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Informazioni su come mantenere la glicemia stabile, correggere alterazioni dei lipidi, mantenere un peso corporeo adeguato e prevenire complicanze acute e croniche per i diabetici. Viene consigliata una dieta normocalorica o ipocalorica in base al peso del paziente, con un apporto di proteine, lipidi e glucidi consono. Il documento include regole per la distribuzione giornaliera dei pasti e consigli per diverse tipologie di diete speciali, come diete ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e per la celiachia. Viene inoltre consigliato ridurre il rischio di contaminazione crociata da glutine.
Tipologia: Appunti
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La dieta è parte integrante della terapia del diabete sia 1 che 2 e gli obiettivi della terapia dietetica del diabete sono:
Mantenere la glicemia più vicino possibile alla normalità Correggere le eventuali alterazioni dei lipidi del sangue Mantenere o raggiungere un peso corporeo adeguato Prevenire le complicanze acute (i livelli di glicemia troppo bassi) Prevenire le complicanze croniche a carico dei diversi organi (reni, cuore, nervi e retina)
L’apporto energetico va modulato sui fabbisogni energetici del paziente e agli obiettivi terapeutici, adottando una dieta:
NORMOCALORICA, nel caso in cui il paziente sia normopeso IPOCALORICA, nel caso in cui sia sovrappeso e obeso
Nel cado di bambini e adolescenti bisogna assicurare la quota energetica necessaria per assicurare un accrescimento ottimale
L’APPORTO DI NUTRIENTI
L’ APPORTO PROTEICO dovrebbe rappresentare il 10-15% dell’energia totale giornaliera; sono consigliate le proteine vegetali, il pesce e le carni magre
I LIPIDI non devono rappresentare più del 30% dell’energia giornaliera totale tenendo conto che:
I grassi saturi devono apportare meno del 10% dell’energia totale Va ridotta il più possibile l’assunzione di acidi grassi trans Gli acidi grassi polinsaturi devono apportare il 5-10% dell’energia totale La parte restante va coperta dagli acidi grassi monoinsaturi
L’APPORTO DI GLUCIDI deve essere intorno ai 50-55% dell’energia totale
I GLUCIDI SEMPLICI devono apportare il 10-15% dell’energia totale: con assunzione di 2-3 frutti al giorno e una tazza di latte parzialmente scremato
Per il controllo della glicemia e del senso di fame, è consigliabile prevedere
Tre pasti principali e due spuntini (ricchi di fibra) ai diabetici che assumono insulina Tre pasti principali ai diabetici non insulino-dipendenti
Consiste in una dieta a ridotto contenuto di grassi e viene attuata riducendo l’assunzione di grassi da condimento in genere e di alimenti che contengono molti grassi
La dieta ipercolestrerolemia: in questo caso, oltre al colesterolo alimentare, devono essere ridotti anche gli acidi grassi saturi a lunga catena e gli acidi grassi trans
i lipidi devono rappresentare il 25% dell’energia totale tenendo conto che:
I grassi saturi devono essere meno del 7% e va limitato il consumo di alimenti che ne sono ricchi, come prodotti a base di latte, carni rosse Gli acidi grassi trans non dovrebbero essere introdotti se non in minime quantità L’introduzione di acidi grassi polinsaturi deve essere tra il 5 e il 10% dell’energia totale L’assunzione di acidi grassi monoinsaturi deve coprire la quota rimanente (15% delle calorie totali)
L’apporto di colesterolo : deve essere inferiore a 200mg/die e vanno limitati quindi gli alimenti che ne contengono elevate quantità (frattaglie, butto, formaggio)
L’apporto di glucidi : dovrebbe rappresentare il 50-60% delle calorie totali preferendo quelli complessi.
L’apporto proteico : è preferibile ridurre la carne, formaggi e gli affettati. È sconsigliata l’assunzione di bevande alcoliche di presenza di sovrappeso o obesità
La dieta l’ipertrigliceridemia : in questo caso, i lipidi devono rappresentare il 25% dell’energia totale (con 10% di acidi grassi saturi, 5-10% di acidi grassi polinsaturi e 15% di acidi monoinsaturi (È fondamentale il raggiungimento o il mantenimento di un peso corporeo adeguato: la dieta avrà un apporto calorico in relazione agli obiettivi terapeutici)
Consiste nella limitazione dell’apporto di proteine e può essere utilizzata nella terapia dei pazienti affetti da insufficienza renale cronica o nei pazienti con cirrosi epatica scompensata in presenza di encefalopatia porto-sistematica.
Affinchè le proteine siano utilizzate per fini plastici:
L’apporto energetico deve essere adeguato alle necessità del paziente (
kcal/kg di peso corporeo) fornito da glucidi, evitando un introito eccessivo di lipidi;
50% apporto proteico coperto mediante da proteine ad alto valore biologico;
Apporto proteico gradualmente ridotto in relazione al deterioramento della funzione renale.
Si passa da diete NORMOPROTEICHE (0,8/1g di proteine/kg di peso) a DIETE LIEVEMENTE IPOPROTEICHE (0,7g/kg di peso) fino a diete IPOPROTEICHE (0,60g o meno di proteine/kg di peso). Quando la restrizione proteica è estrema, per assicurare l’apporto proteico ad alto valore biologico si utilizzano i prodotti aproteici.
Nell’ insufficienza renale è opportuno ridurre anche l’apporto di fosforo, potassio e sodio, mentre è necessario aumentare il calcio.
Ridurre anche l’acqua (acqua introdotta = acqua eliminata).
Valgono le stesse indicazioni per l’apporto energetico e per l’utilizzo di prodotti a proteici della dieta ipoproteica per l’insufficienza renale cronica.
È necessario ridurre gli alimenti che contengono amminoacidi aromatici (carne, pesce…) in favore ad alimenti che contengono amminoacidi ramificati (latte e derivati).
Regime che apporta energia e nutrienti in quantità superiore al fabbisogno del paziente. Deve fornire molte calorie in piccoli volumi.
Questa dieta è prescritta per:
Prevenire la malnutrizione in soggetti a rischio;
Per correggere la malnutrizione dei pazienti con senso di sazietà precoce;
Per soddisfare il fabbisogno significativamente aumentato di alcuni pazienti.
L’incremento calorico deve avvenire gradualmente con apporto quotidiano di circa 400/500 kcal in più rispetto all’alimentazione abituale.
3 PASTI PRINCIPALI CON 2-3 SPUNTINI che apportino almeno 150/200 kcal ciascuno.
In sostituzione dell’aumento del volume dei piatti, si può utilizzare burro, panna, besciamella, miele…
Questi accorgimenti servono per prevenire la malnutrizione nei pazienti oncologici in chemioterapia.
S’ intende una dieta con un apporto di energia inferiore rispetto ai fabbisogni del paziente.
Una dieta ipocalorica deve apportare calorie ma meno di quelle necessarie al paziente.
L’ apporto di nutrienti è comunque garantito: le diete ipocaloriche sono infatti bilanciate mantenendo la fisiologica tra i nutrienti.
Le caratteristiche generali di questa dieta sono:
Calorie => 500-1000 kcal/die in meno rispetto agli apporti energetici abituali; Proteine => 15% dell’energia totale;
È stato stimato che una riduzione di 5g di sale al giorno riduca del 23% il rischio di ictus è del 17% il rischio di malattia coronarica.
1g DI CLORURO DI SODIO 400g DI SODIO
La riduzione dell’apporto di sodio è raggiungibile riducendo:
Sia il sale in aggiunto durante la preparazione delle pietanze o a tavola; Sia gli alimenti particolarmente ricchi di sodio;
Il sodio può essere presente anche negli addittivi o nei conservanti aggiunti ad alcuni alimenti, nei farmaci e nell’ acqua.
Per rendere più appetibile la dieta iposodica, bisogna ridurre gradualmente il consumo di sale nell’ arco di qualche settimane.
Oltre a non aggiungere sale a tavola, è preferibile:
L’APPORTO CALORICO
L’ apporto calorico nelle diete iposodiche va tarato in base ai fabbisogni energetici del paziente e agli obiettivi dietoterapici: si propone quindi una dieta equilibrata in assenza di altre patologie. In caso di ipertensione arteriosa il trattamento dietetico mira alla riduzione del peso corporeo, mediante un apporto calorico adeguato e in particolare:
Alla riduzione di sodio (2,4 al giorno) Alla riduzione del consumo di grassi, carni rosse e alcol;
Dieta ricca di fibre utilizzata principalmente in casi di obesità o malattie metaboliche. Essa si basa sull’apporto giornaliero di fibra vegetale solubile e insolubile ( 30-35g ). L’apporto di fibra è necessario che venga accompagnato da un apporto di liquidi aggiunto per permettere l’azione adeguata da parte delle fibre. Essa si trova in frutta, verdura, riso integrale, … Dieta a basso residuo di fibre utilizzata in caso di diarrea, infiammazioni acute, problemi cronici dell’intestino o l’idea di mettere “a Riposo” l’intestino. Essa si divide in: o Minimo contenuto di fibra (meno di 8g) vengono eliminati frutta, legumi e prodotti integrali o Contenuto Ristretto di fibre (10-15g) dove vengono selezionati gli alimenti da eliminare
processo di masticazione e il passaggio dal digiuno alla dieta a consistenza normale. Essa comprende delle diete “interne”:
La Dieta Idrica comprende esclusivamente liquidi (acqua e thè). Viene definita anche dieta idratante La Dieta Liquida comprende alimenti liquidi o semiliquidi (latte, gelati, yogurt, succhi di frutta, …) che rendono difficile apportare energia e nutrienti (utilizzata come terapia transitoria) La Dieta Frullata che comprende alimenti frullati, semisolidi e passati i quali apportano calorie e nutrienti La Dieta Tritata nella quale gli alimenti sono tritati e gli apporti calorici, energetici e nutrizionali sono simili alla dieta normale
pubblicità da parte di altri “utenti” per migliorare la salute, la bellezza e la corporatura (es. Diete Dimagranti). La maggior parte delle diete proposte sono “ fake ” anche perché posso causare la carenza di qualche nutriente. Le varie diete sono classificate in: