamente praticato. PLINIO IL VECCHIO E IL SAPERE SPECIALISTICO Uno sforzo di sistemazione del sapere è evidente in tutta la cultura romana della prima età imperiale e si esprime in opere manualistiche, cioè testi che raccolgono tutte le conoscenze in modo da fornire al lettore un orientamento nei diversi campi del sapere sia sul piano teorico che su quello tecnico. Gli enciclopedisti si limitano a raccogliere materiale già elaborato, senza apportare modifiche di una propria ricerca. La Roma imperiale conosce una grande espansione di ceti tecnici e professionali che richiedevano capacità tecniche e una crescente richiesta di informazione e divulgazione scientifica. Plinio il Vecchio viene ricordato per la Naturalis historia , un “catalogo del mondo” per dare ordine a un sapere sconfinato e multiforme. Vita:  Nacque a Come nel 23 d.C. ed era destinato a una brillante carriera come cavaliere al servizio della corte imperiale.  Ritiratosi a vita privata per l’avversione nei confronti di Nerone, con Vespasiano divenne procuratore imperiale, ma senza rinunciare all’attività letteraria.  In questo periodo fu anche prefetto della flotta imperiale di stanza in Campania. È in tale veste che trovò la morte a causa dell’eruzione del Vesuvio.  Il nipote Plinio il Giovane racconta la morte come un contributo alla scienza. Va ricordato che la concezione pliniana della cultura scientifica ha ben poco di sperimentale e che Plinio si espose al pericolo non per osservare il fenomeno ma per recare soccorso ai cittadini. Naturalis historia : nel corso della sua vita scrisse molte opere, come trattati militari, storie, studi linguistici e teorici che però sono andate perdute. Verso il 77-78, Plinio concluse la Naturalis historia , che presentò all’imperatore. Si tratta di un’opera enciclopedica che costituisce un riassunto delle conoscenze antiche sui più diversi argomenti. L’opera è la più grande compiuta nel genere enciclopedico. Plinio sosteneva di non aver mai letto un libro tanto cattivo da non avere qualche utilità; egli leggeva di continuo, schedava, prendeva appunti e ci ha lasciato addirittura una registrazione del numero dei dati

raccolti. Il risultato finale fu un’opera destinata a inventariare le conoscenze acquisite dall’uomo , in 37 libri con una coerente distribuzione delle materie. La vicinanza di Plinio ad alcune posizioni stoiche ci aiutano a comprendere diversi aspetti della sua opera: nella struttura si riflette la concezione stoica nell’ordine dell’universo dato dalla divinità, del quale l’uomo deve conoscere i meccanismi e rispecchiarne dentro di se la virtù. Stilisticamente è considerato il peggiore scrittore latino, questo a causa dell’ampiezza del lavoro che non era compatibile con un regolare processo di elaborazione stilistica. Ma in realtà Plinio non scrive sempre allo stesso modo: l’aridità delle descrizioni e il disordine stilistico contrastano con vere e proprie tirate retoriche in cui si coglie una certa ambizione letteraria. MARZIALE Originariamente l’epigramma era privo di ambizioni, ma nel corso dei secoli aveva ampliato le sue possibilità espressive. Con Marziale l’epigramma si specializzò nel senso della satira mordace e dell’aggressività polemica. Marziale è prezioso anche per il suo realismo: nelle sue scene si rivive la vita quotidiana dell’antica Roma. Vita  Le notizie autobiografiche sono prese da una lettera di Plinio il Giovane.  Nacque in spagna tra il 38 e il 41 d.C.  Venne a Roma nel 64, dove trovò l’appoggio di Seneca, anche lui di famiglia spagnola  Condusse una vita modesta, svolgendo attività politica come cliente. Dovette comunque ottenere una certa notorietà perché nell’80 compose e pubblicò una raccolt di epigrammi per celebrare l’inaugurazione dell’anfiteatro flavio: l’opera fu riconosciuta anche dall’imeratore Tito.  Dall’84-85 cominciò a pubblicare regolarmente i suoi componimenti, dai quali non ottenne semore benefici economici  Nell’87-88 lascia Roma, per poi tornare alla sua città natale dove morirà intorno al 104. Di Marziale ci resta una raccolta di epigrammi distribuiti in 12 libri pubblicati tra 86-102 d.C. questo corpo è preceduto da un altro libro di una trentina di epigrammi oggi noto come Liber spectaculorum , ed è seguito da altri due libri Xenia e Apophoreta : si tratta di brevi iscrizioni di un solo distico , scritte per accompagnare a mo’ di biglietto di varia natura in occasione della festa dei Saturnali e omaggi offerti nei banchetti ai convitati. La disposizione attuale dell’intero corpus di Marziale riproduce quella di un’edizione antica. Nell’ordinare gli epigrammi, Marziale ha distribuito in modo equilibrato e vario i carmi facendo attenzione al metro e all’estensione, cercando soprattutto di evitare ripetitività e piattezza. Gli epigrammi sono più di 1500 e di vari metri. Un aspetto importante della cultura letteraria dell’età dei Flavi è il recupero dell’epica, parallelamente si diffonde anche l’epigramma. Marziale fa dell’epigramma il suo genere, apprezzandolo soprattutto per la facilità ad aderire ai molteplici aspetti del reale. Varietà e mobilità sono i pregi che Marziale polemicamente contrappone ai generi illustri come la tragedia. Marziale rivendica il realismo e l’aderenza alla vita concreta. Nei suoi epigrammi quel pubblico poteva trovare la concisa rievocazione di un evento spettacolare, o lo spunto per accompagnare con un biglietto poetico un dono agli amici, oppure la commemorazione di momenti importanti nella vita (nascite, matrimoni…). Un tipo di poesia che quindi coniuga fruibilità pratica e divertimento letterario. Con l’opera di Marziale l’epigramma trova quindi un riconoscimento artistico. Nell’ambito della generale rivalutazione del genere epigrammatico, Marziale conferisce un’importanza preponderante al genere satirico e scommatico, destinato a diventare esclusivo in età moderna. Marziale