


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
appunti sintetici su Satira Imperiale, Persio e Giovenale
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



La satira di eta imperiale è decisamente mutata e cambiata rispetto ad Orazio e Lucilio, il grande reinventare della satira latina, ancor prima di Orazio. Le grandi differenze:
Persio vive in età neroniana, Giovenale nel 96 d.C. Sono simili ma non contemporanei. La loro satira ha le stesse caratteristiche.
Nel I secolo d.C. a Roma nasce la critica letteraria, perciò abbiamo diverse informazioni di Persio. In particolare cera un grammatico, Valerio Probo, che commenta le sue satire e nel commentarle ci dice qualcosa di lui. Abbiamo però poche opere, perché incominciò a scrivere raro te tarde, lentamente e tardi. La sua caratteristica principale è la condanna moralistica al vizio. T2 pag 275 italiano Persio e le “mode” poetiche del tempo Estratto che fa parte del primo libro. Il primo libro ha come argomento l’illustrazione dei vizi della poesia e della letteratura contemporanea. Persio denuncia un crollo ed un abbassamento della letteratura contemporanea. Prima delle satire in tutti i codici di Persio si trovano dei componimenti Coliambi, componimenti brevi con lo stesso argomento. Persio qui mostra che la degradazione della letteratura latina è in connessione con la degradazione morale della società. Denuncia una degradazione dei costumi. Egli dichiara apertamente i suoi modelli, che sono Lucilio ed Orazio. Inoltre condanna la frivolezza dei poeti contemporanei che non fanno poesia per amore ma solo per essere pagati, per compiacere l’entourage dei poveri. L’incipit è scritto in esametri che scorre in modo molto parlato. Già nella prima frase c’è un verso di Lucilio. Si aprono le virgolette perché questa satira è un dialogo immaginario in cui parla con un destinatario immaginario. I due si controbattono riguardo la letteratura. È una satira infarcita di citazioni letterarie (verso 31, cita Virgilio, Cicerone con “o mores”) Ci sono già tutte le sue caratteristiche tipiche:
Lo stile di Persio è uno stile dialogato. Si vede che instaura un vero e proprio dialogo fittizio. Perché lo fa? Il poeta satirico svolge la funzione di maestro che si rivolge al discepolo, dinamica tipica dei filosofi, stile della diatriba filosofica, un discorso di divulgazione filosofica, scritto dunque con uno stile piacevole, semplice, orientato ad ottenere l’attenzione dei lettori. L’idea che la satira possa insegnare qualcosa è tipica anche di Orazio, ma è diversa rispetto allo stile: il sermo oraziano è un discordo ordinato, bello e puro, mantiene un rapporto di sano equilibrio permettendo un confronto, nella satira di Persio non ci sono discorsi, sono dialoghi violenti. Il suo non è un vero discordo educativo, non mantiene aperta una discussione. Chi educa tira fuori dalla persona il meglio, per Persio non c’è questo, è molto aggressivo. Ma allora, a cosa serve? Il dialogo fittizio serve all’autore, è un modo per lui di interrogare se medesimo. È una sorta di esame di coscienza, è un esercizio filosofico personale che non presuppone un dialogo vero con i discepoli, è una strada verso la virtù. Suscita un riso amaro perché lo stile sembra basso ma l’argomento di fondo è altissimo, l’educazione del cittadino, che si può educare solo se si ha chiaro il concetto i virtù. Argomento di politica e la coerenza tra parole ed azioni. Satira V Satira quinta è scritta sotto forma di lettera al suo maestro, Cornuto. In questa satira viene meno la vena aggressiva e violenta, tipica dell’invettiva. È una lettera in cui lo ringrazia per avete instaurato con lui un dialogo educativo serio ed enuncia le varie funzioni del maestro, colui che può condurre alla vera riscoperta dei mores maiorum. T3 pag 281 italiano Satira IV L’oracolo non può dirti chi tu sia, prima di andarci devi capire chi sei. Il motto è socratico, l’interlocutore è una persona che ha i tratti di Socrate. Theta è la lettera iniziale della parola greca morte.. Lo stile è dialogico, prosastico per certi versi, è un lessico carnale, adeguato alle cose che sono descritte, adeguazione della parola alla cosa è una caratteristica del poeta satirico. Tutto va bene, ce il campo semantico del sesso, della politica, della carnalità... qui Persio vuole descrivere l’incoerenza dei costumi, dunque usa un lessico che arriva subito, diretto. “Rifiuta ciò che non sei” sta parlando con una autorità, lo stile cambia. È un tema che prende da Seneca “turbam vita quia aliena te tibi” che significa “evita la folla perché ti allontana da te stesso”. Se stai solo ti accorgi di quanto poco tu sia dignitoso, scava bel profondo prima di criticare i vizi altrui.
Giovenale è molto più importante perché anche se le caratteristiche sono le medesime usa una satira più forte ed originale. Non sappiamo quasi nella della sua vita, arriva più tardi di Persio, a differenza sua inoltre troviamo cenni autobiografici nelle opere di Persio. Marziale, un poeta amico, dedica a Giovenale alcuni telegrammi che ci permettono di collocarlo. Nasce nel 60 d.C., siamo verso la fine dell’impero di Nerone e ci stiamo indirizzando verso la dinastia Claudia, muore nel 130 d.C. (vespasiano Tito Domiziano). 69 d.C. momento di crisi, anno dei quattro imperatori, tra cui Vespasiano, da cui comincia la dinastia dei Flavi. Tito, conquista di Gerusalemme e Domiziano, prima persecuzioni dei cristiani. Dopo due dinastie non sempre interessate al bene comune inizia una nuova era: il senato decide di iniziare il principato per adozione con Nerba Traiano ed Adriano, grandi generali, figli di nessuno ma grandi uomini. Giovenale assiste a questo passaggio, vede una società che si trasforma, vede un impero trasformarsi, da imperatori disinteressati ad imperatori che mettono le mani in pasta. La guardia pretoriana perde di importanza. Giovenale è un autore di sole satire, ne scrive 16, tutte in esametri. Tutte sono conservate, vengono divise in cinque libri che molto probabilmente aveva diviso lui stesso, lo possiamo dire perché la tradizione in tutti i manoscritti sono divisi così. La tradizione dei classici derivava dai monaci che avevano molto rispetto delle opere, il fatto che tutti le abbiano copiate in quell’ordine ci dice che probabilmente Giovenale stesso lo aveva disposto così lo sappiamo anche perché Giovenale nei vali libri rimanda le altre satire.
Lo stile di satira di Giovenale è più vicini al nostro che quello di Persio. Pomezia matrona romana che ha ucciso i figli, cosa che succedeva molto spesso, siccome i fatti sono tragici, lo stile, che è veicolo di forma, deve essere tragico. Almeno l’eroina tragica non li uccide per denaro ma per vendetta, un “ideale”, comunque un qualcosa di più nobile del denaro. È molto forte il paragone con le donne che vengono paragonate ad un sasso che corre a precipizio da un dirupo ( preceps = perdizione).