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Carlo Emilio Gadda: Genesi e Vicende Editoriali del Pasticciaccio - Prof. Aveto, Appunti di Letteratura Contemporanea

La complessa vicenda editoriale di 'Quer pasticciaccio brutto de via Merulana' di Gadda esplora le difficoltà di pubblicazione. Si esaminano i rapporti con gli editori, le revisioni e le influenze esterne che hanno plasmato l'opera, approfondendo il contesto storico-culturale. Il documento si concentra sulle dinamiche Gadda-Garzanti, evidenziando tensioni e compromessi. Si analizzano le modifiche richieste dall'editore e le resistenze di Gadda per preservare l'integrità dell'opera. Infine, si esaminano le fasi di lavorazione, dalle bozze alla versione definitiva, mettendo in luce l'evoluzione del pensiero e le scelte stilistiche dell'autore.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 30/05/2025

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Letteratura contemporanea
17/02/2025- Lezione 1
Quer pasticciaccio de via Merulana- Gadda
La vicenda editoriale di questo romanzo è molto particolare: questo libro esce nel 1957, ma come
sappiamo l'uscita del libro - qualsiasi libro - non avviene a caso quando il libro è pronto ma per
effetto di una programmazione (semestrale o annuale).
Questa è una storia che presuppone un tempo che, per vicende non legate a questioni editoriali ma a
una modalità di lavoro che era quella di Gadda, dura la bellezza di 12 anni: tanti anni passano da
quando viene concepito il nucleo del romanzo da quando Garzanti lo pubblica nel 1957. Perché 12
anni affinché il libro esca? Essenzialmente perché Gadda non era un autore incline a seguire i propri
testi ma spesso li lasciava a metà non avendo la forza di starci dietro. La storia del Pasticciaccio non
è l'unica, ma anche la Cognizione del dolore ha una storia molto lunga, di ben 24 anni.
Prima, Gadda voleva scrivere un articolo di cronaca poi un racconto giallo e poi si è reso conto che
questa sua creazione si doveva trasformare in un romanzo: il suo lavoro era diventato talmente
grande che decide di lasciarlo a metà (lavoro che, però, aveva già promesso a diversi editori i quali,
talvolta, avevano già pagato). Arriva l'editore Garzanti che decide di metterlo sotto contratto ma
Gadda non si rende conto che con questo contratto rischiava di essere denunciato per inadempienza
contrattuale e suda sette camicie per finire di scrivere gli ultimi capitoli di questo libro. I primi tre
quinti erano già stati scritti nel 1946, quando quell'articolo di cronaca poi diventato racconto aveva
iniziato ad uscire a puntate sulle pagine della rivista fiorentina Letteratura → questa è la prima
rappresentante delle riviste letterarie che avevano già da tempo la funzione di luoghi di ritrovo,
erano strumenti di aggregazione e luoghi di dibatto, vere antologie di letteratura contemporanea. Le
riviste sono un genere che rischiano sempre la condizione di precarietà effimera perché si vendono
poco e hanno pochi lettori, ma sono strumenti che servono per scrittori, intellettuali, case editrici.
Letteratura era nata a Firenze nella seconda metà degli anni *30 sulle ceneri di un'altra rivista,
Solaria. Nel 1900 Firenze è stata una piccola città di provincia, vissuta per pochi anni come capitale
d'Italia nel secolo precedente, non è mai diventata la capitale dell'editoria, non è mai stata città di
giornali importanti: ha un bacino regionale se non addirittura provinciale, ma che a tratti si è
proclamata al centro del mondo. Qua le riviste assolvevano la parte dei salotti, erano tanti e famosi i
caffè dove si riunivano gli scrittori. In questa mitologia di Firenze come capitale, a più riprese nel
1900 sono comparse riviste che hanno portato una visione falsata della realtà. Le riviste erano
vivaci, capaci di ascoltare quello che succedeva fuori dai confini nazionali (sul mercato europeo e
americano), capaci di parlare, recensire, segnalare e tradurre racconti e poesie di grandi autori
contemporanei che vengono scoperti e che appaiono per la prima volta in Italia in queste riviste.
Nonostante ciò, non venivano lette da nessuno: erano riservate a pochi fortunati che si prendevano
la briga di capire cosa succedesse nel panorama letterario contemporaneo.
Letteratura aveva avuto il privilegio di ospitare nelle proprie pagine e in anteprima alcune poesie di
Montale, si potevano leggere alcuni articoli su Svevo... A partire dal 1938 si è potuta iniziare a
leggere la Cognizione del dolore, alcuni tratti dell'attuale lavoro di Gadda che è stato pubblicato
sotto sollecitazione dell'editore. Questo accade anche con il Pasticciaccio, di cui escono i primi
cinque capitoli. Questo romanzo, fondato sulle indagini, viene interrotto dopo i primi cinque
capitoli nel momento di più alta tensione, senza mai sapere chi è stato l'assassino di questo giallo. Il
lavoro verrà ripreso solo dopo 12 anni, ma Gadda si dimenticherà di svelare il nome dell'omicida.
19/02/2025- Lezione 2
Profilo di Carlo Emilio Gadda, chi era Gadda durante l’idea iniziale del libro.
Nell’autunno 1945 inizia la storia compositiva di questo libro (che impiega 12 anni per arrivare
alla forma “definitiva”). In questo autunno Gadda era tornato a vivere a Firenze, dove si era
trasferito agli inizi degli anni ‘40 per fare a tempo pieno lo scrittore. Aveva dismesso i suoi
impieghi, il lavoro per cui aveva studiato: infatti, dopo gli studi al Politecnico, era diventato
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Letteratura contemporanea

17 /02/2025- Lezione 1 Quer pasticciaccio de via Merulana- Gadda La vicenda editoriale di questo romanzo è molto particolare: questo libro esce nel 1957, ma come sappiamo l'uscita del libro - qualsiasi libro - non avviene a caso quando il libro è pronto ma per effetto di una programmazione (semestrale o annuale). Questa è una storia che presuppone un tempo che, per vicende non legate a questioni editoriali ma a una modalità di lavoro che era quella di Gadda, dura la bellezza di 12 anni: tanti anni passano da quando viene concepito il nucleo del romanzo da quando Garzanti lo pubblica nel 1957. Perché 12 anni affinché il libro esca? Essenzialmente perché Gadda non era un autore incline a seguire i propri testi ma spesso li lasciava a metà non avendo la forza di starci dietro. La storia del Pasticciaccio non è l'unica, ma anche la Cognizione del dolore ha una storia molto lunga, di ben 24 anni. Prima, Gadda voleva scrivere un articolo di cronaca poi un racconto giallo e poi si è reso conto che questa sua creazione si doveva trasformare in un romanzo: il suo lavoro era diventato talmente grande che decide di lasciarlo a metà (lavoro che, però, aveva già promesso a diversi editori i quali, talvolta, avevano già pagato). Arriva l'editore Garzanti che decide di metterlo sotto contratto ma Gadda non si rende conto che con questo contratto rischiava di essere denunciato per inadempienza contrattuale e suda sette camicie per finire di scrivere gli ultimi capitoli di questo libro. I primi tre quinti erano già stati scritti nel 1946, quando quell'articolo di cronaca poi diventato racconto aveva iniziato ad uscire a puntate sulle pagine della rivista fiorentina Letteratura → questa è la prima rappresentante delle riviste letterarie che avevano già da tempo la funzione di luoghi di ritrovo, erano strumenti di aggregazione e luoghi di dibatto, vere antologie di letteratura contemporanea. Le riviste sono un genere che rischiano sempre la condizione di precarietà effimera perché si vendono poco e hanno pochi lettori, ma sono strumenti che servono per scrittori, intellettuali, case editrici. Letteratura era nata a Firenze nella seconda metà degli anni *30 sulle ceneri di un'altra rivista, Solaria. Nel 1900 Firenze è stata una piccola città di provincia, vissuta per pochi anni come capitale d'Italia nel secolo precedente, non è mai diventata la capitale dell'editoria, non è mai stata città di giornali importanti: ha un bacino regionale se non addirittura provinciale, ma che a tratti si è proclamata al centro del mondo. Qua le riviste assolvevano la parte dei salotti, erano tanti e famosi i caffè dove si riunivano gli scrittori. In questa mitologia di Firenze come capitale, a più riprese nel 1900 sono comparse riviste che hanno portato una visione falsata della realtà. Le riviste erano vivaci, capaci di ascoltare quello che succedeva fuori dai confini nazionali (sul mercato europeo e americano), capaci di parlare, recensire, segnalare e tradurre racconti e poesie di grandi autori contemporanei che vengono scoperti e che appaiono per la prima volta in Italia in queste riviste. Nonostante ciò, non venivano lette da nessuno: erano riservate a pochi fortunati che si prendevano la briga di capire cosa succedesse nel panorama letterario contemporaneo. Letteratura aveva avuto il privilegio di ospitare nelle proprie pagine e in anteprima alcune poesie di Montale, si potevano leggere alcuni articoli su Svevo... A partire dal 1938 si è potuta iniziare a leggere la Cognizione del dolore, alcuni tratti dell'attuale lavoro di Gadda che è stato pubblicato sotto sollecitazione dell'editore. Questo accade anche con il Pasticciaccio, di cui escono i primi cinque capitoli. Questo romanzo, fondato sulle indagini, viene interrotto dopo i primi cinque capitoli nel momento di più alta tensione, senza mai sapere chi è stato l'assassino di questo giallo. Il lavoro verrà ripreso solo dopo 12 anni, ma Gadda si dimenticherà di svelare il nome dell'omicida. 19/02/2025- Lezione 2 Profilo di Carlo Emilio Gadda , chi era Gadda durante l’idea iniziale del libro. Nell’ autunno 1945 inizia la storia compositiva di questo libro (che impiega 12 anni per arrivare alla forma “definitiva”). In questo autunno Gadda era tornato a vivere a Firenze, dove si era trasferito agli inizi degli anni ‘40 per fare a tempo pieno lo scrittore. Aveva dismesso i suoi impieghi, il lavoro per cui aveva studiato: infatti, dopo gli studi al Politecnico, era diventato

ingegnere e lavorava per varie ditte. Ottenuta una stabilità economica però, Gadda si dedica a fare ciò che più lo appassiona, lo scrittore: si stabilisce in un appartamento nelle parti di Campo di Marte, una zona laterale rispetto a Santa Maria Novella, dove lo snodo ferroviario è stato per lungo tempo oggetto di bombardamenti e questo non metteva i cittadini nella condizione di vita – e di sopravvivere – migliore possibile. Perché Firenze? Gadda sceglie di andare a Firenze perché questa era un centro di scrittori che aveva trovato prima nella rivista Solaria e poi nella rivista Letteratura un punto di riferimento. Gadda era nato nel 1893 e quando si trasferisce a Firenze ha quasi 50 anni, non è più un giovane aspirante scrittore ma è un uomo di mezza età, è uno scrittore che ha alle spalle una discreta carriera, una storia lunga che è iniziata da quasi due decenni: le prime sue opere erano uscite negli anni ’20 sui giornali e poi su Solaria , conquistando un piccolo ma tenace gruppo di lettori affezionati che fin da subito riconoscono le qualità di scrittura non comuni dell’autore. È in Firenze che Gadda trova la propria città ideale: tutto quello che esce di suo, infatti, esce prevalentemente in questa città. Una grande fortuna hanno le case editrici : nessun editore fuori di Firenze si prende la briga di investire per pubblicare un libro di Gadda, che quindi pubblica tutte le sue opere nel capoluogo toscano, in una città che comunque non ha esattamente editori avviati a una piena industrializzazione e dove non si spendono più di tanto per pubblicare. Le riviste Solaria e Letteratura sono quasi all’avanguardia in questo periodo perché sono le uniche che “guardano fuori”, esibiscono un gusto e una disposizione di ascolto nei confronti di quello che succede fuori dal perimetro italiano e questo mostra una certa capacità di avere contezza di ciò che accade nel mondo. Con questa realtà Gadda è legato a doppio filo perché collabora prima con la rivista Solaria e poi con Letteratura e perché nelle edizioni di queste due riviste pubblica i suoi libri. Una figura di rilevo nella storia di Gadda è stata quella di Piero Gobetti : intellettuale, fondatore di riviste; politico, oppositore del regime nascente; editore, della prima edizione degli “Ossi di seppia” di Montale. È vero, fonda riviste, ma accanto a esse fonda le Edizioni Gobetti , una vera casa editrice che nasce come costola di una rivista. Questo modello rilanciato da Gobetti diventa usuale anche nelle riviste à quindi le riviste iniziano a creare una propria collana: per esempio, Solaria fa così, fonda una propria collana, le edizioni di Solaria , e questa rivista – con la sua collana – si prende la briga di pubblicare il primo libro di Gadda, un libro strano e strampalato a specchio della sua forma, è un libro composito in cui ci sono insieme testi narrativi e testi saggistico narrativi, ovvero “ Il castello di Udine ”: questa forma non garantiva la possibilità di raggiungere il grande pubblico perché in Italia i racconti non vanno mai, non sono seguiti, mentre i romanzi si. È un libro a metà strada tra i generi e questo causava la difficoltà nel trovare i suoi lettori, specialmente perché era pubblicato da una casa editrice che non aveva una grande potenza nel farsi vedere e mandare i propri libri in libreria. Questo esordio tardivo non parte sulla cresta dell’onda ma Gadda fatica ad arrivare al grande pubblico: i suoi libri vengono recensiti nella terza pagina dei giornali ma non erano libri che andavano “in classifica”. Nonostante ciò, Gadda continua a pubblicare libri e poi nel ‘43 pubblica il primo libro con una struttura letteraria: una raccolta di brani e testi di ambientazione milanese con il nome di “ La Adalgisa ”, che esce di nuovo a Firenze con l’editore LeMonnier. Comunque, questo libro non riesce a far togliere Gadda da questa condizione di scarsa visibilità. Il ’43 è stato forse l’anno più terribile per l’Italia durante la guerra e in questa condizione terribile in cui la sopravvivenza è a rischio tutti i giorni, in cui gli approvvigionamenti alimentari sono a rischio, Gadda – come tanti altri che hanno faticato a reggere l’occupazione tedesca – decide di andarsene, andarsene a Roma, dove tutto sembra più avviato a una faticosa modernizzazione: si ritrova senza casa, senza conto in banca e per questo si deve arrangiare. Nel 1945 Gadda, tornato a Firenze, si trova nella condizione di trovare con che cosa vivere: cosa poteva fare un ex ingegnere che, nel frattempo, scriveva? Cerca delle collaborazioni retribuite con le riviste, provando a fare il lavoro voleva fare. Tra gli amici della rivista Letteratura c’è un certo

stesso piano della vittima dell’altro delitto, l’omicidio, eventi che avvengono a distanza di pochi giorni. Dopo cinque puntate enormi, Gadda arriva a un punto in cui le indagini sono ancora in alto mare e il lettor si trova lì ad aspettare una puntata sesta che non arriverà mai, con l’incertezza di conoscere l’identità dell’omicida e del ladro. Gadda non abbandona a sé stesso il progetto ma cerca di fare di tutto per campare, sono anni difficili ma ci sono tante opportunità. Un produttore si affaccia a Gadda con un progetto teatrale, ma lascia lì anche quello. Il Pasticciaccio si arena per anni, sono tutti rassegnati, salvo che all’inizio degli anni ’50 Gadda comincia a diventare agli occhi di alcuni editori molto appetibile, un autore di cui la pubblicazione può diventare allettante perché è un autore prestigioso e una sua pubblicazione porterebbe prestigio all’editore che lo pubblica. Nel ’53 esce una raccolta di novelle le “ Novelle dal ducato in fiamme ” che esce da Vallecchi, editore vero. È un libro che entra veramente in libreria e che consente a Gadda di assaporare l’ebrezza della notorietà, viene addirittura fotografato da chi lo voleva effigiare, perché quel libro riesce a vincere il famigerato Premio Viareggio. I fatti letterari e i premi iniziano ad attirare i giornali (come per il Premio Strega o il Premio Viareggio) che trasformano una notizia che potrebbe non interessare a nessuno in un fatto mediaticamente appetibile, per cui mandano giornalisti e fotografi alla premiazione e Gadda la sera della sua vittoria, per quella nascente notorietà, prova un certo compiacimento e decide di scrivere a un amico quanto apprezzasse questa fama. Questa visibilità, notorietà, la sua faccia che inizia a comparire sulla quarta di copertina dei libri in questa fase iniziale va bene, la tollera, ma non sarà così per sempre. Questo, comunque, gli garantisce notorietà da parte di editori che si fanno avanti, specialmente due editori che si detestano a vicenda, tutti e due dotati di un nome importante e che sono titolari di case editrici già importanti:

- Il primo è Giulio Einaudi che, giovanetto, nel 1933 ha fondato una casa editrice, l’Einaudi. Una casa editrice che all’inizio quasi si arena per essere stata un centro nevralgico per gli antifascisti: era nata per diventare una casa editrice per alcune riviste, aveva iniziato a pubblicare i libri ma nel ’35 gran parte della casa editrice e del suo staff è stata annientata (redattori mandati al confino o al carcere). Poi si risolleva, inizia ad allargarsi e diventa importante non per la quantità ma per la qualità dei libri che pubblica, libri che prima sono di saggistica e poi di letteratura negli anni ’40, per poi affacciarsi alla poesia nel ‘39 con il libro “ Le occasioni ” di Montale. È una casa editrice che si confronta con la Seconda guerra mondiale e faticosamente e regolarmente riprende le ripubblicazioni nel dopoguerra con “ Cristo si è fermato a Eboli ” e il “ Canzoniere ” di Umberto Saba. Nel dopoguerra le redini della casa editrice erano state prese da Cesare Pavese, il quale era diventato il capo redattore e responsabile editoriale della stessa casa che nel dopoguerra si era avvicinata al partito comunista. Morto Pavese nel ’50 (suicida) la casa editrice si era trovata nella condizione di far fronte a questa perdita e aveva pensato di prendere alcuni collaboratori, tra cui Calvino. La casa editrice rimane non perde comunque il suo rilevo, al cui interno lavorano scrittori e intellettuali. Vittorini, che stava lavorando a una collana editoriale, contatta Gadda per pubblicare le sue opere: fa contattare Gadda tramite Einaudi per pubblicare un suo vecchio libro, la Condizione del dolore , che verrà pubblicato sotto Einaudi ben dieci anni dopo. Il contratto prevedeva non solo la pubblicazione di questo libro che viene fatto uscire a puntate e rimasto poi interrotto, ma prevede anche la pubblicazione dei vecchi libri di Gadda, che lui acconsente a far ripubblicare da Einaudi à per la prima volta in una casa editrice fuori Firenze – a Torino – esce un libro che è la somma dei tre libri dell’autore ( La Madonna dei filosofi , Il castello di Udine , La Adalgisa ) che vengono pubblicate nella collana di Einaudi. In quello stesso frangente un altro intraprendente e giovane editore, Livio Garzanti , industriale romagnolo. Il padre Aldo aveva avuto l’avventura di condividere con Mussolini gli studi, si era arricchito con l’agricoltura (come con i fertilizzanti) e a un certo punto si era lanciato nell’editoria cogliendo un’occasione che la storia gli aveva presentato: dopo le leggi razziali chi faceva parte della razza ebrea non poteva detenere imprese di alcun tipoà i fratelli Treves – famosissimi tipografi – sono costretti a vendere tutto il loro catalogo perché non possono essere più

titolari della loro ragione. Garzanti ne approfitta e si fa editore e proprio sul catalogo della casa editrice Treves fonda la casa editrice Garzanti, che prima va avanti per inerzia sulla fortuna dei Treves ma che poi incontra un problema: il catalogo era vecchio e da tempo non entravano nuove scritture. Negli anni ’50 al vertice della Garzanti arriva il figlio di Aldo, Livio, che si dà da fare per accaparrarsi alcuni giovani scrittori, qualche volta rubandoli ad altri editori. Ben consigliato, riuscì a portare dentro casa propria alcuni autori già famosi come Fenoglio, che dalla casa Einaudi passa alla Garzanti. Alla metà degli ’50 Garzanti aggancia Gadda e gli fa una proposta che Gadda non può rifiutare: un assegno in anticipo per la pubblicazione in volume di quel romanzo che dieci anni prima era uscito per Letteratura e che per 10 anni era rimasto incompiuto. Gadda, che si trovava stabile nella Rai come redattore, accetta la proposta che non può essere migliore di così: per questo, si licenzia. Garzanti aveva la capacità di avere degli strumenti importanti tra giornalisti e illustratori; quindi, pubblicare qua era altra cosa per notorietà e fama perché aveva più mezzi. Gadda si fa allettare da questa proposta, dà quote significative per la propria opera. Il contratto per il Pasticciaccio viene sottoscritto dal ’54 ma per anni Garzanti non vede nulla del suo libro. Nel ’ arrivano ben due libri di Gadda: vengono ricordati i 40 anni dall’entrata nella Prima guerra mondiale, in libreria si trovano molti libri sulla grande guerra e di Gadda esce il “ Giornale di guerre e di prigionia ”, sempre grazie a Bonsanti che lo convince a tirare fuori dal cassetto alcuni taccuini in cui ha raccontato la sua esperienza bellica, ed esce anche “ I sogni e la folgore ”, sempre edito Einaudi. Garzanti, che attendeva da ben due anni qualcosa dell’autore, si arrabbia molto perché il libro promesso ancora invisibile era già stato pagato. Garzanti mette in mezzo un avvocato per l’inadempienza contrattuale di Gadda. Parte un movimento per riavvicinare i due e per portarli a sedere allo stesso tavolo trovando un dialogo e una soluzione: non suscettibile di ulteriori discussioni, Gadda riesce in qualche modo a far tramontare l’ipotesi di essere portato a giudizio ma si trova davanti un interlocutore che ha il coltello dalla parte del manico e che gli detta i tempi di consegna, delle vere deadline. Gadda è costretto a marciare, a lavorare come un pazzo per arrivare alle scadenze, per riuscire a rispettare i tempi di consegna di questo libro di cui aveva già le cinque puntate uscite con Letteratura che fanno da base a cui poi devono seguirne un certo numero delle altre. Nell’edizione del ’50 aveva rimesso mano a quel cantiere fermo da anni ma non aveva, come possiamo immaginare, ripreso a lavorare partendo da dove aveva smesso, dal sesto capitolo, ma aveva ricominciato tutto da capo, riuscendo a cavare da quei cinque capitoli i sei capitoli che noi leggiamo oggi nell’edizione corrente: i cinque capitoli su Letteratura coincidono o hanno un ingombro al netto di tagli e aggiunte ai primi sei andati in libreria nel 1957.

  1. Il primo capitolo rimane dello stesso ingombro
  2. Il secondo viene tagliato a metà
  3. Il terzo capitolo diventa il terzo e quarto capitolo
  4. Il quarto capitolo viene messo da parte e accantonato perché ci sono troppi elementi che inducono a guardare in una direzione capendo chi è il colpevole (e non vuole rilevare certe cose subito); scrive un quinto capitolo
  5. Tiene il quinto capitolo che diventa, in volume, il sesto. Quanti ne deve scrivere ancora? Si arriverà a dieci capitoli nel ’57 con la promessa che quello che giungerà sugli scaffali della libreria sarà il primo volume di due (secondo volume che ovviamente, conoscendo Gadda e il suo lavoro, non si vedrà mai). 20/02/2025 - Lezione 3 Compare per la prima volta su Letteratura nel 1946, nel primo fascicolo dell’anno (gennaio- febbraio), il primo capitolo “ Quer brutto pasticciaccio ” che occupava circa 30-40 pagine della rivista. Come abbiamo detto, tra il 1947-48 Gadda riprende i materiali che aveva a disposizione per cavarne qualcosa utile alla vendita (ricordiamo soprattutto il lavoro teatrale che gli viene proposto e dal quale Gadda cerca di trarre qualcosa). Di questi materiali però si avrà contezza solo dopo, quando
  • le prime 15 pagine diventano il secondo capitolo dell’edizione del ’57;
  • alcune pagine centrali vengono tagliate e messe da parte;
  • le restanti 12 diventano il capitolo terzo del libro.
  • Stessa sorte subisce il capitolo terzo, anche questo diviso in tre parti che diventano:
  • il quarto capitolo,
  • il quinto capitolo
  • e l’ultima parte viene messa da parte.
  • Il capitolo quarto di Letteratura è quello che scompare. Queste 32 pagine cadono tutte, sono le pagine del capitolo che riemerge nel ’63 su Il Giorno , nel momento in cui c’è la necessità di tranquillizzare Garzanti sulla pubblicazione di un secondo volume.
  • Il fascicolo numero 5 di Letteratura non presenta nessuna puntata del romanzo forse perché ha perso il ritmo o forse perché è stato troppo eloquente nel capitolo precedente.
  • Bonsanti riesce a farsi dare il quinto capitolo – uscito nel fascicolo numero 6 di letteratura
  • che diventa il sesto capitolo del ’57. Qua Gadda arriva con un materiale pronto, ma ora deve lavorare per altri quattro capitoli per giungere alla fine. Libri da tenere sullo sfondo: Eneide, Promessi sposi, Divina Commedia x parodia, riferimenti, spunti. Giorgio Zampa scrive un articolo su La Stampa e dieci anni dopo su il Corriere della Sera raccontando il Pasticciaccio e la sua storia con questo romanzo. Iniziamo ora ad analizzare i capitoli CAPITOLO 1 Come diversi altri capitoli, il primo è piuttosto ingombrante perché è formato da oltre 40 pagine. Migra direttamente da Letteratura all’edizione del 1957 ed è sotto articolato in una serie di blocchi narrativi isolati graficamente da una serie di spazi bianchi che isolano proprio delle sequenze narrative. In breve (e lo vedremo meglio dopo), nel primo blocco Gadda provvede a presentare e mettere in primo piano la figura del commissario/investigatore, perché sappiamo che questo è un libro che ha la parvenza di un giallo e sarebbe stato strano se il protagonista non fosse stato il commissario. Il secondo blocco, che inizia a pagina 14 e va avanti per un numero di pagine ampio arrivando a p. 24, narra di un pranzo avvenuto il 20 febbraio del 1927 a casa dei coniugi Remo Balducci e Liliana Balducci. A questo pranzo dei coniugi arriva un cugino di Liliana di cui facciamo subito la conoscenza e che avrà una funzione importante nel corso della vicenda. Questo secondo blocco ci consente di guardare e di entrare in quello che, ci accorgeremo, essere uno dei luoghi del delitto: l’appartamento in cui avrà luogo questo pranzo è quello dirimpetto a quello della contessa Menegazzi. Entriamo in questo appartamento del palazzo 219 di Via Merulana, l’appartamento dirimpetto a quello del furto e conosciamo altre figure come Assunta (la governante, una ragazza florida) e un’altra ragazza, la nipote dei Balducci. Qua iniziamo a riconoscere un interno apparentemente normale finché Don Ciccio (il poliziotto che rimugina e indaga) si rende conto che in quella normalità qualcosa stona, cogliendo un difetto in quella marmorea famiglia ricca romana: c’è qualcosa che turba la tranquillità della padrona di casa; dobbiamo anche sapere che Don Ciccio è segretamente innamorato di Liliana. Il tratto successivo a quello del pranzo va avanti per un bel po’ ed è occupato fino a pagina 45 da tutto quello che accade nel palazzo nel momento dopo il furto in casa della contessa Menegazzi. A completamento del primo capitolo, che è lungo e articolato, ci sono altri due sotto blocchi (fino a p. 49 e fino aa p.54) in cui hanno luogo gli interrogatori e le indagini della polizia da parte di Don Ciccio (che è il commissario della polizia). Questo lungo primo capitolo – che è quello che i lettori del ’46 di Letteratura leggono nella stessa forma – fa capire come a Gadda sia sfuggita di mano la

storia: con il delitto che ha ispirato il Pasticciaccio questa storia non c’entra nulla, questa è tutta invenzione dell’autore e possiamo affermare che il delitto verrà usato come spunto solo dal secondo capitolo in poi. I sequenza (blocco) Troviamo subito in primo piano il protagonista, l’investigatore, che viene descritto sia nei suoi tratti fisici principali che nel suo modo di leggere la realtà, nelle convenzioni di taglio filosofico che quest’uomo ha per leggere la realtà delle cose. Non ci viene descritto solo com’è Don Ciccio ma anche come pensa che vadano le cose. Gadda ci offre già una chiave di lettura, però se non facciamo attenzione non ce ne rendiamo conto, dobbiamo ricordare di averla perché con quella possiamo aprire delle porte. Compaiono subito alcuni tratti da tener da conto: Don Ciccio è un giovane (35 anni, nel mezzo del cammin di nostra vita), relativamente giovane per essere un commissario dell’investigativa di Roma arrivato dalla collina molisana. Non dotato di una presenza particolarmente attraente (di sutura media, con un viso un po’ da tonto, con una matassa di capelli neri che gli fanno ombra sul viso), vive a pensione di una donna (la vedova del commendatore Antonini) che gli ha affittato una stanza. Lui è scapolo, non ha famiglia, è solo, è curato da questa vedova che lo ospita in casa: lui è comunque un uomo, uno statale e un lavoratore al servizio delle forze dell’ordine che non ha orari a causa del suo lavoro e che porta uno stipendio sicuro a casa. È uno dei più giovani e invidiati funzionari della polizia non perché sia un bell’uomo o per la posizione sociale ma perché evidentemente ha un credito, una nomea che lo precede e che induce i suoi superiori a inserirlo nei casi più complicati perché è veramente bravo. L’invidia che gli deriva è il frutto della qualità del suo lavoro perché, nonostante il suo modo di approccio alle cose, lui riesce a vedere oltre, legge e spoglia le persone solo guardandole e facendo con loro poche parole. Non va per fiuto o talento ma ha proprio mestiere. Questa capacità di vedere e di leggere la realtà gli deriva da insospettate letture che sono sospette e strane per chi lo conosce: legge molti libri di psicologia, libri che avevano iniziato a gettare lo sguardo nell’abisso della realtà. Questi libri gli consentono di consolidare un sistema di idee, magari anche limitato e schematico, che si buttava sulla convinzione che sul fondo delle cose non ci fosse una sola causa ma una miriade di cause che partecipavano tutte insieme nel risultato finale visibile. È persuaso che non si possa semplificare una lettura delle cose ma devono essere messe in fila delle circostanze che hanno poi prodotto determinati fatti. Postilla di questo sistema filosofico è l’idea che sempre ci sia al fondo di ogni fatto/circostanza, quello che in una visione maschilista è il vecchio motto “per trovare il colpevole cercate la donna”, motto che ritradotto in un’adeguata formulazione può essere restituito nella necessità di cercare al fondo dei fatti una causa riconducibile all’eros tra due persone. Quindi si conferma che all’origine di tutto ci sia qualcosa che derivi da una pulsione umana connaturata che si sperimenta sempre tutte le volte che si ha una relazione con qualcun altro. LA CHIAVE è proprio questa, dobbiamo tenerla in mano perché è uno degli strumenti che ci consentirà di capire che cosa è capitato nel doppio fattaccio di via Merulana. II sequenza Incontriamo altri personaggi del libro. Domenica 20 febbraio 1927 (San Eleuterio per il calendario cristiano) e questo ha una funzione importante per il racconto à Don Ciccio viene invitato a pranzo dai coniugi Balducci perché è l’onomastico del padrone di casa (e un tempo veniva festeggiato): all’ora, infatti, possiamo dire che il calendario liturgico scandiva i festeggiamenti. La padrona di casa, Liliana, chiama la questura e invita don Ciccio al pranzo. Dopo essere stato dal barbiere compra una bottiglia d’olio (quando si era ospiti o si portava vino o olio) e si presenta in casa dei Balducci. In questa giornata Don Ciccio, stimolato da un vino bianco piuttosto ardito che gli scioglie alcuni freni, riesce a vedere alcune cose che prima non aveva visto, riesce a vedere che cosa c’è di strano e anormale, quasi mostruoso sotto l’apparente candore di questo interno domestico. Vede l’abisso nel quale vive questa coppia, vede l’esistenza devastata di una donna (Liliana) che

In quegli anni nel 1965 esce Il padrone immagine riflessa di Livio Garzanti che non assecondava i capricci dei suoi autori ma interveniva con l’effetto di cambiarne la conformazione. Questo tocca anche altri scrittori: Beppe Fenoglio che si trova ad incrociare anche lui il destino di essere un autore. Fenoglio propone a Garzanti la pubblicazione del romanzo grossoà giovane narratore del 1922 nato ad Alba che finisce a fare il militare e dopo l’8 settembre torna a casa e diventa partigiano, tutto come il narratore. Egli dà forma a questa epopea enorme che sottopone a Garzanti e lui inizia a sindacare e a tagliare/accorciare parti. Questa epopea viene tagliata e Johnny viene fatto morire subito dopo il rientro a casa, perché Garzanti non ha voluto aspettare un altro libro, in quanto stava già aspettando Gadda. Gadda ha più opposizione e riesce a resistere più di Fenoglio, sacrifica le note e asseconda le istanze dell’editore, decide e delbera che il libro debba finire lì. II sequenza I coniugi Balducci che sono amici di Don Ciccio che frequenta abitualmente, egli vive in una stanza affittata e non sembra avere relazioni oltre al lavoro. I coniugi lo invitano a pranzo o a cena per una festa, il pranzo ha luogo il 20 febbraio del 1927 giorno dell’onomastico del padrone di casa Remo Eluterio. Non è la prima volta che si trova in quella casa ma vi era stato un altro pranzo sempre invitato per un altro onomastico ovvero il suo, Francesco. Sono occasionali incontri alle feste programmate. Don ciccio sembra sempre in una condizione di sonnolenza. Importante la descrizione di Assunta che ricorda la nipote dell’altra volta, questa fa la serva, la ragazza di fatica ma sia la nipote di prima che quella di or hanno un tratto di rigore e sanità e sembrano arrivare dalla campagna che rimanda subito a una zona che diventerà uno dei luoghi del pasticciaccio. Bisogna fare attenzione anche alle descrizioni: ha gli occhi neri e fermi, è un tratto che vale la pena sottolineare perché lo incontreremo più avanti. È una bellezza altra rispetti a Liliana. Don ciccio sottolinea un sentimento dai mahà come una mancanza, un vuotoà donna bellissima ama non gratificata dalla propria esistenza, pensa ance sollecitato dal vino che fino a quel momento non aveva fatto. Emerge il punto di vista della società di allora, se una coppia non riusciva a generare figli la colpa era della donna e quindi non si postulava che l’inadeguatezza derivasse dalle virtù del marito. Termine concause vengono sempre utilizzate da don ciccio, più cause per un risultato. La padrona di casa vive nella frustrazione perché non può generare un figlio, Gadda si interroga su quali istinti si generano su tutte quelle ragazze che continuavano a girare per casa ogni settimana. Nelle poche parole che si cambiano si vede proprio un’antipatia nei confronti del nuovo ospite, Valdarena si presenta con il cognome e Liliana gli dà un rango perché lo apostrofa, infine il padrone di casa qualifica subito questa apparizione maschile. Casa di tolleranzaà via delle oche È l’amico, don Ciccio capisce che c’è qualcosa che eccede il rapporto tra i cuginià qualcosa di sentimentale/ erotico tra la padrona di casa e il cugino e subito il padrone di casa cerca di coprire questo definendo l’uomo come il cugino. Il giovane giocando con l’affinità e il legame marciasse su questa cosa per ottenere favori e denari. Sembra rivelare una serie di pensieri che decantano che stanno lì a sobbollire e sembra che generino un’antipatia. Fino a pagina 24

25/02/202 5 - Lezione 5 Lunedì 14 marzo 1927 Dopo il 1925 mussolini si assume la responsabilità politica e morale del delitto Matteotti, Mussolini chiede che qualcuno lo accusi ma nessuno lo fa per paura. Questo fatto ha portato poi gli anni successivi all’affermazione delle leggi fascistissime. Il 25 e il 26 provvedono allo smantellamento di tutte voi dell’opposizione, tutti vengono fatti tacere a partire da tutti i giornali di opposizione, non è possibile pubblicare nulla contro l’Italia. Chi vuole pubblicare si dichiara in segreto antifascista oppure prende la via dell’esilio come, ad esempio, in Francia (Gobetti va in esilio), altri vanno in carcere (Salvemini viene fatto scappare grazie ad un avvocato che nel 1978 sarebbe diventato il presidente della Repubblica: Sandro Pertini). Si procede verso una normalizzazione, tutto diventa ordinale. Il 1927 è l’anno in cui il regime inizia, dopo il biennio di assestamento, una nuova era un cambio di passo anche iconografico. Fase in cui il regime cambi a faccia, si assesta e dà una nuova immagineà nasce il culto del capo (fa riferimento anche ad un lato erotico), costruire un’immagine collegata a varie attitudini. Capiterà di leggere alcuni riferimenti alla polizia e alle risorse che hanno nel 1927, alcune risorse vengono tolte all’ordinaria amministrazione per concentrarle nei crimini politiciàrafforzata grazie alla nomina del nuovo capo di polizia del fascismo che resterà per 10 anni, egli aumenta le spie che sono incaricate di prestare orecchio e ferire. Don Ciccio che è assegnato alla mobile vive delle ristrettezze, ad esempio quando deve fare sopralluoghi è costretto a prendere il tram perché la polizia non ha risorse, non ha mezzi, perché vengono tutte utilizzate per crimini politici. Da pagina 24 Ci troviamo nel cuore di una vicenda avvenuta poco prima, Don Ciccio deve occuparsi di un fattaccio in quanto poliziotto e recarsi alla casa dei Balducci, egli è molto angosciato come se fosse successo qualcosa ad una persona cara ovvero Liliana. Il suo superiore il dott. Fumi (napoletano) manda Don Ciccio alla casa per vedere quanto accaduto. Don Ciccio conosce perfettamente quel luogo ma non sa ancora cosa sia accaduto ed è preoccupato. Polpa collettivaà si riferisce a tutto quello che incontra Don Ciccio. Cominciano a diffondersi le prime notizie riferite a questi fatti, ciascuno fornisce una serie di indizi utili per ricostruire il mosaico, ovvero che cosa accade in questa rapina a mano armata. La figura della portinaia ha un suo spicco e si sente tirata in causa, è una donna piuttosto ciarliera e in carne, ella ha il compito di vigilare sul palazzo e viene interrogata per prima. In questa circostanza la donna non sa rispondere perché è assente, non c’è e quindi non ha visto passare nessuno, è lei la responsabile della portineria e quindi deve giustificare il fatto che l’ha fatta essere assente. Colui che compie il furto viene da tutti chiamato assassino, infatti, Don Ciccio dice che non c’è morto e non ha senso chiamarlo assassino…anche se più avanti anche lui lo inizierà a chiamare assassino. La Menegazzi ritorna in scena e appare tutta acconciata per darsi un tono per essere all’altezza della polizia che doveva interrogarla, la donna è veneta. È una vedova molto giovane, è una signora di mezza età, è ricchissima e vive sola e come conviene a tutte le vedove sole passa il tempo a rimuginare dei pensieri che passano dall’attraente allo spaventoso. La donna è intenta a desiderare questo. Accusa alla portinaia che non è in grando di fermare il porto di mare dal portone, gente che va e gente che viene e la portinaia non è capace a fermarlo (pag.34). Pagina 41

Capitolo II La mattina di giovedì 17, Don Ciccio viene colto da un'informazione importante. Sta per salire su un tram, già con un programma in mente per combinare dovere e piacere, quando viene fermato da un agente e costretto a scendere. Solo 240 pagine dopo riusciranno finalmente a mettere piede su quel tram, avendo nel frattempo acquisito l'ultimo elemento utile per la risoluzione del caso. Mentre riflette sul furto e pregusta il pranzo, Don Ciccio viene precipitato in un nuovo delitto, che cambia il tono del libro, tingendolo di tragedia. La folla umana, con uomini, donne e biciclette, si trasforma in un grigio opprimente. Ogni vettura dell'epoca aveva un bigliettaio che raccoglieva le monete per il biglietto. Si riesce a individuare la matrice su cui è stato emesso il biglietto incriminato, permettendo di risalire al mezzo di trasporto utilizzato. Gadda inizialmente vedeva il fascismo come un movimento d'ordine, una barriera contro i "rossi". Durante il Biennio Rosso (1919-1920), il timore di una rivoluzione comunista in Italia spinse molti a sostenere il fascismo. Gadda, in un primo momento, è simpatetico nei confronti del movimento e guarda con favore alla Marcia su Roma. Solo successivamente, con difficoltà, comincerà a manifestare qualche dubbio e sospetto. Il suo atteggiamento nei confronti del regime si inclina progressivamente, e la violenza verbale che emerge nelle sue opere può essere letta come il sintomo di una disillusione crescente. 03/03/2025- Lezione 7 Gadda descrive il momento storico attraverso al politica e la diplomazia del momentoà pagina 57. Tutti i giornalisti facevano dichiarazione per non farsi scappare “nemmeno una briciola”, i giornali Gadda li leggeva in Argentina, nel momento in cui era vicino e aderiva al fascismo, simpatizzava con le associazioni argentine che erano vicino al fascismo. Corfù 1923, ritornare per evitare l’intervento della flotta inglese. L’astio, la violenza verbale che Gadda scarica in questo libro e in altri è il prodotto di un odio che ha nei confronti del capo, perché colpevole di tutti i mali. Gadda spara sull’unico colpevole per assolvere tutti gli altri e anche sé stesso. (poesia di Montale su Hitler che con Mussolini attraversa Firenze, il poeta lo rappresenta come un demonio che fa morire anche tutte le falene che volano di notte, vengono appestate all’apparizione di questo demonio; la città lo accoglie in modo caloroso e abbellendo i negozi con fioriàegli sostiene che tutti siamo colpevoli quindi l’opposto di Gadda). Elenco di epiteti (tutti scritti con la maiuscola) che Gadda attribuisce a Mussolini: Amatissimo, Appestato, Batrace, Bombetta, Caciocavallo, Ciuco maramaldo, Defecato Maltonico, Fava, Fava marcia, Ginocchio, Glorioso, Gradasso, Merda, Merdonio, Minchione, Predappio, Predappio Giuda, Predappio Merda, Priapio Immagine (si riferisce a un fallo), Testa di Morto … LILIANA MORTAà in un bagno di sangue con la gonna tirata su, con le gambe nude (si aggiunge orrore ad orrore). Non c’è una parola per nominarla, la donna diventa una cosa orribile, manichino sfigurato. La seconda descrizione è puntualissima e si mostra la morbosità dello sguardo di chi guarda Liliana che mostra il sesso, quello che Michelangelo di San Lorenzo preferì tacere, dove il sesso femminile non è rappresentato. Don Ciccio guarda il colore del sangue e si affaccia ad un trauma che si è portato dietro dalla Grande Guerra “povera mamma!”, si presume che la mamma di Don Ciccio abbia avuto un figlio morto in guerra, il fratello Enricoà pagina 61 Valdarena sta già dando spiegazioni e si sta giustificando solo alla domanda “come mai è così calmo?”. Don ciccio guarda Valdarena caninamente, lo detesta, su di lui scarica tutta la sua ira e la sua frustrazione e lo minaccia anche dicendo che è il primo indiziato.

Ricorda questi due nomi: Carlo Levi ed Eugenio Montale 04/03/2025- Lezione 8 Il trauma che Gadda si porta dietro che viene visto come un lontano ricordo è determinato dalla morte del fratello Enrico, che si unisce all’arma in aviazione, infatti, egli diventa un pioniero dell’aria e viene messo al fronte per duelli aerei o mitragliare. Il fratello di Gadda muore cadendo con il proprio veicolo in un viaggio di perlustrazione, la sua morte viene commemorata sui giornali e avviene quando Caro Emilio è in prigione; egli apprende nel gennaio del 1919 la notizia. Trauma che Gadda si sarebbe portato dietro per tutto il corso della sua vita. I riferimenti così crudi ed orripilanti è il prodotto della memoria di quello che Gadda ha visto durante la guerra, ma anche il prodotto della stagione del dopoguerra segnato dalla criminalità comune. Ovvero, fatti di cronaca nera che succedono con frequenza dopo la fine della seconda guerra mondiale: il regno d’Italia è in ginocchio, le comunicazione tra nord e sud sono pregiudicate, lo Stato si è estinto, in quella condizione di difficoltà sotto l’occupazione alleata, gli americani, la polizia fa fatica a mantenere e ritornare alla normalità. L’ordine pubblico è pregiudicato, si fa fatica a tornare alla normalità, cioè alla sussistenza e quindi si scatenato gli stimoli umani spinti dalla necessità che compiono i gesti più crudeli, come rapine, furti, omicidio per beni di prima necessità o denaro. I giornali dopo vent’anni di silenzio non avevano potuto parlare di fatti di cronaca nera, perché il crimine era stato nascosto, non potevano parlarne. Durante il periodo fascista sembrava che nessuno si togliesse la vita, ma semplicemente non ne veniva parlato nei giornali o si trasformava in “un’accidentale caduta”. Nel dopoguerra i giornalisti si scatenano e scoppiano una serie di casi che diventano epocali, perché i giornalisti ne parlano moltissimo come Guzzanti, che da redattore diventa una grande firma, egli era in grado di scrivere di qualsiasi cosa, era un giornalista a “tutto tondo”. Esempio di articolo e caso: abbiamo il caso di una donna dell’Emilia che uccideva i vicini di casa e faceva bollire i corpi per creare dei saponi “la saponificatrice di Correggio”. Si registrano tanti altri delitti, che portano a una guerra che finisce nel giugno del 19 44 non il 25 aprile. Occorre il delitto che ispira il pasticciaccio: Giorgio Zappa allunga a Gadda dei giornali mentre stava a Firenze e legge quello che era capitato nell’ottobre del 1945 a Roma, il furto è una digressione che aggiunge a quello che accade realmente nel secondo capitolo. Il fatto di cronaca da cui si ispira e di cui i giornali parlano assiduamente è “madre e figlio sgozzati da due ragazze imbestiate”, donna sgozzata e figlio di due anni decapitato nel bagno a piazza Vittorio da due ragazze una di 17 e una di 20 anni hanno ucciso per un furto. Il furto accade intorno alle 9:30/10 proprio come nel pasticciaccio, anche l’uscio è aperto e a trovare il corpo è il cugino, che vedendo il corpo sviene. Tutta la dinamica di questa storia del “delitto delle sorelle Cataldi” viene rispettata fedelmente nell’opera di Gadda. Il delitto a cui si ispira differisce con quello di Gadda perché nel delitto ci sono morti sia la padrona di casa sia il figlio, mentre l’unica che muore in Gadda è Liliana e la sua frustrazione di diventare madre. II capitolo Non si trovano le sequenze che troveremo nel capitolo successivo. Don Ciccio arriva a casa Balducci dove tutto è ovattato e la realtà viene deformata. Importante l’indicazione dei due fotografi, i quali vengono rappresentati come due mosconi. Inoltre, viene descritto nuovamente il corpo e il sesso di Liliana, l’immagine orribile deve rimanere lì fino a quando i fotografi non la fotografo, rimane lì senza pudore e senza memoria, proprio come i malati che soffrono molto e non hanno pudore a nascondere il corpo.

coglie l'occasione per dare dei colpi al Duce nel frattempo deceduto. Rispetto al precedente e come nel primo, il capitolo terzo è suddiviso in blocchi, in parti diseguali. Queste tre sequenze possono essere ricondotte a dei nuclei che riguardano: ⁃ I blocco: vengono affrontate le informazioni della stampa, informazioni che i giornali riescono a pubblicare con conseguenti polemiche indirizzate alla censura del regime fascista ⁃ Il blocco: attraverso le interrogazioni prendere forma ed evidenza la reale natura dei rapporti che si erano stabiliti tra i cugini Valdarena; prende evidenza il senso di profonda intimità e confidenza tra i due, sentimento che Ingravallo aveva già sospettato e che andava ben al di là dei rapporti famigliari tra due cugini. ⁃ III blocco: mette in fila le varie testimonianze e riscontri che la polizia fa a carico della testimonianza di Giuliano, che si rivela essere un testimone attendibile e quindi innocente. I blocco Il primo brevissimo blocco dura solo due pagine, poi troviamo il primo stacco. Venerdì 18 marzo. Non erano più i tempi in cui una violenza sessuale avrebbe prodotto un diluvio di stampa, ma nell'era nuova - quella fascista - non si poteva tirare per le lunghe (quindi i giornali avevano spazi ridotti per queste "piccole" faccende). La cronaca nera era stata declassata per le notizie del regime fascista. Il blocco Fascismo aveva provveduto a levare i migliori elementi della squadra mobile al commissariato per andare a infoltire le schiere della polizia politica che ricercava oppositori politici (attacco al fascismo). Ritroviamo Giuliano, ora in caserma per essere interrogato. Ingravallo ricorda le sere dai Balducci e gli viene in mente una frase dell'uomo, alla fine della cena, frase che ora gli torna in mente e ci ragiona su (forse parlava della sua famiglia, della sua situazione). Capisce che oltre ai soldi c'era altro tra i due cugini, ipotesi subito stornata dal pensiero di don Ciccio che ha troppa riverenza per Liliana per pensare a qualcosa che andasse oltre la morale corrente. Liliana è cresciuta con il solo padre e la zia Marietta che le faceva da madre, visto che la sua era morta per complicazioni durante il parto insieme alla creatura che portava in grembo, quindi Liliana era figlia unica. Di famiglia molto ricca, il padre era stato capace a fare i soldi. 10/03/2025- Lezione 10 Perché Valdarena potrebbe aver ucciso Liliana? Quale poteva essere il motivo di quella furia che ha prodotto un evento così orribile? Potrebbe trattarsi di un ricatto, di una lite improvvisa, di una questione di soldi o di qualche altro motivo ancora sconosciuto. Vi è un buco temporale di un'ora e venti, un lasso di tempo nel quale potrebbe essersi consumato il delitto. Dal referto dello Sgranfia emerge anche l'inadempienza della portiera: ella abbandonava spesso la portineria per dedicarsi ad altre faccende, come la pulizia degli ambienti comuni o per fare compagnia a qualche condomino. Questa negligenza potrebbe aver avuto un ruolo nel mancato controllo di ciò che accadeva nell'edificio. Pagine da fare da soli: sono una digressione sul datore di lavoro di Valdarena e sulle tecniche di persuasione utilizzate per vendere i prodotti della ditta. Garzanti avrebbe voluto eliminare questa parte, ma non gli è stato concesso. Le lettere tra Gadda e Garzanti

Si tratta di uno scambio epistolare che consente di osservare il rapporto tra l'autore e l'editore. Le lettere, che vanno dal 1953 al 1969, includono sia gli scritti di Gadda che le risposte di Garzanti. Di queste lettere, tuttavia, solo alcuni estratti sono stati pubblicati. Le lettere provengono dalla rivista I Quaderni dell'Ingegnere , una pubblicazione monografica dedicata a Carlo Emilio Gadda. Attraverso questi scritti, si delinea il dialogo tra l'autore e l'editore. Ad aprile del 1955, Gadda consegna il capitolo VI, che diventerà in realtà il primo dei nuovi capitoli. Gadda si scusa più volte per i ritardi dovuti a problemi di salute e propone di pubblicare l'opera in due volumi per rispettare le scadenze. Tuttavia, Garzanti non prende bene la pubblicazione, nello stesso anno, di altre due opere di Gadda presso altri editori. Convinto che l'autore dia priorità ad altre case editrici, Garzanti reagisce con una lettera minacciosa firmata da un avvocato. Successivamente, in una lettera, Gadda ringrazia Garzanti per averlo ospitato a Roma in un ristorante, segno che i rapporti tra i due iniziano a ricucirsi dopo le tensioni precedenti. Gadda decide quindi di ritirarsi dalla RAI per dedicarsi interamente alla scrittura del libro, che uscirà un anno dopo. L'editore, tuttavia, propone numerose modifiche e tagli, diventando egli stesso una delle cause del ritardo nella pubblicazione. Le note del testo vengono eliminate e il dialetto è attenuato su richiesta di Garzanti, che ritiene necessaria una maggiore uniformità linguistica. Il 25 settembre 1957, Gadda interviene per bloccare una sceneggiatura che avrebbe rivelato troppo sul mistero del romanzo. Questo conferma quanto già letto in un articolo: su richiesta dell'editore, Gadda continua a lavorare al testo senza l'intento di modificarne la struttura complessiva. Nasce intanto la rivista Botteghe Oscure , chiamata così perché aveva sede a Palazzo Gaetani, nel quartiere delle Botteghe Oscure, storica sede del PCI. Quando il libro esce, Garzanti si convince di essere diventato l'editore di una delle opere più importanti del Novecento. Il 20 ottobre 1957, porta Gadda con sé in visita al Presidente della Repubblica. Successivamente, nel 1963, Gadda tornerà nuovamente al Quirinale con Einaudi. Capitolo 4 Le indagini faticano a trovare una direzione chiara: tutto sembra rimanere fermo, come se mancasse un tassello fondamentale per la risoluzione del caso. In questo capitolo viene introdotto il vedovo, che ha il compito di verificare se nella casa manchi qualcosa. Balducci si trovava a Padova per lavoro: era spesso fuori, sempre in viaggio. All'epoca non c'erano telefoni, quindi lui è completamente ignaro di quanto accaduto. Scende dal convoglio che lo riporta a casa senza aver letto i giornali, inconsapevole di essere già vedovo. Sulla banchina della stazione lo attendono alcune persone incaricate di dargli la tragica notizia e di scortarlo a casa. 11/03/2025- Lezione 11 L’indicazione della copertina color zabaione si trova in una lettera a Pietro Citati e appare giovedì 19 luglio. Nelle lettere con Adelphi si trova una puntuale scansione delle indicazioni utili alla cronologia dei capitoli che Gadda scrive tra il 1955 e il 1956. L'autore lavora inizialmente su un materiale già pronto, ma esegue una revisione molto approfondita. La casa editrice realizza una copia su Letteratura affinché l'autore possa apportare le sue modifiche in modo più comodo. Gadda, dal 1947, continua a lavorare alla struttura del libro. Tutto ciò che leggiamo dal capitolo VII in poi è nuovo, mentre i capitoli fino al VI erano già presenti nell’edizione in volume. A parte le prime due sezioni del primo capitolo, che servono da preambolo, tutti gli altri iniziano con l'inizio di una giornata, tutti la mattina del 18 marzo. Questo rende ancora più invisibile il capitolo III, che rappresenta una parte ricostitutiva del capitolo II originale ed è, di fatto, la sua conclusione.

La scrittura di un testamento è qualcosa di privatissimo ma è anche un atto pubblico, si scrivono le proprie ultime volontà…dopo la morte qualcuno le leggerà. Non è un diario o una scrittura dell’io ma ha una valenza pubblica e un peso che costringe a dire le cose in un determinato modo. In questa postura così retorica si insinua qualcosa di più sotterraneo ed inquietante in cui si trova il nodo che sa nello stomaco di Liliana, sul quale don Ciccio si interroga. Prende forma un’inclinazione al dare, al disporre delle proprie risorse che sembra sottintendere una morte; quindi, per chi decide di sottrarsi al frutto della vita. Sembra contraddire l’immagine di Liliana che tutti si erano costruiti. In questo testamento è insieme una lettera dall’aldilà e una confessione a cuore nudo, che però proprio perché si rivela a tratti assistita dall’esaltazione finisce per restituire quali siano i valori che la donna assegna agli altri nella propria vita, il marito ha una parte minima (ottiene solo la legittima e deve essere tutore della Ginetta). Hanno invece uno spazio enorme che occupa l’intero lotto testamentario una serie di figure femminili, a partire dalla Ginetta, Virginia, Assunta e le altre dirette o indirette di istituti religiosi, tutti femminili. In modo da sublimare l’stinto materno frustrato in una forma di vicaria dedizione materna nei confronti di tutte le firme neglette, si dispone una generosa elargizione a tutte coloro che hanno potuto avere una madre. Vi è la presenza di una figura maschile: Giuliano e don Corpi, entrambi incarnanti la figura del padre. Questo testamento che il dottor Fumi legge rivela anche qualcosa di perturbato nella grafia, la scrittura nella sua frettolosità e incongruenza rivela un’alterazione dello stato psichico, molto strana, anomala e lontana dall’immagine di compostezza che tutti si erano costruiti di Liliana; anche don Ciccio si era costruito ma aveva avuto modo di inclinare quell’immagine da mezze parole. Liliana distingue la sua alterità rispetto alle altre donne del popolo, vi sono commenti di grande vicinanza. Il suo testamento viene letto ed emerge in maniera indispensabile il tema centrale, la maternità negata, finisce per essere rilanciato in una serie di elementi che Gadda piazza l’ come spie per chi riesce a vederle. Il testamento scritto il giorno del suo compleanno viene letto sabato 19 marzo, la Festa del Papà ovvero San Giuseppe, il fatto che Gadda faccia cascare questo fatto proprio in questo giorno è un fatto importante. Quando don Ciccio va a cena dai Balducci per la prima volta nel libro è per l’onomastico del signor Balducci il giorno di Sant’Euterio, il suo secondo nome nell’edizione del 46 lo scopriamo solo nel testamento olografo, dove viene messo tutto il nome e si chiamava qui Giuseppe Remo Balducci. Gadda cambia la data di Luigia rispetto all’edizione scorsa: nell’edizione prima nasce il 15 settembre del 1915, mentre in questa edizione il 15 aprile 1914à giornata di San Paterno, è una serie di indizi che portano a pensare alla maternità e alla paternità. 17/03/2025- Lezione 13 Don Lorenzo Corpi rientra sia nel capitolo IV sia nel capitolo V. Dopo la perquisizione a Giuliano, Gadda mette in scena un interrogatorio in cui don Ciccio appare come un rapace: nasconde sotto i documenti la catena d’oro, i soldi rinvenuti e infine la foto di Liliana che Giuliano teneva in camera sua. Dopo l’imbarazzo iniziale, Giuliano "svuota il sacco", cercando di spiegare il motivo per cui Liliana gli avrebbe donato quegli oggetti. Nel farlo, riflette anche sull’ossessione che Liliana aveva nei confronti della maternità, un tema che torna nuovamente a delineare il profilo di questa donna. Liliana è profondamente infelice, annoiata e priva di uno scopo nella vita. Inoltre, è trascurata dal marito, che è spesso assente e forse attento ad altre donne. Don Ciccio nota subito il forte legame tra Liliana e Giuliano, rinsaldato da un patto segreto, simboleggiato dalla consegna di un gioiello.

Il patto emerso è il seguente: il primo figlio maschio concepito da Giuliano doveva essere consegnato a Liliana, considerato il vero erede della gens dei Valdarena. Tuttavia, il racconto di Giuliano necessita di verifiche e riscontri, che gli inquirenti si mettono subito a effettuare. Essi indagano sul gioielliere, incaricato di cambiare la pietra della catena del nonno, e sul prelievo delle 10.000 lire che Liliana aveva ritirato per donarle a un parente, quasi un figlio, in occasione delle sue nozze. Alla fine del capitolo, don Ciccio ritiene che il racconto di Giuliano sia troppo arricchito da elementi fiabeschi, quasi come se animasse la narrazione fino a renderla verosimile. In effetti, la storia include sostituzioni di anelli, pietre preziose con presunti poteri magici e una scena in cui Liliana sfila un anello dal dito di Giuliano per sostituirlo con quello di famiglia, inscenando una sorta di fidanzamento simbolico, che suggella il loro patto segreto. Rimane il dubbio se Giuliano lo abbia realmente accettato, poiché a pagina 124 dichiara di averci scherzato sopra: "E che me dai se ti regalo il figlio mio?". Liliana sembra quasi giocare con questa situazione, come se volesse ricreare le dinamiche dei romanzi che tanto ama, mostrando interessi lontani dalla sua realtà quotidiana. Nel capitolo successivo, emergono ulteriori elementi e si approfondisce la presenza delle cosiddette "figlie vicarie", che si erano susseguite con grande assiduità prima dell’arrivo di Ginetta. Tre ragazze più grandi di lei erano state accolte, ma successivamente allontanate e scomparse dalla vita dei coniugi. Sarà don Corpi a intervenire e a parlare della terza di queste figure. 18/03/2025- Lezione 14 Don Corpi introduce tre giovani ragazze, tra la fine dell’adolescenza e la piena giovinezza, che hanno ricoperto il ruolo della Ginetta. Anche in questo capitolo, come nel precedente, sembra emergere la struttura fiabesca dei tre tentativi o delle tre prove da superare. La prima delle tre figure, in un crescendo progressivo, è Milena, un’acerba adolescente, piccola ladra molto abile e bugiarda. Viene allontanata su suggerimento del medico dopo essere stata sorpresa in un episodio di autoerotismo. La bugia che racconta per giustificarsi ha un elemento blasfemo e sembra riscrivere il fioretto di Lucia, che offre la propria verginità in sacrificio. Dopo di lei subentra Ines, una giovane poco più grande, di circa vent’anni, che si rivela una fine calcolatrice. Proveniente dalla campagna, si stabilisce in città e riesce rapidamente ad avvicinarsi a Liliana Balducci, instaurando con lei un rapporto molto stretto, tanto da ricevere una grande dote. Grazie a questa posizione, accalappia un giovane studente di legge e riesce così a compiere un’ascesa sociale. A differenza della prima ragazza, Ines non viene restituita alla famiglia con una ricompensa, ma si dimette spontaneamente dopo aver trovato una sistemazione migliore, diventando moglie di un futuro avvocato. La terza ragazza è Virginia, il cui nome affiora alla mente di don Ciccio mentre si ricorda della vecchia nipote. A differenza delle precedenti, Virginia è l’unica che abbiamo già incontrato e si rivela la più formidabile tra le giovani accolte dai Balducci. Il suo aspetto florido e bellissimo suscita qualcosa di diabolico persino in don Corpi. Il capitolo sembra essere solo una piccola parte di un testo più ampio. Nella versione originaria, infatti, era molto più lungo. Oltre alla relazione tra Virginia e Liliana, emergeva anche un legame tra Virginia e Remo, con l’implicita giustificazione maschile: “Eh, siamo uomini!”. Fin dalle pagine iniziali risulta chiaro che la ragazza aveva sedotto e ammaliato entrambi, quasi ipnotizzandoli. A pagina 21, don Ciccio si era lasciato sfuggire un pensiero: cosa ne pensa Balducci di trovarsi in casa queste ragazze floride? Forse Liliana le aveva scelte intenzionalmente per cercare una creatura che potesse essere spacciata come discendente, nella speranza di capire se il problema di infertilità fosse suo o del marito. L’ambiguità di Virginia si estende oltre la sua relazione con Liliana: nella versione precedente del testo emerge che la giovane si intratteneva anche con altre donne del palazzo, come la Petacchioni. Qui Virginia viene descritta come una sorta di strega, una creatura che sembra derivare dal diavolo. Il lungo interrogatorio di Balducci, originariamente presente nel capitolo IV, è stato eliminato, forse perché accendeva troppa attenzione su questa donna. I suoi denti aguzzi, gli