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Appunti di quinta liceo scientifico sull’atmosfera e sul clima
Tipologia: Appunti
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Lezione 1: Le caratteristiche dell’atmosfera 1.1 Stratificazione dell’atmosfera Le molecole dei gas che compongono l’atmosfera sono in continuo rapido movimento perché ricevono energia dal sole. In base alla composizione è divisa in due parti:
L’altezza a cui si forma la nuvola dipende dalla T iniziale della massa d’aria e dal contenuto di vapore. Le varie tipologie di nuvole si possono ricondurre a due categorie principali: quelle che si sviluppano in altezza o quelle che formano piani estesi.
La distribuzione delle zone di alta e bassa pressione ha suggerito un modello della circolazione generale atmosferica che prevede un sistema a 3 celle convettive. La cella di Hadley occupa la fascia subtropicale, alle altre latitudini si trova la cella polare. Queste due elle sono separate dalla cella di Ferrel. 3.2 La circolazione nell’alta troposfera Il modello delle celle fornisce una spiegazione semplificata della circolazione atmosferica. In realtà le grandi aree stabili e permanenti di alta e bassa pressione non formano anelli uniformi e continui intorno al globo, ma le masse d’aria in movimento subiscono deviazioni rispetto alla traiettoria teoricamente prevedibile. Si ottiene quindi una situazione di discontinuità di aree di alta e bassa pressione. La distribuzione di queste aree è variabile e dipende dalle variazioni climatiche stagionali. Durante il corso dell’anno le alte e le basse pressioni si spostano verso nord o sud seguendo il moto apparente annuo del sole. La variabilità della posizione delle aree cicloniche e anticicloniche è più accentuata in corrispondenza delle latitudini intermedie. Alle basse quote le traiettorie delle masse d’aria in movimento risentono dell’attrito con la superficie e delle differenze di riscaldamento e umidità tra le aree continentali e oceaniche. Salendo in quota i venti sono meno influenzati dall’attrito e dal comportamento termico di continenti e oceani e tra i 3000-5000 m spirano con regolarità e costanza. Nell’alta troposfera si determinano condizioni di alta pressione sopra l’equatore e di bassa pressione ai poli. Questa inversione rispetto alla bassa troposfera è dovuta allo spessore dell’alta troposfera, che all’equatore è più che doppio rispetto ai poli. A causa del raffreddamento dovuto alla quota, nelle zone superiori della troposfera l’aria all’equatore è più fredda che ai poli. In quota l’aria si sposta dalle alte alle basse pressioni, quindi si muove dall’equatore verso i poli. Le correnti richiamate verso i poli subiscono solo la deviazione causata dall’effetto Coriolis poiché l’attrito con la superficie è quasi inesistente. In entrambi gli emisferi si originano correnti occidentali a quasi tutte le latitudini, solo in una fascia ristretta intorno all’equatore spirano correnti orientali. 3.3 Le correnti a getto La corrente a getto è una corrente d’aria a grande velocità (fino a 500 km/h) situata ai limiti superiori della troposfera. È un flusso d’aria compatto e parallelo alla superficie, largo alcune centinaia di chilometri. In una fascia compresa tra 25° e 35° di latitudine N si trova la corrente a getto subtropicale , in corrispondenza ai 60° si trova la corrente a getto del fronte polare. Nell’emisfero boreale la corrente a getto subtropicale è rettilinea e cambia posizione nel corso dell’anno: d’inverno si avvicina all’equatore e d’estate si sposta verso nord; questa migrazione è importante per le condizioni meteorologiche dell’area mediterranea. È importante l’anticiclone delle Azzorre: d’inverno si sposta verso l’equatore e il Mediterraneo è più esposto alle correnti umide provenienti dall’Atlantico, d’estate sale verso nord e blocca la via verso il Mediterraneo alle correnti atlantiche. Lezione 4: Le precipitazioni e i regimi pluviometrici 4.1 Le precipitazioni atmosferiche Le precipitazioni atmosferiche sono la pioggia, la neve e la grandine, prodotti della condensazione e della solidificazione del vapore acqueo; si formano in atmosfera per poi precipitare al suolo. Le precipitazioni si hanno quando le dimensioni delle goccioline che compongono le nuvole diventano troppo grandi per restare in sospensione.
4.2 I temporali Il temporale è un violento fenomeno atmosferico caratterizzato da pioggia violenta, raffiche di vento, fulmini, tuoni e a volte grandine. Le cause principali sono umidità e instabilità atmosferica; una massa d’aria calda circondata da aria più fredda e più densa è in condizioni di instabilità e continua a salire finchè è circondata da aria più fredda. Per formare una nube temporalesca la massa d’aria al suolo deve avere un’umidità relativa del 40-50%. La massa d’aria calda e umida che sale subisce la condensazione del vapore acqueo in eccesso e si forma una grossa nube sviluppata in altezza. Più nubi di questo tipo aggregate formano un temporale. I fulmini sono la manifestazione violenta e improvvisa delle scariche elettriche che si generano nell’atmosfera durante i temporali. Se tra due corpi di carica elettrica opposta è interposto un mezzo isolante (es. aria) non si genera alcuna scarica elettrica perché il mezzo isolante impedisce alle scariche di incontrarsi. Ogni mezzo isolante ha però un limite, superabile se la carica elettrica accumulata nei due corpi diventa troppo grande: in questo caso il materiale isolante interposto tra i due conduttori è perforato dalla scarica elettrica. Ai fulmini sono associati i tuoni, boati più o meno violenti. Un fulmine si propaga nell’atmosfera come dentro uno stretto canale d’aria, che si riscalda in tempi brevissimi fino a 30 000° C e subisce una rapidissima espansione. Le onde di compressione generate dall’esplosione sono avvertite come un boato. 4.3 Regimi pluviometrici La distribuzione delle precipitazioni sulla superficie terrestre è disomogenea. Il bilancio idrologico tiene conto delle entrate e delle uscite dell’acqua che si verificano in un dato territorio in un certo periodo di tempo; l’ evapotraspirazione è il processo attraverso il quale il vapore passa nell’atmosfera per evaporazione dal suolo e per traspirazione dalla vegetazione. Una zona è detta arida quando il suo bilancio idrologico è passivo, ovvero quando l’evapotraspirazione potenziale supera le precipitazioni, mentre è umida quando il suo bilancio idrologico è attivo, cioè le precipitazioni sono maggiori dell’evapotraspirazione. Nella stessa località la quantità di precipitazioni è variabile di anno in anno a causa della formazione e degli spostamenti delle aree di alta e bassa pressione. Per avere un quadro sintetico delle precipitazioni che si verificano su un dato territorio si costruiscono carte a isoiete. Le isoiete sono linee che congiungono tutti i luoghi che ricevono la stessa quantità media di precipitazioni in un dato periodo di tempo. La ripartizione stagionale e mensile delle precipitazioni in una data regione ne determina il regime pluviometrico, molto importante per le conseguenze sullo sviluppo della vegetazione, sul deflusso e il regime delle acque continentali, sul modellamento del paesaggio e sulle attività umane. I principali regimi pluviometrici seguono approssimativamente fasce latitudinali e sono:
all’effetto Coriolis che li trasporta verso latitudini più alti. A causa di questo spostamento le coste orientali dei continenti comprese nella fascia intertropicale sono le zone più colpite. I tornado sono fenomeni violenti dei cicloni, ma di estensione più limitata. Sono anche detti tromba d’aria (sulla terraferma) o tromba d’acqua (in acqua). Si formano da una nube temporalesca e hanno l’aspetto di un lungo e stretto vortice, che dal suolo raggiunge la nube. 4.3 Le previsioni del tempo I dati necessari per l’elaborazione delle previsioni del tempo sono raccolti da stazioni meteorologiche fisse o a bordo di navi, palloni da sonda e satelliti polari o geostazionari. Queste informazioni sono usate nei centri meteorologici per elaborare le carte sinottiche.
Lezione 1: Il sistema clima 1.1 Fattori ed elementi climatici Dal punto di vista scientifico, le espressioni tempo meteorologico e clima hanno significati diversi: il tempo è il complesso delle condizioni fisiche che caratterizzano l’atmosfera in una determinata località nell’arco di qualche ora o giorno. Il clima invece è l’insieme delle condizioni fisico-meteorologiche (temperatura, umidità, pressione, venti…) che caratterizzano per almeno 30 anni una determinata zona terrestre. Sia tempo sia clima sono il risultato dell’incessante circolazione generale dell’atmosfera e gli elementi che li caratterizzano sono gli stessi: insolazione, temperatura, pressione, venti, umidità, precipitazioni. Gli elementi climatici sono variabili, ma considerandoli nell’arco di 30 anni si ottengono valori medi abbastanza stabili. Sono strettamente dipendenti dai fattori climatici. I fattori climatici sono le condizioni stabili per lungo tempo perché sono legati alla posizione geografica di una data area. Si possono distinguere: Fattori zonali Fattori geografici Latitudine = condiziona l’inclinazione dei raggi solari e la durata del periodo di riscaldamento Circolazione generale atmosferica = influisce attraverso gli scambi di calore tra le regioni calde e fredde Altitudine = con l’altezza diminuiscono T, pressione e umidità e aumentano irraggiamento solare e piovosità Esposizione topografica = agisce sulla temperatura a livello locale Presenza di catene montuose = deviano le masse d’aria Vicinanza del mare = mitiga il clima Correnti marine Vegetazione = assorbe energia, abbassa la temperatura, immette vapore acqueo e aumenta l’umidità Attività umane = agiscono sul clima modificando l’ambiente fisico e biologico La climatologia è la branca della geografia fisica che si occupa delle interazioni tra i vari fattori che determinano un clima, come pure delle caratteristiche e della distribuzione dei diversi climi nelle varie zone della Terra. Lo studio del clima è importante anche per comprendere gli effetti che esso produce sulla morfologia terrestre e sulla distribuzione degli organismi vegetali e animali. I dati sulle temperature e sulle precipitazioni forniscono le informazioni maggiori sulle caratteristiche climatiche di una data località. Il climatogramma è uno strumento utile per visualizzare con immediatezza l’influenza dei due elementi climatici. Lezione 2: I climi della Terra 2.1 Classificazione dei climi Il clima di una località è fondamentalmente governato dalla latitudine. La diversa inclinazione della radiazione solare sul piano dell’orizzonte determina le variazioni di temperatura. Attraverso la circolazione atmosferica, dai centri di alta pressione subtropicali e polari si propagano masse d’aria fredda verso le aree di pressione più bassa localizzate sull’equatore e alle medie latitudini, dove si formano correnti d’aria calda ascensionali che provocano precipitazioni e determinano un bilancio idrologico positivo. Al contrario, nelle zone dei tropici e dei poli, le masse d’aria fredda
scendono dall’alta quota verso la superficie terrestre, il che impedisce la formazione di nubi e precipitazioni determinando un bilancio idrologico negativo. La frequenza di questi flussi di aria determina il carattere climatico di una località. A parità di latitudine, a causa del diverso calore specifico del suolo e dell’acqua, le estati sono più calde e gli inverni più freddi nelle zone interne dei continenti. Le località costiere, invece, presentano una minore escursione termica annuale, con temperature più miti. Si possono così distinguere i climi continentali e i climi marittimi. L’aria proveniente dagli oceani è carica di umidità; prima che raggiunga le zone interne del continente, l’umidità si è già scaricata nelle regioni costiere, e il clima, a parità di latitudine, diventa progressivamente più asciutto man mano che ci si addentra nell’entroterra. Il passaggio da una regione a clima asciutto a una a clima umido è generalmente graduale. Tuttavia, le catene montuose possono fungere da barriere improvvise tra differenti zone climatiche. Le montagne disposte longitudinalmente impediscono alle masse d’aria umida oceanica di penetrare all’interno del continente, specialmente nelle medie latitudini, dove soffiano i venti occidentali. In tal modo, si crea una zona molto umida sulla costa e una zona più asciutta dietro le montagne. 2.2 Classificazione dei climi secondo Köppen La classificazione del climatologo russo Köppen si basa su temperatura, precipitazioni e associazioni vegetali. La temperatura e le precipitazioni determinano il tipo di vegetazione spontanea di una località, detto bioma. Questa classificazione individua 5 gruppi climatici suddivisi in tipi climatici. I 5 gruppi climatici sono: Caldo-umido Equatoriale Monsonico Subequatoriale Arido Arido caldo Semiarido caldo Arido freddo Temperato caldo Subtropicale cinese Mediterraneo Temperato oceanico Temperato freddo Continentale umido Continentale subartico Nivale Subpolare Polare Di altitudine
Lezione 1: Il riscaldamento globale 1.1 Il riequilibrio termico della Terra L’atmosfera e la superficie terrestre ricevono energia dal Sole: circa il 35% dell’energia solare che arriva alla Terra è direttamente riflesso nell’atmosfera e il 47% è assorbito dalle acque, dalle rocce e dalle piante. La superficie quando viene colpita dai raggi si riscalda e riemette radiazioni elettromagnetiche a lunghezza d’onda maggiore di quelle che incidenti. Diossido di carbonio e vapore acqueo non schermano le radiazioni in ingresso ma trattengono quelle infrarosse in uscita e l’energia termica viene trattenuta nella troposfera. Per questo motivo vengono definiti gas serra e sono responsabili dell’ effetto serra. Altri gas serra sono metano, protossido di azoto, ozono troposferico e i clorofluorocarburi, responsabili dell’ assottigliamento dello strato di ozono stratosferico. Senza effetto serra la temperatura terrestre sarebbe in media - 18°C. Si definisce bilancio energetico la differenza tra l’energia solare assorbita e l’energia riemessa dalla Terra. 1.2 Il riscaldamento in atto Oggi occorre soddisfare i bisogni di un numero di cittadini sempre crescente e garantire standard di vita elevati a molte più persone. I paesi in via di sviluppo dunque consumano più energia rispetto al passato per recuperare il gap
2.2 Provvedimenti internazionali per contrastare il cambiamento climatico Nel 1997 è stato firmato in Giappone è stato firmato da oltre 160 paesi un trattato internazionale, il protocollo di Kyoto , che impegnava i paesi industrializzati a ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. Con la conferenza sul clima di Parigi (COP21) del 2015, 195 paesi, responsabili di circa il 90% delle emissioni globali, hanno ratificato un accordo per ottenere la riduzione delle emissioni, l’adattamento agli impianti climatici e le modalità per finanziare queste azioni.