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L’atmosfera e il clima, Appunti di Scienze della Terra

Appunti di quinta liceo scientifico sull’atmosfera e sul clima

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 23/12/2025

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marta-paracchini 🇮🇹

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Capitolo 14: L’atmosfera
Lezione 1: Le caratteristiche dell’atmosfera
1.1 Stratificazione dell’atmosfera
Le molecole dei gas che compongono l’atmosfera sono in continuo rapido movimento perché ricevono energia dal
sole. In base alla composizione è divisa in due parti:
Bassa atmosfera = parte più vicina alla superficie terrestre. L’azoto è il gas più abbondante (78%),
l’ossigeno è circa il 21%. Nel rimanente 1% sono compresi molti gas (argon e diossido di carbonio). La bassa
atmosfera può essere a sua volta divisa in:
Troposfera = 80% della massa dell’intera atmosfera, alta circa 12 km. Presenta grandi quantità di
pulviscolo atmosferico e sostanze inquinanti e vi avvengono i principali fenomeni meteorologici.
Stratosfera = i fenomeni atmosferici sono assenti perché il vapore acqueo è quasi inesistente. La
temperatura aumenta a causa dell’ozono, che forma l’ozonosfera.
Mesosfera = i gas sono molto rarefatti e vengono ionizzati dai raggi x e dai raggi ultravioletti
Alta atmosfera = i moti dei gas sono ridotti a causa della minore T e non c’è rimescolamento, quindi i gas
sono stratificati in base alla densità. È divisa in:
Termosfera = caratterizzata da un costante aumento di T con la quota a causa del riscaldamento
diretto del Sole
Esosfera = sfuma nello spazio interstellare.
Esiste poi anche la ionosfera, fascia compresa tra 50 e 1000 km di quota, in cui sono presenti ioni che formano strati
che riflettono le one radio emesse dalla superficie terrestre. Ciò permette la trasmissione dei messaggi radiofonici
anche a grandi distanze.
1.2 L’umidità dell’aria
La quantità di vapore contenuta in un determinato volume d’aria è definita umidità assoluta ed è espressa in g/m3.
Una massa d’aria è satura quando contiene la quantità di vapore acqueo massima possibile in relazione alla sua
temperatura. La temperatura a cui la massa d’acqua diventa satura è il punto di rugiada.
Per i meteorologi il dato dell’umidità assoluta è poco significativo, è importante l’umidità relativa, ovvero il rapporto
(in %) tra umidità assoluta e massima quantità di vapore acqueo che potrebbe essere contenuta nella massa d’aria
alla stessa T. Per calcolare l’umidità relativa di una massa d’aria si usa la relazione: pressione del vapore presente
pressione del vapore saturo .
1.3 La nebbia e le nuvole
La condensazione del vapore acqueo avviene quando la T di una massa d’aria scende al di sotto del punto di rugiada.
Se ciò avviene, il vapore acqueo presento nell’aria è superiore alla quantità massima contenibile a quella
temperatura, quindi la parte in più condensa formando goccioline d’acqua che fungono da nuclei di condensazione.
Le manifestazioni visibili del fenomeno della condensazione sono la nebbia e le nuvole:
Nebbia = si forma per contatto di una massa d’aria calda e umida con una superficie fredda, l’aria calda cede
calore alla superficie e si raffredda. L’abbassamento della temperatura determina un eccesso di vapore
acqueo, che condensa sottoforma di goccioline in sospensione nell’aria.
Nuvole = si formano quando la massa d’aria subisce una trasformazione adiabatica, in cui l’abbassamento
della temperatura di un gas non è dovuto a uno scambio di calore con l’ambiente circostante ma a una
variazione di pressione.
In una massa d’aria che si espande, le molecole occupano un valore maggiore e compiono lavoro sull’ambiente,
quindi perdono energia e il gas si raffredda; al contrario, se l’aria è compressa, il lavoro è compiuto dall’esterno
quindi le molecole acquistano energia e il gas si riscalda.
In natura le masse d’aria si comprimono e si espandono in seguito a movimenti rispettivamente di discesa e salita.
Le nuvole si formano nelle masse d’aria che si spostano verso l’alto e man mano che sale si espande e si raffredda.
La diminuzione di T di una massa d’aria a causa della quota prende il nome di gradiente adiabatico secco ed è 1° C
ogni 100 m. Quando la T scende fino al punto di rugiada inizia la condensazione, compaiono goccioline che
rimangono in sospensione formando una nuvola. L’aria continua a salire ma la condensazione del vapore in acqua
fa in modo che la T diminuisca più lentamente. La diminuzione di T a causa della quota dopo la condensazione è
detta gradiente adiabatico umido e vale 0,6 °C ogni 100 m.
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Capitolo 14: L’atmosfera

Lezione 1: Le caratteristiche dell’atmosfera 1.1 Stratificazione dell’atmosfera Le molecole dei gas che compongono l’atmosfera sono in continuo rapido movimento perché ricevono energia dal sole. In base alla composizione è divisa in due parti:

  • Bassa atmosfera = parte più vicina alla superficie terrestre. L’azoto è il gas più abbondante (78%), l’ossigeno è circa il 21%. Nel rimanente 1% sono compresi molti gas (argon e diossido di carbonio). La bassa atmosfera può essere a sua volta divisa in: ▪ Troposfera = 80% della massa dell’intera atmosfera, alta circa 12 km. Presenta grandi quantità di pulviscolo atmosferico e sostanze inquinanti e vi avvengono i principali fenomeni meteorologici. ▪ Stratosfera = i fenomeni atmosferici sono assenti perché il vapore acqueo è quasi inesistente. La temperatura aumenta a causa dell’ozono, che forma l’ozonosfera. ▪ Mesosfera = i gas sono molto rarefatti e vengono ionizzati dai raggi x e dai raggi ultravioletti
  • Alta atmosfera = i moti dei gas sono ridotti a causa della minore T e non c’è rimescolamento, quindi i gas sono stratificati in base alla densità. È divisa in: ▪ Termosfera = caratterizzata da un costante aumento di T con la quota a causa del riscaldamento diretto del Sole ▪ Esosfera = sfuma nello spazio interstellare. Esiste poi anche la ionosfera, fascia compresa tra 50 e 1000 km di quota, in cui sono presenti ioni che formano strati che riflettono le one radio emesse dalla superficie terrestre. Ciò permette la trasmissione dei messaggi radiofonici anche a grandi distanze. 1.2 L’umidità dell’aria La quantità di vapore contenuta in un determinato volume d’aria è definita umidità assoluta ed è espressa in g/m^3. Una massa d’aria è satura quando contiene la quantità di vapore acqueo massima possibile in relazione alla sua temperatura. La temperatura a cui la massa d’acqua diventa satura è il punto di rugiada. Per i meteorologi il dato dell’umidità assoluta è poco significativo, è importante l’umidità relativa, ovvero il rapporto (in %) tra umidità assoluta e massima quantità di vapore acqueo che potrebbe essere contenuta nella massa d’aria alla stessa T. Per calcolare l’umidità relativa di una massa d’aria si usa la relazione: pressione del vapore presente pressione del vapore saturo.
  1. 3 La nebbia e le nuvole La condensazione del vapore acqueo avviene quando la T di una massa d’aria scende al di sotto del punto di rugiada. Se ciò avviene, il vapore acqueo presento nell’aria è superiore alla quantità massima contenibile a quella temperatura, quindi la parte in più condensa formando goccioline d’acqua che fungono da nuclei di condensazione. Le manifestazioni visibili del fenomeno della condensazione sono la nebbia e le nuvole:
  • Nebbia = si forma per contatto di una massa d’aria calda e umida con una superficie fredda, l’aria calda cede calore alla superficie e si raffredda. L’abbassamento della temperatura determina un eccesso di vapore acqueo, che condensa sottoforma di goccioline in sospensione nell’aria.
  • Nuvole = si formano quando la massa d’aria subisce una trasformazione adiabatica, in cui l’abbassamento della temperatura di un gas non è dovuto a uno scambio di calore con l’ambiente circostante ma a una variazione di pressione. In una massa d’aria che si espande, le molecole occupano un valore maggiore e compiono lavoro sull’ambiente, quindi perdono energia e il gas si raffredda; al contrario, se l’aria è compressa, il lavoro è compiuto dall’esterno quindi le molecole acquistano energia e il gas si riscalda. In natura le masse d’aria si comprimono e si espandono in seguito a movimenti rispettivamente di discesa e salita. Le nuvole si formano nelle masse d’aria che si spostano verso l’alto e man mano che sale si espande e si raffredda. La diminuzione di T di una massa d’aria a causa della quota prende il nome di gradiente adiabatico secco ed è 1° C ogni 100 m. Quando la T scende fino al punto di rugiada inizia la condensazione, compaiono goccioline che rimangono in sospensione formando una nuvola. L’aria continua a salire ma la condensazione del vapore in acqua fa in modo che la T diminuisca più lentamente. La diminuzione di T a causa della quota dopo la condensazione è detta gradiente adiabatico umido e vale 0,6 °C ogni 100 m.

L’altezza a cui si forma la nuvola dipende dalla T iniziale della massa d’aria e dal contenuto di vapore. Le varie tipologie di nuvole si possono ricondurre a due categorie principali: quelle che si sviluppano in altezza o quelle che formano piani estesi.

  • Alla prima categoria appartengono le nubi cumuliformi o cumuli , che segnalano la presenza di moti convettivi.
  • Alla seconda categoria appartengono le nubi stratiformi o strati , responsabili del colore grigio uniforme del cielo. Oltre i 5000 m la quantità di nubi diminuisce e a causa della bassa T si trovano i cirri , nuvole bianche a forma di ciuffi. Spesso si formano nuvole quando una massa d’aria calda e umida è trasportata dal vento verso una montagna. L’aria si innalza per superare l’ostacolo, si espande e si raffredda formano una nuvola orografica. Lezione 2: I venti 2.1 Venti, cicloni e anticicloni L’aria della troposfera è riscaldata dal basso e quindi è instabile. Le masse d’aria dilatate dal calore salgono verso gli strati più alti della troposfera con movimenti di piccola entità, le correnti ascendenti , o di grandi dimensioni, le ascendenze atmosferiche. Lasciano quindi posto a masse d’aria più dense e fredde che scendono verso il suolo con movimenti di piccola entità, le correnti discendenti , o di grandi dimensioni, le subsidenze atmosferiche. Le masse d’aria calda esercitano bassa pressione atmosferica, quelle di aria fredda provocano alta pressione. Un’area di bassa pressione ha valori di pressione atmosferica inferiori a quelli circostanti, quella alta al contrario. In seguito a una differenza (∆P) di pressione tra due aree adiacenti, l’aria si sposta dalla zona di alta pressione a quella con bassa pressione. Il termine vento è riferito al flusso di una massa d’aria che si verifica prevalentemente in orizzontale ed è dovuto a differenze di pressione. Gli spostamenti d’aria tendono a ristabilire l’equilibrio termico. La velocità del vento diprende dal gradiente barico orizzontale. Il gradiente barico rappresenta il tasso orizzontale della variazione di pressione tra due punti. I venti lenti corrispondono a gradienti bassi, quelli veloci a gradienti alti e la velocità del vento è diminuita e resa incostante dall’attrito con le irregolarità del terreno. La scala beaufort elenca i criteri per quantificare il vento in mare aperto e permette la diffusione di informazioni affidabili sulle condizioni di navigazione. La distribuzione della pressione atmosferica sulla superficie terrestre è oggetto di studio della meteorologia. Per poter riconoscere le aree di alta e bassa pressione si usano le carte del tempo, carte geografiche in cui i punti che hanno la stessa pressione atmosferica in un dato momento sono uniti da linee chiuse e concentriche dette isobare. Quando le isobare sono vicine il gradiente è alto, quando sono lontane è basso. Il tracciamento delle isobare pone in rilievo configurazioni caratteristiche, tra cui la saccatura , striscia di basse pressioni che si protende da una depressione sul cui asse ci sono i valori minimi di pressione, e il promontorio , corridoio di alta pressione che si protende da un anticiclone. Se la Terra non ruotasse, il flusso d’aria si dirigerebbe verso la zona di bassa pressione seguendo la via più diretta e il percorso intersecherebbe ad angolo retto le isobare, perché il gradiente barico orizzontale è massimo. Un vento del genere è detto vento di gradiente ed è raro. L’effetto Coriolis e l’attrito con la superficie determinano una deviazione dalla direzione originaria. Il risultato di queste interazioni è che le masse d’aria in movimento seguono una traiettoria vorticosa. Le aree di bassa pressione (risalita di aria leggera verso l’alto) sono dette cicloni e quelle di alta pressione (discesa di aria pesante verso il basso) sono dette anticicloni. Nell’alta troposfera, a causa della mancanza di attrito con la superficie, i venit spirano in direzione parallela alle isobare e sono detti venti geostrofici. Approfondimento: l’effetto Coriolis 2.2 Brezza di mare e di terra Le differenze di pressione atmosferica generano un sistema di venti che interessano le località di mare e di montagna. Sono le brezze , che spirano con regolare periodicità in un verso durante il giorno e in quello opposto durante la notte.

La distribuzione delle zone di alta e bassa pressione ha suggerito un modello della circolazione generale atmosferica che prevede un sistema a 3 celle convettive. La cella di Hadley occupa la fascia subtropicale, alle altre latitudini si trova la cella polare. Queste due elle sono separate dalla cella di Ferrel. 3.2 La circolazione nell’alta troposfera Il modello delle celle fornisce una spiegazione semplificata della circolazione atmosferica. In realtà le grandi aree stabili e permanenti di alta e bassa pressione non formano anelli uniformi e continui intorno al globo, ma le masse d’aria in movimento subiscono deviazioni rispetto alla traiettoria teoricamente prevedibile. Si ottiene quindi una situazione di discontinuità di aree di alta e bassa pressione. La distribuzione di queste aree è variabile e dipende dalle variazioni climatiche stagionali. Durante il corso dell’anno le alte e le basse pressioni si spostano verso nord o sud seguendo il moto apparente annuo del sole. La variabilità della posizione delle aree cicloniche e anticicloniche è più accentuata in corrispondenza delle latitudini intermedie. Alle basse quote le traiettorie delle masse d’aria in movimento risentono dell’attrito con la superficie e delle differenze di riscaldamento e umidità tra le aree continentali e oceaniche. Salendo in quota i venti sono meno influenzati dall’attrito e dal comportamento termico di continenti e oceani e tra i 3000-5000 m spirano con regolarità e costanza. Nell’alta troposfera si determinano condizioni di alta pressione sopra l’equatore e di bassa pressione ai poli. Questa inversione rispetto alla bassa troposfera è dovuta allo spessore dell’alta troposfera, che all’equatore è più che doppio rispetto ai poli. A causa del raffreddamento dovuto alla quota, nelle zone superiori della troposfera l’aria all’equatore è più fredda che ai poli. In quota l’aria si sposta dalle alte alle basse pressioni, quindi si muove dall’equatore verso i poli. Le correnti richiamate verso i poli subiscono solo la deviazione causata dall’effetto Coriolis poiché l’attrito con la superficie è quasi inesistente. In entrambi gli emisferi si originano correnti occidentali a quasi tutte le latitudini, solo in una fascia ristretta intorno all’equatore spirano correnti orientali. 3.3 Le correnti a getto La corrente a getto è una corrente d’aria a grande velocità (fino a 500 km/h) situata ai limiti superiori della troposfera. È un flusso d’aria compatto e parallelo alla superficie, largo alcune centinaia di chilometri. In una fascia compresa tra 25° e 35° di latitudine N si trova la corrente a getto subtropicale , in corrispondenza ai 60° si trova la corrente a getto del fronte polare. Nell’emisfero boreale la corrente a getto subtropicale è rettilinea e cambia posizione nel corso dell’anno: d’inverno si avvicina all’equatore e d’estate si sposta verso nord; questa migrazione è importante per le condizioni meteorologiche dell’area mediterranea. È importante l’anticiclone delle Azzorre: d’inverno si sposta verso l’equatore e il Mediterraneo è più esposto alle correnti umide provenienti dall’Atlantico, d’estate sale verso nord e blocca la via verso il Mediterraneo alle correnti atlantiche. Lezione 4: Le precipitazioni e i regimi pluviometrici 4.1 Le precipitazioni atmosferiche Le precipitazioni atmosferiche sono la pioggia, la neve e la grandine, prodotti della condensazione e della solidificazione del vapore acqueo; si formano in atmosfera per poi precipitare al suolo. Le precipitazioni si hanno quando le dimensioni delle goccioline che compongono le nuvole diventano troppo grandi per restare in sospensione.

  • Pioggia = stato liquido, formata da goccioline d’acqua diventate troppo grandi per rimanere in sospensione
  • Grandine = è ghiaccio compatto, è collegata alle nuvole cumuliformi temporalesche, al cui interno ci sono moti ascendenti e discendenti di aria. Le goccioline trasportate in alto congelano e scendono verso la parte media della nuvola.
  • Neve = si forma quando dei cristalli di ghiaccio si aggregano in fiocchi, si hanno precipitazioni nevose quando la temperatura dell’aria attraversata dal fiocco non supera gli 0°C
  • Rugiada = si forma per condensazione di gocce d’acqua sulla superficie delle piante e di altri oggetti sul terreno a causa dell’irraggiamento terrestre e conseguente raffreddamento della superficie di contatto
  • Brina = si forma quando la temperatura dell’aria scende bruscamente sotto lo zero e le molecole di vapore presenti passano direttamente allo stato solido sulle superfici fredde senza condensarsi

4.2 I temporali Il temporale è un violento fenomeno atmosferico caratterizzato da pioggia violenta, raffiche di vento, fulmini, tuoni e a volte grandine. Le cause principali sono umidità e instabilità atmosferica; una massa d’aria calda circondata da aria più fredda e più densa è in condizioni di instabilità e continua a salire finchè è circondata da aria più fredda. Per formare una nube temporalesca la massa d’aria al suolo deve avere un’umidità relativa del 40-50%. La massa d’aria calda e umida che sale subisce la condensazione del vapore acqueo in eccesso e si forma una grossa nube sviluppata in altezza. Più nubi di questo tipo aggregate formano un temporale. I fulmini sono la manifestazione violenta e improvvisa delle scariche elettriche che si generano nell’atmosfera durante i temporali. Se tra due corpi di carica elettrica opposta è interposto un mezzo isolante (es. aria) non si genera alcuna scarica elettrica perché il mezzo isolante impedisce alle scariche di incontrarsi. Ogni mezzo isolante ha però un limite, superabile se la carica elettrica accumulata nei due corpi diventa troppo grande: in questo caso il materiale isolante interposto tra i due conduttori è perforato dalla scarica elettrica. Ai fulmini sono associati i tuoni, boati più o meno violenti. Un fulmine si propaga nell’atmosfera come dentro uno stretto canale d’aria, che si riscalda in tempi brevissimi fino a 30 000° C e subisce una rapidissima espansione. Le onde di compressione generate dall’esplosione sono avvertite come un boato. 4.3 Regimi pluviometrici La distribuzione delle precipitazioni sulla superficie terrestre è disomogenea. Il bilancio idrologico tiene conto delle entrate e delle uscite dell’acqua che si verificano in un dato territorio in un certo periodo di tempo; l’ evapotraspirazione è il processo attraverso il quale il vapore passa nell’atmosfera per evaporazione dal suolo e per traspirazione dalla vegetazione. Una zona è detta arida quando il suo bilancio idrologico è passivo, ovvero quando l’evapotraspirazione potenziale supera le precipitazioni, mentre è umida quando il suo bilancio idrologico è attivo, cioè le precipitazioni sono maggiori dell’evapotraspirazione. Nella stessa località la quantità di precipitazioni è variabile di anno in anno a causa della formazione e degli spostamenti delle aree di alta e bassa pressione. Per avere un quadro sintetico delle precipitazioni che si verificano su un dato territorio si costruiscono carte a isoiete. Le isoiete sono linee che congiungono tutti i luoghi che ricevono la stessa quantità media di precipitazioni in un dato periodo di tempo. La ripartizione stagionale e mensile delle precipitazioni in una data regione ne determina il regime pluviometrico, molto importante per le conseguenze sullo sviluppo della vegetazione, sul deflusso e il regime delle acque continentali, sul modellamento del paesaggio e sulle attività umane. I principali regimi pluviometrici seguono approssimativamente fasce latitudinali e sono:

  • Regime equatoriale = precipitazioni piovose durante l’anno a causa del riscaldamento e intensità dell’evaporazione e per le masse d’aria ascendenti. Si verificano due massimi di precipitazioni in concomitanza con gli equinozi
  • Regime subequatoriale = tra i tropici e l’equatore il regime pluviometrico presenta due stagioni umide alternate a due secche
  • Regime tropicale = si ha un solo periodo piovoso in coincidenza del solstizio estivo, il resto dell’anno è un periodo asciutto
  • Regime monsonico = nelle regioni dove soffiano i monsoni si ha l’alternanza di una stagione piovosa e una asciutta invernale
  • Regime mediterraneo = durante l’estate si ha la stagione secca, d’inverno quella piovosa, più breve nel mediterraneo orientale e più lunga nell’occidentale a causa della persistenza dell’anticiclone nelle regioni orientali
  • Regime marittimo = buona quantità di precipitazioni durante l’anno
  • Regime continentale = condizioni subdesertiche o prevalenti precipitazioni estive
  • Regime polare = precipitazioni scarse e prevalentemente nevose Lezione 5: Le perturbazioni e le previsioni del tempo Vento, nuvole e precipitazioni caratterizzano il tempo meteorologico.

all’effetto Coriolis che li trasporta verso latitudini più alti. A causa di questo spostamento le coste orientali dei continenti comprese nella fascia intertropicale sono le zone più colpite. I tornado sono fenomeni violenti dei cicloni, ma di estensione più limitata. Sono anche detti tromba d’aria (sulla terraferma) o tromba d’acqua (in acqua). Si formano da una nube temporalesca e hanno l’aspetto di un lungo e stretto vortice, che dal suolo raggiunge la nube. 4.3 Le previsioni del tempo I dati necessari per l’elaborazione delle previsioni del tempo sono raccolti da stazioni meteorologiche fisse o a bordo di navi, palloni da sonda e satelliti polari o geostazionari. Queste informazioni sono usate nei centri meteorologici per elaborare le carte sinottiche.

Capitolo 15: Il clima

Lezione 1: Il sistema clima 1.1 Fattori ed elementi climatici Dal punto di vista scientifico, le espressioni tempo meteorologico e clima hanno significati diversi: il tempo è il complesso delle condizioni fisiche che caratterizzano l’atmosfera in una determinata località nell’arco di qualche ora o giorno. Il clima invece è l’insieme delle condizioni fisico-meteorologiche (temperatura, umidità, pressione, venti…) che caratterizzano per almeno 30 anni una determinata zona terrestre. Sia tempo sia clima sono il risultato dell’incessante circolazione generale dell’atmosfera e gli elementi che li caratterizzano sono gli stessi: insolazione, temperatura, pressione, venti, umidità, precipitazioni. Gli elementi climatici sono variabili, ma considerandoli nell’arco di 30 anni si ottengono valori medi abbastanza stabili. Sono strettamente dipendenti dai fattori climatici. I fattori climatici sono le condizioni stabili per lungo tempo perché sono legati alla posizione geografica di una data area. Si possono distinguere: Fattori zonali Fattori geografici Latitudine = condiziona l’inclinazione dei raggi solari e la durata del periodo di riscaldamento Circolazione generale atmosferica = influisce attraverso gli scambi di calore tra le regioni calde e fredde Altitudine = con l’altezza diminuiscono T, pressione e umidità e aumentano irraggiamento solare e piovosità Esposizione topografica = agisce sulla temperatura a livello locale Presenza di catene montuose = deviano le masse d’aria Vicinanza del mare = mitiga il clima Correnti marine Vegetazione = assorbe energia, abbassa la temperatura, immette vapore acqueo e aumenta l’umidità Attività umane = agiscono sul clima modificando l’ambiente fisico e biologico La climatologia è la branca della geografia fisica che si occupa delle interazioni tra i vari fattori che determinano un clima, come pure delle caratteristiche e della distribuzione dei diversi climi nelle varie zone della Terra. Lo studio del clima è importante anche per comprendere gli effetti che esso produce sulla morfologia terrestre e sulla distribuzione degli organismi vegetali e animali. I dati sulle temperature e sulle precipitazioni forniscono le informazioni maggiori sulle caratteristiche climatiche di una data località. Il climatogramma è uno strumento utile per visualizzare con immediatezza l’influenza dei due elementi climatici. Lezione 2: I climi della Terra 2.1 Classificazione dei climi Il clima di una località è fondamentalmente governato dalla latitudine. La diversa inclinazione della radiazione solare sul piano dell’orizzonte determina le variazioni di temperatura. Attraverso la circolazione atmosferica, dai centri di alta pressione subtropicali e polari si propagano masse d’aria fredda verso le aree di pressione più bassa localizzate sull’equatore e alle medie latitudini, dove si formano correnti d’aria calda ascensionali che provocano precipitazioni e determinano un bilancio idrologico positivo. Al contrario, nelle zone dei tropici e dei poli, le masse d’aria fredda

scendono dall’alta quota verso la superficie terrestre, il che impedisce la formazione di nubi e precipitazioni determinando un bilancio idrologico negativo. La frequenza di questi flussi di aria determina il carattere climatico di una località. A parità di latitudine, a causa del diverso calore specifico del suolo e dell’acqua, le estati sono più calde e gli inverni più freddi nelle zone interne dei continenti. Le località costiere, invece, presentano una minore escursione termica annuale, con temperature più miti. Si possono così distinguere i climi continentali e i climi marittimi. L’aria proveniente dagli oceani è carica di umidità; prima che raggiunga le zone interne del continente, l’umidità si è già scaricata nelle regioni costiere, e il clima, a parità di latitudine, diventa progressivamente più asciutto man mano che ci si addentra nell’entroterra. Il passaggio da una regione a clima asciutto a una a clima umido è generalmente graduale. Tuttavia, le catene montuose possono fungere da barriere improvvise tra differenti zone climatiche. Le montagne disposte longitudinalmente impediscono alle masse d’aria umida oceanica di penetrare all’interno del continente, specialmente nelle medie latitudini, dove soffiano i venti occidentali. In tal modo, si crea una zona molto umida sulla costa e una zona più asciutta dietro le montagne. 2.2 Classificazione dei climi secondo Köppen La classificazione del climatologo russo Köppen si basa su temperatura, precipitazioni e associazioni vegetali. La temperatura e le precipitazioni determinano il tipo di vegetazione spontanea di una località, detto bioma. Questa classificazione individua 5 gruppi climatici suddivisi in tipi climatici. I 5 gruppi climatici sono: Caldo-umido Equatoriale Monsonico Subequatoriale Arido Arido caldo Semiarido caldo Arido freddo Temperato caldo Subtropicale cinese Mediterraneo Temperato oceanico Temperato freddo Continentale umido Continentale subartico Nivale Subpolare Polare Di altitudine

Capitolo 16: Il cambiamento climatico

Lezione 1: Il riscaldamento globale 1.1 Il riequilibrio termico della Terra L’atmosfera e la superficie terrestre ricevono energia dal Sole: circa il 35% dell’energia solare che arriva alla Terra è direttamente riflesso nell’atmosfera e il 47% è assorbito dalle acque, dalle rocce e dalle piante. La superficie quando viene colpita dai raggi si riscalda e riemette radiazioni elettromagnetiche a lunghezza d’onda maggiore di quelle che incidenti. Diossido di carbonio e vapore acqueo non schermano le radiazioni in ingresso ma trattengono quelle infrarosse in uscita e l’energia termica viene trattenuta nella troposfera. Per questo motivo vengono definiti gas serra e sono responsabili dell’ effetto serra. Altri gas serra sono metano, protossido di azoto, ozono troposferico e i clorofluorocarburi, responsabili dell’ assottigliamento dello strato di ozono stratosferico. Senza effetto serra la temperatura terrestre sarebbe in media - 18°C. Si definisce bilancio energetico la differenza tra l’energia solare assorbita e l’energia riemessa dalla Terra. 1.2 Il riscaldamento in atto Oggi occorre soddisfare i bisogni di un numero di cittadini sempre crescente e garantire standard di vita elevati a molte più persone. I paesi in via di sviluppo dunque consumano più energia rispetto al passato per recuperare il gap

2.2 Provvedimenti internazionali per contrastare il cambiamento climatico Nel 1997 è stato firmato in Giappone è stato firmato da oltre 160 paesi un trattato internazionale, il protocollo di Kyoto , che impegnava i paesi industrializzati a ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. Con la conferenza sul clima di Parigi (COP21) del 2015, 195 paesi, responsabili di circa il 90% delle emissioni globali, hanno ratificato un accordo per ottenere la riduzione delle emissioni, l’adattamento agli impianti climatici e le modalità per finanziare queste azioni.