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la tragedia greca: Eschilo, Sofocle ed Euripide
Tipologia: Appunti
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Aiace si comporta in maniera indeterminata: il coro è pronto a intonare un iporchema ma egli si uccide. Sull’argomento il figlio di Wilamowitz, Tycho, che partì dopo per la guerra e morì; il padre per onorarlo decise di onorarlo pubblicando la sua tesi in lettere classiche; non dobbiamo aspettarci nel teatro antico coerenza per i personaggi perché non c’è coerenza psicologica ma coerenza della situazione, il personaggio mantiene un comportamento consono e conseguente alla situazione. Ciò è evidente ancor di più per il teatro di Euripide, un esempio è Ifigenia che in una situazione di inganno, piange e si dispera quando si rende conto che è necessario il sacrificio, si sacrifica. Aristotele e gli studi sull’anima, divisa in 3 parti, introducono un teatro diviso in 3 parti; nella tragedia abbiamo la spettacolarizzazione dello spettacolo. Schalewalt dice che il personaggio eschileo agisce e soffre come portatore personale del proprio destino che si confronta e travagliano il destino che gli è stato affidato dalla teodicea, il personaggio sofocleo soffre come portatore del suo destino che non riguarda una decisione che proviene dall’alto. Gli antichi amano i parallelismi: all’epoca di Salamina, Euripide nasceva a Salamina, Eschilo combatteva e Sofocle intonava il peana. Euripide ha gareggiato con Sofocle ed è morto prima di Sofocle; quando Aristofane scrive le Rane Sofocle era ancora vivo, infatti la contesa è tra Euripide ed Eschilo. Sulla produzione di Euripide opera il sofismo, ad esempio di Protagora. Di Euripide ci è attestata una biblioteca privata, su questo Euripide è molto attivo il sofismo anche attraverso l’utilizzo del libro che si contrapponeva al metodo socratico. Di Euripide si diceva facesse una vita isolata, che si isolasse in una grotta a Salamina; in Euripide vediamo tanti riferimenti alla vita contemporanea infatti abbiamo dei drammi dove sembri esser presente un’esortazione a Salamina, con le Troiane questo cessa perché vediamo una riflessione sull’inutilità della guerra. Di Euripide vengono selezionati 10 drammi nell’antichità, Demetrio Triclinio è un umanista bizantino, vive a Tessalonica ed è un grande ricercatore, ha riscoperto la metrica e il manuale di Efestione, ha curato delle edizioni di tragici molto importante; Demetrio ha riportato alla luce 10 drammi che erano andati perduti. 10 drammi che hanno titoli che vanno da ε a κ. Demetrio aveva ritrovato un’edizione diversa che metteva in ordine alfabetico i drammi; vediamo un pezzo dell’Euripide alfabetico dove però manca un volume centrale e vediamo ogni tomo in 5 drammi. Questi drammi ci sono arrivati casualmente e ci sono giunti per la classificazione alfabetica; infatti ci giunge anche il dramma satiresco κυκλοψ. Ippolito è sia nella selezione alfabetica sia nella scelta alessandrina e quindi lo ritroviamo con doppia redazione. Il teatro di Euripide è ben diverso:gli dei vengono messi fuori dalla tragedia e per questo Nietzsche lo definiva “l’assassino della tragedia”. Gli eroi vengono umanizzati, questo rivela anche il fatto che in Euripide c’è un’attenzione per gli umili; la tragedia precedente ad Euripide è più umile, invece egli riporta persone più di casa. Quando c’è un dio in Euripide, viene messo sotto accusa: ad esempio Oreste è messo sotto accusa e viene perseguitato dalle Erinni, la riflessione introdotta è quale divinità ti spinge a uccidere tua madre? Pensando ad Ippolito, Fedra è costretta ad innamorarsi a causa della vendetta di Afrodite, vediamo il culto della forza dell’amore e il culto puro della natura. Quando la natura non è tradizionale, vediamo il dominio del caso (la τυχη), la fortuna, ciò che fa risolvere, accadere tutto verso il verso giusto ma essa non si comanda. Questo fattore di casualità, porta ad un’abbondanza di φόβος (paura) e έλεος(pietà) e αναγνορισις (il riconoscimento di quello che la persona è). Il mito tradizionale subisce variazioni in Euripide: un esempio è la storia di Alcesti, facendo trascorrere tanto tempo nel matrimonio e rende la scelta ancora più tragica, rispetto alla tradizione classica del mito dove la neo sposa è sacrificata.Medea: nel mito tradizionale, i figli sono uccisi dai corinzi inferociti perché Giasone potrebbe diventare re di Corinto e volendo sposare la giovane donna, Medea si vendica avvelenando il padre della sposa e c’è la vendetta dei corinzi. La tradizione dice che i corinzi abbiano pagato 5 talenti per modificare il mito e dunque far apparire Medea come assassina. In realtà è improbabile perché quando viene messa in scena, c’è la guerra del Peloponneso e Corinto ed Atene sono in guerra,
Visto che il mito cambia, ci sono tanti prologhi espositivi. Euripide adora il deus ex machina; Antifane in un frammento della sua Poeisis ci dice che la vita da commediografo è difficile ci si deve inventare i personaggi, la trama, ecc invece quello da poeta tragico è semplice, ci si serve di un mito e quando la trama non vede una fine, si introduce il deus ex machina che assicura successo. In realtà non è detto che il deus ex machina risolva le tragedie: solo nel Filottete. In realtà semplicemente è la causa, l’αιτιον per le azioni successive. Vediamo un uso smodato del coro; Walter Crams che scrive lo “stasimon” dove studia la poesia corale della tragedia, afferma che gli ultimi stasimi di Euripide sono ditirambi e ben lontani. Euripide negli ultimi drammi riporta il trimetro sulla scena; il tetrametro trocaico si prestava al Παρακαταλογή, ossia il recitativo e denotava le scene importanti, dove bisognava prestar attenzione. Gli antichi lo amavano come uomo di teatro, poeta di scena; la trilogia bizantina sono Ecuba, Oreste e Fenicie. Quando troviamo qualche biglietto di teatro antico (fatti di biombo) vediamo che il dramma più rappresentato di Euripide è Oreste. È ambientato ad Argo e Oreste perseguitato dalle Erinni, è processato dagli argivi. La tragedia è ricca di scena, di azione, vediamo anche Zeus come deus ex machina che rapisce Elena. Anfidamante il giovane ha vinto più di Euripide ma non è noto infatti successivamente vennero messi in scena i drammi dei tre tragediografi in gara tra loro per questo oggi sono note queste. L’altra faccia del teatro è la commedia. Secondo Aristotele, anche la commedia ha sviluppo coralem la comodìa è il canto del komos, uno sviluppo festoso della processione. C’è una seconda etimologia che riguarda komodia come canto del villaggio ma questa etimologia è rifiutata perché kome è parola dorica. Ma in ambiente dorico c’è la commedia: Susarione, colui che ha inventato la commedia in ambito dorico e abbiamo anche la Farsa megarese, di Megara che Aristofane cita, abbiamo poi i cosiddetti improvvisatori spartani, abbiamo attestata anche una commedia siciliota, un esempio è Epicarmo di Siracusa dove vediamo una presa in giro di tipi fissi e miti, un esempio è Odisseo disertore. Non contengono un coro, dunque non possiamo considerarla come la commedia ateniese. Aristofane ci dice anche che la commedia derivasse dalla falloforìa; con la falloforìa, la commedia si innesta sui personaggi che prendono in giro il pubblico e se qualcuno rispondesse, si creava un botta e risposta. Zielinski scrive … e crede che ci siano tre parti fondamentali nell’opera: il prologo, la parabasi, dove il coro si spoglia e parla direttamente con il pubblico portando messaggi del poeta sia che riguardavano il voto per vincere la gara o messaggi universali, l’agone, dove o due membri del coro o due personaggi dibattono, questo agone è influenzato dal sofismo che aveva introdotto i δισσοι λογοι, dove vediamo due tesi, la contesa per far prevalere una delle due tesi è detta dissoi logoi. Vediamo dilettantismo dei coreuti, versi giambici recitati, versi di lirica corale propri del mondo dorico, costumi immaginifici e il buffo costume dell’attore è imbottito che fa pancia e natiche grosse da cui pendeva un grande pene che suscitava il riso. Questo costume era di origine dorica. Alfred Körte tentò una teoria di conciliazione dove vediamo la commistione dei costumi dorici e i cori attici in onore di Dioniso con un aspetto ricco e immaginifico e da qui nasce la commedia. La commedia attica canta di politica e spesso prende posizione politica riguardo gli avvenimenti della città, adatta l’invettiva per il trimetro giambico. Anche per la commedia vediamo un triade Aristofane, Cratino ed Eupoli ma in realtà sopravvive solo Aristofane, la commedia è sconveniente per i programmi scolastici ma la commedia è utile quando in età imperiale va di moda la tendenza linguistica attica, dove si cerca di parlare come un greco di 5 secolo e si salva Aristofane soprattutto i tre drammi più educativi (nuvole, pluto e rane). Aristofane scrisse in tutto 44 commedie e abbiamo 11 commedie: tanto rispetto in percentuale ciò che si è salvato riguardo i tragici. Abbiamo opere di tutta la sua carriera: il primo è gli Acarnesi e venne rappresentato non appena Aristofane diventò maggiorenne, in realtà aveva scritto già 2 commedie (Banchettanti dove osò prendere in giro Cleone e Babilonesi ma essendo minorenne, le pubblicò con il nome del regista; Cleone fa causa ad Aristofane e Aristofane ne parla).
linguistica rozza e poi il problema è risolto. Sulla scena vediamo diverse porte: l’attore entra ed esce dove gli pare, invece nella commedia e tragedia posteriore vediamo le porte che indicano un particolare ingresso. Uno dei personaggi che attacca spesso è Euripide, e il tragico che piace molto alla generazione ad esempio Filippide, un personaggio, lo apprezza; Euripide è visto come colui che mette in scena re stracciati e crea pietà. Nelle tesmoforiazuse, Euripide è attaccato come colui che rivela i segreti delle donne. Si prende gioco della sottigliezza con cui Euripide scriveva i testi ad esempio nelle Rane. Euripide è preso in giro anche per la sua fiducia nella tecnologia; Nella pace, vediamo una presa in giro dettata anche dalla rottura della quarta parete. Il rivale di Euripide, Cratino, molto venerato: nei Cavalieri nella parabasi fa una riflessione su come si sia evoluta la commedia fino ai giorni suoi. Egli sostiene che Cratino ormai è anziano e sempre ubriaco, non può gareggiare ma dovrebbe esser mantenuto a spese dello stato. Quando mette in scena le Nuvole, Cratino mette in scena La Damigiana e partecipa: la commedia consiste nel matrimonio di Cratino e Commedia, Commedia fa causa a Cratino perché la tradisce una Damigiana e con giovincelli poiché è sempre ubriaco; Cratino vince e Aristofane arrivò ultimo si dice a causa di Alcibiade visto che le Nuvole erano contro di Socrate; Aristofane era preceduto da un certo Amipsia che comunque aveva preso in giro di Socrate con il Conno, commedia che ha come titolo il maestro di musica di Socrate. Cratino dice che Aristofane euripidoaristofaneggia, ossia lo disprezza ma in realtà lo imita in diverse trovate. Ha preso il meglio che Euripide poteva fornire. Nelle ecclesiazuse non abbiamo parodi, nel Pluto tutta la parte del coro è omessa, riassunta con la sigla koroù. Nelle Vespe, viene criticato il sistema greco: abbiamo una giuria popolare dove i giudici erano sorteggiati, l’accusato si difende e l’accusatore parla. Dunque abbiamo al potere giudiziario persone senza competenze e sfacciate. Il tribunale è l’Eliea. Questo sistema ha un costo: chi fa il giudice, non ha il tempo di lavorare; la lega delio attica paga 2 (ad un certo punto divennero 3) oboli, ossia 1 sesto di dracma, e c’erano 2 oboli per la giornata del teatro. (Il τεωρικον). Aristofane nelle Vespe è contro questa forma di giustizia. Le Vespe sono anche un dramma di lotta generazionale: basti notare i nomi. Il figlio che è più giovane ed è colto cerca di rinsavire il padre; il padre ha perso la scommessa nel finale, non frequenta più il tribunale e cerca una nuova attività in cui occuparsi: il simposio. Dunque c’è una visione critica e simpatica del simposio. Aristofane è presente anche nel Simposio e gli studiosi indagano su come la sua presenza sia così importante sebbene nell’apologia ci dice che le nuvole di Aristofane diano problemi a Socrate. Testo Aristofane Edizione Oxoniense di Wilson 2007. Vespe non è una commedia della triade (Nuvole, Rane, Pluto) e dunque non abbiamo tantissimi manoscritti. Per le Vespe abbiamo una tradizione che è fondata su due manoscritti: -Ravennàs 429 codice di 10 secolo (contiene tutte e 11 commedie di Aristofane); è come il codice Laurenziano per Eschilo che tramanda tutte e 7 tragedie. -Marcianus 474, è uno di quei codici venuti con Bessarione; è un codice di 11 secolo. Ci sono altri manoscritti che presentano letture interessanti dove esse dipendono dai copisti che aggiustono Γ Laurenziano Pluteo 21 15 H Holcamensis, in Inghilterra Wilson non è andato a ricontrollare i codici ma si affida al lavoro di qualcun altro. “Su forza, togliti queste maledette scarpacce e in fretta indossa queste laconiche; e io dovrei sopportare di indossare calzature ostili fabbricate da nemici uomini; caro, mettile, e facendo in fretta entra con forza nella laconica. Tu mi fai ingiustizia se mi fai mettere piede nella terra del nemico. Su, anche l’altra, quest’altra proprio no perché una delle dita di questo piede è molto antispartana. Non c’e niente altro da fare, me infelice, io che in vecchiaia non prenderò nessun gelone. Sbrigati, una buona volta a indossarla e riccamente essendo avanzato cosi, comportati come uno snob
/ come se avessi un comportamento di gran lusso”. Lezione 4 maggio “Ecco guarda la mia disposizione/ il mio modo di andare e pensa a chi soprattutto somiglio tra i ricchi per la mia camminata, a chi? A uno che ha messo l’aglio sull’ascesso (ad Atene piccoli ascessi venivano curati con l’aglio). Eppure io ho una gran voglia di sculettare. Su dunque, sarai in grado di pronunciare discorsi solenni essendo presenti uomini colti e abili. Sì, io sì, e dunque quali potresti dire? Ne ho molti. Prima di tutto, come Lania (mostro mitologico) catturata scorreggiò, dopo Kardopione Ma non dirmi miti ma qualcosa delle cose umane, quante diciamo soprattutto i discorsi che si fanno in casa. Io dunque ne so molti anche quelli che si fanno in casa, quello che c’era una volta il topo e la gatta. Rozzo e ignorante Teogene (è un compagno di Cleone; Teogene che viene preso in giro da Aristofane perché grasso rozzo e ignorante) lo disse al raccoglitore di letame, anche questo per disprezzare. Tu vuoi dire dei topi e delle gatte presso gli uomini? E allora quale bisogna che io dica? Quelli altisonanti. Ad esempio che sei stato teoro insieme ad Androcle (esponente dello stesso partito di Cleone e che causò l’esilio di Alcibiade) e Clistene (è una persona che viene preso in giro continuamente da Aristofane perché è omosessuale). Io non sono mai stato teoro da nessuna altra parte eccetto a Paro e ho portato due oboli a casa. Allora bisogna raccontare come Euforione (vincitore dei giochi olimpici del 464; parlare di uno sport antico dà un particolare tono) subito combatté bene nel Pancrazio (forma di lotta, dove si può fare tutto) con Asconda nonostante lui fosse già vecchio e con i capelli bianchi, un costato profondo, fianchi degli di Eracle e torace eccellente. Aspetta, aspetta Come uno potrebbe fare il Pancrazio con la corazza? (Torax in greco indica non solo il torace ma anche la corazza). Cosi ritengono di dover raccontare i saggi. Ma dimmi un’altra cosa, quali pensi che potresti raccontare bevendo insieme a uomini stranieri di gesta tue coraggiosissime della giovinezza (quando nel simposio partecipava uno straniero si parlava delle proprie grande gesta). Quella, quella! (La ripetizione dei pronomi indica un certo entusiasmo) la coraggiosissima impresa quando ho fregato i pali delle viti di Efodione. Tu mi ucciderai, ma che pali, come desti la caccia ad un cinghiale o ad una lepre, hai fatto il corso di una lampada, trovandoti qualcosa della prima giovinezza. Ma io lo so una cosa propria della mia giovinezza quando essendo un ragazzo grande come un bue, ho preso inseguendolo il corridore Faullo per oltraggio: falla finita, ma distesoti, apprendi ad essere compagno di simposio e compagno di società. Dimmelo in fretta, in modo da avere un bello schema e come allora? Distendi le ginocchia e come farebbe un ginnasta/ come gli atleti distendi te stesso sui tappeti mollemente (il neutro dell’aggettivo è uno dei modi che il greco usa per creare l’avverbio), poi elogia qualcuno dei bronzi, ammira il soffitto e meravigliati per la tappezzeria della sala; ceniamo, ci siamo lavati e libiamo, per gli dei abbiamo mangiato un sogno, una flautista ha cominciato a suonare e i simposiasti sono Teoro, eschine, fano, cleone e un altro straniero (che si trova) dalla parte della testa, il figlio di Acestore. Dal momento che stai insieme a questi, fai attenzione a ricevere bene gli scolii (canti da simposio cantati da chi aveva la fronda in mano). Ma veramente? Io lo farò come nessuno dei diacri (il demo più povero). Presto saprò: sono Cleone e per primo canto lo scolio di Armodio e tu lo riceverai. “Non c’è mai stato uomo ad Atene non così malvagio e ladro”. Tu ti comporterai in questo modo? Ma lui gridando ti distruggerà, infatti dirà che ti ucciderà, ti rovinerà, ti espellerà da questa terra. Io appunto se mi minaccia, per Zeus, ne canterò un’altra. “Dunque uomo tu che minacci il grande potere ancora rovescerai la città, questa si trova in bilico” che cosa farai qualora Teoro disteso sui tuoi piedi canti avendo preso la destra di Cleone questo verso “O compagno, avendo appreso la storia di Admeto, ama i buoni”(i buoni sono gli aristocratici) (scolio di prasilla, è di natura aristocratica, poetessa greca ricordata per il testo dell’adone). Se Teoro canterà così, tu quale scolio dirai? Io dirò più o meno questo qui. Non è possibile fare la volpe né essere caro ad entrambi.
Sappiamo che Atene per le sue letture avesse concesso 10 talenti, che sono tantissimi. Ad Atene interessa premiare queste letture perché sono utili alla città, spingono ad accettare l’imperialismo ateniese. Il suo ionico è artificioso ed è destinato alla pubblica lettura e cerca di somigliare ad Omero, abbiamo infatti un’iscrizione che dice Erodoto rapsodo in prosa. Erodoto nonostante le analogie con l’epos, è originale: affronta un tema specifico ossia perché Asia ed Europa sono sempre in lotta. Con i tempi mitici se la cava abbastanza facilmente, con tante storie di donne; Erodoto stabilisce le fonti, adotta un vaglio critico; curiosamente predilige la fonte orale perché si può interrogare invece quella scritta dice sempre quello. Vediamo il pregiudizio per l’uso della scrittura. Però Erodoto ha il gusto per il racconto: racconta anche ciò che pensa non sua vero, ossia tutto il complesso delle notizie che ha. Formalmente l’opera di Erodoto che noi chiamiamo storia ma in realtà il titolo non ce l’ha, si presenta come un’opera divisa in 9 libri ognuno con un nome delle muse ed 3 una divisione fatta dalla scuola alessandrina. Il testo ci viene presentato come una presentazione dei vari popoli dell’impero persiano e soprattutto nella prima parte dell’opera abbiamo un lavoro etnografico e geografico importante e sono presentati nell’ordine in cui i popoli sono stati conquistati dai persiani; un’eccezione è il primo libro costituito dal regno di Lidia. Il racconto lidio è utile da un punto di vista etico per Erodoto; nel 5 libro abbiamo la rivolta ionica da parte della Persia e la sua sconfitta da parte dei persiani e vediamo i tentativi da parte dei persiani di conquistare i greci, egli è la fonte principale delle guerre persiane. Il finale dell’opera sembra non essere completa e finisce in maniera strana, abbiamo una serie di problemi all’interno dell’impero persiano: Serse si innamora della moglie di suo fratello, nel finale vediamo la presa di Sesto ed è un posto insignificante. Ma Erodoto voleva finire qui? Nel corso dell’opera fa delle promesse e che sono disattese. Si cita una massima di Ciro il Grande un terreno povero fa crescere coraggio e libertà, che sono in contrapposizione al servilismo persiano. Alcuni hanno osservato anche che con la vittoria delle guerre persiane, Atene si è allargata molto sulle antiche colonie. E dunque ecco il senso del greco e l’aspetto della misura; nell’800 si sviluppa una questione erodotea e ci si chiede in che modo Erodoto ha composto le sue storie? Vediamo una posizione analitica: Erodoto lavora per Loboi, ossia unità etnografiche e geografiche poi unite insieme per raccontare l’inimicizia tra Europa e Asia. Abbiamo le figure di Scholl, Bauer e Felix Jacoby. Questa posizione fu integrata da Gaetano de Sanctis dice che Erodoto voleva scrivere una storia della Persia e in un secondo momento ha detto vabbè confrontiamo il mondo persiano con quello greco. Oggi la questione sembra esser chiusa, forte sono le posizioni unitarie come quelle di Myres, Immerwahr, Waters dove si dà credito al proemio dove Erodoto dice di scrivere della lite tra Europa ed Asia. Per il suo modo di ragionare, Erodoto starebbe benissimo con gli arcaici, la teodicea è sempre attiva, gli dei sono più che presenti nell’uomo ed elabora lo φθονος θεών. Un esempio è l’anello di Policrate. Un altro aspetto ci ricollega a Sofocle: che rapporto bisogna avere con la divinità? Erodoto e Sofocle erano buoni amici e Erodoto pone la stessa questione nel 1 libro sulla Lidia: vediamo il mito di Creso e la sua fissazione per gli oracoli. Si passa poi al suo incontro con Solone quando è sulla pira. Cleobi e Bitone richiamano Sofocle: il male maggiore è nascere, se si nasce è meglio morire subito. Solone dice che non si può dire di essere stato felice se non post morte ed è un concetto che incontriamo all’inizio delle Trachinie di Sofocle. Questo incontro probabilmente non è mai avvenuto ma il contenuto etico è importante. Ciro poi non brucerà più Creso. L’opera di Erodoto ci mostra il contatto con la sofistica: un esempio è il terzo libro dove vediamo assassinato Smerdi e i nobili persiani hanno preso in considerazione l’idea che la Persia potrebbe diventare una repubblica. Erodoto affronta il tema delle 3 costituzioni principali: monarchia, aristocrazia e democrazia. Come spesso succede nella retorica greca, l’ultima posizione espressa è quella vincente. Questo argomento nasce in un contesto sofistico. I greci elogiavano le costituzioni di Creta e Sparta poiché più stabili. Anche la tendenza riguardo il relativismo è annotata da Ecateo che vede differenze tra i greci che seppelliscono i morti e gli indiani che mangiano i morti perché i defunti sono dentro di sé.
Ecateo dice che invertendo, inorridiscono entrambi; dipende dal νομος βασιλεως. In Erodoto, il gusto orientale per la narrazione che sembra incredibile. Vediamo la storia di Combabbo, generale di Persia a cui ha il compito di scortare la regina. La regina vuole fare sesso e Combabbo dice no; allora torna a casa e lei denuncia la violenza sessuale da parte del marito. Cosi nasce l’abitudine di creare eunuchi a corte persiana.