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Due patologie intestinali causate da parassiti: la teniasi, dovuta a cestodi, e la giardiasi, dovuta a protozoi. La teniasi si sviluppa attraverso due ospiti intermedi, il maiale e il bovino, e la giardiasi attraverso l'acqua o cibo contaminati. Sono descritte le forme larvali e adulti di questi parassiti, i loro cicli biologici e i sintomi associati.
Tipologia: Dispense
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La teniasi è una patologia parassitaria causata dai cestodi, vermi a nastro le cui forme adulte vivono e risiedono all’interno del tratto gastrointestinale. Questi parassiti si attaccano alla mucosa intestinale attraverso ventose presenti sullo scolice (o testa): allo scolice segue un collo da cui originano i vari segmenti del corpo dell’organismo, le cosiddette proglottidi o segmenti, dotati di organi riproduttivi e a volte anche capaci di movimenti autonomi. In alcuni casi, il verme può essere costituito da più di 1000 proglottidi e misurare anche diversi metri. I cestodi sono ermafrotidi, in quanto le proglottidi contengono sia l’apparato genitale maschile che quello femminile, e dunque sono capaci di rilasciare uova quando queste maturano.
La maggior parte delle tenie che genera patologia nell’uomo, ospite definitivo, ha bisogno di un ospite intermedio all’interno del quale completare il proprio ciclo biologico e dunque lo sviluppo larvale. Gli ospiti intermedi e specifici sono:
Il maiale: tenia solium Il bovino: tenia saginata
Dopo l’ingestione di uova o proglottidi mature da parte di uno dei due ospiti intermedi, l’uovo si trasforma in larva esacanta capace di penetrare la mucosa intestinale. La larva assume una tipica forma cistica nota come:
Tenia solium. La tenia del maiale è così detta poiché l’ospite intermedio è rappresentato dal maiale e gli ospiti definitivi sono gli esseri umani che possono essere infestati da due possibili forme di patologia, a seconda che nell’intestino siano presenti forme adulte o forme larvali (cisticercosi). T. solium ha distribuzione ubiquitaria, ma è maggiormente diffusa in America Latina, Cina, India e Sudest asiatico. Il verme adulto in genere si localizza nella più alta parte del digiuno, e può sopravvivere lì per anni raggiungendo 3 metri in lunghezza. Può avere fino a 1000 proglottidi, ciascuna delle quali produce fino a 50mila uova. Generalmente, vengono liberati gruppi di 5 proglottidi che vengono espulsi con le feci: le uova sono infettanti sia per gli uomini che per gli animali, e sopravvivono all’ambiente esterno anche per diversi mesi. Quando l’ospite intermedio ingerisce le uova, queste si trasformano in larve che diffondono in tutti i tessuti, soprattutto nella muscolatura di lingua, collo e tronco ed entro 60-90 giorni si sviluppa lo stadio cistico-larvale. Le infestazioni nell’uomo responsabili della teniasi intestinale derivano dall’ingestione di carne di maiale poco cotta contenenti cisticerchi.
Tenia saginata. La tenia bovina è diffusa in tutti quei Paesi nei quali è consuetudine mangiare carne cruda o poco cotta, nello specifico in Africa subsahariana e in Medio Oriente. L’uomo è l’unico ospite definitivo della forma adulta, che può raggiungere anche gli 8 metri di lunghezza. Si localizza con lo scolice nella parte più alta del digiuno e ciascun segmento fecondato ha dalle 15 alle 30 diramazioni uterine, a differenza delle 8-12 di T. solium. Le uova sono indistinguibili tra le due specie e possono resistere in natura per diversi mesi fino ad essere ingerite dal loro ospite intermedio. All’interno dell’intestino dell’ospite bovino, la larva invade i muscoli striati e i visceri e si trasforma in cisticerco. Se la cisti viene ingerita con la carne cruda o poco cotta, può infettare gli esseri umani e ci vorranno due mesi perché il cisticerco ingerito si trasformi in verme adulto.
In entrambi i casi di infestazione, i quadri patologici che si possono innescare sono essenzialmente dovuti a:
proglottidi nelle feci e possono provare una spiacevole sensazione perianale quando le proglottidi vengono evacuate. La principale sintomatologia associata a questo tipo di infestazione prevede il dimagramento, la presenza di dolori addominali, diarrea, nausea e vomito, prurito anale, tremori e dolorabilità muscolare, palpitazioni, aritmie, dispnea, sintomatologia legata al sistema nervoso centrale (specialmente in caso di T. solium) come insonnia, irritabilità, còrea, disturbi visivi, idrocefalo. Le complicanze maggiormente associate a queste infestazioni sono le appendiciti, le perforazioni e le occlusioni intestinali, le allergie, i sintomi cardiaci e polmonari.
La diagnosi si può effettuare:
malassorbimento che si sviluppa in alcuni casi di adulti o bambini infetti sono espressione della perdita delle attività enzimatiche localizzate sull’orletto a spazzola dell’intestino. Nella maggior parte dei casi invece la morfologia dell’intestino rimane invariata. Le manifestazioni cliniche della giardiasi sono dunque molto variabili. In genere quelle sintomatiche e comunque di gravità medio-alto seguono uno schema specifico:
1. Fase 1: enterica: si manifesta con dispepsia, meteorismo, diarrea con feci schiumose o mucose, odore fetido. Nelle fasi iniziali si possono verificare fino a 4-8 scariche diarroiche al giorno per 3- giorni, poi subentra una fase cronica con periodi di diarrea alternati a periodi di stipsi, della durata di alcuni mesi, a volte anche anni. NB: fase da non confondere con diarree derivanti da **infezioni batteriche o virali.
Nei casi non gravi, i sintomi possono svilupparsi nella maggior parte delle persone infette in maniera acuta oppure graduale. Nei pazienti con giardiasi acuta, i sintomi si sviluppano dopo un’incubazione di almeno 5-6 giorni. I sintomi precoci più frequenti sono rappresentati da diarrea, dolore addominale, gonfiore, eruttazione, flatulenza, nausea e vomito. La durata della giardiasi acuta è di solito maggiore di una settimana.
I pazienti che invece presentano giardiasi cronica possono presentarsi anche senza che la diarrea sia il sintomo dominante, in quanto possono anche verificarsi flatulenza, emissioni di feci non formate, calo ponderale. La presenza di febbre e sangue, oppure altri segni di colite non è frequente e dovrebbe suggerire una patologia diversa. Più comunemente, i sintomi tendono ad essere intermittenti, cronici, ricorrenti e fastidiosi, e anche gradualmente debilitanti, specialmente se confrontati con le manifestazioni acute proprie di molte infezioni batteriche intestinali.
La diagnosi viene accertata identificando l’agente parassitario o le cisti nelle feci, oppure nell’intestino tenue. Il tasso di eradicazione con metronidazolo è in genere maggiore del 90%.
La pediculosi è una parassitosi causata dal pidocchio. È questo un parassita di colorito grigiastro, di cui esiste sia la femmina che il maschio ed entrambi si nutrono di sangue attraverso la loro struttura buccale. Ne esistono due tipi:
L’infestazione è frequente sia dei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, ed è più frequente in inverno, periodo in cui il microclima del capo è favorevole per la crescita del parassita a causa dell’uso di cappelli o dell’abitudine di portare i capelli più lunghi rispetto all’estate. Il contagio avviene tramite contatto con capelli, indumenti o oggetti con uova deposte e sono maggiormente colpiti i bambini in età scolare, specialmente le bambine con i capelli lunghi.
cunicoli o di occupare i follicoli piliferi. Il loro ciclo di maturazione si completa di circa una settimana.
La scabbia è una patologia a trasmissione interumana: la trasmissione dell’infestazione presuppone un contatto fisico diretto e prolungato con il soggetto infestato dall’acaro. In generale, la trasmissione è favorita da:
La tipica manifestazione clinica della scabbia è il prurito generalizzato notturno , che compare gradualmente. Non dipende dal numero di acari che infestano il soggetto ma dalla reazione allergica che si instaura nell’organismo ospite. È dunque il sistema immunitario a determinare la risposta e il grado di sensibilizzazione nei confronti del parassita.
Nei bambini affetti si potrà osservare la comparsa di eczemi, vescichette, papule, e impetiginizzazione delle lesioni quasi sempre complicate da lesioni da grattamento in sede palmoplantare e a livello del capo.
Negli adulti le lesioni sono rappresentate da cunicoli e vescicole che non sono complicate da sovrainfezioni batteriche come nei bambini e si localizzano in varie zone:
la biopsia cutanea mette in luce la presenza di acaro, uova, escrementi La terapia si basa sull’impiego di prodotti topici cutanei a base di permetrina, irritante cutaneo. La crema va applicata a pelle asciutta nelle pieghe interdigitali di mani e piedi, sui palmi
delle mani e dei piedi, nelle pieghe glutee. La scabbia non dà immunità, pertanto la ripresa del prurito può essere un nuovo segnale di
contagio.