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il documento contiene tutto il necessario per lo studio di letteratura francese 1 con i testi in programma. si tratta di tutti gli appunti delle lezioni sistemati con i relativi testi + traduzioni, il modulo B relativo alle donne e i classici in lettura integrale spiegati capitolo per capitolo (Candide ou l'optimiste, La princesse de Clèves, Phèdre, les femmes savantes, La nouvelle Colonie e Jacques le fataliste; di quest'ultimo manca però l'analisi capitolo x capitolo).
Tipologia: Sbobinature
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Un’ opera letteraria è un messaggio che viene costruito da un mittente sulla base di un codice che possa trasmettere il messaggio al destinatario. Per far si che tale messaggio passi, è dunque necessario che il mittente e il destinatario possiedano lo stesso codice in quanto, se questo non dovesse essere conosciuto dal destinatario, allora quest’ultimo non sarà in grado di codificare tale messaggio. Nel 1600, il problema principale di Luigi 14ºè l’ aristocrazia in quanto in Francia i baroni erano perfino più ricchi del re; di conseguenza esso si trovava in difficoltà poiché i feudatari erano costantemente più ricchi e potenti di lui, e la loro ricchezza veniva mostrata attraverso gli eserciti creati da ognuno di loro. Per risolvere tale problema, Luigi 14º decide di costruire un campo di concentramento per la nobiltà: Versailles, luogo in cui l’aristocrazia è costretta a rimanere, e dal quale non si può allontanare se non con il permesso del re. Qui, gli aristocratici passano il loro tempo mettendosi l’ uno contro l’altro in quanto si cercava sempre di ottenere l’ amicizia del re, il quale poteva giovare favori, per questo motivo non ci si poteva fidare di nessuno, perché tutti andavano a parlare a corte. Uno dei modi principali per passare il tempo a corte era leggere romanzi; si tratta di romanzi infiniti che raccontavano in modo “nascosto”, quello che si celava dietro la vita di corte, raccontando le vicende altrui attraverso racconti pastorali ; pertanto, il lettore si ritrovava anche come personaggio all’interno dei romanzi, poiché le dicerie che si trovavano al loro interno, erano le stesse che giravano a Versailles. Nel 1600 la lettura di corte veniva rappresentata da romanzi lunghissimi, ma al contrario, il romanzo del 1600 dedicato al borghese era cortissimo in quanto i borghesi non avevano nulla da perdere; venivano raccontate storie che si svolgevano in taverne, strade, in cui vi erano elementi di vita quotidiana come ad esempio le risse. DOMANDA ESAME: QUAL è LA DIFFERENZA TRA I ROMANZI PER L’ARISTOCRAZIA E PER LA BORGHESIA DEL 1600? Essi producono per un pubblico diverso, di conseguenza a ogni pubblico vengono dati una storia (dicerie o risse) e personaggi differenti (cortigiani vestiti da pastori o puttane). Cos’è che rende un autore maggiore e cosa lo rende minore? Il coraggio. L’autore maggiore, difatti, è colui che ha il coraggio di apportare delle modifiche al codice , rischiando molto in quanto la sua opera potrebbe non raggiungere il pubblico da lui desiderato o addirittura non essere considerata (ad esempio la pittura francese del 1870 prevede che un quadro per avere valore debba essere grande e riprodurre un personaggio o un episodio importante della storia. In quello stesso periodo c’erano gli impressionisti, i quali erano molto più poveri e in tal modo rimangono in quanto violano le caratteristiche che li possano rendere famosi. Questo accade perché ci fu un problema di codice: fin quando gli europei non apprezzarono il nuovo codice, i quadri non avevano valore. La non condivisione del codice rendeva le opere illeggibili per il pubblico del tempo. Nel 18º secolo avviene un cambiamento: cresce la percentuale di opere dedicate al pubblico borghese e diminuisce la percentuale di opere rivolte al pubblico aristocratico. Alla Francia non si possono applicare le periodizzazioni a cui noi siamo abituati per la letteratura italiana: il rinascimento francese inizia nel 1500.
L’Impero Romano era un insieme di regioni in cui circolavano merci e veniva parlata una sola lingua: il latino , ma, nel momento in cui cade l’Impero romano, tutte queste regioni si separano le une dalle altre , lasciando una zona isolata che evolve lingue e dialetti diversi dal resto delle altre zone. I primi progetti di ricreazione dell’Impero Romano si hanno con Carlo Magno, con il quale diventa il Sacro Romano Impero in quanto, contrariamente al vecchio Impero di tipo pagano, si tratta di un impero cristiano. Successivamente all’impero vi fu il feudalesimo : una forma di governo per cui si stabilisce un rapporto personale fra il sovrano e il singolo signore – il signore giura fedeltà al sovrano, il sovrano protegge il signore.
In Italia il feudalesimo finisce dopo l’anno mille in cui si ha la fioritura dei comuni: le città prendono il sopravvento e anche il signore del castello si trasferisce in città. Questo però, in Francia non accade: si ha una struttura feudale per tutto il medioevo fino alla Rivoluzione francese. Durante essa, infatti, vennero distrutti molti castelli, monasteri e chiese perché, fino a quel momento il sistema giuridico era quello feudale, dunque chi passava in una qualsiasi strada doveva pagare il principe e, nel caso in cui si volesse lavorare la terra, doveva chiedere il permesso al signore di quel determinato terreno. In seguito alla rivoluzione, le micro-tasse (convées) che regolavano i rapporti, cessano. DOMANDA ESAME: QUANDO FINISCE IL FEUDALESIMO IN FRANCIA? In Francia il feudalesimo termina nel 1797, con lo scoppio della Rivoluzione francese; fino a quel momento, l’aristocrazia ha tenuto il proprio tallone sul paese, ma dalla rivoluzione in poi inizia il secolo borghese.
Contexte Historique : On appelle « l’âge de Ronsard » la période de dix 1ans entre l’apparition de la Pléiade aux guerres de religion. Grace à Ronsard on assiste à la naissance d’une nouvelle esthétique, qui commence avec la poésie lyonnaise. Pour ce qui concerne le domaine politique, Ronsard vit des successions de trône : en 1547 Henri II succède à François I, mais en 1559 il est tué accidentellement dans un tournoi et François II devient le roi. Du coté religieuse, en France on a la répression de calvinistes. Esthétique : Les poètes comme Ronsard, sont des poètes cultivés qui cherchent de conférer à leur art une dignité et de rivaliser les Anciens et les italiens. Leur ambition est double : patriotique (parce qu’ils cherchent d’élever la langue française) et aristocratique (parce qu’ils s’adressent aux connaisseurs. L’un des influences plus importantes est le pétrarquisme : admiration et imitation de Pétrarque, poète du 1300 dont on a appris surtout la structure du sonnet, l’utilisation de figures de style et le thème de l’amour. L’école du 1550 ampli ses connaissances en élaborant l’alexandrin, l’alternance de rimes, le système de strophes. On cultivera différents genres, toujours en s’inspirant aux grands anciens donc par exemple l’ode à la manière de Horace et l’églogue comme Virgile. Cet ainsi que le poète assume un rôle principal dans la cour et il est vue comme un prophète inspiré. VIE ET ŒUVRE : Il nait près de Couture sur Loir dans une famille de petite noblesse. Son père était un homme de lettre et dès 1536 place Pierre auprès de la famille royale. Pierre était destiné à la carrière des armes et de la cour mais il est frappé de la surdité et donc il reçoit des ordres mineurs et il peut vivre de bénéfices ecclésiastiques. En 1543, avec Du Bellay, ils fréquent le collège Coqueret à Paris où il crée d’abord La Brigade et après La Pléiade. Ils suivent l’enseignait Jean Dorat que lui ouvre la rue au classicisme grecque et latin. En effet, Ronsard de ce moment consacre sa vie à la lecture et relecture des grandes œuvres classiques. 1549 Ronsard publie les premiers 4 livres des Odes, que suscitent de l’enthousiasme. Leur but était de rivaliser avec Pindare et Horace les grands personnages et événements. Il continuera à publier sans interruption. Ses œuvres seront les plus variés et apprécié du siècle et en 1560 il fait une édition collective de ses œuvres. Il incarne de manière parfaite la Pléiade. En 1555-1556 il publie les Hymnes où il développe les grands thèmes de l’humanisme. En 1562 il s’engage dans la guerre civile pour condamner la prise d’arme des protestants avec la poésie politique des Discours en défendant aussi le point de vue catholique du roi Charles IX. 1565 est l’an des élégies , des poèmes et enfin le 1572 de la Franciade. En 1574 le roi Charles IX, amie et lecteur de Ronsard, meurt. Le poète ne s’entend pas avec Henri II le successeur qui préfère Desportes donc il retour dans son Vandomois natal. L’auteur est toujours engagé à écrire et relire ses œuvres et quand il est fatigué et malade il compose ses Dernier Vers. Il meurt en 1585 et reçoit un hommage après mort au collège de Boncourt. La Célébrations des Amours La poésie amoureuse de Ronsard est ampli et varié. Nous avons Odelettes, sonnets, élégies dédiées à différentes femmes aimées du poète ou d’un seigneur auquel Ronsard prête sa voix. Les trois noms plus importants sont Cassandre, Marie et Hélène.
ci mostra come il poeta stia mascherando, sotto un’ apparenza di serenità in cui si parla di natura e giardini , un testo molto triste che parla di tristezza umana. L’alba è personificata come la figura di una donna che piange. Ronsard utilizza il verso alessandrino (dodecasillabo) in quanto era più semplice far entrare una frase intera, tentando quindi di fare coincidere la frase con il verso. Mignonne, allons voir si la rose – Ronsard, sonnets pour Hélène, (1578) Mignonne allons voir si la rose Qui ce matin a voit disclose Sa robe de pourpre au soleil A poinct perdu ceste vesprée Les plis de sa robe pourprée. Et son teinct au votre pareil. Las! Voyez comme en peu d’espace, Mignonne, elle a dessus la place, Hélas! Ses beautes laissé choir! Ha vrayment marastre est nature. Puis qu’une telle fleur ne dure Que du matin jusques au soir. Donc, si vous me croyez, Mignonne, Tandis que vostre aage fleuronne En sa plus verde nouveauté, Cueillez, cueillez vostre jeunesse : Comme a ceste fleur la vieillesse Fera ternir vostre beauté. Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa Che stamane aveva dischiusa La sua veste di porpora al sole Ha perduto stasera Le pieghe della sua veste purpurea E il colorito simile al vostro. Ahimè! vedete come dopo un po’, Dolcezza, lei ha, al suolo, Lasciato cadere le sue bellezze! Veramente matrigna è la natura. Dal momento che un tale fiore non dura Che dal mattino fino alla sera. Dunque, se credete a me, mia cara, Mentre la vostra età è in piena fioritura Nella sua più verde freschezza, Cogliete la vostra giovinezza: Come a questo fiore la vecchiaia Farà oscurare la vostra bellezza. Poema isosillabico: poema con lo stesso numero di sillabe. In questo caso è caratterizzato da otto sillabe, quindi non c’è cesura. Gli accenti rimangono, tra cui quello sull’ottava sillaba (fine verso) e almeno un accento secondario che potrebbe essere sulla quarta sillaba, ma è variabile. All’interno del componimento invita la donna ad andare in giardino con lui per verificare se la rosa, alla quale viene paragonata, ha conservato la sua bellezza e il suo splendore anche dopo mezza giornata. Il tema della rosa (roman de la rose) proviene dalla letteratura medievale, difatti è l’unico genere letterario del medioevo che viene salvato: un testo lungo in versi. È un testo talmente lungo che il primo autore è morto, e l’opera è stata conclusa grazie ad un altro autore. È un testo talmente tanto importante, che può essere considerato l’equivalente della Divina Commedia dato che da un punto di vista strutturale, l’idea è la stessa: per come le riconosce il medioevo, sono entrambi due enciclopedie. Durante il medioevo , il sapere è considerato come la fine di un cammino: bisogna attraversare necessariamente una serie di tappe per far si che si possa arrivare al sapere stesso. Si tratta di un percorso di acquisizione graduale non deciso dal soggetto, ma obbligato (motivo per cui Dante è accompagnato da Virgilio). Nel suo complesso, dunque, il roman de la rose è un percorso di acquisizione della conoscenza : vi è un personaggio che attraversa diversi luoghi, incontra diverse persone (per lo più figure allegoriche che simboleggiano qualcosa) … e solamente procedendo per questo percorso, può arrivare alla conoscenza. La differenza tra la Divina Commedia e il roman de la rose è che, mentre nella prima la conoscenza corrisponde alla visione di Dio, per il roman de la rose , essa corrisponde alla donna: solamente attraverso l’amore il soggetto arriva alla visione complessiva della conoscenza. Il tema della rosa (visto come immagine della donna), nella letteratura medievale era dunque presente con Ronsard, il quale però coniuga tale modello medievale con quello classico. La
cultura classica è una cultura édonistique : l’edonismo fa si che in vita , io soggetto non cerco di trovare un piacere dopo la morte perché tale piacere deve essere trovato in vita ; si tratta di una visione materialista e consumista. Di conseguenza, in Mignonne , Ronsard afferma che la rosa dura poco : seguendo il roman de la rose, e dunque paragonando la rosa alla donna, quello che si cela dietro il testo è che bisogna godere della bellezza subito, altrimenti questa appassirà > bisogna consumare subito. Quand vous serez bien vieille, sonnets pour Hélène Quand vous serez bien vieille, au soir à la chandelle, Assise auprès du feu, dévidant et filant, Direz chantant mes vers, en vous émerveillant : « Ronsard me célébrait du temps que j’étais belle » Lors vous n’aurez servante oyant telle nouvelle, Déjà sous le labeur à demi sommeillant, Qui au bruit de Ronsard ne s’aille réveillant, Bénissant votre nom de louange immortelle. Je serai sous la terre, et fantôme sans os Par les ombres myrteux je prendrai mon repos ; Vous serez au foyer une vieille accroupie, Regrettant mon amour et votre fier dédain. Vivez, si m’en croyez, n’attendez à demain : Cueillez dès aujourd’hui les roses de la vie. Quando sarai una vecchia, la sera, alla luce della candela, seduta vicino al fuoco, mentre vi dedicate a filare la lana, direte cantando i miei versi, meravigliandoti: “Ronsard mi celebrava quando io ero bella”. Allora non avrete serva che sentendo tale notizia, già mezza addormentata per la fatica, che a sentire il nome di Ronsard non si risvegli, benedicendo il vostro nome di lode immortale. Io sarò sottoterra, e, fantasma senza ossa, tra le ombre di mirto prenderò il mio riposo: tu sarai al focolare una vecchia accovacciata. Rammarico del mio amore e del tuo orgoglioso disprezzo. Vivi, se mi credi, non aspettare a domani: cogli oggi le rose della vita. Qui si parla dell’ amore che guida al piacere , ecco perché il classicismo viene inteso come la riscoperta dei valori classici: contrariamente al medioevo, in cui la chiesa ricostruì un’impossibile continuità tra i valori cristiani e pagani, nel classicismo si riscopre l’ opposizione tra i valori cristiani e pagani. I valori cristiani ci invitano a spostare in avanti il piacere carnale , dando più importanza ai valori dell’anima. All’interno del componimento, il poeta parla con una ragazza di 16 anni, alla quale mostra la situazione di quando sarà vecchia, seduta accanto al fuoco, che non si potrà muovere a causa dei diversi problemi della vecchiaia, e filerà la lana. Si parla dell’ immortalità legata alla gloria : il nome del poeta appare due volte perché ci vuole fare capire che l’ immortalità avviene nel momento in cui il nome sopravvive. La sopravvivenza e l’immortalità legata alla gloria fanno riferimento a un concetto che nel medioevo non è mai esistito poiché in quel periodo non esisteva l’ individualità e l’ autorialità. La parola “autore” deriva dalla parola “autorità”, difatti l’autore è colui che è autorevole; questo spiega il motivo per cui nel medioevo una cosa scritta valeva più di una cosa detta a voce: tutto quello che era scritto cancellava il vantaggio dell’ esperienza diretta che poteva essere fatta. Solamente nel 1600 con Galileo Galilei avvenne un cambiamento, ma fino a quel momento, per chiunque, solamente i classici affermavano la verità. Il medioevo, dunque, è un periodo che non riconosce il concetto dell’ individualità, elemento che viene sconvolto durante il rinascimento: vengono portati via gli elementi della chiesa per dare sempre più spazio a sé stessi. Questa scoperta del soggetto diventa anche la valutazione dell’autorialità, dell’autore e della sua firma ; ecco perché nel rinascimento nasce un genere che nel medioevo non esisteva ancora: il ritratto. DOMANDA ESAME: perché il rinascimento dà tanta importanza all’arte? Perché è il momento in cui i poeti e i pittori iniziano a firmare le loro opere, riuscendo a darsi importanza, e per essere ricordati per sempre.
In seguito all’inizio dell’età medievale, soprattutto nel sud del paese, si iniziarono a creare bellissime corti medievali in cui si viveva una vita molto ricca, tranquilla , e si parlava una lingua chiamata D’Oc (OC significa “si”) in quanto qui, i barbari non erano mai arrivati veramente con le loro conquiste barbare, ma bensì la conquistano in seguito ai molteplici matrimoni combinati. Di conseguenza, il sud della Francia non ha mai subito grandi devastazioni, e per questo motivo acquisì tale dialetto che iniziò ad essere utilizzato dai signori , a cominciare da Guglielmo 9 d’Aquitania verso la fine dell’11º secolo , i quali incaricavano i poeti di recitare poesia per determinate occasioni. Il problema era che effettivamente, i poeti erano ancora rimasti all’età antica in cui la lingua principale era il latino, qui infatti i signori chiedono loro di iniziare a scrivere in lingua d’Oc: ecco che tra la fine dell’11º secolo e l’inizio del 12º secolo , alcuni poeti incominciano a scrivere poesia in lingua d’Oc. I generi letterari che vennero coltivati nelle corti erano generi che esistevano già in lingua latina medievale; quindi, al momento in cui nasce la poesia d’Oc, vi era alle spalle tutto il sapere della poesia latina. Di conseguenza essa non nasce ignorante, nasce in un modo consapevole a livello di competenza, memoria di temi e forme di cui parlare, perché gli stessi poeti che scrivevano in lingua d’Oc, erano gli stessi che scrivevano in latino. L’ unica differenza con il latino è che gli autori facevano differenza tra le vocali lunghe e le vocali brevi ; quindi, l’organizzazione del testo poetico in latino era determinato da un’alternanza di sillabe con vocali brevi e sillabe con vocali lunghe. Invece, con la lingua d’Oc accadde che l’arrivo dei barbari portò alla modifica di tali vocali , portando uno sviluppo nella nuova metrica: invece di guardare la qualità della vocale, si comincia a contare le sillabe (ex: verso alessandrino). La lingua d’Oc è una lingua volgare derivata dal latino, ma che non è latino, che a corte comprendono tutti. Eleonora d’Aquitania, la nipote di Guglielmo 9, sposò prima il re di Francia , e quando egli morì sposò il re d’Inghilterra; dunque, si spostò verso nord portando con sé la sua corte. Al nord trovò una differenza: mentre nel sud della Francia si era sviluppata una poesia in lingua d’Oc, nel nord si era sviluppata una poesia in lingua d’Oil ; ciò accadde perché il settentrione ha vissuto l’ impatto con i barbari ; dunque, ha portato allo sviluppo di un dialetto ben differente ; difatti si parla di una lingua in cui il peso della pronuncia germanica si sente in modo più forte. Un’altra differenza tra la poesia in langue d’Oc e quella in langue d’Oil è che, mentre in quella in langue d’Oc si parla di poesia d’amore, nella poesia in langue d’Oil si parla di eroi e azione (es: la chansons de geste, la cui più nota è la Chanson de Roland).
La Chansons de geste è l’opera di un artista, di una persona che ha costruito con grande simmetria e attenzione un capolavoro. Si tratta di una raccolta, di un genere letterario di tipo epico sviluppatosi nel nord della Francia, e dunque in lingua d’Oil. Inizia con una riunione in cui Carlo Magno riunisce tutti i paladini per discutere dei rapporti con gli arabi e con la Spagna ; uno di questi, Gano , che si voleva vendicare da un presunto torto di Carlo, propone che venga fatta una spedizione a cui capo vi sia Orlando. Arrivati in Spagna, Orlando e i paladini cadono in un’imboscata , guidata da Gano, tradendo il mandato di pace; e l’unico modo per salvarsi è quello di suonare l’olifante per richiamare Carlo Magno , ma Orlando non lo suona per non mettere a repentaglio il proprio onore, suonandolo solo in punto di morte. Carlo Magno, giunge a Roncisvalle troppo tardi, perché erano già tutti morti , per i quali viene data la sepoltura. Qui, entra in scena la fidanzata di Orlando, alla quale Carlo dice che il suo fidanzato era morto, ma che se voleva, gli avrebbe ceduto il figlio in sposo, alla fine lei rifiuta e muore di dolore sul momento.
È inserito nel primo ciclo della raccolta, il “ciclo del re”, ed è una delle più grosse mistificazioni politiche che si possano contare nella letteratura, ed è stata composta alla fine dell’11º secolo. L’autore, di cui non conosciamo il nome, prende ispirazione da un volume di storia scritto in latino che raccontava le avventure di Carlo Magno.
In particolare, tra questi, prende spunto da un episodio minimo di una guerra da lui combattuta: egli affrontò le popolazioni arabe che, dopo Maometto e la diffusione dell’islamismo, risalirono per attraversare la Spagna , ma egli li anticipò e li fronteggiò , girando poi le spalle e ritornando in Francia; quando un esercito gira le spalle, quelli più a rischio sono le retroguardie , difatti si dice che questi stessi, mentre attraversavano i Pirenei, vengono assaliti da banditi e alcuni di questi uccisi. L’autore della Chansons de Roland, dunque, si riferisce a questa minima parte. L’autore scrive in un momento molto delicato : quello in cui si sta organizzando la prima crociata, che viene combattuta tra il 1096-1099 , gli ultimi anni dell’11º secolo. Si tratta di un’azione di propaganda politica perché ai tempi di Carlo Magno non esisteva l’odio contro il mondo islamico, e dunque venivano organizzate queste contrapposizioni : si cercava di arruolare soldati per andare a liberare il santo sepolcro. Dunque, l’autore si ripromette di ricreare negli europei una coscienza della pericolosità e della crudeltà degli arabi. Ecco, come questo episodio nasce per la contrapposizione tra il mondo cristiano e islamico. La Chansons de geste , racconta le grandi imprese di cavalieri mossi dalla gloria, dall’onore, dalla famiglia, dalla religione e dal re. Si tratta di componimenti trasmessi per lo più oralmente, caratterizzati da versi decasillabi. La nascita della letteratura d’Oc e d’Oil avviene alla fine dell’undicesimo secolo, la cui differenza è che la letteratura d’Oc presenta componimenti d’amore , mentre in quella d’ Oil, l’amore non esiste. In questo contesto, Eleonora d’Aquitania si sposa con il re di Francia (Luigi VII) e d’Inghilterra (Enrico II), e spostandosi verso il nord si è portata con sé i poeti di corte, ai quali chiede di comporre testi di letteratura d’Oc , ecco che, grazie a lei, la poesia d’amore arriva anche nel nord della Francia. Sarà poi la figlia di Eleonora d’Aquitania, Maria di Francia (detta anche Maria di Champagne), a determinare il matrimonio tra letteratura d’Oc e d’Oil: quest’unione tra i due tipi di letteratura avviene perché la corte è nelle mani delle donne dal momento in cui gli uomini erano costantemente impegnati in battaglie, e le donne rimaste padrone dei castelli ; di conseguenza, dato che il poeta di corte rispondeva al signore (che adesso erano le donne), capisce di non poter più scrivere temi violenti ; dunque, nascono questi componimenti lunghi, come le chansons de geste, che prendono il nome di “roman” in cui i cavalieri combattono per amore. Questi componimenti portano alla nascita dell’amore cortese : essendo il poeta sotto il controllo del pubblico femminile, esso riscrive in chiave feudale (nel feudalesimo il signore giura fedeltà al sovrano, il sovrano protegge il signore) i rapporti tra uomini e donne > il cavaliere riceve fedeltà dalla donna, e l’uomo le dona protezione. il termine “roman” indica i testi in prosa, scritti in lingua romanza. Qui, infatti vi erano tre tipi di rapporto:
ecco che la letteratura francese rimane a rivendicare la libertà della donna aristocratica; mentre la società italiana borghese considera questa libertà femminile sbagliata , la società francese aristocratica celebra la libertà sessuale della donna aristocratica.
Nel 1300, periodo in cui la Francia è ancora feudale , iniziano a diffondersi moltissime corti , e la baronia è molto potente e ricca. Durante questo periodo, si viene a sviluppare un tipo di poesia estremamente sofisticata: si parla di poeti che vennero chiamati “ les grands retoriqueurs”, poeti che scrivono giocando molto con le regole, di cui, ad esempio, ogni parola di un verso rima con le parole del verso successivo, o l’ultima parola del verso rima con la parola di cesura del verso precedente. In questa situazione si ritrova Charles d’Orléans , un aristocratico che partecipò alla Guerra dei cent’anni e che venne fatto prigioniero dagli inglesi. Egli però, in quanto principe, viveva come tale (ad esempio continuando a partecipare alle feste), e, quando verrà poi pagato il riscatto, non ritornerà alla sua vita politica ma bensì si occuperà di poetica. Ad un certo punto della sua vita, egli entra in contatto con il poeta François Villon , con il quale partecipa alle gare tra poeti: il tema specifico era “l’incontro alla fontana”. La scrittura di Charles è tanto disincarnata quanto carnale , egli smaterializza la materia , ma allo stesso tempo tiene alla materialità e alla qualità delle cose fisiche. Si tratta di poeti grandi, ma completamente distanti, che però ci mandano un segnale forte : la letteratura francese dal medioevo fino al 1700 conosce un doppio binario; da una parte vi è la letteratura aristocratica destinata al pubblico aristocratico (con i propri valori e regole), e dall’altra parte la letteratura popolare per il pubblico borghese con regole nettamente differenti.
La vie: Né en 1394, il est le fils du duc Louis D’Orléans. En 1407 son père est assassiné et il se retrouve dans la scène politique à 13 ans. Pendant la bataille d’Azincourt il est emprisonné et reste en Angleterre pour 30 ans. Pendant ces années il écrit poèmes d’amour , probablement dédiés à son épouse Bonne d’Armagnac qui meurt pendant ces années, ou probablement dédiés à Alice Chaucer épouse de son gardien. Il est libéré grâce à l’intervention du duc de Bourgogne , et après libéré il épouse son nièce Marie de Clèves. Il a cherché à réconcilier la France et l’Angleterre mais après 60 ans il renonce et s’installe à Blois où cherche de récupérer la sérénité. C’est alors qu’il instaure des concours poétiques comme celui de la Ballade. Il meurt en 1465. Rondeaux de printemps Le temps a laissié son manteau De vent, de froidure et de pluye, Et s’est vestu de brouderie, De soleil luyant, cler et beau. Il n’y a beste, ne oyseau, Qu’en son jargon ne chante ou crie Il tempo ha lasciato il suo mantello Di vento, di freddo e di pioggia, e si è vestito di richiami, di sole lucente, chiaro e bello. Non c’è animale o uccello, che nella sua lingua canti o grida
Le temps a laissié son manteau De vent, de froidure et de pluye. Rivière, fontaine et ruisseau Portent, en livree jolie, Gouttes d’argent, d’orfaverie ; Chascun s’abille de nouveau Le temps a laissié son manteau. il tempo ha lasciato il suo mantello di vento, di freddo e di pioggia. Fiumicello, fontana e ruscello Portano una graziosa livrea Gocce d’argento, di orificeria Ciascuno si veste di abiti nuovi Il tempo ha lasciato il suo mantello. Il rondeaux è un componimento molto breve , le cui strofe sono costituite da uno o più versi che vengono ripresi. Si tratta dunque di versi brevi e una forte ripetizione, non sappiamo però quale sia effettivamente il ritornello perché questo non viene precisato (se tutta la “strofa” o un solo verso).
La vie: Il n’y a pas des informations certes sur son existence. Aussi les indications que nous trouvons dans son œuvre ne sont pas précises. On pense qu’il est né autours du 1431 et qu’il s’est diplômé en 1449. Il participe à tous les protestes estudiantines et plusieurs fois il a été condamné pour des délits. Dans un certain moment il a été aussi exilé de Paris. Au cours de ses voyages il se trouve à la cour de Charles d’Orléans à Blois et il participe au Concours de Blois. Sa pièce plus célèbre est Ballade des Pendus écrit quand il attentait le résultat de la condamne à être pendu. En 1463, en exécution de la sentence, Villon disparâit. La poésie de Villon se dresse contre le système établi, les lois, les autorités. Epithaphe Villon ou La ballade des pendus, François Villon (1431- dopo il 1463) Frères humains, qui après nous vivez N’ayez les cœurs contre nous endurcis, Car, si pitié de nous pauvres avez, Dieu en aura plus tôt de vous mercis. Vous nous voyez ci attachés, cinq, six : Quant à la chair, que trop avons nourrie, Elle est piéça dévorée et pourrie, Et nous, les os, devenons cendre et poutre. De notre mal personne ne s’en rie ; Mais priez Dieu que tous nous veuille absoudre! Se frères vous clamons, pas n’en devez Avoir dédain, quoique fûmes occis Par justice. Toutefois, vous savez Que tous hommes n’ont pas bon sens rassis. Excusez-nous, puisque sommes transis, Envers le fils de la Vierge Marie, Que sa grâce ne soit pour nous tarie, Nous préservant de l’infernale foudre. Nous sommes morts, âme ne nous harie. Mais priez Dieu que tous nous veuille absoudre! La pluie nous a débués et lavés, Et le soleil desséchés et noircis. Fratelli umani che vivete dopo di noi Non siate contro noi duri di cuore Dal momento che, se pietà di noi poveracci avrete, Dio avrà più perdono di voi. Qui voi ci vedete appesi a gruppi di cinque o sei: La carne, che troppo abbiamo nutrita, Da tempo è divorata e imputridita, E le nostre ossa saranno presto cenere e polvere. Della nostra disgrazia nessuno rida; Ma pregate Dio che tutti ci assolva! Se vi chiamiamo fratelli, non dovete Avere sdegno, dal momento che tutti noi fummo uccisi Per giustizia. Tuttavia, voi sapete Che non tutti gli uomini hanno un buon segno. Per noi, che trapassammo ormai, Pregate il figlio della Vergine Maria, Affinché la sua grazia non si inaridisca, Ma dalla furia infernale ci preservi. Noi siamo morti, ma nessuna anima ci ingiuri. Ma pregate Dio che ci voglia tutti assolvere. La pioggia ci ha lavato e dilavato, e il sole ci ha resi disseccato e anneriti.
Ricorda che, in Francia nel 16º secolo ci troviamo ancora nel feudalesimo, il quale termina nel 1797 con l’inizio della Rivoluzione Francese.
Les événements : Le XVI est un siècle de transition signé par des événements considérables : Humanisme , la réforme , la conquête de L’Amérique , les découverts de Copernic. On a aussi une succession de guerres : Le guerres d’Italie entre François I et Charles 5 qui devient un conflit européen, et les guerres de religion provoquées par la rupture de l’unité religieuse de l’occident. Le projet politique de François I qui prévoit le détachement par l’empire et par la papauté. En Angleterre Henri réussira à se détacher de la papauté. Sur le plan religieux nous voyons la réforme de Luther et la contre-réforme du concile de Trente. En outre la découverte du nouveau monde trouble l’équilibre de l’Europe en favorisant le développement d’une bourgeoisie mercantile qui appauvrit la noblesse. Le XVI est donc, un âge violent et de contrastes. La Renaissance : L’apparition de l’esprit nouveau qui caractérise la renaissance, commence pendant les moyen-âge et le passage n’a pas été drastique. La renaissance est un mouvement qui se développe d’abord en Italie et après en Espagne , en France , en Angleterre. Ce mouvement affecte tous les domaines : artistique, philosophique, social, religieux. Les 3 principaux facteurs qui signent la mutation furent :
Il canzoniere è una particolare raccolta di poesie d’amore organizzate in ordine cronologico in modo tale da raccontare una storia: dal primo incontro al superamento della persona che io ho amato. Dunque, i poeti francesi entusiasti di Petrarca cominciano a copiare le sue opere in maniera professionale (temi, figure retoriche…), tra i quali vi è anche la struttura del canzoniere e il sonetto , nato in Italia grazie alla scuola siciliana. I francesi considerano il sonetto italiano molto più elevato rispetto ai generi che hanno ereditato dalla cultura classica (ballate, pastorelle e rondeaux), tanto da metterli da parte per scrivere le odi (come “ Mignonne ”), elegie, epigrammi, poemi epici… tutti generi letterari appartenenti al mondo greco-romano. Ovviamente, il sonetto non è appartenente a questa categoria, ma l’ammirazione che si ha per la cultura italiana è talmente tanta da considerarlo allo stesso livello dell’arte greco-romana. In particolare, la prima città rinascimentale francese che si apre al sapere italiano è Lione, in quanto situata al confine con essa; dunque, fu la prima a ricevere merci ed elementi importati dal paese , tra cui libri, artisti, scrittori…
Il est né en 1496 à Cahors, son père était Jean Marot et appartenait au groupe de Rhétoriqueurs. Il n’a pas eu une formation excellente. En 1519 il devient le valet de chambre de Marguerite de Navarre (sœur du roi) et en 1527 il succède à son père au service du roi François I. Poète de cour il commence à imiter les italiens et surtout il réinvente l’art d’être bref, rapide, familier et allusive. à la cour il compose des pièces de circonstance où il tient le registre des événements ou il chante des amours ou encore il demande des faveurs. Il se distingue de son précédentes par sa fantaisie et son brio. En 1526 il est emprisonné pour avoir mangé du lard pendant le carême et il écrit une épitre à son ami Lyon Jamet que lui fait sortir de la prison. Plus tard il est à nouveau emprisonné pour avoir aidé un prisonnier à échapper et il écrit une épitre au roi pour lui liber. Ses épitres son signé par la grâce et élégance mais aussi par désinvolture et irrévérence. En 1532, il est malade de peste et victime d’un vol et il écrit encore une fois au roi pour avoir été dérobé. La même annér il publie l’ensemble de ses œuvres sous le titre L’adolescence clémentine. En 1534 éclate l’Affaire placards et Marot était suspecté de sympathies évangéliques donc il s’enfuit mais en 1536 il se doit soumettre à l’humiliation de l’abjuration pour retourner à la cour. En 1542 il doit s’enfuir à nouveau à cause de l’œuvre L’Enfer. Enfin il meurt à Turin en 1544. Marot a joué un rôle important dans le domaine poétique parce que grâce à lui on voit le passage des formes médiévales aux formes modernes comme l’épigramme, l’épitre, l’élégie , en particulière il maitrise les formes brèves. En outre il élabore un moyen d’écrire plus linéaire et simple. Marot a été un poète satirique : à travers de formes fixés comme les rondeau et l’épigramme, il s’amusait à railler les femmes, les maris trompés, les moines. De même, nous devons citer le renouvelé du genre du blason auquel il a procuré une popularité soudaine. En autre, il a aussi introduit en France le genre de l’églogue, poème pastoral qui présent des bergers idéalisés. En fin c’est lui qui compose le premier épithalame , c’est-à-dire un éloge au mariage. Egli fu uno di quei poeti che buttarono fuori dalla letteratura i generi medievali, e aprirono le porte ai nuovi generi classici , tra cui le ode, gli epigrammi e il sonetto , componimenti ai quali viene data un’ assoluta ammirazione. D’Anne qui lui jeta la neige, Epigrammes Anne, par jeu, me jeta de la neige Que je cuidais froide certainement. Mais c’était feu : expérience en ai-je, Car embrasé je fus soudainement. Puisque le froid brûle pareillement Comme le feu, où trouverai-je place Pour n’ardre point? Anne, ta seule grâce Éteindre peut le feu que je sens bien, Non point par eau, par neige ni par glace, Mais par sentir un feu pareil au mien. Anna, io per gioco, mi lancio dalla neve Che io credevo certamente fredda. Ma era fuoco: ne ho esperienza, dal momento che fui improvvisamente incendiato. Dal momento che il freddo brucia in maniera simile Al fuoco, dove troverò un luogo Per non bruciare? Anna, solamente la tua grazia Può spegnere il fuoco che io sento così forte, non attraverso l’acqua, neve o ghiaccio, ma con il fatto di sentire un fuoco simile al mio.
L’ epigramma è un componimento corto, breve e complesso dal finale a sorpresa (prende il nome di “chute” o “pointe”). Si parla di giovani che giocano a lanciarsi le palle di neve , la quale era però infuocata: nel momento in cui la palla ha raggiunto il suo petto, lui si è innamorato di anna. Tale fuoco non si può spegnere con acqua, neve o ghiaccio, ma si spegnerà solamente nel momento in cui lei proverà lo stesso ardore. In realtà, l’idea sottintesa del componimento è quella del fuoco greco: un’arma di distruzione di massa che viene usata in ambito navale durante le guerre. Si parla della sua incapacità di spegnersi perché, quando il fuoco veniva appiccato, questo non poteva essere spento con l’acqua poiché essa alimentava il fuoco sempre di più. Quest’immagine del fuoco che non si può spegnere con l’acqua, ma che si nutre di essa, viene usata in questo campo erotico dell’amore. Qui, il poeta gioca con parole brevi e lunghe che danno una cadenza ritmica al testo. Tutto il componimento è una molla che si carica per poi dare un effetto sorpresa nel finale, dichiarando l’amore per Anna.
Maurice Scève è uno degli altri poeti che apre le porte ai generi classici. In particolare, egli scrive una raccolta poetica intitolata “ Délie ”. Una delle regole della poetica era che non bisognava mai celebrare la donna che si amava con il suo nome esatto; motivo per cui i poeti, per cantare ed esaltare la donna, iniziano a utilizzare uno pseudonimo allusivo (ad esempio Boccaccio nomina la sua donna Fiammella). In particolare, Délie è la donna amata da Maurice Scève, un anagramma che, scomposto, rivela la sua identità: l’idée. Questo perché, la donna , essendo troppo corporea, verrà presto dimenticata. Attraverso l’idea il poeta entra in un percorso di spiritualizzazione che prima lo porta ad amare la donna , poi ad amare la sua bellezza , poi ad amare la sua idea di bellezza e, successivamente, la abbandona. Difatti, nella raccolta, Délie viene dimenticata, e il poeta riesce a salire tutti i gradini della scala naturae , fino a diventare sempre più puro e disincarnato. Délie, objet de plus haute vertu (1544) Dizain XXII: Comme Hécate tu me feras errer Et vif et mort cent ans parmi les ombres : Comme Diane au Ciel me resserrer, D’où descendis en ces mortels encombres : Comme régnante aux infernales ombres Amoindriras ou accroîtras mes peines. Mais comme Lune infuse dans mes veines Celle que tu fus, et seras Délie, Qu’Amour a jointe à mes pensées vaines Si fort que Mort jamais ne l’en délie. Come Ecate tu mi farai vagare E vivo e morto, cent’anni tra le ombre: come Diana al Cielo mi stringe, da dove discendono questi mortali ingorghi come regina delle ombre infernali ridurrai o aumenterai le mie pene. Ma come la Luna infusa nelle mie vene Quella che tu fosti, sei e sarai Délie, che Amore ha unito ai miei vani pensieri Così forte che la Morte non riesca mai a sciogliere. La letteratura medievale è una letteratura aperta a tutti : i pittori dipingono le pareti delle chiese e, indipendentemente da chi fosse il primo destinatario di un’opera, questa veniva condivisa con tutti.
Con il passare degli anni, la cultura maschile ha messo in opera i più incredibili accorgimenti per impedire alla donna la partecipazione alla vita pubblica e avere un ruolo all’interno della società (ad esempio, solo le bambine potevano uscire senza cappello o fazzoletto in testa). Questa misoginia era anche presente in Napoleone, al quale una volta venne chiesto chi fosse la scrittrice verso la quale riponeva una maggiore attrazione, ed egli rispose che era colei che aveva più figli. Napoleone stesso odiava le donne talmente tanto al punto che, quando sale al potere emana un codice civile all’interno del quale le donne vennero private di qualunque iniziativa (non potevano firmare contratti di lavoro, in banca o di compravendita; dovevano uscire sempre con un maschio… anche gli stessi abiti che venivano portati nel 1800 servivano a limitare la sua autonomia, perché era necessario l’aiuto di una persona che la vestisse, che l’aiutasse a spostarsi o semplicemente ad andare in bagno). Per questo motivo non ci dobbiamo stupire se gli autori che hanno definito il canone, non hanno inserito donne : perché loro in prima persona sono coloro che detestano più che mai le donne scrittrici , fino al punto che il pregiudizio viene prima dell’ effettiva valutazione di un’opera.
Christine de Pizan è una ragazza italiana , il cui padre Tommaso, fu chiamato a Parigi in qualità di medico astrologo alla corte di Carlo V. Egli, dunque, si trasferì da Venezia a Parigi portando con sé la famiglia, tra cui la figlia per la quale pone una curata attenzione verso la propria educazione, la quale madre però sosteneva che gli studi non fossero adatti alle donne. All’età di 15 anni, sposò un poeta di corte, Etienne du Castel, il quale divenne segretario reale , entrando in contatto con altri intellettuali di corte che divennero successivamente i primi umanisti francesi. Motivo per cui, Christine ebbe l’opportunità di frequentare, per tutta la sua giovinezza, uomini istruiti. Da questo matrimonio ebbero 3 figli, ma, sia il padre che il marito di Christine morirono presto a causa della peste , ed essa si ritrovò vedova a 25 anni , facendo sì che lei dovesse occuparsi di riuscire a mantenere tutta la propria famiglia. Grazie alla sua intelligenza, alla propria cultura , e alla forza del suo carattere , riesce a fuoriuscire da questa situazione di tristezza ponendo la propria attenzione verso gli studi e la poesia. Difatti, lei ebbe la possibilità di continuare la propria istruzione grazie alle biblioteche ereditate dal padre e quelle lasciate del marito. Inoltre, si pensa che lei abbia avuto l’accesso ad altri libri, praticando il mestiere di copista , uno dei pochi aperti alle donne. Christine inizia a comporre le sue prime opere verso la fine del 14º secolo , ottenendo moltissimo successo e facendo sì che sia riconosciuta in tutto il paese. Lei sperimenta le forme tradizionali quali la ballata, il rondeau , variando la lunghezza dei versi, della strofa e le rime. Ma quello che attira principalmente il pubblico, sono i temi da lei affrontati ; si tratta di una novità, perché lei fu la prima scrittrice a scrivere da un punto di vista femminile, usando come soggetto la propria condizione di donna. Tra questi, troviamo alcune composizioni come “Cent Ballades” o “Cent Ballades d’Amant et de Dame” , in cui mette le donne in guardia verso le convenzioni portate dall’amore cortese. All’interno delle sue opere, lei critica il clero che, propone ai propri studenti dei testi destinati alla misoginia. Di conseguenza, denuncia la cattiva influenza che “l’Art d’aimer” e “Remèdes d’Amour” di Ovidio, hanno sugli uomini. Soprattutto, critica la seconda parte del Roman de la Rose in quanto opera in cui le donne vengono rappresentate in maniera diffamatoria e l’ amore ridotto a una semplice conquista sessuale. Essendo donna, ci voleva molto coraggio a criticare il Roman de la Rose di Jean de Meun, considerato una bibbia per il discorso misogino. Tuttavia, Christine non esita a ridicolizzare l’autore, prendendo in giro le strategie esagerate rivolte alla conquista di una donna, rappresentate nel libro. Christine rifiuta l’ideologia patriarcale. Tra le sue opere, troviamo difatti “ L’épître au Dieu d’Amour”, opera che riconobbe subito un successo in quanto anticipa il primo dibattito letterario francese, il quale parlava dei meriti del Roman de la Rose. Il dibattito trattava di uno scambio di lettere tra gli umanisti, iniziato nel 1401 da Jean de Montreuil, prevosto di Lille, che inviò a Christine una copia del suo trattato elogiativo su Jean de Meun. Christine rispose denunciando ancora diversi aspetti del Roman de la Rose, in particolare la diffamazione delle donne. Contro le autorità maschili, lei difese la sua autorità femminile rivendicando il proprio diritto di
partecipare al dibattito: “che non mi si accusi di irrazionalità, di arroganza o di presunzione, di osare, io donna, oppormi e replicare a un autore così sottile, né di ridurre l’elogio dovuto alla sua opera, mentre lui, solo uomo, ha osato intraprendere di diffamare e di biasimare senza eccezione tutto il sesso femminile”. Essa poi, abbandonerà il dibattito un anno dopo, ma grazie alla propria opposizione intellettuale verso la misoginia, aprì la strada a una tradizione di pensiero femminista. Grazie alla confidenza acquisita dopo il dibattito, scrisse delle opere ancora più ambiziose, quali “ Le livre de la cité des Dames” e “Le trésor de la cité des Dames ”, opere scritte e indirizzate alle donne , le quali rappresentano la riflessione dell’autrice sull’immagine femminile. In particolare, in “La cité des Dames ”, viene rivista la nozione di identità sessuale. Christine mette in scena la sua crisi di coscienza: il conflitto tra l’ autorità delle definizioni sessuali maschili e la certezza della propria identità. Sopraffatta dal peso della misoginia di cui nessuno riesce a liberarsi, lei stessa afferma “ tutti sembrano parlare con una sola voce per concludere che la donna è fondamentalmente cattiva e portata al vizio”. A causa di questo discorso, arriva a rifiutare la femminilizzazione della propria esperienza e quella delle altre donne, interiorizzando quest’ immagina negativa della donna e prendendo in disgusto sé stessa e tutto il suo sesso, rimpiangendo di essere nata donna. In una parte di La Citié des Dames, Le Livre des trois vertus , Christine porta lezioni di prudenza mondana alle donne di tutte le condizioni (regine, principesse, mercanti, agricoltrici e prostitute) per far si che coltivassero le loro qualità nella sfera pubblica e che meritino di abitare nella città. Consiglia loro di conoscere il mestiere e gli affari del marito per poter sostituire se necessario. Questo libro fu apprezzato da donne influenti come Luise de Savoie e Marguerite de Navarre. Christine lasciò Parigi nel 1418 in seguito a disordini politici della guerra civile e, dopo aver sistemato economicamente tutti i suoi figli , si ritirò nel convento reale di Poissy in cui vi era la figlia religiosa. Esso difatti era considerato un luogo di libertà in quanto vi erano solo donne non sottoposte a figure maschili. Sarà proprio lei ad esaltare per la prima volta Giovanna d’Arco con la sua ultima opera “Le ditié de Jeanne d’Arc ” Ballade XII – Cent Ballades d’amant et de dame Si j’étais certaine que l’on m’aime Sans requérir ou penser vilenie, Et qu’à l’amant, le fait, sans plus qu’on l’appelle Très doux ami, paraisse suffisant, je ne nie pas Que ce serait Une vie plaisante qu’une vie d’amour, et qu’elle devrait Plaire à toute dame, si parfaite soit-elle. Mais je crains qu’Amour ne soit tout différent. Et qu’il serait juste qu’on blâme la dame Qui ne voudrait pas avoir d’ami, Bon et loyal, qu’l’appelle sa dame. Dès lors qu’elle ne serait pas dépouillée de son honneur Et qu’elle saurait Qu’il aurait toujours à son égard une telle loyauté, Elle serait complètement folle de refuser, Mais je crains qu’Amour ne soit tout différent. Pour cette raison, de peur qu’on me diffame, Ou que je sois trompée par de faux semblants, Je n’oserai, quoiqu’on m’y invite fermement, Aimer personne, quel que soit celui qui s’en soucie ; Mais, je sais que s’il était Un homme tel qu’il se satisfasse d’être reçu en grâce, Il aurait mon amour sans que honneur en souffre. Mais que crains qu’Amour ne soit tout différent. se io fossi certa di essere amata senza che si chieda o pensino di me cose villane, e che all’amante, il fatto, senza niente che essere chiamato carissimo amico, appaia sufficiente, io non nego che sarebbe una vita piacevole una vita d’amore, e che essa dovrebbe piacere ad ogni dama, anche alla più perfetta. Ma io temo che Amore sia una cosa ben diversa. E che sarebbe giusto biasimare la dama Che non vorrebbe avere un amico, buono e leale, che la chiami la sua dama. Dal momento che essa non verrebbe spogliata dal suo onore E che ella saprebbe Che egli avrebbe sempre nei suoi confronti una lealtà tale, che ella sarebbe completamente folle da rifiutare, ma io temo che Amore sia una cosa ben diversa. Per questa ragione, per paura di essere diffamata, o di essere ingannata da false apparenze, io non oserò, per quanto mi si inviti con insistenza, amare nessuno, chiunque sia colui che se ne preoccupi; ma io so che se esistesse un uomo che si accontenti di essere ricevuto in grazia, egli avrebbe il mio amore senza che l’onore ne soffrisse. Ma io temo che l’amore sia una cosa ben diversa.