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Letteratura Greca Eschilo, Appunti di Greco

Appunti di Letteratura Greca sull'argomento di Eschilo

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 10/03/2026

beatrice-di-claudio
beatrice-di-claudio 🇮🇹

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VITA DI ESCHILO:!
Eschilo nacque Adele usi intorno al 525 a.C. da una nobile famiglia. Durante il corso della
sua vita egli partecipò alla battaglia di maratona, Salamina e platea combattendo quindi
contro i persiani. Successivamente si trasferì a Siracusa per poi tornare in patria e morire
ancora più tardi a Gela nel 456 a.C.!
Le fonti in questo caso sono contrastanti, perché da una parte di Aristofane che aerma
che fosse stato esiliato, secondo altri invece sembra che fosse stato inviato a Gela per
mettere in scena delle tragedie.!
Vediamo quindi come la vita di Eschilo non è ben chiara, dal momento che le fonti non
riportano grandissimi dettagli di essa. Nella sua carriera Eschilo scrisse intorno alle 90
opere, ma solo sette tragedie sono giunte a noi con un testo integrale, mentre in alcune
sappiamo solo i titoli, che vengono riportati nei papiri. Questo personaggio è quindi il
primo tragediografo Che opera in Grecia, di cui abbiamo dei testi. La sua storia e le sue
opere vediamo che si sono intrecciate con quelli di diversi personaggi che furono
anch’essi molto importanti all’interno dell’ambito culturale e politico della Grecia; questi
sono Sofocle ed Euripide ma anche Epicarmo e Anassagora. !
Una caratteristica importante delle tragedie di Eschilo è la presenza delle vicende storiche
che segnarono Atene sia nella vita culturale che in quella politica, come detto
precedentemente. Questo parla in maniera generale anche di tutta la Grecia sia nei
persiani (472 a.C.) in cui viene ricordata la battaglia di Salamina (480 a.C.) , sia
nell’Orestea (458 a.C.) in cui si allude ai poteri dell’Areopago e alla talassocrazia di
Temistocle. !
Per parlare delle tragedie di Eschilo dobbiamo innanzitutto capire l’ambito e le
caratteristiche di esse. Vediamo quindi che particolare fu soprattutto L’ambito culturale
sul quale si basa il teatro eschileo: cioè quello arcaico anche definito Delfico-solonico. !
Ma perché era definito in questo modo? !
Il primo aggettivo riguarda il centro religioso di Delfi nel quale era presente il tempio di
Apollo, mentre invece il secondo (solonico) fu utilizzato per indicare e richiamare Solone in
quanto questo aveva ripreso alcuni concetti etici già presenti nell’opera di Esiodo come:!
- Olbos —> prosperità !
- Koros—> sazietà !
- Hybris —> arroganza !
- Metriotes —> senso della misura!
!
Gli altri elementi molto importanti all’interno delle tragedie di Eschilo sono
prevalentemente basati sull’azione e sull’agire dell’uomo. Vediamo infatti come
inizialmente si tratta delle colpe dell’uomo come: !
- L’eccesso di felicità!
- La colpa che è ereditaria e viene sempre punita, in questo caso da Zeus. !
- il concetto della “conoscenza attraverso la soerenza“, cioè del concetto di imparare il
giusto comportamento attraverso il dolore. !
- La hybris !
Proprio riguardo quest’ultima vediamo che è di grande rilevanza per il poeta e indica la
tendenza alla tracotanza, alla superbia. Questa spesso porta alla rovina dell’uomo stesso
in quanto quest’ultimo per conoscere i suoi limiti devi sorire (troviamo esempi come
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VITA DI ESCHILO:

Eschilo nacque Adele usi intorno al 525 a.C. da una nobile famiglia. Durante il corso della sua vita egli partecipò alla battaglia di maratona, Salamina e platea combattendo quindi contro i persiani. Successivamente si trasferì a Siracusa per poi tornare in patria e morire ancora più tardi a Gela nel 456 a.C. Le fonti in questo caso sono contrastanti, perché da una parte di Aristofane che afferma che fosse stato esiliato, secondo altri invece sembra che fosse stato inviato a Gela per mettere in scena delle tragedie. Vediamo quindi come la vita di Eschilo non è ben chiara, dal momento che le fonti non riportano grandissimi dettagli di essa. Nella sua carriera Eschilo scrisse intorno alle 90 opere, ma solo sette tragedie sono giunte a noi con un testo integrale, mentre in alcune sappiamo solo i titoli, che vengono riportati nei papiri. Questo personaggio è quindi il primo tragediografo Che opera in Grecia, di cui abbiamo dei testi. La sua storia e le sue opere vediamo che si sono intrecciate con quelli di diversi personaggi che furono anch’essi molto importanti all’interno dell’ambito culturale e politico della Grecia; questi sono Sofocle ed Euripide ma anche Epicarmo e Anassagora. Una caratteristica importante delle tragedie di Eschilo è la presenza delle vicende storiche che segnarono Atene sia nella vita culturale che in quella politica, come detto precedentemente. Questo parla in maniera generale anche di tutta la Grecia sia nei persiani (472 a.C.) in cui viene ricordata la battaglia di Salamina (480 a.C.) , sia nell’Orestea (458 a.C.) in cui si allude ai poteri dell’Areopago e alla talassocrazia di Temistocle. Per parlare delle tragedie di Eschilo dobbiamo innanzitutto capire l’ambito e le caratteristiche di esse. Vediamo quindi che particolare fu soprattutto L’ambito culturale sul quale si basa il teatro eschileo: cioè quello arcaico anche definito Delfico-solonico. Ma perché era definito in questo modo? Il primo aggettivo riguarda il centro religioso di Delfi nel quale era presente il tempio di Apollo, mentre invece il secondo (solonico) fu utilizzato per indicare e richiamare Solone in quanto questo aveva ripreso alcuni concetti etici già presenti nell’opera di Esiodo come:

  • Olbos —> prosperità
  • Koros—> sazietà
  • Hybris —> arroganza
  • Metriotes —> senso della misura Gli altri elementi molto importanti all’interno delle tragedie di Eschilo sono prevalentemente basati sull’azione e sull’agire dell’uomo. Vediamo infatti come inizialmente si tratta delle colpe dell’uomo come:
  • L’eccesso di felicità
  • La colpa che è ereditaria e viene sempre punita, in questo caso da Zeus.
  • il concetto della “conoscenza attraverso la sofferenza“, cioè del concetto di imparare il giusto comportamento attraverso il dolore.
  • La hybris Proprio riguardo quest’ultima vediamo che è di grande rilevanza per il poeta e indica la tendenza alla tracotanza, alla superbia. Questa spesso porta alla rovina dell’uomo stesso in quanto quest’ultimo per conoscere i suoi limiti devi soffrire (troviamo esempi come

quello di Serse E Agamennone, i quali credevano di avere il potere di fare qualsiasi cosa senza considerare però la legge divina e il destino). INNOVAZIONI FORMALI E LINGUA Aristotele ci informa che si deve ad Eschilo l’aggiunta di un secondo attore chiamato deuteragonista e ciò comportò la modifica della struttura tragica , in quanto prima vi era soltanto un attore e il coro. l’aggiunta del deuteragonista portò ad un vantaggio del dialogo e della vivacità recitativa e ad uno svantaggio della funzione del coro in quanto essa diminuì. Successivamente vediamo Che Sofocle introdusse il terzo attore chiamato tritagonista. SCENEGGIATURA La sceneggiatura è studiata per ottenere il massimo degli effetti e tra i migliori esiti emerge l’Agamennone che parla del delirio di Cassandra poco prima di essere uccisa insieme al sovrano. LINGUA E STILE Eschilo dunque mantenne un ruolo molto importante nel teatro tragico proprio per la sua funzione educativa Che emergeva nel suo messaggio , indirizzato alla giustizia e l’equilibrio. Questo ( il messaggio) veniva comunicato con un linguaggio solenne e coerente. I PERSIANI: I persiani pubblicati nel 472 a.C. trattano di un evento realmente accaduto. Vediamo però che ci troviamo di fronte ad un caso di trilogia slegata cioè costituita da tre drammi indipendenti tra di loro , infatti il Fineo e il Glauco trattavano di argomenti leggendari senza alcun tipo di connessione con il contenuto dei persiani. TRAMA: Accecato dal potere Serse si è diretto in Grecia la conquista di Atene. Nella reggia persiana attendono ansiosi notizie sul proseguimento della guerra contro la Grecia. La tensione è alimentata dalla preoccupazione della regina reduce da un sogno inquietante. L’inquietudine del coro e della regina trova confermo all’arrivo del messaggero con la notizia del disastro dell’armata persiana nelle acque di Salamina. In certi sul da farsi la regina evoca l’ombra di Dario, defunto padre di Serse che condanna il superbo e tracotante comportamento del figlio. IL DRAMMA E IL SUO TEMPO Da pochi anni si era formata la lega delio - attica, frutto della politica marittima di Temistocle, riconosciuta la validità di questa linea politica nessuno ad Atene dubitava della vittoria di Salamina. Vediamo però come la politica del partito conservatore e filolaconico Emergeva sempre di più andando a scapito della linea anti spartana di Temistocle.

I figli maschi di Edipo erano impegnati a contendersi la successione e si sono infine accordati per regnare un anno ciascuno su Tebe. Vediamo però che Eteocle non rispettò la conclusione del suo periodo e non ha acceduto quindi il potere al fratello Polinice che quindi mosse guerra a Tebe nonostante fosse la sua patria. Messaggero inviato da Eteocle Annuncia al re l’esito del sorteggio con il quale i sette hanno avuto assegnata ciascuno una porta della città contro cui guidare le truppe. Vediamo però che le preghiere del coro furono vane e ci fu quindi lo scontro tra i due fratelli. I sette contro Tebe sono la tragedia di Eteocle, figlio di Edipo, che sta vivendo il momento tragico della sua vita. Il dramma si basa sulla piena partecipazione del personaggio. Vediamo che a differenza del padre, Eteocle ha piena volontà di diventare un fratricida, tanto che nel duello con il fratello non oppone un diverso guerriero Tebano ma si riserva lo scontro considerandolo quasi come un privilegio. Quindi egli non si mostra succube di un fato onnipotente, infatti decide di partecipare al compimento del proprio destino. Vediamo che nei Sette contro Tebe emerge la descrizione dei singoli assalitori di Tebe in cui predomina la furia guerresca. Questi sono caratterizzati dal simbolo che ciascuno di loro ha voluto raffigurare sul proprio scudo. In base a ciascun simbolo Eteocle individua un eroe Tebano che oltre alle capacità combattive porti con sé un’immagine capace di annullare il maleficio dallo scudo avversario. PROMETEO INCATENATO: la data di rappresentazione non è certa, ma si può ipotizzare che sia stata intorno al 460 a.C. Sulla base di un ragionamento riguardo il numero di attori, che all’inizio della tragedia sono tre. Sappiamo infatti che fu Sofocle (nato nel 496) ad introdurre il terzo attore, e che gareggerà con Eschilo solo nel 469. personaggi principali dell’opera sono:

  • Kratos
  • Efesto
  • Prometeo
  • Oceano
  • Io
  • Ermes
  • Coro di Oceanine ANTEFATTO: Titano Prometeo ha donato agli uomini il fuoco rubandolo ai celesti. Proprio per questo motivo viene successivamente condannato da Zeus e inchiodato su una rupe della Scizia. TRAMA:

L’opera inizia con Prometeo che si ritrova inchiodato su una rupe pronto ad essere condannato da due servi di Zeus: Kratos e Bia ( che rappresentano il potere e la forza). Durante L’andamento della storia vediamo che numerosi personaggi giungono dal protagonista per diversi motivi: (-le oceanine e -La ninfa io). E durante un colloquio tra prometeo e quest’ultima, il protagonista rivela che se Zeus contrarrà le nozze con una dea sarà privato del suo potere.Zeus riesce ad ascoltare la loro conversazione in via Hermès a imporre al condannato di rivelare il nome. Prometeo però non ho intenzione di accettare l’ordine del Dio e viene come punizione divina fatto sprofondare nelle viscere della terra assieme alla montagna in cui era incatenato. CARATTERISTICHE: Il Prometeo incatenato è l’unica tragedia greca pervenuta in cui tutti i personaggi sono divinità e, dunque, in cui vi è uno scontro tra due esseri immortali (Zeus e Prometeo). All’interno del testo sono presenti, inoltre, tematiche molto importanti e di grande insegnamento. TEMATICHE:

  • Libertà Prometeo, pur nella sua condizione di prigioniero, dichiara di aver scelto coscientemente di peccare, consapevole anche della conseguente pena. Il Titano afferma quindi il suo libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere, ma non la sua libertà, cioè il conoscere cosa è bene e cosa è male e poter scegliere il bene. Vi è quindi una forte consapevolezza e coscienza nell’animo del condannato da cui scaturisce proprio il contesto tragico.
  • Sofferenza degli innocenti e giustizia Nel prologo Prometeo viene presentato come l’innocente che soffre per il volere di un dio tiranno. Prometeo nel corso della tragedia maledice continuamente Zeus per questa pena ingiusta, ma la distinzione tra giustizia ed ingiustizia sfuma progressivamente finché si arriva ad affermare che la responsabilità delle azioni è di chi agisce, mentre il dio è innocente. Prometeo ha infatti commesso una colpa di αὐθαδία (authadìa), che è l’atteggiamento di chi decide da sé contro la volontà degli altri
  • la figura di Zeus Il dio sin da principio assume le sembianze di un monarca dispotico e violento, nel corso della vicenda però si può notare come questo abbia messo ordine nel proprio regno e abbia semplicemente scatenato una furibonda reazione nel momento in cui Prometeo rubò il fuoco. LE SUPPLICI: Le Supplici di Eschilo è l’unico dramma conservato di una trilogia che comprendeva Egizi, Danaidi e il dramma satiresco Amimone. La datazione è molto incerta ma si dice che la sua collocazione risalga nel periodo tra il 465 e 460 a.C. La diversità di questa tragedia è data dalla notevole difformità nella distribuzione delle sue parti, abbiamo infatti sia la parte corale che prevale nettamente su quella recitata , sia il canto di parodo che è molto più lungo rispetto al secondo episodio. ANTEFATTO:

TESTI DA LEGGERE:

I PERSIANI:

Quest'opera è la più antica tragedia che ci sia pervenuta integra, il che vuol dire la più antica opera teatrale in assoluto che possediamo. Essa rappresenta gli albori del teatro, poiché, quando essa fu messa in scena, le rappresentazioni teatrali ad Atene erano cominciate da appena una sessantina d'anni. L'opera presenta alcune caratteristiche tipiche delle tragedie più arcaiche: l'assenza del prologo, il basso numero di personaggi, la semplicità della trama, nonché l'importanza preponderante attribuita al coro, che qui rappresenta un gruppo di anziani consiglieri del re. Questa tragedia, inoltre, a differenza delle altre non tratta di mitologia bensì di un argomento storico. Narra infatti della battaglia di salamina, avvenuta tra persiani e alcune poleis greche. Questa opera è ambientata a Susa, la capitale dell’impero persiano all’incirca nel 480 a.C negli anni della seconda guerra persiana. Per quanto riguarda i personaggi, all’interno nella tragedia ne troviamo 4 principali:

  • Atossa (madre di Serse e regina persiana)
  • Serse (re dei persiani e figlio di Atossa)
  • Ombra di Dario (defunto re dei persiani e marito di Atossa)
  • Messaggero persiano Per quanto riguarda invece il coro, vediamo che questo è costituito dai vecchi consiglieri che esercitano temporaneamente il potere al posto del re Serse. TRAMA: Era ormai passato tanto tempo ormai da quando l'imponente armata aveva lasciato il regno per andare in Grecia e nessuna notizia era giunta per rassicurare coloro che erano rimasti in patria. L'ansia crebbe poi quando giunse Atossa, vedova di Dario e madre di Serse, turbata da un brutto sogno: due donne, alte e belle, una vestita con ricchi abiti persiani, l'altra con il peplo dorico, litigavano tra di loro. Serse intervenne e le legò al giogo del carro, ma mentre la donna persiana si era placata, quella greca si era ribellata rovesciando il carro. Dopo essersi svegliata, la regina volle scacciare l cattivo presagio facendo un sacrificio agli dèi, ma durante la cermonia avvenne un altro segno di cattivo augurio: un'aquila, uccello simbolo della regalità, piombò sull'altare inseguita da un avvoltoio, che ne dilaniò la testa. Giunse poi un messaggero di Serse: la flotta del re era stata distrutta a Salamina e il suo esercito sconfitto. I principi che lo comandavano sono tutti morti, mentre Serse è scampato con una disonorevole fuga. Confortata dalla certezza che il figlio è sopravvissuto Atossa si domanda come un'armata così grande sa stata battuta da avversari di gran lunga inferiori per numero. Bisogna pensare che sia intervenuto un dio? (T3 p. 69) Atossa allora decide di evocare Dario: l'ombra compare e critica l'atteggiamento di Serse che accecato da arroganza e orgoglio ha osato sfidare persino la natura, perforando il monte Athos per abbreviare il percorso della flotta e permetterle di passare l'Ellesponto. Nessun uomo che creda di poter superare i propri limiti può sfuggire all'ira divina, che opera non per arbitrio ma per giustizia. I dolori dei persiani, vittime del loro sfrontato re, non sono ancora finiti, perché morte e sofferenze attendono i superstiti. Con questo presagio l'ombra di Dario svanisce. Compare poi sulla scena Serse, solo, lacero, senza alcun segno della sua regalità, folle dalla disperazione e il rimorso. La tragedia termina con il lamento del sovrano accompagnato dal coro dei Persiani.

TEMATICHE:

La figura della divinità: avevamo già visto con Esiodo e Solone la concezione di Zeus come dio della giustizia suprema e perfetta, e ciò lo abbiamo ache qui con eschilo, il quale identifica proprio Zeus con la Dike, cioè la giustizia. Zeus è garante di ordine e razionalità, per cui la punizione divina deriva proprio dallo spirito di trasgressione dell'uomo, che vuole a tutti i costi sconvolgere l'equilibrio della natura. Questo atteggiamento dell'uomo viene chiamato ubris. Chi spinge l'uomo verso la ubris? E' ate, cioè l'accecamento che porta al male e contiene in sé la punizione del male commesso. Il sogno: il tema del sogno è molto ricorrente nelle tragedie di Eschilo. Lo troviamo infatti anche nell’Agamennone con Clitemnestra, o ad esempio nel Prometeo. T1: “ma dov’è Atene?” In questi versi viene descritta Atene e i suoi abitanti alla regina persiana Atossa. L’importanza e la forza di Atene, in questo caso, è il suo regime politico in quanto non è dominato da una figura principale. I soldati ateniesi infatti combattono esclusivamente per loro stessi, per la patria e la famiglia. Atossa in questo caso non riesce a concepire come un esercito possa essere così efficace se pur non guidato da un’autorità. T2: Il racconto della sconfitta In questo brano emergono varie tematiche tra cui: -La scoperta del motivo del disastro che secondo i Persiani “un genio vendicatore” ha indotto il re a credere alle falsità di un greco -La descrizione dell’atmosfera molto tesa in cui si ritrovavano i Persiani e i Greci la notte precedente dello scontro finale -ed infine lo scoppio della battaglia in cui emerge la paura dei Barbari per l’inizio dello scontro e della sconfitta dell’armata persiana In questo brano vediamo come vi è l’entrata in scena del messaggero che interrompe il dialogo tra la regina e il coro. Vediamo come il suo discorso è molto preciso e insiste sull’ordine, la disciplina, sul coraggio dimostrato contro gli Ateniesi che invece si aspettavano la loro fuga. Il messaggero dà conferma del disastro e sconfitta dei persiani, inoltre descrivere ciò che accadde nelle acque di Salamina dalla falsa notizia giunta nel campo persiano che i greci volevano darsi alla fuga per trarre in inganno gli Ateniesi. [vv385] BATTAGLIA DI SALAMINA La battaglia di Salamina fu uno scontro navale che si svolse il 23 settembre del 480 a.C., durante la seconda guerra persiana, che vide contrapposti la lega panellenica, comandata da Temistocle ed Euribiade, e l'impero achemenide, comandato invece da Serse I di Persia. Con grande astuzia strategica e diplomatica Temistocle riuscì ad attirare la flotta nemica nello stretto braccio di mare tra Salamina e la costa attica. Vediamo quindi come la battaglia si risolse in un vero massacro e in una completa vittoria per i Greci. T3: L’ombra di Dario critica aspramente Serse.

Tideo: Tideo, nato da un legame incestuoso tra il re di Caledonia e sua figlia Gorge. Egli da Adrasto ricevette l'incarico di recarsi a Tebe per incontrare Eteocle (fratello e nemico di Polinice) per portare un'ambasciata e reclamare il regno, (oltre il testo):ma vedremo poi che nel ritorno subì un'imboscata di cinquanta uomini e per difendersi dovette combatterli ed ucciderli. In questo testo da una parte si assiste alla furia di Tideo (padre di Diomede) che urla e strepita, dall’altra è presente la figura di Eteocle che con abile calma narra del presagio di morte per Tideo. T Alla settima porta vi è Polinice, che pone sullo scudo La Dike, che riporta l’uomo alla sua città. Tutto ciò perchè Eteocle, alla fine del suo anno di regno, non aveva voluto mantenere fede al patto di alternanza con fratello, anzi lo aveva cacciato in esilio, per questo Polinice ha chiesto aiuto agli dei. Il primo augurio che egli aveva chiesto era quello di scontrarsi direttamente con Eteocle e morire nell’ucciderlo, e il secondo desiderio era quello di sopravvivere allo scontro è qualora fosse successo avrebbe ripagato con l’esilio il fratello. Vediamo inoltre che emerge l’impossibile alleanza tra la Dike e Eteocle, in quanto quest’ultimo afferma che se veramente la giustizia fosse al fianco di Polinice la frase sullo scudo doveva avverarsi. Quindi Eteocle non cerca di allontanarsi dal nemico, ma si limita a prevedere che la scritta sullo scudo non si avvererà. ORESTEA L’Orestea ( 458 a.C.) è l’unica trilogia del teatro greco sopravvissuta per intero. L’opera è basata su due piani culturali diversi : quello delle antiche famiglie aristocratiche e quello della Polis Vediamo come Oreste e Agamennone fanno parte di un Genos in cui L’omicidio era un evento del tutto estraneo alle implicazioni giuridiche e l’azione risarcitoria di questo reato conseguiva ad una catena di vendette terminando con la morte dell’ultimo appartenente al quel genos. Vediamo però come il teatro di Eschilo è il teatro della Polis e in essa non ci sono vendette private ed è proprio questa la rivoluzionaria opposizione nella trilogia. PERIODO STORICO

In questo periodo emerge un momento storico difficile in quanto la politica estera vedeva impegnati gli Ateniesi nella conquista delle miniere d’oro del Pangea; invece la politica interna era basata sui tentativi riformisti dei democratici radicali. AGAMENNONE La prima tragedia dell’ Orestea narra l’omicidio di Agamennone ordito dalla moglie Clitemnestra Per vendicare il sacrificio della figlia Ifigenia, Compiuto dallo stesso Agamennone per placare l’ostilità di Artemide e partire per Troia con i venti favorevoli. Al ritorno dalla guerra di Troia Agamennone viene ucciso dal suo cugino Egisto complice e amante di Clitennestra NUCKEI TEMATICI Vediamo come il primo e più importante principio eschileo è fondato sul concetto della conoscenza tramite la sofferenza. Vediamo infatti che per l’apprendimento della saggezza secondo le divinità l’uomo deve soffrire. Un altro tema fondamentale neo tre passi è quello dell’eccesso. Nel primo passo è presente un termine chiave “ολβος”, “ la prosperità”. Questa se supera il limite attira “φθονος” “ invidia”. Nei due passi successivi inizialmente, emerge il motivo consolatorio destinato a diventare topico e successivamente vi è l’esortazione a prevenire le conseguenze di una sovrabbondante ricchezza. Nell’Agamennone prevale la figura di Clitemnestra “ maschio cuore impaziente“ fredda di simulatrice, maestra bel lusingare .Invece vediamo che Agamennone compare una volta sola sulla scena. Questo rappresenta la figura omerica tradizionale e lascia intravedere il suo essere stravolto dagli anni di guerra.vediamo inoltre come all’Atride erano state attribuite vali colpe meritevoli di morte: il suo carnefice è la moglie Clitemestra alla quale egli paga il debito di aver sacrificato la figlia Ifigenia. Alla fine gli dei avevano condannato l’Atride non solo per questi due motivi ma anche per la distruzione dei templi Troia dopo la conquista della città.un’ultima figura che emerge nel dramma è quella di Egisto, p pretendente di Clitemnestra e ora suo compagno di vita. Tra i suoi pochi interventi ne emerge uno A cui viene attribuito un valore didascalico e informa inoltre il pubblico delle sue violente e orribili vicende familiari, mentre gli altri contribuiscono ad esaltare la sanguinaria figura di Clitemnestra. La fine di questa tragedia ha come obiettivo quello di mantenere viva la percezione nel pubblico che la regina sia del tutto crudele di farla così apparire destinata ad una punizione Inoltre vediamo che è un tema molto importante nell’Agamennone è la guerra che presenta implicazioni sconosciute alla civiltà dell’epoca. Il teatro invece e si faceva maestro nella vita dell’intera collettività della Polis sotto il profilo etico e politico. per quanto riguarda invece la spedizione che Agamennone ha condotto contro Troia, vediamo che inizialmente aveva uno scopo riparatorio verso Zeus e successivamente si è trasformata in un evento ancora più empio dell’offesa iniziale perché portò molte vittime. IL SACRIFICIO DI IFIGENIA E la motivazione per cui Agamennone uccise la propria figlia Ifigenia la possiamo trovare nell’antica etica eroica di cui Agamennone è portatore, dove emersero i più alti valori di un eroe : il kleos e l’aretè Vediamo inoltre come l’uccisione di Ifigenia Rappresenta il mezzo per avviare una guerra nel quale Agamennone poteva affermare il proprio Kleos Molto importanti inoltre furono i momenti pedagogici ed emergono proprio quelli che esprimono una morale consolatoria con il quale il poeta si rivolge alla fascia meno agiata dei cittadini

madre si renderà colpevole agli occhi del padre morto e non converrà alle leggi della vendetta che regolano la civiltà, ma uccidendo sua madre si macchierà a sua volta di un delitto che si porterà appresso per tutta la vita. Le Erinni rappresentano la legge che regola questa rete di vendette concatenate fra loro. Secondo Eschilo solo gli dei, appartenenti a un mondo sereno, puro e giusto, possono osservano le dolorose vicissitudini umane e imporre la loro dura legge: "impara soffrendo". Solo chi supera questa dura prova può riscattarsi: come Oreste che, nello stesso tempo, è strumento di giustizia per il padre e matricida. EUMENIDI TRAMA: La scena si svolge a Delfi presso il santuario di Apollo, luogo in cui l’ombra di Clitennestra fa svegliare le Erinni che si scagliano su Oreste. Egli, che inizialmente si appresta a scappare, successivamente viene salvato da Apollo, che lo affida ad Atena. Oreste arriva quindi ad Atene, per affrontare il processo davanti all'Areopago. Il dramma si conclude con l’assoluzione del protagonista grazie al voto di Atena e attraverso il passaggio delle Erinni in Eumenudi (simbolo di positività). Le Erinni dunque , inizialmente vendicatrici, vengono placate da un nuovo culto a loro dedicato in Atene. Confronto tra le Erinni e Apollo: Le une furiose e l’altro lo protegge. Nel prologo della tragedia è rappresentato un preannuncio del processo in quanto le erinni accusano Apollo di non avere la giurisdizione che è riservata in via esclusiva alle erinni. Lo accusano di non aver fatto giustizia ma di averla offesa dando aiuto a chi deve rispondere di un reato. Apollo usa per rispondere con un elemento di procedura vero e proprio. Il primo argomento che pone in avanti è quello volto a delegittimarle. Le Erinni ricorrono a una forma di giustizia barbarica, così fa una distinzione rispetto alla società ellenica che non barbarica. L’argomento di Apollo è gettare discredito sulle Erinni, dicendo che queste appartengano ad una cultura che non dia rilevanza al legame matriarcale. Il Dio vuole quindi smentire che il matricidio sia peggiore di qualsiasi altro omicidio. Essendo stato dichiarato l’omicidio di Oreste ad Atene che questo sia colpevole è fuori discussione. Apollo quindi descrive l’antefatto dell’omicidio della madre di Oreste in modo dettagliato. Vuole giustificare Apollo portando a sua discolpa che questo tramite l’omicidio abbia difeso e vendicato il padre. Secondo ciò, vediamo che si contrappone quindi la solarità di Apollo al mondo delle Erinni. messaggio politico: Tutto il dramma è inoltre contraddistinto da un’accezione politica data dall’istituzione dell’Areopago. Questo rappresentava il legame più forte con la tradizione, presentandosi dunque come espressione dell’ala conservatrice dello schieramento politico ateniese. Il suo ruolo fu importante in molte occasioni, anche nel periodo delle guerre persiane in quanto miró ad una completa esautorazione politica dell’istituto. Archetipo mitico: Durante l’Orestea vi sono delle tracce dell’archetipo mitico nel quale i greci raffigurarono rituali religiosi antichissimi. I tre momenti principali sono:

  • nella trilogia dell’assassinio di Agamennone che sembra assomiglia al rito sacrificale
  • Vi e poi l’arma usata da Clitemnestra
  • E il luogo dove si consuma l’assassinio. E poi altrettanto importante la profezia che precede la morte di Cassandra che vede uccidere un toro, vittima sacrificale per eccellenza.

SOFOCLE:

Sofocle nasce nel 497 a.C. a Colono, da una famiglia molto agiata. Drammaturgo, dal punto di vista della storia e della Letteratura, è considerato uno dei maggiori poeti tragici dell'antica Grecia, insieme ad Euripide ed Eschilo. Esperienze di drammaturgo: intraprende quindi una carriera di autore tragico, che lo porta a ventisette anni a ottenere la sua prima vittoria in gara con Eschilo, personalità fino a quel momento celeberrima e forte di un successo incontrastato e che, dopo la sconfitta subita da Sofocle, decide di esiliarsi volontariamente in Sicilia: Sofocle si aggiudica la sua prima vittoria da drammaturgo grazie a una tetralogia di cui fa parte il “Trittolemo”. Esperienze politiche: Accanto all'attività di autore, Sofocle si impegna anche nella vita politica: tra il 443 e il 442 a.C. riveste una carica finanziaria molto importante (è amministratore del tesoro della lega attica), mentre insieme con Pericle, è stratega della guerra contro Samo, che va in scena tra il 441 e il 440 avanti Cristo, e partecipa alla spedizione sull’isola (periodo in cui scrive l’Antigone) Viene, inoltre, scelto per ospitare in casa sua il simulacro del dio Asclepio quando esso viene spostato ad Atene da Epidauro, in attesa che il santuario destinato al dio venga completato. Nel 413, in seguito alla disfatta di Sicilia, viene nominato probulo: il suo compito è quello di far parte di una costituente oligarchica composta da dieci membri che hanno il dovere di trovare soluzioni per superare il momento di difficoltà; questo progetto, però, fallì e creò le premesse per la dittatura detta dei “Quattrocento” di cui Sofocle fu accusato e ritenuto responsabile. Morì nel 406 a.C. OPERE: Nel corso della sua vita si dedica alla composizione di 123 drammi, di cui però sono sopravvissuti solo sette tragedie (di incerta cronologia): Aiace, Antigone, Trachinie, Elettra, Filottete, Edipo re, Edipo a Colono. Numerosi sono i frammenti, tra cui quello dei drammi satireschi che è quello più lungo (400 versi) e appartenente ai “Cercatori di tracce”.