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"Leopardi e Orazio confronto", Appunti di Italiano

Appunti sul confronto tra Leopardi e Orazio, ideologia e pensiero

Tipologia: Appunti

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Caricato il 21/10/2021

alessia-celeste-celentano
alessia-celeste-celentano 🇮🇹

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Funzione della natura e teoria del piacere
Uno dei modelli di riferimento della canzone e della lirica leopardiana è
sicuramente Orazio.
Orazio è uno degli autori più importanti della letteratura latina ed uno dei
più importanti modelli degli autori della letteratura italiana.
Mettendo a confronto questi due autori possiamo individuare diverse
analogie.
Il pensiero di Leopardi possiamo affermare che si distingue in due periodi:
pessimismo storico e pessimismo cosmico.
Nel pessimismo storico, Leopardi si sofferma sulla ricerca impossibile della
felicità e sulla funzione positiva della natura. L’uomo è destinato ad essere
infelice, ma questa sua infelicità non è causata dalla natura bensì dalla
storia: perché l’uomo, con la civilizzazione e tramite la filosofia, si è
allontanato dal suo stato di natura e questo lo ha portato a perdere la sua
capacità di illudersi.
Per questo motivo, Leopardi stesso crede nella grande importanza di
rimanere sempre fedele ai classici: essi riuscivano a scrivere una poesia
più genuina e che stimolava l’immaginazione capace di illuderci
La poesia può infatti stimolare l’immaginazione solo se però si fa
riferimento alla poesia classica, la quale svolgeva una funzione illusoria. Di
conseguenza, l’immaginazione viene stimolata da tutto ciò che è
inafferrabile ed indefinito, che piace all’uomo in quanto richiama l’infinito.
Nel pessimismo cosmico invece, cambia il suo pensiero riguardo sia il
concetto della natura che assume una funzione negativa, in quanto non
più matrigna ma è come un meccanismo che condanna l’uomo
all’infelicità; sia nel recupero della ragione che ora assume una funzione
positiva perché è lo strumento utile per l’uomo per guardare in faccia la
verità e per mantenere una dignità verso la natura.
Dunque se nel pessimismo storico la natura aveva una funzione illusoria
ma veniva pur sempre vista in maniera positiva in quanto illusione era
fondamentale per vivere; ora invece l’illusione porta solo all’infelicità
dell’anima.
Funestus veternus e l'inquietudine dell’uomo
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Funzione della natura e teoria del piacere

Uno dei modelli di riferimento della canzone e della lirica leopardiana è sicuramente Orazio. Orazio è uno degli autori più importanti della letteratura latina ed uno dei più importanti modelli degli autori della letteratura italiana. Mettendo a confronto questi due autori possiamo individuare diverse analogie. Il pensiero di Leopardi possiamo affermare che si distingue in due periodi: pessimismo storico e pessimismo cosmico. Nel pessimismo storico, Leopardi si sofferma sulla ricerca impossibile della felicità e sulla funzione positiva della natura. L’uomo è destinato ad essere infelice, ma questa sua infelicità non è causata dalla natura bensì dalla storia: perché l’uomo, con la civilizzazione e tramite la filosofia, si è allontanato dal suo stato di natura e questo lo ha portato a perdere la sua capacità di illudersi. Per questo motivo, Leopardi stesso crede nella grande importanza di rimanere sempre fedele ai classici: essi riuscivano a scrivere una poesia più genuina e che stimolava l’immaginazione capace di illuderci La poesia può infatti stimolare l’immaginazione solo se però si fa riferimento alla poesia classica, la quale svolgeva una funzione illusoria. Di conseguenza, l’immaginazione viene stimolata da tutto ciò che è inafferrabile ed indefinito, che piace all’uomo in quanto richiama l’infinito. Nel pessimismo cosmico invece, cambia il suo pensiero riguardo sia il concetto della natura che assume una funzione negativa, in quanto non più matrigna ma è come un meccanismo che condanna l’uomo all’infelicità; sia nel recupero della ragione che ora assume una funzione positiva perché è lo strumento utile per l’uomo per guardare in faccia la verità e per mantenere una dignità verso la natura. Dunque se nel pessimismo storico la natura aveva una funzione illusoria ma veniva pur sempre vista in maniera positiva in quanto illusione era fondamentale per vivere; ora invece l’illusione porta solo all’infelicità dell’anima.

Funestus veternus e l'inquietudine dell’uomo

Il primo aspetto in comune tra Orazio e Leopardi è l’animo dell’uomo caratterizzato da una profonda inquietudine e irrequietudine. Lo stesso Orazio soffriva di funestus veternus , ovvero la pesantezza che l’idea della morte ci da continuamente e ci rende incapaci di reagire. E’ dunque la paura della morte che ci agita e non ci permette di fare qualcosa. L’inquietudine di Orazio inoltre, nasce dalla contrapposizione tra l’ intelligere (ovvero aver compreso in cosa consiste la tragicità della vita) e il velle (ovvero la volontà irrealizzabile di Orazio). Per Leopardi la soluzione del turbamento dell’uomo non è l’equilibrio, in quanto l’uomo è spinto dal desiderio di piacere che non porta assolutamente all’equilibrio. Leopardi infatti, si occuperà proprio dell’elaborazione della teoria del piacere, secondo la quale, l’uomo è destinato all’infelicità perchè il nostro desiderio di piacere è infinito ma noi siamo esseri limitati e dunque il piacere dell’uomo non è conseguibile. Il piacere è un desiderio, non un fatto e proprio per questo anche se a volte ci sembra di raggiungerlo, in realtà non è mai così. La differenza tra Orazio e Leopardi rispetto a questa questione, è che per Orazio in realtà l’uomo ha un modo per trovare l’equilibrio in natura; invece per Leopardi l’uomo è caratterizzato da un istinto/desiderio verso un piacere che non porterà mai all’equilibrio.

La noia e la solitudine dell’animo umano

Altro aspetto in comune è il pensiero che la vita sia un atto violento, in quanto la natura ci ha creati per raggiungere un piacere ma invece non fa altro che privarci di esso e farci essere infelici. La vita inoltre se non genera sofferenza, genera noia. Dunque la noia si interpone tra il piacere e il dolore; o soffro o provo il sublime sentimento della noia, ovvero l’attesa continua della felicità irraggiungibile. La noia non deve essere considerata in maniera negativa, ma bensì come il fatto che il mio animus vale qualcosa. La noia infatti, può essere provata solo da uomini con un animo grande in quanto sono coloro che hanno davvero provato le sofferenze della vita; inoltre è il più alto dei sentimenti ed è la capacità di non sentirsi appagato da ciò che è terreno. Chi si annoia ha l’animo grande e ha una propensione verso l’infinito. Inoltre, è l’unico male insanabile, il quale ci fa pensare che il nostro desiderio non verrà mai appagato. Orazio parlava infatti di Taedium Vitae per intendere la noia della vita, siccome quando l’uomo si annoia è portato a voler stare in solitudine; l’uomo sente proprio l’esigenza di staccarsi dalle persone e dalla società per stare da solo. Stando solo, l’uomo si allontana dalle esperienze di vita